Un locale di Milano Marittima ospita lo show di una delle regine dell’hard italiano. La 40enne si racconta alla vigilia: «L’uomo usa i film solo per fare quello che deve fare in poco tempo e cerca la perfezione estetica». Selen? «Una di quelle che ha lasciato il segno nel settore». Porno maschilista? «Dipende da che lato lo si guarda»

«In un locale ho incontrato una coppia che mi ha ringraziato perché dice di aver avuto un bambino grazie ai miei film porno». Chiamatelo il miracolo della vita. Che pare possa incarnarsi nelle forme di una pornostar, quelle di Vittoria Risi con le sue misure 100-65-100. La 40enne veneta, tra le regine dell’hard italiano con dieci anni di carriera, il 27 luglio sarà all’Overdance di Milano Marittima per uno show dal vivo, «tra i divani, sentendo i clienti vicini, come è abitudine di questo club che non ha il palco classico. E poi c’è quella cosa che mi fa sempre ridere della torcia che mi illumina i genitali…».

A 29 anni ha lasciato un lavoro da agente immobiliare per la carriera a luci rosse e la pittura, tornando alla passione che l’aveva portata a diplomarsi all’Accademia di belle arti. Il grande pubblico del piccolo schermo l’ha scoperta quando è arrivata a “Ciao Darwin” con Paolo Bonolis o quando posò nuda nel 2011 alla Biennale di Venezia nell’installazione di Gaetano Pesce nel Padiglione Italia curato da Vittorio Sgarbi con cui poi ebbe una relazione.
Vittoria, quarta volta a Milano Marittima, qualche ricordo particolare dai tre precedenti da queste parti?
«A Ravenna ero già stata in passato anche prima dei miei spettacoli, un po’ come molti, penso. Tutte le zone dell’Emilia-Romagna sono divertenti, il vostro accento mi fa sempre sorridere. L’anno scorso mi sono fermata un paio di giorni in agosto in un albergo a Cervia e per una come me che è continuamente in viaggio su aerei e auto è stato bello trovarsi in un posto in cui abitualmente ci si muove in bici».

Che storia è quella della torcia?
«Quando è successo la prima volta mi ha fatto ridere davvero: un cameriere mi teneva il fascio di luce di una torcia puntato proprio sui genitali e lo ha fatto tutto il tempo del mio show e poi anche le volte successive. Mai successo da altre parti. La prima volta era un bengalese e faceva ancora più scena…».
Di solito che pubblico viene agli spettacoli?
«Varia molto spostandosi tra nord e sud. Sono stata una settimana fa in Svizzera e stavano tutti seduti e zitti, così si fa fatica a capire se stai piacendo. Ma anche i milanesi e i veneti di alcune parti sono uguali: a loro piace la parte sessuale della vita ma hanno paura a farsi vedere. Invece a sud di Roma trovo proprio il tifo e gli striscioni, è divertente questa differenza».

E alle latitudini romagnole?
«Una giusta via di mezzo».
Sempre solo uomini sotto al palco?
«A Milano Marittima di solito sì ma in altri posti succede che vengano gruppi misti di amici. A Torino una coppia mi ha ringraziato perché dice che è riuscita ad avere un bambino guardando i miei film. Di solito le donne poi mi fanno i complimenti per la scelta forte che ho fatto».
E gli uomini invece cosa chiedono più spesso?
«Sempre e continuamente la stessa domanda: “Come faccio a diventare un attore porno?”. Non si immaginano che è una cosa difficile, non è che vai lì e scopi con l’attrice che preferisci. È un lavoro usurante, devi andare a comando, l’attore deve tenere anche per due-tre ore di riprese e deve venire quando lo chiede il regista».
Ravenna è la città di Luce Caponegro, l’ex pornostar Selen. Vi conoscete?
«Io ho iniziato nel 2008 quando lei aveva già smesso da un po’. Non ci siamo mai conosciute di persona ma so bene chi è, la vedevo in tv. A volte capita di parlare di chi ha lasciato il segno nell’ambiente e lei è di sicuro una di quelle».

Chi è la migliore pornostar italiana oggi in attività? Presenti incluse…
«Dirselo da soli non avrebbe senso. Se parliamo di quelle che lo fanno davvero con serietà, allora senza dubbio Valentina Nappi che lavora stabilmente negli Stati Uniti e vive facendo solo film e non fa spettacoli».
Quante iniziano e poi mollano?
«Ce ne sono diverse. Iniziano pensando che sia una passeggiata ma non è così, è un lavoro difficile, richiede impegno e non tutti possono farlo».
Internet ha fatto più male o più bene al porno?
«Sono entrata nel giro nel momento di passaggio da dvd a internet. Sono riuscita a vivere ancor gli allori dei dvd che erano produzioni con più soldi e più curate. Poi sei anni fa ho avviato il mio sito personale a pagamento, con Sofia Cucci siamo state le prime in Italia. Avevo fiutato il cambiamento ma sono stata anche consigliata bene: il mio compito è attirare le persone che vogliono vedere me ma dietro deve esserci tutta una organizzazione di professionisti che hanno competenze specifiche. Il servizio deve funzionare bene perché poi la gente si lamenta anche per niente».

Gestisce da sola i canali social come Instagram o Twitter?
«A volte anche io ma non solo io. Non mi piace ostentare troppo la mia vita privata, i webmaster consigliano di farlo ma io non ho voglia di far sapere dove sono quando sto per i cavoli miei, sono dell’altra generazione».
Oggi si potrebbe fare la pornostar senza il proprio sito internet?
«In Italia l’unica casa di produzione rimasta di fatto è la Pinko di Rimini quindi le possibilità di lavoro sono limitate. Siccome credo si inizi a fare questo lavoro per fare soldi allora magari è meglio usare tutti i canali con cui è possibile riuscirci».
Il consumo di porno via streaming con la facilità di saltare parti della visione ha cambiato il modo di confezionare il prodotto?
«In ogni caso una scena non può durare più di 20 minuti, con o senza possibilità di saltare le parti. E a volte sono noiose anche così. Di sicuro è cambiata la velocità con cui si realizzano le scene: una volta ci si prendeva una settimana per recitare anche la parte di trama e si andava a fare le riprese all’estero, adesso la trama non si fa quasi più. E va molto di moda il genere amatoriale, con gente normale come protagonista che non è nemmeno il massimo della bellezza ma magari c’è meno senso di disagio per chi guarda i film in coppia. Poi però l’uomo che guarda il film da solo cerca la perfezione estetica».

Il genere amatoriale può funzionare anche con una pornostar professionista?
«Se io sono una star voglio una cosa ricercata. Poi ci sono i live sul mio sito in cui ho un rapporto più diretto con i fan che telefonano o chattano con me. Ma anche nelle serate che faccio mi fermo sempre a parlare con chi mi aspetta dopo lo show, prima dell’alba non sono mai uscita dall’Overdance».
Il porno è maschilista?
«Dipende da che lato lo si guarda – sorride –. Può sembrarlo quando c’è una scena forte ma è recitazione ed è sempre la pornostar che regge il gioco. Io mi sento di tenere alta la parte femminile».
Ci sono poche registe donne…
«Perché verrebbero film più mentali, con più preliminari e meno spinti ma spesso l’uomo usa il film solo per fare quello che deve fare in poco tempo».

È una delle poche pornostar italiane che ha lavorato anche negli Usa. Quanta distanza c’è tra i due mondi?
«In America c’è grande professionalità. Ho avuto proposte per trasferirmi ma per scelte mie personali ho preferito di no e non sono pentita. Là è un’industria, tutti sono professionisti, tutti sanno cosa fare. Un esempio: quando ho girato per Brazzers la parte più difficile sono state le mille foto che hanno voluto fare sul set durante le pose ma sanno che per il business servono e quindi le fanno».
La ricerca della perfezione estetica, diceva. C’è troppa chirurgia plastica nel porno?
«Oggi le tecniche la rendono più accessibile, a chiunque. Anche nello spettacolo non hard. Io ho rifatto il seno la prima volta quando ancora non avevo in mente di fare questo lavoro, poi ci sono stati altri ritocchini dopo. Quando ho cominciato a disegnare e dipingere facevo sempre le donne molto curvilinee, forse l’avevo nel dna. Ma si può fare l’attrice porno anche senza rifarsi il seno: certe categorie chiedono proprio donne con seni piccoli, perché ad alcuni piacciono così».
Oggi quali sono le sue misure?
«Me le hanno prese l’ultima volta a Carnevale per farmi un bustino che poi hanno anche sbagliato. Dovrebbero essere ancora circa 100-65-100, ho una taglia 42-44. Sono proporzionata, che è la cosa importante: la classica forma a clessidra è quella che attizza…».
Wikipedia dice 96-60-96….
«Non è l’unico errore che c’è nella mia pagina ma rispondono che non si possono correggere…»
Si è data una scadenza entro cui smettere di fare hard?
«No, ma sto già preparando il mio “dopo”. Nell’ultimo anno mi sono fermata di più a Venezia per riprendere i miei lavori di pittura, sarà questo il mio “dopo”».
Quasi cento appuntamenti, dal 25 agosto al dieci dicembre, promossi da un totale di 48 soggetti. Questo è Viva Dante, l’appuntamento presentato nella mattinata di oggi e che fa entrare nel vivo il triennio alla fine del quale nel 2021 si ricorderanno i 700 anni dalla morte del Sommo Poeta. La rassegna annuale porterà in città dei relatori per le conferenze e sarà composta anche da spettacoli, concerti ed altri grandi eventi.
Il corteo, che ha una tradizione antica, quasi 70 anni, sarà punteggiato di poesia, versi e cori, grazie alla collaborazione con il Teatro delle Albe. La pluripremiata compagnia ravennate ha dato vita infatti allo straordinario progetto, realizzato su commissione di Ravenna Festival, “Inferno, Purgatorio e Paradiso. Chiamata Pubblica”. L’itinerario sarà articolato attraverso cori di cittadini, che fungeranno da segnatempo per gli artisti Ermanna Montanari, Marco Martinelli e Sandro Lombardi, chiamati a scandire i momenti salienti della celebrazione. A Lucia Battaglia Ricci il compito di restituire con le immagini il miracolo della poesia dantesca attraverso il “commento figurato”. L’arcivescovo di Firenze, cardinal Giuseppe Betori, in suggello al legame profondo tra le città a cui si legano la nascita e la morte del più grande poeta dell’Occidente, sarà officiante della “Messa di Dante”.
Non è tutto: il Comune di Ravenna chiama alla partecipazione i progettisti culturali per ampliare il palinsesto delle attività di Ravenna 2021. C’è tempo fino al 30 settembre 2019 per partecipare. L’avviso, pubblicato sul sito del Comune di Ravenna, intende stimolare la partecipazione alle celebrazioni dantesche per mettere in valore il prezioso legame di Ravenna con Dante. Destinatari della “call” sono tutti quei soggetti, eccezion fatta per le sole persone fisiche, che hanno idee e proposte per meglio valorizzare la dimensione dantesca di Ravenna, nei diversi linguaggi artistici e per i differenti e tanti fruitori.
«Questo significa – scrive il Comune – che il soggetto proponente dovrà dimostrare all’interno del proprio piano economico e finanziario la sostenibilità del progetto e la reale capacità di attrarre altre forme di finanziamento (sponsorizzazioni, risorse proprie, attivazione di crowdfunding o contributi da parte di altri enti pubblici). Verrà poi percorsa una successiva procedura per quei progetti che necessitassero di risorse per raggiungere il pareggio di bilancio alla quale potranno partecipare solo i soggetti le cui proposte siano state ritenute idonee in questa prima fase». Le caratteristiche delle proposte presentate dovranno, inoltre, rispecchiare le dimensioni portanti del percorso di candidatura, per esempio utilizzo dei linguaggi della contemporaneità, stile partecipativo, internazionalizzazione, rivolgersi ad un pubblico diversificato per fascia di età e di stili culturali, proporre progettualità con evidenti elementi di qualità e innovazione sociale ed economica, capaci di innescare benefici per il territorio anche dopo il 2021. Le iniziative proposte potranno essere anche realizzate fuori dal territorio seppur con un legame esplicito con Ravenna.
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