Bolle di sapone e timbri di fabbrica, con l’arte rivive il “gigante” dell’Anic

Un’originale e interattivo allestimento di Raniero Bittante, alla biblioteca Classense fino al 14 maggio, ricorda l’impatto del petrolchimico a Ravenna

Mostra Anic BittanteBolle di sapone create da un meccanismo posto rasoterra sorprendono il visitatore all’entrata della Manica Lunga della Biblioteca Classense di Ravenna: è un gesto di accoglienza personale da parte di Raniero Bittante, l’artista ravennate che ha realizzato l’interessante allestimento dal titolo “Benvenuti all’ANIC”, una frase che cita quella scritta dall’ingegner Enrico Mattei, allora presidente dell’Eni, nel libretto donato ad ogni nuovo assunto al complesso dell’Anic. La giocosità delle bolle viene subito ridimensionata alla lettura del sottotesto che rimanda simbolicamente al forte impatto sull’ecosistema causato dalla dispersione nell’atmosfera del calore prodotto dalla condensazione del vapore della immensa torre di raffredamento del plesso Anic, posto nella zona fra la città e il mare: una sorta di ecomostro che dal 1981 diventa Enichimica, poi Enichem, poi Polimeri Europa e attualmente è frazionato in diverse società produttive riassunte nel cosiddetto distretto chimico.

Introducono alla mostra alcune documentazioni fotografiche estratte dai fondi della Biblioteca Classense che rendono le dimensioni e le attività dell’impianto che per la comunità ravennate costituiva una sorta di riscatto dal legame con la terra grazie alla garanzia di uscita dalla povertà postbellica. Inaugurato il 27 aprile del 1958, il “gigante di Ravenna”, come venne soprannominato, definì per sempre lo skyline del suburbio ravennate innestando ettari di petrolchimico in una zona di pineta e valli a fronte della garanzia per centinaia di persone di un posto di lavoro sicuro all’interno della fabbrica. In questo modo, una comunità prevalentemente contadina tagliò le proprie radici trasformandosi nel giro di pochi anni in un grande polo industriale. Gli operai ravennati continuarono a vivere in città raggiungendo con motociclette e automobili condivise fra più amici la fabbrica; quelli che venivano da fuori – in prevalenza dal Veneto, dal Friuli e dal centro Italia (ma non mi risulta siano mai state fatte indagini sulla provenienza e componenti sociali degli operai nei primi due decenni di vita dell’Anic) – si stabilizzarono nei due complessi costruiti a ridosso del colosso, nel cosiddetto Residenziale e nel Villaggio Anic voluti dall’ingegner Mattei. Esteticamente belli e forniti di tutti i servizi, accoglievano i nuclei familiari degli operai che potevano contare su un tragitto quasi casa-bottega.

Impianti Petrolchimico AnicI risvolti negativi balzavano già agli occhi: senza contare le indimenticabili immagini di Deserto rosso di Antonioni e i dialoghi ricordati nella presentazione del catalogo da Alberto Giorgio Cassani, basterebbe la memoria di alcuni dei discendenti degli abitanti dei due plessi riguardo agli strani cartellini che spiegavano come mettersi in salvo sotto al tavolo in caso di allarme sonoro della fabbrica. La vita degli adolescenti al Villaggio è stata protagonista del pluripremiato fumetto di Davide Reviati – Morti di sonno –, così come negli anni l’Anic e i plessi abitativi, il rapporto fabbrica e natura sono stati presi a spunto nel lavoro di numerosi artisti del territorio: ricordiamo i giovani artisti che lavorarono sul tema dei non- luoghi nella rassegna “No Border” del 2003 con i lavori di Shoggoth (Daniele Pezzi e Paolo Pennuti), Patrizia Piccino, Simona Basilavecchia e Yuri Ancarani; poco oltre negli anni, i giovani selezionati per il progetto “RAM 2006/07” furono invitati ad elaborare il tema dell’ex Villaggio Anic, fra cui Giovanni Lami e Francesco Borghesi.

Insomma, il gigante della chimica continua a presentarsi come il convitato di pietra che oggi Raniero Bittante fa rivivere attraverso una serie di interviste agli operai, impiegati e dirigenti che ancora possono testimoniare. Parti delle loro interviste – che rendono chiara la totale identità percepita fra vita e lavoro, sia negli aspetti positivi che negativi – assieme ai loro nomi, al diagramma di produzione del Petrolchimico, al brevetto del marchio di impresa, sono impressi su alcuni timbri posti alle pareti secondo un progetto site-specific che può prevedere per altri allestimenti una disposizione più complessa, simile a quella degli impianti di produzione. I timbri sono di legno – per ricordare la pineta scomparsa – e sono 12, come le ore di ogni turno in fabbrica. A ogni spettatore viene richiesto di inchiostrare e stampare i contenuti su fogli a disposizione rimandando alla marcatura del proprio cartellino orario personale e ricordando nella gestualità meccanica la ripetizione del lavoro in fabbrica.
Questo allestimento – che si amplia ad essere una sorta di performance collettiva – è solo un primo step di un progetto più complesso e molto interessante che speriamo di vedere presto realizzato.

“Benvenuti all’ANIC” di Raniero Bittante; Biblioteca Classense (Manica Lunga) Ravenna; fino al 14 maggio; martedì-venerdì 15-18.30; ingresso libero.

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