Vespignano, dai calanchi di Brisighella arrivano vini “extraterrestri”

Dal 2021 Michele Liverani produce albana, sangiovese e trebbiano sempre sperimentando «Il mio motto è “poco ma buono”, bisogna rispettare la natura il più possibile»

FB IMG 1669310064866

Michele Liverani in vigna

Mi sono imbattuto per caso in un vino dell’azienda Vespignano di Brisighella (l’albana Bicocca 2021) ed è stata una rivelazione assoluta, il biglietto da visita di un vignaiolo che ha tutti i numeri per diventare un fuoriclasse (vedi scheda a fondo articolo).
Dovevo assolutamente conoscerlo, ed eccoci così alla cantina Vigne di San Lorenzo a Fognano di Brisighella, dove il trentaseienne Michele Liverani, il vignaiolo in questione, è per ora ospite di Filippo Manetti. E durante il tour di degustazione dei suoi vini – altre due albana, un trebbiano e tre sangiovese – si è davvero delineato il profilo di un visionario che sa il fatto suo.

Michele, partiamo dall’inizio.
«Mi sono laureato in Progettazione del verde e del paesaggio, poi ho iniziato a lavorare facendo il vivaista al Garden Bulzaga di Faenza, ma il pallino del vino l’ho sempre avuto; ho fatto un corso Onav (Organizzazione Nazionale Assaggiatori di Vino) dieci anni fa, poi da hobby è diventato un lavoro. Nel 2021 ho iniziato a fare vino da Vigne di San Lorenzo e ho aperto la mia azienda, precedentemente, per due anni, avevo lavorato prima dai Baravelli di Calonga, però in vigna, poi come cantiniere da Paolo Francesconi. Ora sto costruendo un deposito, poi pian piano voglio realizzare una cantina; ho una vecchia chiesetta in mezzo ai boschi su a Rontana, vorrei fare tutto lì».

L’albana Bicocca, per essere uno che fa vino da tre anni, mi sembra eccellente.
«L’uva viene da una vigna vecchissima, del 1941, sui calanchi Pideura e Rio Chiè, in cui spero di poter lavorare per sempre, anche se è in affitto. L’albana già adesso, a pochissimo dalla vendemmia, è bellissima, è già vino, con dei profumi meravigliosi. A giugno, quando imbottiglio, non è più così profumata. La ’22 è stata un’annata caldissima e ci sono stati dei problemi con la fermentazione, ma la Bicocca ‘23 è venuta invece molto bene, si sentono la sapidità e la mineralità, come nell’annata ’21. Certo, è un po’ particolare, ma credo sia il suo bello».

Poi ne sono in arrivo altre due.
«Sì, una viene da una vigna secolare, vicina a quella che ho piantato io (che tra l’altro è l’unica di proprietà, ma produrrà dall’anno prossimo). Ho comprato l’uva per fare delle prove, qui siamo oltre il gesso, più in alto, a Zattaglia, non più sui calanchi, c’è mezzo grado alcolico in più, e si sente. Infatti è più massiccia, sarebbe perfetta da mettere in legno, per stenderla un po’. Poi ho acquistato un’altra uva albana, raccolta molto presto: il vino fa solo 10 gradi e mezzo, mi piace molto, mantiene la sapidità ma ha un sacco di profumi ed è leggero. Non ha ancora un nome, ma probabilmente lo chiamerò Antesi, come il mio primo esperimento enoico».

Qual è la tua filosofia di vinificazione?
«Non faccio nessuna filtrazione, aggiungo solo un minimo di metabisolfito (2 mg per ettolitro a ogni travaso). Se passa la legge europea sull’indicazione in etichetta di tutti gli additivi noi a Brisighella gongoliamo, ci sarà gente che dovrà fare etichette il doppio più grandi per scrivere tutto. Il mio obiettivo è valorizzare l’uva e anche in vigna faccio il minimo, al massimo tre trattamenti all’anno, quando c’è chi ne fa 40. Il mio motto è poco ma buono, invece, ahimè, in Romagna c’è tanto eccesso, un accanimento che secondo me degrada la materia prima. Sto anche facendo la conversione al biologico e tra due anni avrò la certificazione. In merito alle macerazioni, per me devono essere o lunghissime o cortissime, non bisogna fare vie di mezzo».

Poi ci sono i sangiovese.
«Mi piace sperimentare. Per il Castelnuovo riserva 2023 ho fatto una macerazione molto lunga, più di un mese e mezzo, con l’obiettivo di asciugarlo, e infatti il colore non è scuro come dovrebbe essere, è molto pulito, non è il classico sangiovese ultra-strutturato, è bello salato, la bocca è asciutta.»

Ha l’aspetto e la struttura di un pinot nero.
«Sì, infatti, l’obiettivo era proprio star più vicino ai vini del nord, non copiare più la Toscana ma invece Piemonte e Trentino».

A proposito di esperimenti, il tuo Caibane mi sembra un’intuizione vincente.
«Ho effettuato una macerazione semi-carbonica con un sangiovese del 2022, per non fare un rosso uguale agli altri romagnoli. Il nome Caibane arriva dal luogo dove sto piantando una vigna nuova, alla fine dei calanchi, sulla strada del Monticino. Nessuno capisce che è un sangiovese, si può bere anche fresco, d’estate».

Sicuramente è impossibile capirlo dal naso, è davvero un enigma.
«Ho messo in un tino i grappoli interi con una base di mosto della stessa uva, poi sigillato tutto, in questo modo il mosto in fondo ha iniziato la fermentazione aerobica, ha finito l’ossigeno e ha iniziato a produrre anidride carbonica. Ho lasciato tutto così per sette giorni, andavo a orecchio. Alla fine abbiamo svinato e fatto una pressatura soffice ed ecco qua. Cosa succede in quei sette giorni? Nei primi c’è un po’ di ossigeno, poi ne passano 4 o 5 in assenza, che è macerazione carbonica, o meglio, semi-carbonica, perché fa una parte della fermentazione. L’idea è il beaujolais, un vino leggero. C’è chi impazzisce e chi non lo sfanga».

A me ricorda quasi il vermouth.
«Sì, è il balsamico, i primi odori che ho sentito erano i balsamici, i verdi, che sono i raspi dentro il mosto, poi si tratta appunto di una macerazione intracellulare, che comincia dentro l’acino quando è ancora integro. Si sente un’amarena strana, non quella classica sotto spirito da sangiovese, ma più una caramella, ed è comunque l’unico indizio del sangiovese che si potrebbe riconoscere. Nessuno arriva a capire che vino è, molti credono sia Centesimino, perché è molto profumato».

Sangiovese VespignanoNei paesaggi che caratterizzano le tue etichette compaiono sempre degli Ufo e tra le note ci sono storie diverse di avvistamenti extraterrestri. Da dove arriva questa idea?
«Tutto parte dalla frase che c’è su ogni etichetta: “Alieno. Parola latina che ricorda altre galassie, ma vuol dire soltanto altro da me, non di mio possesso”. Credo che non si possa controllare tutto, quando si fa vino; quando si manipola la natura un po’ ci dobbiamo affidare a leggi che non possiamo prevedere del tutto, e la vinificazione è un esempio lampante. Le fermentazioni vengono studiate da anni ma tutta la microflora presente nei mosti non è controllabile, dobbiamo affidarci senza poter intervenire, è una reazione alla pazzia umana di aver tutto sotto controllo. I vini ultra-controllati non hanno anima. Partendo dalla definizione di alieno ho iniziato a pensare agli extraterrestri come simbolo, qualcosa che viene dal cielo, e che per me simboleggia il distacco da un vino omologato e artificiale. Le fermentazioni devono essere spontanee, che ci sia l’uomo o no l’uva fermenta e diventa alcol, anche solo se cade per terra. Bisogna distaccarsi da certe tradizioni e puntare a seguire una filosofia più leggera, serena, meno impattante».

In degustazione: il Bicocca 2021, albana di grande personalità

Il Bicocca 2021 di Vespignano è un’albana in purezza dal magnifico colore di oro antico che soprende per la quasi ossimorica convi- venza di schiettezza ed eleganza. L’approccio è infatti vinoso (finalmente, santi numi!) ma a seguire ecco una notevole presenza di aromi primari e secondari di particolare intensità, che ricordano frutti arancioni (pesca, albicocca), ma anche susina, fiori bianchi (camomilla, ginestra) e intense note di miele. Alcol (14%) e acidità tengono insieme una struttura importante, in cui un bel tannino educato avvolge il palato. E poi ecco tutta la sapidità dei terreni dei calanchi, dominante in un finale senza squilibri che ti fa fremere la mano per un altro sorso. Quelle come il Bicocca sono bottiglie di cui c’è bisogno. Per provarli, a Ravenna i vini di Michele Liverani si trovano da Fred Enogastronomico e all’Osteria del tempo perso, oppure si può contattare direttamente Michele al 329 7378708 per un tour di degustazione in cantina a Brisighella.

CONAD INSTAGRAM BILLB 01 01 – 31 12 24
CGIL BILLB TESSERAMENTO 01 – 10 03 24