«Turisti sempre più autonomi e sul web. Non ci servono crociere da seimila posti»

L’assessore comunale Giacomo Costantini fa il bilancio alla fine di una stagione estiva positiva per la città d’arte e negativa per i lidi

Costantini

L’assessore mostra, in uno Iat, la maglietta dedicata a Dante, uno dei filoni su cui puntare anche per il turismo internazionale

Helsinki e Salonicco sono due delle ultime tappe da cui è reduce l’assessore al Turismo del Comune di Ravenna, Giacomo Costantini, che porta con sè anche due risultati importanti. In particolare, in Finlandia il Comune di Ravenna è entrato nella top ten delle “smart cities” nell’ambito turistico, classifica stilata dall’Unione Europea tramite un apposito bando.

Assessore, che ricadute concrete potrà avere questo riconoscimento?
«Siamo la città di dimensioni più piccole in una rete di dieci città europee, abbiamo avuto modo di instaurare rapporti importanti con le altre realtà con cui ora potremo scambiare buone pratiche, come prevede il bando europeo. È un risultato particolarmente importante, se pensiamo che le città sono state valutate in termini di sostenibilità, accessibilità, digitalizzazione, nonché patrimonio culturale e creatività».

Da Nord a Est: qual è il “bottino” che arriva invece da Salonicco?
«A Salonicco è in corso la mostra dei mosaici antichi ravennati che sarà prorogata fino a gennaio e ha già superato le 60mila presenze. Ma ancora più importanti sono le relazioni che stiamo stringendo con realtà che hanno un legame con la città bizantina e quindi con la nostra identità, ciò che ci rende unici, il tutto peraltro “benedetto” dal Patriarca ortodosso».

KeysLei parla di internazionalizzazione e progetti europei, però i dati sul turismo non sono particolarmente esaltanti, soprattutto ai lidi. Dopo il -2,2 percento del 2018, i primi otto mesi di quest’anno segnano un -3,5 degli arrivi, compensati solo in parte dal +3,8 della città d’arte. Il saldo è comunque negativo.
«Dipende appunto da che dati si guardano. La città d’arte è in costante crescita e dobbiamo considerare che Ravenna, per numero di abitanti e strutture ricettive, non potrà crescere all’infinito. Questo si può dire in parte anche dei lidi, che sono in lieve calo rispetto al 2017 ma non sono certo tornati ai dati scoraggianti della grande crisi, e questo nonostante una capacità di spesa sempre più ridotta delle famiglie italiane per le vacanze. Dobbiamo quindi lavorare sull’internazionalizzazione e sull’aumentare il valore economico generato dal turismo sul nostro territorio».

Sta dicendo che bisogna un po’ rassegnarsi?
«No, sto dicendo che è un problema di prodotto e non solo solo di marketing o di comunicazione, altrimenti la città d’arte avrebbe lo stesso problema, e così non è. Il turismo è cambiato, e per esempio non si può contare su tour operator che muovono grandi numeri né tantomeno aspettare che le prenotazioni arrivino da sole. Oggi le persone si muovono autonomamente, per periodi brevi, e vogliono provare esperienze che arricchiscono le loro vacanze. Dunque l’hotel che propone l’escursione alla Bevanella o la biciclettata in valle avrà più possibilità di essere attrattivo e riempire le stanze anche a ottobre o aprile e maggio. Non a caso abbiamo unito col recente bando la gestione del Museo Natura a quella di Punte Alberete (la valle della Canna è gestita invece dal Parco del Delta, ndr). In questo senso, nell’ottica di caratterizzare sempre più la nostra identità unica, nasce il Parco Marittimo (cioé i nuovi stradelli retrodunali pedonali, ndr). Riposizionare l’offerta dei lidi abbinando altre risorse e opportunità come Natura e Wellness è un lavoro lungo, ma che deve essere sviluppato per il nostro settore balneare. Basta vedere i quattro punti su cui la commissione europea ci ha valutato per il bando “smart cities” per capire cosa cerca il turismo internazionale».

TuristiDunque la mancanza di strutture ricettive in alcune località non è più da vivere come un problema?
«Come ho già avuto modo dire, a noi mancano l’ostello e il 5 stelle, cioè la fascia più low cost e quella più luxury. Sono entrambi importanti perché danno una risposta a pubblici con aspettative precise: chi sceglie l’ostello non lo fa solo per il prezzo. Al momento l’unica struttura nuova che potrebbe nascere è quella dell’ex Xenos a Marina. Ma Marina è piena di seconde case dove un tempo le famiglie passavano l’intera estate e dove oggi le nuove generazioni invece trascorrono qualche weekend. Credo non sarebbe sbagliato pensare che in futuro possano nascere diversi Bed & Breakfast o Airbnb per un turismo integrato, non solo balneare. E poi non sono andati tutti allo stesso modo: i dati ci dicono che su 116 alberghi nel comune di Ravenna solo 28 sono su Booking, e quelli che lavorano bene online sono quelli che hanno più opportunità per riempire le stanze».

È un modo per dire che il Comune più di tanto non può fare?
«La distribuzione dei pacchetti e la vendita dei posti letto non è competenza dei Comuni. Noi continueremo a curare accoglienza, promozione, organizzazione del territorio e coinvolgimento degli operatori: investiremo sempre più in educational tour per gli operatori che sono lo strumento più utile, come abbiamo fatto l’inverno scorso. Abbiamo inoltre fatto un buon lavoro sull’aspetto naturalistico, basti pensare per esempio alle visite guidate che Atlantide sta organizzando per la pineta Ramazzotti e che gli albergatori e campeggiatori devono imparare a offrire. Siamo ancora indietro sull’experience del cibo, ma ci stiamo lavorando e ora punteremo su quello. E più che tante fiere, che comunque sono concordate con Apt e stakeholder locali, per l’internalizzazione credo che convenga investire, come abbiamo appena fatto, 30mila euro per il Social Travel Summit che ha portato qui persone che non conoscevano Ravenna e che ora invece ne parlano sui rispettivi blog e canali di comunicazione. Inserire Ravenna in reti internazionali. O articoli come quello uscito di recente sul Sunday Times, anche quello frutto di una nostra attiva collaborazione».

D’accordo, non è un problema di marketing. E i grandi eventi? Quelli sarebbero competenza vostra…
«Anche a Helsinki si sono meravigliati di quante iniziative facciamo per una città di queste dimensioni. Spesso gli eventi che generano più presenze si organizzano in collaborazione con privati: Beaches Brew, Maratona e Omc ne sono l’esempio. Oggi grazie agli eventi nella città d’arte copriamo quasi tutti i mesi, eccetto gennaio e febbraio che sono un problema per tutte le città che non hanno un polo fieristico. Ma per il mare è chiaro che nemmeno gli eventi possono bastare. Il turista deve trovare ciò che cerca quando può venire, ecco perché sono altrettanto importanti le visite guidate e le iniziative di valorizzazione del territorio. Non a caso abbiamo finanziato per esempio la coop Atlantide perché faccia partire il battello per l’escursione alla foce del Bevano anche senza il numero minimo di partecipanti».

CrociereLe crociere? Sono una risorsa o un problema? Il terminal va rifatto come chiede l’attuale gestore in scadenza a fine 2020? Lei è stato di recente anche a Miami per incontrare tour operator del settore…
«Io credo che vada fatta chiarezza: mi aspetto che chi vorrà concorrere al bando presenti un progetto calibrato sulla nostra realtà. Noi non abbiamo bisogno di navi da seimila passeggeri o di due navi da tremila in contemporanea, perché ci si intaserebbero il centro storico mandando in sofferenza chi invece pernotta qui. Mi aspetto dal futuro gestore una strategia in tal senso che investa anche su navi di piccole e medie dimensioni del settore alto, luxury, che cercano qualcosa di diverso da Venezia e vogliono un bel terminal, come il nostro. Quando si è attraccati, da lassù, lo spettacolo è unico: mare, pineta, valli, porto turistico. Questo è un valore che non può essere trascurato. Inoltre vorrei che chi vincerà il bando sia anche tenuto a fornire dati concreti su come poi si muovono sul territorio i turisti che sbarcano, che investa sul favorire l’intermodalità per gli spostamenti e la cura dei percorsi disponibili una volta sbarcati a terra».

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