“Upshot”, un progetto di scambio generazionale sottilmente sovversivo

Nell’atelier di Akomena a Ravenna le opere del giovanissimo Riccardo Morandi nate dal rapporto con la mosaicista Francesca Fabbri

Morandi Salamandra

“Salamandra” di Riccardo Morandi

Upshot (in inglese, risultato) è il titolo scelto da Riccardo Morandi e da Francesca Fabbri di Akomena per una mostra curiosa, sottilmente sovversiva, che mette in scena l’esito di un’alternanza scuola lavoro di un giovanissimo artista, Riccardo Morandi, ancora studente al Liceo Artistico Nervi Severini, dell’indirizzo pittura-mosaico, all’interno di Akomena Spazio Mosaico in via Baracca 56, l’atelier dell’artista e designer Francesca Fabbri e della sua equipe.
Esito appunto, oppure inizio di qualcosa di diverso, di diverso da un’alternanza scuola lavoro (che brutto definirla così!) e di diverso da una mostra comune.

Qui cambiano i ruoli, si evita l’obsoleto, si gioca con le maschere di nuovo/tradizione, vecchio/giovane e il rapporto maestro-apprendista di memoria rinascimentale si trasforma in una relazione di scambio tra perizia, squisitissima di Akomena (di loro, tra le tante cose, memorabile è la scultura funeraria di Nureyev), e il furor poeticus di Riccardo Morandi che porta con sé la sua valigia, particolarissima, di emozioni e visioni di ventenne ricco e tutt’altro che appiattito sui diktat di influencer vari, come piace pensare a noi vecchi di questi giovani che sono, appunto, più giovani e pertanto da invidiare mediante una sana schadenfreude.

FAMILA – HOME MRT2 12 – 18 12 19

Qui non c’è gerarchia ma un progetto condiviso dove a stabilire le leggi sono gli incontri e le relazioni tra teste e sensibilità diverse che si incontrano e creano dialettica. Così le tavole di Riccardo si lasciano sedurre da uno storytelling consequenziale, metà sogno lucido metà rêverie trash, un po’ Alice dentro lo Specchio che incontra School of Roars e tutta l’orda barbarica dell’immaginario della Street Art contemporanea.

C’è anche un po’ di surrealismo, dalle parti di Max Ernst forse, e c’è una materia pittorica ricca, brulicante, preziosa a suo modo, vivida, che ribolle, si mescola, si trasforma; accetta le difficoltà, gli ingombri, l’incertezza, e si accende di bellezza imperfetta. Lì, in mezzo, seguendo questi fremiti, si insinua il dettaglio musivo di Akomena che mimetizza il cesello, si assesta umile sulla vibrazione, si intrufola nella metamorfosi; si fa domanda e gioiello, indica una direzione probabile da esplorare in mezzo a mostri, trasformazioni, animali da bestiario, fiori, lune tristi e fragili regine sbilenche.

È una scrittura a due mani sorprendentemente equilibrata. La mostra Upshot realizzata con il patrocinio del Liceo Artistico Nervi Severini di Ravenna e il coordinamento della docente Patrizia Cingolani, è il primo step di un progetto più vasto rivolto ai giovani artisti che Akomena produrrà durante il periodo della Biennale del Mosaico 2019.

La rassegna è aperta al pubblico fino al 18 maggio.

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