Alla riscoperta della Rambela, per dissetarsi con il vino anche quando è più caldo

 

Famoso RambelaSiamo nel bel pieno dell’estate con tanta voglia di stare bene. Di solito con questo caldo molti si prendono una pausa dal vino per gettarsi letteralmente in boccali di birra fresca dove trovare refrigerio.

Ma perché rinunciare al vino in estate, vista la quantità di bianchi, rosati e frizzanti a nostra disposizione? Di sicuro il vino non vi disseta come farebbe una birra, ma è altrettanto vero che ci sono vini dissetanti. Sottile differenza. Dissetante è quel vino che ha per sua caratteristica quella che in gergo è definita spiccata “freschezza acida”. Questa, insieme alla sapidità, vi regala quella piacevole sensazione appagante che tutti conosciamo. Per renderla più semplice, è la stessa acidità che trovereste in un frutto non troppo maturo.

Che vino bere quindi in questi giorni di caldo? Siamo in Romagna e dissetarsi con vini freschi e sapidi è piuttosto facile. Pensate solo alle diverse espressioni di Trebbiano. Fresco, leggero e… dissetante.

C’è un altro vino, però, spesso dimenticato che in questo periodo è nella sua forma migliore: la Rambela. È un vino bianco che potete trovare in versione ferma o spumante ed è, inoltre, di facile abbinamento. Per di più, in base alla cosiddetta “linea di vita” di un vino, la Rambela adesso e nella sua massima espressione. Sarà un caso?

Non fatevi confondere dal nome perché dire “Famoso” o “Rambela” è praticamente uguale. In teoria, è Rambela il vino ottenuto da uve Famoso, spesso si fa confusione ma voi per evitare di perdervi nei meandri legislativi bevetelo sapendo che è, appunto, la stessa cosa.

Quest’uva non è un’invenzione moderna perché in Romagna è sempre esistita, si era solo persa di vista causa il privilegio dato a vitigni più blasonati o standardizzati. Ma l’anima bianchista della Romagna ogni tanto salta fuori e qualcuno, vivaista, ricercatore o agronomo che sia, fortunatamente si ricorda di qualche vitigno dimenticato nell’armadio.

In realtà si parlava di Famoso in quei di Lugo di Romagna già dal 1400 ed era presente nel cesenate. A quei tempi le uve erano usate per due scopi principali. Il primo per fare uva da tavola fresca anche se c’era chi le appassiva per mangiarla durante l’inverno. Era come il dolce di fine cena: quattro chic chi di Rambela passita invadevano il palato con una sensazione dolciastra e aromatica quasi a ricordare il moscato. L’altro destino era per tagliare vini vinificati da uve meno profumate come il Trebbiano. Nei primi del ‘900 ci si dimenticò quasi totalmente del Famoso, ironia del nome, per privilegiare uve dalla maggiore resa e dal sicuro fascino: Albana e Sangiovese in primis. Per i soliti motivi di mercato.

Poi qualcuno, verso i primi anni del 2000 dalle parti di Mercato Saraceno alzo la voce per attirare l’attenzione su un paio di filari che aveva in vigna che gli ricordavano suo nonno che amava rifarsi la bocca masticando quelle bacche dalla piacevole sensazione acida. Oggi, gli ettari coltivati sono pochi e principalmente nelle zone di Forlì, Bertinoro, Faenza, Brisighella e Bagnacavallo.

Chiariamo un paio di cose. Mi è capitato di leggere che il Famoso è come il Moscato – ma il vero moscato lo avete mai assaggiato?–, e gli si attribuiscono qualità fantasmagoriche. Non è assolutamente avvolgente o di corpo come qualcuno dice. Non è la sua natura! Tuttavia è un vino tendenzialmente aromatico, sicuramente piacevole e dissetante.

Se molti ancora non lo apprezzano è forse per certe errate indicazioni di cui sopra, che possono confondere il consumatore. Va precisato che la Rambela è un vino “magro” principalmente acido. Piacevole al naso con quel tratto aromatico fruttato, sfumato di note verdi e, delle volte, vanigliate. Al palato è altrettanto gradevole, delle volte potrebbe dare la sensazione di stridere un po’, perché scalpitante, acido e di sottile sapidità.

Al contrario di quello che si dice, è proprio in estate che ve lo godete di più. E allora, invece, di masticare le bacche appassite di Famoso come facevano i nostri nonni, oggi stappate una fresca Rambela e dissetatevi sotto l’ombrellone.

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