mercoledì
22 Aprile 2026

Ora l’annuncio: grandi mostre al Mar solo ogni due anni. E più spazio alla fotografia

L’assessore: «Un museo non è solo eventi temporanei»

Sta tenendo banco a Ravenna il caso del Mar, il museo d’arte di via di Roma, che per la prima volta dal lontano 2003 quest’anno non ospiterà la tradizionale grande mostra. Dopo la fine dell’era del curatore Claudio Spadoni e il cambio di Amministrazione, il futuro del Mar appare infatti incerto da mesi e il sindaco Michele de Pascale, già poco dopo il suo insediamento, aveva dichiarato l’intenzione di puntare come primo obiettivo al rilancio della Biennale del Mosaico, che si terrà in autunno in una veste totalmente rinnovata, sul modello della manifestazione faentina Argillà. L’opposizione ha per questo motivo attaccato frontalmente la giunta e così la lista Cambierà ha definito come una «bestemmia inaudita» lasciare un museo senza la grande mostra annuale mentre Maurizio Bucci della Pigna ha invitato il Comune a cercare piuttosto privati in grado di rilanciare il Mar e la Loggetta Lombardesca (vedi articoli correlati). E proprio per rispondere a un question time presentato da Bucci è stata in municipio l’assessora alla Cultura Elsa Signorino a confermare la posizione dell’Amministrazione. Nell’occasione ha sottolineato come un museo non sia fatto solo da mostre temporanee, ma anche dalla propria collezione permanente, da valorizzare, e ha ricordato come nel 2017 il Mar grazie a fondi europei sia destinato anche a diventare un luogo di innovazione e sperimentazione tecnologica, sorta di laboratorio aperto alla città e ai più giovani.

Signorino si è anche detta comunque consapevole dell’importanza degli eventi temporanei, promettendo una grande mostra ogni due anni (in alternanza appunto alla Biennale del mosaico), dando quindi appuntamento con la prossima grande mostra nel 2018. Una mostra che non dovrà essere solo di grande rilievo scientifico – ha detto – ma in grado di rivolgersi anche a un vasto pubblico. E accanto a questo il Mar – assicura l’assessore – proporrà altri eventi, sperimentando anche linguaggi artistici diversi, «come ad esempio la grande fotografia». Il Comune, infatti, pare stia già lavorando a un’esposizione dedicata a grandi fotografi ravennati noti nel mondo (da Majoli – immaginiamo – a Malanca, da Masotti a Roversi) (tra i correlati la proposta lanciata anni fa dal fotografo ravennate Luigi Tazzari).

Anche da Polonia e Siria al concorso per fotografi under 35 sulle frontiere

A Palazzo Rasponi 2, a Ravenna, in mostra gli scatti dei vincitori

Domenica 12 febbraio alle 17 verrà inaugurata a palazzo Rasponi 2, in via D’Azeglio 2, in centro a Ravenna, “Simple World”, la prima delle tre mostre in programma dedicate ai progetti vincitori di “PR2 Camera Work”, concorso fotografico riservato a giovani fotografi under 35, indetto dall’assessorato alle Politiche giovanili del Comune in collaborazione con il campus di Ravenna dell’Università di Bologna. Il tema scelto è stato “Frontiere. Linee tratteggiate di transito”.

La commissione tecnica chiamata a scegliere tra quasi quaranta progetti provenienti da tutto il mondo ha assegnato il terzo posto al fotografo polacco Marcin Ryczek, il protagonista della mostra che sarà inaugurata domenica, il secondo al giovane siriano Abdulazez Dukhan e il primo posto a Luana Rigolli, di Mantova. La commissione era composta da Gian Luca Tusini, docente di Storia dell’arte contemporanea presso l’Università di Bologna, Scuola di Lettere e Beni Culturali; Mario Beltrambini, vicepresidente dell’Associazione Savignano Immagini; Paola Binante, docente di Storia della fotografia presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna e l’Istituto Superiore per le Industrie Artistiche di Urbino; Giampiero Corelli, fotoreporter; e Davide Caroli, del Museo d’Arte della città di Ravenna.

A Elisa Utili, studentessa del Liceo Artistico di Ravenna, è stata invece assegnata una menzione speciale e alcuni dei suoi lavori saranno esposti insieme alle opere del terzo classificato.

L’assessora alle Politiche giovanili Valentina Morigi ha espresso la propria soddisfazione «per gli esiti di un progetto che ci consentirà di animare da qui alla fine dell’anno palazzo Rasponi 2, uno spazio del Comune che dall’anno scorso abbiamo deciso di dedicare alla partecipazione dei giovani artisti della città e non solo. Siamo davvero molto contenti di avere suscitato l’interesse di circa quaranta giovani talenti, in alcuni casi già affermati, provenienti da tutta Italia e anche da Polonia, Siria e Grecia, proponendo loro di riflettere su un tema così attuale e delicato come quello delle frontiere e dell’accoglienza».

La mostra sarà visitabile fino a domenica 5 marzo, dal martedì al venerdì dalle 15 alle 19, il sabato e la domenica dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 19.
“Simple World”, già esposto in Danimarca, Olanda, Austria, Inghilterra, Romania e Polonia, viene portata per la prima volta in Italia proprio da “PR2 Camera Work”.
Il lavoro di Marcin Ryczek si compone di un insieme di fotografie minimaliste e concettuali – realizzate senza l’utilizzo di programmi grafici – che hanno un carattere profondamente simbolico, e sono legate alla semplicità delle situazioni che compongono la nostra quotidianità e alla forma in cui esse sono state immortalate. Ha esposto i suoi lavori in diverse parti del mondo, come Stati Uniti, Olanda, Danimarca, Francia e Cina, ed ha ottenuto importanti riconoscimenti, tra cui il Grand Prix de Découverte: International Fine-Art Photography Award nel 2013, il LensCulture Exposure Awards nel 2014 e il New York Photo Festival nel 2015.

La mostra successiva, dedicata al secondo classificato, il giovane siriano Abdulazezv Dukhan, avrà luogo dal 7 al 30 aprile, mentre l’ultimo appuntamento della rassegna, in occasione del quale verrà presentato anche il catalogo che raccoglie i tre progetti vincitori, si terrà dal 5 al 28 maggio e vedrà protagonista Luana Rigolli, vincitrice del concorso.

Nel corso delle tre mostre sono inoltre in programma quattro workshop d’autore con importanti nomi della fotografia italiana. Si comincia il 18 e il 19 febbraio con il fotografo di strada Salvatore Esposito, per proseguire in primavera con Marina Guerra, che si dedicherà ai ritratti al femminile in occasione della festa della donna e e Monika Bulaj, che si concentrerà sul reportage. A chiudere il calendario, Giampiero Corelli con un avoro sulla camera oscura.

Anche da Polonia e Siria al concorso per fotografi under 35 sulle frontiere

A Palazzo Rasponi 2, a Ravenna, in mostra gli scatti dei vincitori

Domenica 12 febbraio alle 17 verrà inaugurata a palazzo Rasponi 2, in via D’Azeglio 2, in centro a Ravenna, “Simple World”, la prima delle tre mostre in programma dedicate ai progetti vincitori di “PR2 Camera Work”, concorso fotografico riservato a giovani fotografi under 35, indetto dall’assessorato alle Politiche giovanili del Comune in collaborazione con il campus di Ravenna dell’Università di Bologna. Il tema scelto è stato “Frontiere. Linee tratteggiate di transito”.

La commissione tecnica chiamata a scegliere tra quasi quaranta progetti provenienti da tutto il mondo ha assegnato il terzo posto al fotografo polacco Marcin Ryczek, il protagonista della mostra che sarà inaugurata domenica, il secondo al giovane siriano Abdulazez Dukhan e il primo posto a Luana Rigolli, di Mantova. La commissione era composta da Gian Luca Tusini, docente di Storia dell’arte contemporanea presso l’Università di Bologna, Scuola di Lettere e Beni Culturali; Mario Beltrambini, vicepresidente dell’Associazione Savignano Immagini; Paola Binante, docente di Storia della fotografia presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna e l’Istituto Superiore per le Industrie Artistiche di Urbino; Giampiero Corelli, fotoreporter; e Davide Caroli, del Museo d’Arte della città di Ravenna.

A Elisa Utili, studentessa del Liceo Artistico di Ravenna, è stata invece assegnata una menzione speciale e alcuni dei suoi lavori saranno esposti insieme alle opere del terzo classificato.

L’assessora alle Politiche giovanili Valentina Morigi ha espresso la propria soddisfazione «per gli esiti di un progetto che ci consentirà di animare da qui alla fine dell’anno palazzo Rasponi 2, uno spazio del Comune che dall’anno scorso abbiamo deciso di dedicare alla partecipazione dei giovani artisti della città e non solo. Siamo davvero molto contenti di avere suscitato l’interesse di circa quaranta giovani talenti, in alcuni casi già affermati, provenienti da tutta Italia e anche da Polonia, Siria e Grecia, proponendo loro di riflettere su un tema così attuale e delicato come quello delle frontiere e dell’accoglienza».

La mostra sarà visitabile fino a domenica 5 marzo, dal martedì al venerdì dalle 15 alle 19, il sabato e la domenica dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 19.
“Simple World”, già esposto in Danimarca, Olanda, Austria, Inghilterra, Romania e Polonia, viene portata per la prima volta in Italia proprio da “PR2 Camera Work”.
Il lavoro di Marcin Ryczek si compone di un insieme di fotografie minimaliste e concettuali – realizzate senza l’utilizzo di programmi grafici – che hanno un carattere profondamente simbolico, e sono legate alla semplicità delle situazioni che compongono la nostra quotidianità e alla forma in cui esse sono state immortalate. Ha esposto i suoi lavori in diverse parti del mondo, come Stati Uniti, Olanda, Danimarca, Francia e Cina, ed ha ottenuto importanti riconoscimenti, tra cui il Grand Prix de Découverte: International Fine-Art Photography Award nel 2013, il LensCulture Exposure Awards nel 2014 e il New York Photo Festival nel 2015.

La mostra successiva, dedicata al secondo classificato, il giovane siriano Abdulazezv Dukhan, avrà luogo dal 7 al 30 aprile, mentre l’ultimo appuntamento della rassegna, in occasione del quale verrà presentato anche il catalogo che raccoglie i tre progetti vincitori, si terrà dal 5 al 28 maggio e vedrà protagonista Luana Rigolli, vincitrice del concorso.

Nel corso delle tre mostre sono inoltre in programma quattro workshop d’autore con importanti nomi della fotografia italiana. Si comincia il 18 e il 19 febbraio con il fotografo di strada Salvatore Esposito, per proseguire in primavera con Marina Guerra, che si dedicherà ai ritratti al femminile in occasione della festa della donna e e Monika Bulaj, che si concentrerà sul reportage. A chiudere il calendario, Giampiero Corelli con un avoro sulla camera oscura.

Morti all’ospedale di Lugo: la difesa chiede l’assoluzione dell’ex infermiera

Corte in camera di consiglio il 22 febbraio sull’ergastolo  

Non c’è nessuna certezza che i reperti sequestrati in ospedale fossero proprio della defunta. Inoltre le cause della morte sono riconducibili a fenomeni del tutto naturali. Sono queste, in estrema sintesi, le tesi proposte dalle difese per chiedere alla Corte d’Assise d’Appello di Bologna l’assoluzione di Daniela Poggiali, la 44enne ex infermiera dell’ospedale di Lugo condannata in primo grado all’ergastolo per avere ucciso l’8 aprile 2014 una sua paziente 78enne con una iniezione letale di potassio. Mercoledì il Pg aveva chiesto la conferma della condanna.

Udienza aggiornata al 22 febbraio quando, dopo la controreplica dell’ultimo legale difensore, la Corte si ritirerà in camera di consiglio per uscirne o con la sentenza o con la disposizione di una perizia medico legale così come vorrebbero i legali dell’imputata. (Ansa.it)

Dalla Regione un milione per micro aree per nomadi: anche un progetto faentino

Per arrivare alla chiusura dei grandi campi l’Emilia Romagna finanzia sette progetti presentati da amministrazioni locali

C’è anche il progetto presentato dall’Unione dei Comune della Romagna Faentina tra i sette finanziati dalla Regione Emilia Romagna con un investimento da un milione di euro che vuole superare i campi nomadi di grandi dimensioni a favore di microaree pubbliche e private, queste ultime autofinanziate dai nuclei che si insediano, o agevolare la scelta di abitazioni tradizionali (alloggi sul mercato o quelli popolari in presenza dei requisiti). Gli altri progetti sono stati presentati dai Comuni di Modena, Carpi, Camposanto, Bologna, Casalecchio di Reno e Rimini.

I progetti presentati dai Comuni e dalle Unioni riguardano la realizzazione di micro-aree familiari pubbliche, anche attraverso l’acquisto di terreni nell’ambito del territorio comunale, o interventi volti all’adeguamento delle microaree già esistenti: per queste azioni la Regione ha messo a disposizione 700mila euro in conto capitale. Altri 300mila euro sono invece previsti per gli interventi in spesa corrente quali il supporto economico per l’accesso o la gestione delle nuove soluzioni abitative, la mediazione sociale e dei conflitti, forme di sostegno sociale ed educativo dei nuclei familiari Rom e Sinti interessati dalle transizioni (ad esempio la scolarizzazione, la formazione professionale, l’inserimento lavorativo).
 Ogni progetto ammesso a contributo viene finanziato per l’80% del costo complessivo, con un limite di 250mila euro per gli interventi in conto capitale e di 70 mila euro per gli interventi di spesa corrente.

Il bando approvato dalla giunta attua la legge regionale sull’inclusione sociale di Rom e Sinti (11/2015): «Come avevamo deciso a inizio mandato, con questo ultimo finanziamento regionale, legato alla legge sui Rom e Sinti abbiamo inteso promuovere il superamento dei grandi campi e, laddove possibile, il trasferimento di queste comunità in aree molto piccole oppure in abitazioni, così come alcuni comuni hanno già cominciato a fare», commenta la vicepresidente e assessore al Welfare, Elisabetta Gualmini. Che auspica «di diminuire le tensioni e il degrado che spesso si accompagnano ai grandi campi e di favorire situazioni di abitazione gestibili, in cui i costi e i doveri di manutenzione sono interamente nelle mani degli abitanti».

Com’è cambiata la polizia e come sono cambiati i luoghi di polizia a Ravenna?

Incontro pubblico organizzato dal Siulp: la storia della presenza delle divise in città. Il 13 febbraio alla sala D’Attorre

Com’è cambiata la polizia di Stato e come sono cambiati i luoghi della polizia a Ravenna. Attorno a questo tema si svilupperà la conferenza organizzata dal sindacato Siulp per il 13 febbraio a Ravenna, alle 18 alla sala D’Attorre di via Ponte Marino. Interverranno il segretario provinciale Giuseppe Arca, il membro del direttivo nazionale Tommaso Di Gaudio e lo storico esponente del sindacato Gigi Notari: ci sarà spazio per parlare di movimento clandestino e pulsioni golpiste.

L’iniziativa nasce da un’idea di Arca, entrato in polizia nel 1984 e oggi ormai prossimo a lasciare l’incarico nel sindacato: «Diciamo che è un modo per avviarmi al saluto riconoscendo un tributo a quei tanti poliziotti che hanno indossato la divisa a Ravenna».

L’ingresso in polizia per Arca è avvenuto pochi anni dopo la riforma che tolse lo status militare al corpo. Da allora in città sono cambiati molto anche i luoghi dell’attività di polizia: «Quando ho iniziato io la questura era ancora in piazza del Popolo. È significativo notare che molti palazzi del centro una volta ospitavano uffici di polizia e oggi non è più così».

Quasi dal principio Arca è stato assegnato alla Digos: «Ti consente di avere uno sguardo più attento ai fenomeni sociali, una finestra su tanti mondi che compongono il tessuto della società. Non è un caso che molti dirigenti nazionali della polizia derivino dalle Digos perché è quasi sempre il reparto che unisce i palazzi delle istituzioni alla società».

Com’è cambiata la polizia e come sono cambiati i luoghi di polizia a Ravenna?

Incontro pubblico organizzato dal Siulp: la storia della presenza delle divise in città. Il 13 febbraio alla sala D’Attorre

Com’è cambiata la polizia di Stato e come sono cambiati i luoghi della polizia a Ravenna. Attorno a questo tema si svilupperà la conferenza organizzata dal sindacato Siulp per il 13 febbraio a Ravenna, alle 18 alla sala D’Attorre di via Ponte Marino. Interverranno il segretario provinciale Giuseppe Arca, il membro del direttivo nazionale Tommaso Di Gaudio e lo storico esponente del sindacato Gigi Notari: ci sarà spazio per parlare di movimento clandestino e pulsioni golpiste.

L’iniziativa nasce da un’idea di Arca, entrato in polizia nel 1984 e oggi ormai prossimo a lasciare l’incarico nel sindacato: «Diciamo che è un modo per avviarmi al saluto riconoscendo un tributo a quei tanti poliziotti che hanno indossato la divisa a Ravenna».

L’ingresso in polizia per Arca è avvenuto pochi anni dopo la riforma che tolse lo status militare al corpo. Da allora in città sono cambiati molto anche i luoghi dell’attività di polizia: «Quando ho iniziato io la questura era ancora in piazza del Popolo. È significativo notare che molti palazzi del centro una volta ospitavano uffici di polizia e oggi non è più così».

Quasi dal principio Arca è stato assegnato alla Digos: «Ti consente di avere uno sguardo più attento ai fenomeni sociali, una finestra su tanti mondi che compongono il tessuto della società. Non è un caso che molti dirigenti nazionali della polizia derivino dalle Digos perché è quasi sempre il reparto che unisce i palazzi delle istituzioni alla società».

Minacciata e pedinata per due anni Ex marito 48enne arrestato per stalking

L’uomo aveva già un divieto di avvicinamento e ora aveva portato via i documenti dei figli: la donna temeva potesse fuggire all’estero

Un 48enne tunisino residente a Ravenna è stato arrestato il 7 febbraio dalla squadra mobile per stalking verso l’ex moglie. Il tribunale ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare perché l’uomo, nonostante fosse già sottoposto al divieto di avvicinamento alla donna, continuava nella propria condotta violando le prescrizioni imposte e reiterando i comportamenti persecutori. I fatti andavano avanti dal 2015: minacce, pedinamenti e appostamenti fino al timore che potesse scappare con i figli della coppia e portarli al Paese d’origine visto che aveva sottratto i documenti di espatrio dei minori lasciando nell’abitazione delle fotocopie. Già nel 2011 era stato condannato per maltrattamenti in famiglia, lesioni e sottrazione di minore, avendoli portati contro la volontà della madre in una località sconosciuta della Tunisia. Le indagini svolte dalla sezione Reati contro la persona sono state avviate quando la donna richiedeva aiuto denunciando l’ex marito. Gli approfondimenti investigativi permettevano di riscontrare le dichiarazioni della vittima.

«Dal ministero un piano nazionale per contrastare il bullismo a scuola»

L’avvocato Dradi, esperto di diritto scolastico e dirigente dello scientifico Oriani di Ravenna, spiega i contorni giuridici del fenomeno

Gianluca Dradi, avvocato e dirigente del liceo Scientifico Oriani di Ravenna, nonché esperto di diritto scolastico, ci aiuta a capire meglio i termini anche giuridici del fenomeno. Partendo da un assunto, casi nella sua scuola, dice, negli ultimi anni non se ne sono verificati.

Quindi non è poi così diffuso come fenomeno?
«Con il termine bullismo si identificano un insieme di comportamenti aggressivi eterogenei: offese, minacce, violenze fisiche o deliberato isolamento della vittima. Ciò che contraddistingue sempre il fenomemo è la ripetitività e l’intenzionalità. Intendo dire che un’offesa o uno scherzo non è bullismo, lo diventa se viene ripetuto nel tempo nei confonti della stessa persona che viene in questo modo emarginata, prendendo come pretesto una qualche differenza, di etnia, di orientamento sessuale, di religione o altro. In uno studio Istat del dicembre 2015 si afferma che le vittime assidue di soprusi raggiungono il 23% degli 11-17enni nel Nord del Paese. Si tratta di una quota rilevante, ma non tale da far presumere che per forza di cose il fenomeno debba esistere in tutte le scuole. A ciò occorre aggiungere che è anche difficile riconoscerlo perché le vittime sono molto spesso portate a non riferire i soprusi per un sentimento di vergogna».

Azioni preventive? Il ministero cosa chiede di fare alle scuole?
«Ovviamente la scuola, in quanto luogo di socializzazione “obbligata”, è anche il luogo dove questi fenomeni si manifestano. Per tale ragione, oltre che per il fatto che la scuola è la prima istituzione sociale che i ragazzi incontrano nella loro vita, è fondamentale che siano trasmessi i valori del rispetto delle dfifferenze e le competenze di cittadinanza. Peraltro questi obiettivi, unitamente a quello dell’educazione all’utilizzo consapevole dei social network, sono individuati come prioritari dalla legge sulla “buona scuola”. Il ministero, ad ottobre scorso, ha emanato un Piano Nazionale contro il bullismo in cui si sottolinea l’importanza della formazione non solo per gli studenti, ma anche per gli insegnanti e, coerentemente, ha inserito nel Piano di formazione obbligatoria dei docenti anche la tematica della prevenzione del disagio giovanile e del contrasto al bullismo e cyberbullismo. Il 2 febbraio di quest’anno si celebrerà la prima giornata nazionale contro il bullismo a scuola. Dal canto nostro, proprio nel mese di febbraio, usufruendo di un progetto realizzato dalla cooperativa il Cerchio, Formadillo e dall’agenzia Tuttifrutti, effettueremo un intervento formativo rivolto a studenti, genitori e docenti sui social media, la sicurezza in rete ed il cyberbullismo».

Ma i ragazzi a scuola possono tenere i telefoni?
«Sì perchè smartphone, tablet e notebook vengono utilizzati per finalità didattiche, come strumenti necessari per l’acquisizione di competenze digitali e per poter realizzare attività didattiche innovative come previsto dal Piano Nazionale Scuola Digitale che prevede il Byod (bring your own device) per la realizzazione della didattica “digitale” e lo sviluppo del pensiero computazionale. Del resto penso che la sicurezza non consista nell’evitare le situazioni potenzialmente pericolose, ma nell’acquisire gli strumenti necessari per saperle gestire».

Il Macbeth elisabettiano di Franco Branciaroli

Parla il grande attore: «Un consiglio per i giovani? Non fate teatro…»

Un mostro sacro come Franco Branciaroli porta il suo Macbeth a Ravenna, all’Alighieri, dal 9 al 12 febbraio (info a questo link). Branciaroli è un attore come non se ne trovano più molti. Lavora sul palcoscenico da quasi cinquant’anni ed ha interpretato tutti i personaggi più importanti del teatro classico. Al centro del suo lavoro c’è la parola.

Nella sua lunga carriera ha interpretato molti dei testi di Shakespeare in cosa si distingue Macbeth nel lavoro di attore?
«È il più difficile di tutti. Si dice che il Macbeth sia un testo “che porta male”, e molti pensano che si intenda a questioni di cabala o superstizione, ma in realtà il motivo è che mettendo in scena il Macbeth è drammaticamente probabile fare un fiasco. Non c’è nessun attore che è diventato famoso per la sua interpretazione del Macbeth, è un testo con cui si cimentano attori già affermati e spesso ci inciampano. Il grande Ruggero Ruggeri, che aveva interpretato tutti i testi di Shakespeare, abbandonò il Macbeth dopo poche repliche perché disse che era un testo “che non riusciva a sentire”. Credo che alcuni attori del periodo di Shakespeare abbiano messo mano al testo perché è scoordinato e in cui i personaggi non hanno psicologia. Tolstoj diceva «non capisco perché Shakespeare sia considerato un grande, visto che i suoi personaggi mutano improvvisamente senza ragione». Macbeth è questo alla massima potenza».
Insomma con questo allestimento si è messo nei guai da solo…
«Il Macbeth va fatto. Anche fallire fa parte della sfida del teatrante. È il più affascinante dei testi di Shakespeare e probabilmente il più famoso, grazie anche a molti adattamenti musicali come quello di Verdi, che Amleto non ha avuto. Un attore lo deve fare. Lo avevo già interpretato da giovane, ma questa volta è venuto meglio. È un testo che non si può fare da giovani».
Da dove è partito per questa regia del Macbeth?
«Non c’è una regia. È fatto alla elisabettiana. C’è solo la recitazione. Non è un adattamento in cui Macbeth va in motocicletta o è un migrante. So che spesso si fa, ma Shakespeare non ha bisogno di aiuti. Queste cose confondono e basta. Se tu aggiungi significati a un testo già così complesso si finisce con non capire nulla».
Lei sostiene che il pubblico ha molti stereotipi sulla figura di Macbeth, in che senso?
«Macbeth non è un uomo assetato di potere. In Scozia l’erede del re non era il figlio, ma il congiunto più valoroso. Quindi il trono spettava a Macbeth che aveva sedato la rivolta. Il re invece nomina erede il figlio, giovanissimo e senza meriti militari. Di fatto è Macbeth che viene usurpato. Macbeth e Lady Macbeth in realtà sono due brave persone, che vengono possedute dagli spiriti. Bisogna credere in queste cose per capire il testo. Gli spiriti trasformano Lady Macbeth in un uomo togliendole il latte dal seno. Macbeth viene così “ripartorito”: è lui il vero non nato da donna… Quando loro ottengono il potere gli spiriti se ne vanno e loro riprendono coscienza di ciò che hanno fatto. Lei si suicida, lui abbraccia il nulla. Non il potere, ma la distruzione di tutto. La battuta che dice è “Sono stanco del sole, vorrei che la struttura del mondo si sgretolasse”. Diventa un super nichilista».
“Shakespeare nostro contemporaneo” recita il titolo di un famoso saggio di Jan Kott, cosa rende Macbeth nostro contemporaneo?
«È il nulla. È proprio questo nichilismo. Macbeth è un uomo che sta male nel mondo, come lo è anche Romeo. Lo spettatore pensa al Macbeth crudele, cosa che non è, e quindi non si accorge di questo aspetto più profondo. Kott innesta Macbeth sulla filosofia di Heideger, Macbeth si vuole autodistruggere. Io ne ho capito solo metà di quel saggio, ma ho capito dove voleva arrivare: Macbeth è un uomo che vuole distruggersi da solo».
Lei ha lavorato con molti dei grandi del ‘900 come Carmelo Bene, Luca Ronconi, Giorgio Strehler, Michelangelo Antonioni, Giovanni Testori. Quale ha segnato di più il suo lavoro di attore?
«Come lavoro tecnico è stato Ronconi, ma non esiste “il maestro”. Servono persone che ti facciano capire i mezzi che hai. Questo fece con me Ronconi. Il periodo con Testori invece fu un’esperienza rara. Un drammaturgo che scrive per te “ad personam” non capita spesso in Italia. Sono stato molto fortunato e da ognuno di loro ho preso quello che mi serviva».
È vero che iniziò a recitare per evitare il servizio militare?
«Verissimo! Ai miei tempi c’erano 18 mesi di leva obbligatori. Avevo venti anni! Non so se mi spiego. L’università l’avevo lasciata, ma seppi che c’era una scuola che permetteva di slittare il militare perché equiparata all’Università. Era la scuola di recitazione del Piccolo Teatro di Milano».
Come è cambiato il teatro da quando ha iniziato?
«Il teatro non è mai cambiato. È sempre lo stesso. Stiamo vivendo una paranoia dove il teatro dei “giovani” – che in realtà hanno ormai cinquanta anni, ma fanno ancora finta di essere giovani – credono di fare teatro senza attori professionisti, ma con attori improvvisati, performer… Pensano che basti salire su un palco e tirarsi giù le mutande per fare teatro. Io sono di una generazione modernista, novecentesca che sprofonda nel testo. Quando dissero a Peter Brook “maestro, c’è questo nuovo autore che scrive dei testi eccezionali, dovrebbe fargli la regia” e lui rispose “sì, ma è bravo quanto Shakespeare?”, e loro “ma no, però…”. “e allora cosa ce ne frega, facciamo Shakespeare”. Il teatro non è sempre grande, ha dei periodi di splendore. Il teatro produce drammaturghi in alcuni periodi, come Eschilo, Sofocle e Euripide poi c’è il periodo di Moliere, Racine, Corneille e il più recente è quello di Beckett, Ionesco e Pirandello. Dopo questa triade qui c’è un periodo di morte del teatro».
Quindi la grande drammaturgia è legata a un dato momento e luogo?
«Esattamente. Shakespeare si è trovato al posto giusto al momento giusto, se fosse nato in Italia non sarebbe diventato Shakespeare. L’Inghilterra dell’epoca era un paese rozzo, che invidiava l’Italia che era grande per la pittura, la poesia, la musica. In Inghilterra c’era solo il teatro. Il genio di quest uomo si è dovuto applicare all’unica forma artistica che c’era».
Che consigli darebbe ai giovani che si avvicinano adesso al teatro?
«Di non farlo. Se vogliono fare gli attori per diventare famosi e ricchi gli consiglio di fare telenovelas. Non sto scherzando. Il teatro è un’arte marginale per emarginati. Oggi per fare teatro bisogna essere degli emarginati, come Rimbaud o Baudelaire, bisogna avere la volontà di stare ai margini».

In dicembre meno turisti rispetto al 2015 a Ravenna. Ma i dati 2016 sono positivi

Arrivi e presenze secondo l’Istat: nel periodo natalizio boom sui lidi e a Cervia, male la città d’arte. L’anno si chiude comunque in crescita

Dopo le polemiche dei giorni scorsi sulle feste natalizie (vedi articoli correlati) arrivano i dati ufficiali di arrivi e presenze turistiche a Ravenna. In dicembre in città i pernottamenti sono calati di circa il 5 percento rispetto al dicembre 2015, mentre il numero di turisti arrivati nelle strutture ricettive sono rimasti praticamente invariati (circa 12mila). In particolare da segnalare il 10 percento di pernottamenti in meno registrati nel settore alberghiero della città, a favore invece delle strutture extra-alberghiere, cresciute di altrettanti punti percentuali.

A trainare le presenze ravennati di dicembre sono stati invece i lidi, che registrano addirittura un 30 percento di pernottamenti in più e un 20 percento di turisti in più rispetto all’anno precedente (si tratta comunque di numeri bassi, vista la stagione, circa 2mila persone, contro i quasi 100mila al mese di luglio e agosto). Da qui l’aumento complessivo del 2,72 per cento negli arrivi e del 4,2 delle presenze nel comune, citato nelle scorse settimane anche dall’assessore al Turismo Giacomo Costantini nell’annunciare un nuovo momento di confronto sui numeri (il 15 febbraio all’hotel Mattei).

Buona la performance in dicembre della vicina Cervia (che potrebbe aver influito anche sui dati dei lidi sud ravennati), già da qualche anno molto attiva sotto le feste, con turisti (circa 8mila) e pernottamenti in crescità entrambi di quasi il 7 percento rispetto allo stesso mese del 2015.

Guardando invece complessivamente i dati dell’anno, il 2016 va archiviato come un periodo finalmente positivo, di crescita, dopo due anni invece molto negativi come il 2014 e il 2015. In provincia di Ravenna le presenze (ossia il numero di pernottamenti) sono infatti cresciute del 3,6 percento, assestandosi a un totale di oltre 6,4 milioni (senza considerare – seguendo la linea dell’Istat – i cosiddetti “C2”, ossia gli appartamenti affittati per le vacanze, in particolare sui lidi, che l’anno scorso avevano fatto salire le presenze registrate dalla Provincia oltre i 6,5 milioni, vedi articoli correlati), mentre sono quasi 1,5 milioni i turisti arrivati nelle strutture della nostra provincia, circa 100mila in più dell’anno scorso (pari al 3 percento).

Oltre la metà dei pernottamenti sono registrati a Cervia, che consolida i propri numeri (crescendo di poco più dell’1 percento) assestandosi sulle 3,4 milioni di presenze contro le 2,6 del comune di Ravenna, in crescita di quasi il 7 percento rispetto al 2015. Per quanto riguarda il numero di turisti (i cosiddetti arrivi), a Ravenna nel 2016 sono cresciuti di oltre il 4 percento e a Cervia di quasi il 2 (in valori assoluti, rispettivamente, 593mila contro 710mila). Staccatissima come ovvio dai due comuni più importanti c’è poi Faenza con 52mila turisti e 133mila pernottamenti, in crescita per una percentuale attorno al 10 rispetto all’anno precedente.

Analizzando più nel dettaglio Ravenna, la città chiude il 2016 con il 5,3 percento dei pernottamenti in più (ma sono in leggero calo quelli stranieri), con un boom degli esercizi extra-alberghieri (quasi 20 percento di pernottamenti in più rispetto al 2015, mentre gli alberghi sono pressoché stabili) e il 4,7 percento di arrivi in più: quasi 240mila i turisti registrati dagli esercizi ricettivi della città l’anno scorso, contro i 356mila del mare (in crescita del 4 percento) per un corrispettivo di pernottamenti nelle strutture dei lidi di oltre 2,2 milioni (+7,1 percento).

In dicembre meno turisti rispetto al 2015 a Ravenna. Ma i dati 2016 sono positivi

Arrivi e presenze secondo l’Istat: nel periodo natalizio boom sui lidi e a Cervia, male la città d’arte. L’anno si chiude comunque in crescita

Dopo le polemiche dei giorni scorsi sulle feste natalizie (vedi articoli correlati) arrivano i dati ufficiali di arrivi e presenze turistiche a Ravenna. In dicembre in città i pernottamenti sono calati di circa il 5 percento rispetto al dicembre 2015, mentre il numero di turisti arrivati nelle strutture ricettive sono rimasti praticamente invariati (circa 12mila). In particolare da segnalare il 10 percento di pernottamenti in meno registrati nel settore alberghiero della città, a favore invece delle strutture extra-alberghiere, cresciute di altrettanti punti percentuali.

A trainare le presenze ravennati di dicembre sono stati invece i lidi, che registrano addirittura un 30 percento di pernottamenti in più e un 20 percento di turisti in più rispetto all’anno precedente (si tratta comunque di numeri bassi, vista la stagione, circa 2mila persone, contro i quasi 100mila al mese di luglio e agosto). Da qui l’aumento complessivo del 2,72 per cento negli arrivi e del 4,2 delle presenze nel comune, citato nelle scorse settimane anche dall’assessore al Turismo Giacomo Costantini nell’annunciare un nuovo momento di confronto sui numeri (il 15 febbraio all’hotel Mattei).

Buona la performance in dicembre della vicina Cervia (che potrebbe aver influito anche sui dati dei lidi sud ravennati), già da qualche anno molto attiva sotto le feste, con turisti (circa 8mila) e pernottamenti in crescità entrambi di quasi il 7 percento rispetto allo stesso mese del 2015.

Guardando invece complessivamente i dati dell’anno, il 2016 va archiviato come un periodo finalmente positivo, di crescita, dopo due anni invece molto negativi come il 2014 e il 2015. In provincia di Ravenna le presenze (ossia il numero di pernottamenti) sono infatti cresciute del 3,6 percento, assestandosi a un totale di oltre 6,4 milioni (senza considerare – seguendo la linea dell’Istat – i cosiddetti “C2”, ossia gli appartamenti affittati per le vacanze, in particolare sui lidi, che l’anno scorso avevano fatto salire le presenze registrate dalla Provincia oltre i 6,5 milioni, vedi articoli correlati), mentre sono quasi 1,5 milioni i turisti arrivati nelle strutture della nostra provincia, circa 100mila in più dell’anno scorso (pari al 3 percento).

Oltre la metà dei pernottamenti sono registrati a Cervia, che consolida i propri numeri (crescendo di poco più dell’1 percento) assestandosi sulle 3,4 milioni di presenze contro le 2,6 del comune di Ravenna, in crescita di quasi il 7 percento rispetto al 2015. Per quanto riguarda il numero di turisti (i cosiddetti arrivi), a Ravenna nel 2016 sono cresciuti di oltre il 4 percento e a Cervia di quasi il 2 (in valori assoluti, rispettivamente, 593mila contro 710mila). Staccatissima come ovvio dai due comuni più importanti c’è poi Faenza con 52mila turisti e 133mila pernottamenti, in crescita per una percentuale attorno al 10 rispetto all’anno precedente.

Analizzando più nel dettaglio Ravenna, la città chiude il 2016 con il 5,3 percento dei pernottamenti in più (ma sono in leggero calo quelli stranieri), con un boom degli esercizi extra-alberghieri (quasi 20 percento di pernottamenti in più rispetto al 2015, mentre gli alberghi sono pressoché stabili) e il 4,7 percento di arrivi in più: quasi 240mila i turisti registrati dagli esercizi ricettivi della città l’anno scorso, contro i 356mila del mare (in crescita del 4 percento) per un corrispettivo di pernottamenti nelle strutture dei lidi di oltre 2,2 milioni (+7,1 percento).

Riviste Reclam

Vedi tutte le riviste ->

Chiudi