venerdì
24 Aprile 2026

Hera: dal 2017 le attività in regione alimentate solo con energie rinnovabili

Il fabbisogno annuo è pari a quello necessario per volare 1.174 volte tra Milano e New York o far viaggiare 60mila auto diesel

Tutte le attività gestite da Hera in Emilia Romagna a partire dal 2017 saranno alimentate al 100 percento da energia proveniente da fonti rinnovabili. L’annuncio è della multiutility che fornisce anche la dimensione del consumo annuo: per le attività di gestione dei servizi ambientali, energia e idrico il fabbisogno è 325 GWh che corrispondono ai consumi annui di oltre 120mila famiglie e all’energia necessaria per compiere 1.174 volte la tratta aerea fra Milano e New York oppure per alimentare gli spostamenti annui – calcolati mediamente in 21 mila km – di oltre 60mila automobili a gasolio. Nell’ambito dei servizi erogati dal gruppo, il settore più interessato dal raggiungimento di questo ambizioso obiettivo è quello del ciclo idrico, a cui è imputabile il 90 percento dei consumi, e del quale in questo modo viene garantita la massima sostenibilità.

«Un passo fondamentale verso il “carbon footprint zero” – si legge nella nota diffusa da Hera, frutto di un impegno che parte da lontano e che colloca il Gruppo Hera fra le principali esperienze nazionali in fatto di risparmio delle risorse energetiche e di contrasto al cambiamento climatico, in grado di anticipare gli indirizzi fissati dalla Strategia Energetica Nazionale, da Bruxelles con il “Pacchetto Clima-Energia” e dall’Onu con l’Agenda al 2030 per lo sviluppo sostenibile».

Grazie all’utilizzo di energia pulita sarà possibile evitare ogni anno l’emissione in atmosfera di 144mila tonnellate di CO2: «Un risultato fondamentale a tutela del clima e della qualità dell’aria, che acquista ancora più valore in considerazione dei continui sforamenti dei limiti di PM10 che si registrano nella pianura padana». Hera propone un equivalenza per dare un’idea più intuitiva: «Per assorbire 144mila tonnellate di CO2 una foresta di 240 km quadrati impiegherebbe circa un anno».

Un campo da calcio e basket sul tetto della caserma dei pompieri

Manutenzione straordinaria da 95mila euro per il ripristino della pavimentazione del solaio: al termine saranno installate porte e canestri

Un campo da calcio e basket sul tetto della caserma dei vigili del fuoco a Casola Valsenio. L’amministrazione comunale realizzerà nei primi mesi del 2017 il ripristino della pavimentazione del solaio di copertura dell’immobile che ospita il distaccamento dei pompieri volontari e il magazzino comunale.

«L’intervento di manutenzione straordinaria – spiega una nota del Comune – consiste nell’asportazione dello strato superficiale di calcestruzzo per una profondità di circa 15 mm, fino a raggiungere lo strato integro e coeso del calcestruzzo industriale, per provvedere, poi, alla posa di idoneo materiale malta strutturale di spessore stimato in 15 mm. Questa nuova superficie sarà segnata con le righe per la creazione di un campo da calcetto e da basket, verranno posizionati i canestri e l’area sarà utilizzabile esclusivamente a fini sportivi. Inoltre saranno installate reti di protezione sui lati esterni e se le risorse lo permetteranno si installeranno alcuni pali porta fari per illuminare l’area».

L’importo totale dei lavori è di 95mila euro, divisi in due stralci: il primo stralcio è finanziato con un contributo in conto capitale di 55mila euro concesso dalla Regione Emilia Romagna e con risorse proprie del Comune per 5mila euro. I lavori sono già stati appaltati. Il secondo stralcio è finanziato con un ulteriore contributo in conto capitale di 40mila euro concesso dalla Regione Emilia Romagna, l’affidamento lavori avverrà nelle prossime settimane. Si prevede di terminare l’intervento entro maggio/giugno 2017.

È morto Zygmunt Bauman Nel 2011 ospite a Ravenna della Cmc

Fu anche intervistato per la candidatura a Capitale della cultura 2019

Il polacco Zygmunt Bauman – filosofo e sociologo tra i più importanti al mondo, ricordato in particolare per il suo concetto di “società liquida” – è morto a 91 anni.

In tempi recenti Bauman aveva legato il suo nome anche a Ravenna, partecipando nel dicembre del 2011 a un affollato incontro a palazzo congressi per i 110 anni della Cmc (tra gli articoli correlati qui a fianco il nostro report della lectio magistralis).

In quell’occasione fu anche registrata una videointervista al celebre sociologo a cura dei volontari di Ravenna Capitale Europea della Cultura 2019 (la ripubblichiamo qui sotto), che venne proiettata il giorno dopo alla cosiddetta quinta “traccia”, l’ultimo degli incontri tematici legati alla candidatura europea, andata in scena al teatro Socjale di Piangipane.

Fondali del porto a 12,5 metri? Il progetto era già pronto un anno fa…

L’ipotesi proposta dal nuovo presidente di Ap Rossi era sul tavolo delle istituzioni a febbraio 2016, presentata dal predecessore Di Marco

L’ipotesi di dragare i fondali del porto di Ravenna fermandosi a una profondità di 12,5 metri in modo da avere un fardello di sedimenti sistemabile nelle terre a disposizione, e cioè lo scenario proposto dal nuovo presidente dell’Autorità portuale in dicembre alla sua prima uscita pubblica, non suona come una novità per chi negli ultimi mesi ha seguito le travagliate cronache della portualità bizantina.

A metterla sul tavolo, a disposizione delle decisioni degli amministratori pubblici della città e del ministero, fu il predecessore di Daniele Rossi un annetto fa. Era il 9 febbraio scorso e nella sala del consiglio comunale di Ravenna – di fronte alle commissioni Ambiente, Assetto del territorio e Infrastrutture in seduta congiunta – si presentò l’allora presidente Galliano Di Marco all’ultimo mese del suo primo mandato: da bravo scolaretto che va all’esame finale aveva fatto i compiti a casa e proiettando una carrellata di slide illustrò tre possibili diverse ipotesi di dragaggio.

Ognuna prevedeva di raggiungere una profondità diversa e quindi di conseguenza il dragaggio di un volume diverso e quindi ancora diverse soluzioni per la collocazione dei fanghi e chiaramente costi diversi. Le chiamò soluzione Massima, Base, Minima: con la prima si scendeva a 14,5 e ci volevano 360 milioni, con la seconda si arrivava a 13,5 e richiedeva 280 milioni, con la terza ci si fermava a 12,5 e costava 220 milioni. E giocò a carte scoperte dicendo che per la prima non c’erano i soldi, la terza non gli pareva lungimirante perché non contemplava il nuovo terminal container e quindi suggeriva la via di mezzo (che prevedeva le tanto discusse casse di colmata a mare da realizzare a ridosso delle dighe foranee, escluse invece con la Minima). Ma disse anche che avrebbe percorso la strada scelta dal tavolo tecnico al ministero o quella indicata dal Comune.

È vero che in ballo c’era anche la partita della piattaforma logistica – che ebbe un grosso peso nello stallo di tutto – però in quel momento preciso, e nemmeno nei giorni successivi, nessuno di Palazzo Merlato alzo la mano per dire: “Sai che c’è Galliano? Facci la Minima, che per Ravenna è abbastanza”. Ormai i rapporti erano troppo logori. A voltarsi indietro oggi viene il sospetto che fossero talmente logori che nessuno avrebbe detto sì nemmeno se Di Marco avesse firmato nero su bianco che i fanghi se li sarebbe portati a casa o messi in tasca. Ma da un mese gli attori sulla scena sono cambiati, un altro presidente e un altro sindaco, e l’armonia pare tornata.

In 600 a correre per Castelluccio: donati 1.500 euro per la ricostruzione

Organizzata in poco più di un mese, la podistica del 7 gennaio a Ravenna ha registrato un’ottima adesione secondo i promotori

Sabato 7 gennaio è andata in scena l’edizione zero della corsa podistica indetta da Atmosphere Ayurvediche, in collaborazione con Ravenna Runners Club, e organizzata in poco più di un mese per aiutare la popolazione di Castelluccio di Norcia nella ricostruzione dopo il devastante terremoto del 30 ottobre. La corsa è andata in archivio con quasi 600 partecipanti che hanno contribuito a raccogliere una cifra, tolte le spese, che si aggira intorno a 1.500 euro.

La quota totale del ricavato verrà versata all’Onlus “Per la Vita di Castelluccio di Norcia”, verso la quale è possibile anche fare un versamento ulteriore all’Iban IT 83 C 08871 38720 013000000672.

Antonella Valletta e Stefano Righini, presidenti dei due sodalizi ravennati che hanno organizzato la corsa in una nota inviata alla stama si dicono «orgogliosi di queste cifre» e ringraziano per la presenza l’assessore allo Sport del Comune Roberto Fagnani, oltre che Croce Rossa Italiana e Uisp, tutti gli imprenditori e la pro loco di Punta Marina Terme, per aver dato modo di allestire uno stand gastronomico di prodotti tipici, molto apprezzato dai ravennati e dai turisti, che è servito a ridare ossigeno ai produttori norcini. «Apprezzabile la collaborazione di tante società podistiche, in termini organizzativi e partecipativi, evidenziata anche dalla donazione del gruppo I Podisti, di 15 Giacche a vento. Fra i runners testimonial del logo “Romagna Loves Castelluccio” ricordiamo Davide Tirelli, Gianluca Borghesi, Loris Cappanna (Tricolore non vedenti in maratona), Claudio Dirani (batterista dei Modà), i politici locali Rudy Gatta e Guido Guerrieri, e Monica Casadio, che ha consegnato altri 180 euro raccolti al “Galà di Capodanno”».

Alla manifestazione era presente Nuova Rete 7 Gold, che manderà in onda un servizio giovedì 12 alle 20,15 sul canale 110 e Tele Romagna, lunedì 9 all’interno del Tg serale.

Decine di temerari in mare con l’acqua a 4 gradi: ecco il tuffo del buon auspicio

Quinta edizione a Pinarella: tra i partecipanti anche un bambino

Una cinquantina di persone si è tuffata (chi più, chi meno) nel mare ghiacciato (la temperatura dell’acqua era di circa 4 gradi) nel pomeriggio di ieri (domenica 8 gennaio) a Pinarella, al bagno Bruno, per il tradizionale gesto benaugurante della Befana, con un paio di giorni di ritardo a causa delle condizioni climatiche.

Si tratta della quinta edizione del “tuffo”, con partecipanti provenienti anche da fuori provincia e regione. Tanti i curiosi che hanno assistito, usufruendo anche di uno stand gastronomico allestito per l’occasione. Ad attendere i “bagnanti” anche il tradizionale “zoc”, il fuoco con il ciocco di legna in spiaggia. Tra i partecipanti  molti in costume carnevalesco e anche un bambino.

Qui sotto un’ampia fotogallery.

La magica esperienza del teatro e della non-scuola nel libro di Martinelli

In “Aristofane a Scampia” l’autore delle Albe racconta il percorso
parallelo a quello della compagnia e della sua vita con Ermanna Montanari

È un’esperienza che ancora oggi riguarda centinaia di ragazzi di tutte le scuole superiori di Ravenna e anche di alcune scuole medie. Ma soprattutto è un’esperienza con cui sono cresciuti ormai una generazione di ravennati e che spiega anche una storica attenzione e confidenza di tanti ravennati con ciò che si chiama genericamente “teatro di ricerca”.

Tra gli effetti collaterali della non-scuola del Teatro delle Albe c’è infatti sicuramente questo: aver cresciuto (anche) in città un pubblico di spettatori teatrali consapevoli e curiosi. E lo hanno fatto inventandosi una formula che è riuscita a far dialogare il teatro con gli adolescenti, anzi, come dice Marco Martinelli in questo suo Aristofane a Scampia, a sfregare i due legnetti rappresentati dagli adolescenti da un lato e dal teatro dall’altro per far scaturire il fuoco. È da qui che inizia il racconto dello storico autore e regista del teatro delle Albe pubblicato da Il ponte delle grazie in cui Martinelli racconta la straordinaria esperienza di questa non-scuola, laboratorio unico nel suo genere che dalla piccola Ravenna ha conquistato il mondo. È stato riproposto a Napoli, a Scampia, appunto, ma anche a Chicago e fino in Senegal.

Un percorso che è stato parallelo a quello artistico della compagnia e a quello della vita dello stesso Martinelli che ha condiviso l’intero progetto teatrale delle Albe fin dalle origini con la compagna Ermanna Montanari, autrice e attrice (curiosamente anche lei in uscita con un libro). Di lei e del loro incontro racconta con delicatezza e passione, senza indulgere in alcuna tentazione nostalgica, come se ciò che racconta fosse successo ieri. Una storia romantica che si legge come fosse un romanzo, laddove è invece la storia vera di un amore destinato a cambiare le sorti culturali di un’intera città nei decenni a venire.

Una lettura gradevole, una scrittura che non teme l’enfasi nel comunicare l’entusiasmo, quando non l’incredulità, per una magia che continua a ripetersi da anni. Martinelli non si nasconde, racconta anche gli errori di valutazione, gli aggiustamenti in corso, le necessità emerse, i momenti di difficoltà, fa nomi e cognomi di chi lo ha accompagnato in questa avventura (a cominciare da Maurizio Lupinelli) racconta l’incredibile esperienza e avventura dell’Ubu Re.

Un libro per chi ama il teatro, la pedagogia, l’incontro, la storia culturale di questa città. E che rivela, si fa per dire, il talento di divulgatore puro di Marco Martinelli: bellissime in particolare le pagine in cui inquadra gli autori di teatro, le commedie e le tragedie, spiega come e perché queste possano e anzi debbano essere oggi rilette e reinterpretate. Tanto che se ne vorrebbe ancora. Chissà mai che un giorno Martinelli decida di scrivere una storia del teatro alla moda della “non-scuola”, per farci tornare adolescenti che scoprono il fuoco del teatro.

Martinelli sarà ospite della rassegna “Il tempo ritrovato” curata da Matteo Cavezzali l’11 gennaio alle 18.30 a Palazzo Rasponi, in centro a Ravenna.

La magica esperienza del teatro e della non-scuola nel libro di Martinelli

In “Aristofane a Scampia” l’autore delle Albe racconta il percorso parallelo a quello della compagnia e della sua vita con Ermanna Montanari  

È un’esperienza che ancora oggi riguarda centinaia di ragazzi di tutte le scuole superiori di Ravenna e anche di alcune scuole medie. Ma soprattutto è un’esperienza con cui sono cresciuti ormai una generazione di ravennati e che spiega anche una storica attenzione e confidenza di tanti ravennati con ciò che si chiama genericamente “teatro di ricerca”.

Tra gli effetti collaterali della non-scuola del Teatro delle Albe c’è infatti sicuramente questo: aver cresciuto (anche) in città un pubblico di spettatori teatrali consapevoli e curiosi. E lo hanno fatto inventandosi una formula che è riuscita a far dialogare il teatro con gli adolescenti, anzi, come dice Marco Martinelli in questo suo Aristofane a Scampia, a sfregare i due legnetti rappresentati dagli adolescenti da un lato e dal teatro dall’altro per far scaturire il fuoco. È da qui che inizia il racconto dello storico autore e regista del teatro delle Albe pubblicato da Il ponte delle grazie in cui Martinelli racconta la straordinaria esperienza di questa non-scuola, laboratorio unico nel suo genere che dalla piccola Ravenna ha conquistato il mondo. È stato riproposto a Napoli, a Scampia, appunto, ma anche a Chicago e fino in Senegal.

Un percorso che è stato parallelo a quello artistico della compagnia e a quello della vita dello stesso Martinelli che ha condiviso l’intero progetto teatrale delle Albe fin dalle origini con la compagna Ermanna Montanari, autrice e attrice (curiosamente anche lei in uscita con un libro). Di lei e del loro incontro racconta con delicatezza e passione, senza indulgere in alcuna tentazione nostalgica, come se ciò che racconta fosse successo ieri. Una storia romantica che si legge come fosse un romanzo, laddove è invece la storia vera di un amore destinato a cambiare le sorti culturali di un’intera città nei decenni a venire.

Una lettura gradevole, una scrittura che non teme l’enfasi nel comunicare l’entusiasmo, quando non l’incredulità, per una magia che continua a ripetersi da anni. Martinelli non si nasconde, racconta anche gli errori di valutazione, gli aggiustamenti in corso, le necessità emerse, i momenti di difficoltà, fa nomi e cognomi di chi lo ha accompagnato in questa avventura (a cominciare da Maurizio Lupinelli) racconta l’incredibile esperienza e avventura dell’Ubu Re.

Un libro per chi ama il teatro, la pedagogia, l’incontro, la storia culturale di questa città. E che rivela, si fa per dire, il talento di divulgatore puro di Marco Martinelli: bellissime in particolare le pagine in cui inquadra gli autori di teatro, le commedie e le tragedie, spiega come e perché queste possano e anzi debbano essere oggi rilette e reinterpretate. Tanto che se ne vorrebbe ancora. Chissà mai che un giorno Martinelli decida di scrivere una storia del teatro alla moda della “non-scuola”, per farci tornare adolescenti che scoprono il fuoco del teatro.

Martinelli sarà ospite della rassegna “Il tempo ritrovato” curata da Matteo Cavezzali l’11 gennaio alle 18.30 a Palazzo Rasponi, in centro a Ravenna.

Allerta meteo per il freddo estremo fino a martedì 10 gennaio

Si raccomanda di limitare gli spostamenti

Nuova allerta meteo dell’Agenzia regionale di protezione civile per le basse temperature previste. Fino alle 9 di martedì 10 gennaio, è infatti attiva nel Ravennate l’allerta numero 3 ancora per temperature estreme (fase di attenzione, livello 1) che segue a quella già attiva fino a domenica 8 gennaio (vedi correlato). In particolare, si legge nell’allerta, si raccomanda: di informarsi sulle condizioni di circolazione stradale e comunque privilegiare i trasporti pubblici; di limitare/evitare gli spostamenti. In caso di necessità di spostamenti, utilizzare le necessarie misure di salvaguardia quali catene, torcia, coperte ed acqua potabile a bordo del veicolo, assicurarsi preventivamente delle generali condizioni di stabilità del veicolo, seguire con attenzione la segnaletica stradale, anche temporanea, e moderare la velocità aumentando la distanza di sicurezza.
Per eventuali aggiornamenti si possono consultare le “Allerte di protezione civile” al link http://bit.ly/1LBoAO0 e il sito del Comune www.comune.ra.it.
 

«Noi disabili discriminati al Cinemacity» La multisala: «Rispettiamo le norme»

Pietro Scidurlo ha viaggiato l’Europa sulla sua handbike: «Al cinema vorrei poter scegliere il posto, come tutti»

Lui ha girato l’Europa con la sua handbike e non si è mai fatto fermare dalla sua disabilità. Ha fondato un’associazione, Free Wheels, proprio allo scopo, si legge sul sito, di “abbattere le barriere mentali e fisiche verso le persone con disabilità e incentivare lo sviluppo dell’indipendenza fisica e sociale di ragazzi disabili, sostenendoli sia moralmente che psicologicamente”. Per questo, Pietro Scidurlo, 37 anni, anche quando va al cinema, si aspetta di potervi accedere come chiunque altro. Scegliendosi il proprio posto, cosa per cui è disposto a pagare il regolare biglietto, come tutti. Ma questo, non è possibile. Almeno non al Cinemacity ed è per questo che ci ha contatti e ha scritto ai giornali, per denunciare il fatto che i disabili nelle sale della multisala ravennate sono relegati ad alcuni posti da cui la visione dello schermo non è certamente ideale, non possono sedersi sulle normali poltroncine, ma sono “parcheggiati” negli appositi stalli. “Ho chiesto di pagare regolarmente il biglietto per poter scegliere il posto ma mi è stato detto che non era possibile, una cosa che non avevo mai visto prima. Di solito, in altre città, l’ingresso è gratuito per il disabile e l’accompagnatore, mentre al Cinemacity l’accompagnatore paga, ed è possibile scegliersi il posto”. Per la verità Scidurlo non è il primo a lamentare una scarsa accessibilità per i disabili della multisala che come noto ha l’ingresso alle sale e i servizi a piano terra, ma le uscite delle sale in alto (mentre i disabili escono appunto da quello che per tutti gli altri è solo l’ingresso). La direzione della multisala ci spiega di “attenersi alle disposizioni e i posti per disabili sono individuati dai tecnici comunali e dai vigili – in base alla vicinanza alle uscite di sicurezza e all’assenza di ostacoli per un’eventuale fuga -, non certo scelti dalla direzione del cinema, che si dispiace moltissimo per l’accaduto ma che è tenuta a rispettare leggi e regolamenti per l’incolumità di tutti gli spettatori. Si sta parlando di disposizioni per la sicurezza della sala in caso di gravissimi eventi imprevisti, dagli incendi ai terremoti: deve essere garantita la massima fluidità in caso di evacuazione degli spettatori in sala, nessun rallentamento o ostacolo è
tollerabile. Proprio per questo motivo, i posti per disabili sono stati individuati nella posizione in questione.” Il consiglio, sembra di capire, è quello di scegliere eventualmente l’altra multisala gestita dallo stesso gruppo, l’Astoria di via Trieste, dove la posizione dedicata ai disabili è migliore perché entrate e uscite infatti si trovano in alto, in fondo alle sale, e non ai piedi dello schermo come al City. Ma nemmeno qui è possibile scegliersi il posto per il disabile, che deve restare seduto sulla sua carrozzina in uno dei posti riservati, in genere quattro.

“E se arrivassimo in cinque o sei?” si chiede Scidurlo. La direzione ci spiega che “al momento non è mai capitato all’attuale direzione di averne un gruppetto superiore ai 4 tutti per lo stesso spettacolo. Il numero di posti a disposizione comunque varia di sala in sala, fino ad un massimo di 4, appunto”. Scidurlo auspica che il gestore prenda provvedimenti e la proprietà valuti se realizzare interventi strutturali in modo da rendere la sale fruibili dai disabili al pari di tutti gli altri, ma al momento non pare siano in programma lavori in questo senso.

Il sindaco di Lugo alle celebrazioni per i 220 anni del Tricolore

Il vessillo italiano ha un’anima lughese: fu proposto da Giovanni Compagnoni

Il Tricolore compie 220 anni e ha un’anima lughese perché fu proposto da Giovanni Compagnoni. E così ieri sabato 7 gennaio anche il sindaco di Lugo Davide Ranalli ha preso parte alle celebrazioni a Reggio Emilia, dove il vessillo è effettivamente nato il 7 gennaio 1797 come bandiera della Repubblica Cispadana, che hanno visto la partecipazione del presidente della Repubblica Sergio Mattarella accolto dalla banda della Folgore e dagli studenti nella piazza Prompolini di Reggio Emilia, oltre al sindaco di Reggio Emilia, Luca Vecchi, dal presidente della Regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, e alle altre autorità civili e militari.

“È un onore essere qui oggi a celebrare la giornata del Tricolore. – ha sottolineato il sindaco di Lugo Davide Ranalli nel commentare la partecipazione – Una giornata importante carica di emozione dove la nostra bandiera, il drappo bianco-rosso-verde e quello che rappresenta per tutti noi: la coscienza nazionale e civile, il sentimento di identità e di appartenenza alla comunità, che trae origine e forza dal lungo processo storico attraverso il quale siamo diventati una nazione. Una grande nazione. L’emozione è data dalla forza che la bandiera evoca in ogni angolo del paese e, forse ancor più, per la nostra comunità che ricorda con orgoglio il proprio concittadino e padre del Tricolore Giuseppe Compagnoni”.

 

“Questa Amministrazione – ha proseguito Ranalli – ha inteso fin dal suo insediamento valorizzare e promuovere gli uomini illustri della città come Giuseppe Compagnoni. Abbiamo la necessità di rafforzare l’orgoglio di appartenenza e trasmettere ai giovani la speranza di un paese che deve riscoprire il senso di se, della propria storia, del proprio futuro e della propria dignità. Ma abbiamo anche la necessità di trasmettere un futuro di una Europa unita, solidale, aperta e capace di integrare”

Stirpe selvaggia, l’ultimo (grande) romanzo di Eraldo Baldini

Lo scrittore ravennate sembra intrecciare tutti i fili della sua poetica in una storia di grande respiro ambientata sugli Appennini

È questo – Stirpe Selvaggia (Einaudi) – il romanzo in cui il ravennate Eraldo Baldini, da oltre venticinque anni autore apprezzato a livello nazionale e tradotto all’estero, sembra raccogliere tutti i fili della sua poetica per intrecciarli in una trama più che mai ricca e densa. Dentro c’è la Romagna, in questo caso quella dell’Appennino con i suoi boschi e i suoi misteri, c’è l’infanzia di tre bambini di cui conosciamo genitori e storie familiari, che vediamo crescere dentro una comunità chiusa che segue le proprie regole e che l’estraneo non è in grado di cogliere, c’è l’elemento magico antropologico (Baldini è fine studioso di tradizioni locali), c’è l’epoca di passaggio,  c’è il piacere del racconto, del ricordo senza nostalgia. A fare da sfondo la storia segnata dalle due guerre del secolo breve, i rituali di un mondo che sta per sparire, un protagonista tra storia e leggenda che è figlio di Buffalo Bill, un’amicizia impossibile da scalfire  nonostante scelte di vita diverse e lunghi periodi di lontananza, un amore romantico e struggente. C’è la tensione perenne tra solitudine e comunità, tra fuga e responsabilità, tra indipendenza e legame. Una storia dove non mancano camei memorabili, personaggi bizzarri e inverosimili (ma che in quel mondo hanno un ruolo preciso e diventano addirittura plausibili regalando momenti di leggerezza e comicità), ma soprattutto una galleria di personaggi minori intagliati con una lingua precisa e sapiente che prendono corpo dalla pagina e vanno a popolare un mondo scomparso in cui Baldini riesce a trasportare il lettore anima e corpo. A oltre sessant’anni, Baldini riesce a reinventarsi  restando se stesso, a trovare sempre più stretto qualsiasi tentativo di incasellamento per genere (tanto da rendere superata anche la definizione di “gotico rurale”). Agli amanti dei libri “baldiniani” precedenti non resta che dire: il suo migliore in assoluto. A chi invece ha sempre trovato Baldini  troppo spesso orientato alla forma racconto, o romanzo breve, troppo concentrato su un solo personaggio o una sola situazione alla volta, ecco il libro può farvi scoprire un autore capace di dar vita a un romanzo mondo dove fili si intrecciano regalando attimi che sono racconti nel racconto ma senza mai perdere la visione complessiva.

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