venerdì
19 Giugno 2026

Il mercato ambulante torna con tutti i tipi di merce e non solo alimentari

Dal 20 maggio in zona stadio: due ingressi e due uscite da via Berlinguer e via Cassino. Il riepilogo di tutti i mercati nel forese

APERTURA MERCATO CONTADINO PARCO STROCCHI VIA VICOLI EMERGENA COVID RAVENNAIl mercato ambulante di Ravenna in via Sighinolfi/piazza Zaccagnini riaprirà dal 20 maggio in maniera integrale, completo di tutte le merceologie di vendita, e non soltanto di quelle alimentari come nelle ultime settimane. E venerdì 22 riaprirà anche il mercato generale di piazzale Medaglie d’oro, rimasto chiuso per tutto il periodo di blocco.

Per la riapertura del mercato di via Sighinolfi/piazza Zaccagnini sono stati previsti due ingressi, in entrata e in uscita, da viale Berlinguer e da via Cassino, che saranno, come di consueto, presidiati dai volontari dell’associazione nazionale carabinieri.

Saranno osservate le prescrizioni previste dalle indicazioni operative del protocollo sulle attività di vendita su area pubblica e riguardanti, tra gli altri, il distanziamento interpersonale e gli accessi regolamentati e scaglionati in funzione degli spazi disponibili, l’uso di mascherine e guanti usa e getta da parte di operatori e clienti.

Per questa settimana, osservando gli stessi orari e negli stessi luoghi, restano esclusivamente alimentari gli altri mercati presenti sul territorio del Comune e nel forese, che riapriranno integralmente da lunedì 25 maggio nella loro sede tradizionale.

Di seguito il riepilogo per la settimana dal 18 al 22 maggio:

Lunedì 18 maggio: mercato contadino, dalle 15.30 alle 19.30, in via Vicoli all’interno della pista di pattinaggio del parco Strocchi;
martedì 19: a Mezzano mercato dalle 8 alle 13 nell’area cortilizia della scuola di piazza John Lennon; a Castiglione di Ravenna, dalle 7.30 alle 12.30, nell’area cortilizia – campo sportivo della scuola di via Morini;
giovedì 20: a Piangipane, dalle 8 alle 13, in piazza XXII giugno; a Sant’Alberto, dalle 8 alle 13, in piazza Amadori; il mercato contadino, dalle 15.30 alle 19.30, in via Vicoli all’interno della pista di pattinaggio del parco Strocchi;
venerdì 22: a San Pietro in Vincoli, dalle 7.30 alle 13, nell’area cortilizia della scuola di via Castello.

Stanziati altri 48 milioni di euro per il nuovo scalo merci ferroviario al porto

Le risorse di Rfi si sommano ad altri 26 milioni già definiti per un totale di 74 milioni di euro che dovranno evitare il transito dalla stazione passeggeri di una parte dei settemila convogli annui dal Candiano

NAVE JOLLY VANADIO PORTO RAVENNAPer potenziare lo scalo merci ferroviario che serve il porto di Ravenna è in arrivo uno stanziamento di 47,7 milioni di euro da parte di Rete ferroviaria italiana (Rfi, partecipata al 100 percento da Ferrovie dello Stato Italiane con funzioni di gestore dell’infrastruttura ferroviaria nazionale) destinato a lavori sulle due sulle sponde sinistra e destra del canale Candiano. Stanziamento che si aggiunge a quello di 25,9 milioni di euro per cantieri che si chiuderanno in gran parte entro l’anno, per una cifra complessiva di 73,6 milioni di euro. Nello scalo portuale attualmente ogni anno circa 3,5 milioni di tonnellate di merci movimentate (su 26,5 in totale) viaggiano su rotaia, per un passaggio di oltre settemila treni, tra i primi in Italia per traffico ferroviario.

NAVE JOLLY VANADIO PORTO RAVENNASecondo la programmazione dei lavori individuata da Rfi, i lavori per uno stanziamento complessivo di 47,7 milioni di euro, sulle due linee ferroviarie a sinistra e a destra del canale Candiano che collega l’area portuale con la stazione ferroviaria, sono così ripartiti: agli interventi sul lato destro del Candiano sono destinati26,7 milioni di euro comprensivi di spese per tecnologie, allestimento, opere civili e fabbricati; mentre a quelli sul lato sinistro andranno finanziamenti per 21 milioni di euro.

Sarà realizzata una nuova stazione presso la Base in Destra Candiano che prevede: centralizzazione ed elettrificazione dei sei binari esistenti con inserimento di tratti di binari di indipendenza e di sosta per locomotori elettrici, collegamenti e adeguamenti dei binari, realizzazione di un fabbricato per l’attività di manovra, centralizzazione ed elettrificazione della dorsale di collegamento tra la stazione di Ravenna e la nuova stazione in Destra Candiano.

Lo scalo sul lato sinistro sarà  costituito da 12 binari, tutti elettrificati e centralizzati, di cui: uno adibito a binario di circolazione verso la dorsale dei raccordati; sette binari adibiti a “fascio di arrivo e partenza” (sosta temporanea  o per operazioni di verifica e preparazione per i treni in partenza);  due binari adibiti a “fascio di presa e consegna”, ovvero sosta polmone;  due binari adibiti alla sosta temporanea dei carri non conformi alle caratteristiche del treno in partenza o in arrivo.

La nota diffusa dalla Regione Emilia-Romagna non fa riferimenti alle tempistiche per l’avviamento e il completamento delle opere.

NAVE JOLLY VANADIO PORTO RAVENNASono attualmente in corso di svolgimento i lavori della prima fase, quella da 25,9 milioni euro: entro l’estate è prevista la conclusione degli interventi per la ripresa in esercizio dell’attuale scalo in sinistra Candiano (3,1 milioni di euro); entro dicembre la sostituzione del cavalcavia Teodorico e nel 2021 inizieranno i lavori per la soppressione del passaggio a livello “canale Molinetto”. Nel dettaglio, le opere sono: il prolungamento del sottopassaggio pedonale di stazione per 2,8 milioni di euro, l’adeguamento del cavalcavia Teodorico sopra il tracciato ferroviario (5 milioni di euro), la realizzazione del sottopassaggio carrabile, sostitutivo del passaggio a livello di via canale Molinetto (15 milioni di euro) e la progettazione del prolungamento della dorsale destra ferroviaria nella penisola Trattaroli all’interno dell’area portuale.

Quasi 800mila euro per installare altre 119 telecamere a Ravenna. Ecco dove

L’investimento è realizzato con risorse comunali e statali

Camera Cctv Closed Circuit Television 96612Partirà a breve l’installazione di 119 telecamere a Ravenna, nell’ambito di un intervento di integrazione e riqualificazione del sistema di videosorveglianza del territorio comunale del valore di 746mila euro, di cui la metà finanziati dal Comune di Ravenna e la restante metà dal ministero dell’Interno, che attraverso una apposita direttiva ha fornito precise linee guida per la realizzazione dell’impianto.

Le telecamere saranno installate in piazza Aldo Moro, via Candiano , circonvallazione Piazza D’Armi, viale Farini, via Carducci, giardini Speyer, via Pallavicini (sottopasso), via Alberoni incrocio via Pallavicini, via Diaz, via Mariani, via Gordini, via Corrado Ricci, piazza Caduti per la Libertà, via Mazzini, piazza del Popolo, piazza XX Settembre, piazza Andrea Costa, via Cavour, piazzale della  scuola Guido Novello, via Tombesi dall’Ova, via Sant’Agata, via Lametta, largo Firenze, via da Polenta, piazza San Franceso, zona Cinema City.

Il contratto di appalto è stato stipulato il 15 maggio dal Comune con l’impresa Ar.Co.Lavori di Ravenna che ha individuato come  imprese esecutrici  la Gamie di Lugo e la Dz Engineering di Forlì. La durata prevista dei lavori è di 210 giorni. Naturalmente gli interventi saranno eseguiti adottando tutte le procedure di sicurezza e le misure di contenimento e contrasto alla diffusione del Covid-19, finalizzate alla tutela dei lavoratori; e si svolgeranno compatibilmente con eventuali ulteriori limitazioni, al momento non previste né prevedibili.

«Si tratta di un intervento importantissimo per la prevenzione e il contrasto della criminalità diffusa e predatoria – dichiara il sindaco Michele de Pascale – cofinanziato dal Comune e dal ministero dell’Interno in virtù di un progetto candidato a ottenere contributi statali a seguito del patto per l’attuazione della sicurezza urbana, sottoscritto a giugno 2018 con la Prefettura. Tale preziosissima intesa ci ha consentito di proseguire l’iter per l’accesso ai finanziamenti per la implementazione del sistema di videosorveglianza. È quindi grazie ad essa che oggi cogliamo questo importante risultato. Diamo dunque seguito alle opere finanziate nel bilancio 2019 per 373mila euro dal Comune e altrettanti dal Governo e sono già in progettazione gli ulteriori interventi per il forese per i quali nel bilancio 2020 è previsto un finanziamento di 500mila euro di risorse solo comunali; aumentiamo quindi il nostro impegno. Sottoscrivendo il patto per la sicurezza urbana avevamo infatti formalizzato anche il piano di implementazione dei sistemi di sicurezza delle restanti parti del territorio comunale, anche tenendo conto delle indicazioni pervenute da ciascuno dei consigli territoriali. Nel rispetto del programma di mandato, in cui ci siamo impegnati a realizzare un importante sistema di videosorveglianza per la prevenzione e il contrasto della criminalità, progressivamente arriveremo a coprire tutte le zone dove ve ne è necessità».

Dichiarano il vicesindaco Eugenio Fusignani, con delega alla Sicurezza, che fin dall’inizio del mandato ha promosso la realizzazione di un importante e diffuso intervento di videosorveglianza, e l’assessore ai Lavori pubblici Roberto Fagnani, i cui uffici hanno seguito gli aspetti tecnici: «La realizzazione di questo intervento ha come scopo il potenziamento e la riqualificazione del sistema di videosorveglianza in ambito comunale mediante l’implementazione di soluzioni tecnologicamente all’avanguardia. I lavori comprendono la fornitura e la messa in opera di telecamere ad alta e altissima risoluzione, dispositivi di archiviazione coerenti con i flussi video generati e una rete di collegamento tra apparati di ripresa e dispositivi di elaborazione e archiviazione da realizzarsi in fibra ottica. La  piattaforma che si andrà a creare fornirà uno strumento importante alla municipalità e alle forze dell’ordine, a tutela della sicurezza dei cittadini, con l’approvazione del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica che rappresenta una stabile modalità di valutazione degli apparati di videosorveglianza in ambito comunale, secondo una linea condivisa anche dall’Anci».

La “riapertura” del centro di Ravenna – FOTO

 

Tra vecchi e nuovi clienti e semplici curiosi, sono ripartite questa mattina (18 maggio) anche le attività del centro di Ravenna.

Nella fotogallery qui sopra, a cura di Massimo Argnani, alcuni momenti di vita in città nel giorno della ripartenza.

Per tutte le regole da seguire per spostamenti, attività motoria e frequentazione di bar, ristoranti e negozi è possibile consultare la sintesi a cura dell’Emilia-Romagna a questo link.

Musica, salta il festival Beaches Brew. Gli organizzatori lanciano la raccolta fondi

L’associazione Bronson: «Perdita devastante, abbiamo bisogno di aiuto per coprire i costi»

Beaches Brew 2018 Hana Bi Foto Francesca Sara Cauli11
Uno scatto di Francesca Sara Cauli da Beaches Brew 2018

È arrivata l’ora dell’annuncio inevitabile anche per lo staff dell’associazione culturale Bronson, costretta ad annullare l’edizione 2020 di Beaches Brew, festival rock di caratura internazionale che ogni anno porta a Marina di Ravenna migliaia di persone, anche da fuori regione e dall’estero.

Gli organizzatori danno appuntamento al prossimo anno, fissando già la data, dal 7 al 10 giugno 2021.

E nel contempo (visto anche l’annullamento di tutti gli eventi tra Bronson e Hana-Bi) lanciano una raccolta fondi, a questo link. È bene ricordare che Beaches Brew (così come tutti i concerti all’Hana-Bi) è a ingresso gratuito.

«Perdere i contributi di sponsorizzazione e le entrate del ristorante, dei bar e del merchandising di Hana-bi, Bronson e Beaches Brew, come potete immaginare rappresenta una perdita devastante per la nostra organizzazione – scrive l’associazione Bronson –. In questi tempi strani e incerti, e dopo molte discussioni, ci siamo resi conto che abbiamo bisogno di aiuto per coprire i costi fissi e essenziali – come gli affitti, le utenze, il personale e tutti i costi di gestione – per la possibilità di tornare a fare ciò che amiamo nel 2021 con una nuova straordinaria edizione di Beaches Brew».

È ripartito il servizio di prestito e restituzione nelle biblioteche della provincia

«Scelte di alto valore sociale e culturale, ma anche simbolico»

Box Restituzione Classense
Il box per la restituzione installato alla biblioteca Classense di Ravenna

Da oggi, lunedì 18 maggio, tutte le biblioteche della provincia di Ravenna forniranno ai cittadini il servizio di prestito e restituzione dei libri.

Le biblioteche della provincia di Ravenna non hanno mai interrotto, neppure nelle fasi più acute della diffusione del coronavirus, la propria attività sociale e culturale per la comunità provinciale.

A seguito dell’ordinanza regionale che ha reso possibile dal 4 maggio la riapertura, nel pieno rispetto delle condizioni di sicurezza, del servizio di prestito e restituzione dei volumi, diverse biblioteche del territorio provinciale, grazie a un impegno straordinario degli enti locali, dei direttori e di tutto il personale, si sono dotate, in tempi rapidissimi, dei protocolli di sicurezza e dei dispositivi necessari e hanno sperimentato, anche in forme innovative e inedite, il servizio di prestito su prenotazione e di restituzione dei volumi disponibili, un servizio che è stato molto apprezzato dagli utenti, che forse mai come in questo periodo hanno manifestato il bisogno della lettura.

Con l’ultimo DPCM del Governo che ha sancito il pieno dispiegarsi della Fase 2 e con la definitiva approvazione delle linee guida nazionali e dei protocolli di sicurezza della Regione Emilia-Romagna e dell’IBC, condivisi con le organizzazioni sindacali e le strutture sanitarie preposte, il “gruppo provinciale biblioteche” riunitosi il 15 maggio ha preso atto che da oggi, lunedì 18 maggio, tutte le biblioteche del territorio, dalle più grandi (Classense e Oriani di Ravenna, Trisi di Lugo, Manfrediana di Faenza) alle altre biblioteche comunali fino a quelle decentrate nelle frazioni saranno in grado di offrire ai propri utenti il servizio organizzato di prenotazione e restituzione con orari e modalità diversificate reperibili sui siti delle biblioteche stesse o dei Comuni.

Ovunque i servizi riapriranno nelle condizioni di massima sicurezza per tutti i lavoratori e per gli utenti grazie alla predisposizione di modalità organizzative precise, a locali idonei, sanificati e areati, alla dotazione di DPI adeguati, all’applicazione puntuale dei protocolli per la “quarantena” dei libri e del materiale multimediale restituito (dai 5 ai 9 giorni a seconda dei casi). Tali misure sono facilitate dal potenziamento dei servizi telematici della Rete bibliotecaria provinciale, con riferimento ad esempio alla prenotazione on line dei prestiti su appuntamento.

Nel contempo la Provincia di Ravenna ha deciso di investire ulteriormente sulle piattaforme di risorse digitali a beneficio di tutte le biblioteche del territorio, ampliando in maniera significativa l’offerta di titoli di ebook e audiolibri accessibili da casa, nell’intento di soddisfare il crescente interesse da parte dell’utenza, avvalendosi anche di nuove risorse messe a disposizione dalla Regione Emilia-Romagna.

«Sono scelte – hanno detto gli Amministratori del gruppo Nicola Pasi consigliere provinciale, il sindaco Riccardo Francone di Bagnara di Romagna, il vicesindaco di Faenza Massimo Isola e l’assessore alla Cultura del Comune di Ravenna Elsa Signorino – che hanno un alto valore sociale e culturale per i cittadini di ogni età e anche un valore simbolico come segno di graduale ritorno alla normalità dopo la pandemia e la lunga fase di isolamento a cui siamo stati tutti costretti per contrastare il rischio di diffusione del virus. Continueremo a lavorare intensamente, con forte spirito unitario e con uno stretto rapporto con la Regione Emilia-Romagna, la AUSL e le organizzazioni sociali, per consentire, nei tempi più celeri previsti dalle normative e nel pieno rispetto dei protocolli di sicurezza, di riaprire, con gradualità, i diversi e molteplici servizi che le nostre biblioteche forniscono ai cittadini, fino alla piena fruibilità del nostro straordinario patrimonio bibliotecario».

Allerta meteo gialla in tutta la provincia di Ravenna per temporali

Valida per tutte le 24 ore di martedì 19 maggio

TemporaliDalla mezzanotte di oggi, lunedì 18 maggio, alla mezzanotte di domani, martedì 19 maggio, è attiva nel territorio della provincia di Ravenna l’allerta meteo numero 36 per criticità idraulica e per temporali emessa dall’Agenzia regionale di protezione civile e da Arpae Emilia-Romagna.

L’allerta è gialla.

Le istituzioni raccomandano di mettere in atto le opportune misure di autoprotezione, «fra le quali, in questo caso: prestare particolare attenzione allo stato dei corsi d’acqua ed evitare di accedere ai capanni presenti lungo gli stessi (se si allaga la golena il capanno deve essere evacuato); fissare gli oggetti sensibili agli effetti della pioggia e della grandine o suscettibili di essere danneggiati; prestare attenzione alle strade eventualmente allagate e non accedere ai sottopassi nel caso li si trovi allagati».

La garzetta che mangia dalle mani della pescivendola a Marina di Ravenna – VIDEO

L’uccello si è avvicinato senza timori, tra lo stupore dei passanti

È diventato virale il video registrato nel weekend a Marina di Ravenna, dove una garzetta – uccello della famiglia degli ardeidi (di cui fa parte anche il più noto airone) diffuso nelle zone paludose e in particolare nelle piallasse ravennati – si è avvicinata senza timori alle attività commerciali.

In particolare, l’uccello si è avvicinato alla pescheria Lucia, vicino al canale, mangiando pesce direttamente dalle mani della pescivendola.

Ecco il video.

Basket, la capolista Ravenna fuori dalla A1. Il sindaco contro la Lega: «Umiliante»

Proposta invece la promozione di Torino, capolista nell’altro girone della A2

Tifosi Basket RavennaRavenna non ci sta e contesta la decisione dei giorni scorsi dell’assemblea della Lega Basket Serie A, che ha scelto Torino come 18esima squadra del prossimo campionato di A1 di pallacanestro, oltre alle 17 che stavano partecipando a quello in corso prima dello scoppio della pandemia.

Torino era la capolista del girone Ovest di serie A2 ed è stata preferita a Ravenna, che allo stesso modo capolista lo era del girone Est. Decisivo il punteggio più alto in un ranking che prende in considerazione non solo meriti sportivi, ma anche criteri come quello del bacino d’utenza.

Ravenna, quindi, avrebbe possibilità di entrare per la prima volta nella sua storia nella massima serie del basket nazionale solo nel caso qualcuna delle altre 17 società decidesse di “auto-retrocedersi”.

Una decisione, quella dell’assemblea, che non è però andata giù a Ravenna. «È un’indecenza, una vergogna – ha dichiarato il presidente del Basket Ravenna “Piero Manetti”, Roberto Vianello –. E non dico che Torino non abbia i requisiti per salire di categoria, anzi forse li ha più di noi, ma le regole sono fatte per essere rispettate. Una delibera della Fip ha stabilito che entro il 15 giugno i club possono chiedere il riposizionamento e la Lega di A che fa? Sancisce un mese prima chi deve essere ripescato. È un atteggiamento arrogante e prepotente. Poi, se avesse comunicato i parametri del ranking, avremmo potuto in queste settimane presentare la nostra candidatura nel miglior modo possibile e invece niente. Ravenna è una piccola provincia ma non ci sta ad essere presa a schiaffi. Non voglio andare in paradiso a dispetto dei santi, ma non accetteremo passivamente un’ingiustizia del genere».

«Condivido pienamente la posizione del presidente dell’OraSì Ravenna Roberto Vianello in merito alla decisione della Lega Basket di assegnare al Torino il diciottesimo posto utile per partecipare al prossimo campionato di serie A – è invece la dichiarazione inviata alla stampa dal sindaco di Ravenna, Michele de Pascale –. Ravenna merita rispetto, siamo una città che crede profondamente nei valori dello sport, lo dimostra il lavoro straordinario delle tante società sportive, che rivestono un ruolo fondamentale nella nostra comunità, e anche l’impegno costante dell’amministrazione comunale negli investimenti sugli impianti sportivi. La realtà del basket ravennate è solida e sana e ha saputo coinvolgere in questi anni tantissime persone, giovani e famiglie che hanno partecipato con entusiasmo e fiducia alla crescita e all’ascesa della squadra. Quella della Lega Basket è un’accelerazione incomprensibile e umiliante, ci auguriamo sinceramente che si torni su questa decisione presa ad imperium e che l’OraSì Ravenna possa presentare la propria candidatura nel rispetto delle indicazioni contenute nella delibera della Fip che stabilisce che entro il 15 giugno i club possano chiedere il riposizionamento».

Punto per punto le regole in Regione, da rispettare fino all’8 giugno

Ecco le attività che possono ripartire e come comportarsi. Tutti i dettagli nell’ORDINANZA firmata dal presidente Bonaccini

Stefano Bonaccini Presidente Emilia RomagnaDi seguito, in accordo con il Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri, l’elenco delle attività che possono riaprire da lunedì 18 maggio, in seguito dal 25 maggio e dall’8 giugno, secondo l’ordinanza firmata  e divulgata ufficialmente questa sera 17 maggio dal presidente della Regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini.

Per tutti i particolari della normativa, in fondo al’articolo è scaricabile il documento integrale dell’Ordinanza regionale di 176 pagine.

Le misure adottate partono dall’attuale situazione epidemiologica del contagio da Coronavirus nel territorio emiliano-romagnolo, tale da consentire la riapertura e l’autorizzazione di diverse attività ma sempre nel rispetto del principio del distanziamento sociale. Così come bisognerà seguire le regole di prevenzione, igiene e protezione, a partire dall’uso della mascherina, il cui obbligo viene confermato dall’ordinanza nei locali aperti al pubblico e nei luoghi all’aperto dove non sia possibile mantenere la distanza di un metro.

Rispetto agli spostamenti, da domani cessano di avere effetto tutte le misure limitative della circolazione all’interno del territorio regionale.

Inoltre, è ammesso lo spostamento anche al di fuori della Regione Emilia-Romagna, non oltre la provincia o il comune confinante, da parte di residenti in province o comuni collocati a confine tra Emilia-Romagna e altre regioni, previa però comunicazione congiunta ai Prefetti competenti da parte dei presidenti delle Regioni, dei presidenti delle Province o dei sindaci dei Comuni tra loro confinanti. Saranno queste stesse comunicazioni a circostanziare tali possibilità.

Sulla base dell’ordinanza, dal 18 maggio sono consentite le seguenti attività, sulla base dei protocolli regionali adottati:

  • commercio al dettaglio in sede fissa, commercio su aree pubbliche (mercati, posteggi fuori mercato e chioschi), agenzie di servizi (a titolo di esempio: agenzie di viaggio e agenzie immobiliari);
  • servizi di somministrazione di alimenti e bevande e attività, anche artigianali, che prevedono l’asporto e il consumo sul posto (a titolo esemplificativo: bar, pub, ristoranti, gelaterie, pasticcerie);
  • servizi alla persona (barbieri, parrucchieri centri estetici, centri tatuatori e piercing) e attività artigianali;
  • attività ricettive alberghiere ;
  • strutture ricettive all’aria aperta;
  • tirocini extracurriculari a mercato, laddove il soggetto promotore, quello ospitante e il tirocinante concordino sul riavvio del tirocinio, ferma restando la possibilità di avviare o proseguire il percorso formativo con modalità a distanza. Il tirocinio in presenza deve essere svolto, in ogni caso, nel rispetto delle indicazioni tecniche e operative definite nelle linee guida nazionali o nei protocolli regionali previsti per il settore e per lo specifico luogo di lavoro ove si realizza l’attività;
  • apertura al pubblico dei musei e degli altri istituti e luoghi della cultura di cui all’articolo 101 del Codice dei beni culturali e del paesaggio – biblioteche, archivi, aree e parchi archeologici, complessi monumentali – nel rispetto dei principi contenuti nelle linee guida nazionali.

Dal 25 maggio sono consentite le seguenti attività, sulla base di protocolli regionali che andranno adottati (a eccezione degli stabilimenti balneari, per i quali è già stato approvato):

  • stabilimenti balneari;
  • palestre, piscine, centri e circoli sportivi, pubblici e privati, altre strutture nelle quali si svolgano attività sportive in forma singola o di squadra dirette al benessere dell’individuo attraverso l’esercizio fisico;
  • attività corsistiche (a titolo di esempio lingue straniere, musica, fotografia, nautica);
  • attività dei centri sociali, culturali e ricreativi;
  • attività dei parchi tematici, parchi divertimento, e luna park.
  • attività ricettive extralberghiere e altre tipologie ricettive. Queste strutture possono comunque esercitare l’attività dal 18 maggio nel rispetto dei principi contenuti nelle linee guida nazionali.

Dall’8 giugno 2020 sono consentite le attività dei centri estivi e per i minori di età superiore a tre anni, anche qui previa adozione del protocollo regionale.

Di seguito il documento integrale dell’ordinanza regionale (clicca per leggere o scaricare)

ORDINANZA 17 MAGGIO 2020 DECRETO N. 82 2020

 

 

Virus ancora attivo in provincia di Ravenna: riscontrati 5 positivi e un morto

Complessivamente in Emilia-Romagna prosegue un certo miglioramento con 50 nuovi contagi e 13 vittime

Tampone Covid 19Restano bassi, ma non mollano del tutto i contagi nel Ravennate: oggi se ne contano 5 in più e si registra anche una nuova vittima.

Per quanto riguarda i positivi si tratta si tratta di una paziente di sesso femminile e di 4 pazienti di sesso maschile. Uno di essi è ricoverato non in terapia intensiva, gli altri sono in isolamento domiciliare. Le positività derivano da contatti con casi accertati e contatti con altri territori.
La persona deceduta è una donna di di 88 anni.
D’altra parte si segnalano anche 4 guarigioni complete.
In totale, in provincia di Ravenna i casi di corononavirus verificati da inizio epidemia salgono a 1.012.

In Emilia-Romagna le positività riscontrate alle 12 di oggi 17 maggio sono 50 in più rispetto a ieri; 13 i decessi; 233 i nuovi guariti. I malati effettivi scendono a 5.656. Effettuati 2.832 tamponi, che raggiungono così complessivamente quota 261.106. I casi lievi in isolamento a domicilio sono 4.824 (-176), in diminuzione i ricoverati nei reparti Covid (-19) e nelle terapie intensive (-1).

«Ho rivisto le mie priorità tra essere donna, mamma, dottoressa, ricercatrice»

Il “diario” della lughese Laura Cristoferi in prima linea in Lombardia: «Questa emergenza ha unito i colleghi tra loro e i medici ai pazienti in un senso di solidarietà ritrovato o forse mai perduto, solo un po’ sbiadito»

Laura CristoferiLaura Cristoferi è un medico al quinto anno di specializzazione in Malattie dell’Apparato Digerente all’Università di Milano Bicocca e lavora all’Ospedale San Gerardo di Monza, uno degli ospedali più grandi della Lombardia, coinvolto in prima linea nell’emergenza da Covid 19. Inoltre, è studentessa al primo anno del dottorato di ricerca in Sanità Pubblica curriculum biostatistica presso l’Università degli Studi di Milano Bicocca. Nata a Lugo nel 1988, ora vive a Milano da ormai 5 anni. Le abbiamo chiesto di raccontarci le sue ultime settimane e ciò che vede e auspica nel futuro dopo Covid.

«Ero da poco rientrata dalla maternità e l’idea di riprendere a lavorare mi elettrizzava. La maternità è un cambiamento radicale nella vita di una donna ed è tra le emozioni più belle che abbia mai sperimentato, ma ero sicura che rientrare al lavoro mi avrebbe reso una mamma più completa. Amo profondamente il mio lavoro e tutto quello che gira intorno ad esso. Ero preoccupata per i ritmi serrati, per le numerose guardie; ero preoccupata che il mio bambino mi vedesse meno e che mi dimenticasse. Mi mancavano pochi mesi per diventare specialista in Gastroenterologia, ma da qualche anno avevo capito che volevo completare il mio percorso con un dottorato di ricerca perché non riuscivo a immaginare la mia professione senza la “benzina” della ricerca a tenermi viva ed entusiasta per quello che facevo.

Per cui mi sono detta: “perché non iniziare il dottorato di ricerca al rientro dalla maternità e mentre finisco la scuola di specializzazione?”. Quando lo avevo proposto a mio marito, anche lui ricercatore all’Università Statale di Milano, avevo notato in lui un po’ di preoccupazione, ma anche desiderio di non tarpare le ali ai miei desideri. Quando ho scoperto di essere stata ammessa al dottorato ero felicissima; dopo pochi mesi, a inizio gennaio, stanchissima. Mi ricordo chiaramente che una sera prima di dormire pensai: “se capita un qualsiasi imprevisto che richiede il mio tempo e le mie attenzioni sarà estremamente difficile riuscire ad affrontarlo”.

Quell’imprevisto è arrivato come un uragano nelle nostre vite a fine febbraio e le ha modificate profondamente. In quel momento rimanevo: dottoressa, ricercatrice, madre. O meglio: dottoressa, madre e ricercatrice. Non sapevo trovare un ordine di priorità. La mia priorità era sicuramente mio figlio, ma la vita mi imponeva ogni giorno di ridefinire la mia classifica. Quando arrivavo in ospedale e non c’erano dispositivi di protezione per vedere i malati diventavo madre per l’enorme paura di fare del male alla mia famiglia; quando aumentavano i letti a vista d’occhio e vedevo i miei colleghi stremati diventavo dottoressa; quando vedevo la gente morire senza poter fare più di tanto non volevo far altro che cercare di capire il perché e dedicarmi nuovamente alla ricerca.

In quei due mesi di inferno, il mio “inferno” più grande era definire quale fosse la priorità della mia vita. Poi arriva la notizia: quattro colleghi sono positivi al Sars Cov2 e sono febbrili; uno di essi condivide i 7mq. di studio con me e lo ha condiviso per settimane senza nessun tipo di protezione. Dovevo isolarmi, non potevo più condividere la casa con mio figlio e mio marito, era troppo pericoloso.
La madre va in panchina, scende in campo la dottoressa. Una settimana di turni massacranti, logorata dal senso di colpa di aver infettato mio marito, mio figlio e la babysitter; con la paura che da un momento all’altro mi chiamassero per raccontarmi di qualche sintomo insorto.  Dopo giorni di pianti e difficoltà, mi ero resa conto che definendo le tre figure da prioritizzare mi ero dimenticata di me stessa; se non fossi partita da me stessa sarebbe crollato tutto: la dottoressa, la mamma e la ricercatrice. Una donna, vicina ogni giorno all’esperienza della morte e dell’impotenza della scienza, non poteva stare lontano dalla sua benzina: la sua famiglia.
Per cui ho preso la decisione più difficile da quando sono madre, insieme a mio marito: meglio infetti che separati.

La dottoressa va in panchina: scende in campo la donna. Da lì è cambiato tutto: ho avuto la forza di andare avanti, di farmi delle domande, di trovare un po’ del mio tempo per tutti. Man mano che la dottoressa era meno necessaria mi trasformavo piano piano nella ricercatrice, pur continuando a fare la mamma e la moglie. Un collega un giorno mi ha detto: “impariamo quanto più possibile da questa esperienza, non viviamola con paura e negatività; usiamola per diventare migliori”. Era difficile, ogni giorno le amministrazioni mettevano a dura prova la nostra pazienza: chiamandoci eroi, ma non dandoci le armi per combattere, chiedendoci sacrifici senza la minima gratificazione. Il tempo per raccogliere dati e cercare di capire l’effetto del virus sui malati più fragili e con più patologie pregresse e per capire l’efficacia delle terapie era poco e di scarsa qualità perché viziato da stanchezza e vortici di emozioni. Le domande di ricerca erano tante e si affollavano ogni giorno nelle nostre menti ed era difficile prioritizzare anche quelle.

Ora che il vortice è passato, e stiamo vivendo (si spera) le ultime folate di vento, bisogna guardarsi in tasca e guardare cosa si è portato a casa.
Gli ambiti in cui è richiesto un cambiamento e i punti critici del sistema sanitario e universitario si sono resi evidenti agli occhi di tutti. Gli operatori sanitari, i ricercatori e la popolazione stessa penso e spero che vorrà delle risposte. Io ad agosto finirò la scuola di specialità e continuerò a fare ricerca dopo 13 anni di studio con 1.200 euro al mese e 1.200 euro l’anno di tasse universitarie da pagare con una grande speranza di cambiamento e di una nuova definizione delle priorità.
Un’altra grande speranza è il cambiamento interiore di ognuno di noi; questa emergenza ha messo in luce una ritrovata collaborazione tra colleghi, ha soffocato molti atteggiamenti lamentosi e poco produttivi e ha unito i colleghi tra loro e i medici ai pazienti in un senso di solidarietà ritrovato o, forse mai perduto e solo un po’ sbiadito.

Purtroppo, questo secondo aspetto passa attraverso il primo: se non verrà data alla sanità il ruolo centrale che merita nel nostro paese e non verrà riconosciuta la professionalità e il rispetto agli operatori sanitari e ai ricercatori in ambito sanitario, la frustrazione e conseguentemente il malumore e la scarsa empatia saranno sempre erbacce pronte a ricrescere e a minare quella che per me, è la professione più emozionante esistente».

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