mercoledì
22 Aprile 2026

I nuovi pozzi di estrazione gas scuotono la giunta di Lugo: Sinistra Italiana esce

Le dimissioni dell’assessora Ricci sul caso Longanesi. Accuse di scarsa apertura dal Pd: «Per loro gli interessi dei cittadini sono secondari, prima vengono interessi di potere e di carriere personali»

Il progetto dei pozzi di estrazione metano dal giacimento Longanesi tra Lugo e Bagnacavallo scuote la giunta comunale lughese: Sinistra Italiana esce dalla squadra di governo. Questa mattina, 27 febbraio, infatti l’assessora Valeria Ricci, titolare delle deleghe al Welfare e allo Sviluppo Green, ha consegnato le dimissioni.

La ragione del gesto è da ricercare, secondo la spiegazione di Si, nelle modalità con cui il sindaco ha gestito la discussione attorno al progetto con accuse esplicite: «Prendiamo atto che Ranalli ha volontariamente chiuso ogni possibilità alle forze politiche alleate e ai cittadini di poter partecipare al processo decisionale in merito alla questione dei pozzi di metano Longanesi. Prima come Sel poi come Sinistra Italiana abbiamo chiesto più volte al sindaco di iniziare un percorso condiviso con la cittadinanza e dare la possibilità di scelta, Ranalli ci diceva di essere d’accordo, ma contemporaneamente di nascosto firmava per il consenso all’opera».

La forza politica si era fatta sentire la scorsa settimana, alla vigilia di un’assemblea pubblica sul tema andata in scena il 24 febbraio a Bagnacavallo dove a presentare il progetto sono andati il primo cittadino lughese e la collega di Bagnacavallo, Eleonora Proni: «Non siamo stati invitati e nemmeno abbiamo ricevuto una comunicazione. Una serata di cabaret è stata spacciata per “percorso condiviso sulle decisioni” dove a inizio assemblea il sindaco Proni dichiara che la decisione per l’assenso all’opera è ancora da prendere, e dopo aver deriso i cittadini partecipanti con battute e offese sulle loro capacità critiche il sindaco Ranalli comunica che la decisione è stata già presa tempo fa. Politica al livello del baro con gli assi».

Il comunicato di Sinistra Italia punta il dito contro il Partito democratico: «Dimostra ancora una volta che gli interessi dei cittadini sono secondari, prima vengono interessi di potere e di carriere personali. I danni della subsidenza lesioneranno seriamente il territorio e i cittadini saranno abbandonati a se stessi, come ad esempio sta succedendo nella frazione di San Potito. I fondi che si sono strappati all’azienda basteranno a stento per opere che non a conterranno i danni, dato che sono previsti altri pozzi simili in zona, ma serviranno solo a qualche post sui social in preparazione della prossima campagna elettorale. Noi continueremo ad opporci a quest’opera e invitiamo la cittadinanza a fare altrettanto, siamo a disposizione di tutti coloro che credono ancora in una politica partecipativa, ci vedrete per le strade, come sempre, con i nostri banchetti».

Due giorni per gli amanti dei gatti: al Pala De André i più belli d’Europa

Il 4 e 5 marzo esposizione felina con concorsi internazionali

Il 4 e 5 marzo al Pala De André grande esposizione felina, organizzata per il secondo anno sotto l’egida dell’Anfi (Associazione Nazionale Felina Italiana) con protagonisti i gatti appartenenti a diverse razze riconosciute in ambito internazionale dalla FIFe (Féderation International Féline), federazione con 40 Paesi aderenti nei quali si svolgono esposizioni con gli stessi regolamenti nel rispetto degli stessi standard di razza.

Si potranno ammirare i maestosi Maine Coon, le eleganti toilettature dei blasonati Persiani, le movenze sinuose degli Orientali, gli Abissini dal colore dell’Africa, gli Sphynx i gatti nudi, gli occhi zaffiro del gatto Birmano e la dolcezza di suo cugino, il gatto Ragdoll. E ancora, i Norvegesi delle Foreste, i British, i Certosini, e i ricciuti Devon Rex; tanti esemplari provenienti da tutta Europa, faranno un lungo viaggio con l’unico intento di farsi ammirare.

L’inaugurazione è in programma il 4 marzo alla presenza delle autorità locali; domenica 5 alle 16.15, durante la manifestazione, si terrà un convegno veterinario dal titolo “Conoscere il gatto per amarlo veramente: viaggio tra comportamenti, espressioni e miagolii”.

Un settore dell’area espositiva sarà dedicato ai bambini con animatori, truccabimbi e gonfiabili.

I gatti disputeranno i campionati internazionali ed europei di bellezza, giudicati da esperti provenienti da diversi Paesi quali Francia, Danimarca, Repubblica Ceca, Svezia, Israele.

L’esposizione sarà aperta al pubblico con orario continuato dalle 10 alle 18.30 sia sabato che domenica. Per ulteriori informazioni www.expo-aristogatti.com

Nuova primavera teatrale per la non-scuola  

non scuolaPresto al Teatro Rasi di Ravenna andrà in scena la nuova rassegna della non-scuola, i laboratori tenuti dal Teatro delle Albe/Ravenna Teatro nelle scuole della città e non solo: da venerdì 3 a lunedì 20 marzo, ore 21, saliranno sul palco centinaia di ragazzi provenienti da scuole medie, superiori e università, che dallo scorso autunno lavorano ai rispettivi spettacoli con le guide delle Albe.

Non c’è una data ufficiale alla quale far risalire la nascita della non-scuola; i primi esperimenti di coinvolgimento degli studenti risalgono al 1991, quindi ormai a 26 anni fa. Da più di un quarto di secolo quindi esiste la non-scuola, che prima di tutto insegna non a “fare teatro” bensì insegna “il teatro” come luogo di vita e di crescita. Il progetto ha all’origine la necessità di relazionarsi con l’altro, una vocazione ad allargarsi, a contaminare e a farsi contaminare, un «continuo incontrarsi e pensare dopo tutti questi anni che la scuola possa proporre altre e sempre nuove esperienze» spiega uno degli attori e fra le prime guide delle Albe nel lavoro con gli studenti, Alessandro Argnani. «Se questo teatro, che è un teatro vivo, vuole passare attraverso la nostra città, ha senso se parte proprio da qui, da voi studenti, dialogando con voi» conclude Argnani.

Non solo Ravenna e dintorni: dopo le tante trasferte in Italia e all’estero, quest’anno la non-scuola farà tappa a Milano, Reggio Emilia San Chirico Raparo (Potenza), Roma, Santarcangelo di Romagna, Seneghe (Oristano), Lamezia Terme (Catanzaro), La Spezia, San Felice sul Panaro e Senegal, portando i ragazzi a confrontarsi con i testi della tradizione teatrale, a “farli a pezzi“ per poi ridar loro vita sul palco, in un’alchimia tra messa in scena e adolescenza. Di tutta questa straordinaria esperienza e della storia decennale della non-scuola si racconta nel libro pubblicato lo scorso settembre, Aristofane a Scampia. Come far amare i classici agli adolescenti con al non-scuola, scritto dal drammaturgo, regista e fondatore del Teatro delle Albe Marco Martinelli.
Le immagini della non-scuola 2017 sono della fotografa lughese Francesca Gardini, membro dell’Osservatorio Fotografico di Ravenna, che ha deciso di intitolare il suo percorso Farfalle.

non scuola 2017Il Festival debutta il venerdì 3 marzo, alle ore 20, con il documentario Un’idea di Teatro, che racconta di un piccolo paese del forese sud, Castiglione di Ravenna, da tredici anni a questa parte punto di riferimento per tanti bambini e adolescenti con il laboratorio di teatro della non-scuola. «Insieme ai ragazzi della non-scuolaho voluto indagare il rapporto del paese con il teatro, e in particolare con lo straordinario Teatro Mazzini di Castiglione, da decenni chiuso e abbandonato a se stesso. Il documentario è costruito sui racconti e i ricordi dei testimoni che lo frequentarono» spiega il regista Fabrizio Varesco. Alle ore 20 ci sarà un buffet gentilmente offerto dalla comunità di Castiglione, al quale seguirà, alle ore 21, l’inizio della rassegna con In Romagna 240! – La Vera Storia Di Don Giovanni, ispirato a Molière, della non-scuola di Castiglione, con guide Antonio Maiani e Simone Marzocchi.
Segue sabato 4 marzo Serata Valentin dei ragazzi del Liceo Scientifico “A. Oriani”, uno spettacolo di intrattenimento sull’inadeguatezza di tutte le cose, ispirato al Tingeltangel di Karl Valentin, uno dei più grandi autori comici tedeschi del primo ’900; le guide sono Roberto Magnani e Marco Montanari
Giovedì 9 marzo a salire sul palco tocca agli studenti del Liceo Artistico “P. L. Nervi – G. Severini” con Venezia salva, un’opera non compiuta, un “non testo” di Simone Weil, dove l’autrice riporta appunti, ricordi di viaggio e si mette in dubbi. Le guide sono Antonio Jacopo Argento e Laura Redaelli.
I due gruppi del Liceo Classico “D. Alighieri” andranno in scena rispettivamente venerdì 10 marzo con Macbeth, ispirato a William Shakespeare, e mercoledì 15 marzo con Leonce e Lena, ispirato a Georg Büchner. Le guide sono Matteo Cavezzali e Laura Redaelli per il primo gruppo e Lorenzo Carpinelli e Davide Sacco per il secondo.
Sabato 11 marzo tocca invece all’I.C.S. “Darsena” e Scuola secondaria di primo grado “G. Morandi”, i cui ragazzi reciteranno ne La regina delle nevi, ispirato a Hans Christian Andersen; le guide sono Lorenzo Carpinelli e Camilla Lopez.
Gli studenti dell’I.T.I.S. “N. Baldini” reciteranno nel Timone d’Atene martedì 14 marzo; le guide sono Alessandro Renda, Agata Tomsic.
Giovedì 16 marzo andrà in scena Le idi di marzo, la prima grande coproduzione di I.P.S.I.A. “C. Callegari”, I.T.C. “G. Ginanni”, I.T.G. “C. Morigia”, I.P.S.S.C.T. “A. Olivetti” e I.T.A.S. “L. Perdisa”, con guide Matteo Cavezzali e Antonio Maiani.
Sabato 18 marzo è il turno dell’ I.C.S. “San Biagio” e Scuola secondaria di primo grado “Don G. Minzoni” con Quadri da un’esposizione, ispirato alla suite per pianoforte a soggetto di Modest Petrovič Musorgskij; le guide sono Roberto Magnani, Simone Marzocchi, Matteo Pozzi e Simone Marzocchi.
La rassegna non-scuola si chiude il 20 marzo con lo spettacolo realizzato da un gruppo di studenti dell’Università in Romagna, seguiti dalla guida Roberto Magnani, che reciteranno in Sangue e merda, riduzione ispirata al Macbeth di William Shakespeare.

Altro importante appuntamento è giovedì 1 giugno in occasione della Festa della Repubblica a Lido Adriano, con uno spettacolo organizzato dalla Cooperativa Libra e il Lato Oscuro Della Costa: al Cisim di Lido Adriano (orario da definire) andrà in scena Di qua e di lá dalle nuvole, ispirato alle filastrocche e i racconti di Gianni Rodari.

Nell’arco dell’anno altri laboratori della non-scuola del Teatro delle Albe debutteranno rispettivamente a San Felice sul Panaro (Modena), Santarcangelo di Romagna, Milano, San Chirico Raparo (Potenza), Potenza, Matera, Lamezia Terme, Seneghe (Oristano).

Per maggiori informazioni sul programma e i costi dei biglietti consultare il sito del Teatro delle Albe www.teatrodellealbe.com

Nuova primavera teatrale per la non-scuola  

non scuolaPresto al Teatro Rasi di Ravenna andrà in scena la nuova rassegna della non-scuola, i laboratori tenuti dal Teatro delle Albe/Ravenna Teatro nelle scuole della città e non solo: da venerdì 3 a lunedì 20 marzo, ore 21, saliranno sul palco centinaia di ragazzi provenienti da scuole medie, superiori e università, che dallo scorso autunno lavorano ai rispettivi spettacoli con le guide delle Albe.

Non c’è una data ufficiale alla quale far risalire la nascita della non-scuola; i primi esperimenti di coinvolgimento degli studenti risalgono al 1991, quindi ormai a 26 anni fa. Da più di un quarto di secolo quindi esiste la non-scuola, che prima di tutto insegna non a “fare teatro” bensì insegna “il teatro” come luogo di vita e di crescita. Il progetto ha all’origine la necessità di relazionarsi con l’altro, una vocazione ad allargarsi, a contaminare e a farsi contaminare, un «continuo incontrarsi e pensare dopo tutti questi anni che la scuola possa proporre altre e sempre nuove esperienze» spiega uno degli attori e fra le prime guide delle Albe nel lavoro con gli studenti, Alessandro Argnani. «Se questo teatro, che è un teatro vivo, vuole passare attraverso la nostra città, ha senso se parte proprio da qui, da voi studenti, dialogando con voi» conclude Argnani.

Non solo Ravenna e dintorni: dopo le tante trasferte in Italia e all’estero, quest’anno la non-scuola farà tappa a Milano, Reggio Emilia San Chirico Raparo (Potenza), Roma, Santarcangelo di Romagna, Seneghe (Oristano), Lamezia Terme (Catanzaro), La Spezia, San Felice sul Panaro e Senegal, portando i ragazzi a confrontarsi con i testi della tradizione teatrale, a “farli a pezzi“ per poi ridar loro vita sul palco, in un’alchimia tra messa in scena e adolescenza. Di tutta questa straordinaria esperienza e della storia decennale della non-scuola si racconta nel libro pubblicato lo scorso settembre, Aristofane a Scampia. Come far amare i classici agli adolescenti con al non-scuola, scritto dal drammaturgo, regista e fondatore del Teatro delle Albe Marco Martinelli.
Le immagini della non-scuola 2017 sono della fotografa lughese Francesca Gardini, membro dell’Osservatorio Fotografico di Ravenna, che ha deciso di intitolare il suo percorso Farfalle.

non scuola 2017Il Festival debutta il venerdì 3 marzo, alle ore 20, con il documentario Un’idea di Teatro, che racconta di un piccolo paese del forese sud, Castiglione di Ravenna, da tredici anni a questa parte punto di riferimento per tanti bambini e adolescenti con il laboratorio di teatro della non-scuola. «Insieme ai ragazzi della non-scuolaho voluto indagare il rapporto del paese con il teatro, e in particolare con lo straordinario Teatro Mazzini di Castiglione, da decenni chiuso e abbandonato a se stesso. Il documentario è costruito sui racconti e i ricordi dei testimoni che lo frequentarono» spiega il regista Fabrizio Varesco. Alle ore 20 ci sarà un buffet gentilmente offerto dalla comunità di Castiglione, al quale seguirà, alle ore 21, l’inizio della rassegna con In Romagna 240! – La Vera Storia Di Don Giovanni, ispirato a Molière, della non-scuola di Castiglione, con guide Antonio Maiani e Simone Marzocchi.
Segue sabato 4 marzo Serata Valentin dei ragazzi del Liceo Scientifico “A. Oriani”, uno spettacolo di intrattenimento sull’inadeguatezza di tutte le cose, ispirato al Tingeltangel di Karl Valentin, uno dei più grandi autori comici tedeschi del primo ’900; le guide sono Roberto Magnani e Marco Montanari
Giovedì 9 marzo a salire sul palco tocca agli studenti del Liceo Artistico “P. L. Nervi – G. Severini” con Venezia salva, un’opera non compiuta, un “non testo” di Simone Weil, dove l’autrice riporta appunti, ricordi di viaggio e si mette in dubbi. Le guide sono Antonio Jacopo Argento e Laura Redaelli.
I due gruppi del Liceo Classico “D. Alighieri” andranno in scena rispettivamente venerdì 10 marzo con Macbeth, ispirato a William Shakespeare, e mercoledì 15 marzo con Leonce e Lena, ispirato a Georg Büchner. Le guide sono Matteo Cavezzali e Laura Redaelli per il primo gruppo e Lorenzo Carpinelli e Davide Sacco per il secondo.
Sabato 11 marzo tocca invece all’I.C.S. “Darsena” e Scuola secondaria di primo grado “G. Morandi”, i cui ragazzi reciteranno ne La regina delle nevi, ispirato a Hans Christian Andersen; le guide sono Lorenzo Carpinelli e Camilla Lopez.
Gli studenti dell’I.T.I.S. “N. Baldini” reciteranno nel Timone d’Atene martedì 14 marzo; le guide sono Alessandro Renda, Agata Tomsic.
Giovedì 16 marzo andrà in scena Le idi di marzo, la prima grande coproduzione di I.P.S.I.A. “C. Callegari”, I.T.C. “G. Ginanni”, I.T.G. “C. Morigia”, I.P.S.S.C.T. “A. Olivetti” e I.T.A.S. “L. Perdisa”, con guide Matteo Cavezzali e Antonio Maiani.
Sabato 18 marzo è il turno dell’ I.C.S. “San Biagio” e Scuola secondaria di primo grado “Don G. Minzoni” con Quadri da un’esposizione, ispirato alla suite per pianoforte a soggetto di Modest Petrovič Musorgskij; le guide sono Roberto Magnani, Simone Marzocchi, Matteo Pozzi e Simone Marzocchi.
La rassegna non-scuola si chiude il 20 marzo con lo spettacolo realizzato da un gruppo di studenti dell’Università in Romagna, seguiti dalla guida Roberto Magnani, che reciteranno in Sangue e merda, riduzione ispirata al Macbeth di William Shakespeare.

Altro importante appuntamento è giovedì 1 giugno in occasione della Festa della Repubblica a Lido Adriano, con uno spettacolo organizzato dalla Cooperativa Libra e il Lato Oscuro Della Costa: al Cisim di Lido Adriano (orario da definire) andrà in scena Di qua e di lá dalle nuvole, ispirato alle filastrocche e i racconti di Gianni Rodari.

Nell’arco dell’anno altri laboratori della non-scuola del Teatro delle Albe debutteranno rispettivamente a San Felice sul Panaro (Modena), Santarcangelo di Romagna, Milano, San Chirico Raparo (Potenza), Potenza, Matera, Lamezia Terme, Seneghe (Oristano).

Per maggiori informazioni sul programma e i costi dei biglietti consultare il sito del Teatro delle Albe www.teatrodellealbe.com

Risultava in malattia, ma lavorava in nero

Si trovava in aspettativa per malattia percependo i relativi indennizzi. Ma nonostante ciò, lavorava, peraltro senza contratto, in un esercizio pubblico della Riviera. È quanto i Carabinieri hanno contestato a una 39enne di origine albanese ma residente a Ravenna e dipendente di un altro punto commerciale: la donna si trova ora denunciata a piede libero per truffa ai danni dell’Inps.

Durante il controllo, è inoltre emerso che anche gli altri quattro lavoratori presenti nel locale erano in nero. E così al titolare è stato notificato un provvedimento di sospensione dell’attività imprenditoriale oltre a un verbale da 9.500 euro di multa.

Paglia di Sinistra Italiana: «Guardiamo al futuro, senza vergogna del passato»

Il deputato ravennate, tesoriere del nuovo partito, sulle divisioni interne e sui progetti della nuova forza politica

Bancario, ravennate, 40 anni ancora da compiere, Giovanni Paglia è in Parlamento dal 2013 eletto nelle file di Sel ed è ora tra i convinti sostenitori della linea di autonomia del Pd della neonata Sinistra Italiana di cui è stato eletto tesoriere, incarico che fino a oggi aveva ricoperto solo nel gruppo parlamentare. Come noto, e come ormai tradizione della sinistra in Italia, SI nasce da una volontà di unire ed esordisce perdendo in realtà pezzi perché una parte degli ex Sel stanno guardando con interesse a ciò che potrebbe nascere dalla scissione a sinistra del Pd.

Onorevole, è stata una coincidenza positiva o negativa tenere il congresso fondativo negli stessi giorni della direzione e dell’assemblea più infuocata del Pd in cui è in corso una scissione?

«La nostra non è stata una scelta, ma se anche lo avessimo saputo, non avremmo cambiato la data del nostro congresso nel quale, tra gli oltre cento interventi, si è appena sfiorato il tema della scissione del Pd. Abbiamo invece parlato di diritti, lavoro; contenuti insomma».

Eppure un nuovo soggetto a sinistra del Pd rischia di essere un problema per voi, anche perché potreste perdere la metà dei deputati…

«È vero, ma credo sinceramente che sia un rischio più per loro che per noi. È del tutto evidente che c’è una ricerca di novità nel campo della sinistra, ma non vedo una grande prospettiva nell’idea di fare una scissione dal Pd per far nascere un soggetto che continua a sostenere convintamente il governo e gli alleati, anche più del Pd stesso di Renzi».

Stiamo tuttavia parlando di divisioni su divisioni. Perché questo destino infausto che talvolta sfiora il grottesco per la sinistra in Italia?

«Perché siamo l’unico paese dove un pezzo della sinistra ha regalato le proprie strutture agli avversari. Parlo naturalmente di quando gli ex Ds si sono fusi con gli ex democristiani, che hanno una cultura politica liberale. E non si torna facilmente indietro da un errore del genere. E in Europa oggi non sono i liberali quelli che stanno facendo autocritica, mentre i grandi partiti socialisti o labour stanno virando a sinistra e cambiando radicalmente politiche. Se noi fossimo in Inghilterra saremmo con Corbyn, in Francia vicini a Hamon, in Spagna con Podemos. In Italia non abbiamo niente del genere. Dobbiamo ricominciare daccapo e sono fiducioso».

Resta però che Sinistra Italiana non ha nemmeno unito le varie anime della sinistra, basti pensare ai partiti con la falce e martello, ma anche a Possibile o De Magistris. Insomma, la sensazione è che sia di fatto rimasto un pezzo di Sel…

«Capisco l’osservazione, ma non è così. In realtà in Sinistra Italiana, vuoi per l’apporto di persone come Stefano Fassina o dei gruppi di Act che sono confluiti, si è elaborata una proposta politica radicale piuttosto diversa da quella di Sel, che guarda, come dicevo, molto all’esperienza della sinistra europea. E anche l’intero gruppo dirigente è molto diverso da quello di Sel del 2011 e 2013. Siamo però consapevoli che esistono altre forze che stanno facendo percorsi simili e paralleli su molti aspetti, sicuramente c’è per esempio un’affinità molto forte con De Magistris, e su molti temi anche con Possibile, con cui sono certo che nei prossimi mesi si potrà ragionare. D’altra parte tanto il sindaco di Napoli quanto Civati sono venuti al nostro congresso a parlarci di unità. Del resto Sinistra Italiana ha dovuto affrontare un dibattito interno, come era giusto che fosse, e ora ha affermato una linea politica chiara, che secondo me potrebbe attirare nuovi consensi tra chi aspettava di capire appunto quale posizione avrebbe prevalso».

Lei è stato eletto tesoriere. Ma esiste un “tesoro” di Sinistra Italiana? Come si sosterrà?

«Abbiamo ereditato quel po’ di liquidità che era di Sel e abbiamo ancora qualche finanziamento pubblico con il 2 per mille, ma non ci sono proprietà immobiliari o altro. Più che altro su questo fronte stiamo ragionando per il futuro su più direzioni. La prima è quella dell’autofinanziamento, una tradizione della sinistra da recuperare anche per rendere le attività del partito indipendenti dai versamenti degli eletti. Con quanto invece viene versato dagli eletti vogliamo dare vita a forme mutualistiche e di finanziamento di attività e progetti di cui condividiamo principi e idee di fondo, sulla scia di sperimentazioni che abbiamo già fatto».

Arrivate dopo i grillini però…

«In realtà no, loro versano i soldi in un fondo che più che garantire le imprese, garantisce le banche. Ma la differenza più sostanziale è che noi vogliamo sapere e scegliere cosa finanziare. E poi c’è anche da dire che noi versiamo da sempre al partito molto più di quanto versano i grillini, circa 3.500 euro al mese per ogni parlamentare».

Un progetto ambizioso. Ma non c’è davvero nessun timore di condannarsi invece a un ruolo politicamente marginale dentro e fuori il Parlamento?

«Sono certo che in Italia ci sia bisogno di una forza politica che si collochi con intransigenza dalla parte del lavoro, dell’ambiente e della democrazia. Noi vogliamo provare a realizzarla, con umiltà e determinazione, e credo che nella società non saremo soli. Ci riusciremo? Posso dire che ce la metteremo tutta».

E sempre con il pugno alzato, come avete concluso il congresso? Non è un gesto ormai superato dalla storia?

«Siamo una forza che vuole interpretare il presente e guardare al futuro, senza nessuna nostalgia, ma ci siamo stancati di chi si vergogna del proprio passato, anche dal punto di vista simbolico».

La montagna come luogo letterario e non solo. Intervista a Paolo Cognetti  

L’autore ospite a Ravenna e Lugo l’1 marzo con il suo best seller

La montagna non è solo neve e dirupi, creste, torrenti, laghi, pascoli. La montagna è un modo di vivere la vita. Un passo davanti all’altro, silenzio, tempo e misura. Lo sa bene Paolo Cognetti – ospite a Il Tempo Ritrovato mercoledì 1 marzo alle 18.30 a Palazzo Rasponi e al Caffé Letterario di Lugo alle 21, nello stesso giorno, nel Salone della Rocca Estense – che da Milano ha deciso di andare a vivere su una montagna isolata nella Alpi, dove ha trovato nuove ispirazioni per la sua scrittura. Con Le otto montagn” (Einaudi) ha scritto un romanzo di grande successo, tradotto in 30 paesi.

Le fa strano parlare di un libro sulla montagna a Ravenna, nella pianura più immobile?

«La montagna è un luogo letterario. Quando ho letto Il vecchio e il mare mi sono sentito sulla barca con Hemingway anche se non ero mai stato in barca. Il bello di un libro è che ti catapulta in un mondo che anche se non è il tuo, dopo un po’ di pagine, ti sembra di averci sempre abitato.Racconto del forte legame che si crea tra una persona e un paesaggio che diventa il luogo della sua memoria. Forse per chi è di Ravenna accade lo stesso con il mare».

La montagna è un luogo che suscita immagini molto forti, fa sentire l’uomo infinitamente piccolo davanti alla sua maestosità, ma è anche un luogo in cui vivere è molto faticoso e difficile.

«È il luogo in cui abito e mi sono accorto che porta a una diversa dimensione di te. Quando viviamo in città siamo portati a pensare che l’uomo abbia modellato la terra a sua immagine e che tutto sia fatto per l’uomo. La montagna è uno degli ultimi luoghi che l’uomo ha toccato poco, dove può succedere di camminare per giorni senza incontrare nessuno, dove non ci sono strade o proprietà private. Tutto questo ti riporta a un rapporto tra l’uomo e la terra molto antico e molto bello. Provo una grande sensazione di libertà, ma anche timore della natura, che esige molto rispetto e prudenza».

La sua scelta di vivere sulle Alpi è radicale per uno scrittore, molti si spostano a Milano o a Roma per avere più contatti e relazioni. Lei invece da Milano è fuggito in un luogo solitario e isolato, come facevano gli scrittori di un tempo…

«In realtà negli anni ’50 e ’60 era urgente e necessario per uno scrittore di provincia spostarsi in città perché sembrava che fuori dalle città non ci fosse nulla. E molti lo fecero in quegli anni come Bianciardi. Oggi c’è un orgoglio e un valore di quello che è “altro” dalla città e molti tornano alle loro origini. Io invece non sono “tornato” alla montagna, perché sono nato a Milano, ma l’ho scoperta. Per me è un altrove, è una fuga, è un rifiuto verso il luogo in cui sono cresciuto».

È raro trovare un romanzo italiano che parli della vita nella natura, la maggior parte degli autori è storicamente legato alle città, come mai secondo lei?

«Per qualche motivo, che non mi è del tutto chiaro, la letteratura italiana non ha mai raccontato i grandi spazi, pur avendo il Mediterraneo e le Alpi non c’è una tradizione di letteratura di mare o di montagna, la letteratura italiana è sempre stata molto urbana, vuoi che parlasse di città o di provincia».

La letteratura internazionale però si è occupata molto di natura e di montagna in modo spesso simbolico, come La montagna incantata di Thomas Mann o Walden di Thoureau, lei in che modo si è rapportato con questi classici?

«Io sono un grande lettore di letteratura americana quindi sul racconto dei grandi spazi mi sono ispirato soprattutto a Jack London e Hemingway, lo stesso Thoreau che hai citato. Ma per raccontare la nostra montagna non basta mettere Hemingway sulle Alpi, verrebbe una cosa un po’ strana, un po’ finta. Il tentativo di raccontare la montagna mi ha riconciliato con la letteratura italiana che avevo abbandonato in gioventù e quindi ho riscoperto scrittori legati ai loro luoghi come Fenoglio, Buzzati, Parise e forse più di tutti Mario Rigoni Stern che è il nostro vero scrittore di montagna».

Lei ha scritto diversi libri, anche legati alla montagna, con questo però si è destata una attenzione internazionale grandissima, che non era arrivata con i suoi libri precedenti. Si era accorto mentre scriveva questo libro che sarebbe diventato un libro così importante?

«Se fossi stato un esordiente che arriva a questo improvviso successo forse avrei pensato “cavolo, sono un genio”, invece sono diversi anni che pubblico e ho scritto sette libri prima di questo. C’è una parte di mistero in questo successo inaspettato. Credo di aver trovato qualcosa di importante nel sentire dei lettori. C’è poi un aspetto concreto, prima avevo scritto racconti di viaggio questo è il mio primo vero romanzo ed è il primo libro che pubblico con Einaudi. Non so se lo avessi pubblicato con un altro editore se sarebbe andato altrettanto bene».

In diversi la danno già come prossimo Premio Strega…

«Ho sentito anche io queste voci, ma ne so quanto voi, sto a guardare…»

Non solo Errani, alla sala Strocchi dubbi e sofferenze tra i militanti Pd

Gli interventi e la platea dell’incontro autoconvocato nel primo circolo

Smarrimento, sofferenza, incredulità erano le sensazioni che sembravano dominare la platea del circolo Pd Strocchi dove Vasco Errani ha deciso di annunciare la propria uscita dal Pd sabato 25 febbraio. Naturalmente le telecamere erano per tutte lui e tanta gente era accorsa proprio per sentire quello che è stato il punto di riferimento per decenni del partito a Ravenna spiegare perché abbia deciso di uscirne dopo esserne stato, dieci anni fa, tra i fondatori.

Ma c’erano anche persone che ci sarebbero state comunque a quell’incontro autoconvocato, per raccontare il proprio disagio nel partito, per raccontare l’indecisione sul da farsi, per raccontare la frustrazione di trovarsi in un luogo politico dove non ci si sente ascoltati e che continua a proporre ricette che non si condividono o a rifarsi a valori altri rispetto a quelli storici della sinistra. Hanno parlato ragazzi dei Gd, come Domenico Esposito, il segretario, Luca Ortolani, il giovanissimo Luigi Tripoli. L’unica voce femminile è stata quella di Ilaria Visani di Faenza che ha concluso, come altri, lìntervento dicendo “non ho ancora deciso cosa farò”. Ma c’è stato anche l’invervento di Gilberto Coffari, che ha raccontato come lui sia già uscito, seppure in silenzio, due anni fa dal partito perché non lo percepiva più come casa sua dopo decenni di militanza a partire dal Pci.

E ci sono stati gli interventi di due segretari di circolo. Marco Turchetti, che è anche segretario del primo circolo oltre a essere consigliere comunale, è apparso particolarmente emozionato in un discorso da “militante” amareggiato e sofferente. L’econdem he ha messo in fila tutti gli abbandoni di questi anni, ha puntato il dito contro chi invece di preoccuparsene ne ha gioito. Un intervento appassionato e sentito da chi si pensava che avrebbe colto l’occasione per annunciare l’uscita dal partito, ma il consigliere comunale ha invece detto di voler restare, di voltersi giocare l’ultimo congresso, di non voler mollare adesso. E dentro il partito rimane sicurametne e convintamente Lorenzo Gottarelli, segretario del secondo circolo cittadino, che ha difeso invece le ragioni del Pd e anche di Renzi, incassando pure qualche applauso.

Segno appunto di una platea molto mista, con persone che intendono seguire Errani, ma anche con tanti indecisi e tanti curiosi tra cui anche qualche renziano convinto a testimoniare la solennità dell’evento. Eppure, mancavano tanti pezzi della dirigenza Pd, pur essendo un incontro aperto a tutta la cittadinanza.

C’erano tanti nomi “storici” come Miro Fiammenghi, Carlo Boattini, l’ex sindaco ed ex senatore Vidmer Mercatali, l’ex deputato Gabriele Albonetti, tutti vicini alle posizioni di Vasco Errani. C’era qualche consigliere comunale, un paio di assessori (tra cui Baroncini che è anche segretario comunale), c’erano alcuni dirigenti del mondo cooperativo, ma mancava la segretaria provinciale del partito che ancora non ha commentato l’evento, mancava il sindaco di Ravenna che ha invece organizzato un’altra iniziativa politica, sempre alla Strocchi, il 3 marzo, sulla sinistra all’interno del Pd.

C’erano gli alleati in maggoranza di Sinistra per Ravenna, quel pezzo dell’ex Sel che ha deciso di allearsi al Pd sui territori e ha raccolto fuoriusciti a sinistra del Pd, per certi versi antesignani di quello che sta succedendo in queste ore in Parlamento. Sono quelli che la scelta l’avevano già fatta e ora sono quanto mai interessati a quanto sta accadendo nella sinistra Pd. Per la gran parte dei presenti invece il dilemma, questa è la sensazione, resta aperto.

Intanto però, ad ascoltare gli interventi in sala, quella che nei talk show o nei telegiornali è parsa a molti una scissione di un gruppo di dirigenti per certi versi incomprensibile, qui ha preso un po’ più di sostanza, qui la delusione e la frustrazione di alcuni militanti è apparsa in tutta la sua concretezza e autenticità.

Nuove nomine dirigenziali: piovono critiche dall’opposizione

Forza Italia, CambieRà, Possibile all’attacco di una scelta che ha visto sei conferme in settori chiave della macchina comunale

Continuano a piovere critiche nei confronti dell’Amministrazione comunale e del sindaco che dopo aver annunciato l’intenzione di rinnovare l’organizzazione della macchina comunale e aver indetto selezioni per otto posizioni dirigenziali ha di fatto confermato sei persone e scelto figure nuove solo dove non era peraltro possibile confermare i precenti, Cultura e Sicurezza.

Dopo gli alleati di maggioranza del Pri, è intervenuto Alberto Ancarani di Forza Italia a parlare di “sceneggiata”. Il capogruppo si scaglia in particolare contro due riconferme: “In particolare due nomine appaiono stridere con problemi atavici e ben noti dell’amministrazione. Da un lato la dirigente del servizio turismo notoriamente invisa alla gran parte degli operatori del settore e dunque a maggior ragione incomprensibilmente confermata. Ma la cosa ancora più grave è la conferma di un altro dirigente. Ovvero del capo servizio sportello unico dell’edilizia: si tratta dell’ufficio “bubbone” più grave dell’amministrazione comunale dove le criticità di gestione dei servizi erogati sono da tempo segnalate e irrisolte con cittadini e tecnici privati costantemente vessati. Francamente anche non volendo per forza attribuirne tutte le responsabilità al dirigente il suo rinnovo è l’emblema della prepotenza di un’amministrazione sorda a qualunque istanza di miglioramento della vita quotidiana dei suoi cittadini”.

E anche il gruppo CambieRà parla di “promesse disattese e nomine amare”, sottolineando in particolare le stesse criticità: “Lo sanno anche le statue di Sant’Apollinare e San Vitale, dalle cime delle colonne di Piazza del Popolo, che i dirigenti del Comune di Ravenna (non tutti, ma taluni ed in posizione chiave) lavorano da sempre pro domo loro in totale libertà, detengono troppo potere decisionale – talvolta molto di più dell’assessore stesso – e, in alcuni uffici, come lo sportello unico per l’edilizia e il turismo, hanno creato dei monopoli decisionali ed un pessimo clima di lavoro”. Il sindaco, raccontano da CambieRà, aveva risposto a una loro richiesta sulla necessità di un ricambio che “i dirigenti non poteva lasciarli a casa (eh già) ma avrebbe potuto spostarli per garantire un po’ di ricambio”. Ma dicono dal Movimento civico “Oggi scopriamo che di otto dirigenti in fase di nomina – e centinaia di candidati che si sono presentati – solo due sono nuovi, in quanto non riconfermabili i precedenti.Sia chiaro, noi di CambieRà siamo assolutamente consapevoli che il Sindaco De Pascale può fare quel che più gli aggrada e sarà il giudice amministrativo, in futuro, a valutare la correttezza della procedura concorsuale che ha preceduto le sue nomine, ma a ciascuno di noi resta la facoltà di farsi un’opinione sul tanto gridato “cambiamento” e sulla “rottura” con il passato, quel passato che ha portato al voto solo il 25% degli aventi diritto e ha consegnato, di nuovo, al PD, l’amministrazione della città, senza nemmeno avere ottenuto la maggioranza dei voti”.

Andrea Maestri di Possibile (tra i sostenitori di Raffaella Sutter di Ravenna in Comune) parla di “pasticciaccio brutto a Palazzo Merlato” e di “tradimento flagrante delle promesse elettorali (si interrogano anche molti elettori del PD) e pesanti dubbi di legittimità. Vedremo le carte e agiremo di conseguenza. Nessun rinnovamento proprio dove maggiore era la necessità di  discontinuità col passato. Non ho più parole. Chiedo al Sindaco di promuovere un dibattito consiliare aperto per chiarire il percorso che ha condotto a queste nomine. Tutti, cittadini, candidati presi in giro, opposizioni e una parte della stessa maggioranza chiedono trasparenza immediata, pubblicazione degli atti, spiegazioni pubbliche. Il minimo, dopo il pasticciaccio brutto di Palazzo Merlato”.

Errani esce dal Pd: «Voglio contribuire a un nuovo progetto per il centrosinistra»

L’ex presidente della Regione in una sala Strocchi affollata: «Pd autoreferenziale con visione tolemaica»

Non sono bastati gli appelli di alcuni presenti per convincerlo a restare e a candidarsi alla segreteria. Come annunciato, davanti a una platea gremita alla sala Strocchi di Ravenna, nel suo circolo, Vasco Errani, ex presidente della Regione, attuale commissario alla ricostruzione per il terremoto nel Centro Italia, e da sempre vicino all’ex segretario Pierluigi Bersani, ha formalizzato l’intenzione di uscire dal partito per affrontare una nuova avventura, per un nuovo progetto che non sarà «un partito – ha detto Errani – ma un campo di discussione per rifondare un nuovo centrosinistra».

Lungo e articolato il suo discorso sulla necessità per la sinistra di ridiscutere e trovare soluzioni nuove a questioni nuove, dal welfare alla redistribuzione della ricchezza. Ha rivendicato di aver lavorato per il Pd in questi anni con «impegno, convinzione e sentimento per cercare la sintesi». Ma in questo Pd affetto da un «virus autoreferenziale» e da una «visione tolemaica» non c’è la volontà di discutere per «capire cosa sta succedendo nel Paese»: «Parliamo tra noi e spesso non ci ascoltiamo», ha ribadito.

«Io in minoranza ci sto – ha detto – ma voglio sapere prima dove si sta andando, non voglio dare deleghe in bianco, perché non voglio trovarmi dove non voglio stare». Diretta e senza mediazioni la constatazione che «non siamo riusciti nel Pd a creare una nuova cultura politica capace di leggere il Paese e il mondo» e di come nel partito sia venuto meno il senso di comunità.

Rispetto alle vicende più recenti ha parlato della mancata riflessione sulle ultime sconfitte elettorali, nonostante gli 80 euro, e ha criticato Renzi per la mancata risposta alla minoranza al termine dell’ultima assemblea: «Da un nostro leader mi aspetto che sia in grado di decidere, che abbia rapidità, ma sia anche in grado di ascoltare». Nessuna nostalgia per il secolo scorso: «Le ricette della sinistra oggi potrebbero essere in contrasto con quelle che proponeva nel Novecento», ha detto. Ma serve la capacità di affrontare il tema di una società che si divide tra inclusi ed esclusi, «dove oggi gli esclusi sono i 4/5. Serve una nuova radicalità nel dire che parte si vuole rappresentare».

E ancora, ha parlato di un progetto che dovrà avere un’idea più «ricca e plurale del potere», di corpi intermedi da riformare per evitare una democrazia fondata solo sul rapporto diretto tra popolo e leader. Nel chiudere ha teso la mano anche a chi resterà nel Pd: «Non è un addio, so bene che le rotture portano rancori e veleni, ma vi assicuro che ne starò lontanissimo. Vi ringrazio per la lunga strada fatta insieme e per tutto quello che ho avuto, sono sicuro che insieme faremo un altro pezzo di strada». Quella di Errani, però, a questo punto sarà al di fuori del partito che pure ha contribuito a fondare da dirigente dei Ds nel 2007.

Incarichi dirigenziali, Pri all’attacco: «Troppe riconferme, poco coraggio»

I consiglieri e il vicesegretario dell’alleato di maggioranza parlano di “vulnus” e «scarso rispetto degli impegni elettorali»

Le sei riconferme dirigenziali del sindaco non sono piaciuti agli alleati di maggioranza repubblicani. Ecco che poco dopo che è stata resa nota la rosa completa dei nuovi dirigenti, con due novità e sei persone invece lasciate al loro precedente incarico, il vice segretario del Partito Repubblicano di Ravenna Stefano Ravaglia e i consiglieri comunali Giannantonio Mingozzi (ex vicesindaco) e Chiara Francesconi inviano alla stampa una nota in cui esprimono forti perplessità su questa scelta.

“Un impegno fondamentale che abbiamo assunto in campagna elettorale (e non solo noi) – dicono dal Pri, che in giunta esprime il vicesindaco in Eugenio Fusignani, che è anche segretario del partito – verteva proprio sul rinnovamento dei dirigenti al fine di determinare un vero cambio di passo nella gestione di servizi e settori che richiedono più qualità operativa, velocità nelle scelte ed autorevolezza nel rapporto con i dipendenti e con cittadini, imprese, professioni e tutta l’utenza. Le nomine del Sindaco in gran parte non seguono questi principi; si è scelta la strada di una modesta innovazione, confermando per lo più i dirigenti uscenti, dimostrando poco coraggio e scarso rispetto degli impegni elettorali”.

Consapevole del ruolo di governo, i consiglieri repubblicani prosguono: “Come forza di governo della città, determinante nel successo del centro sinistra, sottolineiamo la nostra delusione ed insoddisfazione, ma facciamo presente che questa vicenda non si chiude con le nomine; verificheremo giorno per giorno se i dirigenti confermati e quelli di nuova nomina, sono consapevoli dell’impegno che li attende e della necessità che il Comune di Ravenna volti pagina in settori che hanno la necessità di ristrutturazioni radicali e tempestivi, negli organici e nelle responsabilità tecniche e amministrative intermedie”.

E se ciò non dovesse avvenire, Ravaglia, Mingozzi e Francesconi aggiungono che “il  “vulnus” provocato dagli incarichi conferiti in questi giorni, riguarderà i presupposti stessi della coalizione e le condizioni politiche che rischiano di indebolirla, se non si mantengono gli impegni assunti”.

Piazza Baracca: lavori al via lunedì La conclusione entro il 13 aprile  

Il parcheggio sarà chiuso da sbarre e avrà 65 posti disponibili

Conto alla rovescia per l’avvio del cantiere in piazza Baracca, a Ravenna. Lunedì 27 febbraio, infatti, salvo imprevisti legati al meteo, è previsto l’avvio dei lavori che inizieranno con lo spostamento dell’isola ecologica, composta da molteplici cassonetti per la raccolta dei rifiuti, da piazza Baracca a viale Francesco Baracca (nel tratto compreso fra via Massimo D’Azeglio e via Guglielmo Oberdan).

La collocazione è stata individuata come la più opportuna in quanto risolve il problema della visibilità reciproca tra i veicoli in circolazione. Verrà inoltre spostata la fermata dell’autobus che sarà anche ampliata. Seguiranno, indicativamente a partire dal 6 marzo, gli ulteriori interventi che si prevede siano completati entro il 13 aprile.

 

L’intervento à realizzato da Azimut, soggetto gestore dei parcheggi pubblici per conto del Comune e autore del progetto. Il nuovo parcheggio, su un’area di 1.600 metri quadri, sarà perimetrato e conterrà 65 posti auto; avrà ingresso e uscita separati, regolati da sbarre, e sistema di pagamento a consumo mediante lettura automatica della targa dei veicoli in ingresso (senza emissione di biglietto) abbinato ad un display indicante il livello di occupazione in tempo reale dei posti auto. “La perimetrazione che delimiterà il parcheggio – sottolinea l’assessore ai Lavori pubblici Roberto Fagnani – sarà costituita da fioriere in acciaio corten, a parziale modifica rispetto a quanto inizialmente previsto. Tale scelta è stata preventivamente condivisa con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini”. Prima della perimetrazione e della delimitazione dei posti si provvederà al rifacimento del manto stradale.

Il parcheggio sarà dotato di un sistema di videocontrollo in remoto. I due posti riservati alle persone con disabilità saranno collocati esternamente alla perimetrazione del parcheggio a pagamento e più vicini all’ingresso della ztl per favorire l’accesso alle persone con disabilità. Inoltre al margine esterno del parcheggio, sul lato est, saranno realizzati 34 posti per ciclomotori e motocicli; sul lato sud un’area per il carico e scarico merci. Il sistema sarà già predisposto per la futura introduzione di un metodo di pagamento tipo Telepass.

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