Da due 80enne faentini era riuscita a farsi dare oltre 20mila euro
Diceva di chiamarsi Tatiana, mora, carnagione scusa. Una 35enne di origini serbe è stata arrestata nella propria abitazione nel Ferrarese e portata in carcere a Bologna, accusata di essere una truffatrice seriale.
Tra le vittime, due 80enni del Faentino, che si sono rivolti ai carabinieri dopo aver consegnato alla donna ingenti somme di denaro.
Uno dei due anziani aveva ricevuto continue richieste dalla donna dall’ormai lontano novembre 2018: prima 600 euro per pagare l’assicurazione della propria auto che, a suo dire, le serviva per recarsi a lavoro; a gennaio un’altra richiesta di 1.000 euro per un fantomatico sinistro stradale che la vedeva coinvolta; a febbraio 2019, invece, la posta diventa più alta e la donna chiede all’uomo 10.000 euro per poter “sbloccare” un’eredità in Spagna. Non contenta la donna chiede altri 10.000 euro, ma l’uomo non riesce più a esaudire le sue richieste e chiede aiuto a una conoscente, che le da 8.000 euro, convinta del suo stato di bisogno. Passa qualche mese e la donna si ripresenta presso l’abitazione del malcapitato, ma stavolta la richiesta di 10.000 euro non viene esaudita. La conoscente che aveva ceduto i suoi 8.000 euro per una apparente giusta causa, riesce in un’occasione ad annotare la targa dell’auto della truffatrice. L’uomo a quel punto decide di denunciare tutto ai carabinieri.
Così come fatto da un altro anziano, che ai militari ha raccontato una storia simile.
Entrambe le vittime hanno quindi riconosciuto tra alcune foto la donna, che è stata arrestata dai carabinieri dopo la custodia cautelare in carcere disposta dal Gip di Ravenna.
In Emilia-Romagna, dall’inizio dell’epidemia da Coronavirus si sono registrati 26.979 casi di positività, 52 in più rispetto a ieri: di nuovo uno fra gli aumenti giornalieri più bassi mai registrati finora. I test effettuati hanno raggiunto quota 243.883 (+4.705).
Le nuove guarigioni oggi sono 329 (16.572 in totale), mentre continuano a calare i casi attivi, e cioè il numero di malati effettivi a oggi: -299, passando dai 6.801 registrati ieri agli odierni 6.502. Per un differenziale fra guariti complessivi e malati effettivi di 10.070, fra i più alti nel Paese.
Questi i dati – accertati alle ore 12 di oggi, 13 maggio sulla base delle richieste istituzionali – relativi all’andamento dell’epidemia in regione.
Le persone in isolamento a casa, cioè quelle con sintomi lievi, che non richiedono cure ospedaliere, o risultano prive di sintomi, sono complessivamente 5.187, +493 rispetto a ieri. Un incremento dovuto principalmente all’aggiornamento del sistema informativo che ha permesso di azzerare i casi per i quali non era disponibile il dato sul regime di ricovero. I pazienti in terapia intensiva sono 123 (-13). Diminuiscono anche quelli ricoverati negli altri reparti Covid (-219).
Le persone complessivamente guarite salgono quindi a 15.760 (+329): 2.193 “clinicamente guarite”, divenute cioè asintomatiche dopo aver presentato manifestazioni cliniche associate all’infezione, e 14.379 quelle dichiarate guarite a tutti gli effetti perché risultate negative in due test consecutivi.
Purtroppo, si registrano 20 nuovi decessi: 4 uomini e 16 donne. Complessivamente, in Emilia-Romagna sono arrivati a 3.905. I nuovi decessi riguardano 1 residente nella provincia di Piacenza, 4 in quella di Parma, 5 in quella di Reggio Emilia, 1 in quella di Modena, 1 in quella di Bologna (nessuno nell’imolese), nessuno in quella di Ravenna, 2 a Ferrara, nessuno in quella di Forlì-Cesena, 6 in quella di Rimini. Nessun nuovo decesso da fuori regione.
Questi i casi di positività sul territorio, che invece si riferiscono non alla provincia di residenza, ma a quella in cui è stata fatta la diagnosi: 4.391 a Piacenza (5 in più rispetto a ieri), 3.317 a Parma (1 in più), 4.859 a Reggio Emilia (5 in più), 3.837 a Modena (7 in più), 4.437 a Bologna (22 in più), 389 le positività registrate a Imola (0 in più), 977 a Ferrara (0 in più). In Romagna sono complessivamente 4.772 (12 in più), di cui 999 a Ravenna (0 in più), 935 a Forlì (5 in più), 759 a Cesena (5 in più), 2.079 a Rimini (2 in più). In seguito a verifica sono stati eliminati 1 caso da Imola e 1 caso da Parma, in quanto già registrati nei giorni precedenti.
Il sindaco e il Comune di Ravenna al lavoro, in attesa di indicazioni del Governo
Il fotomontaggio con i tavolini dell’Alighieri Caffè in strada
«In attesa di recepire le indicazioni del Governo relativamente alle procedure di ampliamento dell’occupazione di suolo pubblico per permettere a bar e ristoranti di estendere le aree esterne e consentire così una riapertura nel rispetto del distanziamento sociale, siamo già al lavoro in collaborazione con le associazioni di categoria, per semplificare il più possibile le modalità di richiesta, ridurre al massimo i tempi di risposta e azzerare o limitare in maniera sostanziale i costi».
Lo dichiara il sindaco di Ravenna, Michele de Pascale.
L’obiettivo è quello di individuare criteri di riferimento «semplici e snelli»; in questo senso i tecnici comunali «sono già al lavoro per proporre delle soluzioni, sempre nel rispetto della sicurezza».
«Per rispondere a casi con esigenze specifiche – termina il sindaco –, come quelli situati in alcune vie dei lidi, o quelli ubicati in particolari zone del centro storico (a titolo d’esempio il “Quadrilatero del Gusto” fra via Ponte Marino e via IV Novembre) dove lo spazio a disposizione è ridotto e la concentrazione di attività è alta, nelle prossime ore l’amministrazione comunale incontrerà i singoli esercenti, con le associazioni economiche, per definire un progetto uniforme e immediatamente attivabile. Vogliamo mettere in campo, dove è possibile, ampliamenti strutturali h24, dove invece è più difficile, ampliamenti serali con conseguente chiusura del traffico».
Le indicazioni della diocesi per lo svolgimento delle liturgie
A partire da lunedì 18 maggio riprendono le celebrazioni della messa con la partecipazione dei fedeli. Recependo il protocollo firmato la scorsa settimana dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e dalla Cei, la Diocesi di Ravenna ha pubblicato una serie di indicazioni per lo svolgimento delle liturgie che saranno consultabili a breve sul sito www.diocesiravennacervia.it. Di seguito una sintesi
Capienza massima. L’accesso ai luoghi di culto si deve svolgere in modo da evitare ogni assembramento sia nell’edificio sia nei luoghi annessi, come per esempio le sacrestie e il sagrato. Ogni parroco sarà chiamato ad individuare la capienza massima della sua chiesa, tenendo conto della distanza minima di sicurezza tra i posti, che deve essere pari ad almeno un metro laterale e frontale.
Accesso ai luoghi di culto. L’accesso allo spazio celebrativo, in questa fase di transizione, sarà regolato da volontari e/o collaboratori. Dove sarà possibile, si utilizzeranno porte diverse per l’entrata e l’uscita dei fedeli, che rimarranno sempre aperte all’inizio e alla fine della celebrazione per favorire un flusso più sicuro ed evitare che porte e maniglie siano toccate. Ciascun fedele entrando si siederà nel posto libero più distante dall’ingresso. Le procedure di uscita saranno scaglionate a partire dai banchi più vicini alle porte.
Celebrazioni all’aperto. Saranno permesse e consigliate, dove possibili, le celebrazioni all’aperto, mantenendo le distanze previste dall’autorità: anche in questo caso va determinata la capienza massima in funzione dello spazio utilizzato.
Precetto festivo. Resta ancora in vigore la dispensa del precetto festivo per motivi di età e salute. Dove possibile, proseguiranno le trasmissioni in streaming delle celebrazioni per quanti non possano o non ritengano prudente partecipare alla Messa.
Regole di comportamento per i fedeli. Coloro che accedono ai luoghi di culto per le celebrazioni liturgiche sono tenuti a indossare mascherine e a rispettare la distanza di sicurezza. I minori fino a 6 anni di età possono stare seduti di fianco ad un genitore. Durante la Messa non si effettuerà lo scambio della pace e la processione offertoriale. La liturgia potrà essere accompagnata da un organista ma non dalla presenza del coro.
La Comunione. Fra i momenti importanti c’è quello della Comunione che sarà distribuita ai fedeli solo sulle mani e mantenendo la distanza di sicurezza tra un fedele, dopo che il celebrante ed eventualmente il diacono e il ministro straordinario avranno curato l’igiene delle loro mani e indossato guanti monouso e mascherina.
Sacramenti. Da lunedì 18 maggio riprende anche la celebrazione degli altri sacramenti, nel rispetto di tutte le disposizioni contenute nel Dpcm del 7 maggio, fatto salvo per le Cresime che sono rinviate.
La Diocesi metterà a disposizione di tutte le parrocchie un “manifesto” che riassume tutte le misure di sicurezza essenziali che dovranno essere affisse e in evidenza nelle chiese, a partire dalla capienza massima prevista per l’edificio di culto, dal divieto di accesso per chi avesse una temperatura corporea superiore a 37,5 gradi e del mantenimento delle distanze.
Le previsioni della Camera di Commercio in uno studio di Prometeia
Il presidente della Camera di Commercio Giorgio Guberti
Se nel corso del 2019 il sistema produttivo del territorio ravennate, nonostante un contesto internazionale e nazionale in rallentamento ed il permanere di alcune criticità, è riuscito a realizzare performance in linea con quelle regionali e migliori di quelle medie nazionali con indicatori ancora in crescita, secondo gli scenari di previsione di Prometeia e del sistema camerale per il 2020 invece lo scenario si presenta molto difficile a causa della gravissima emergenza sanitaria che ha determinato altrettanto pesanti effetti sia a livello sociale che a livello economico.
«Le conseguenze economiche sul Pil – si legge nella nota inviata ai giornali dalla Camera di Commercio – si risentiranno in quasi tutti i Paesi: a livello mondiale si prospetta nel 2020 un calo attorno al -1,6% (-9,4% il commercio internazionale di merci) rispetto al 2019; la crisi inciderà particolarmente nell’Area dell’Euro, già colpita da un progressivo rallentamento e per la quale viene prevista una pesante variazione negativa del PIL (-5,1%). L’Italia sarà tra i Paesi più in sofferenza e la crisi a livello nazionale, colpirà più duramente le province a vocazione turistica e ricettiva, quelle con forte componente artigiana, formata da piccole e micro-imprese, e le province export-oriented; fra i settori più penalizzati, turismo, pubblici esercizi, servizi alla persona, commercio non alimentare e non essenziale».
Secondo le previsioni di Prometeia, scendendo nel dettaglio territoriale, per il 2020 per la provincia di Ravenna è attesa una diminuzione del valore aggiunto complessivo, rispetto al 2019, pari a -6,4%: una caduta inferiore a quella prevista per l’Emilia-Romagna (-7%) e più o meno in linea rispetto a quella media nazionale (-6,5%). Tutti i settori ne risentiranno, a cominciare dall’industria (-12,7%), a cui si accompagna l’edilizia (-9,2%); a seguire il calo del valore aggiunto agricolo (-4,5%) e del valore aggiunto del settore dei servizi (-4,3%).
In diminuzione risulterà anche il valore aggiunto per abitante: si passerà dai 29.000 euro del 2019 ai 27.200 euro di ricchezza pro-capite nel 2020. Sulla base di queste stime, la ricchezza prodotta dal complesso dell’economia ravennate scenderà a 10,6 miliardi di euro, contro gli 11,3 del 2019.
Se per quanto riguarda le esportazioni, il dato a consuntivo pre-Covid del 2019 mostrava per la provincia di Ravenna ancora un buon incremento annuo (+3,9% rispetto al 2018) e migliore dei risultati dell’export regionale e nazionale (+3,5% e +1,7% rispettivamente), secondo le previsioni di Prometeia questa variabile subirà un duro contraccolpo. I primi a risentirne ed a essere maggiormente esposti saranno proprio le regioni ed i territori a maggior vocazione export: il 2020 infatti dovrebbe chiudersi con un calo delle esportazioni complessive della provincia di Ravenna pari a -11,1%, rispetto al 2019, e sarà più pesante rispetto sia a quello regionale (-9,9%) che a quello nazionale (-10,3%); ma ovviamente, molto dipenderà dalla durata dell’emergenza sanitaria.
Passando al mercato del lavoro, i dati relativi al 2019 hanno fatto registrare, per la nostra provincia, un incremento degli occupati del +2,3%, migliore dell’incremento registrato sia in Emilia-Romagna (+1,4%), sia in Italia (+0,6%). Come ci si aspetta, le stime propendono verso proiezioni negative: nel 2020 le previsioni indicano un -1,7% annuo per l’occupazione ravennate ed in questo caso la diminuzione sarà peggiore rispetto sia a quella stimata per l’occupazione regionale (-1,4%), sia rispetto a quella nazionale (-1,2%).
Per quanto riguarda il tasso di disoccupazione, pari a 4,6% nel 2019, in provincia di Ravenna dovrebbe salire a 7,1% quest’anno; in Emilia-Romagna dal 5,5% del 2019 al 6,7% del 2020 ed in Italia dal 10% all’11%.
In una ottica di ottimismo e speranza, la ripresa è prevista nel 2021, con dati in recupero più accentuato a livello mondiale (+4,6%); a seguire l’Area-Euro (+3,4%) e l’Italia (tra +3,3% e +3,4%). Un buon risultato si stima nel 2021 per l’economia dell’Emilia-Romagna, che dovrebbe arrivare ad un incremento del valore aggiunto del +3,8% ed anche per la provincia di Ravenna con un +3,5%.
«Gli effetti negativi della recessione saranno direttamente correlati alla durata reale dell’emergenza sanitaria – evidenzia Giorgio Guberti, presidente della Camera di commercio di Ravenna –. Poichè siamo di fronte ad una situazione eccezionale, dobbiamo essere consapevoli che saranno necessarie riletture e revisioni costanti delle previsioni economiche, a fronte di uno scenario grave e, soprattutto, in continuo mutamento. In questa fase, particolarmente delicata, tutto il sistema camerale è in prima linea a supporto delle imprese: le Camere di commercio della regione hanno condiviso una linea d’intervento che prevede la costituzione di un fondo finalizzato all’erogazione di contributi in conto interessi attualizzati e all’abbattimento del costo della garanzia alle PMI del territorio per il tramite dei Confidi, per il quale la Camera di commercio di Ravenna ha stanziato un milione di euro rivolto alle imprese del proprio territorio. Questo intervento straordinario si somma a quelli già deliberati per l’anno in corso, oltre ad altri attualmente allo studio che saranno decisi nelle prossime settimane e prevederanno voucher a fondo perduto per le imprese, per un intervento complessivo di circa tre milioni di euro. Uno sforzo enorme, messo in campo in sintonia e unità d’intenti con tutte le Associazioni di categoria del territorio, per dare alle imprese una risposta d’eccezione».
Si tratta di due ex militari e dell’idraulico del paese
La Procura di Ravenna ha chiesto il rinvio a giudizio di tre persone per l’omicidio di Pier Paolo Minguzzi, il 21enne studente universitario, rampollo di una famiglia di imprenditori di Alfonsine, e carabiniere di leva alla caserma di Mesola, nel Ferrarese.
Venne sequestrato a scopo di estorsione la notte del 21 aprile 1987 mentre rincasava, strangolato e gettato nel Po di Volano, incaprettato a una pesante grata sradicata da un casolare abbandonato di Vaccolino.
Tre, secondo quanto riportato dalla stampa locale, sono i reati contestati in concorso: sequestro di persona, occultamento di cadavere e omicidio pluriaggravato.
Sotto accusa, due ex carabinieri all’epoca in servizio alla caserma di Alfonsine: Orazio Tasca, 55enne originario di Gela (Caltanissetta) ma da tempo residente a Pavia; e Angelo Del Dotto, 57enne di Ascoli Piceno. E poi c’è l’idraulico del paese, il 64enne Alfredo Tarroni.
L’udienza è stata fissata davanti al Gup di Ravenna per metà giugno. (Ansa.it)
Condivise le linee guida in un incontro tra Regione, associazioni di categoria, sindacati ed enti locali
Informazione capillare, responsabilizzazione degli ospiti e del personale, distanziamento interpersonale e pulizia rigorosa di tutti gli spazi. L’Emilia-Romagna è pronta a ripartire e, da lunedì 18 maggio, ad accogliere i turisti in sicurezza dopo il lockdown causato dall’emergenza coronavirus.
Sono state condivise questa mattina (13 maggio), in un incontro tra Regione, associazioni di categoria, sindacati e rappresentanti degli enti locali, le linee guida per le strutture ricettive da Piacenza a Rimini. Due documenti – uno per alberghi e residenze turistico-alberghiere, l’altro per campeggi, villaggi turistici e marina resort – con tutte le indicazioni utili per assicurare agli ospiti e al personale che lavora nel settore, un soggiorno sereno e senza rischi.
In particolare, sono l’informazione e la responsabilizzazione le azioni comuni che unificano l’accoglienza in tutte le tipologie di strutture ricettive. A partire dall’arrivo dove gli ospiti dovranno trovare depliant informativi o cartelloni con le indicazioni, in italiano e in inglese, del giusto comportamento da tenere per contenere il virus: dalle raccomandazioni sul mantenimento della distanza sociale e sul lavaggio frequente della mani, agli obblighi di restare al proprio domicilio in presenza di febbre (oltre 37.5°) o se si è stati a contatto con persone positive al Covid-19 nei 14 giorni precedenti all’arrivo, alla consapevolezza e l’accettazione di non poter restare nella struttura in caso di sintomi di influenza e insorgenza di febbre, che vanno dichiarati tempestivamente, così come se si sta soggiornando con una persona che presenta sintomi di contagio.
Per quanto riguarda il distanziamento interpersonale di almeno un metro, va sempre garantito in tutte le fasi, dal check-in al check-out prevendendo anche modalità di prenotazione e pagamento online l’invio telematico delle informazioni necessarie per la registrazione prima dell’arrivo, l’indicazione in caso di registrazioni plurime di un capo-gruppo che tiene i contatti con la reception e, dove possibile, l’attivazione di sistemi di virtual concierge, l’installazione di eventuali modalità di chiusura come la “reception glass”. Il tutto sempre per evitare code e assembramenti di ogni tipo, con la raccomandazione, quando sia difficile mantenere la distanza consigliata, di dotarsi di mascherine, guanti, schermature e ogni altra attrezzatura idonea allo scopo. Distanziamento che vale, ovviamente, anche per il personale della reception (previste anche schermature laterali tra le persone) e per tutti i lavoratori della struttura.
La capienza degli ascensori negli alberghi deve essere tale da consentire il rispetto della distanza interpersonale che può essere derogata in caso di persone che facciano parte dello stesso nucleo familiare o che condividano la camera.
E il mantenimento della distanza deve accompagnare gli ospiti in ogni momento del soggiorno, dalla consumazione dei pasti alla pulizia delle stanze – con facoltà di chiedere che il personale addetto alle pulizie non faccia ingresso in camera.
Per questo sono vietati happy hour, degustazioni, buffet e le consumazioni vanno fatte ai tavoli con menu preferibilmente digitali e su dispositivo del cliente o, in caso di menu cartacei, disinfettati dopo ogni uso.
Vietati gli intrattenimenti danzanti e gli eventi musicali di qualsiasi genere, con la sola eccezione di quelli esclusivamente di “ascolto” con postazioni sedute che garantiscano il distanziamento interpersonale, mentre per l’animazione dei bambini ci si dovrà rifare al protocollo regionale per i Centri estivi.
Sì agli sport individuali praticati sempre nel rispetto delle misure di distanziamento interpersonale, mentre per gli sport a coppie o in squadre valgono le indicazioni fornite dal ministero dello Sport e dalle federazioni per la pratica sportiva. Per quanto riguarda le piscine e aree benessere bisogna far riferimento alle norme di sicurezza che saranno indicate per la riapertura di queste attività, altrimenti occorrerà inibirne l’accesso e l’utilizzo. Mentre per l’utilizzo delle spiagge private valgono le linee guida apposite per gli stabilimenti balneari.
Per quanto invece riguarda meeting, conferenze e riunioni, in attesa di apposita disciplina, nel protocollo per le strutture alberghiere vengono fornite indicazioni sull’accoglienza dei partecipanti, la loro registrazione, l’assegnazione di posti e le modalità di intervento per oratori e moderatori.
Infine, pulizia e disinfezione costituiscono un capitolo importante del protocollo a partire dagli spazi comuni dove devono essere messi a disposizione degli ospiti distributori di gel con una concentrazione di alcol al 60-85% per le mani, alle indicazioni puntuali per il personale che dovranno occuparsi dell’igiene di tutti gli oggetti toccati dai clienti e da loro stessi nel corso della giornata di lavoro.
Mascherine, guanti monouso e disinfettante per superfici dovrebbero essere disponibili, anche a pagamento, degli ospiti che ne facciano richiesta.
E in caso di ospite con sospetto Covid i protocolli forniscono indicazioni precise per la segnalazione alle autorità sanitarie, che deve essere tempestiva, e al trattamento della persona in attesa del parere sanitario e degli eventuali co-soggiornanti, fino alla disinfezione della stanza e allo smaltimento dei rifiuti in sicurezza.
Fusignani: «Nel forese sono punti di riferimento per i cittadini»
Il vicesindaco Fusignani alla riapertura, alcuni mesi fa, del circolo Pri di Santerno
In vista delle riaperture annunciate dalla Regione Emilia Romagna per il 18 maggio il vicesindaco di Ravenna Eugenio Fusignani richiama l’attenzione sui circoli ricreativi.
«Sono in contatto con la Regione – dichiara Fusignani – e in particolare con l’assessore Andrea Corsini, che mi ha ascoltato con grande attenzione. Sono naturalmente favorevole alla ripresa delle diverse attività, che la nostra Regione sta responsabilmente pianificando nel rispetto delle fondamentali regole sanitarie, e in questo contesto mi preme porre l’accento sui circoli ricreativi, che specialmente nel nostro forese rappresentano un servizio molto importante per la cittadinanza, anche per la storia che hanno alle spalle».
«In molti paesi – continua Fusignani – i circoli ricreativi costituiscono dei veri e propri punti di riferimento per i cittadini, spesso gli unici. Invito quindi gli organismi preposti a valutarne l’apertura il più presto possibile, preferibilmente a partire dal 18 di maggio ed eventualmente non troppo oltre questa data. Naturalmente anche in questo caso si dovrà procedere rispettando tutte le misure di sicurezza possibili».
Un questionario verrà inviato agli alunni delle medie. Il sindaco: «Un’offerta alle famiglie»
Cervia potrebbe avere per la prima volta nella sua storia un liceo. «L’idea non ha come obbiettivo solo quello di dare una offerta scolastica in più ai cervesi, ma quella di dare un vero e proprio servizio, un’offerta concreta alle famiglie che vivono in questa bellissima città e non sol», ha dichiarato il sindaco di Cervia Massimo Medri.
«Abbiamo per questo pensato di interpellare le famiglie – rivela quindi Medri – e chiedere il parere di chi dovrà poi usufruire di questo nuovo servizio. Un sondaggio propedeutico all’eventuale futura costituzione di un liceo a Cervia. Per avviare tale percorso abbiamo richiesto la collaborazione di studenti e famiglie tramite la compilazione di un questionario che fornirà elementi essenziali per valutarne la fattibilità a partire dall’anno scolastico 2021-2022».
Il sindaco ringrazia quindi la Provincia di Ravenna «che sta collaborando attivamente con il Comune di Cervia per rendere possibile questo nuovo percorso». Come conferma lo stesso presidente della Provincia, Michele de Pascale, in un video.
Il questionario verrà inviato direttamente agli alunni dalle Direzione Didattiche.
Il fondatore di Wasp, Massimo Moretti: «Abbiamo già almeno tre terreni disponibili, ora serve la volontà politica»
Moretti di Wasp
«La pandemia sta dimostrando quello che molti studi, anche filosofici, avevano già da tempo previsto: la fragilità del modello delle grandi città, con grandi assembramenti, metropolitane e mezzi di trasporto di massa». Un’alternativa a questo modello di sviluppo arriva da Wasp, l’azienda di Massa Lombarda che nel futuro c’era già, quando nel 2012 nacque il progetto di costruire case a km zero, con una stampante 3d.
Ora Wasp è un fiore all’occhiello del territorio, con una quarantina di dipendenti, che è in grado davvero di stampare case in 3d, da quando nel 2015 ha creato BigDelta, una stampante gigante alta 12 metri. «Ora ancor di più vedo per il futuro un ritorno a un tipo di società lontana dai grandi centri – prosegue Massimo Moretti, fondatore e Ceo di Wasp –, con villaggi, non certo come l’antichità, ma tecnologicamente avanzati, dove tutte le tecnologie sono a disposizione, il sapere viaggia liberamente attraverso il web, si produce senza grosse scorte di magazzino, fabbricando in maniera digitale pezzi su misura, quando servono. Questo porterà a un altro approccio, non più industriale, ma di “maker economy”, come mi piace chiamarla, che porterà anche a nuove professioni, in grado di unire computer ma anche campagna, tecnologie e lavoro nei campi».
Una visione di futuro che fa di Moretti e Wasp, secondo molti, dei sognatori… «Ma siamo dei sognatori che già diamo da lavorare a quaranta persone nell’ambito della stampa 3d. Io credo che sia necessaria una volontà politica per portare avanti certi progetti. Noi siamo pronti, abbiamo già un terreno dove poter far nascere il primo villaggio, vicino a Massa Lombarda. Un altro potrebbe esserci messo a disposizione in Sicilia. Un altro ancora, con il supporto della politica locale, potrebbe nascere in Eritrea. Noi non chiediamo soldi alla politica, ma solo di non avere troppi intralci…».
Per progetti così innovativi è spesso la burocrazia il maggior ostacolo. «Le nostre case – continua Moretti – tanto per dare l’idea, sono fatte di terra, paglia e sole. E in Italia terra e paglia vengono considerati rifiuti».
«Ma questo è il modello che abbiamo in mente e noi andiamo in questa direzione. Se non riuscirà a prendere forma qui, lo faremo altrove, dove altri lo riescono a immaginare».
Il casco ideato da Wasp
E la burocrazia, inizialmente, aveva intralciato Wasp anche in questo periodo di emergenza, in cui, su base praticamente volontaria, si è data da fare per contribuire a realizzare dispositivi di protezione individuale. «Siccome il nostro progetto è sempre stato quello di acquisire una base molto flessibile per poterci adeguare alle esigenze – spiega ancora Moretti – è stato naturale nel periodo dell’emergenza concentrarci su questo obiettivo. Abbiamo così ideato diversi progetti, sbattendo però a muso duro contro le normative, che prevedevano una certificazione di almeno sei mesi. Ma essendo poi finiti i dispositivi certificati, le istituzioni hanno dovuto in questo caso sbloccare le norme e permettere l’utilizzo di qualsiasi dispositivo». Tra cui le visiere e i caschi protettivi ideati da Wasp in “open source”, riproducibili quindi ovunque. Ma prodotti in particolar modo proprio nell’azienda di Massa Lombarda che ha a disposizione i macchinari adatti e che per alcune settimane ha rifornito gratuitamente medici e professionisti. «Il nostro primo modo di rispondere all’emergenza è stato appunto quello di condivisione del sapere. Ora invece abbiamo creato un vero e proprio comparto commerciale, riuscendo a vendere in particolare i caschi con il sistema di aerazione (vedi foto, ndr) e in particolare a studi dentistici di ogni parte d’Italia». «Per il futuro – conclude Moretti – noi crediamo che la stampa 3D sarà uno strumento sempre più utile, in un mondo in rapido cambiamento, essendo molto elastico, che permette di iniziare a produrre già da un giorno all’altro. In questa emergenza, per esempio, abbiamo contribuito anche a “sfornare” respiratori modificando le maschere da sub, perfezionare un sistema per evitare che le mascherine non “tirino” più le orecchie, realizzato mascherine su misura, ganci per qualsiasi tipo di filtro. Ora stiamo pensando a una produzione rapida di un sistema che possa far evitare di toccare le maniglie per aprire le porte».
Ordinanze in arrivo in tutta la provincia di Ravenna
parrucchiere generica
In vista della riapertura delle attività di acconciatore ed estetista, annunciata dalla Regione Emilia Romagna per lunedì 18 maggio, il sindaco di Ravenna Michele de Pascale ha firmato un’ordinanza che liberalizza i giorni e gli orari di apertura delle attività stesse.
Tutto questo per consentire agli operatori di recuperare il più possibile il lavoro perduto durante il periodo di chiusura causato dall’emergenza Coronavirus e ai clienti di fruire il più rapidamente possibile di servizi dei quali hanno dovuto per lungo tempo fare a meno.
«Con questo atto che sarà proposto analogamente da tutti i sindaci della provincia – dichiara il sindaco Michele de Pascale – concretizziamo la proposta formulata dalle associazioni economiche, e fortemente richiesta da tutta la categoria del benessere e dei servizi alla persona, di impostare una procedura che consenta di potere lavorare con orari più ampi e senza giornate di chiusura, una volta che verrà disposta la riapertura delle attività».
Il provvedimento, coerente con la normativa sulle liberalizzazioni, prevede quindi che vengano abrogati qualunque limite massimo e minimo di orario giornaliero o settimanale; qualunque fascia oraria di apertura o chiusura; l’obbligo di chiusura infrasettimanale; l’obbligo di chiusura domenicale e festiva.
Resterà obbligatorio, da parte degli esercenti, comunicare al pubblico gli orari di apertura mediante cartelli o altri mezzi idonei di informazione; non sono previsti obblighi di comunicazione preventiva dell’orario al Comune. La chiusura per ferie non dovrà essere comunicata, ma comporterà l’obbligo dell’apposizione di un cartello indicante il periodo. Se la chiusura per ferie o quella temporanea per particolari motivi supererà i 30 giorni consecutivi dovrà essere inoltrata, in modalità telematica, comunicazione al servizio competente del Comune.
Sono fatte salve le condizioni economiche e normative dei lavoratori dipendenti e, in particolare, il rispetto dell’orario previsto dai contratti collettivi nazionali di lavoro delle categorie interessate.
In tutta la regione i contagiati nelle ultime 24 ore sono solo 53 in più
In Emilia-Romagna, dall’inizio dell’epidemia da Coronavirus si sono registrati 26.929 casi di positività, 53 in più rispetto a ieri (11 maggio): fra gli aumenti giornalieri più bassi mai registrati finora. I test effettuati hanno raggiunto quota 239.178 (+4.559). Le nuove guarigioni oggi sono 274 (16.243 in totale), mentre continuano a calare i casi attivi, e cioè il numero di malati effettivi a oggi: -239, passando dai 7.040 registrati ieri agli odierni 6.801. Per un differenziale fra guariti complessivi e malati effettivi di 9.442, fra i più alti nel Paese.
Questi i dati – accertati alle ore 12 di oggi (12 maggio) sulla base delle richieste istituzionali – relativi all’andamento dell’epidemia in regione.
Le persone in isolamento a casa, cioè quelle con sintomi lievi, che non richiedono cure ospedaliere, o risultano prive di sintomi, sono complessivamente 4.694, -37 rispetto a ieri. I pazienti in terapia intensiva sono 136 (-5). Diminuiscono anche quelli ricoverati negli altri reparti Covid (-153).
Le persone complessivamente guarite salgono quindi a 16.243 (+274): 2.318 “clinicamente guarite”, divenute cioè asintomatiche dopo aver presentato manifestazioni cliniche associate all’infezione, e 13.925 quelle dichiarate guarite a tutti gli effetti perché risultate negative in due test consecutivi.
Purtroppo, si registrano 18 nuovi decessi: 13 uomini e 5 donne. Complessivamente, in Emilia-Romagna sono arrivati a 3.885. I nuovi decessi riguardano 3 residenti nella provincia di Piacenza, 3 in quella di Modena, 6 in quella di Bologna (1 nell’imolese), 3 in quella di Forlì-Cesena (nel cesenate), 2 in quella di Rimini, 1 da fuori regione. Nessun decesso nelle province di Parma, Reggio Emilia, Ferrara e Ravenna.
Questi i casi di positività sul territorio, che invece si riferiscono non alla provincia di residenza, ma a quella in cui è stata fatta la diagnosi: 4.386 a Piacenza (11 in più rispetto a ieri), 3.317 a Parma (2 in più), 4.854 a Reggio Emilia (5 in più), 3.830 a Modena (7 in più), 4.415 a Bologna (20 in più), 390 le positività registrate a Imola (1 in più), 977 a Ferrara (lo stesso dato di ieri). In Romagna sono complessivamente 4.760 (7 in più), di cui 999 a Ravenna (lo stesso dato di ieri), 930 a Forlì (2 in più), 754 a Cesena (2 in più), 2.077 a Rimini (3 in più).