giovedì
26 Marzo 2026

Agli arresti domiciliari, sorpreso con 3 chili di droga nascosti nel capanno in giardino (con tre cani da guardia)

Agli arresti domiciliari, aveva nascosto in un capanno della sua abitazione tre chili di droga. L’uomo – un 50enne italiano con diversi precedenti, residente in un comune della Bassa Romagna ravennate – è stato quindi nuovamente arrestato e portato in carcere a Ravenna.

Tutto è nato da un controllo della Squadra mobile nel pomeriggio del 18 settembre. Il comportamento molto agitato dell’uomo ha insospettito gli agenti che hanno perquisito la zona, compreso un capanno vicino all’abitazione vera e propria. Qui, nascosti in un grande bidone per uso agricolo, sono stati trovati diversi involucri contenenti complessivamente 2 chili di hashish e 1 chilo di cocaina. Sequestrati anche materiali per il confezionamento (bilancini di precisione e macchina per il sotto vuoto).

Verosimilmente a protezione della droga, nel giardino erano presenti anche tre cani di grossa taglia.

«Dante è internazionale per il suo valore intrinseco»

Per Dante l’origine della poesia d’amore è da ricercarsi nelle liriche dei trovatori provenzali, culmine di un percorso che lui stesso si riconosce come punto di arrivo. Non a caso, quindi, all’interno della Commedia compaiono tre trovatori, distribuiti lungo le tre diverse cantiche. Da Bertran de Born, esaltato per la liberalità nel Convivio ma punito fra i seminatori di discordie nell’Inferno, ad Arnaut Daniel “miglior fabbro del parlar materno”, relegato alle fiamme purgatoriali, fino a Folchetto di Marsiglia, l’unico poeta ad aver saputo orientare la sua opera al bene divino.

Sabato 20 settembre, nell’ambito del festival Prospettiva Dante (a questo link il programma giorno per giorno), il professore Paolo Squillacioti (filologo specializzato in epoca romanza, letteratura galloromanza e italiana medievale) terrà un intervento sul tema Luce fuoco ardore. I trovatori nella Commedia, evidenziando caratteristiche e connessioni tra queste figure e tra la loro opera e quella del Sommo Poeta, la cui voce lirica fu resa possibile e profonda proprio grazie a quell’eredità letteraria. Dal 2020 Squillacioti è anche direttore dell’Opera del Vocabolario Italiano del Cnr: non un dizionario normativo (cioè rivolto a proporre un modello di lingua), ma storico, ovvero rivolto a documentare il lessico italiano e i suoi usi reali nel corso della storia.

Professore perché, a oltre 700 anni dalla sua morte, Dante continua a occupare un ruolo così centrale nella cultura italiana, arrivando forse a oscurare altri autori illustri?
«Questa centralità non è solo italiana, ma universale: non a caso, è l’unico autore italiano citato ne Il Canone Occidentale di Harold Bloom, opera dedicata ai fondatori della nostra letteratura. L’opera di Dante è letta, tradotta e studiata a livello internazionale non solo per tradizione, ma per il valore intrinseco della sua poesia. La Commedia in particolar modo rappresenta una situazione strettamente legata al suo tempo, intrisa di filosofia, religione e valori medievali, ma capace di trascendere epoche e latitudini e parlare allo stesso modo alla nostra contemporaneità».

A cosa sono dovuti invece i risvolti “pop” che caratterizzano la figura di Dante negli ultimi tempi?
«Probabilmente al fascino della rappresentazione infernale, la più nota. Una rappresentazione potentissima, che non ha eguali nella letteratura e che richiama visioni che si prestano molto alla modernità: colpe espiate, scenari truculenti, vendetta sotto forma di letteratura. Tutto questo è affascinante anche per il lettore più ingenuo, e si adatta bene a fumetti, videogiochi o personaggi».

Venendo all’Opera del Vocabolario Italiano, qual è l’importanza di un vocabolario storico?
«Con il nostro lavoro non intendiamo solo approfondire l’opera di Dante, ma anche analizzare quegli autori fondamentali per la sua piena comprensione. I loro testi, spesso trascurati nei vocabolari, contengono un lessico ricco di parole mai spiegate o usate in accezioni particolari. Dante non era una figura isolata: era immerso in una rete ampia e articolata di autori e riferimenti. Il nostro impegno è interpretare correttamente questi testi per poter comprendere Dante nel modo più accurato possibile».

In che modo la ricerca lessicografica si rapporta al presente?
«Immaginiamo la lingua e la letteratura come un albero: quest’albero sarà tanto più alto e rigoglioso quanto le sue radici sono solide e inserite in profondità nel terreno. Noi studiamo queste radici, fondamentali per dare linfa al presente. Non si può comprendere l’attualità ignorando la storia: il presente è solo una fase, e pensare di interpretarlo soltanto attraverso strumenti attuali è un’illusione».

Com’è cambiato il linguaggio ai tempi dei social network?
«Il linguaggio cambia continuamente, come ci ricorda già Dante nel De vulgari eloquentia. I social però hanno dato una grande accelerazione a questo cambiamento, anche per via della velocità intrinseca dello strumento. Oggi è difficile anche per gli studiosi stare al passo: non si fa in tempo ad analizzare un fenomeno che si è già passati al successivo, e chi studia ha bisogno di tempo per dare risposte. Ad emergere è l’influsso di lingue straniere, soprattutto quella inglese. Ma neanche questa è una novità, ai tempi di Dante, ad esempio, questi influssi derivavano dal francese».

Questa necessità di comunicazioni sempre più veloci porta a un impoverimento del linguaggio?
«In termini quantitativi no, perché si acquisiscono parole nuove. Ma subentra una certa difficoltà di comprensione. C’è una crescente indifferenza verso il significato preciso delle parole e poco interesse per le parole che non sono più tanto diffuse. I vocabolari vengono creati proprio per preservare il significato di termini considerati poco importanti. Bisogna stare attenti però a non usare la lingua solo per comunicare: si tratta prima di tutto di uno strumento di conoscenza e riflessione, in grado di veicolare contenuti altissimi».

Quale sarà nei prossimi anni il ruolo dell’intelligenza artificiale in ambito comunicativo e letterario?
«L’Ai è uno strumento potentissimo, e in quanto tale non è né buono né cattivo. Dipende tutto dall’uso che se ne fa. Nel campo delle traduzioni i risultati sono incredibili, permettendo di interpretare testi in maniera fluida e coerente non solo dall’inglese, ma anche da lingue meno frequentate, come quelle asiatiche o africane… Le criticità maggiori riguardano la messa a disposizione del grande pubblico con una gestione dati approssimativa, informazioni non corrette o inventate. Ci vorranno tempo e investimenti per raggiungere risultati affidabili e per ora va usato con estrema cautela, soprattuto da chi è nelle fasi di formazione. Credo che gli studenti dovrebbero evitarlo per evitare il rischio che si radichino in loro informazioni imprecise o sbagliate».

Bus gratuiti a Ravenna dal 22 settembre, lungo la linea 80 già esistente

Dal 22 settembre 2025 a Ravenna sarà gratuito l’uso degli autobus pubblici su un tratto della linea 80 già esistente. Non si pagherà dal lunedì al sabato nei 7 km compresi tra i parcheggi scambiatori del centro commerciale Esp e del Pala De André (lato via Canale Molinetto) attraverso il centro storico. Si potrà salire e scendere in qualsiasi delle 24 fermate lungo il percorso senza munirsi del biglietto, chi dovesse utilizzare la stessa linea per percorsi più lunghi, o comunque fuori da questa tratta, dovrà pagare il regolare biglietto. La linea è servita da mezzi di 12 metri di lunghezza e capienza di 90 persone.

Si tratta di una sperimentazione voluta dal sindaco di Ravenna, Alessandro Barattoni, e già annunciata durante la campagna elettorale. Il servizio sarà gratuito fino al 6 giugno 2026 e nella prossima estate verranno valutati i risultati. Il mancato incasso di Start Romagna (l’azienda partecipata che si occupa del trasporto pubblico) sarà compensato dal Comune di Ravenna, sulla base dei passeggeri (ogni bus ha un contapersone attivato, in modo da poter fare un bilancio anche senza biglietti). Al momento sono stati stanziati dall’Amministrazione 40mila euro per i primi mesi di prova, fino al 31 dicembre 2025.

Il primo cittadino ha presentato l’iniziativa alla stampa: «Potenziare il trasporto pubblico e potenziare i parcheggi sono le due vie con cui vogliamo migliorare l’accessibilità al centro storico, un obiettivo di questo mandato. Cominciamo con questa sperimentazione, ma non è l’unica iniziativa a cui stiamo lavorando».

Presente alla conferenza stampa anche Andrea Corsini, ex assessore regionale e oggi presidente di Start, che ha fatto il punto sui prossimi investimenti dell’azienda: «Abbiamo un piano da 120 milioni di euro per 340 nuovi mezzi in Romagna entro il 2028, una trentina di questi arriveranno sulle strade della provincia di Ravenna tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026». Il rinnovo della flotta sarà fatto con attenzione all’impatto ambientale: «I mezzi a diesel sono ormai pochi, i nuovi saranno a metano, ibridi o elettrici. Per questo sarà necessario anche un investimento sulla sede di Ravenna per dotarla delle infrastrutture di ricarica delle batterie».

«Bloccare anche i carichi civili per Israele, non solo le armi»

«Che fine faranno ora questi container? Diretti a un altro porto? E da dove provenivano?». Se lo chiedono, in una nota inviata alla stampa, vari comitati (Faenza per la Palestina, Coordinamento Bds Ravenna, Comitato per il ritiro di ogni Autonomia Differenziata, LaborUp, Per il Clima Fuori dal Fossile, Radici del sindacato alternativa in Cgil Ravenna). Il riferimento è ai due nuovi carichi di armamenti diretti a Israele bloccati nel porto di Ravenna, su disposizione del sindaco. Una novità, scrivono i comitati, che farebbe capire «che il flusso Ravenna-Haifa è continuo e regolare. I carichi militari si mescolano a quelli civili. È una vergogna che tutto questo sia accaduto per mesi e mesi senza alcun controllo e che solo ora gli enti pubblici se ne accorgano».

I comitati chiedono al sindaco e alla Regione e a tutti i soci Sapir «di rescindere ogni contratto con le compagnie Zim e Msc che collegano settimanalmente Ravenna ad Haifa. Anche i carichi civili devono essere bloccati. Anche questi alimentano uno stato genocida e una occupazione feroce e illegale. Anche le importazioni di ortofrutta da Israele sostengono l’occupazione e l’apartheid».

Raccolta di rifiuti in piste ciclabili, parchi e non solo: al via “Puliamo il mondo! Chi lo ama lo protegge”

L’iniziativa di Legambiente “Puliamo il mondo! Chi lo ama lo protegge” è giunta alla 33esima edizione e fra le 1.300 città coinvolte c’è anche Ravenna, che ha organizzato diverse iniziative in programma domenica 21, venerdì 26 e sabato 27 settembre.

Domenica 21 è la giornata con il più alto numero di appuntamenti: si potrà partecipare alla Passeggiata nel Parco Marittimo con raccolta di eventuali rifiuti. L’appuntamento è alle 10 al bagno “Duna degli Orsi”, il termine dell’attività è previsto per le 13. In collaborazione con la Fiab ci sarà anche una passeggiata ciclistica e pulizia della ciclabile del mare: Il ritrovo è alle 9 al monumento del ciclista nel parcheggio del Pala De Andrè. I partecipanti al termine, orientativamente verso le 12.30, potranno raggiungere gli altri volontari alla Duna degli Orsi. Questa pedalata è inserita nella “Settimana europea della mobilità sostenibile”.

Sempre domenica 21, in programma anche la passeggiata con relativa pulizia della pista ciclabile di Ponte Nuovo, organizzata con la collaborazione di associazione Pondus Libra, Coop. Stadera e altre associazioni del territorio. Ci si troverà alle 9.15 al bar Romea in via Romea Sud 97, con il termine dell’attività fissato alle 13 circa. Infine, nell’ottica del “Progetto giovani per l’ambiente” si terrà l’appuntamento alla Rocca Brancaleone alle 9 con eventi, giochi ed altre attività, fino ad arrivare alle 16, quando avverrà la pulizia del Parco della Rocca.

Venerdì 26 settembre dalle 14 alle 16 si svolgerà la pulizia della Casa Volante, in via Fiume 23 nel quartiere Darsena, con l’organizzazione di Arci Ravenna e delle ragazze e dei ragazzi della struttura. La giornata conclusiva sarà sabato 27 settembre con Velability “Una giornata da marinai”. Appuntamento al RYC di Marina di Ravenna alle 9.30. Organizzano: Ravenna Yacht Club, Cadiai e altre realtà sociali e produttive del territorio.

«Abbiamo aderito con convinzione a questa nuova edizione del più grande appuntamento internazionale di volontariato ambientale – ha dichiarato l’assessora ai Rifiuti, Federica Moschini –. Questa iniziativa ci ricorda che il rispetto e la cura dei luoghi che viviamo partono dai comportamenti virtuosi di ciascuno di noi. Le nostre azioni quotidiane, per un territorio più pulito ed accogliente, diventano un esempio concreto per le nuove generazioni, che cresceranno con uno sguardo attento e rispettoso nei confronti dell’ambiente. Solo così possiamo costruire una comunità consapevole e responsabile, capace di fare proprio lo slogan di questa iniziativa: Chi ama il mondo lo protegge. Nella speranza di vedere un’ampia partecipazione ed il moltiplicarsi di simili azioni».

«Quest’anno siamo particolarmente orgogliosi – ha affermato Alessandra Serafini, portavoce del Circolo Matelda e di tutte le associazioni coinvolte – perché abbiamo unito le forze attraverso gesti e azioni rivolti al rispetto del nostro territorio. Ogni associazione farà la propria parte per prendersi cura di un pezzo di Ravenna, dalla città al forese, con l’intento di rilanciare un messaggio di pace e speranza collettiva. Scendiamo in strada, nelle nostre vie, nei nostri quartieri dando un segnale forte per coinvolgere la cittadinanza al rispetto dell’ambiente, ma soprattutto di ognuno di noi».

Le iscrizioni agli eventi possono essere fatte sul sito www.puliamoilmondo.it oppure direttamente nei punti di ritrovo. La fornitura dei dispositivi di protezione ai partecipanti per la raccolta dei rifiuti sarà a cura dell’organizzazione. Si raccomanda di indossare abbigliamento comodo e scarpe da ginnastica.

Il programma è stato organizzato dal circolo Legambiente di Ravenna Matelda, ma hanno collaborato numerose associazioni e realtà del territorio: Centro di educazione alla sostenibilità Ceas Ravenna, InformaGiovani, Save the Planet, Fiab Ravenna, Arci Ravenna, Pondus Libra, Libera contro le mafie sezione di Ravenna, Anpi Ravenna, Villaggio Globale cooperativa sociale, Fondazione Angelo Vassallo, Cittadino Attivo, Ge.Ne.Ra, Plastic Free, Verde Vela Ravenna, La Casa Volante, Lipu delegazione di Ravenna, Centro Sociale La Quercia Aps, Comitato cittadino antidroga Odv, Ravenna Yacht Club, Clama (Associazione volontari animalisti), Cestha, Corpo volontario forestale di Ravenna, Cooperativa Spiagge Ravenna, ristorante “Il Molinetto”, stabilimento balneare “Duna degli Orsi”.

Progetto Futuro: assegnate 20 borse di studio da 750 euro agli alunni più meritevoli

Oltre 250 persone hanno gremito l’Aula Magna dell’Istituto Ricci Muratori di Ravenna per la cerimonia conclusiva della sesta edizione di Progetto Futuro, iniziativa nata nel 2020 e organizzata dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna, in collaborazione con la Secam, la Fondazione Golinelli di Bologna, l’Ufficio Scolastico Territoriale e i principali istituti comprensivi della città. Quest’anno hanno partecipato sei istituti comprensivi (Damiano, Randi, Ricci-Muratori, San Pietro in Vincoli, San Biagio, Valgimigli) e sono state assegnate 20 borse di studio da 750 euro ciascuna (di cui 250 euro in attività didattiche curate dalla Fondazione Golinelli) agli alunni: Asia Bondi, Mattia delle Monache, Bernardo Gardini, Rebecca Michelazzi, Taskent Teoman, Sofia Guglielmelli, Francesco Lombardi, Tommaso Ravaioli, Alessandro Nicolò Brocchi, Giulio Pesaresi, Thiam Khoudia, Irene Zoli, Emiliano Cuzzocrea, Filippo Di Nuzzo, Marcello Randi, Nicoletta Tisari, Olivia Triossi, Vanessa Tronnolone, Simone Giraldi, Giacomo Montanari. Altri 50 alunni sono stati premiati con buoni acquisto per libri e materiale didattico.

La Commissione di valutazione – composta da rappresentanti di Secam, Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna, Fondazione Golinelli e Ufficio Scolastico Territoriale – ha selezionato i vincitori sulla base di criteri che hanno tenuto conto di rendimento scolastico (al termine della quinta elementare), originalità, impegno sociale e parità di genere.

Come da tradizione, a ciascun premiato è stata consegnata una copia della Costituzione italiana e il celebre discorso sulla stessa di Piero Calamandrei.

Cotignola, lo scultore Enzo Babini dona medaglie a Papa Leone, Mattarella e Von der Leyen

In occasione dell’Anno Santo 2025, lo scultore cotignolese Enzo Babini ha creato alcune medaglie in terracotta che sono state inviate dall’Amministrazione comunale di Cotignola a Papa Leone XIV, al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e alla Presidente della Commissione europea Ursula Von Der Leyen.
Come già accaduto per il Giubileo del 2016, il ceramista cotignolese ha voluto donare un’opera nata da una profonda riflessione sulla società contemporanea, ispirandosi alla speranza, tema del Giubileo 2025. Ulteriori sei medaglie sono state realizzate da Babini e donate all’assessora Minto, in rappresentanza del Comune, e agli ecclesiastici Don Stefano Vecchi e Don Michel Bom, che si occuperanno di veicolarle a tutte le parrocchie di Cotignola e delle frazioni.
«La forma circolare della medaglia rappresenta qualcosa che non ha né inizio né fine – spiega il maestro Enzo Babini -. Al centro c’è Dio, che come fiamma sempre viva tiene accesa la speranza e dà energia al passo del popolo che cammina. Sono ancorate alla fiamma quattro croci, testimonianza dell’umanità proveniente dai quattro angoli della terra; l’ancora è stata spesso usata come metafora della speranza. Una processione che, passo dopo passo, rappresenta il popolo dei credenti nel pellegrinaggio. L’immagine mostra quanto il cammino del pellegrino non sia un fatto individuale, ma comunitario, con l’impronta di un dinamismo crescente che tende sempre più verso Cristo».
«Queste medaglie, realizzate con terra romagnola da un orgoglioso figlio di questa stessa terra come il maestro Enzo Babini, sono segni tangibili di quella speranza di cui è innervato il Giubileo – commenta Martina Minto, assessora alla Cultura del Comune di Cotignola -. Come Amministrazione le abbiamo inviate a queste grandi personalità per offrire una riflessione sulla dignità, l’uguaglianza e la speranza in quanto fondamenti del cammino umano, ma anche per promuovere la coesione tra i popoli e la fiducia, che come amministratori, cittadini ed europei, nutriamo nei confronti del cammino comune dell’umanità. Abbiamo molto apprezzato che, dalla segreteria del Presidente Mattarella, ci sia arrivata una telefonata di ringraziamento, per il Comune e per il maestro Enzo Babini. Da un Presidente così attento alle difficoltà delle comunità locali questo riscontro è stato particolarmente apprezzato».

Traversara un anno dopo: il giardino di Piera è ancora allagato

Da un anno a casa di Piera Alboni a Traversara c’è uno stagno in giardino con delle piante acquatiche che proliferano. Quanto sia la profondità è difficile dirlo. È il lascito, sgradito e non voluto, dell’alluvione del 19 settembre 2024.

L’abitazione della 65enne è una villetta singola in via Torri a qualche centinaia di metri dal punto in cui l’argine sinistro delfiume Lamone è crollato. «L’ondata di piena si è infilata tra la mia abitazione e quella del vicino, la forza dell’acqua ha abbattuto una parte della mia casa e ha scavato una voragine nel terreno». Un anno dopo c’è ancora l’acqua, circondata da cespugli di erbacce. «È stato iniziato un tentativo di prosciugamento, ma ci siamo accorti che il livello risaliva. Probabilmente la voragine ha raggiunto l’altezza della falda e quindi l’acqua affiora dal terreno». Le operazioni di rimozione dell’acqua si sono fermate anche perché l’acqua ha raggiunto le fondamenta e toglierla poteva mettere a rischio crollo la parte di casa rimasta in piedi.

La villetta di Piera è uno dei trenta immobili nella zona rossa per cui una commissione tecnica ha cominciato il lavoro per stabilire se vanno demoliti o possono essere recuperati. Ma la padrona di casa ha poche speranze: «È la casa che apparteneva ai miei genitori, in cui vivo da quando sono nata. Mi sono già messa l’anima in pace e so che dovrò abbatterla – ammette la donna seduta nella veranda a casa della figlia, distante poche decine di metri e alluvionata ma non in zona rossa –. Però è estenuante dopo un anno non avere avuto ancora spiegazioni dalle autorità. Ci dicano cosa dobbiamo fare, invece di tenerci in sospeso. Dal giorno dopo del disastro vorremmo fare quello che c’è da fare per lasciarsi tutto alle spalle prima possibile e pensare al futuro, ma non sappiamo ancora nulla e viviamo ogni giorno la stessa sofferenza».

La casa di Piera è finita sott’acqua un anno dopo una ristrutturazione completa: «A maggio 2023 avevamo avuto la prima alluvione e avevamo perso pavimenti, impianto elettrico e arredi. Abbiamo ristrutturato e poi è arrivato il disastro di settembre 2024». Ora va abbattuta o si può salvare? Se va abbattuta, quali indennizzi potrà ricevere? E si potrà ricostruire su quel lotto di terra? Sono le domande principali di Piera che restano ancora senza risposta: «Sono sempre stata orgogliosa di vivere in Emilia-Romagna, per la qualità della vita e l’attenzione verso la popolazione. Ma questa volta mi sento abbandonata dalle istituzioni. Nessuno ha risposte ed è passato un anno perché fanno speculazione politica sulla pelle delle persone alluvionate».

Oggi Piera e il compagno Daniele vivono a Villanova di Bagnacavallo, nella casa che ha lasciato loro l’anziano padre di Daniele: «Ha 85 anni e si è preso una piccola casa in affitto per sé e ha lasciato a noi la sua. È stato un gesto bellissimo, ma noi vorremmo avere una nostra casa». E la vorrebbero proprio dove c’è quella semicrollata, sebbene il rivale del Lamone sia sempre lì che incombe: «Ci ho passato tutta la vita, dove dovrei andare alla mia età? Io non ho paura del fiume, non l’ho mai avuta. Mi fanno paura le persone che non hanno fatto la manutenzione a quel fiume».

Il bilancio degli ultimi due anni di Piera e Daniele è di due alluvioni subite e una casa inagibile e tutto quello che hanno avuto, oltre alla quota mensile perché ancora fuori dalla loro residenza, sono 15mila euro dal contributo di immediato sostegno: 5mila per il 2023 e 10mila per il 2024. La coppia aveva anche una polizza di assicurazione. Magra consolazione: «Si sono aggrappati a ogni cavillo per riconoscerci il meno possibile. Ci hanno detto che la parola “alluvione” non era compresa e alla fine abbiamo avuto diecimila euro. Mi chiedo che senso abbia chiedere alla gente, che già paga le tasse, di fare polizze se poi le compagnie usano ogni pretesto per fare il loro interesse?».

Il Benelli a un passo dal tutto esaurito per il Ravenna: «Contro il Perugia partita fondamentale»

«Una partita fondamentale, che ci potrà dire cosa faremo da grandi». Lo presenta così, mister Marco Marchionni, l’anticipo di venerdì sera (calcio d’inizio ore 20.30) che vedrà il Ravenna ospitare il Perugia in uno stadio Benelli praticamente esaurito (a 24 ore dalla partita restano in vendita meno di 200 biglietti in parterre).

Si tratta della quinta giornata del girone B del campionato nazionale di calcio di serie C, con i giallorossi secondi in classifica con 9 punti in quattro partite, 6 in più degli umbri, ancora a secco di vittorie.

Il Ravenna potrà contare sul rientro di Luciani e Okaka, che hanno lavorato tutta la settimana con il gruppo, quindi su quella prima punta fisica su cui finora la squadra non ha ancora potuto fare affidamento. Un’alternativa in più per Marchionni che non potrà contare invece solo su Corsinelli (l’esterno destro titolare) e Mandorlini (centrocampista di riserva, già però in gol in stagione).

«Siamo contenti che ci sarà tanta gente – ha detto ancora Marchionni -, merito della società che ha creato una squadra importante e dei ragazzi che hanno dimostrato di avere qualità. Vincere ancora ci darebbe un’ulteriore iniezione di fiducia in vista delle prossime partite. Ma sarà molto difficile, il Perugia è una buona squadra, che si trova ad affrontare un inizio complicato. Dovremo avere anche un po’ paura, tra virgolette, consapevoli che non sarà per nulla facile».

Omicidio Minguzzi senza colpevole dopo 38 anni, parla un ex carabiniere: «Indagini fatte male»

Le indagini dei carabinieri sull’omicidio del 21enne Pier Paolo Minguzzi di Alfonsine, nel 1987, furono fatte male e gli uomini dell’Arma che provarono a farle bene si scontrarono contro gli ostacoli di colleghi in divisa. È l’estrema sintesi della testimonianza dell’ex brigadiere Antonio Di Munno rilasciata oggi, 18 settembre, nella seconda udienza dell’appello per la morte dello studente di Agraria e carabiniere di leva rapito il 21 aprile di 38 anni fa per estorsione e trovato morto dieci giorni dopo.

In corte d’assise d’appello a Bologna è in corso il processo di secondo grado dopo l’assoluzione, arrivata il 22 giugno 2022, dei tre imputati (qui le motivazioni): il 60enne Orazio Tasca, originario di Gela (Caltanissetta), il 61enne Angelo Del Dotto di Palmiano (Ascoli Piceno) e il 69enne Alfredo Tarroni di Alfonsine. All’epoca dei fatti i primi due erano carabinieri in servizio alla stazione di Alfonsine, il terzo era un loro amico che faceva l’idraulico nello stesso paese.

All’epoca dei fatti Di Munno era in forza alla squadra di polizia giudiziaria della pretura di Comacchio e venne trasferito al nucleo operativo dei carabinieri di Ravenna anche per partecipare alle indagini sul sequestro-omicidio. La deposizione resa a luglio del 2021 in assise a Bologna mostrò un ex carabiniere particolarmente coinvolto dal ricordo degli eventi e oggi, se possibile, il testimone è tornato a ribadire gli stessi concetti con ancora più veemenza. Di Munno afferma di essere andato di fronte al comandante provinciale dell’epoca, il colonnello Masciullo, per proporre approfondimenti su due carabinieri, Tasca e Del Dotto: «Il comandante mi disse “Brigadiere, non ha capito che più si gira la merda e più puzza?”. Di fronte a quella frase rassegnai immediatamente le mie dimissioni e lasciai l’Arma perché non erano quelli i valori in cui credevo».

Su richiesta della procura generale, il teste ha nuovamente riconosciuto la sua calligrafia su un pezzo di carta che non finì mai in un fascicolo di indagine a quel tempo, ma ora sì: «Era una bozza per un rapporto giudiziario, avevo appuntato con sedici indizi da approfondire per appurare la posizione dei due carabinieri sospetti».

Nell’aula Bachelet di piazza dei Tribunali, Di Munno ha esternato tutta la sua incredulità avendo saputo che la magistratura dell’epoca intercettò più di un anno un millantatore piuttosto inverosimile e non dispose mai intercettazioni a carico dei due carabinieri.

Ascoltato dalla corte anche un altro carabiniere, Mario Renis: era vicecomandante della stazione di Alfonsine quando Minguzzi fu ucciso. E anche Renis è torno a ribadire quanto già pronunciato in primo grado a Ravenna: «Non mi fecero mai ascoltare le registrazioni delle telefonate estorsive ricevute dai familiari di Minguzzi nell’aprile del 1987. Però a luglio di quell’anno mi fecero ascoltare le telefonate di un altro tentativo di estorsione a un’altra famiglia di Alfonsine e riconobbi subito il timbro inconfondibile della voce siciliana di Tasca con cui condividevo la caserma da tre anni». Perché non gli fecero ascoltare le registrazioni di rapitori di Minguzzi? Una risposta non c’è. Ma è stata la procura generale a sottolineare che il comandante della stazione di Alfonsine, Aurelio Toscano, affermò che tutti in quella caserma partecipavano ai briefing degli investigatori.

I tre imputati, nuovamente assenti in aula, si sono sempre dichiarati innocenti, negando collegamenti con l’altra vicenda ricordata. A luglio 1987 avvenne l’omicidio di un altro carabiniere che portò a tutti condanne ultraventennali (già scontate). Tarroni, Del Dotto e Tasca furono arrestati in flagranza a Taglio Corelli, frazione di Alfonsine, dopo una sparatoria in cui rimase ucciso il 23enne Sebastiano Vetrano, raggiunto da un colpo sparato da Del Dotto con un revolver di Tarroni.

La sentenza d’appello potrebbe arrivare il 30 settembre. Per quel giorno, infatti, è in calendario un’udienza a partire dalle 9.30 con le discussioni finali di procura, parti civili e difese. Al termine la corte potrebbe ritirarsi in camera di consiglio per il verdetto.

Container di esplosivi israeliani bloccati al porto: «Ravenna un esempio. Ora il Governo faccia la sua parte»

Sono numerose le reazioni alla notizia del giorno, ossia ai due container contenenti esplosivi diretti in Israele bloccati al porto di Ravenna. I due camion portacontainer hanno lasciato il porto di Ravenna nella giornata di oggi, 18 settembre. Si tratta di munizioni cecosolvacche e ungheresi per l’esercito israeliano: il carico speciale esplosivo era entrato in Italia via terra dall’Austria per poi transitare fino a Ravenna.

«Esprimo il mio pieno sostegno e la mia gratitudine al presidente della Regione Emilia-Romagna Michele de Pascale, alla presidente della Provincia di Ravenna Valentina Palli e al sindaco di Ravenna Alessandro Barattoni per la presa di posizione, chiara e coraggiosa, contro il transito di armamenti destinati a Israele attraverso il porto di Ravenna», ha dichiarato la parlamentare ravennate del Pd, Ouidad Bakkali.

«Il nostro porto – continua Bakkali – non può e non deve diventare complice della fornitura di armi verso scenari di guerra e di violazioni sistematiche del diritto internazionale. Consentire che materiale bellico transiti da Ravenna significherebbe tradire la storia e i valori di una città che ha fatto della Resistenza, della pace e dell’accoglienza la propria identità. Significa anche compiere una violazione della legge 185 e del principio costituzionale sancito dall’articolo 11 che impone il ripudio della guerra. Significa inoltre che i ministeri competenti e le dogane continuano a operare come se nulla fosse, ignorando un quadro normativo che parla in maniera esplicita anche di transito. Quelle armi verso Israele non possono passare».

«In un momento in cui il governo nazionale non assume alcuna posizione – conclude Bakkali -, vedere rappresentata la dignità e l’umanità dalle istituzioni locali e regionali che incarnano la Repubblica, così come dai lavoratori portuali che hanno segnalato l’arrivo del carico, mi inorgoglisce come ravennate e come parlamentare italiana».

«Esprimiamo pieno sostegno al sindaco Alessandro Barattoni, alla presidente della Provincia Valentina Palli e al presidente della Regione Michele de Pascale per l’immediata attivazione che ha portato al blocco dei carichi – dichiarano il segretario regionale Pd Luigi Tosiani, la segretaria provinciale Eleonora Proni e il segretario comunale Lorenzo Margotti –. Un ringraziamento particolare va ai lavoratori portuali e alla loro prontezza nel segnalare con responsabilità quanto stava accadendo. Ravenna ha dato oggi un segnale forte, scegliendo di non essere complice di un traffico di armi che sta causando una catastrofe umanitaria in Palestina».

«Come sindacato – commentano Cgil e Filt – proseguiremo a vigilare e a effettuare segnalazioni affinché nessun carico di armi transiti per Ravenna. Ringraziamo i rappresentanti delle istituzioni locali e regionali per avere intrapreso un’azione decisiva per il blocco delle armi. Un altrettanto sentito ringraziamento va ai lavoratori del porto grazie ai quali è stato possibile individuare e denunciare il transito del carico. La Cgil prosegue nell’impegno contro la guerra. Ha proclamato uno sciopero per domani e sempre domani scenderà in strada a Ravenna per una manifestazione e un corteo per denunciare quanto sta avvenendo a Gaza. Il corteo, con ritrovo alle 16, partirà dal piazzale del Pala de André e raggiungerà la Darsena di città».

«Martedì abbiamo depositato un Ordine del Giorno in Consiglio comunale per chiedere che il nostro scalo non diventi più luogo di transito per materiali bellici – è invece il commento congiunto dei consiglieri comunali Nicola Staloni (Avs) e Igor Gallonetto (M5s) -. L’episodio di oggi conferma l’urgenza di fissare regole chiare e vincolanti per il futuro. Il porto di Ravenna deve essere un luogo di lavoro sicuro, rispettoso dei diritti dei lavoratori e delle comunità, non un corridoio per alimentare conflitti e guerre».

«Ora il Governo faccia la sua parte – aggiunge il consigliere regionale del Movimento 5 Stelle, Lorenzo Casadei -. Basta fare finta di non sapere. Chiediamo la sospensione immediata di transiti e licenze verso il teatro di guerra, applicando con rigore la Legge 185/1990 e i criteri della Posizione Comune UE 2008/944/PESC sul rischio di uso degli armamenti per violazioni gravi del diritto umanitario. Le nostre banchine non possono diventare la retrovia logistica di operazioni militari che colpiscono civili, strutture sanitarie e infrastrutture essenziali, operazioni criminali che la Commissione d’inchiesta indipendente dell’Onu il 16 settembre ha formalmente qualificato come genocidio. La Regione farà tutto ciò che è di sua competenza, è urgente la convocazione di un tavolo con le autorità, le agenzie, le organizzazioni sindacali e tutte le istituzioni coinvolte per definire protocolli stringenti di trasparenza e controllo, con monitoraggio permanente sui materiali d’armamento e sui beni dual‑use e con la pubblicazione periodica dei dati aggregati sui transiti sensibili. Non lasceremo che si usino porti, interporti e piattaforme logistiche dell’Emilia‑Romagna per alimentare guerre e conflitti nel mondo: lo contrasteremo in ogni modo e con ogni forza, con atti formali, controlli serrati e la massima trasparenza, fino a fermare ogni transito sospetto.
Da Ravenna e dall’Emilia-Romagna parte un messaggio chiaro al Paese: quando istituzioni e lavoratori fanno squadra, il territorio si difende e difende il principio costituzionale di ripudio della guerra. Il Governo si assuma la responsabilità politica di fermare transiti e licenze; noi continueremo a lavorare perché l’Emilia‑Romagna non sia mai complice di alcuna guerra».

«Al ministro Tajani che continua a dire che il governo italiano non c’entra niente con il genocidio di Gaza – conclude infine il senatore romagnolo del Movimento 5 Stelle, Marco Croatti -, chiediamo perché allora il governo continua a violare le leggi italiane e il diritto internazionale scegliendo di non bloccare l’esportazione e il transito di armi e munizioni destinate all’esercito israeliano. Oggi dal porto di Ravenna salperà per Israele una nave cargo della compagnia israeliana Zim, la Contship Era, che avrebbe dovuto caricare due container di munizioni cecosolvacche e ungheresi per l’esercito israeliano: l’operazione è stata bloccata solo grazie all’intervento dell’amministrazione comunale a cui partecipa il M5S. Il carico speciale esplosivo era entrato in Italia via terra dall’Austria per poi transitare fino a Ravenna, non certo di nascosto dalle autorità competenti. Ricordiamo al ministro degli Esteri, responsabile per il controllo sull’export di armamenti, che la legge 185 del 1990 vieta il transito di materiali di armamento verso i Paesi in stato di conflitto armato e responsabili di gravi violazioni delle convenzioni internazionali in materia di diritti umani, accertate dai competenti organi delle Nazioni Unite, dell’Ue o del Consiglio d’Europa. Ricordiamo al ministro degli Esteri che una commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite ha appena accusato Israele di genocidio e che il Consiglio d’Europa e che già nell’aprile dello scorso anno il Consiglio Diritti Umani dell’Onu aveva approvato una risoluzione che chiedeva a tutti gli Stati di sospendere il trasferimento di armi e munizioni verso Israele; la stessa richiesta fatta un mese fa anche dal Consiglio d’Europa. Il governo la smetta di consentire il transito in Italia di armi e munizioni per Israele con un embargo totale come quello imposto dal governo spagnolo, altrimenti la smetta di mentire sulla sua non complicità con il genocidio di Gaza».

Serie B, dal 21 settembre si inizia a fare sul serio per Tema Sinergie Faenza e Orasì Ravenna

La preseason è terminata. Da domenica 21 settembre le squadre della provincia impegnate in serie B Nazionale di basket scendono ufficialmente sul parquet. Orasì Ravenna e Tema Sinergie Faenza sono entrambe inserite nel girone B che vede come super favorite la Pielle Livorno e la Virtus Roma. Le due romagnole proveranno a dire la loro, strizzando l’occhio verso i numerosi derby in calendario contro le due imolesi e la neo promossa Ferrara.

I manfredi sono reduci da un cambio di main sponsor, annunciato ad inizio settembre. Dopo dieci anni dal primo contratto di sponsorizzazione con i Raggisolaris, Tema Sinergie diventa main sponsor e affianca il suo nome a quello della prima squadra di pallacanestro maschile della città di Faenza. Una partnership, quella tra Tema Sinergie e Raggisolaris, nata nel 2015 con la promozione della squadra in Serie B. Fondata nel 1985, Tema Sinergie offre soluzioni tecnologiche all’avanguardia per la Medicina Nucleare, la Radiofarmacia, la Radioterapia e l’Industria Farmaceutica, affermandosi come una delle realtà di riferimento a livello internazionale.

Al di là della parte economica, sono molte le novità in casa faentina, a partire dalla panchina. Il ruolo di allenatore è stato affidato al piemontese Lorenzo Pansa, che nelle ultime due stagioni ha condotto Vigevano in Serie A2. Dalla panchina alla scrivania è passato invece Luigi Garelli, che coprirà il ruolo di direttore tecnico. La squadra allestita è di valore, con l’obiettivo (non dichiarato) di viaggiare nelle zone nobili della classifica. In particolare il quintetto di Pansa si affiderà alla leadership e all’esperienza di Marco Santiangeli, reduce però da una stagione con 9 punti di media alla Virtus Roma. Oltre a lui, la squadra è un mix tra giocatori di esperienza (Stefanini, Fumagalli e il belga Van Ounsem su tutti) e giovani (con il neo capitano Fragonara, il pivot Longo e l’ala forte Mbacke) che lascia ben sperare ad una delle realtà più consolidate del campionato. La prima partita sarà domenica 21 settembre alle ore 18 al Pala Cattani contro San Severo.

L’obiettivo è quello della salvezza per il Ravenna del coach 30enne Andrea Auletta, che ha parlato così della vittoria durante l’ultima amichevole pre-season contro l’Andrea Costa Imola: «Chiudiamo la pre-season in maniera positiva, con ampi margini di miglioramento: dobbiamo eliminare i blackout e trovare più continuità durante la partita». L’alta frequenza dei momenti bui all’interno dei match è stato uno dei temi delle ultime due stagioni dell’Orasì, che nella stagione alla porte cercherà di trovare più continuità sia di risultati che di prestazioni. Sicuramente una squadra meno giovane rispetto alle ultime due stagioni potrebbe aiutare “il controllo” in determinati momenti all’interno della partita. Il roster giallorosso è stato profondamente rivoluzionato dal mercato con le sole permanenze di capitan Dron e della guardia Brigato, che con il passare del tempo si è dimostrato leader della squadra in entrambe le metà campo. A loro sono stati aggiunti l’imprevedibilità del rientrante Paolin e il peso sotto i ferri dell‘italo-argentino Cena e del lituano Rolandas Jakstas. Saranno coadiuvati dai baby Feliciangeli, Ghigo e Noena su tutti, che hanno ben figurato in preseason. La prima partita della stagione sarà sul campo del Casoria (comune di Napoli) domenica 21 settembre, mentre le porte del Pala Costa non si apriranno prima di mercoledì 8 ottobre per accogliere Nocera.

Attenzione invece alla questione biglietti. Il Ministero dell’Interno ha deciso che dalla stagione 2025/26 il basket italiano farà un passo verso regole già da tempo applicate nel calcio. Tutte le partite dei campionati organizzati da Legabasket (LBA) e Lega Nazionale Pallacanestro (LNP) – quindi Serie A, Serie A2 e Serie B – sarà obbligatorio il biglietto nominale, mentre per le trasferte è obbligatorio acquistarli in prevendita entro le ore 19 del giorno prima della gara. 

Per consultare il calendario della stagione, ecco il link: https://www.legapallacanestro.com/serie/4/calendario

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