Il gelo minaccia i campi e il contadino mette le ruote al falò per scaldare le viti

Il tentativo di un agricoltore di Solarolo: tutta notte sul trattore tra i filari con un atomizzatore che soffia aria riscaldata da una catasta di legna in fiamme sul rimorchio. E il presidente della Provincia scrive alla ministra per chiedere indennizzi dallo Stato

Burning Campfire 1002747Ha dato fuoco a una catasta di legna su un rimorchio e ha passato una notte nei campi a trainarlo con un trattore su e giù tra i filari delle viti per scaldare l’aria e salvare le piante dalla morsa del gelo. È lo stratagemma messo in atto da un agricoltore di Solarolo (guarda il video in fondo alla pagina) per salvare l’annata da questo aprile con anomale temperature notturne sotto zero che stanno distruggendo le gemme delle coltivazioni già sbocciate dopo una primavera arrivata con largo anticipo al termine di un inverno mite.

Il contadino solarolese ha fatto squadra con il vicino di podere per tenersi aggiornati a vicenda sull’andamento delle temperature e quando il freddo si è fatto troppo pungente ha provato il tutto per tutto. Con la consapevolezza che è stato un tentativo che non ha garanzie di successo. Ma prima di arrendersi, tanto vale provarci.

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Foto di repertorio

In alcune porzioni del terreno l’imprenditore agricolo utilizza i cosiddetti sistemi anti-brina: acqua nebulizzata sulle piante perché si congeli lentamente restando a zero gradi, temperatura tollerabile per la coltura. Ma le notti della Bassa si stanno rivelando più fredde.

Data la vasta estensione della coltivazione sarebbe inutile spargere piccoli falò a terra, come già si è visto fare in altre occasioni nelle nostre campagne. Allora il contadino solarolese ha provato a replicare l’effetto prodotto da macchinari specifici con quello che aveva a disposizione. L’atomizzatore che di solito si usa per la diffusione degli insetticidi è stato agganciato al trattore completamente vuoto per aspirare aria calda dal falò sul rimorchio e soffiarla ai lati per raggiungere i filari. Ogni 7 minuti il passaggio dallo stesso punto, tranne quando era necessaria una sosta tecnica per fare il pieno di legna.

In una notte l’agricoltore ha percorso 60 km, facendone 12 all’ora nella speranza che fosse la velocità giusta: non troppo veloce perché il calore si sarebbe disperso e non troppo lento perché il calore avrebbe bruciato le foglie.

La gravita dell’emergenza che sta vivendo il comparto agricolo ravennate per le gelate notturne è confermata anche dalla lettera che il presidente della Provincia, Michele de Pascale, ha inviato oggi 17 aprile alla ministra per l’Agricoltura, Teresa Bellanova: «Gelate così forti che i sistemi attivi di difesa come anti-brina, ventoloni e reti non sono stati efficaci – si legge nella missiva –. Per pesche, albicocche, susine e kiwi i danni arrivano a toccare il cento per cento del raccolto». De Pascale scrive alla ministra anche per affrontare il tema delle polizze assicurative: «Molte compagnie hanno ridotto le disponibilità di questi prodotti nei loro portafogli, la copertura è limitata ed esclude il gelo, molti imprenditori sono alle prese con difficoltà burocratiche per il Covid-19». Il presidente chiede interventi dello Stato a indennizzare i produttori.

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