mercoledì
22 Aprile 2026

Impalcatura da 60mila euro per proteggere il gelso monumentale di Cervia

Cantiere pubblico per installare piloni metallici e un reticolo di cavi: l’albero secolare del parco Catullo non è più in grado di garantire il proprio auto sostentamento dal punto di vista della resistenza biomeccanica

Per proteggere il secolare gelso bianco del parco Catullo a Cervia da eventuali nuovi schianti, che potrebbero comprometterne definitivamente la sua vitalità, verrà realizzata una impalcatura di sostegno dopo una potatura completa: il Comune ha affidato l’esecuzione dell’intervento, dell’importo complessivo di 60mila euro, alla ditta Acc di Cervia.

L’albero ha ricevuto uno specifico riconoscimento di monumentalità attraverso un decreto di tutela della Regione Emilia Romagna: nel 1995 fu protagonista di uno spettacolare trapianto condotto sotto la direzione dell’Università di Bologna e nel 2008 di uno studio di natura morfofisiologica condotto in collaborazione con il professore Pierre Raimbault, esperto mondiale di stabilità delle alberature. Nel mese di giugno 2012 l’albero ha subito un cedimento strutturale a seguito di un forte vento, con la parziale rottura di uno dei grandi rami che formano la struttura principale del gelso, rottura non completa per merito di tiranti sintetici collocati nel 2009 in un precedente intervento di risanamento. Mentre sotto il profilo vegetativo l’albero appare in buone condizioni, dal punto di vista della resistenza biomeccanica invece non è più in grado di garantire il proprio auto sostentamento, richiedendo un intervento di sostegno fornito già da alcuni anni da un’impalcatura provvisoria che verrà sostituita da una solida struttura di sostegno permanente simile a quella installata nel cedro monumentale di Parco Massari a Ferrara: sarà costituita da leggeri piloni metallici collegati da un reticolo di cavi ad elasticità controllata e regolabili sui quali si appoggeranno gli assi principali dell’albero. Ciò consentirà di realizzare un sistema in sospensione per meglio rispondere alle oscillazioni naturali della chioma e alle caratteristiche generali della specie. Un recinto in legno intorno alla pianta permetterà infine di garantire il miglioramento delle condizioni dell’apparato radicale mediante la sostituzione del terreno superficiale costipato con una miscela di materiali vulcanici e compost evitando il calpestio e proteggendo la pianta da eventuali atti vandalici e da un uso improprio dell’area.

Il cantiere avrà una durata di trenta giorni e quindi, salvo sempre possibili giornate di maltempo o imprevisti in corso d’opera, si concluderanno entro il prossimo marzo sotto la direzione dell’ingegnere Fabrizio Brunetti e la supervisione agronomica e arboricolturale dell’agronomo Giovanni Morelli.

«Non più di 15 richiedenti asilo per struttura, corsi di lingua in sedi comunali»

Pronti i bandi per i centri di accoglienza, parla l’assessore Morigi

Il ciclo di incontri con autori sul tema delle frontiere per cui il Comune di Ravenna ha investito 4mila euro (vedi articoli correlati) e la volontà dichiarata di voler collaborare in futuro alla creazione di nuovi eventi con l’Università sul tema dell’accoglienza danno il segno di un’attenzione culturale a questo tema e di un’impronta un po’ diversa rispetto al passato. Ne parliamo con Valentina Morigi che dal 2016 è assessore all’Immigrazione del Comune di Ravenna.

Assessore, come nasce l’idea di finanziare un progetto così? Sembra qualcosa di molto culturale e insieme politico, molto pensato per gli italiani di vecchia data…
«È vero. Stiamo vivendo un passaggio fondamentale della nostra società e abbiamo bisogno di un lavoro culturale per produrre pensiero sociale e comunitario sul tema dell’accoglienza. Basti pensare che oggi molti immigrati che da anni lavorano sul territorio anche in termini di volontariato sono intanto diventati italiani. Non ha senso continuare a dividere il mondo in “noi” e “loro”, è miope, è un modo di negare la realtà che non serve a nessuno».
A questo proposito, ci dice cosa ne sarà della Rappresentanza dei cittadini extra Ue? È iniziato un lavoro di “revisione”?
«Sì, abbiamo iniziato un percorso condiviso con le associazioni cercando di capire di quale strumento dotarci, alla luce anche di ciò che non ha funzionato. Quando nacque la Rappresentanza, nel 2002, si pensava sarebbe stato uno strumento transitorio in attesa del vero diritto di voto, che però ancora non è arrivato. Guarderemo quel poco che è rimasto delle esperienze in Emilia Romagna, in particolare Imola dove esiste un organismo misto».
Lei è anche assessore al Bilancio, saranno confermate le risorse per il capitolo immigrazione? E la loro modulazione?
«Le risorse comunali sono confemate e attendiamo di sapere tramite i piani di zona quale sarà lo stanziamento previsto. Intanto abbiamo la certezza di esserci aggiudicati progetti finanziati da fondi Europei che saranno realizzati sul territorio con ricadute come sempre positive in termini di lavoro e di crescita professionale degli operatori».
Questo fu uno degli argomenti che utilizzò a settembre per spiegare perché Ravenna dovesse ospitare un hub (un luogo dove la permanenza massima non supera i due mesi) per venti minori non accompagnati. Come sta andando quell’esperienza?
«Molto bene e stiamo organizzando per fine mese una commissione consiliare che prevede la visita all’appartamento dove sono alloggiati i ragazzi. Chiederemo loro di accogliere amministratori e stampa, di narrare il loro viaggio, di esprimere le loro aspettattive perché sono spesso oggetto di tanto dibattito e tante polemiche, ma in realtà non hanno uno spazio in cui esprimersi».
Nel 2017 è atteso anche il cambiamento più radicale nella gestione profughi del territorio: il Comune prenderà in carico i bandi per i centri di accoglienza finora gestiti dalla Prefettura. A che punto siamo?
«I bandi saranno due e usciranno entro metà febbraio, entro il mese contiamo di presentarli pubblicamente. Uno riguarderà l’accoglienza per quanto riguarda alloggio, vitto e le tutele minime come quella alla salute, quella legale o l’impegno per far partecipare i richiedenti asilo a progetti di cittadinanza attiva e volontariato. Il secondo bando invece riguarderà l’insegnamento della lingua italiana e il supporto alla rete dei gestori. In particolare la lingua italiana verrà insegnata nelle sedi decentrate del Comune, cioé in sedi pubbliche, e secondo una modalità a modulo continuo e sulla base della preparazione dei frequentanti».
Questo comporterà costi aggiuntivi per il Comune rispetto ai fondi stanziati dal Ministero?
«No, i costi saranno completamente coperti dallo Stato e il Comune di Ravenna non ci metterà un euro».
L’opposizione ha però obiettato che nel caso lo Stato ritardasse nell’erogare i fondi, il Comune potrebbe trovarsi costretto ad anticiparli…
«Non è mai successo e non succederà neanche a Ravenna perché il sistema di smistamento dei richiedenti asilo tiene conto dei posti disponibili e finanziati».
Un tema molto d’attualità in questi giorni in città: quanto conterà il ribasso offerto dai concorrenti? Si tratta di un mercato piuttosto appetibile anche per realtà esterne al territorio…
«Non posso rivelare i dettagli, ma posso certamente dire che abbiamo costruito i bandi in modo da premiare la qualità e abbiamo messo tra i requisiti l’esperienza nel campo. Vogliamo offrire un servizio che sia migliorativo rispetto allo standard minimo richiesto ai cosiddetti Cas e che si avvicini invece più al modello dello Sprar».
I posti a bando sono 350. Tra i requisiti per chi partecipa c’è anche quello di trovare sistemazioni per un massimo di persone?
«Sì, si chiedono lotti di non più di 10 o 15 persone, perché vogliamo evitare quelle macrostrutture che creano ghettizzazione e non permettono una buona cultura dell’accoglienza, che invece è ciò che vogliamo promuovere innanzitutto praticandola. In questo modo sarà anche più facile mettere in piedi un modello diffuso di relazione stabile per reti di comunità e associazioni che operano sui territori».

«Non più di 15 richiedenti asilo per struttura, corsi di lingua in sedi comunali»

Pronti i bandi per i centri di accoglienza, parla l’assessore Morigi

Il ciclo di incontri con autori sul tema delle frontiere per cui il Comune di Ravenna ha investito 4mila euro (vedi articoli correlati) e la volontà dichiarata di voler collaborare in futuro alla creazione di nuovi eventi con l’Università sul tema dell’accoglienza danno il segno di un’attenzione culturale a questo tema e di un’impronta un po’ diversa rispetto al passato. Ne parliamo con Valentina Morigi che dal 2016 è assessore all’Immigrazione del Comune di Ravenna.

Assessore, come nasce l’idea di finanziare un progetto così? Sembra qualcosa di molto culturale e insieme politico, molto pensato per gli italiani di vecchia data…
«È vero. Stiamo vivendo un passaggio fondamentale della nostra società e abbiamo bisogno di un lavoro culturale per produrre pensiero sociale e comunitario sul tema dell’accoglienza. Basti pensare che oggi molti immigrati che da anni lavorano sul territorio anche in termini di volontariato sono intanto diventati italiani. Non ha senso continuare a dividere il mondo in “noi” e “loro”, è miope, è un modo di negare la realtà che non serve a nessuno».
A questo proposito, ci dice cosa ne sarà della Rappresentanza dei cittadini extra Ue? È iniziato un lavoro di “revisione”?
«Sì, abbiamo iniziato un percorso condiviso con le associazioni cercando di capire di quale strumento dotarci, alla luce anche di ciò che non ha funzionato. Quando nacque la Rappresentanza, nel 2002, si pensava sarebbe stato uno strumento transitorio in attesa del vero diritto di voto, che però ancora non è arrivato. Guarderemo quel poco che è rimasto delle esperienze in Emilia Romagna, in particolare Imola dove esiste un organismo misto».
Lei è anche assessore al Bilancio, saranno confermate le risorse per il capitolo immigrazione? E la loro modulazione?
«Le risorse comunali sono confemate e attendiamo di sapere tramite i piani di zona quale sarà lo stanziamento previsto. Intanto abbiamo la certezza di esserci aggiudicati progetti finanziati da fondi Europei che saranno realizzati sul territorio con ricadute come sempre positive in termini di lavoro e di crescita professionale degli operatori».
Questo fu uno degli argomenti che utilizzò a settembre per spiegare perché Ravenna dovesse ospitare un hub (un luogo dove la permanenza massima non supera i due mesi) per venti minori non accompagnati. Come sta andando quell’esperienza?
«Molto bene e stiamo organizzando per fine mese una commissione consiliare che prevede la visita all’appartamento dove sono alloggiati i ragazzi. Chiederemo loro di accogliere amministratori e stampa, di narrare il loro viaggio, di esprimere le loro aspettattive perché sono spesso oggetto di tanto dibattito e tante polemiche, ma in realtà non hanno uno spazio in cui esprimersi».
Nel 2017 è atteso anche il cambiamento più radicale nella gestione profughi del territorio: il Comune prenderà in carico i bandi per i centri di accoglienza finora gestiti dalla Prefettura. A che punto siamo?
«I bandi saranno due e usciranno entro metà febbraio, entro il mese contiamo di presentarli pubblicamente. Uno riguarderà l’accoglienza per quanto riguarda alloggio, vitto e le tutele minime come quella alla salute, quella legale o l’impegno per far partecipare i richiedenti asilo a progetti di cittadinanza attiva e volontariato. Il secondo bando invece riguarderà l’insegnamento della lingua italiana e il supporto alla rete dei gestori. In particolare la lingua italiana verrà insegnata nelle sedi decentrate del Comune, cioé in sedi pubbliche, e secondo una modalità a modulo continuo e sulla base della preparazione dei frequentanti».
Questo comporterà costi aggiuntivi per il Comune rispetto ai fondi stanziati dal Ministero?
«No, i costi saranno completamente coperti dallo Stato e il Comune di Ravenna non ci metterà un euro».
L’opposizione ha però obiettato che nel caso lo Stato ritardasse nell’erogare i fondi, il Comune potrebbe trovarsi costretto ad anticiparli…
«Non è mai successo e non succederà neanche a Ravenna perché il sistema di smistamento dei richiedenti asilo tiene conto dei posti disponibili e finanziati».
Un tema molto d’attualità in questi giorni in città: quanto conterà il ribasso offerto dai concorrenti? Si tratta di un mercato piuttosto appetibile anche per realtà esterne al territorio…
«Non posso rivelare i dettagli, ma posso certamente dire che abbiamo costruito i bandi in modo da premiare la qualità e abbiamo messo tra i requisiti l’esperienza nel campo. Vogliamo offrire un servizio che sia migliorativo rispetto allo standard minimo richiesto ai cosiddetti Cas e che si avvicini invece più al modello dello Sprar».
I posti a bando sono 350. Tra i requisiti per chi partecipa c’è anche quello di trovare sistemazioni per un massimo di persone?
«Sì, si chiedono lotti di non più di 10 o 15 persone, perché vogliamo evitare quelle macrostrutture che creano ghettizzazione e non permettono una buona cultura dell’accoglienza, che invece è ciò che vogliamo promuovere innanzitutto praticandola. In questo modo sarà anche più facile mettere in piedi un modello diffuso di relazione stabile per reti di comunità e associazioni che operano sui territori».

Non solo Forlì: Ceramiche Déco in mostra a Faenza

Dal 18 febbraio al 1° ottobre al Mic

Jazz, fox-trot, tango, identità tra maschile e femminile, emancipazione femminile, orientalismo, ritmo, velocità delle automobili, modernità della metropoli, innovazione e glamour: questi sono i tratti distintivi della moda che investì gli stili di vita della classe borghese internazionale tra gli anni Venti e Trenta del 1900. Il Déco, fu appunto uno stile di vita, un gusto, come ha sottolineato Rossana Bossaglia nel catalogo della sua mostra “L’art Déco in Italia” al Museo archeologico di Aosta nel 2003 , una moda che portò a una grande scoperta delle arti artigianali per la produzione di suppellettili: oggettistica, arredi, grafiche e tessuti. Una strada già avviata dal Liberty che nel Déco vide l’abbandono delle linee biomorfe per quelle astratte, più rigorose, attente alla funzione e alla produzione in serie, avviate dalle ricerche futuriste di Depero e Balla.

“Ceramiche Déco. Il gusto di un’epoca”, a cura di Claudia Casali, in mostra al Mic di Faenza dal 18 febbraio al 1° ottobre, concentra la propria attenzione sulla produzione ceramica italiana e internazionale a partire proprio da quella faentina, che in quegli anni, fu fondamentale per lo sviluppo e l’affermazione del gusto Déco in Italia.

Questo avvenne grazie a figure di spicco come Domenico Rambelli, Francesco Nonni, Pietro Melandri, Anselmo Bucci, Riccardo Gatti, Giovanni Guerrini, Ercole Drei aggiornati e invasi di fermento creativo grazie all’aggiornata “scena” stimolata dal Museo Internazionale delle Ceramiche e dalla Regia Scuola Ceramica fondati da Gaetano Ballardini rispettivamente nel 1908 e nel 1919.

Autori poliedrici che si occuparono anche di grafica, ebanisteria, intarsio, moda, e che furono protagonisti – come partecipanti e curatori – a tutte le tre Biennali Internazionali dedicate alle arti decorative (1923, 1925, 1927) organizzate da Guido Marangoni a Villa Reale di Monza, e poi alle triennali.

Nella mostra al Mic un ruolo di rilievo è dato alla figura di Francesco Nonni di cui saranno esposte diverse opere alcune pressoché inedite. Per la prima volta sarà esposto al pubblico il “Corteo Orientale” (vedi foto) del 1925 – il Mic possiede una versione successiva del 1927 – che vinse la medaglia d’Argento all’Esposizione internazionale di arti decorative e industriali moderne di Parigi ( Parigi sancì la nascita ufficiale dell’ Art Dèco) e la “Danzatrice” (1924) opera totalmente inedita.

«Déco definisce il senso e il segno di un tempo che si mescola con le categorie di ritorno all’ordine, Valori Plastici, Novecento, astrazione e realismo magico – commenta Claudia Casali –. Déco esprime il gusto eclettico di un’epoca instabile, risultato e commistione di vari stimoli, il quale, nonostante le avversità economiche e politiche, prosegue il suo cammino fino alla metà degli anni Trenta” e aggiunge “Francesco Nonni (1885-1976) dal 1919 al 1926 realizzò con Anselmo Bucci, Pietro Melandri e Paolo Zoli i pezzi più significativi del Déco italiano».

Le ceramiche in mostra, saranno affiancate anche da vetri, arredi e i metalli di Guerrini, dalle xilografie di Nonni, dagli arredi di Berdondini, dalle ceramiche di Melandri (di cui in mostra si espone un servizio da tavola inedito), dai magnifici esemplari realizzati presso la Regia Scuola sotto la direzione artistica e creativa di Domenico Rambelli e Anselmo Bucci.

Diversi i raffronti nazionali, con gli splendidi esemplari di Gio Ponti e Giovanni Gariboldi per la Richard Ginori, le manifatture Lenci e Rometti, ed internazionali con le ceramiche tedesche della Repubblica di Weimar, l’austriaca manifattura Wiener Werkstätte con nuovi stilemi introdotti da Michael Powolny, Otto Prutscher, Dagobert Peche, le belghe con le manifatture di Boch Frères e la Fabbrica Imperiale e Reale di Nimy e le danesi manifatture Bing e Gröndhal di Copenhaghen, i cui pezzi esposti a Monza furono donati dall’allora storico direttore Poul Simonsen al Museo faentino, a seguito della Biennale di Monza del 1927, per arricchire le collezioni internazionali.

La mostra si inserisce nell’ambizioso progetto Art Déco. Gli anni ruggenti in Italia dei Musei di San Domenico di Forlì promosso dalla Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì e fa parte di un circuito espositivo collaterale, promosso dalla stessa Fondazione di Forlì, in cui è compresa anche “Magiche Atmosfere Déco” curata da Beatrice Sansavini e Paola Babini, presso il Padiglione delle Feste e del Divertimento di Castrocaro Terme in programma dal 18 febbraio al 2 luglio 2017.

Turismo e confronti: record di arrivi nel comune di Ravenna nel 2016

Per quanto riguarda i pernottamenti invece, quello appena trascorso è stato il secondo anno peggiore dal 1998, dopo il 2015

Nel 2016 è stato registrato nel territorio del comune di Ravenna il record storico di arrivi. Si tratta del numero di clienti ospitati negli esercizi ricettivi nel periodo considerato, in questo caso 593mila da gennaio a dicembre 2016. Un numero mai raggiunto a partire dal 1961 (anno in cui parte la raccolta statistica presente sul sito del Comune di Ravenna), superiore anche ai 578mila circa del 2011. La soglia dei 500mila arrivi è stata superata per la prima volta solo nel 2005 mentre il comune di Ravenna fino al 1974 è sempre rimasto al di sotto di quota 200mila.

Solitamente però per valutare i flussi turistici il parametro più rilevante è quello delle presenze, ossia del numero dei pernottamenti. In questo caso il 2016 è stato il secondo anno peggiore degli ultimi 18, con circa 2,67 milioni in crescita comunque rispetto al disastroso 2015 (2,63 milioni). Per trovare un altro dato peggiore bisogna appunto ritornare al 1998, quando le presenze furono 2.583.758.

Il Popolo della Famiglia si presenta a Riolo Terme con Mario Adinolfi

Il presidente nazionale del Pdf con il coordinatore regionale De Carli, il ravennate ex candidato sindaco di Bologna

Si intitola “La famiglia al centro della società” l’appuntamento in programma a Riolo terme il 17 febbraio per la presentazione del movimento politico Popolo della Famiglia: saranno presenti il presidente nazionale Mario Adinolfi e il coordinatore regionale Mirko de Carli: il programma del Pdf è «a difesa della famiglia naturale, mamma e papà, e della vita, contro le teorie gender ed eutanasia». L’incontro si svolgerà alle 20.30 alla sala San Giovanni di via Verdi 5.

Sabato 11 febbraio il Popolo della Famiglia di Ravenna ha tenuto un banchetto con gazebo in piazza del mercato, zona stadio a Ravenna, per promuovere l’incontro con l’avvocato Gianfranco Amato, presidente dell’associazione Giuristi per la vita e segretario nazionale del Popolo della Famiglia, che avverrà in data 21 febbraio alla chiesa del Torrione alle 20.45.

Radiocronista triestino aggredito al Pala De André? La società: «Non ci risulta»

Ma il Basket Ravenna si scusa comunque e si impegna a migliorare la postazione dei cronisti ospiti, a quanto pare troppo vicina ai tifosi

Un radiocronista di Trieste ha denunciato su Facebook di essere stato aggredito al Pala De André di Ravenna mentre stava commentando in diretta la partita di sabato sera tra i padroni di casa dell’OraSì e la squadra triestina valida per il campionato di A2 di pallacanestro. Un’aggressione più che altro verbale, con minacce e insulti, e una «mano al collo», come ha scritto il radiocronista sul social network.

«Al di là della mano al collo a radiocronaca in corso e delle minacce, sto bene – sono le sue parole –. Di certo, causa disorganizzazione e violazioni, non siamo stati messi nelle adeguate quanto obbligatorie condizioni di sicurezza per poter lavorare. Per quanto possibile e auspicando sia possibile, cercherò tutela nelle sedi opportune, affinché non certo solo io ma tutti i nostri colleghi non si trovino a dover affrontare una simile situazione in futuro, qualsiasi sia l’impianto di gioco in questione».

Nella serata di domenica è arrivata la replica del Basket Ravenna. «In merito al fatto denunciato dal radiocronista di Trieste, OraSì Ravenna precisa, non avendo riscontri e testimonianze di alcun tipo a proposito della presunta aggressione, che questo tipo di episodi non appartengono alla città di Ravenna e al tifo giallorosso, nè tanto meno a una società che ha fatto dell’accoglienza la principale via da seguire e che da sempre si caratterizza per la presenza di famiglie e bambini al palazzetto. La società ribadisce comunque le scuse già espresse a fine partita alla Pallacanestro Trieste e al radiocronista, che pare non aver potuto svolgere il proprio lavoro nel migliore dei modi, e si impegnerà inoltre a migliorare quella che è la postazione riservata ai cronisti ospiti, per fare in modo che non si possano ripetere situazioni di questo tipo, nonostante nella stessa zona in precedenza non si siano mai verificati episodi di questo genere nei due anni trascorsi al Pala De Andrè».

Radiocronista triestino aggredito al Pala De André? La società: «Non ci risulta»

Ma il Basket Ravenna si scusa comunque e si impegna a migliorare la postazione dei cronisti ospiti, a quanto pare troppo vicina ai tifosi

Un radiocronista di Trieste ha denunciato su Facebook di essere stato aggredito al Pala De André di Ravenna mentre stava commentando in diretta la partita di sabato sera tra i padroni di casa dell’OraSì e la squadra triestina valida per il campionato di A2 di pallacanestro. Un’aggressione più che altro verbale, con minacce e insulti, e una «mano al collo», come ha scritto il radiocronista sul social network.

«Al di là della mano al collo a radiocronaca in corso e delle minacce, sto bene – sono le sue parole –. Di certo, causa disorganizzazione e violazioni, non siamo stati messi nelle adeguate quanto obbligatorie condizioni di sicurezza per poter lavorare. Per quanto possibile e auspicando sia possibile, cercherò tutela nelle sedi opportune, affinché non certo solo io ma tutti i nostri colleghi non si trovino a dover affrontare una simile situazione in futuro, qualsiasi sia l’impianto di gioco in questione».

Nella serata di domenica è arrivata la replica del Basket Ravenna. «In merito al fatto denunciato dal radiocronista di Trieste, OraSì Ravenna precisa, non avendo riscontri e testimonianze di alcun tipo a proposito della presunta aggressione, che questo tipo di episodi non appartengono alla città di Ravenna e al tifo giallorosso, nè tanto meno a una società che ha fatto dell’accoglienza la principale via da seguire e che da sempre si caratterizza per la presenza di famiglie e bambini al palazzetto. La società ribadisce comunque le scuse già espresse a fine partita alla Pallacanestro Trieste e al radiocronista, che pare non aver potuto svolgere il proprio lavoro nel migliore dei modi, e si impegnerà inoltre a migliorare quella che è la postazione riservata ai cronisti ospiti, per fare in modo che non si possano ripetere situazioni di questo tipo, nonostante nella stessa zona in precedenza non si siano mai verificati episodi di questo genere nei due anni trascorsi al Pala De Andrè».

A piedi di fronte al cimitero, 64enne muore travolto da un’auto

Quattro feriti anche in un altro incidente sabato notte nel Faentino

Un uomo di 64 anni è stato travolto e ucciso da un’auto mentre si trovava a piedi in via Marconi, presumibilmente mentre stava attraversando la strada, all’altezza del cimitero. La vittima è un algerino da tempo residente a Faenza. Alla guida dell’utilitaria che lo ha travolto – una Lancia Y – un 76enne.

Si tratta del secondo incidente in neanche 24 ore avvenuto nel weekend nel Faentino: lungo la via Emilia (all’altezza di Cosina) attorno alle 22.30 di sabato si sono infatti scontrate due auto. Quattro i feriti, ventenni. Il più grave è un faentino di 24 anni, trasportato d’urgenza al Bufalini di Cesena.

Verona aggredito, il leghista: «Al Nord razzismo, ad Avellino solo uè uè…»

Il deputato ravennate Pini commenta i fatti avvenuti prima della partita di calcio di serie B. «Speriamo almeno si indaghi sulla mafia»

Il deputato ravennate della Lega Nord, Gianluca Pini, polemizza sull’aggressione subita ad Avellino dai dirigenti del Verona, tra cui l’ex calciatore, campione del mondo 2006, Luca Toni, prima della partita del campionato di serie B di calcio andata in scena sabato pomeriggio (e vinta dall’Avellino).

«Dove sono – scrive Pini su Facebook – i professionisti dell’indignazione? Non ho sentito una parola di condanna, non ho letto una riga di incazzatura sui fatti, non ho sentito nessuno invocare indagini, anche se son certo ci sia un magistrato che voglia capire chi ha organizzato l’imboscata e se i vigli presenti siano stati veramente inermi (lo stesso Toni ha infatti dichiarato che i vigili presenti a pochi metri non avrebbero mosso un dito, ndr)».

«Chissà i titoloni dei giornali e i pipponi dei vari grattaculi di regime – continua Pini – se la cosa fosse successa a parti invertite: “Raid Razzista”, “Odio etnico”, “Cultura dell’ignoranza”, eccetera. Ma è successo ad Avellino…. uè uè… i dirigenti locali hanno pure avuto la faccia di bronzo di negare i fatti. Coni, Figc e Lega serie B non pervenuti come sempre quando si parla di far chiarezza sulle violenze delle squadre meridionali. #ipocriti. Speriamo almeno che la commissione contro le infiltrazioni mafiose nel calcio voglia occuparsi anche di questo caso e verificare quanto marcio c’è dietro questo episodio».

Verona aggredito, il leghista: «Al Nord razzismo, ad Avellino solo uè uè…»

Il deputato ravennate Pini commenta i fatti avvenuti prima della partita di calcio di serie B. «Speriamo almeno si indaghi sulla mafia»

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«Dove sono – scrive Pini su Facebook – i professionisti dell’indignazione? Non ho sentito una parola di condanna, non ho letto una riga di incazzatura sui fatti, non ho sentito nessuno invocare indagini, anche se son certo ci sia un magistrato che voglia capire chi ha organizzato l’imboscata e se i vigli presenti siano stati veramente inermi (lo stesso Toni ha infatti dichiarato che i vigili presenti a pochi metri non avrebbero mosso un dito, ndr)».

«Chissà i titoloni dei giornali e i pipponi dei vari grattaculi di regime – continua Pini – se la cosa fosse successa a parti invertite: “Raid Razzista”, “Odio etnico”, “Cultura dell’ignoranza”, eccetera. Ma è successo ad Avellino…. uè uè… i dirigenti locali hanno pure avuto la faccia di bronzo di negare i fatti. Coni, Figc e Lega serie B non pervenuti come sempre quando si parla di far chiarezza sulle violenze delle squadre meridionali. #ipocriti. Speriamo almeno che la commissione contro le infiltrazioni mafiose nel calcio voglia occuparsi anche di questo caso e verificare quanto marcio c’è dietro questo episodio».

Verona aggredito, il leghista: «Al Nord razzismo, ad Avellino solo uè uè…»

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Il deputato ravennate della Lega Nord, Gianluca Pini, polemizza sull’aggressione subita ad Avellino dai dirigenti del Verona, tra cui l’ex calciatore, campione del mondo 2006, Luca Toni, prima della partita del campionato di serie B di calcio andata in scena sabato pomeriggio (e vinta dall’Avellino).

«Dove sono – scrive Pini su Facebook – i professionisti dell’indignazione? Non ho sentito una parola di condanna, non ho letto una riga di incazzatura sui fatti, non ho sentito nessuno invocare indagini, anche se son certo ci sia un magistrato che voglia capire chi ha organizzato l’imboscata e se i vigli presenti siano stati veramente inermi (lo stesso Toni ha infatti dichiarato che i vigili presenti a pochi metri non avrebbero mosso un dito, ndr)».

«Chissà i titoloni dei giornali e i pipponi dei vari grattaculi di regime – continua Pini – se la cosa fosse successa a parti invertite: “Raid Razzista”, “Odio etnico”, “Cultura dell’ignoranza”, eccetera. Ma è successo ad Avellino…. uè uè… i dirigenti locali hanno pure avuto la faccia di bronzo di negare i fatti. Coni, Figc e Lega serie B non pervenuti come sempre quando si parla di far chiarezza sulle violenze delle squadre meridionali. #ipocriti. Speriamo almeno che la commissione contro le infiltrazioni mafiose nel calcio voglia occuparsi anche di questo caso e verificare quanto marcio c’è dietro questo episodio».

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