Bolle, l’étoile dei due mondi per un gran galà da tutto esaurito

Intervista al celebre ballerino, atteso il 22 luglio al Pala De André: «Essere un modello per tanti giovani è una gioia immensa, ma anche una grande responsabilità che porto avanti con serietà e orgoglio»

Roberto Bolle BallaÈ un ospite d’eccezione come Roberto Bolle a chiudere, quest’anno, il cartellone del Ravenna Festival (se si eccettua il fuori programma del concerto dedicato a Raul Gardini di lunedì 23 luglio) con uno spettacolo che ha girato – e gira tuttora – trionfante tra i luoghi più suggestivi d’Italia. L’appuntamento con il galà “Roberto Bolle and Friends” è per domenica 22 luglio alle 21.30, al Pala De André di Ravenna, ma i biglietti sono andati esauriti a poche ore dall’annuncio del suo ritorno a a Ravenna.

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L’étoile dei due Mondi, come è stato da molti definito per essere al contempo étoile del Teatro alla Scala di Milano e principal dancer dell’American Ballet Theatre di New York, è già stato sul palcoscenico del festival, nel 2007, quando al suo fianco c’era Alessandra Ferri per il suo farewall tour. In questo caso, il miglior ambasciatore della danza italiana coinvolgerà alcuni tra i nomi più importanti del panorama tersicoreo internazionale, per offrire al pubblico una serata di danza al suo massimo livello.

Roberto Bolle, cosa rappresenta la danza per lei?
«La danza è la mia vita, e non potrebbe essere diversamente per tutto ciò che mi ha dato. Guardo il mondo intero come fosse una danza, con un suo ritmo, una sua armonia, una sua coreografia».

Per molti lei è l’incarnazione della “Danza“ ed è un bel modello, un mito, per tanti giovani. Una bella soddisfazione…
«Sì, e una gioia immensa. Ma anche una grande responsabilità che porto avanti con serietà e tanto orgoglio».

Lei stai facendo tanto per “sdoganare” la danza classica, per farla diventare popolare e apprezzare dal grande pubblico, come dimostrato anche dal recente ”Danza con me” in tv su Rai Uno. Qual è il segreto per arrivare al cuore di tutti?
«Credo che per raggiungere il pubblico più vasto possibile, sia necessario dare spazio alla danza di qualità che ha in sé il potenziale per incantare tutti. Quello che cerco di fare io è di liberarla da quella etichetta di “arte di nicchia” che le è stata imposta e portarla alla gente, senza per questo “abbassarla”. Galà in piazza, spettacoli in televisione e anche con “OnDance” (una festa della danza che si è svolta a Milano dall’11 al 17 giugno, ndr.) . L’intento è quello di offrire una visione della danza moderna e contemporanea in grado di parlare e interagire con l’attualità».

Durante la sua lunga e ricca carriera, ha avuto l’opportunità di interpretare tanti ruoli e di ballare in scena con numerosi ed eccellenti artisti. Qual è il ruolo che più l’emoziona e con quali partner ha un feeling maggiore?
«Sono molti i ruoli a cui sono legato emotivamente. Prediligo i ruoli interpretativi e drammatici come Onegin o Des Grieux, ma non nego che una delle emozioni più intense e speciali della mia vita l’ho provata interpretando un ruolo senza storia: Bolero di Béjart. Oggi ci sono molte colleghe con le quali coltivo una bellissima intesa, a cominciare da Alessandra Ferri e Svetlana Zakharova, due ballerine divine. Poi ci sono Polina Semionova e Melissa Hamilton che amo molto e che ho chiamato anche nel mio programma televisivo. Ricordo anche Nicoletta Manni, la bellissima prima ballerina del Teatro alla Scala di Milano e tutto un nuovo gruppo di giovani danzatori scaligeri che cerco di coinvolgere in tutti i miei progetti: da Timofej Adrjashenko a Nicola Del Freo, a Gioacchino Starace e altri».

Ha avuto l’occasione di conoscere tante celebrità a livello mondiale, di qualsiasi ambito. Quale personaggio tra quelli che ha incontrato le è rimasto più nel cuore?
«Tanti. Da Papa Giovanni Paolo II a Lady Diana, passando da Sting che quest’anno ha sospeso un tour per venire a raccontare insieme a me nel programma la bellissima storia di Ahmad Joudeh… e poi tanti, tanti altri. Sono stato fortunato, la mia arte mi ha permesso di conoscere umanità uniche e preziose».

Cosa le piacerebbe fare fra dieci anni? Dirigere una grande compagnia, fondarne una propria? Roberto Bolle è già un brand…
«Rimarrò sempre nell’ambito della danza, questo è sicuro. Mi piacerebbe lavorare coi giovani e mettere a frutto l’esperienza che questo mio percorso incredibile mi ha permesso di sviluppare. E poi continuare nella mia missione di promuovere l’arte della danza ovunque».

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