giovedì
21 Maggio 2026

Antonio Patuelli sarà presidente dell’Abi anche per il prossimo biennio. «Ma sarà l’ultimo mandato»

Antonio Patuelli, presidente de La Cassa di Ravenna Spa, è stato nuovamente confermato anche alla presidenza dell’Abi, l’Associazione Bancaria Italiana. Ruolo che Patuelli ricopre ininterrottamente dal gennaio del 2013, quando sostituì il dimissionario Giuseppe Mussari, travolto dallo scandalo del Monte dei Paschi di Siena. Il mandato è stato più volte rinnovato, ora anche per il prossimo biennio, come conferma all’Ansa Camillo Venesio, vice presidente Abi e Ad di Banca del Piemonte.

«Esco da un comitato esecutivo dove si è confermata una grande prova di unità del mondo bancario italiano – ha commentato -. Abbiamo, con le dichiarazioni di tutti i componenti del comitato esecutivo, indicato Antonio Patuelli come presidente dell’Abi per il prossimo biennio». Ci sarebbe stata «grande coesione, grande unanimità». Venesio ha anche rivelato che Patuelli avrebbe richiesto espressamente che questo possa essere il suo ultimo mandato alla guida dell’Abi. «Tutti hanno espresso un’estrema positività e gratitudine ad Antonio Patuelli per il ruolo che ha svolto in maniera ottima in rappresentanza dei legittimi interessi delle banche in questi anni».

L’Abi «ha preso una decisione importante, avvieremo il processo di modifiche statutarie in modo tale che si possa ampliare la platea di coloro che possono essere nominati in comitato esecutivo e di conseguenza di coloro che possono diventare presidente dell’Abi».

In via Cavour arriva l’Atelier Tecnico di Tbt: «Per avvicinarci ai nostri clienti e contribuire alla vitalità del centro»

Un nuovo spazio espositivo in pieno centro storico, per conoscere più da vicino la realtà di Tbt e fissare appuntamenti personalizzati: l’azienda di serramenti e infissi raddoppia, con l’apertura (dallo scorso 16 maggio) dell'”Atelier Tecnico” di via Cavour 29A. «Un ritorno alle origini – spiega Riccardo Caroli, socio di Tbt -, la prima sede della nostra azienda, inaugurata 55 anni fa, era proprio nel cuore della città»

All’interno dell’Atelier sarà possibile osservare una selezione di campioni dei prodotti Tbt, con un sistema di esposizione a rotazione. «Un luogo concepito non solo per incuriosire chi passeggia nel centro cittadino, ma soprattutto per agevolare l’incontro con clienti, progettisti e professionisti – continua Caroli -. offrendo un punto di contatto più comodo e immediato rispetto alla nostra sede in via Achille Grandi 25, alle Bassette, che resterà il cuore della nostra attività operativa».
Proprio con l’idea di favorire l’incontro e lo scambio tra professionisti, l’Atelier ospiterà un ciclo di conferenze divulgative e incontri dedicati ai principali attori del settore, tra architetti, ingegneri e stakeholder del comparto edile.

In vetrina, un grande display funzionerà a ciclo continuo come info point, per mostrare le novità e la storia aziendale di Tbt. Lo spazio espositivo è aperto e a ingresso libero lunedì, martedì, mercoledì e venerdì dalle 15.30 alle 19 e sabato mattina dalle 9.30 alle 12. In orari diversi da quelli indicati, è possibile fissare un appuntamento per una consulenza e un consiglio sulle proprie esigenze.

«Il centro storico rappresenta per noi un grande valore aggregativo da preservare – conclude Caroli -. abbiamo pensato di dare un nostro piccolo contributo nel mantenere la sua vivacità».

Ricorso contro il CCS Pianura Padana: Greenpeace e ReCommon chiedono l’annullamento al Tar

Greenpeace Italia e ReCommon hanno presentato un ricorso al Tar del Lazio contro il progetto CCS Pianura Padana. Il ricorso chiede l’annullamento del decreto del ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica sulla compatibilità ambientale dell’impianto.

Cos’è il CCS

La sigla CCS sta per “Carbon Capture and Storage”, cioè cattura e stoccaggio di anidride carbonica (CO2), uno dei gas più climalteranti prodotti dalle attività industriali. Il primo impianto di questo genere in Italia è stato progettato in joint venture da Eni e Snam, le due maggiori aziende italiane a controllo pubblico nel settore dell’energia fossile. La prima fase pilota si chiama CCS Ravenna, è già attiva da settembre 2024 e prevede di stoccare 25mila tonnellate annue di anidride carbonica emesse dalla centrale Eni di trattamento del gas naturale a Casal Borsetti. La CO2 viene sotterrata nei giacimenti esauriti di metano al largo dalla costa ravennate, a 3mila metri di profondità.

La seconda fase del progetto, denominata CCS Pianura Padana, è pianificata per il 2030 e prevede che l’impianto raccolga fino a 4 milioni di tonnellate all’anno di CO2 provenienti dai distretti industriali di Ravenna e Ferrara, da collegare tramite 80 km di condutture. L’anidride carbonica arriverà alla centrale di Casal Borsetti, dove sarà liquefatta, trasportata al largo di Porto Corsini e da lì iniettata nel sottosuolo. È contro questa seconda fase che si oppone il ricorso di ReCommon e Greenpeace.

A sua volta il CCS Pianura Padana sarebbe parte del CCS Integrato Callisto, che vedrebbe anche il coinvolgimento della Francia. Obiettivo finale dell’intera opera è quello di stoccare fino a 16 milioni di tonnellate di CO2 all’anno nei diversi giacimenti esausti di idrocarburi a largo di Ravenna e sviluppare una rete di infrastrutture necessarie a costruire un mercato dell’anidride carbonica nel Mediterraneo. Snam prevede di investirci 800 milioni di euro. Il progetto è di natura commerciale: oltre che per l’utilizzo diretto da parte di Eni, l’infrastruttura è stata pensata per essere messa a disposizione di altre aziende che hanno necessità di abbattere le loro emissioni. In particolare il CCS servirebbe ad assorbire l’anidride carbonica prodotta dai settori industriali considerati difficili da convertire all’energia pulita (hard-to-abate), come per esempio i cementifici, la siderurgia e la petrolchimica.

L’obiettivo del ricorso

Le due associazioni ambientaliste hanno chiesto l’annullamento del decreto del ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica, emanato lo scorso 30 gennaio, che ha dato la valutazione positiva di impatto ambientale (Via) al CCS Pianura Padana. «Il ricorso contesta il frazionamento dell’opera, attuato approfittando di un iter autorizzativo più agile», riassumono Greenpeace e ReCommon in una nota. «Il tutto con potenziali effetti negativi sull’ambiente e sul paesaggio dei fragili territori costieri e delle province di Ferrara, Ravenna e Rovigo, oltreché dell’Alto Adriatico». 

«I motivi del ricorso al Tar partono dalla scelta, secondo Greenpeace Italia e ReCommon illegittima, di frazionare un progetto unico iniziando la fase pilota dello stoccaggio in mare senza una valutazione complessiva di impatto ambientale dell’intero intervento», prosegue la nota. «L’unica parte sottoposta finora a un’effettiva valutazione di impatto ambientale è quella relativa alle infrastrutture su terraferma, denominata CCS Pianura Padana. Ma è evidente l’interdipendenza della parte in mare e di quella su terra dello stesso grande progetto, compresa la seconda fase e il suo futuro sviluppo internazionale che gli ha garantito lo status di “Progetto di interesse comune” della Commissione europea. Nella fase industriale 2, il progetto prevede di trasportare e stoccare nei giacimenti a largo di Ravenna anche una parte della CO2 emessa dagli impianti industriali francesi di Fos, Etang de Berre e della valle del Rodano, che verrebbe trasportata su navi e camion. Un progetto avveniristico, con un computo energetico importante, che non viene per niente considerato nella valutazione di impatto ambientale ministeriale, e la cui analisi costi e benefici richiesta da ReCommon alla Commissione europea non è stata tuttora divulgata pubblicamente».

Greenpeace Italia e ReCommon hanno partecipato alle fasi di consultazione pubblica nell’ambito del procedimento di valutazione ambientale del progetto CCS Pianura Padana. Fra settembre 2024 e aprile 2025 hanno presentato varie osservazioni, «buona parte delle quali non hanno trovato risposte adeguate da parte della società proponente», denunciano le due associazioni. La procedura rientrava nell’ambito del Pnrr-Pniec ed era quella accelerata applicata a progetti definiti di “sicurezza energetica”, con tempi dimezzati per la consultazione pubblica. «Greenpeace Italia e ReCommon hanno riscontrato delle carenze della valutazione di incidenza (Vinca), in particolare rispetto agli impatti sulle 12 zone protette che dovrebbero essere direttamente o indirettamente impattate dal progetto CCS Pianura Padana», afferma il comunicato.

«Dalla documentazione del progetto emergono, a nostro avviso, criticità che non sono state adeguatamente approfondite prima del rilascio della Via in termini di sicurezza, ambiente e impatto sulle aree protette», spiegano gli avvocati Luca Maria Brigida e Matteo Ceruti, legali delle associazioni ricorrenti. «Per questo le associazioni hanno deciso di rivolgersi al Tar. Se tali carenze istruttorie saranno accertate dal giudice amministrativo, verrebbero confermati anche i timori sui rischi di significativi impatti che il progetto CCS Pianura Padana potrebbe comportare, senza sufficienti garanzie sulla sua sostenibilità nel lungo periodo. Inoltre nel ricorso sono state evidenziate delle carenze nella valutazione dell’incidenza reale della sismicità, della liquefazione dei terreni e degli impatti della subsidenza e delle alluvioni che sempre di più stanno colpendo l’Emilia Romagna».

I rischi del CCS per la salute e l’ambiente

Lo stoccaggio di CO2 rientra tra le strategie di decarbonizzazione promosse dall’Ue per rispettare l’Accordo di Parigi sulla neutralità climatica entro il 2050. Tuttavia non si tratta propriamente di decarbonizzare, bensì di continuare a inquinare ma sotterrando le emissioni. Si è scelto di metterle nel sottosuolo al largo di Ravenna perché lì ci sono molti giacimenti di metano esauriti o in via di esaurimento, con la capacità di accogliere 500 milioni di tonnellate di CO2 secondo Eni e Snam. Così facendo il cane a sei zampe eviterà di smantellare le sue piattaforme offshore, come prevede la legge italiana una volta terminata l’attività estrattiva. Secondo una stima di Enrico Gagliano, docente di diritto dell’energia all’Università di Teramo, il mancato smontaggio delle piattaforme comporterà un risparmio di 3,15 miliardi di euro per Eni.

In occasione dell’avvio del progetto, l’amministratore delegato di Eni Claudio Descalzi aveva dichiarato che «la cattura e lo stoccaggio della CO2 è una pratica efficace e sicura per abbattere le emissioni delle industrie energivore le cui attività non sono elettrificabili». Al contrario le due associazioni temono rischi di dispersione di anidride carbonica in caso di terremoto, sia dalle condutture che dai bacini sotterranei. Con una concentrazione del 4% nell’atmosfera, la CO2 provoca una serie di effetti sull’uomo che vanno dall’intossicazione alla perdita di coscienza e al coma, fino alla morte. Inoltre, se finisse in mare, la CO2 farebbe impennare l’acidità dell’Adriatico con conseguenze devastanti per l’intero ecosistema.

Un grave disastro legato alla dispersione di anidride carbonica è avvenuto nel 1986 in Camerun: la fuoriuscita di CO2 da un bacino sotto al lago Nyos, a causa di un’eruzione vulcanica, provocò la morte di oltre 1.700 persone e 3.500 capi di bestiame. In quel caso si trattò di un tragico evento naturale, ma fa comprendere le conseguenze dell’elevata presenza di CO2 in aria. Inoltre c’è un precedente legato a un impianto artificiale: a febbraio 2020 l’intera popolazione di Satartia nel Mississippi (Usa) ha dovuto evacuare a causa della rottura di un gasdotto per il trasporto di anidride carbonica. In definitiva, sotterrare anidride carbonica nel sottosuolo significa lasciare un’eredità pesante al territorio, soprattutto alle generazioni future. Il tema riguarda sia gli abitanti di Alfonsine e Pontelagoscuro (Ferrara), che potrebbero trovarsi a vivere a pochi metri dalle condutture, sia i residenti lungo la costa ravennate. Ad oggi non risultano valutazioni degli impatti ambientali futuri per questa tecnologia ancora recente e dai rischi sconosciuti, né appositi protocolli medici e di sicurezza da far scattare in caso di incidente.

«Rischio di buco nero per le finanze pubbliche»

Secondo Elena Gerebizza di ReCommon, il progetto del CCS «punta ad allungare la vita di infrastrutture fossili e addirittura costruirne di nuove, dietro la falsa promessa di una cattura “permanente” della CO2 tutta da provare. Questo si aggiunge alle criticità importanti che abbiamo rilevato non solo sulla costruzione ma anche sul funzionamento e il mantenimento del progetto, che potrebbero generare costi sociali, ambientali ed economico-finanziari per le casse dello Stato nell’ordine di decine di miliardi. Il CCS Pianura Padana rischia di diventare un buco nero per le finanze pubbliche, favorendo l’accelerazione dei cambiamenti climatici invece di ridurla».

Aggiunge Simona Abbate, campaigner energia e clima di Greenpeace Italia: «La sicurezza energetica dell’Italia e dell’Europa si costruisce accelerando una vera transizione verso le fonti rinnovabili, l’efficienza energetica e l’elettrificazione, non investendo miliardi in false soluzioni come la cattura e lo stoccaggio della CO2. Per Greenpeace il CCS è soprattutto un modo per le industrie fossili di buttare fumo negli occhi all’opinione pubblica: promettere di catturare le emissioni domani per continuare oggi a garantirsi profitti da petrolio e gas e rallentare la transizione energetica di cui abbiamo urgente bisogno».

Nuovo presidio in piazza per Gaza e la Flotilla

Nuova mobilitazione oggi pomeriggio a Ravenna a sostegno del popolo palestinese e della Global Sumud Flotilla. L’appuntamento (dopo quello del 18 maggio, vedi foto tratta dalla pagina social di Ravenna in Comune) è per oggi (mercoledì 20 maggio) alle 18.30 in Piazza del Popolo, dove associazioni, attivisti e cittadini torneranno in piazza per chiedere la fine del blocco su Gaza e denunciare le responsabilità internazionali nel conflitto.

La manifestazione nasce anche come risposta agli ultimi sviluppi che hanno coinvolto la spedizione umanitaria diretta verso Gaza, con alcune imbarcazioni della Global Sumud Flotilla fermate e attaccate dalle forze armate israeliane durante il tentativo di portare aiuti umanitari nella Striscia. Nel post diffuso sui social si parla di “atti di pirateria internazionale” e di spari contro barche e attivisti disarmati.

“La solidarietà internazionale non si ferma”, si legge nella locandina dell’iniziativa, che invita i partecipanti a “non restare in silenzio” contro il blocco di Gaza e “contro il genocidio del popolo palestinese”. Tra gli obiettivi della mobilitazione anche il rilancio delle campagne Bds, il movimento internazionale che promuove boicottaggio, disinvestimento e sanzioni contro Israele. Alla manifestazione sarà presente anche Carlo Alberto Biasioli, skipper della nave Morgana che aveva partecipato alla spedizione dell’anno scorso venendo arrestato dai militari israeliani. Gli organizzatori invitano i partecipanti a portare “fischi e pentolini” per “fare rumore per la giustizia, per la libertà, per Gaza”.

L’iniziativa è promossa da realtà solidali e gruppi cittadini impegnati sul tema palestinese, tra cui “Sanitari per Gaza Ravenna” e la campagna “#DigiunoGaza”.

Boschetti (centrosinistra): «La priorità è il tema abitativo. Va innovato il prodotto turistico»

Pubblichiamo la prima delle interviste ai quattro candidati a sindaco di Cervia, in vista delle elezioni del prossimo weekend. Partiamo con quello del centrosinistra, il primo a inviarci le risposte alle nostre domande.

Una premessa valida per tutti e quattro: si tratta di risposte che abbiamo ricevuto per iscritto perché ci è sembrato giusto dare loro la possibilità di presentare la propria candidatura nella maniera più completa possibile. È evidente che qualora alcune risposte dovessero essere incomplete o fuorvianti, ogni cittadino potrà trarre le proprie conclusioni.

Nome: Mirko.
Cognome: Boschetti.
Età: 31 anni.
Stato civile: Celibe.
Titolo di studio: Laurea Magistrale in Giurisprudenza.
Professione: «Ex dipendente».
Veicoli e immobili di proprietà: «Una Toyota Aygo ibrida (che sto finendo di pagare con una finanziaria). Convivo in affitto, quindi non ho immobili di proprietà».
Ultimo reddito dichiarato: «25.235 euro (reddito complessivo da dichiarazione dei redditi del 2025)».

Precedenti esperienze in politica: «Assessore uscente ai lavori pubblici, attività produttive, patrimonio, politiche europee».
Tessere di partito al momento e in passato: «Quella del Pd».

Liste che lo sostengono: Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Partito Repubblicano Italiano, Alleanza Verdi Sinistra, Lista civica Per Cervia, Cervia Fare Comune.

Screenshot

Perché si candida a sindaco?
«Io penso che la politica sia il principale modo per provare a dare un contributo a migliorare la vita delle persone e delle nostre comunità, e in questo caso di Cervia . È con questo spirito che quando mi hanno chiesto la disponibilità, anche perché ero tra le proposte più aggreganti per costruire un largo progetto di coalizione, ho accettato con grande entusiasmo, consapevole della grande responsabilità. Ascolto, dialogo e scelte condivise saranno i principi che ispireranno il mio mandato se i cittadini di Cervia mi daranno la loro fiducia. Vorrei provare ad essere il sindaco di tutti, affrontando con serietà ogni tema, da quelli più piccoli a quelli più di visione futura».

Tre priorità tre del suo mandato da sindaco?
«A mio avviso la priorità della priorità è il tema abitativo. A fronte di una forte urbanizzazione degli ultimi decenni, sono diminuite le opportunità abitative anche per i giovani cervesi e non solo. Dobbiamo stimolare sviluppo Ers e formule abitative calmierate. Questo tema si ripercuote con quello dei servizi per i cittadini, e in particolare per la terza età. Su questo secondo tema dovremo cercare di migliorarci, rafforzando e ampliando i servizi, come ragionare sull’ampliamento Busignani o sviluppo Cohousing per chi ha un livello di autonomia maggiore. Inoltre abbiamo necessità di affrontare il tema dello sviluppo equilibrato del nostro territorio anche in relazione al mondo turistico: in particolare vorrei provare a mettere in campo azioni per rivitalizzare e potenziare i nostri centri commerciali naturali, perché se i centri muoiono o si impoveriscono, muoiono le nostre località.

Qual è la maggiore differenza tra lei e gli altri tre candidati?
«Intanto l’esperienza. Sono stato assessore un anno e mezzo e tanti cittadini mi hanno potuto conoscere al lavoro per la serietà e la volontà all’ascolto e al miglioramento di Cervia che cerco sempre di mettere in campo. Inoltre sono candidato di una coalizione ampia, con tante competenze all’interno, una vera squadra, e con buone relazioni istituzionali in Regione e nei comuni confinanti. Nei prossimi anni dovremo lavorare sempre di più come sistema, e non da soli come Cervia, perché molti temi riguardano tanti comuni e da soli non andiamo da nessuna parte».

Ci sono promesse e/o dichiarazioni emerse da questa campagna elettorale false o fuorvianti che vorrebbe denunciare?
«Preferisco non commentare le idee e le proposte degli altri tre candidati di centrodestra. Preferisco occuparmi della mia campagna, pancia a terra, incontrando tante realtà economiche e tanti cittadini. Ho sempre pensato che bisogna guardare prima a se stessi, anche mettendosi in discussione, e credo che tanti cittadini, di qualsiasi orientamento politico, mi abbiano potuto apprezzare per questo mio approccio».

Qual è la sua posizione sulla vicenda Missiroli e che rapporti mantiene oggi con l’ex sindaco?
«È stata una vicenda personale molto dolorosa, che mai sarebbe dovuta finire sui media nazionali soprattutto per rispetto verso una famiglia e due minori. Sono grato a Mattia per avermi dato la possibilità di fare un’importante esperienza amministrativa».

Nel corso dei suoi interventi ha preso le distanze da alcune scelte e comportamenti delle precedenti amministrazioni a guida Pd, soprattutto sul tema della sicurezza. Quali linee intende cambiare, in generale, rispetto al passato?
«Personalmente penso che delle località sicure siano località più vivibili per chi abita qui tutto l’anno, per chi lavora e per chi viene qui come turista. Sul tema sicurezza è importante essere intransigenti. Di concerto con le forze dell’ordine e il prefetto confido che ci metteremo subito a lavorare per rafforzare il controllo sul territorio, ognuno per propria competenza. Poi credo che “il bello attiri il bello”. Quindi occorrerà sempre di più puntare sulla qualità degli intrattenimenti pubblici e privati, sul decoro del nostro territorio, su una migliore illuminazione. Non esiste “la” soluzione per la sicurezza, ma tante azioni che possono rendere più sicuri i nostri spazi.

Tra i temi più discussi di questa campagna elettorale c’è anche la “discarica” di Montaletto. Quale soluzione propone?
«Posto che il secondo “sito” ha subito già uno stop da Arpae e bisognerà presidiare affinché non sorga mai, sul primo il processo tecnico autorizzatorio è già avanzato e c’è un ricorso al Tar pendente su cui aspettiamo tutti l’esito. Io ho sempre pensato e detto che salute e ambiente sono due principi su cui non si può mai retrocedere. Penso che dovremo andare a trattare direttamente con l’impresa privata e gli enti per trovare soluzioni alternative meno impattanti».

Come candidato più giovane, ritiene che Cervia offra oggi sufficienti opportunità ai giovani? Su quali ambiti sarebbe necessario intervenire?
«Penso che Cervia sia una città piena di opportunità ma che negli ultimi anni si è sviluppata molto di più sulle opportunità turistiche e meno su quelle sociali e pubbliche per i residenti. Molti giovani per ritrovarsi insieme in luoghi chiusi sono costretti a prendere l’auto e ad andare a Cesena, Forlì o Ravenna. Dopo avere risolto i problemi strutturali dovremo aprire l’ex Conad come spazio multifunzionale anche per le associazioni giovanili. Inoltre avremo bisogno di riqualificare i nostri spazi sportivi, molti dei quali hanno diverse necessità anche dovute al fatto che sono datati».

Turismo: quale modello si immagina per Cervia? Ci sono rischi legati all’overtourism o all’economia precaria che il turismo rischia di diffondere?
«Più che di modello turistico bisognerebbe parlare di prodotto turistico che va innovato puntando sempre di più sulla qualità, internazionalizzazione, ambiente, cultura e benessere. È vero che il turismo è un’economia precaria, e non è l’unica, ma nelle nostre località è la nostra principale “industria” da tanti anni, che coinvolge anche un indotto importante di commercio, ristorazione e aziende artigiane che comunque lavorano tutto l’anno. Allo stesso tempo c’è bisogno di svilupparlo in senso equilibrato, per impedire che “attività”, con il proprio modello, creino danni al 99% di attività economiche, all’ambiente o alla cittadinanza stessa. Per fare questo bisogna anche essere più intransigenti sul rispetto delle regole, anche per quanto riguarda le “piccole cose” che comunque creano disagio, come, ne cito una tra tante, i parcheggi selvaggi. Insomma: equilibrio e qualità saranno le parole d’ordine dei prossimi anni».

«Gli arrivi dei pullman turistici non sono decorosi e il centro ha bisogno di altro,oltre al cibo»

Gli orari di apertura dei negozi in centro a Ravenna sono ormai consolidati a misura di turista, ma servirebbe qualche altra attività oltre alla vendita di cibo e un miglioramento dei luoghi di arrivo dei pullman che sono il biglietto da visita della città per i visitatori. È la sintesi del pensiero di Laura Gramantieri, guida turistica da 24 anni. La 55enne ravennate è la presidente dell’associazione Oriente Occidente nata nel 2002: «Siamo cinque guide, io sono l’unica che svolge il lavoro a tempo pieno, le altre hanno anche altre occupazioni, ma tutte ci siamo da 24 anni. Avere un’associazione ci consente di fare squadra soprattutto per ottimizzare le richieste dei clienti e gestire al meglio la burocrazia».

La conversazione parte dai punti più critici della proposta turistica cittadina. Gramantieri non ha dubbi nell’indicare piazzale Moro e piazza della Resistenza, gli spazi dove approdano gli autobus dei turisti. In particolare il parcheggio in darsena: «Non può essere considerato un luogo decoroso. È una segnalazione che facciamo da tempo all’amministrazione comunale e ogni tanto si dice che verrà fatto qualcosa per riqualificare quel punto, ma nulla cambia».
A parte l’aspetto urbanistico-estetico, si presenta un più grave problema di accessibilità: «Se c’è una persona in sedia a rotelle non è così facile farla arrivare in centro che è oltre la linea ferroviaria. Ci sono ben due sottopassaggi, quello della stazione e quello di via Pallavicini. Eppure quasi sempre entrambi gli ascensori non sono utilizzabili perché vengono vandalizzati. La soluzione è passare da via Candiano, ma non è così bello attraversare i binari. Senza dimenticare che poi si arriva nella zona dei giardini Speyer che non offre uno scenario accogliente tra sporcizia sotto i portici, cantieri inniti e asfalti distrutti». Va poco meglio per chi approda in piazzale della Resistenza: «Non ci sono problemi per le persone con disabilità, ma il percorso lungo le mura storiche non è mai stato realmente riqualificato e non c’è un percorso fatto a misura di turista».

Una criticità, secondo la presidente di Oriente Occidente, è nel tipo di attività economiche che animano il centro: «Principalmente pizzerie, kebab e paninerie. Per l’esperienza di visita sarebbe più piacevole anche qualche attività diversa e non sto pensando ai prodotti tipici, ma a botteghe vere. E lo dico prima di tutto da residente che vorrebbe un centro città vissuto dai residenti. Peraltro, anche se si considera che il turista deve mangiare, spesso cerca qualcosa di più locale, più autentico di un kebab. Per non parlare dei ragazzini in gita, quelli cercano il McDonald e nient’altro, non la piadina». Il dibattito locale sull’offerta turistica da tempo si interroga sull’opportunità di arrivare a un biglietto unico per visitare monumenti statali e delle diocesi. Per Gramantieri è un falso problema: «Non mi sembra che sia presente in tutte le città in cui il turismo funziona. Ormai tutti gli ingressi si acquistano online e questo facilita le cose. In effetti resto sempre abbastanza sorpresa delle file alle biglietterie, anche con persone giovani che non hanno problemi di dimestichezza con internet». Una limitazione vera invece è la mancanza di omogeneità degli orari di apertura dei siti statali: «Il battistero degli Ariani è aperto tutto il giorno solo da venerdì a sabato, negli altri giorni è visitabile solo al mattino. C’è carenza di personale e non si riescono a coprire i turni, ma è un deficit importante per la domanda dei turisti».

Le categorie più frequenti per gli incarichi, da sempre, sono famiglie in cerca di un’esperienza più dettagliata e scolaresche in gita. Non figurano i crocieristi: «Per la nostra esperienza sono un dieci percento dei clienti». Con il passare del tempo è cambiato il profilo del turista: «Il visitatore va di fretta. I tour di tre ore ormai sono impossibili, anche perché dopo due ore già si abbassa l’attenzione dei partecipanti. In generale il turista di oggi direi che è più “viziato” con delle richieste che vanno oltre le nostre competenze, come per esempio andare a prenderlo al parcheggio di arrivo, finiamo per essere quasi babysitter. E la cosa che noto sempre di più è la fatica a camminare. Non parlo di anziani, parlo di persone giovani in salute: 500 metri sembrano una distanza enorme e vorrebbero fare ogni spostamento in auto». Nel futuro di Ravenna c’è il rischio di fare i conti con l’iperturismo come avviene in altre città? Gramantieri è sicura: «Non affronteremo situazioni che vediamo in altre realtà. Per due motivi: Ravenna è logisticamente complicata da raggiungere: strade e treni non facilitano gli afflussi. E poi non ha le strutture ricettive per i grandi numeri: in centro c’è qualche albergo, ma non certo di dimensioni che muovono i grandi gruppi organizzati del turismo di massa».

In casa aveva 11 piante di canapa e una vera e propria serra: arrestato un 56enne a Marina di Ravenna

Intervento della polizia nella notte tra lunedì e martedì a Marina di Ravenna, dove un uomo di 56 anni è stato arrestato con l’accusa di coltivazione e detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio. Secondo quanto riferito dalla questura, tutto è partito durante un controllo di routine in zona, quando i poliziotti hanno percepito un forte odore riconducibile alla marijuana provenire da un’abitazione. Gli accertamenti hanno quindi portato alla perquisizione dell’immobile occupato dal 56enne, residente nella località costiera ravennate. All’interno della casa gli agenti hanno trovato undici piante di canapa indiana in avanzato stato di crescita, marijuana già confezionata e una vera e propria serra indoor completa di lampade Uv, ventilatori, fertilizzanti e bilancini di precisione.

L’uomo è stato arrestato con l’accusa di produzione, traffico e detenzione illecita di sostanze stupefacenti. Dopo il rito direttissimo, il giudice ha convalidato l’arresto.

Il museo d’arte di Ravenna inaugura una galleria permanente con le fotografie di Paolo Roversi

Dal 21 maggio il Mar – Museo d’Arte della città di Ravenna ospiterà all’ultimo piano la Galleria Paolo Roversi, uno spazio permanente dedicato al grande fotografo ravennate di moda, tra i più influenti della fotografia contemporanea internazionale. La galleria presenta un percorso immersivo che attraversa l’universo visivo dell’artista: ritratti iconici, fotografie di moda e nature morte si alternano in un ambiente che richiama lo spazio dello studio, luogo centrale della sua pratica creativa.

Il lavoro di Roversi si riconosce per un’estetica sospesa e intensa, in cui le immagini sembrano emergere dal buio o dissolversi nella luce. I suoi scatti, spesso realizzati con tecniche analogiche e lunghe esposizioni, restituiscono una visione poetica e fuori dal tempo, dove il corpo e il volto diventano presenze fragili e luminose.

Allestita dalla scenografa Ania Martchenko e con la progettazione illuminotecnica di Silvestrin & Associati, la Galleria Paolo Roversi si presenta come un viaggio nella mente dell’artista. Attraversando un corridoio che è come una piccola cosmogonia – dove spiccano i ritratti di Kate Moss, Stella Tennant, Natalia Vodianova – si arriva a un vestibolo, un piccolo respiro dai toni fantasmatici. Da qui si accede al centro del labirinto – lo Studio, al tempo stesso un teatro scarno, dove le immagini prendono forma, e un ambiente quasi rituale, in cui si apre una soglia verso una dimensione diversa, governata dalla luce. Nella stanza dello Studio al Mar, si trova una quadreria che distilla l’arte di Roversi nelle sue fondamenta: ritratti, moda, nature morte, frammenti illuminati dalla luce della sua torcia e ombre che inghiottono il resto. La stanza si apre a due direzioni: da una parte l’Archivio, con le pareti di cartone e il lungo tavolo che l’attraversa, dall’altra la stanza delle Muse, tra i cui tessuti appaiono Naomi Campbell, Golshifteh Farahani, Rihanna e la figlia Stella. Nella Galleria, passando tra spazi chiari e oscuri, luoghi di luci o ombra, si scoprono le tante sfumature di Roversi: nudi lattiginosi, ritratti di moda che paiono emanare una fiamma opalescente, nature morte che sembrano prendere vita, surreali stanze vuote e doppie esposizioni. Roversi ricorda sempre l’impatto che hanno avuto, nel costruire la sua estetica, lo sfavillio dei mosaici di Sant’Apollinare, San Vitale e Galla Placidia, e l’atmosfera rarefatta della sua città natale avvolta dalla nebbia.

Il progetto nasce dalla collaborazione tra il museo, il Comune di Ravenna e professionisti internazionali e si inserisce nel percorso avviato con la mostra Paolo Roversi – Studio Luce, che il museo ha dedicato all’artista tra il 2020 e il 2021. La Galleria Paolo Roversi è stata realizzata anche grazie al Progetto europeo Value Plus (programma Interreg Italia–Croazia), Enel Green Power e al contributo di Marcegaglia, RM Srl Industrial Machinery, Service Srl.

Le elementari potranno aprire il 31 agosto per due settimane di attività extrascolastiche sportive, culturali ed educative

La Regione Regione Emilia-Romagna investe 3 milioni di euro in una sperimentazione che consentirà alle scuole primarie di restare aperte dal prossimo 31 agosto al 14 settembre, nelle due settimane che precedono l’avvio dell’anno scolastico fissato al 15 settembre.

Il progetto, condiviso con i territori e realizzato dai Comuni, nasce con l’obiettivo di sostenere le famiglie nella conciliazione tra tempi di vita e lavoro, offrendo ai bambini attività extrascolastiche sportive, culturali ed educative in un periodo dell’anno spesso privo di servizi dedicati. Le scuole potranno così trasformarsi in spazi aperti alla comunità, con attività organizzate anche grazie al coinvolgimento di educatori, associazioni ed esperti esterni. Sono previsti laboratori creativi e culturali, sport, musica, gioco e momenti di socializzazione pensati per accompagnare gli alunni che vorranno partecipare verso il nuovo anno scolastico in un clima di relazione e benessere.

Nella provincia di Ravenna saranno coinvolti il Comune di Ravenna, l’Unione dei Comuni della Bassa Romagna e l’Unione della Romagna Faentina, inseriti nella prima fase della sperimentazione regionale che interesserà complessivamente 42 Comuni e Unioni di Comuni delle aree Atuss.

La Regione punta a rendere strutturale il progetto a partire dall’anno scolastico 2027-2028, estendendolo progressivamente a tutti i territori che vorranno aderire. La sperimentazione lascerà ai Comuni coinvolti la possibilità di interpretare il progetto adattando l’offerta secondo le proprie esigenze e caratteristiche: disponibilità delle strutture scolastiche e compatibilità con altre offerte educative, valorizzando reti locali, associazioni, realtà sportive e culturali. Un modello flessibile che punta a dare risposte alle esigenze dei singoli territori per qualificare sempre di più l’offerta educativa.

Il sindaco: «Il nuovo bosco tra Marina e Punta Marina potrebbe accogliere i pavoni»

Il bosco di circa 90 ettari in costruzione tra Marina di Ravenna e Punta Marina, come misura di compensazione per il rigassificatore in mare, potrebbe essere la destinazione dove trasferire i pavoni che oggi stanziato a Punta Marina tra strade, pinete e giardini privati. Lo ha detto il sindaco di Ravenna, Alessandro Barattoni, ieri sera, 18 maggio, in un incontro pubblico alla sala Strocchi del primo circolo Pd in cui ha risposto alle domande della giornalista Federica Angelini di Ravenna&Dintorni per un’intervista sul primo anno di mandato.

Il primo cittadino, che poco prima di sedersi davanti alla platea ha risposto alle domande proprio sui pavoni di un inviato del programma Rai “La Vita in Diretta”, ha voluto sottolineare che i volatili non sono di proprietà del Comune: «Troveremo una soluzione. Penso, per esempio, che l’area boschiva che nascerà a Punta come compensazione per il rigassificatore potrebbe essere una destinazione naturale per almeno una parte di questi animali, che sono nella località da trent’anni».

La fattibilità della cosa non potrà essere determinata prima di avere un conteggio certo sugli esemplari: «È in corso un censimento che ci dirà quanti sono rispetto a tre anni fa e quanti sono i maschi che sono quelli più problematici per il verso che emettono». Il sindaco ha ribadito come l’aggravarsi del problema, ossia la presenza di tanti animali tra case e strade, è dovuto anche al comportamento sbagliato di chi dà loro da mangiare.

Infine un accenno al peso della problematica per la comunità: «Lo scorso ottobre sono stato a Punta Marina per un’assemblea cittadina in cui abbiamo presentato i progetti per il nuovo viale dei Navigatori (altra compensazione del rigassificatore, ndr). Nella sala c’erano duecento persone e c’è stato spazio per le domande di tutti, ma nessuno ha alzato la mano per segnalare il problema dei pavoni».

Un sabato con il Giro d’Italia femminile a Ravenna: l’arrivo in Darsena davanti al Moro di Venezia

Come già annunciato, il Giro d’Italia Women attraverserà il territorio provinciale sabato 30 maggio (prima tappa Cesenatico-Ravenna). Provenendo da Pisignano e Cannuzzo, la corsa entrerà nel territorio del comune di Ravenna a Matellica (strada provinciale 33, via Principessa Doria e strada provinciale 118) e proseguirà attraversando: Casemurate (sp 118); San Zaccaria (sp 3); San Pietro in Campiano (sp 3); San Pietro in Vincoli (sp 3); Gambellara (sp 3); Ghibullo (ss 67 e sp 5); Roncalceci (sp 3); Ragone (sp 3).

Il percorso coinvolgerà inoltre i comuni di Russi, Bagnacavallo e Alfonsine, per poi rientrare nel territorio del comune di Ravenna dalla via Molinazza attraversando: Savarna (sp 105 e sp 24); Sant’Alberto (sp 24, via Olindo Guerrini e sp 1); San Romualdo (sp 1).

L’ingresso a Ravenna città avverrà da via Sant’Alberto, via Bisanzio e via Teodora. Le atlete percorreranno per tre volte, dopo essere transitate dal traguardo (via della Darsena), il seguente circuito urbano: via Teodora, via Antica Popilia, via L. Cilla, via Rotta, circonvallazione San Gaetanino, via Sant’Alberto, via di Roma, via Cesarea, via Romea, viale Europa, via Stradone, via Secondo Casadei, via Destra Canale Molinetto, via Bellucci, circonvallazione Piazza d’Armi, via Candiano, via della Darsena, via dell’Antico Squero, via della Montecatini, via Romea Nord, via Enrico Mattei, via Teodora. Il traguardo finale, al termine del terzo giro, sarà in via della Darsena (nel tratto antistante al Moro di Venezia).

Il primo ingresso delle cicliste nel territorio a sud del comune di Ravenna (Matellica) è previsto alle 15.50, nella parte nord (Savarna) alle 17.03, mentre a Ravenna città (via Sant’Alberto) alle 17.27. L’arrivo in Darsena è stimato fra le 18.30 e le 18.50. Il Giro Women non è preceduto dalla carovana pubblicitaria.

Viabilità
Sono ancora in corso, con gli organi preposti alla sicurezza, le verifiche necessarie a definire nel dettaglio gli orari di chiusura delle strade coinvolte. È ipotizzabile che le chiusure possano avvenire con un anticipo inferiore rispetto al Giro d’Italia del 17 maggio scorso (due ore e mezza prima del primo ingresso dei ciclisti nel territorio comunale) in assenza della carovana pubblicitaria. Gli orari esatti di chiusura saranno comunicati non appena definiti. Sarà inoltre vietata la sosta lungo tutto il percorso cittadino, con orari da definire.

 

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