giovedì
21 Maggio 2026

Più verde e meno asfalto: a Fusignano si rifà piazza Armandi. Lavori (da 300mila euro) fino all’autunno

Lunedì 25 maggio inizieranno i lavori di riqualificazione di piazza Armandi a Fusignano, che rientrano nell’Agenda trasformativa urbana per lo sviluppo sostenibile (Atuss) dell’Unione dei Comuni della Bassa Romagna, e nello specifico fanno parte della declinazione del progetto dedicata all’architettura urbana verde. L’obiettivo dell’intervento è quello di ridurre le superfici impermeabili eliminando l’asfalto a favore di pavimentazioni drenanti e migliorare il decoro e la fruibilità degli spazi per il cittadino aumentando la componente verde e gli spazi dedicati non carrabili.

Per consentire i lavori sarà comunque necessario l’abbattimento dei tre pini ora presenti, che saranno comunque compensati – oltre che dall’aumento delle superfici permeabili – dalla piantumazione di dodici nuovi alberi, che si aggiungeranno a quelli esistenti sul lato del mercato coperto (che verranno conservati), andando quindi più che a triplicare i futuri spazi ombreggiati – scrivono dal Comune – nonché a incrementare i servizi ecosistemici e il valore paesaggistico dell’area. L’investimento è di 400mila euro.

Durante il cantiere – che si concluderà entro l’autunno – l’intera piazza non sarà percorribile e saranno in vigore alcune modifiche alla viabilità. Non sarà possibile transitare con veicoli in via Teatro (dopo l’incrocio con piazza Calcagnini), vicolo Vicchi e via Padre Agostino. Per la durata dei lavori verrà eliminato il disco orario di piazza Calcagnini.

Insieme a piazza Armandi, nell’ambito dello stesso progetto saranno riqualificate piazza della Resistenza ad Alfonsine e piazza Tiziano a Lavezzola, per un costo complessivo di 2.040.000 euro. I progetti dell’Atuss della Bassa Romagna sono finanziati all’80% dalla Regione Emilia-Romagna grazie alla programmazione integrata dei Fondi europei 2021-2027 e per il restante 20% dall’Unione.

Armamenti al porto di Ravenna, Sapir cambia il codice etico

Il Cda di Sapir ha modificato il proprio codice etico introducendo un esplicito riferimento alla promozione della pace, al rispetto dei diritti umani, della Costituzione italiana e del diritto internazionale. Una scelta che arriva dopo mesi di polemiche e confronti pubblici sul possibile transito di armamenti al porto di Ravenna diretti verso aree di conflitto e che si inserisce in un percorso avviato anche dalle istituzioni locali. L’anno scorso, infatti, Comune, Provincia e Regione — soci pubblici della società portuale — avevano inviato una richiesta formale ai vertici di Sapir chiedendo di valutare tutte le possibili azioni per evitare il passaggio di armi destinate a Paesi coinvolti in conflitti armati o in scenari di accertate violazioni dei diritti umani, nel rispetto della legge 185 del 1990.

Un elemento richiamato anche dall’onorevole Ouidad Bakkali, che definisce la modifica del codice etico «un fatto di cui essere orgogliosi come rappresentanti di questo territorio». Per Bakkali, Sapir «ha dimostrato che l’etica d’impresa non è uno slogan, ma una scelta concreta e coraggiosa», affermando così «una dimensione etica della logistica e della portualità». La parlamentare ravennate del Pd sottolinea inoltre come il tema non possa restare confinato alla dimensione locale: «Non può essere soltanto Ravenna a farsi carico di queste responsabilità», afferma, chiedendo al Governo «azioni concrete» sul tema delle sanzioni e del traffico di armi.

Sul piano sociale e sindacale, la decisione viene invece letta come il risultato di mesi di mobilitazioni e pressioni pubbliche. Il Comitato Autonomo Portuale di Ravenna rivendica il percorso portato avanti «alternando le mobilitazioni in piazza agli incontri più o meno formali» e ricorda come l’obiettivo fosse quello di «pretendere un porto sicuro che desse seguito alla volontà dei lavoratori». Nel comunicato diffuso dopo la decisione di Sapir, il Cap parla di «un primo passo verso un patto sociale che garantisca la trasparenza e il rispetto delle leggi vigenti», mettendo «al centro il lavoro e i lavoratori».

All’Almagià la prima assoluta del secondo capitolo dell’Amica geniale a fumetti di Fanny & Alexander

Storia del nuovo cognome – L’amica geniale a fumetti, vol.2 è il nuovo spettacolo teatrale di Fanny & Alexander tratto dal secondo volume edito da Coconino Press della graphic novel dedicata all’opera letteraria L’Amica geniale di Elena Ferrante (casa editrice E/O) che verrà presentato il 29 maggio alle 21 in prima assoluta nell’ambito di Ravenna Festival alle Artificerie Almagià, in collaborazione con Coconino Fest 2026.

In scena Chiara Lagani e Fiorenza Menni, due delle attrici e autrici tra le più riconosciute e apprezzate nell’ambito del teatro contemporaneo, vestono i panni di Lila e Lenù che, una volta cresciute, attraversano nuove difficili prove: la prima è alle prese con un matrimonio precoce e infelice, la seconda coi suoi studi, unica via possibile per un percorso di riscatto. Attorno al grande collage che le due protagoniste realizzano si dipana lo spettacolo con la regia di Luigi Noah De Angelis: la storia si compone sotto i nostri occhi, in una sorta di accumulo poetico dei paesaggi e dei personaggi disegnati dall’illustratrice Mara Cerri (Premio Andersen 2025) che, usciti magicamente dal fumetto, prendono vita in un racconto che è al contempo un inno all’amicizia, all’emancipazione dai pregiudizi e al potere dell’immaginazione.

Con questo secondo spettacolo la compagnia ravennate Fanny & Alexander, in collaborazione con la stessa Cerri, prosegue il percorso teatrale avviato con grande successo con il primo recital intitolato L’Amica geniale a fumetti, presentato in Italia e all’estero, spesso in collaborazione con gli Istituti Italiani di Cultura e con Ater Fondazione. Tra queste recite va ricordato il tour in Germania a Amburgo, Colonia e Monaco e Hong Kong e le recentissime date realizzate a Shanghai, Parigi e Bucarest.

Dopo lo spettacolo, la compagnia e Mara Cerri incontreranno il pubblico del Ravenna Festival in un dialogo con la scrittrice Claudia Durastanti.

A completamento della collaborazione con Coconino Fest, va segnalato il workshop “Disegnare l’Amica geniale” curato dell’illustratrice Cerri al Mar – Museo d’arte della città di Ravenna nelle giornate del 30 e 31 maggio.

100 km del Passatore, Faenza si prepara alla grande festa: 3.500 al via da Firenze e una città intera coinvolta

La 100 Km del Passatore si prepara a trasformare ancora una volta Faenza nel cuore pulsante dell’ultramaratona italiana. Sabato 23 maggio scatterà da Firenze la 51ª edizione della storica Firenze-Faenza, appuntamento che da oltre mezzo secolo unisce sport, fatica, passione e identità territoriale lungo cento chilometri attraversati da migliaia di podisti provenienti da tutta Italia e dall’estero. L’arrivo è previsto a partire dalla serata di sabato e poi per tutta la notte e la mattinata.

I numeri raccontano già la dimensione dell’evento. Gli iscritti hanno raggiunto il tetto massimo fissato dagli organizzatori: 3.500 partecipanti, di cui 614 donne e oltre 1.500 esordienti. Sono 143 gli atleti stranieri in rappresentanza di 40 nazioni, mentre tra gli italiani spiccano i 458 romagnoli, compresi 147 faentini. La manifestazione sarà valida come Campionato italiano Fidal della 100 chilometri, oltre che come prova del Grand Prix Iuta.

Ma il Passatore non è soltanto una gara. È una manifestazione che coinvolge l’intero territorio e che, anno dopo anno, si è trasformata in una vera festa collettiva. Attorno alla corsa ruota infatti un imponente lavoro organizzativo che mobilita decine di associazioni e centinaia di volontari: lungo il percorso saranno attivi 21 punti ristoro, 18 punti sanitari e 12 punti massaggio.

La città di Faenza sta vivendo una settimana ricca di eventi collaterali, tra cultura, solidarietà, arte e inclusione. Dal 18 maggio la Galleria del Voltone della Molinella ospita una mostra fotografica dedicata alla storia del Passatore e l’esposizione dei premi in ceramica che verranno consegnati ai vincitori. Protagonisti anche gli studenti del Liceo Artistico Torricelli-Ballardini, coinvolti nella realizzazione della medaglia ufficiale e del manifesto della 52ª edizione.

Nel fine settimana spazio anche a “100 Ceramiche alla Cento”, il mercato dell’artigianato artistico in programma in piazza Nenni con dieci ceramisti del territorio, dimostrazioni al tornio e laboratori creativi. Sabato 23 maggio piazza del Popolo ospiterà inoltre “Avventure Estreme Stories – Nessuno ci può fermare”, iniziativa dedicata alle scuole e allo sport inclusivo, con testimonianze, esibizioni e incontri sul tema della resilienza.

Sul piano sportivo cresce intanto l’attesa per la sfida tra i grandi protagonisti dell’ultramaratona. Al via ci sarà anche Giorgio Calcaterra, leggenda del Passatore con dodici vittorie consecutive tra il 2006 e il 2017 e ancora detentore del record del percorso in 6h25’46”. In gara pure la croata Nikolina Sustic, primatista femminile. Tra gli uomini riflettori puntati sul vincitore uscente Alessio Milani, sul francese Julien Nison e su David Colgan, mentre in campo femminile si annuncia un confronto di altissimo livello tra Ilaria Bergaglio, Federica Moroni e Daniela Valgimigli.

A raccontare la corsa ci sarà anche una lunga diretta streaming di 24 ore curata da Sport2U.

Eolico offshore, Benevolo e De Pascale in pressing sul ministro: «Ci sta prendendo un pochino in giro…»

Sulla realizzazione del grande parco eolico Agnes, il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin «ci sta prendendo un pochino in giro». Lo sostiene il presidente dell’Emilia-Romagna Michele de Pascale, nonché ex sindaco di Ravenna, ritornato sul congelamento del progetto del maxi parco offshore di Ravenna in occasione dell’inaugurazione del festival “Deportibus”, in programma in città fino a sabato (qui il programma degli appuntamenti). Alla realizzazione di quell’infrastruttura, prosegue, «abbiamo dedicato tempo, energia e risorse, e ora è finito nel dimenticatoio».

Il governatore ha ricordato gli interventi sulla rigassificazione portati avanti a «Ravenna, che ha continuato a essere un hub energetico anche negli anni in cui l’Italia si è dimenticata di lei: poi nel momento dell’emergenza è venuta a bussare alle porte di questa città, che ha risposto con senso delle istituzioni». Come sempre però, ha concluso, «in Italia quando si è in emergenza tutti corrono, ma appena l’emergenza passa di due secondi nessuno guarda più i progetti strategici e questo è grave».

Anche Francesco Benevolo, Presidente Adsp Mare Adriatico Centro-Settentrionale, durante il suo intervento sul palco di “Deportibus” ha sottolineato la necessità di andare avanti sul progetto: «Continuare a renderci sempre più indipendenti attraverso energia pulita è una soluzione auspicabile: mi auguro che quanto prima possa vedere la luce». (fonte Ansa.it)

Il teatro di figura tra resistenza e nomadismo: «Non sono “spettacolini”, in Italia abbiamo qualcosa di incredibile»

Dopo l’apertura del 20 maggio, prosegue fino a domenica 24 in vari luoghi della città la 51esima edizione di Arrivano dal mare! – Festival internazionale dei burattini e delle figure. Abbiamo fatto una chiacchierata con Roberta Colombo del Teatro del Drago, che del festival cura la direzione artistica insieme ad Andrea Monticelli.

A QUESTO LINK IL PROGRAMMA DEL FESTIVAL GIORNO PER GIORNO

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Roberta Colombo

Roberta, resistenza e nomadismo sono le parole chiave di questa edizione, oltre alla poesia di Ungaretti Allegria di naufragi, perché?
«Il momento che stiamo vivendo è molto complesso, da una parte un capitalismo impazzito, dall’altra guerre ovunque. Questo porta a un senso di impotenza, un po’ ovunque, negli ultimi cinque anni ho viaggiato molto per il festival, incontrando colleghi che si trovano in situazioni molto diverse dalle nostre, ma sotto c’è sempre questo sentimento culturale di impotenza. Ecco quindi che alla luce di tutto ciò la parola resistenza assume un significato molto forte sia a livello globale che locale, perché comunque la cultura in  Italia è sempre stata finanziata un terzo rispetto a Francia e Germania, e il teatro di figura, nella scala delle priorità, viene poi liquidato con la classica formula “spettacolo di burattini per bambini”, dimenticando completamente tutta la sua storia. La parola nomadismo esce invece da una serie di cose, ma soprattutto dagli Inuit del Canada. Mi trovavo a Montreal qualche mese fa, e in un museo che avevo già visitato ho riletto di come legata alla parola nomadismo ci sia tutta una serie di riti ma anche una serie di situazioni molto concrete, visto che il nomadismo è legato agli emigranti. Nello stesso tempo pensavo alla nostra situazione, sempre in furgone per migliaia di chilometri in vari paesi del mondo per fare spettacoli od organizzare eventi. La sensazione è che quando sei nomade, lontano dalla tua comfort zone, hai un approccio molto diverso all’ascolto, ti rendi conto di tantissime piccole cose a cui non hai mai dato rilevanza che diventano importanti. Si arriva ad avere uno sguardo diverso. Tutto questo si è anche legato a Ungaretti: andando a studiare la parola nomadismo mi sono imbattuta nella poesia che studiavo al liceo Allegria di naufragi, ed è incredibile, perché leggendola e analizzandola ti dice proprio che il naufragio è una guerra, e in questo periodo… Però in quelle parole c’è anche la possibilità di resistere, superare le tragedie e riuscire a emergere. Sono intrecci complessi ma li ho trovati molto pertinenti».

Che cos’è per te il teatro di figura?
«In questo momento in tutti gli ambiti artistici si sta ritornando a parlare dell’essere umano, ma noi del teatro di figura ne abbiamo sempre parlato. Ci siamo sempre detti che il nostro teatro dà anima a oggetti inanimati, che diventano più umani degli stessi esseri umani, e adesso ne sento parlare da tutti. Dunque in questo frangente storico l’arte della figura, nella sua nicchia, è quella che meglio di altre riesce a sporcarsi, a contaminarsi. E infatti chi assisterà agli spettacoli di Arrivano dal mare! si renderà conto di quanto siano labili i confini di certe divisioni tra categorie teatrali fatte burocraticamente. L’arte è arte. Uno spettacolo teatrale ha delle componenti di qualità uguali per tutti, poi, certo, può essere di parola, di movimento, di luci, di suono, e così via. Dopo la seconda guerra mondiale il teatro di figura, a causa della crisi economica, fu relegato ai bambini, a quelli che vengono definiti troppo spesso “spettacolini”, ma invece abbiamo 300 anni di storia, l’Italia ha in Europa il più alto numero di maschere della commedia dell’arte e della commedia popolare. Quello che abbiamo qui è incredibile, all’estero rimangono sconvolti, non si sa, eppure noi lavoriamo sempre in emergenza, ed ecco che ritorna la parola resistenza. Il teatro di figura riesce a parlare di tutto ma anche a creare giochi magici in grado di incantare dal bambino di 4 anni alle persone della quarta età, è uno dei suoi poteri, non esclude nessuno, non ha mai barriere, molto spesso nemmeno linguistiche. Il teatro di figura più di altre arti riesce con leggerezza a parlare di cose terrificanti».

Potresti consigliare qualche spettacolo dall’intensissimo programma del festival dei prossimi giorni, magari partendo da Golem del Teatro del Drago?
«Sì, anche se ce ne sarebbero tantissimi. Golem_ e fango è il mondo arriva finalmente a Ravenna venerdì 22 maggio (ore 21.30) al Rasi, dopo aver vinto la Biennale College Teatro 2024. Si tratta di un’esperienza immersiva e visionaria che intreccia teatro di figura, animazione e immagini documentarie per esplorare il legame profondo – e talvolta drammatico – tra uomo e natura. Ispirato alla leggenda del Golem e all’esperienza personale dell’autrice  (Mariasole Brusa) vissuta durante l’alluvione del 2023 in Romagna. Giovedì 21 maggio la Rocca Brancaleone accoglie invece la tecnica Lambe Lambe, una forma di micro teatro di animazione nato in Brasile nel 1989, in cui l’attore racconta una storia di 3-4 minuti a un solo spettatore alla volta. Tutte e tre le compagnie coinvolte sono interessantissime, e lo spettacolo Racconti d’inverno dei giovani CrepaMuro Teatro è davvero molto intenso. Poi c’è The Walker, del cileno Zuazola, marionettista molto singolare, costruisce tutto lui con materiali stranissimi, lo spettacolo è proprio sull’immigrazione e sull’esilio causato dalla guerra. Tutto il Focus Lituania sarebbe da seguire, ci sono compagnie importantissime, come Psilicone Theatre, che ha uno sguardo lucidissimo sul post-industriale. Il progetto Senza Fili al Fem Garden è poi un po’ il fil rouge del festival, un approfondimento del ruolo delle donne nel teatro di figura. Sabato 23 allo Spazio Zara c’è la Compagnia Castaldo/Sintucci, loro sono due giovanissimi attori  usciti dalla Scuola del Teatro stabile di Genova folgorati dalla nostra arte. Il loro spettacolo Gli stupidi sogni di Morgan è davvero esilarante. Sempre sabato al Rasi c’è Gruppo Ibrido/Artemis Danza  con AiAiAi Pinocchio, un connubio tra danza contemporanea e figura, e sicuramente frizzante sarà, nella  Testa della Darsena, Sbarchi. Arriva un carico … di burattini, con marionette e musica dal vivo, poi la Fish Parade, il viaggio controcorrente dei Pesci Koinobori, di tradizione giapponese. Il nostro sbarco sarà simbolico, visto che per una serie di motivi tecnico-logistici ci fanno arrivare coi gommoni e non con le barche a vela, e allora io dico benissimo, tanto quello siamo, nomadi».

Nel 2025 il record di turisti, ma “l’isolata” Ravenna è ancora lontana dalle altre città d’arte italiane

A Ravenna la città d’arte ha vissuto un vero e proprio boom turistico negli ultimi anni. È iniziato con il riconoscimento Unesco dei suoi otto monumenti nel 1996 e culminato nel 2025, anno in cui per la prima volta è stata superata la soglia dei 300mila “arrivi”, ossia il numero di turisti che hanno trascorso almeno una notte nelle strutture ricettive, mai così vicini a quelli dei lidi ravennati (che nel 2025 sono stati 371mila circa), con lo scarto che si allarga enormemente invece se si considerano le “presenze”, ossia i pernottamenti (635mila le notti trascorse in città contro le quasi 2,5 milioni dei lidi).

Il comune di Ravenna (quasi 160mila abitanti, di cui circa 60mila tra mare e frazioni), infatti, è tra quelli in Italia che possono contare anche sul turismo balneare e quindi anche le statistiche ufficiali del turismo, come anticipato, differenziano i dati dei nove lidi (influenzati soprattutto dai numeri dei campeggi) da quelli della “città”, che comprendono ovviamente il centro storico ma anche la periferia e il forese. Partiamo dunque da questi per fare qualche paragone con le principali città d’arte italiane e arrivare alla conclusione che Ravenna, a causa probabilmente del suo noto isolamento (a partire dal trasporto ferroviario), è sicuramente ancora molto sottovalutata dal turismo culturale, con città del tutto simili, se non più piccole, che si avvicinano o superano agevolmente il milione di pernottamenti in un anno.

Tolte le mete prettamente balneari (come Rimini), di turismo lacustre (il Garda e Como) e le prime dieci città turistiche d’Italia, imparagonabili anche come dimensioni (la classifica degli arrivi 2025 vede Roma davanti a Milano, Venezia, Firenze, Bologna, Verona, Napoli, Torino, Genova e Palermo), Ravenna per numero di turisti è molto distante anche da realtà più ridotte e in linea con la sua dimensione di città media. A partire da Pisa naturalmente – dove la Torre e l’effetto Toscana fanno la differenza – che a fronte di 90mila abitanti accoglie un milione di turisti all’anno (con il doppio in media di pernottamenti). Più grande di Ravenna è Padova che è però anche tra le prime città turistiche d’Italia con numeri simili a quelli di Pisa. Scendendo in questa speciale classifica, senza considerare Bari – più grande e con il turismo molto influenzato da quello balneare – da segnalare il caso della piccola Assisi, che l’anno scorso ha superato per la prima volta 1,7 milioni di presenze (destinate di certo ad aumentare quest’anno, per le celebrazioni francescane) e le 2 milioni di presenze registrate anche da Trieste (200mila residenti). Una città paragonabile a Ravenna è sicuramente Bergamo, che però l’anno scorso ha registrato quasi il doppio degli arrivi della città bizantina e addirittura 1,1 milioni di pernottamenti. Fa ancora meglio la più piccola Siena, così come restano su livelli sopra Ravenna altre città d’arte come Trento (considerando appunto solo la città e non le località sciistiche), con 410mila e per la prima volta oltre 1 milione di presenze nel 2025, e, allo stesso modo, Bolzano. Si avvicinano al milione di presenze anche Perugia (con quasi 500mila arrivi) e prestigiose mete del Sud Italia (senza considerare le località marittime) Catania, Siracusa e Lecce. Sugli stessi livelli di Ravenna si trovano invece Lucca e Matera (che registra molti più arrivi ma meno pernottamenti).

Dando un’occhiata invece all’Emilia-Romagna – tolte, come detto, le 7 milioni di presenze di Rimini, condizionate dal mare – Ravenna fa peggio sia di Parma (490mila arrivi e 952mila presenze) che di Modena (403mila arrivi e 807mila pernottamenti), confermandosi la quarta città d’arte emiliano-romagnola per turisti (dopo anche Bologna, come detto, nella top ten italiana), davanti a Ferrara (278mila arrivi e 548mila presenze). Molto più staccate, come prevedibile, le vicine Forlì (110mila turisti e 288mila presenze) e Cesena (90mila turisti e 193mila pernottamenti).

Delorenzi (centrodestra): «Mi considero civico, mai avuto una tessera di partito. Conosco la macchina comunale e i problemi dei cittadini»

Pubblichiamo la terza delle interviste ai quattro candidati a sindaco di Cervia, in vista delle elezioni del prossimo weekend. Dopo aver ricevuto e pubblicato le risposte del candidato di centrosinistra Mirko Boschetti e del civico con affinità di centrodestra Paolo Savelli, è il turno del candidato del centrodestra Marco Delorenzi.

Una premessa valida per tutti e quattro: si tratta di risposte che abbiamo ricevuto per iscritto perché ci è sembrato giusto dare loro la possibilità di presentare la propria candidatura nella maniera più completa possibile. È evidente che qualora alcune risposte dovessero essere incomplete o fuorvianti, ogni cittadino potrà trarre le proprie conclusioni.

Nome: Marco.
Cognome: Delorenzi.
Età: 60 anni.
Stato civile: celibe.
Titolo di studio: laurea in Scienze dell’educazione.
Professione: «Funzionario comunale in aspettativa».
Veicoli e immobili di proprietà: «Dacia Duster, furgone Ford Transit e un bilocale di 48 metri quadrati in ristrutturazione».
Ultimo reddito dichiarato: «28.562,30 euro».

Precedenti esperienze in politica: «Nessuna».
Tessera di partito (attuale e passate): «Nessuna».
Liste che lo sostengono: Fratelli d’Italia, Forza Italia, Patto per il Nord.

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Perché si candida a sindaco?
«Dopo anni nella pubblica amministrazione conosco da vicino il funzionamento della macchina comunale e i problemi dei cittadini. La mia candidatura nasce dall’ascolto di famiglie, giovani, imprese, operatori turistici, associazioni e anziani che chiedono una città più efficiente, sicura e vivibile».

Tre priorità tre del suo eventuale mandato da sindaco.
«Uno, Sicurezza e qualità della vita: Più attenzione al territorio di 82 km², dalla costa all’entrorerra, maggiore presidio, manutenzione urbana, decoro e servizi efficienti per rendere Cervia una città più sicura e vivibile tutto l’anno. Due, turismo ed economia locale: valorizzare il turismo in tutte le stagioni, sostenere commercio e imprese locali, promuovere eventi di qualità e rafforzare l’identità del territorio come motore di sviluppo e lavoro. Tre, giovani, famiglie e futuro della città: investire in scuole, sport, cultura e spazi di aggregazione, creando opportunità per i giovani e servizi concreti per le famiglie, con una programmazione seria e sostenibile per il futuro della città».

Il primo atto, anche solo simbolico, che metterà in evidenza una discontinuità rispetto al passato?
«Il primo atto sarà aprire il Comune ai cittadini, riportando trasparenza, ascolto e presenza nel territorio. Voglio un’amministrazione più snella, meno chiusa negli uffici e più vicina alle persone, con un confronto costante con cittadini, associazioni e categorie economiche».

Quali ritiene siano stati gli errori più importanti commessi dal Pd nelle precedenti amministrazioni?
«A Cervia ci sono temi che per troppo tempo sono stati sottovalutati: il decoro urbano, la sicurezza, la manutenzione di strade e quartieri, il fenomeno della malamovida e il crescente degrado del territorio, dalla costa all’entroterra. Residenti, famiglie e operatori economici chiedono da anni più controlli, regole chiare e una presenza concreta dell’amministrazione. Credo inoltre che sia mancata una visione equilibrata tra turismo e qualità della vita dei residenti. Cervia deve restare una città accogliente e viva, ma senza rinunciare al rispetto delle regole, alla tranquillità dei quartieri e alla tutela del territorio. Più che grandi annunci, servivano interventi costanti, ascolto dei cittadini e capacità di affrontare i problemi senza minimizzarli. È da qui che voglio partire: riportare ordine, cura e attenzione concreta alla città».

Cosa invece vale la pena mantenere e implementare?
«Ci sono eventi, iniziative culturali, sportive e investimenti sulla promozione del territorio che meritano continuità, così come il lavoro svolto sulla valorizzazione delle saline e delle eccellenze locali. Lo sport, in particolare, è un elemento strategico sia dal punto di vista educativo e sociale sia come opportunità di attrazione turistica e promozione della città. Allo stesso tempo, credo che questi aspetti vadano implementati con una visione più moderna ed equilibrata: più attenzione alla qualità urbana, alla sicurezza, ai servizi per residenti e famiglie e a un turismo sostenibile e distribuito durante tutto l’anno. L’obiettivo non è cancellare ciò che funziona, ma migliorarlo, correggendo gli errori e riportando al centro il benessere quotidiano dei cittadini».

Perché il centrodestra non ha trovato un candidato unitario? E chi è disposto a sostenere in caso di ballottaggio?
«Io sono stato individuato come candidato del centrodestra, mentre altre realtà hanno scelto percorsi civici autonomi. Fa parte del confronto democratico ed è normale che in una competizione amministrativa possano esserci sensibilità e progetti diversi. Quello che conta davvero, però, è offrire ai cittadini una proposta seria, credibile e competente per il futuro di Cervia. La mia candidatura nasce con questo obiettivo: unire esperienza amministrativa, ascolto del territorio e una visione concreta della città. Sono convinto che molti cittadini oggi chiedano soprattutto capacità, presenza e soluzioni ai problemi quotidiani, al di là delle appartenenze politiche. È su questo che intendo concentrare la campagna elettorale. In caso di ballottaggio, credo che la priorità debba essere costruire una convergenza sui contenuti e sugli obiettivi per il bene di Cervia. Mi sembra evidente che non possa esserci una convergenza con la sinistra, perché la situazione attuale della città è anche il risultato del modello amministrativo che è stato proposto in questi anni e delle conseguenze che oggi cittadini e operatori vivono quotidianamente: problemi di sicurezza, malamovida, decoro urbano e una crescente percezione di disordine. Per questo credo sia più naturale il confronto con quelle realtà civiche e moderate che condividono la necessità di un cambiamento concreto, fondato su maggiore attenzione al territorio, qualità urbana, sicurezza e tutela della vivibilità della città. Credo che il punto decisivo non saranno le sigle, ma l’individuazione di punti comuni del programma e una reale volontà di cambiamento nell’interesse della città e dei cittadini».

Il suo essere civico non crede possa stridere con il sostegno di un partito di destra come Fratelli d’italia, agli occhi degli elettori cervesi?
«Io mi considero un candidato civico, perché la mia esperienza nasce dall’amministrazione e dal contatto diretto con i problemi concreti dei cittadini, non da una carriera politica di partito. Il sostegno del centrodestra, Fratelli d’Italia, Forza Italia e Patto per il nord, non cambia questo approccio: significa condividere alcuni valori e obiettivi amministrativi, come maggiore attenzione alla sicurezza, al decoro urbano, alla tutela del territorio, al sostegno delle famiglie, delle imprese e delle attività economiche locali. Credo che a Cervia i cittadini giudicheranno soprattutto le persone, la credibilità e i programmi concreti, più che le etichette politiche. Il mio impegno sarà quello di amministrare nell’interesse di tutta la città, con equilibrio, competenza e spirito pragmatico».

In un recente intervento ha parlato di “modello Venezia” per Milano Marittima. In generale come si può applicare in una realtà come Cervia e in generale quali potrebbero essere altre località da prendere come esempio?
«Quando parlo di modelli amministrativi, faccio riferimento a esperienze concrete già adottate in molte città turistiche italiane, come Venezia, Ravenna, Rimini, Riccione e Jesolo. Da Venezia credo sia importante prendere esempio soprattutto nella tutela della qualità urbana e commerciale della città. Le ordinanze contro la cosiddetta “paccottiglia” e i controlli più severi sul commercio abusivo e sulle attività di basso livello hanno avuto l’obiettivo di difendere il decoro, la qualità turistica e le attività economiche regolari, evitando che il territorio perda identità e valore. Da Ravenna è interessante il lavoro svolto sul contrasto alla malamovida con ordinanze mirate, maggiori controlli e collaborazione tra amministrazione, forze dell’ordine e operatori economici. Rimini e Riccione hanno adottato strumenti come Daspo urbani, controlli sulla movida, interventi contro baby gang e commercio abusivo sul lungomare. Jesolo, Bibione e Caorle hanno costruito negli anni politiche di tolleranza zero contro ambulanti abusivi, schiamazzi notturni, degrado e consumo eccessivo di alcol nelle aree turistiche. Anche città come Viareggio e Firenze hanno introdotto misure anti-bivacco, controlli sulla sicurezza urbana e regolamenti più severi per proteggere il decoro e la vivibilità degli spazi pubblici. A Cervia e Milano Marittima serve proprio questo: una città viva, attrattiva e turistica, ma anche più ordinata, sicura e rispettosa dei residenti e delle famiglie. Il turismo deve essere una risorsa di qualità, capace di generare sviluppo senza trasformarsi in degrado o disordine».

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Marco Delorenzi durante l’ultima partecipazione allo Sposalizio del Mare

Inaugurata al Mar la nuova galleria permanente con gli scatti di Paolo Roversi – FOTO GALLERY

È stata inaugurata mercoledì sera a Ravenna la nuova Galleria Paolo Roversi, uno spazio permanente all’ultimo piano del Mar, il museo d’arte di via di Roma 13, che omaggia il grande fotografo ravennate di moda, famoso nel mondo. Il nuovo spazio (aperto da oggi, 21 maggio) è curato da Chiara Bardelli Nonino e sarà visitabile con il normale biglietto d’ingresso al museo.

L’inaugurazione – scrivono dal Mar – è stata anche una festa: «la città, il pubblico, le istituzioni, il mondo della moda, della fotografia e della creatività si sono ritrovati insieme per celebrare questo ritorno». «Mi piace la sua permanenza», ha dichiarato lo stesso Roversi, oggi 78enne, presente all’inaugurazione, sottolineando come si tratti di «una casa che resta, nella città che lo ha visto nascere».

La gallery fotografica dell’inaugurazione pubblicata in alto è a cura di Alice Naso.

Violenta una quindicenne dopo averle offerto alcolici e uno spinello: arrestato

Aveva 15 anni – secondo quanto scrive il Carlino Ravenna in edicola oggi (21 maggio) la vittima della presunta violenza sessuale per cui la polizia ha arrestato un uomo di 31 anni, originario della Costa d’Avorio e regolare sul territorio nazionale. Si tratta di una ragazza residente nel Ravennate che, secondo quanto ricostruito dagli investigatori della Squadra Mobile e della Polfer, sarebbe stata avvicinata lo scorso febbraio in stazione dall’uomo che, con il pretesto di aiutarla, l’avrebbe convinta a seguirlo fino alla sua abitazione per poi abusare di lei dopo averle fatto assumere alcolici e hashish.

L’uomo si trova ora in carcere a Ravenna in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip su richiesta della Procura.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, la giovane, che si era allontanata da casa dopo alcuni dissidi familiari, avrebbe raggiunto la stazione ferroviaria dove avrebbe incontrato il 31enne. I due si sarebbero conosciuti durante un viaggio in treno verso Ravenna e si sarebbero scambiati i numeri di telefono. L’uomo, presentatosi con un soprannome, le avrebbe poi offerto aiuto una volta arrivati in città: la possibilità di ricaricare il cellulare, fare una doccia e trascorrere la notte al sicuro. Ma, sempre secondo l’accusa, una volta nell’abitazione del 31enne la situazione sarebbe degenerata. L’uomo avrebbe offerto alla ragazza bevande alcoliche e uno spinello. La 15enne, che da ore non mangiava, avrebbe accusato un forte stato di stordimento fino a perdere lucidità. A quel punto il 31enne avrebbe approfittato delle sue condizioni per abusare di lei, nonostante i ripetuti rifiuti della minorenne.

La ragazza sarebbe riuscita ad allontanarsi solo la mattina successiva, facendo poi ritorno dalla famiglia. In un primo momento ricordava solo frammenti della notte trascorsa. Successivamente si è recata in ospedale per alcuni dolori al basso ventre: il referto medico, con segni compatibili a una possibile violenza sessuale, ha fatto scattare la segnalazione alla questura e l’avvio immediato delle indagini.

Gli agenti hanno rintracciato il 31enne nei pressi della stazione ferroviaria di Ravenna, zona dove risulterebbe residente pur senza una dimora stabile. Dagli accertamenti svolti sarebbe già noto alle forze dell’ordine per precedenti segnalazioni legate a reati contro il patrimonio e piccoli episodi di furto.

Andrea Mandorlini sarà l’allenatore del Ravenna Fc anche nella stagione 2026-27

Il direttore sportivo del Ravenna Fc, Davide Mandorlini, ha confermato il padre Andrea nel ruolo di allenatore della squadra anche per la prossima stagione 2026-27 quando i giallorossi prenderanno parte al campionato di serie C di calcio maschile di nuovo con l’obiettivo di raggiungere la serie B. La conferma del tecnico è arrivata nelle dichiarazioni rilasciate dal ds nella tarda serata del 20 maggio al termine della sconfitta per 2-0 in casa contro la Salernitana (qui le pagelle) nella gara di ritorno dei quarti di finale dei playoff per la promozione (successo amaranto con lo stesso punteggio anche all’andata tre giorni prima in Campania).

Il 65enne ravennate Andrea Mandorlini è arrivato sulla panchina ravennate lo scorso 13 febbraio dopo l’esonero di Marco Marchionni. Il ruolino in regular season è stato 7 vittorie, 3 pareggi e una sconfitta (13 gol fatti, 5 subiti e 8 clean sheet). Nelle quattro partite dei due turni playoff sono arrivati due pareggi e due sconfitte (2-2 e 1-1 con il Cittadello, poi doppio ko 2-0 con la Salernitana). Il tecnico iniziò a giocare nella squadra della sua città e sulla panchina giallorossa c’era già 32 anni fa. Dal 1994 al 1998, compreso quindi il sesto posto in B del 1996 che resta il miglior risultato nella storia del Ravenna, Mandorlini fu vice allenatore.

«Io sono per la continuità – ha detto Davide Mandorlini alla stampa dopo il triplice fischio –. Non ho mai preso in considerazione di cambiare. Sono andato al campo a ogni allenamento e posso dire che nel corso della gestione del mister si sono visti dei miglioramenti. Ora mi confronterò con la proprietà della società, ma la mia intenzione è di partire il prossimo anno con lo stesso allenatore. La nostra ambizione non l’abbiamo mai nascosta, soprattutto il presidente. Credo che la città possa essere orgogliosa di questi giocatori e di questa società che sta facendo tanto per il calcio. Vedere uno stadio così pieno e la curva che applaude la squadra a fine partite è stata un’emozione forte».

La stagione è conclusa da pochi minuti e i bilanci vanno fatti a bocce ferme, ma il diesse accenna già un commento complessivo: «Siamo una neopromossa e abbiamo affrontato un quarto di finale contro una squadra che due anni fa era in serie A. Non credo che siamo inferiori a loro, ma la partita di andata con i gol subiti nel nostro momento migliore ha condizionato anche il ritorno. Resta l’amaro in bocca».

L’allenatore ha parlato di scintilla mancata in 180 minuti: «Serviva quell’occasione per arrivare a riaccendere la sfida, soprattutto nel ritorno». Nella gara del Benelli il portiere ospite non ha di fatto mai dovuto parare tiri nello specchio: «È proprio quella la scintilla che è mancata di cui parlo, un gol, uno spunto, un’occasione».

Il tecnico non risparmia critiche all’arbitraggio di Leonardo Mastrodomenico: «Ha commesso molti errori e questo dispiace perché ha condizionato una sfida fra due squadre che hanno giocato a viso aperto».

Sulle prestazioni offerte dai giallorossi ha inciso, secondo l’allenatore, anche i tempi ristretti degli impegni: «Questa formula di playoff mette le partite molto vicine fra loro, c’è pochissimo tempo per preparare le partite e non tutte le squadre possono vantare un parco tecnico ampio per fare cambi. Noi ci abbiamo provato mettendo in campo 7 giocatori diversi rispetto all’andata a Salerno, ma non è bastato. Però sono soddisfatto di cosa ho visto dai ragazzi».

Le pagelle del Ravenna che ha perso al Benelli contro la Salernitana: Bianconi imperdonabile, Da Pozzo-Di Marco deludenti

Le pagelle del Ravenna che ha perso la gara di ritorno dei quarti di finale contro la Salernitana (qui cronaca e tabellino).

POLUZZI 6: tiene a galla il Ravenna a inizio secondo tempo, un’altra parata importante quando ormai i giochi erano fatti. Rischiosissimo però il disimpegno su Mandorlini che regala il pallone agli avversari in occasione di uno dei due gol annullati.

DONATI 6: dopo pochi secondi prende una gomitata da Ferrari che – giudicata in maniera diversa – avrebbe potuto cambiare le sorti del quarto di finale. Dall’alto della sua esperienza non può però perdere la testa e farsi ammonire subito dopo. Giocherà poi condizionato, senza la consueta spinta, una partita comunque sufficiente.

ESPOSITO 6: non ci sentiamo di punire con più di mezzo punto l’espulsione (chiaramente esagerata) che chiude la sua fantastica stagione. Fino a quel momento aveva guidato con la solita personalità la difesa, tentando qualche sortita in avanti.

BIANCONI 4: lo scriviamo da diversi mesi, che quando è impiegato a sinistra (poco, avendo giocato quasi sempre Solini) è in difficoltà. I due falli commessi in successione sono anche un po’ figli di questo disagio, essendo messo male con il corpo soprattutto nella seconda ammonizione. Un giocatore della sua esperienza non può comunque andare in scivolata in quel modo pochi minuti dopo aver preso il primo giallo. Nel mezzo, anche una lettura sbagliata in fase difensiva che poteva costare cara (Poluzzi para su Cabianca).

DA POZZO 5: la vistosa fasciatura al ginocchio non prometteva nulla di buono. E in effetti sembra frenato, non riesce mai ad andare sul fondo e quasi nemmeno ci prova. Da apprezzare il fatto che abbia stretto i denti per giocare, ma è l’uomo che forse è mancato di più, rispetto a quello che aveva fatto vedere in queste ultime settimane della stagione.

MANDORLINI 5,5: in pochi si aspettavano di vederlo titolare, lui risponde approcciando bene la partita. Sulla lunga distanza inevitabilmente cala.

LONARDI 6: prova a prendersi qualche responsabilità, portando palla anche in situazioni complicate, riuscendo a creare qualche pericolo anche solo potenziale. Lancia bene Fischnaller nella ripresa quasi a campo aperto. Costretto ad aiutare anche in difesa, si applica, nonostante non fosse al meglio della condizione (21′ st TENKORANG 5,5 non ha colpe, entra nel momento peggiore della partita, ma certo non brilla).

FALBO 5,5: la vera sorpresa di giornata. Nella partita più importante viene schierato titolare come accaduto solo tre volte in tutto il campionato, l’ultima in gennaio a Campobasso. Ci prova senza grandi risultati, ha la colpa di sbagliare diversi cross, in particolare da calcio da fermo, ma anche il piccolo merito di mettere a referto uno dei tiri più pericolosi della serata del Ravenna (e questo la dice lunga…), sempre su punizione, alta non di molto (1′ st BANI 5,5: insieme a Bianconi non legge bene l’inserimento di Cabianca sullo 0-0 che poteva costare caro. Poi è costretto a un secondo tempo di sofferenza come tutta la squadra).

SPINI 6: i primi minuti sono molto incoraggianti, poi perde un po’ di coraggio, ma è uno dei pochi che ci ha provato fino in fondo, mettendo qualche buon pallone in mezzo e provando l’uno contro uno (40′ st Corsinelli sv).

DI MARCO 5,5: schierato molto avanzato, sorta di trequartista di sinistra, perde troppi palloni – anche perché l’arbitro non gli fischia un fallo – e a volte esagera. Comunque vivace, ma poco concreto (21′ st OKAKA 5,5: non brillante, ma non può fare molto di più; sicuramente non cambia la partita, che era già incanalata verso la sconfitta).

FISCHNALLER 5,5: il lungo applauso che gli tributa il Benelli all’uscita dal campo è un premio per l’abnegazione di questo giocatore che sicuramente ha dato tutto anche stasera. Purtroppo non con grandi risultati, un paio di palloni poteva sfruttarli decisamente meglio (40′ st Motti sv).

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