lunedì
29 Giugno 2026

Ecco il bando per affidare la gestione del bar del parco di Marina di Ravenna

Offerte entro il 13 gennaio. Canone annuo da 6.500 euro

bar chiosco parco pubblico marina di ravennaÈ stato pubblicato il bando per la concessione del bar del parco pubblico di viale Ciro Menotti, a Marina di Ravenna, desolatamente chiuso da anni e danneggiato nel 2016 da un incendio.

Saranno a carico dei proprietari i costi per rimettere a norma il chiosco, che dovrà anche ottenere la sanatoria edilizia necessaria per rispettare le autorizzazioni. Il canone annuo è stato quantificato dai Carabinieri per la Biodiversità di Punta Marina (che hanno predisposto il bando) in circa 6.500 euro. È stata messa a bando la gestione non solo del bar ma complessivamente i circa 300 metri quadri dell’area.

L’asta per l’affidamento è stata fissata nella sede dei Carabinieri di Punta Marina per il 14 gennaio, il giorno dopo la scadenza dei termini. Lo stabile verrà affidato in concessione per 6 anni.

Per informazioni è possibile telefonare ai numeri 0544 437394-437398, dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 13.

La pro loco di Marina ha espresso sui social la propria soddisfazione, invitando però il Comune a sistemare l’area e i cartelli.

Vaccino anti Covid, Emilia-Romagna pronta: chiesta disponibilità dei sanitari

Bonaccini: «Partiremo con personale e degenti delle residenze per anziani, oltre 180mila persone»

SyringeLa Regione Emilia-Romagna ha chiesto alle aziende sanitarie «di raccogliere la disponibilità alla vaccinazione del personale, non ancora una adesione formale, ma necessaria per la definizione del numero di scorte necessarie. Poi, da marzo, si proseguirà con il resto della popolazione, partendo dai più fragili. Vogliamo fare tutto quanto serva per uscire da questa pandemia. E farlo presto e bene».

Lo ha detto il presidente della Regione Stefano Bonaccini, in vista dell’avio della campagna vaccinale.

«È positivo – ha detto – che il Governo voglia accelerare l’avvio della campagna nazionale di somministrazione del vaccino anti-Covid, partendo ai primi di gennaio, come ha comunicato ieri alla Regioni. L’Emilia-Romagna è pronta: inizieremo con il personale sanitario, socio-assistenziale e i degenti delle residenze per anziani: in tutto, oltre 180mila persone». (Ansa.it)

Covid, Ravenna è la provincia con più contagi in regione. Altri 9 morti in provincia

Sono 210 i casi nell’ultimo bollettino. Ancora 14 le persone ricoverate in terapia intensiva

CovidRavenna, in valori assoluti, è la provincia con più contagi nel bollettino regionale di oggi, 16 dicembre. Sul territorio provinciale se ne sono registrati 210: si tratta di 85 maschi e 125 femmine; 141 asintomatici e 69 con sintomi; 200 in isolamento domiciliare e 10 ricoverati. I tamponi eseguiti sono stati 1.807.

La Regione ha anche comunicato altri 9 decessi: si tratta di 3 pazienti di sesso maschile di 74, 78 e 88 anni e di 6 pazienti di sesso femminile di 84, 85, 92, 93, 94 e 97 anni.

Sono stati inoltre comunicate 102 guarigioni.

Il bollettino regionale. Dall’inizio dell’epidemia da Coronavirus, in Emilia-Romagna si sono registrati 148.974 casi di positività, 1.238 in più rispetto a ieri (di cui 727 asintomatici), su un totale di 17.567 tamponi eseguiti nelle ultime 24 ore. La percentuale dei nuovi positivi sul numero di tamponi fatti scende ancora, arrivando al 7%.

Per quanto riguarda le persone complessivamente guarite, sono 2.946 in più rispetto a ieri e raggiungono quota 79.151.

I casi attivi, cioè i malati effettivi, a oggi sono 62.846 (-1.786 rispetto a ieri). Di questi, le persone in isolamento a casa, ovvero quelle con sintomi lievi che non richiedono cure ospedaliere o risultano prive di sintomi, sono complessivamente 59.861 (-1.760), il 95,3% del totale dei casi attivi.

Purtroppo, si registrano 78 nuovi decessi: 36 in provincia di Bologna (21 donne, di cui tre di 93 anni, due di 91, due di 89 anni e le rimanenti di 60, 70, 73, 76, 78, 80, 82, 83, 84, 87, 94, 95, 96 e  97 anni e 15 uomini, di cui due di 70 anni, due di 89 e i restanti di 56, 63, 73, 78, 79, 82, 84, 85, 87, 88 e 90 anni), 9 a Modena (6 donne di cui tre di 88, due di 89 e una di 90 anni e 3 uomini di 70, 72 e 73 anni), 9 a Ravenna (6 donne di 84, 85, 92, 93, 94 e 97 anni e 3 uomini di 74, 78 e 88 anni), 8 a Ferrara (6 donne di 61, 79, 85, 86, 90 e 92 anni e 2 uomini di 90 e 101 anni), 5 a Rimini (3 donne di 44, 90 e 93 anni e 2 uomini di 82 e 98 anni), 4 a Piacenza (2 uomini di 66 e 87 anni e 2 donne di 81 e 87 anni), 3 in provincia di Forlì-Cesena (2 uomini di 80 e 83 anni e 1 donna di 91 anni), 2 a Reggio Emilia (1 donna di 77 anni e 1 uomo di 81 anni), 2 a Parma (1 uomo di 83 e 1 donna di 95 anni).

In totale, dall’inizio dell’epidemia i decessi in regione sono stati 6.797.

I pazienti ricoverati in terapia intensiva sono 212 (-2 rispetto a ieri), 2.773 quelli negli altri reparti Covid (-24).

Sul territorio, i pazienti ricoverati in terapia intensiva sono così distribuiti: 16 a Piacenza (+1 rispetto a ieri), 18 a Parma (+1), 23 a Reggio Emilia (-1), 39 a Modena (+1), 57 a Bologna (-2), 5 a Imola (-1), 15 a Ferrara (-1), 14 a Ravenna (invariato rispetto a ieri), 5 a Forlì (invariato), 1 a Cesena (invariato) e 19 a Rimini (invariato).

Questi i casi di positività sul territorio dall’inizio dell’epidemia, che si riferiscono non alla provincia di residenza, ma a quella in cui è stata fatta la diagnosi: 13.971 a Piacenza (+74 rispetto a ieri, di cui 26 sintomatici), 11.907 a Parma (+84, di cui 46 sintomatici), 20.796 a Reggio Emilia (+178, di cui 35 sintomatici), 27.284 a Modena (+148, di cui 100 sintomatici), 29.269 a Bologna (+202, di cui 86 sintomatici), 4.620 a Imola (+37, di cui 16 sintomatici), 7.580 a Ferrara (+73, di cui 17 sintomatici), 10.676 a Ravenna (+210, di cui 69 sintomatici), 5.235 a Forlì (+49, di cui 27 sintomatici), 4.879 a Cesena (+50, di cui 36 sintomatici) e 12.577 a Rimini (+133, di cui 53 sintomatici).

Lo scanner della Dogana trova la droga: smontato un camion e recuperati 30 kg

Utilizzata la strumentazione dell’Autorità portuale installata al Terminal Container per un’indagine articolata in corso da mesi, nel mirino una ditta di autotrasporti forlivese. Il mezzo pesante era stato fermato al confine Italia-Francia

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Lo scanner al varco doganale di Tcr (immagine di repertorio)

Le competenze del personale dell’ufficio doganale del porto di Ravenna e le strumentazioni in dotazione allo scalo, in particolare lo scanner dell’Autorità portuale installato all’interno del Tcr, hanno permesso di trovare alcune decine di chili di droga nascosti a bordo di un camion. Presumibilmente si tratta di cocaina, circa 30-40 kg. Il ritrovamento è avvenuto nella mattinata di ieri, 15 dicembre. Lo stupefacente, per un valore di mercato stimabile in alcuni milioni di euro, era suddiviso in panetti sigillati in un vano costruito artigianalmente e ben camuffato sul mezzo pesante di una ditta forlivese di autotrasporti fermato al confine Italia-Francia.

Secondo quanto è stato possibile ricostruire da fonti riservate, si tratta di un passaggio cruciale in un’indagine articolata per traffico di droga condotta dalla procura di Forlì: da mesi gli investigatori erano al lavoro con intercettazioni e pedinamenti. Il ritrovamento è una svolta.

Nei giorni scorsi il veicolo è stato fermato al confine italo-francese, con la convinzione che fosse imbottito di roba. Il fiuto delle squadre cinofile non è stato sufficiente per individuare il carico illegale, nonostante il camion sia stato setacciato a lungo. A quel punto si è deciso di fare ricorso alla tecnologia. Gli inquirenti forlivesi hanno chiesto il supporto delle Dogane, dotate di un varco con telecamere particolari. Lo scanner viene utilizzato abitualmente per velocizzare le procedure di controllo delle merci all’interno dei container in transito: da una fotografia con diversi colori che misurano la densità del materiale è possibile intuire eventuali anomalie.

Il veicolo è stato scortato fino al porto e ieri mattina al terminal l’intervento decisivo. È stata fondamentale la determinazione dei funzionari doganali di Ravenna. I primi passaggi dello scanner sembravano infatti non rilevare nulla: quando una parte degli investigatori era ormai intenzionata a desistere, i doganieri hanno voluto verificare un dettaglio emerso dalla scansione. Un pannello nascondeva la droga.

Ravenna, torna la giostra dei cavalli per bambini in piazza Kennedy

Fino alla fine di febbraio, con mascherina

18 11 05 Foto Giostra CavalliTorna l’antica giostra dei cavalli in piazza Kennedy, a Ravenna.

La giostra rimarrà attiva fino alla fine di febbraio 2021 e sarà aperta dal lunedì al venerdì dalle 15.30 alle 19 mentre sabato, domenica e festivi funzionerà dalle 10 con orario continuato fino alle 19.

L’attività – scrivono dal Comune – è subordinata al rispetto delle norme di distanziamento sociale, del divieto di assembramento e dell’obbligo di usare protezioni delle vie respiratorie nonché di ogni altra prescrizione prevista nel “Protocollo di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 in relazione allo svolgimento in sicurezza delle attività di gestione di parchi tematici, acquatici, giardini zoologici, luna park e attrazioni dello spettacolo viaggiante in Emilia-Romagna”.

L’attività della giostra dovrà inoltre adeguarsi nel caso di adozione di misure più restrittive legate all’emergenza sanitaria.

 

«Un’azienda non deve chiedersi se arriverà un attacco hacker, ma quando arriverà»

Il ravennate Salvatore Marcis è il direttore tecnico in Italia per la giapponese Trend Micro: «Il 3-5 percento degli utili delle imprese andrebbe in vestito in sicurezza informatica». Ecco cosa sono deep fake e darkweb

Salvatore Marcis, Technical Director Trend Micro Italia«La domanda giusta da farsi per un’azienda non è se subirà un attacco informatico, ma quando lo subirà». Mette le cose in chiaro Salvatore Marcis. Il ravennate è il direttore tecnico del ramo italiano di Trend Micro, colosso giapponese della sicurezza informatica con settemila dipendenti nel mondo.

Marcis, con il lockdown lo smart working ha fatto boom. Ci si connette dalla rete di casa e non più solo su quella dell’ufficio. È aumentato il rischio per le aziende?
«Come Trend Micro abbiamo visto che le aziende non si sono sbilanciate nella corsa a far lavorare i dipendenti da casa senza le dovute cautele. La sicurezza è stata privilegiata. Diverso per i casi in cui è stato chiesto ai dipendenti di usare i propri dispositivi: in quel caso c’è voluto un po’ di assistenza in più. Noi ad esempio abbiamo concesso sei mesi gratuiti di licenza aggiuntiva».

Il lockdown ha portato anche più cittadini comuni a usare il web per tante necessità. Ci siamo esposti troppo?
«Siamo esposti tanto perché manca la consapevolezza dello strumento che stiamo usando. Internet deve essere per tutti e, anzi, il digital divide è ancora troppo. Anche la pubblica amministrazione ha allargato il suo recinto digitale e ci sono operazioni che si possono svolgere solo online. Ma troppe persone usano internet senza conoscerlo. Troppe volte si finisce vittime di situazioni di cui si potrebbe capire la pericolosità».

L’hacker che sferra un attacco a un’azienda o un privato da cosa è mosso?
C’è solo la volontà di raccogliere risorse illegali? «Il ragazzino che vuole sfidare il grande nome per dimostrare di saper perforare la rete esiste ancora ma quelli spesso finiscono davanti alla polizia postale ancora prima di aver concluso perché stanno solo sfidando se stessi, non c’è una spinta politica o delinquenziale. Diverso è per le attività criminali. Nell’ultimo periodo sono orientate soprattutto all’estorsione: sottraggono dati e chiedono soldi per restituirli. Ma sono cambiati i modi: non più l’attacco a strascico con migliaia di email mandate a chiunque per raccogliere 100-200 euro in massa da chi si è visto sottrarre le foto di famiglia. Oggi gli attacchi di tipo ransomware sono mirati, hanno target precisi e studiati. Dietro c’è un gruppo di hacker che puntano un’azienda specifica, studiano le sue barriere per individuare il punto di accesso. E spesso vediamo che questo lo trovano nell’account aziendale di un dipendente, quello con cui si accede alla rete. Una volta compromesso quello si è dentro alla rete e si può cominciare a muoversi».

internet smart workingQuesto significa che quando l’attacco diventa palese per l’azienda in realtà era già in corso da tempo?
«Sì. E quel tempo è tutto il vantaggio che hanno gli hacker. In media 30-50 giorni per i casi più eclatanti come è successo di recente a Enel o Luxottica. Vengono estrapolati una quantità di dati importante e si chiede un riscatto per non divulgarli. Il consiglio è di non pagarlo mai perché si alimenta un mercato ma soprattutto non si ha la certezza di essere liberi perché quei dati possono essere stati copiati».

Si può mettere in conto di lasciarli divulgare?
«A volte in quei dati c’è un tesoro per l’azienda: segreti di produzione, progetti, due diligence. Materiale che una volta pubblico può mettere a rischio la sopravvivenza dell’impresa».

whatsapp chat sicurezzaPotendo disporre di risorse infinite, si può raggiungere il rischio zero?
«Non esiste il rischio zero perché si scoprono sempre nuove vulnerabilità. Un’azienda deve capire la sua percentuale di esposizione e mitigarla. Ma la difficoltà è nel reperire competenze sul mercato: non è facile trovare uno specialista capace di riconoscere gli alert di un sistema sotto attacco».

Quante risorse andrebbero destinate alla sicurezza informatica?
«Andrebbe accantonato un 3-5 percento degli utili. Senza dimenticare che una volta fatto l’investimento non è finita: per l’auto vanno controllate pressione pneumatici e temperatura olio, così va fatto anche per le reti informatiche».

Attualmente qual è il canale più usato per gli attacchi hacker?
«Resta ancora la posta elettronica. Perché ne riceviamo a tonnellate, e mi riferisco a quella già ripulita dallo spam che ormai viene filtrato dai motori. Molte volte riceviamo email buone che portano a siti compromessi. Poi ci sono i banner dei siti su cui si clicca con troppa facilità attirati dallo sconto, dall’outlet, dalla speranza di fare l’affare. E infine i social non tanto come social in sé ma per quello che c’é: le piattaforme vendo-scambio sono un terreno fertile per i truffatori».

Il deep fake è la capacità di realizzare video falsi con volti e voci di persone che non hanno mai pronunciato quelle parole. Sarà la nuova frontiera delle minacce e sarà impossibile riconoscerle?
«Dalle nostre informazioni non sono noti casi di attacchi fatti con la tecnica di deepfake con faccia. Ma dobbiamo farci delle domande: oggi per ottenere Spid viene richiesta una identificazione a video. Saremo in grado di individuare se quel video è falso?».

email computerProviamo a spiegare cos’è il dark web.
«Nelle infografiche si usa sempre l’immagine dell’iceberg. La punta in superficie è il www che conosciamo tutti. Poi abbiamo il deep web che è tutto quello non indicizzato dai motori di ricerca, per scelta o per incapacità: non è detto che sia insicuro. E poi c’è il darkweb: richiede un browser ad hoc per una connessione cifrata a più strati».

Tutto il darkweb è pericoloso?
«No. Ci sono anche siti sicuri che vogliono stare lì: ad esempio attivisti di Paesi sotto regimi dittatoriali che usano questi canali per divulgare notizie altrimenti imbavagliate. Mettiamola così: è il sottopasso della metropolitana, lo si può usare per attraversare ma non stupiamoci se incontriamo brutte facce».

Parliamo di sicurezza, concludiamo con Immuni. L’ha installata? È sicura?
«L’ho installata perché ho un bambino piccolo e giro molto per lavoro quindi ogni cautela in più è sempre ben accetta. Purtroppo è stata usata poco ma non solo per colpa di poche installazioni: conosco amici che erano positivi e non hanno avuto modo di comunicare la positività tramite app. Per la sicurezza bisogna dire che i sorgenti sono pubblici e non sono stati trovati problemi». Andrea Alberizia

A 101 anni guarisce dal Coronavirus. Il presidente Bonaccini: «Grande nonna Chiara»

Si tratta di una bagnacavallese che ora vive in una casa di riposo di Bologna

Chiara MontanariAnche il Presidente della Regione Stefano Bonaccini fa i complimenti a Chiara Montanari, bagnacavallese di 101 anni (compiuto lo scorso marzo) guarita dal coronavirus, che sulle pagine del Carlino ha definito come una «normale influenza».

L’anziana è stata contagiata alla casa di riposo Giovanni XXIII di Bologna, dove si era trasferita in passato per il lavoro del marito, di Lugo.

«Grande nonna Chiara», commenta Bonaccini su Facebook.

Covid, altri 60 casi accertati nelle case di riposo di Faenza

Dopo la residenza Santa Teresa, focolaio anche al Fontanone

Alzheimer, AnzianoUn’altra sessantina di casi di positività al coronavirus accertati tra anziani e operatori delle case di riposo di Faenza.

Alla residenza Santa Teresa, dove già erano una settantina i contagiati, negli ultimi giorni se ne sono aggiunti altri 15 tra i degenti e 2 tra i lavoratori. E va registrato un altro decesso, una donna di 93 anni, che porta a 3 il totale dall’inizio del focolaio nella struttura di via Bondiolo.

Lo comunica il sindaco di Faenza Massimo Isola, che rivela anche un nuovo focolaio, sviluppato in una struttura per degenti anziani, il Fontanone di viale Stradone. Qui, a ieri (15 dicembre), risultavano positivi al coronavirus 31 ospiti e 11 operatori.

«Sono scattate immediatamente tutte le misure previste in questi casi – commenta Isola – a partire dalla rigida compartimentazione e separazione degli spazi. Gestore e Ausl sono al lavoro con il massimo impegno per coordinare gli interventi di messa in sicurezza ed evitare per quanto possibile, l’ulteriore diffusione del virus».

Bonaccini: «Il cashback una contraddizione. Se dici che la gente può circolare…»

Il presidente della Regione alla giornalista Gabanelli: «Non ci si può poi stupire che ci sia una folla di persone in alcuni luoghi»

Bonaccini Web«Una contraddizione» la partenza del cashback proprio per lo shopping prenatalizio. Concorda il presidente dell’Emilia-Romagna Stefano Bonaccini, ospite oggi di una diretta social su Dataroom di Milena Gabanelli, sul sito del Corriere della Sera.

«Ha ragione, è una bella contraddizione», risponde Bonaccini alla giornalista che gli sottoponeva la scelta di lanciare il meccanismo di sconto con le carte di credito in questo momento.

«Da un lato – riassume la questione il governatore Pd, come si legge sempre su Corriere.it – c’è certamente una situazione con alcune categorie economiche che sono tra le più colpite ma dall’altra se dici che la gente può circolare e andare a spendere non ci si deve stupire che ci sia una folla di gente in alcuni luoghi, soprattutto nelle grandi città».

Ora comunque, conferma Bonaccini, «siamo pronti ad eventuali ulteriori restrizioni».

Pandemia: 106 nuovi casi di Covid in provincia e 5 morti

I dati del bollettino quotidiano divulgato dalla Regione con l’andamento della diffusione del contagio

Lab CoronavirusDall’inizio dell’epidemia da Coronavirus, in Emilia-Romagna si sono registrati 147.558 casi di positività, 1.238 in più rispetto a ieri, su un totale di 15.770 tamponi eseguiti nelle ultime 24 ore. La percentuale dei nuovi positivi sul numero di tamponi fatti quasi si dimezza, scendendo al 7,8%.

Prosegue l’attività di controllo e prevenzione: dei nuovi contagiati, 632 sono asintomatici individuati nell’ambito delle attività di contact tracing e screening regionali. Complessivamente, tra i nuovi positivi 319 erano già in isolamento al momento dell’esecuzione del tampone e 400 sono stati individuati all’interno di focolai già noti.

L’età media dei nuovi positivi di oggi è 45,2 anni.

Sui 632 asintomatici, 317 sono stati individuati grazie all’attività di contact tracing, 57 attraverso i test per le categorie a rischio introdotti dalla Regione, 12 con gli screening sierologici, 15 tramite i test pre-ricovero. Per 231 casi è ancora in corso l’indagine epidemiologica.

La situazione dei contagi nelle province vede Bologna con 317 nuovi casi, Modena (237), Reggio Emilia (123), Ravenna (106), Rimini (105), Piacenza (94), Ferrara (61), Parma (46). Poi Forlì (62), Cesena (56) e Imola (31).

Questi i dati – accertati alle ore 12 di oggi sulla base delle richieste istituzionali – relativi all’andamento dell’epidemia in regione.

Nelle ultime 24 ore sono stati effettuati 15.770 tamponi, per un totale di 2.349.809. A questi si aggiungono anche 1.639 test sierologici e 3.668 tamponi rapidi effettuati da ieri.

Per quanto riguarda le persone complessivamente guarite, sono 1.511 in più rispetto a ieri e raggiungono quota 76.205.

I casi attivi, cioè i malati effettivi, a oggi sono 64.634 (-347 rispetto a ieri). Di questi, le persone in isolamento a casa, ovvero quelle con sintomi lievi che non richiedono cure ospedaliere o risultano prive di sintomi, sono complessivamente 61.623 (- 305), il 95,3% del totale dei casi attivi.

Purtroppo, si registrano 74 nuovi decessi: 3 in provincia di Piacenza (una donna di 86 e due uomini, rispettivamente di 83 e 88 anni), 3 in provincia di Parma (una donna di 97 e due uomini, di 78 e 96 anni), 7 in provincia di Reggio Emilia (3 donne di 85,88 e 98 anni e 4 uomini, di cui due di 77, uno di 84 e uno di 89); 9 nel modenese (3 donne di 82, 87, 91 anni e 6 uomini, rispettivamente di 66, 82, 84 anni, due di 92, e uno di 94 anni); 31 in provincia di Bologna (15 donne – di 65, 74, 81, 83, 85, 87, 89, tre di 90 anni, tre di 92 anni, e due di 93 anni – e 16 uomini: rispettivamente di 63, 67, 72, 74, 76, 77, due di 82 anni, e ancora di 83, 85, 89, 90 e due di 93; uno di 82 e uno di 90 anni deceduti a Imola, dove risiedevano); 4 nel ferrarese (una donna di 61 anni e tre uomini di 66, 86, 88 anni); 5 in provincia di Ravenna (due donne – di 94 e 95 anni – e 3 uomini, di 81, 89 e 90 anni); 6 a Forlì-Cesena (due donne di 89 e 98 anni e 4 uomini di 72, 77, 81e 83 anni); 6 nel riminese: due donne di 71 e 91 anni e 4 uomini di 78, 85, 86 e 88 anni.

In totale, dall’inizio dell’epidemia i decessi in regione sono stati 6.719.

I pazienti ricoverati in terapia intensiva sono 214 (-8 rispetto a ieri), 2.797 quelli negli altri reparti Covid (-34).

Sul territorio, i pazienti ricoverati in terapia intensiva sono così distribuiti: 15 a Piacenza (+2 rispetto a ieri), 17 a Parma (-1), 24 a Reggio Emilia (-6), 38 a Modena (-1), 59 a Bologna (+2), 6 a Imola (numero stabile rispetto a ieri), 16 a Ferrara (-2), 14 a Ravenna (+1), 5 a Forlì (invariato), 1 a Cesena (invariato) e 19 a Rimini (-3).

Questi i casi di positività sul territorio dall’inizio dell’epidemia, che si riferiscono non alla provincia di residenza, ma a quella in cui è stata fatta la diagnosi: 13.897 a Piacenza (+94 rispetto a ieri, di cui 45 sintomatici), 11.823 a Parma (+46, di cui 26 sintomatici), 20.618 a Reggio Emilia (+123, di cui 53 sintomatici), 27.136 a Modena (+237, di cui 151 sintomatici), 29.067 a Bologna (+317, di cui 142 sintomatici), 4.583 a Imola (+31, di cui 15 sintomatici), 7.508 a Ferrara (+61, di cui 14 sintomatici), 10.466 a Ravenna (+106, di cui 40 sintomatici), 5.186 a Forlì (+62, di cui 42 sintomatici), 4.830 a Cesena (+56, di cui 42 sintomatici) e 12.444 a Rimini (+105, di cui 36 sintomatici).

In seguito a verifica sui dati comunicati nei giorni passati sono stati eliminati 5 casi (tutti a Bologna,) in quanto giudicati non Covid-19.

Coldiretti e Campagna Amica donano 15 quintali di pasta alle famiglie bisognose

L’associazione di categoria e la fondazione hanno destinato il cibo a Caritas, Villaggio del Fanciullo, Linea Rosa e mensa di San Rocco

38b55dcc 5b72 475b 816d 84a830c8892fColdiretti Ravenna ha donato 15 quintali di pasta a favore di Caritas, Villaggio del Fanciullo, Linea Rosa e mensa di San Rocco. L’iniziativa rientra nell‘operazione solidarietà promossa a livello nazionale dalla fondazione Campagna Amica collegata all’associazione di categoria. L’azienda ravennate Gambi Outdoor ha fornito supporto logistico mettendo a disposizione i propri spazi per lo stoccaggio in sicurezza della pasta.

«Abbiamo aderito con vero piacere al progetto solidale nazionale – commenta il presidente di Coldiretti Ravenna, Nicola Dalmonte –, dando un segno tangibile della nostra vicinanza a quelle realtà che operano quotidianamente per aiutare le famiglie più bisognose e le persone indigenti, il cui numero purtroppo, per via della pandemia globale, è in continua ascesa».

La solidarietà di Campagna Amica e Coldiretti non si ferma perché già dal 12 dicembre al Mercato Contadino coperto di Ravenna (via Canalazzo 59) è ripartita l’iniziativa “Spesa sospesa” che consente ai consumatori di donare cibo contadino di qualità a favore della Caritas Diocesana di Ravenna.

Il Comune fa rimuovere i manifesti contro la pillola abortiva Ru486

La richiesta dell’assessorato alle Politiche di genere dopo la campagna dell’associazione Pro Vita & Famiglia che paragona il farmaco a un veleno

Ravenna 03L’assessora alle Politiche di genere del Comune di Ravenna, Ouidad Bakkali, ha fatto rimuovere la campagna affissioni promossa dall’associazione Pro Vita & Famiglia contro la pillola abortiva Ru486. «Terribili manifesti che comparano la Ru486 ad un veleno – scrive Bakkali su Facebook –. Questa campagna offende la cultura medico-scientifica diffondendo falsità. Ancora una volta si colpevolizzano le scelte delle donne, si offende la nostra intelligenza e aggredisce il dolore di tante». 

L’ordine di rimuovere i manifesti è stato inoltrato ieri, 14 dicembre, a Ravenna Entrate, la società comunale che si occupa delle affissioni: «Ritengo tale comunicazione altamente disinformativa e lesiva della dignità della donna e della libertà di scelta. L’interruzione volontaria della gravidanza è legale in Italia dal 1978 grazie alla Legge 194 e confermata da referendum popolare. Ritengo pertanto doveroso chiedervi l’immediata rimozione dai pannelli di competenza comunale».

Manifesto RimossoOggi l’associazione San Michele Arcangelo, spalla del movimento Pro Vita & Famiglia in questa iniziativa, lamenta la rimozione: «La censura politically correct ha colpito anche a Ravenna, dove i poster appena affissi per denunciare la disinformazione sull’aborto farmacologico sono stati rimossi in meno di 24 ore. L’organizzazione antiabortista difende la scelta di utilizzare la parola “veleno”: «Non si può tacere che la RU486 può causare emorragie, gravidanze extra uterine, infezioni, setticemie, distruzione del sistema immunitario, depressione e anche la morte».

L’associazione parla di gesto codardo, subdolo e meschino: «A Ravenna i responsabili di questo vergognoso bavaglio hanno lanciato il sasso e poi nascosto la mano. A loro diciamo: potete anche uscire allo scoperto, perché tanto non ci fermerete». Come mostra la foto allegata al comunicato stampa della San Michele Arcangelo, la rimozione dei manifesti è avvenuta con la copertura tramite altri fogli di carta: circostanza che lascia ipotizzare non un atto vandalico ma piuttosto l’esito della richiesta dell’assessorato.

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