mercoledì
25 Marzo 2026

Riccardo Cocciante visita i musei Byron e del Risorgimento

Il noto compositore Riccardo Cocciante ha visitato i musei Byron e del Risorgimento a Ravenna oggi pomeriggio, 3 ottobre. Il 79enne cantautore, in città in occasione del festival del videoclip Imaginaction, è entrato al museo di via Cavour attorno alle 17, accompagnato dalla moglie Catherine Boutet. Ad attenderlo all’ingresso c’erano la presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna, Mirella Falconi Mazzotti, e la direttrice dei musei, Alberta Fabbri.

Dalla Fondazione fanno sapere che «Cocciante si è intrattenuto a lungo in particolare al Museo Byron, complimentandosi più volte per la ricchezza di contenuti e di documenti e per la modernità della fruizione immersiva e digitale». Il maestro ha provato anche tutte le interattività.

Alla fine della visita Cocciante ha firmato il registro delle presenze che annovera già quelle di Capi di Stato come i Reali d’Inghilterra Carlo e Camilla e come i Reggenti di San Marino Italo Righi e Denise Bronzetti, di eminenti figure istituzionali come il Vice Presidente della Commissione Europea Raffaele Fitto ed il Vice Presidente del Consiglio e Ministro degli Esteri della Repubblica Italiana Antonio Tajani. L’ultima firma prima di quella di Cocciante è quella di Lord Byron, il pronipote del poeta, che domenica era in visita ai Musei con la moglie Lady Byron.

Trovato con 32 piante di marijuana e poi con 650 grammi di droga: arrestato due volte

I carabinieri di Mezzano hanno arrestato ieri, 2 ottobre, un 40enne per detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio. L’uomo era stato arrestato pochi giorni prima per aver coltivato 32 piante di marijuana.

Dopo quell’arresto, i militari avevano continuato a tenerlo sotto osservazione perché sospettavano che non avesse interrotto la sua attività illecita. Intuizione che ha avuto le sue conferme: la perquisizione della sua abitazione ha portato a rinvenire 650 grammi di marijuana e una macchina per il sottovuoto, solitamente utilizzata per il confezionamento delle dosi di stupefacente.

Il 40enne è stato quindi nuovamente arrestato e questa mattina è comparso in tribunale di Ravenna: dopo aver convalidato l’arresto, il giudice ha disposto nei suoi confronti la misura cautelare dell’obbligo di dimora con permanenza domiciliare.

Co-direttore Ravenna Festival a giudizio, Ancisi (Lpr): «Cosa intende fare il Comune?»

Il consigliere comunale di Lista per Ravenna, Alvaro Ancisi, interroga il sindaco di Ravenna per sapere se il co-direttore artistico del Ravenna Festival, prima di essere incaricato a fine settembre, ha consegnato una dichiarazione che attesti l’assenza o la presenza di procedimenti penali a suo carico. La richiesta di Ancisi arriva all’indomani della notizia del rinvio a giudizio del 36enne Michele Marco Rossi per violenza sessuale.

«In assenza di tale dichiarazione o di dichiarazione mendaci – continua la nota di Ancisi inviata alla stampa –, il sindaco intende procedere nei suoi confronti sotto i profili delle conseguenze penali e del mantenimento o perdita del suo posto di lavoro?».

Il consigliere comunale di opposizione ricorda che «al momento dell’assunzione dei dirigenti pubblici, la legge, escludendo che debbano esibire il certificato dei carichi pendenti, impone loro di produrre una dichiarazione sostitutiva che attesti l’assenza o la presenza di procedimenti penali in corso. Chi rilascia autodichiarazioni mendaci è punito ai sensi del Codice penale per falsità ideologica in atto pubblico».

Rossi è stato incaricato dalla Fondazione Ravenna Manifestazioni che organizza la storica kermesse ed è riconosciuta come soggetto di diritto pubblico «in quanto influenzata da enti pubblici partecipanti, come dimostra, tra l’altro, che il sindaco di Ravenna è presidente di diritto del suo consiglio di amministrazione, mentre tra i suoi soci figurano i Comuni di Ravenna e Cervia, nonché la Provincia e la Camera di Commercio di Ravenna».

 

 

Ancarani (Forza Italia): «Chi ha fatto i blocchi stradali al corteo pro Gaza va denunciato»

Il consigliere comunale di Forza Italia a Ravenna, Alberto Ancarani, auspica che le forze dell’ordine abbiano identificato le persone che hanno partecipato ai blocchi stradali in occasione del corteo per la Palestina che si è svolto in città stamani, 3 ottobre, e siano denunciate.

«Siamo di fronte a un comportamento che non è soltanto incivile – afferma il forzista –, ma che la recente legge introdotta dal Governo qualifica come reato. Si tratta di atti che nulla hanno a che fare col diritto di manifestare, ma che rappresentano piuttosto un abuso che danneggia tutti e mina la sicurezza e l’ordine pubblico. Con l’espediente della solidarietà su Gaza, partecipando ad uno sciopero illegittimo, un gruppo di manifestanti, senza alcuna autorizzazione, ha bloccato la circolazione di Ravenna, impedendo a cittadini, lavoratori, mezzi pubblici e privati di muoversi liberamente».

Ancarani, a nome di Forza Italia, ribadisce che la libertà di manifestare va sempre garantita, ma nel rispetto delle regole e degli altri cittadini: «Ravenna non può essere una zona franca, ostaggio di iniziative illegali basate su una sorta di esibizionismo etico in base al quale chi manifesta è una brava persona e può impedire la vita degli altri mentre chi non manifesta è un insensibile cinico che merita di subire le angherie causate da una minoranza che sebbene rumorosa e organizzata è semplicemente una minoranza».

Oltre 7mila persone in corteo per dire basta al genocidio: traffico in tilt per i blocchi stradali

Ravenna torna in strada contro il genocidio in Palestina e al fianco della Global Sumud Flotilla. L’avevano promesso da Usb (Unione sindacati base) durante lo sciopero generale del 22 settembre: «Se toccheranno la Flotilla siamo pronti a bloccare di nuovo tutto». E così, dopo la partecipata fiaccolata di ieri sera (2 ottobre), oggi un nuovo corteo per le vie della città in occasione dello sciopero generale proclamato da Cgil oltre che Usb: oltre settemila cittadini, secondo fonti qualificate, si sono dati appuntamento in piazza del Popolo alle 9. Alle 9.30 il fiume umano è sceso lungo via Diaz diretto alla darsena di città, inneggiando alla libertà della Palestina tra cori e striscioni (qui il video-resoconto della mattinata).

Tanti gli studenti in marcia ma c’è anche chi, con i capelli bianchi, indossa una bandana rossa con scritto “partigiani sempre”. Lungo via Rocca Brancaleone sono in tanti a sostenere il corteo da finestre, balconi, o dalle stesse mura della Rocca, dove alcuni attivisti si sono arrampicati indossando la bandiera palestinese.

Sul ponte di Teodorico, che scavalca la ferrovia, una sosta autorizzata ma prolungata, che ha lasciato spazio ai primi interventi: «Abbiamo quasi raddoppiato in numeri – incitano i rappresentanti di Osa (Opposizione Studentesca d’Alternativa) -. Questa è la dimostrazione che quando vogliamo abbiamo la forza per cambiare la realtà. Abbiamo fatto vedere quanto Ravenna è forte e schierata». Al megafono, l’ex candidata sindaca Marisa Iannucci prosegue: «Ragazzi, avete studiato il nazismo a scuola: a volte ci capita di chiederci cosa avremmo fatto noi durante il nazismo, e allora chiediamoci cosa fare ora, durante il sionismo?».

La fine del corteo era prevista nel piazzale della darsena di città in testa al Candiano, nei pressi del Moro di Venezia, dove i rappresentanti di Filt-Cgil hanno messo in risalto il ruolo del porto: «Il porto di Ravenna deve essere un luogo di accoglienza e rifugio. Non è il posto giusto per far transitare armi. L’obiettivo finale è l’embargo totale verso Israele».

Mentre erano in corso gli interventi promossi da Cgil, poco prima delle 12, una grande parte di manifestanti si è riversata su via Darsena, guidata dalle associazioni sindacali Usb e Sgb. Cgil, invece, si dissocia dall’episodio. Dopo aver superato il cordone delle forze dell’ordine il nuovo corteo non autorizzato ha proseguito verso il passaggio a livello di via Candiano dove è stato fermato dalle sbarre ferroviarie. Al grido di “Bella Ciao” i manifestanti hanno fatto quindi dietro-front su via Trieste, bloccando il traffico per diverse decine di minuti e lasciando in coda lungo via Darsena e via Trieste decine di veicoli.

Infine, intorno alle 13, mentre il presidio principale si scioglieva tra Darsena e via Trieste, una piccola parte dei manifestanti (circa 150) si è diretta lungo via Cavalcoli verso il ponte mobile, per ripetere il sit-in avvenuto anche durante le scorse proteste. Dopo un breve scambio con le forze dell’ordine, gli ultimi manifestanti si sono seduti sul ponte, e tra cori e bandiere c’è stato il tempo per un ultimo appello: «Oggi alle 18 al porto di Ravenna arriverà una nave della Zim – avverte un’attivista –. Probabilmente caricherà armi che non ha potuto imbarcare a Venezia a causa dei blocchi. Noi saremo lì per un boicottaggio».

La Pigna deposita la petizione di oltre 1.800 firme: chiesto l’arrivo dell’esercito a Ravenna

È stata ufficialmente depositata la petizione promossa da Veronica Verlicchi, capogruppo della lista civia La Pigna in consiglio comunale, per chiedere l’attivazione del progetto “Strade Sicure” a Ravenna. La raccolta firme, avviata il 10 luglio e conclusa a metà settembre, ha ottenuto l’adesione di 1.820 cittadini. L’obiettivo della lista di opposizione è portare in città un presidio dell’esercito a supporto delle forze dell’ordine, in risposta a un quadro della sicurezza urbana giudicato preoccupante. «Non chiediamo di militarizzare Ravenna, ma semplicemente di attivare un presidio a supporto della sicurezza – afferma Verlicchi in conferenza stampa -. Esistono già precedenti in molte città italiane. Le condizioni per farlo ci sono tutte, manca solo la volontà politica».

Verlicchi ha sottolineato che la situazione sul territorio non sarebbe affatto tranquilla: «Gli episodi di violenza e degrado continuano a verificarsi e, anche se non sempre raggiungono l’attenzione dei media, restano una realtà vissuta quotidianamente da molti cittadini». Particolare attenzione è dedicata alla zona dell’Isola di San Giovanni (giardini Speyer e dintorni). Proprio lì, secondo i piani comunali, dovrà sorgere il nuovo studentato universitario: «I cittadini hanno il diritto di sapere che gli studenti saranno collocati in una zona sicura. Anche per questo chiediamo un presidio visibile e stabile sul territorio».

Il primo firmatario della petizione è Francesco Patrizi, con un passato in Lista per Ravenna e poi nella stessa Pigna, il cui figlio come noto è stato accoltellato la scorsa estate, con polemiche conseguenti con tanto di un’iniziativa per la sicurezza agli Speyer: «Mio figlio ha rischiato la vita – ha raccontato Patrizi in conferenza – e purtroppo la nostra famiglia è diventata simbolo di ciò che può accadere oggi a Ravenna. Non vogliamo che altri vivano ciò che abbiamo vissuto noi. Lo Stato deve garantire sicurezza se pretende legalità dai cittadini. L’immigrazione fuori controllo e la mancanza di un presidio militare creano un clima pericoloso. Chiediamo una presenza dell’esercito, che abbia un effetto deterrente e di prevenzione verso i crimini».

Verlicchi ha ricordato come la questione sicurezza sia al centro dell’attività politica de La Pigna da anni e punta il dito contro l’amministrazione Barattoni: «Sono dieci anni che proponiamo pacchetti per la sicurezza urbana, ma la nostra voce è rimasta spesso inascoltata. Dispiace notare che tuttora manifestazioni pacifiche a sostegno della legalità e delle forze dell’ordine non ricevano nemmeno una parola di rispetto da parte del sindaco, mentre altre proteste, anche ideologiche, ottengono ampio sostegno istituzionale».

Martedì prossimo il Consiglio comunale di Ravenna sarà chiamato a votare su una mozione riguardante la gestione degli sbarchi nel porto cittadino. Veronica Verlicchi ha anticipato che, sul tema, potrebbe esserci un’apertura da parte della maggioranza: «Se si trova una quadra – ha dichiarato – è possibile un voto coerente anche da parte del centrosinistra. Sono necessarie limitazioni per non far sì che Ravenna continui a essere l’unico porto di approdo italiano senza una gestione strutturata degli arrivi».

Alla domanda sull’ampia manifestazione pro Gaza che si è svolta a Ravenna, così come in altre città italiane, Verlicchi ha mosso critiche: «Queste iniziative finiscono spesso per diventare uno strumento di strumentalizzazione politica, perdendo il loro reale valore pacifista. Comprendo la gravità della situazione in Palestina, ma non ritengo che bloccare le attività in Italia possa portare benefici concreti al popolo palestinese. Condanno ogni forma di violenza e ritengo che la gestione del conflitto debba restare in mano alla diplomazia internazionale».

Juventus Next Gen sul cammino del Ravenna. Marchionni: «Sentiremo la mancanza dei tifosi, spero cambino idea»

Trasferta in terra piemontese per il Ravenna. Domenica 5 ottobre scenderà in campo all’insolito orario delle 12.30 contro la Juventus Next Gen, ad Alessandria. La co-capolista viaggerà in treno fino a Milano e successivamente in pullman, per raggiungere uno stadio Giuseppe Moccaggata quasi deserto per via della protesta della Curva Mero contro le squadre B. Su questo si è soffermato l’allenatore del Ravenna Marco Marchionni in conferenza stampa: «I ragazzi sperano fino alla fine che i tifosi cambino idea. Da quando sono qui, sono venuti ovunque e la squadra lo ha sempre avvertito. Ci dispiace la mancanza di sostegno in questo momento positivo, perché festeggiare con loro a fine partita è sempre bello. Siamo consapevoli che ognuno ha la propria idea e li rispettiamo per questo».

I tifosi del Ravenna diserteranno la trasferta in virtù delle cosiddette “seconde squadre” dei grandi club, accusate di «togliere spazio a città e tifoserie vere» nel panorama professionistico. In particolare, la Juventus è stata la prima squadra italiana ad iscrivere la propria under 23 al campionato di serie C. Lo ha fatto dal campionato 2018-2019, ottenendo il miglior piazzamento nel 2023-2024 (settimo posto e sconfitta nel secondo turno playoff). Da sottolineare anche le due finali di Coppa Italia serie C raggiunte nel 2020 (vinta contro la Ternana) e nel 2023 (persa contro il Vicenza). Al di là dei risultati sportivi, sono tanti i giocatori che sono passati in tenera età tra le fila della Juventus Next Gen per poi spiccare il volo nel calcio internazionale. Yildiz, Soulè, Hujsen e Fagioli sono solo alcuni dei talenti fatti sbocciare dalla squadra B bianconera. «La protesta penso sia più contro il sistema calcio che contro l’under 23 stessa – commenta Marchionni, riportando la propria esperienza da calciatore -. Secondo me quello delle seconde squadre è un sistema utile per far confrontare giovani con giocatori esperti. Sono realtà che servono e aiutano i ragazzi nel processo di crescita. Non a caso gli altri paesi, che calcisticamente sono più avanti di noi, hanno allestito queste formazioni anni fa».

Tornando alle questioni inerenti al rettangolo verde, la Juve Next Gen sembra una squadra più matura rispetto alla passata stagione: i ragazzi di Brambilla hanno totalizzato 11 punti in 7 partite (contro i 6 di un anno fa alla stessa giornata) e in casa hanno perso solo contro l’Arezzo in rimonta. Sono reduci da una sconfitta pesante per 4-2 sul campo della Sambenedettese, in cui ha segnato l’esperto Guerra e Deme. Proprio il classe 2005 senegalese è uno dei prospetti più interessanti della squadra. Nella prima metà della scorsa stagione vestiva la maglia del Sasso Marconi e uscì tra gli applausi del Benelli dopo una super prestazione condita dal gol vittoria. «La Juve ha giocatori forti con talento – dichiara Marchionni in conferenza stampa -. Hanno un “complesso” che fa la differenza grazie a giovani che se fanno la giocata giusta ci possono mettere in difficoltà. Come sempre dobbiamo portare la partita dalla nostra parte tramite gli episodi».

Scatta così il mese thriller in cui i giallorossi scenderanno in campo 6 volte in 28 giorni. In questo fitto calendario sono inclusi i big match casalinghi contro Arezzo (19 ottobre) e Ascoli (2 novembre): «Sono due squadre molto ben attrezzate – commenta Marchionni- . Noi dobbiamo esser bravi a sfruttare l’entusiasmo che si è creato per restare lì in vetta. Tutto quello che si sta generando intorno ci sta dando una mano, ma sappiamo che andremo incontro a momenti difficili. Questo mese è determinante».

Fira: oltre 33mila pasti serviti, evitati 650 kg di rifiuti in plastica con il progetto green

L’edizione 2025 della Fira di Sett Dulur, la celebra sagra di Russi, ha evitato la produzione di 650 kg di rifiuti in plastica. La stima è del Comune e sarebbe l’effetto del progetto chiamato “Eco Fira”, novità di quest’anno. L’iniziativa ha l’obiettivo di ridurre l’uso di plastica monouso grazie all’introduzione di erogatori di acqua di rete, bicchieri e caraffe riutilizzabili, più lavabicchieri negli stand gastronomici delle associazioni e grazie all’incentivazione all’uso delle borracce.

I dati
Durante l’edizione 2025 della Fira, i sette stand che hanno partecipato al progetto (Amici di Padre Giorgio, Baseball Godo, Basket Club, Futsal Russi, Italia-Cuba Ravenna, Nucleo volontari Protezione Civile Russi, Parrocchia Sant’Apollinare Oratorio Don Bosco) hanno registrato 33.390 coperti. Stimando almeno un bicchiere monouso per coperto, sono stati quindi risparmiati 33.390 bicchieri e circa undicimila bottigliette da mezzo litro. Nel 2024, invece, gli stand avevano acquistato per la Fira 39.500 bicchieri in plastica e 10.127 bottigliette.

In collaborazione con Hera, partner dell’iniziativa, durante la Fira è stato anche installato in piazza Farini un distributore di acqua gratuita per incoraggiare cittadini e visitatori a utilizzare acqua di rete al posto delle bottigliette in plastica. Nei sei giorni dell’evento sono stati erogati 2.157 litri di acqua, pari a circa 4.300 bottigliette risparmiate.

Considerando il peso medio stimato di un bicchiere di plastica (6 grammi) e quello di una bottiglietta da 0,5 litri (30 grammi) l’iniziativa ha quindi comportato una consistente riduzione del PET da smaltire, equivalente a circa 650 kg.

«Con Ecofira – sottolinea l’assessore all’Ambiente Filippo Plazzi – abbiamo dimostrato che anche durante i grandi eventi è possibile adottare pratiche sostenibili e ottenere risultati concreti. Già al primo anno, abbiamo raggiunto un volume in linea con le stime attese, con un risparmio concreto di plastica monouso. Le associazioni hanno adottato positivamente le nuove pratiche e hanno riferito un buon riscontro da parte dei cittadini. Il nostro obiettivo non era eliminare completamente l’uso della plastica alla Fira, ma di compiere un primo passo verso una sempre maggiore riduzione di rifiuti. Alcuni stand hanno affiancato bottiglie di vetro alle caraffe in policarbonato, per dare un’alternativa all’acqua del rubinetto e per evitare inconvenienti nel caso ci fosse stato durante il servizio qualche problema con l’erogatore, cosa che comunque non si è verificata. Crediamo infine che la visibilità del progetto abbia contribuito con efficacia a sensibilizzare i cittadini e gli avventori della nostra Fira, trasmettendo il messaggio che è possibile adottare pratiche volte a ridurre la produzione di rifiuti e l’utilizzo di prodotti monouso».

Il progetto Eco Fira è stato co-finanziato dal bando per l’assegnazione di contributi per la realizzazione di progetti comunali di riduzione della produzione dei rifiuti, emanato dall’Agenzia territoriale dell’Emilia-Romagna (Atersir), a cui il Comune ha aggiunto risorse proprie.

Il bilancio dell’attività estiva della polizia locale: 8.500 richieste di intervento in 4 mesi

La polizia locale di Cervia ha divulgato un riepilogo dell’attività svolta nel periodo estivo (giugno-settembre).

Nessun incidente mortale sulle strade comunali. In totale sono stati rilevati 138 incidenti, di cui 73 con feriti e 65 con soli danni materiali.

L’attività di controllo della circolazione ha portato all’accertamento di oltre 26.000 violazioni al Codice della Strada. Particolare attenzione è stata riservata ai comportamenti più pericolosi: dieci i casi di guida in stato di ebbrezza, 79 i veicoli trovati privi di assicurazione, 87 quelli con revisione scaduta e 23 le patenti ritirate.

La Centrale Operativa ha gestito 8.487 richieste di intervento, coordinando la presenza delle pattuglie sul territorio. Nel periodo considerato sono stati effettuati 121 posti di controllo fissi e 358 pattugliamenti lungo la spiaggia. Nelle località di Pinarella e Tagliata è stato attivato il servizio dell’ufficio mobile, operativo in 32 serate; le pattuglie in bicicletta hanno svolto 76 servizi, assicurando un presidio agile e capillare anche nelle aree più frequentate.

Per quanto riguarda i controlli sulle attività economiche, sono state effettuate 299 verifiche negli stabilimenti balneari, 185 nei pubblici esercizi, 225 nei negozi di vicinato e 174 nei confronti di ambulanti nei mercati.

Per quanto riguarda le violazioni amministrative, sono state accertate numerose irregolarità. Tra le principali, 69 violazioni al Regolamento di Polizia e Sicurezza Urbana, 31 sanzioni per consumo di alcolici in aree pubbliche, 8 per problematiche legate al decoro urbano e 51 per occupazione abusiva di suolo pubblico. Sono state inoltre contestate 48 violazioni per inquinamento acustico. Nel contrasto all’abusivismo commerciale sono stati eseguiti 18 sequestri amministrativi.

Nel corso della stagione, il personale della Polizia Locale ha garantito una presenza costante sul territorio, coprendo complessivamente 10.481 turni: 9.094 diurni, 1.166 serali e 221 notturni.

Un ruolo importante hanno avuto anche le collaborazioni attive anche quest’anno. In primo piano quella con la Polizia Locale di Ravenna per i servizi notturni congiunti nei fine settimana; quella con gli Ausiliari della Sosta, impegnati nel controllo delle aree di parcheggio a pagamento e quella con gli Street Tutor, operativi con 4 unità a Milano Marittima e al centro commerciale di Pinarella.

Corteo pro Gaza e Flotilla: una parte dei manifestanti blocca via Darsena e il ponte mobile

Una parte dei manifestanti che partecipano al corteo pro Gaza e Flotilla in corso a Ravenna stamani, 3 ottobre, ha deciso di bloccare via Darsena, la strada che divide la stazione ferroviaria dalla testa del canale Candiano. I partecipanti alla manifestazione occupano la sede stradale in maniera pacifica, tenuti sotto osservazione da un consistente dispiegamento di forze dell’ordine.

WhatsApp Image 2025 10 03 At 11.43.13

Nel frattempo sulle banchine del canale si stavano svolgendo gli interventi pubblici promossi dalla Cgil, uno dei due sindacati che hanno organizzato la manifestazione e che si dissocia dall’azione. Gli altri sono i sindacati di base, in particolare Usb e Sgb.

Pesanti le ripercussioni sul traffico, con lunghe code sia in via darsena che in via Trieste, essendo stato impedito alle auto di proseguire in via Candiano.

I manifestanti si sono poi mossi verso via Trieste, finendo con l’occupare nuovamente (come già accaduto durante lo scorso sciopero) il ponte mobile, impedendo il transito delle auto.

Ponte Mobile Gaza

Bonitta: «Mondiali? Il volley può insegnare qualcosa al calcio…»

Fino al 7 settembre scorso l’unico allenatore ad aver vinto un Mondiale con la nazionale italiana femminile, in 19 edizioni della competizione iridata in 73 anni, era un ravennate. Marco Bonitta, oggi 62enne, era a capo della spedizione vittoriosa nel 2002 in Germania. «Non sono più l’unico, ma resterò per sempre il primo ad esserci riuscito», scherza il coach.

«Noi iniziammo il torneo da outsider – ricorda Bonitta – e dimostrammo di avere forza di volontà e un gruppo tecnicamente forte. Da quel successo è nato un periodo importante per la pallavolo femminile italiana. Anche la nazionale che ha appena vinto è fatta da giocatrici di primo livello come Orro, Egonu, Danesi, Silla, De Gennaro. Molte di loro erano nel gruppo di cui ero commissario tecnico alle Olimpiadi di Rio».

Artefice dell’oro mondiale è sicuramente il coach Julio Velasco. «Lo conosco bene, non ci frequentiamo fuori dalla pallavolo, ma lui e Silvano Prandi sono stati i maestri della mia generazione. Ricordo che andavo a fare corsi di aggiornamenti da loro. La qualità principale di Julio è comunicare con estrema chiarezza e sintesi cose che magari risultano difficili da capire anche a noi professionisti. E poi è un grandissimo studioso: per esempio so che ha dedicato molto tempo alla neuroscienza per capire i meccanismi che portano un atleta a consolidare un gesto tecnico da ripetere molte volte».

Il movimento pallavolistico azzurro può ora godersi il momento del doppio successo mondiale, maschile e femminile: «La squadra femminile è stata brava a dimenticarsi di come aveva vinto le ultime Olimpiadi perché c’era il rischio di sentirsi invincibili e farsi sorprendere di fronte a un tiebreak, che è la norma in un Mondiale dove le differenze di livello sono più sottili. La squadra maschile invece aveva bisogno di trovare la forza per una rivincita dopo essere arrivata solo vicino a grandi vittorie nelle competizioni recenti. È stato molto bello vedere la dedica a Daniele Lavia, che in passato ha giocato anche a Ravenna, che non ha potuto partecipare per un infortunio».

Insomma, è sempre l’approccio psicologico a fare la differenza: «Non può che essere così in uno sport in cui la circolazione delle conoscenze è sempre più facile e quindi le distanze tecniche si riducono. Oggi ci sono tantissimi tutorial professionali online per apprendere tecniche nuove e i professionisti si spostano per lavorare in altre nazioni. Questo fa la differenza».

Bonitta spende parole di plauso per la federazione: «Ha investito molto, non solo sulle prime nazionali ma anche nei settori giovanili». La pallavolo sul tetto del mondo negli uomini e nelle donne può insegnare qualcosa al calcio che non va ai mondiali maschili da due edizioni? «Direi di sì. Forse la prima cosa da prendere come esempio sarebbe un limite alla presenza di stranieri: in A1 tre giocatori su sette devono essere italiani, in A2 quattro su sette e in A3 un solo straniero ammesso. Nel calcio c’è un po’ troppa esterofilia».

Bonitta ha preso parte al mondiale maschile come commissario tecnico della nazionale egiziana: «Il mio incarico è già finito, era previsto che facessi solo il Mondiale. È stata un’esperienza interessante anche a livello personale, ho vissuto per un periodo al Cairo dove le distrazioni nel tempo libero non sono tantissime e a volte subentrava quasi la noia per i giocatori quando finivano gli allenamenti». L’ultima esperienza di club, invece, è stata in America a Austin dove stanno mettendo in piedi un campionato di livello: «Attualmente sono senza incarichi e non ho trattative. Aspetterò cosa si presenterà».

Riviste Reclam

Vedi tutte le riviste ->

Chiudi