Lambrusco, un rosso per l’estate che è anche un pezzo di storia

Origini, luoghi comuni da sfatare e tipologie di un nobile vino originario che non merita di restare solo in Emilia…

Lambrusco Ciotola

Quale migliore momento ispirato da questo caldo afoso per scrivere di Lambrusco? Vino rosso frizzante, secco o amabile, fruttato e dissetante che si pone al confine tra l’Emilia e la Romagna, amato dai goderecci della tavola e bistrattato dagli esperti.

Ne scrivo perché il Lambrusco, oggi spesso trascurato dai romagnoli di “puro sangue Sangiovese” ha comunque un legame con la Romagna. I romagnoli anche se non lo ammettono ogni tanto un bicchierino di Lambrusco se lo fanno. È nel loro Dna.
In passato nelle osterie non si beveva solo vino rosso fermo ma il Lambrusco saltava fuori da sotto il bancone specialmente nei periodi estivi. Pensateci bene. Oggi in Romagna si parla di vini bianchi fermi e di bollicine perché, da un punto di vista tecnologico c’è stata la giusta evoluzione e la conseguente emancipazione del palato dei romagnoli.

Nelle locande del passato se volevi rinfrescarti con un bicchiere di vino, sicuramente il Trebbiano era d’aiuto ma se volevi anche mangiare carne o cacciagione, piatti da sempre sulla tavola dei romagnoli, il bianco faticava ad invitare al nuovo boccone. Il Lambrusco, che gli emi- liani facevano arrivare nelle osterie del Passatore, soddisfava la richiesta estiva di poter mangiare comunque piatti impegnativi. Nel caldo afoso il Sangiovese si poteva bere freddo ma alle basse temperature il vino evidenziava maggiormente la parte spigolosa del suo carattere e all’epoca non c’erano i Sangiovesi leggeri di gradazione alcolica, a parte certi vini “della bassa” comunque sempre poco gradevoli. Il Lambrusco, invece, sgrassava il palato e rinfrescava al contempo.

Lambrusco VivaceMa lasciamo stare l’eterna diatriba tra romagnoli ed emiliani e su chi ama o meno il Lambrusco e consideriamo, invece, che abbiamo a che fare con uno dei vitigni più antichi in assoluto. Il Lambrusco proviene dalla linea genealogica delle viti selvatiche: “labrusca”, dal latino labrum, orlo, margine, e ruscum, selvatica. I Romani la etichettarono così per il suo crescere indipendente nei perimetri dei campi. Cresceva libera nei fossati, arrampicandosi dove poteva. Ricordiamoci, però, che ancor prima dei Romani, il suo frutto è stato il primo ad essere spremuto e bevuto da antiche popolazioni come gli egizi e i sumeri. Addirittura gli egizi catalogavano le varietà di viti descrivendo pure la tipologia di vino che ne veniva.
E anche se i Romani avevano ereditato i raffinati vitigni greci, godevano comunque nel bere l’antenato del Lambrusco in versione anche frizzante grazie a una rifermentazione in anfora a bassa temperatura per immersione in acqua gelata.

Va da sé che nella zona di Modena la vite “labrusca” trovò il giusto ambiente e attenzione da parte della popolazione. Matilde di Canossa, regina di quelle terre, diede un forte impulso alla coltura della vite. Da Modena il Lambrusco raggiungeva non solo la Romagna ma perfi- no la Francia e Carpi era il fulcro commerciale oltre che la zona più specializzata per la produzione. A Carpi, si usava allevare la vite sui pali quando ancora nei paesi vicini la “maritavano” agli alberi.

Il Lambrusco non è solo patrocinio di Modena o Reggio ma anche di Parma, Cremona, Mantova, Bologna e perfino del Trentino dove ha il nome di Enantio ovvero il celeberrimo “Lambrusco a foglia frastagliata” che contribuisce ad alcune Doc della zona.
Le varietà di Lambrusco sono tante: “Viadanese”, “Foglia frastagliata”, “Monterico”, “Marani”, “Oliva” e “Barghi” sono solo alcuni dei tanti. Di solito, però, i più conosciuti sono il “Grasparossa” – così chiamato per l’evidente colorazione autunnale, strutturato e pieno nel corpo – e il “Sorbara”, più raffinato e sottile che prende il nome dall’omonimo paese in provincia di Modena. Infine, il “Salamino” così chiamato per la forma allungata dei grappoli.

Concludendo, cari amici romagnoli, non temete di uscire allo scoperto, tanto lo so che bevete Lambrusco di nascosto. Anche se amanti del Sangiovese, in estate un buon bicchiere di Lambrusco, magari bevuto nella ciotola come la tradizione parmense insegna, potrebbe risolvervi una cena o un pranzo e ricordate che nel calice avete un pezzo di storia. Siatene fieri, poi a settembre torneremo a bere il nostro amato Sangiovese.

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