giovedì
26 Marzo 2026

C’è un ravennate nella Global Sumud Flotilla: «Ho paura, ma non potevo più far finta di nulla»

«Ho pensato fosse il momento di fare qualcosa, che sarebbe stato da codardo non esserci, di fronte alla perdurante impassibilità delle istituzioni europee». Così, Carlo Alberto Biasioli, 39enne operatore culturale ravennate, sintetizza i motivi che lo hanno spinto a partecipare – unico dalla nostra provincia, a quanto ci risulta – alla Global Sumud Flotilla, la grande iniziativa umanitaria internazionale che ha l’obiettivo di rompere il blocco navale israeliano per la Striscia di Gaza e rifornire di viveri e medicinali la popolazione palestinese.

«Partecipare è stato piuttosto semplice: ho scritto nei canali ufficiali e sono riuscito a superare un paio di colloqui di selezione, dove gli organizzatori praticamente vogliono verificare cosa ti spinge e il tuo livello di approfondimento sul tema palestinese». Mentre ci parliamo al telefono (l’ultimo contatto è del 10 settembre), Biasioli è ancora in Sicilia in attesa di istruzioni, in procinto di imbarcarsi per Gaza, su una delle navi messe a disposizione dagli organizzatori. «La nostra partenza è legata alla flotta partita da Barcellona: quando prenderanno il mare da Tunisi si saprà che noi partiremo il giorno dopo. Ma qui in Sicilia non è di certo tempo perso: stiamo migliorando le nostre navi, che non sono proprio all’avanguardia, stiamo caricando il materiale, abbiamo creato dei gruppi di lavoro. E poi ci stiamo formando: abbiamo fatto vere e proprie simulazioni di quello che ci potrà aspettare, con anche le fascette elettriche ai polsi. Ci prepariamo per affrontare diversi scenari».

Hai paura?
«Molta, ma non ce la facevo più a voltare la faccia. Se nessuno fa niente io credo che la politica prenderà nota ed esporterà il “metodo Israele” anche altrove».

Eri già un attivista?
«No, non ho mai fatto nulla di simile. Sono un semplice operatore culturale, organizzo rassegne (in particolare, il festival Respira, tra arte e musica, con l’associazione Respira di Nuovo Aps, ndr)».

Cosa pensi vi possa succedere?
«Sappiamo che sono in grado perfino di sparare per affossare le navi. Possono speronarci. Nella migliore delle ipotesi prenderò qualche cazzotto. È probabile che ci prenderanno prigionieri. Dal mio punto di vista, credo di essere un privilegiato, avendo passaporto italiano. Per quanto la premier Meloni abbia disincentivato la partenza, ha anche detto che ci tratterà come tutti gli altri italiani in difficoltà all’estero, credo che avremo un occhio di riguardo, anche perché siamo una trentina dall’Italia. Ma ci sono tanti che partono con noi che sono invece iraniani, turchi, malesi. Ecco, loro dimostrano di avere ancora più coraggio, loro potrebbero fare anche una brutta fine».

Quali sono le sensazioni che stai provando al momento?
«Ce ne sono di belle e di brutte. Queste ultime sono dovute soprattutto alla pressione psicologica che dobbiamo subire. Anche qui in Sicilia ci sono aerei militari che ci controllano, abbiamo visto anche 5 droni sorvolarci contemporaneamente. Ci aspettiamo dei boicottaggi».

Cosa ne pensi degli attacchi esplosivi subiti finora dalle vostre imbarcazioni?
«Credo siano stati dei diversivi, per distrarre l’opinione pubblica internazionale dal fatto che in questi giorni hanno intimato ai palestinesi di abbandonare definitivamente Gaza city».

La sensazione positiva, invece?
«La vicinanza della gente. Ci sono state due manifestazioni anche in Sicilia, con migliaia di persone scese in piazza. A Siracusa, in particolare, due bambini ci hanno consegnato due pacchi di pasta, dicendoci che li avevano comprati con i loro soldi e di portarli ai bambini palestinesi. Ancora mi commuovo a pensarci».

Familiari e amici come hanno preso la tua decisione?
«All’inizio la reazione è stata più che altro di sorpresa, non avendo mai fatto prima niente del genere. La mia compagna, con cui vivo da 15 anni, ha capito: non mi sento da solo, sento l’appoggio dei miei cari. Al momento poi non l’ho detto a molti amici, aspettavo di partire realmente…».

Il consiglio comunale chiede alla giunta di sollecitare il governo Meloni per sbloccare l’eolico in mare

Il consiglio comunale di Ravenna, nella riunione del 10 settembre, ha approvato – favorevoli tutti i gruppi a eccezione de La Pigna – un ordine del giorno che chiede al sindaco e alla giunta di sollecitare il governo Meloni per sbloccare il progetto Agnes che prevede l’installazione di 75 pale eoliche in mare al largo della costa, un campo fotovoltaico galleggiante, un impianto di stoccaggio a terra e un sistema per la produzione di idrogeno verde. Un investimento da due miliardi di euro capace di coprire il fabbisogno energetico di circa 500mila famiglie, corrispondenti alla popolazione della Romagna.

Sul fronte dei permessi, Agnes ha già superato la Valutazione di Impatto Ambientale (via) e attende l’autorizzazione unica. Ma l’intoppo è la mancata calendarizzazione delle aste per l’eolico e il fotovoltaico galleggiante nel decreto cosiddetto Fer2 pubblicato dal ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica (Mase). Si tratta del regime incentivante italiano istituito nel 2024 per supportare le rinnovabili innovative o con costi di generazione elevati. Per il 2025 è escluso l’eolico offshore: il testo del decreto fa riferimento a sole tre fonti delle dieci tecnologie contemplate dal decreto Fer2: fotovoltaico galleggiante, biogas e biomasse.

L’ordine del giorno – promosso dai consiglieri Chiara Francesconi (Progetto Ravenna),  Luca Cortesi e Domenico Antonio Esposito (Partito Democratico), Igor Gallonetto (Movimento 5 Stelle), Nicola Staloni (Alleanza Verdi Sinistra), Andrea Vasi (Partito Repubblicano), Daniele Perini (Ama Ravenna) – sottolinea come l’esclusione dell’eolico offshore dai bandi previsti dal Fer2 sia «un errore strategico che penalizza in modo diretto la città di Ravenna, proprio mentre l’Europa chiede impegni concreti per la decarbonizzazione e la transizione ecologica».

I retroscena dicono che le aste siano in ritardo perché il governo vorrebbe individuare una formula che non esclusa i progetti di eolico galleggiante (Agnes invece è a pali fissi sui fondali) che si stanno rivelando più costosi e meno efficienti. L’ordine del giorno presentato dalla maggioranza esprime preoccupazione per le conseguenze di queste scelte: «Da un lato si ostacola l’innovazione in ambito energetico, dall’altro si favorisce l’espansione di impianti a terra in contesti territoriali spesso inadeguati o già saturi, come ricordato anche dalla Regione Emilia-Romagna».

Il sindacato Uil accoglie positivamente l’approvazione dell’ordine del giorno. «Sono bastati 120 giorni per concludere l’iter autorizzativo per il rigassificatore – è l’affondo di Carlo Sama, segretario provinciale – e non esistono scuse per non garantire tempi altrettanto celeri anche per il progetto delle rinnovabili al largo delle nostre coste».

Accanto alla spinta per le fonti rinnovabili, Uil ritiene oramai non più rinviabile la ripresa a pieno regime delle estrazioni di gas: «Su 62 miliardi di metri cubi di gas utilizzati in Italia solo 3 sono di produzione nazionale e siamo quindi costretti a massicce e costose importazioni dall’estero a costi decuplicati rispetto al gas presente nei nostri giacimenti. La recente intesa tra Stati Uniti e Italia sull’impegno all’acquisto di gas liquefatto dagli Usa a costi più elevati per trasporto e logistica comporterà un aumento di spesa per famiglie e imprese».

Un paio di anni fa il ministero dell’Ambiente ha fornito i dati relativi alle riserve nazionali di idrocarburi dividendole in riserve “certe”, dove l’estrazione con i mezzi e le tecniche attualmente disponibili è considerata sicura al 90%; “probabili”, che potranno essere recuperate con una probabilità superiore al 50%; e “possibili”, dove le probabilità di recupero sono inferiori al 50%. Al 31 dicembre 2021, in Italia erano presenti riserve certe per quasi 40 miliardi di metri cubi di gas naturale, di cui 22,1 miliardi in giacimenti terrestri e 17,7 miliardi in mare. A questi si aggiungono 44,4 miliardi di metri cubi di gas contenuti in riserve “probabili” e 26,7 miliardi di metri cubi in riserve “possibili”, per un totale di 111 miliardi di metri cubi di gas potenzialmente presenti in Italia. Per avere un ordine di grandezza, in Russia c’erano 37.400 miliardi di metri cubi, 32.100 in Iran e 24.700 in Qatar.

Assalto notturno al bancomat delle Poste, i residenti svegliati dal boato vedono un’auto in fuga

Lo sportello bancomat di un ufficio postale di Lugo, all’angolo tra via Monti e via de’ Brozzi, è stato assaltato nella notte tra il 10 e l’11 settembre. Un’esplosione ha consentito ai malviventi di asportare il postamat. I residenti nella zona sono stati svegliati dal boato: chi si è affacciato in strada ha potuto vedere un’auto di colore chiaro che si allontanava dal piazzale delle Poste. Carabinieri e vigilanza privata sono arrivati poco dopo. Le indagini cercheranno di risalire ai colpevoli partendo dall’analisi delle videocamere di sorveglianza nei dintorni.

Il sindaco sui senza fissa dimora: «Ne arrivano dai comuni vicini»

Durante l’estate a Ravenna sono emerse diversi criticità rispetto al tema di persone senza fissa dimora, un tema di cui si è occupata la polizia locale imponendo “sgomberi” in aree verdi e parchi, sollecitata anche da parte dell’opposizione di destra. La questione è quindi, come sempre, diventata anche politica oltreché “amministrativa”. Per questo abbiamo rivolto qualche domanda al sindaco Alessandro Barattoni, eletto a maggio scorso e che detiene le deleghe ai Servizi sociali nell’attesa dell’ingresso in giunta di Roberta Mazzoni (che andrà in pensione dall’Ausl a fine anno) a partire da gennaio prossimo.

509187786 1013535664305126 7062604445904631545 NSindaco, le operazioni di sgombero e sequestro dei beni di alcuni senzatetto è stata una risposta adeguata da parte dell’Amministrazione? Cosa ne pensa delle critiche giunte da sinistra su presunte “sceriffate”?
«Durante l’estate sono effettivamente emerse criticità che hanno richiesto interventi puntuali da parte della polizia locale. Tali azioni sono da intendersi come interventi resisi necessari al fine di garantire la legalità e il decoro, sempre nel rispetto della dignità delle persone coinvolte. È evidente che le scelte fatte a livello nazionale di colpevolizzazione della povertà e di taglio ai fondi per la morosità hanno un effetto che si scarica sui territori. Priorità dell’Amministrazione restano la presa in carico e la tutela di ogni persona, in un’ottica di analisi e conoscenza dei singoli casi, definizione dei problemi reali e supporto con azioni a sostegno della fragilità. Gli interventi da predisporre sono molteplici e riguardano non solo l’Amministrazione comunale, ma anche altre tipologie di servizi quali i Cas, e anche la presenza o meno di servizi analoghi nei Comuni limitrofi. L’intero sistema deve dialogare in maniera collaborativa e trasversale, al fine di potenziare le proprie risposte e incrementare le strategie d’intervento. Il tema della rete interistituzionale dei servizi resta fondamentale: se anche un solo tassello salta – che sia un dormitorio pieno, un Cas bloccato, o un Comune limitrofo che non risponde – l’intero sistema va in sofferenza».

Di quanti dormitori dispone la città di Ravenna e quanto persone sono in grado di ospitare?
«A Ravenna, attualmente, sono attivi 58 posti uomo e 6 posti donna in dormitorio, che verranno ampliati entro ottobre con ulteriori 6 posti dedicati specificamente alle donne; posti di accoglienza temporanea attivati in sinergia con il Terzo Settore per persone che hanno avviato un percorso di uscita dalla marginalità, con attualmente 12 persone già accolte con buoni risultati; un Centro Servizi di bassa soglia attualmente situato in via Oriani, ma che sarà trasferito nella nuova Stazione di Posta prevista nel progetto di via Torre».

ll nuovo progetto di via Torre finanziato con fondi Pnrr risponderà al bisogno abitativo di utenti particolarmente fragili ma non sarà, ci pare di capire, un dormitorio a bassa soglia. È corretto? Ci spiega a chi sarà rivolto in particolare?
«Per quanto riguarda il progetto di via Torre, è corretto dire che non si tratta di un dormitorio a bassa soglia, bensì di una struttura di housing temporaneo, destinata a persone particolarmente fragili, in uscita da situazioni di grave emarginazione, ma motivate a intraprendere un percorso di autonomia. La stessa sede ospiterà la nuova Stazione di Posta, un vero centro servizi per la marginalità, che migliorerà sensibilmente l’accessibilità e la qualità dell’offerta.  Ravenna è in linea con i livelli di offerta di accoglienza a bassa soglia di altre città italiane di pari dimensioni. Tuttavia, il fatto che sul nostro territorio siano presenti risposte strutturate e stabili, porta inevitabilmente ad attrarre anche persone provenienti da Comuni limitrofi che non dispongono di servizi analoghi. Questo genera una pressione costante sul nostro sistema e rende ancora più importante una distribuzione provinciale dell’accoglienza, per evitare concentrazioni che rischiano di far saltare l’equilibrio dell’intero sistema».

Cosa risponde alla lettera di Avvocato di Strada in cui vengono definiti insufficienti i servizi per le persone senza fissa dimora a Ravenna?
«Abbiamo già fissato l’appuntamento con gli Avvocati di Strada per alimentare il confronto. Molti degli interventi del Terzo Settore (Caritas, Opera di Santa Teresa, Fondazione San Rocco, Comitato cittadino antidroga, cooperative sociali) sono co-progettati e sostenuti dall’Amministrazione. Non c’è scarico di responsabilità, ma piuttosto esiste un modello di collaborazione che ci consente di offrire risposte complesse e diversificate, anche a fronte di risorse sempre più limitate. La sinergia con il volontariato è un valore, non un’alternativa al servizio pubblico».

Il Comune pensa di predisporre nuovi dormitori a bassa soglia (oltre a quello che inaugurerà in ottobre a Sante Teresa) con servizi come le docce? Se sì, dove?
«Una riflessione in questo senso è aperta, anche nell’ambito del percorso di welfare comunitario partecipato che ha di fatto sostituito il precedente, cosiddetto, “Tavolo delle Povertà”».

In generale, la sensazione diffusa è che in città si siano perse occasione negli ultimi anni per progetti rivolti alla popolazione più fragile. C’è chi vorrebbe il ritorno del cosiddetto “Tavolo delle povertà” da lei citato, per esempio. Ravenna non ha ancora una mensa sociale. Cosa possiamo aspettarci su questo fronte?
Il “Tavolo delle Povertà”, come accennavo, non è stato abbandonato, ma superato da una nuova modalità di lavoro più ampia, trasversale e continuativa. Il percorso partecipato oggi attivo ha già prodotto proposte concrete, tra cui l’idea di un’accoglienza di “secondo livello” per persone pronte a uscire dalla povertà estrema, oggi già in fase sperimentale con risultati incoraggianti.  Sulla mensa sociale, è vero che non ne esiste una centralizzata, ma attraverso il lavoro congiunto con associazioni di volontariato, i pasti vengono forniti quotidianamente. Resta comunque una priorità la razionalizzazione di questo servizio in un’ottica integrata».

Il regolamento di polizia urbana approvato nel 2020 è ancora adeguato o secondo lei potrebbe meritare una revisione ed eventualmente in che senso?
«Abbiamo avviato un approfondimento di valutazione alla luce dei cambiamenti che sono avvenuti nella città».

Più in generale, emerge da più parti una criticità sui Servizi sociali, per un numero non adeguato di assistenti che devono inevitabilmente farsi carico di troppi casi. Possiamo aspettarci novità rispetto a questo tema?
«Il Comune di Ravenna è in linea con la normativa che prevede 1 assistente ogni 4mila abitanti, ma risente, come molti enti pubblici, del turnover e della difficoltà di reperire nuove risorse qualificate. Ciò nonostante, l’Amministrazione sta lavorando per potenziare i servizi e migliorare la presa in carico, anche attraverso progettualità innovative e il rafforzamento dell’integrazione tra i diversi attori della rete. In conclusione, i servizi per le persone senza fissa dimora non saranno mai “abbastanza”, perché l’emergenza evolve, e l’approccio deve rimanere dinamico. Ma siamo consapevoli del nostro ruolo e stiamo investendo energie, fondi e idee in un sistema che deve essere sempre più diffuso, integrato e umano. Solo così potremo rispondere, con dignità e concretezza, ai bisogni delle persone più fragili».

Furto notturno al cantiere del palasport: portati via un computer, attrezzi vari e l’incasso del distributore delle bevande

Sono stati rubati un computer, attrezzi vari e l’incasso del distributore automatico di bevande nel cantiere del nuovo palasport, all’interno dell’area del Pala De André di Ravenna.

La scoperta, nella notte tra martedì e mercoledì per un caso fortuito, come scrivono i due quotidiani oggi (11 settembre) in edicola. Poco prima, infatti, un altro colpo è stato tentato al vicino Burger King, senza però che il ladro sia riuscito a portare via nulla. Le forze dell’ordine giunte sul posto lo avrebbero però notato scappare proprio nel cantiere del palasport. Una volta entrati, con l’ausilio dei vigili del fuoco, nessuna traccia del ladro, ma erano evidenti i segni del colpo messo a segno probabilmente poche ore prima nel cantiere.

Tenta di sequestrare l’ex, lei si butta dall’auto in corsa e viene salvata da alcuni passanti

Un 42enne è indagato per tentato sequestro di persona, lesioni e rapina ai danni dell’ex compagna. L’uomo, davanti al giudici, si è avvalso della facoltà di non rispondere. Nei suoi confronti è stato disposto il divieto di comunicare con la donna e di avvicinarsi a meno di 500 metri.

La notizia è riportata con ulteriori dettagli dai due quotidiani in edicola oggi, 11 settembre.

I fatti risalgono a fine agosto e si sarebbero svolti nei pressi di Riolo Terme. I due sono stati fidanzati per 7 anni, ma già da 3 anni la relazione (da cui è nata anche una bambina) si era interrotta. Durante l’ultimo incontro, la donna avrebbe tentato per due volte la fuga disperata. La prima volta è stata ripresa dall’uomo e riportata nell’auto di lei, di cui le aveva rubato le chiavi, dopo averla anche presa a schiaffi e puntato un coltello alla gola. La vittima dell’aggressione si è quindi buttata in strada dall’auto in corsa, venendo soccorsa da alcuni automobilisti di passaggio. L’ex compagno a quel punto ha restituito chiavi dell’auto e cellulare della vittima, inizialmente “sequestrato”.

La donna – che si è procurata lesioni giudicate guaribili in 4 giorni – il giorno dopo è andata a denunciare formalmente l’accaduto.

Il Porto Robur Costa presenta le maglie per il quarto campionato consecutivo in A2

Puntare nuovamente a essere tra le protagoniste del campionato cercando un piazzamento nei playoff. È l’obiettivo con cui parte la stagione sportiva 2025-26 per il Porto Robur Costa 2030 nel campionato di A2 di pallavolo maschile per il quarto anno di fila. Al ristorante Il Molinetto, il 10 settembre, la presentazione ufficiale della prima squadra.

Il presidente del club, Matteo Rossi, ha rivendicato con orgoglio il costante investimento della società Consar nella pallavolo e nel settore giovanile: «Abbiamo più che triplicato il numero degli iscritti nelle giovanili, abbiamo avviato il progetto del settore femminile, anche grazie a opportune collaborazioni perché crediamo che tutto il territorio debba partecipare a un progetto che è di tutta la città, e continuiamo a portare avanti un programma sportivo e sociale di cui siamo orgogliosi».

Il coach Antonio Valentini, dopo avere presentato, salutato e ringraziato staff tecnico e medico, ha espresso la sua soddisfazione per come si è sviluppata la prima settimana di lavoro. «Si sta formando un gruppo speciale, con ragazzi che hanno voglia chi di rilanciarsi, chi di debuttare al meglio, ma tutti con una grande dedizione al lavoro. In questa seconda settimana abbiamo cominciato a saltare e a fare le prime sedute tecniche con il pallone. Sono soddisfatto per il lavoro che stiamo portando avanti ma soprattutto per il gruppo che si sta formando. Il 20 contro Siena inizieremo anche i primi test agonistici che ci diranno come procederà il nostro lavoro».

È una stagione importante anche per il vivaio, come ha confermato Francesco Mollo, responsabile del settore giovanile. «Puntiamo da un alto a formare e crescere giocatori di alto livello, in grado poi di fare parte della prima squadra, e dall’altro a portare quanti più ragazzi in palestra per dare loro la possibilità di fare e praticare sport. In quest’annata schieriamo tutte le squadre maschili, dal minivolley all’Under 20, il cui gruppo disputerà anche la serie B in collaborazione con la Pietro Pezzi, più i Cas, per un totale che supera i 200 tesserati, numero che contiamo di incrementare di una cinquantina di unità, e implementiamo il settore femminile, con quattro squadre gestite in collaborazione con la Teodora Volley, che prenderanno il nome di Consar Teodora. L’obiettivo è duplice: da un lato puntiamo a formare e crescere giocatori di alto livello, in grado poi di fare parte della prima squadra, e dall’altro di portare quanti più ragazzi in palestra per dare loro la possibilità di fare e praticare sport».

Alla presentazione ha partecipato il sindaco di Ravenna, Alessandro Barattoni, il quale nel suo saluto ha ricordato che «qui c’è storia, c’è un presente solido che anticipa un futuro che mi auguro sia altrettanto positivo. E un profondo legame con il territorio e una progettualità che merita di essere sostenuta. Spesso si legge che lo sport di base è in competizione con lo sport professionistico, ma io credo in un valore di valorizzazione reciproca. Non esiste sport professionistico, senza lo sport di base. E allo stesso modo non ci sono i giovani nello sport di base se non c’è il sogno di poter arrivare a competere ad alti livelli».

Nel corso della mattinata sono state presentate le tre maglie ufficiali della Consar, disegnate da +Adrenalina, nuovo sponsor tecnico del club ravennate: la blu per le partite casalinghe, la rossa per le trasferte e la gialla che sarà indossata dai due liberi. In più è stata mostrata la casacca che sarà indossata prima delle gare nel riscaldamento.

L’Unione dei Comuni: «La rassegna artistico-culturale “Acqua” vuole tenere alta l’attenzione sulle alluvioni»

«La rassegna artistico-culturale “Acqua” non vuole offendere i cittadini alluvionati, anzi l’intento è quello di riflettere insieme e di tenere sempre acceso il faro dell’attenzione su quanto è accaduto». La presidente dell’Unione dei Comuni della Bassa Romagna e sindaca di Lugo, Elena Zannoni, risponde così in merito alle perplessità suscitate dalla rassegna che inaugurerà sabato 13 settembre al Pavaglione di Lugo alle 21 (al teatro di Bagnacavallo in caso di maltempo) e prevede undici appuntamenti dislocati in dieci comuni della provincia di Ravenna. In occasione della serata inaugurale ci sarà una manifestazione di protesta ai piedi del monumento di Baracca (e non al Pavaglione, come erroneamente indicato in alcuni articoli).

Zannoni assicura di aver recepito le perplessità manifestate da alcuni cittadini e li invita ad assistere alla rassegna (il primo spettacolo è gratuito) «per avere tutti gli elementi fondamentali per maturare un giudizio, critico o meno, in merito».

La rassegna è dedicata al tema del cambiamento climatico e «rappresenta una importante opportunità di mantenere alta l’attenzione sui temi inerenti l’adattamento del territorio e la sicurezza idrogeologica – continua la presidente -. Una occasione per approfondire le cause e gli effetti di alcuni fenomeni inediti per queste zone che non hanno riguardato solo l’alluvione ma anche il manifestarsi di periodi di siccità e fenomeni meteorologici estremi come tornado, grandinate violente».

Al termine dello spettacolo è previsto uno spazio dedicato alle domande inerenti il contenuto della «conferenza immaginaria», che vuole raccontare come si svilupperà il mondo da qui a cent’anni rispetto a crisi climatiche sempre più grandi, a cui risponderanno il protagonista Stefano Accorsi e lo scienziato e autore Giulio Boccaletti.

Il festival vuole essere, nelle intenzioni dei promotori e organizzatori, un momento di approfondimento e diffusione di informazione parallelo agli interventi di ripristino e miglioramento del territorio: «Per esempio, lunedì 15 settembre alle 18.30 a Castel Bolognese ci sarà la presentazione del piano di interventi sul bacino del Senio».

La rassegna Acqua è un progetto di Ater Fondazione, realizzato in collaborazione con la Fondazione del Monte di Bologna e Ravennaa

Furti e una rissa con coltellate: la questura chiude il Localito per cinque giorni

La questura di Ravenna ha disposto oggi, 10 settembre, la chiusura per cinque giorni del discopub e ristorante Localito a Marina di Ravenna. Il provvedimento arriva per questioni di sicurezza e ordine pubblico. Il locale in viale delle Nazioni è stato monitorato per mesi dalla polizia ed è emerso che era divenuto luogo di frequente ritrovo per persone con precedenti. Numerosi sono stati gli interventi delle forze dell’ordine per furti e altri episodi di illegalità. Tra le vicende più rilevanti, una rissa che aveva portato all’aggressione di uno dei coinvolti con un coltello: la vittima aveva riportato ferite e varie fratture, rendendo necessario il trasporto in ospedale.

Una nuova strada nei pressi del Pala de Andrè intitolata all’ex sindaco Dragoni

«Oggi Ravenna ha riannodato un filo con la sua storia» così il sindaco Alessandro Barattoni ha annunciato sui suoi canali social l’intitolazione di una nuova strada all’ex sindaco di Ravenna Mauro Dragoni.
La via, ancora in fase di completamento, si trova tra via Destra Canale Molinetto e viale Europa, nei pressi della rotonda Francia.

La cerimonia si è svolta nella mattinata di oggi 10 settembre, alla presenza del sindaco di Ravenna, Alessandro Barattoni, del vicesindaco Eugenio Fusignani, dei familiari dell’ex sindaco e dei cittadini.

«A Mauro Dragoni, sindaco dal 1987 al 1992, abbiamo intitolato un luogo pubblico. Una strada davanti alla quale passeranno tanti amici che l’hanno conosciuto e tanti nuovi ravennati che, leggendo il suo nome, andranno a ricercare chi era e quante cose sono successe nel suo mandato – continua il primo cittadino su Facebook -. Dragoni, con apertura e curiosità, ha saputo tracciare direttive nette e lungimiranti su temi che costituiscono l’ossatura di una società: i giovani, gli anziani e la capacità, da parte di una città, di essere accogliente. Un uomo politico e un amministratore: visionario per alcune cose, concreto e anticipatore per altre, in una stagione di grandi cambiamenti non solo a livello locale, ma anche internazionale e nazionale. Oggi tutta la città gli ha dedicato un ricordo collettivo, ringraziandolo per il suo impegno volto alla crescita con un occhio sempre attento, vigile e curioso, all’innovazione, alle energie emergenti e al futuro».

Mauro Dragoni, nato a Fusignano il 14 aprile 1951 e scomparso a Riccione il 14 gennaio 2006, è stato segretario della federazione provinciale del Partito Comunista Italiano e sindaco di Ravenna.
La strada si trova a pochi passi dal Pala De Andrè, sorto proprio per volontà di Dragoni: a lui si devono, tra i tanti interventi, anche la nascita del Parco di divertimenti Mirabilandia e l’avvio del Ravenna Festival.
La sua amministrazione diede un forte impulso ai Servizi Sociali, al contrasto alla povertà e all’emarginazione, con un’attenzione mirata agli anziani e ai giovani per i quali nacque, nel 1987, il primo Informagiovani. In quegli anni si iniziarono a delineare anche le prime politiche di accoglienza dei migranti.

Nel giorno dell’intitolazione, dalla Lista Civica La Pigna ricordano come la mozione per dedicare un luogo pubblico a Dragoni, approvata nel gennaio del 2022, provenisse proprio da una proposta di Veronica Verlicchi, Capogruppo in Consiglio comunale per La Pigna.

Al via i percorsi psico-educativi gratuiti dedicati a donne e uomini

Continunao le attività di promozione sociale dell’associazione Psicologia Urbana e Creativa, con l’avvio dei nuovi percorso psico-educativi gratuiti per diminuire la conflittualità nei rapporti e favorire il cambiamento tra le relazioni di potere fra i generi, promuovendo la cultura della non violenza. L’iniziativa è realizzata in collaborazione con l’assessorato alle Politiche e Culture di Genere, Linea Rosa e Casa delle Donne.

Il primo corso, in partenza il 16 settembre, è destinato a un’utenza esclusivamente femminile, e prevede incontri nella sede della Casa delle Donne (via Maggiore 120) ogni martedì fino al 21 ottobre dalle ore 21.30 alle 23. Il corso rivolto agli uomini partirà invece il 2 ottobre.
Per partecipare basta scrivere a psicologiaurbanaecreativaaps@gmail.com ed è necessario iscriversi all’associazione Psicologia Urbana e Creativa Aps (costo della tessera 10 euro). Si richiede inoltre un contributo per i materiali sempre di 10 euro.

Nel corso per le donne verranno affrontati alcuni temi fondamentali e forniti strumenti pratici per imparare riconoscere le situazioni di disparità; sviluppare una corretta autostima; migliorare la capacità di gestire le relazioni e le dinamiche familiari; favorire competenze di comunicazione empatica; consentire alle donne di individuare e decostruire i pregiudizi e gli automatismi che, sotto forma di luoghi comuni, giustificano il maltrattamento psicologico.

«Forniremo gli strumenti necessari per riconoscere e contrastare la violenza domestica, a partire dall’ascolto di sé, delle proprie emozioni e dei propri bisogni – commentano le psicoterapeute Giancarla Tisselli, Maria Luisa Amoroso, Antonella Longo e la psicologa Elisabetta Spada, responsabili del progetto –.  Verranno sviluppate competenze di comunicazione empatica, incoraggiando il passaggio dal piano conflittuale delle logiche, a quello più pacifico del sentire e dell’espressione affettiva di bisogni e desideri».

L’ex scalo merci accanto alla stazione dei treni è il nuovo capolinea degli autobus del trasporto pubblico

Da questa mattina, mercoledì 10 settembre, gli autobus del trasporto pubblico a Faenza hanno un nuovo capolinea. L’area rigenerata dell’ex scalo merci ferroviario tra via Laghi e piazzale Cesare Battisti, adiacente alla stazione dei treni, prende il posto della storica stazione delle corriere di viale delle Ceramiche. È il cosiddetto nuovo hub intermodale che dà avvio a una riorganizzazione complessiva del trasporto pubblico cittadino ed extraurbano.

Per garantire comunque un collegamento diretto con il centro storico e con gli istituti scolastici, in particolare con l’Itis, è stato definito uno schema di fermate che mantiene il servizio nelle zone più frequentate della città. In corso Garibaldi, nella fermata in direzione ferrovia, transitano le linee extraurbane provenienti da Tredozio e Modigliana (189), Casola Valsenio, Riolo Terme e Castel Bolognese (195), San Martino in Gattara e Brisighella (199), prima di raggiungere la stazione ferroviaria. Alcune di queste corse, una volta arrivate in stazione, ripartono entro pochi minuti, rendendo così la fermata di corso Garibaldi utile anche per ripartire verso le stesse destinazioni.

Restano attive anche altre fermate strategiche. In via delle Ceramiche, di fronte a Montevecchi, e in via IV Novembre, presso il “Torrione” (subito dopo piazzale Sercognani e prima di Largo dei Bersaglieri, in direzione Forlì) e Largo dei Bersaglieri, continueranno a fermare la linea 190, le corse di linea 126 e 189 da e per Forlì, e la linea 192 da e per Santa Lucia. La linea 155 da e per Russi e Ravenna, invece, fermerà in corso Garibaldi, scegliendo la fermata a seconda del senso di marcia: in direzione Ravenna utilizzerà la fermata in direzione ferrovia, mentre in direzione Faenza si fermerà nella fermata in direzione centro. Lo stesso schema viene seguito dalla linea 193, che si comporta in modo analogo. Le linee 177 da e per la Bassa Romagna e 188 da e per Solarolo e Bagnara di Romagna fermeranno invece presso le fermate di piazzale Sercognani.

Il nuovo hub comprende sei fermate: due in piazzale Cesare Battisti, davanti alla stazione FS, dedicate alle linee urbane 51, 52 e 53; quattro nell’area ex scalo merci, destinate alle linee del forese (192, 193, 194), alle linee extraurbane e ai servizi sostitutivi ferroviari. Sono inoltre predisposti spazi per la sosta lunga e per i capolinea dei mezzi extraurbani.

La riorganizzazione, coinvolge le linee già operative nel periodo di vigenza dell’orario estivo, e sarà monitorata nei prossimi giorni per garantire la massima funzionalità e eventuali correttivi. La piena operatività scatterà lunedì 15 settembre, in concomitanza con l’inizio dell’anno scolastico e con l’entrata in vigore dell’orario invernale. Si ricorda che fino al 31 dicembre 2025 i servizi di trasporto pubblico locale urbano (comprese le linee 51, 52, 53, 192 e GreenGo Bus linee A e C) resteranno gratuiti.

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