Economia ravennate, crescita in frenata. Pesano alluvione e lo stop ai bonus casa

I dati della Cna. Con le pagelle di Unioncamere comune per comune

RAVENNA 20/07/2023. CNA RAVENNA. TrenRa, Rapporto Congiunturale Ed Economico Della Provincia Di Ravenna

CNA RAVENNA. TrenRa, rapporto congiunturale ed economico della Provincia di Ravenna

La capacità di creare ricchezza, il cosiddetto Valore Aggiunto, della provincia di Ravenna, dopo un calo drammatico nel 2020 causa Covid, ha visto un forte rimbalzo che ha superato il periodo pre-pandemia, attestandosi nel 2022 ad un +4 percento rispetto al 2021. Per il 2023, la crescita rallenterà rispetto all’anno precedente attestandosi ad un +0,7 percento. Su questo dato pesa l’impatto dell’alluvione, ancora difficile da stimare anche se potrebbe attestarsi tra un -18% e -26% sul Valore Aggiunto su tutta l’area della Romagna. A fronte di un Pil nazionale in crescita nel 2023 dell’1,2 percento e stimato in +1,1 percento nel 2024.

Si tratta dei dati di sintesi di TrendRa, la tradizionale indagine della Cna sull’economia della provincia.

«L’economia della provincia – ha dichiarato il presidente della Cna di Ravenna Matteo Leoni – sta registrando buoni risultati anche se pesano le incognite dell’alluvione. Le nostre priorità sono, oltre alla ripartenza post eventi alluvionali, la difficoltà di reperire personale, cui sopperire puntando sulla formazione e investendo su talenti e competenze, la sostenibilità e la transizione ecologica innovazione e digitale, che vanno sostenute con investimenti mirati anche a livello regionale, rendere le nostre aziende meno fragili e ulteriormente organizzate, che non significa “grandi” ma che possano essere predisposte in modo da affrontare le sfide complesse che ci aspettano».

Nel 2022 (citiamo i dati dell’indagine) a trascinare l’economia ravennate, grazie ai bonus, è stato il settore delle costruzioni che è cresciuto del +15%; a causa dello stop a questi incentivi, il settore è previsto in frenata nel 2023 a +4,3%, tiene l’industria (-0,7%) e crescono i servizi (+4,3%) che rappresentano il 70% dell’economia ravennate. Per l’export, dopo un +12,1% nel 2022, si prevede nel 2023 un rallentamento a -0,1%. Nel 2022 è cresciuta anche l’occupazione a +0,4% mentre si prevede in contrazione dello -0,1% nel 2023.

Il fatturato delle imprese, dopo un calo generalizzato nel 2020 causa pandemia, ha messo il turbo nel 2021, con risultati positivi anche nel 2022, seppur minori. A crescere di più come fatturato sono i settori dell’export (+24,3%), manifatturiero (+9,4%) e quello dell’artigianato (+6,2%), costruzioni (+5%), più stabile invece il settore del commercio (+0,6%).

Il numero delle imprese in provincia è di 34.232 per oltre 150.000 addetti, in 10 anni però si sono perse quasi 3.000 imprese: il 21,5% nell’agricoltura, il 24,6% nella moda, il 31,3% nella ceramica. Le imprese artigiane sono circa il 30% del totale, in calo nell’ultimo decennio del 10,7%, meno rispetto alla media regionale e nazionale. A crescere di più negli ultimi 10 anni nell’artigianato ravennate sono le imprese organizzate in forma industriale (+33,5%) ed i servizi alle imprese (+15%); il calo più significativo nel settore meccanico (-38,9%), logistica (-31,3%), ceramica (-27,9%).

L’inflazione nel Ravennate ha toccato l’apice nell’ottobre del 2022 con +14%, per poi assestarsi nei primi 6 mesi del 2023 a +8,1%.

Per quanto riguarda il credito e gli investimenti, i dati de La BCC ravennate, forlivese ed imolese – presentati da Andrea Silvagni – segnalano una contrazione del -2,5% nel 2022 dei prestiti alle imprese, in modo più marcato per le micro e piccole imprese (-10,4%); i finanziamenti si prevedono ulteriormente in contrazione nel 2023 dello -0,8% e del -0,3% nel 2024, in crescita invece il leasing ed il factoring.

Lo studio di Unioncamere, elaborato tramite il sistema Pablo, ha stilato le pagelle economiche e sociali dei vari comuni della provincia, analizzate durante l’iniziativa. Nella sfera sociale, che ricomprende tasso d’invecchiamento, natalità, occupazione, distribuzione della ricchezza, istruzione, spesa per sociale, la provincia raggiunge la sufficienza piena con il 6,4 rispetto alla media nazionale del 5,7.  Sono promossi (con risultati nella media o sopra) i comuni di Ravenna, Faenza, Bagnara di Romagna, Castel Bolognese, Lugo, Massa Lombarda, Riolo Terme; “rimandati a settembre” con risultati inferiori o molto inferiori alla media i comuni di Cervia, Brisighella, Casola Valsenio, Russi, Bagnacavallo, Fusignano, Solarolo, Conselice, Alfonsine.

Per quanto riguarda la sfera economica, che ricomprende il valore aggiunto per abitante, il numero di imprese, infrastrutture, innovazione, performance, internazionalizzazione, la provincia ha un risultato di 6,6 contro una media nazionale di 6,2. Qui molti comuni sono promossi, tanti molto sopra la media, tra cui spiccano Ravenna, Faenza, Lugo, Castel Bolognese, Cervia, Bagnara di Romagna, Russi, Conselice, Alfonsine, Riolo Terme, Massa Lombarda, Sant’Agata sul Santerno, Fusignano. I Comuni sotto la media invece sono Casola Valsenio, Brisighella, Solarolo e Bagnacavallo.

«L’indicatore complessivo – ha spiegato Guido Caselli di Unioncamere – registra una sufficienza piena alla Provincia di Ravenna con un punteggio di 6,5 su 10 contro una media italiana di 5,9. I comuni che hanno risultati molto sopra media sono Ravenna, Faenza, Castel Bolognese, Lugo; nella media Cervia, Russi, Bagnara di Romagna, Massa Lombarda, Sant’Agata sul Santerno, Conselice, Alfonsine. Faticano di più i comuni di Casola Valsenio, Brighella, Riolo Terme, Solarolo, Bagnacavallo, Fusignano».

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