Bagnari (Cia): «Abbiamo scoperto che l’agricoltura non è un optional»

Il direttore romagnolo della Confederazione Italiana Agricoltori: «Ora servono investimenti in competenze, formazione e tecnologie»

Abbiamo chiesto un intervento da Mirco Bagnari, da qualche mese direttore per la Romagna della Cia, la Confederazione italiana agricoltori, dopo un mandato come consigliere regionale per il Pd e dopo essere stato sindaco (molto amato) di un importante centro agricolo come Fusignano. È stato quindi naturale chiedergli di raccontarci cosa abbiamo scoperto che non sapevamo prima sull’agricoltura, in particolare del nostro territorio, in questa crisi. Cosa può cambiare in futuro? Di che tipo di attenzioni avrà bisogno il settore? E anche, alla luce delle questioni sul tappeto per la manodopera, può cambiare e come il lavoro e l’impresa agricola?

19 12 19 Bagnari Alla Direzione Cia Romagna

In piedi, il direttore della Cia Mirco Bagnari

Abbiamo innanzitutto scoperto che l’agricoltura non è un optional bensì una cosa fondamentale. Se si chiama “settore primario” un motivo c’è e ora lo scopriamo. L’agricoltura è quella che produce il cibo di cui ci nutriamo, cibo di qualità soprattutto se paragonato a prodotti provenienti da altre zone del globo, magari a prezzo più basso ma con molta meno sicurezza e con un impatto ambientale enorme.

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Un’altra cosa che abbiamo scoperto è che avere “snobbato” l’agricoltura anche dal punto di vista lavorativo è stato sbagliato e ora, purtroppo forzatamente, si ritorna a cercare lavoro in questo settore. Però attenzione: l’agricoltura non può essere solo un serbatoio di compensazione nei momenti di crisi di altri ambiti, sia perché servono competenze e sia perché, soprattutto nelle nostre zone, gelate e siccità rischiano di non avere prodotto in certe colture da poter raccogliere.

Le questioni, quindi, sono molto più complesse e articolate, soprattutto per la Romagna, di quanto semplicisticamente vengono comunicate in molte situazioni. In ultimo, ma non meno importante: basta con le notizie scoop e ad effetto per cui gli agricoltori sono inquinatori e delinquenti. I nostri agricoltori vanno tutelati perché col loro lavoro curano anche il territorio e devono essere messi nelle condizioni di poter lavorare nel rispetto della legalità.

Servono quindi investimenti in competenze, formazione e tecnologia e le aziende del settore, falcidiate dalle emergenze climatiche e dai danni di vario genere che si sono abbattuti su di loro (cimice asiatica, gelate, siccità, Covid19) non sono in grado di farlo con le proprie forze. Serve adeguato supporto. Poi c’è il tema del come vogliamo veramente dare spazio adeguato sul mercato ai prodotti del territorio. Non si tratta di un generico “prima i nostri prodotti” ma si tratta di dare dignità e spazio almeno pari sugli scaffali ai prodotti del territorio, che sono di qualità e che, a proposito del famigerato km Zero, hanno un impatto molto minore su trasporti, inquinamento, ecc…

Su tutto questo deve esserci spazio sul mercato e opportunità per dare dignità e reddito adeguato altrimenti le imprese non possono continuare ad andare avanti e rischiano di diventare preda di speculazioni e predazione da parte di soggetti che fanno dell’illegalità il proprio mestiere.

Mi chiedete della manodopera: come accennavo sopra la questione della manodopera è complessa ed articolata: per quest’anno dovremo valutare definitivamente nelle prossime settimane gli effetti delle calamità climatiche che si sono abbattute in questi ultimi tempi e di più lunga durata (pensiamo anche alla cimice asiatica) e capire qual è il fabbisogno effettivo e creare le condizioni , anche per il futuro, perché domanda ed offerta si incontrino nel modo corretto. Ogni organizzazione ha creato la propria piattaforma e questo va bene ma serve un ruolo di coordinamento e non solamente di “gregario” del pubblico da questo punto di vista.

Cambiamenti climatici e necessità di sempre maggior sicurezza ci fanno anche capire che il tema dei big data e dell’introduzione crescente della tecnologia nelle aziende agricole (non a caso i provvedimenti di impresa 4.0 con l’ultima legge di stabilità del Governo sono stati estesi anche all’agricoltura) non è una questione del futuro ma è questione dell’oggi. Dopo il sostegno in termini di liquidità che serve ora e subito, per le imprese serve un piano forte di risorse per investimenti in tecnologia e competenze e per l’introduzione sempre maggiore dell’agricoltura di precisione nelle aziende.

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