Il fabbisogno annuo è pari a quello necessario per volare 1.174 volte tra Milano e New York o far viaggiare 60mila auto diesel
Tutte le attività gestite da Hera in Emilia Romagna a partire dal 2017 saranno alimentate al 100 percento da energia proveniente da fonti rinnovabili. L’annuncio è della multiutility che fornisce anche la dimensione del consumo annuo: per le attività di gestione dei servizi ambientali, energia e idrico il fabbisogno è 325 GWh che corrispondono ai consumi annui di oltre 120mila famiglie e all’energia necessaria per compiere 1.174 volte la tratta aerea fra Milano e New York oppure per alimentare gli spostamenti annui – calcolati mediamente in 21 mila km – di oltre 60mila automobili a gasolio. Nell’ambito dei servizi erogati dal gruppo, il settore più interessato dal raggiungimento di questo ambizioso obiettivo è quello del ciclo idrico, a cui è imputabile il 90 percento dei consumi, e del quale in questo modo viene garantita la massima sostenibilità.
«Un passo fondamentale verso il “carbon footprint zero” – si legge nella nota diffusa da Hera, frutto di un impegno che parte da lontano e che colloca il Gruppo Hera fra le principali esperienze nazionali in fatto di risparmio delle risorse energetiche e di contrasto al cambiamento climatico, in grado di anticipare gli indirizzi fissati dalla Strategia Energetica Nazionale, da Bruxelles con il “Pacchetto Clima-Energia” e dall’Onu con l’Agenda al 2030 per lo sviluppo sostenibile».
Grazie all’utilizzo di energia pulita sarà possibile evitare ogni anno l’emissione in atmosfera di 144mila tonnellate di CO2: «Un risultato fondamentale a tutela del clima e della qualità dell’aria, che acquista ancora più valore in considerazione dei continui sforamenti dei limiti di PM10 che si registrano nella pianura padana». Hera propone un equivalenza per dare un’idea più intuitiva: «Per assorbire 144mila tonnellate di CO2 una foresta di 240 km quadrati impiegherebbe circa un anno».
Un campo da calcio e basket sul tetto della caserma dei vigili del fuoco a Casola Valsenio. L’amministrazione comunale realizzerà nei primi mesi del 2017 il ripristino della pavimentazione del solaio di copertura dell’immobile che ospita il distaccamento dei pompieri volontari e il magazzino comunale.
Il polacco Zygmunt Bauman – filosofo e sociologo tra i più importanti al mondo, ricordato in particolare per il suo concetto di “società liquida” – è morto a 91 anni.
L’ipotesi di dragare i fondali del porto di Ravenna fermandosi a una profondità di 12,5 metri in modo da avere un fardello di sedimenti sistemabile nelle terre a disposizione, e cioè lo scenario proposto dal nuovo presidente dell’Autorità portuale in dicembre alla sua prima uscita pubblica, non suona come una novità per chi negli ultimi mesi ha seguito le travagliate cronache della portualità bizantina.
Sabato 7 gennaio è andata in scena l’edizione zero della corsa podistica indetta da Atmosphere Ayurvediche, in collaborazione con Ravenna Runners Club, e organizzata in poco più di un mese per aiutare la popolazione di Castelluccio di Norcia nella ricostruzione dopo il devastante terremoto del 30 ottobre. La corsa è andata in archivio con quasi 600 partecipanti che hanno contribuito a raccogliere una cifra, tolte le spese, che si aggira intorno a 1.500 euro.
Una cinquantina di persone si è tuffata (chi più, chi meno) nel mare ghiacciato (la temperatura dell’acqua era di circa 4 gradi) nel pomeriggio di ieri (domenica 8 gennaio) a Pinarella, al bagno Bruno, per il tradizionale gesto benaugurante della Befana, con un paio di giorni di ritardo a causa delle condizioni climatiche.
È un’esperienza che ancora oggi riguarda centinaia di ragazzi di tutte le scuole superiori di Ravenna e anche di alcune scuole medie. Ma soprattutto è un’esperienza con cui sono cresciuti ormai una generazione di ravennati e che spiega anche una storica attenzione e confidenza di tanti ravennati con ciò che si chiama genericamente “teatro di ricerca”.
Nuova allerta meteo dell’Agenzia regionale di protezione civile per le basse temperature previste. Fino alle 9 di martedì 10 gennaio, è infatti attiva nel Ravennate l’allerta numero 3 ancora per temperature estreme (fase di attenzione, livello 1) che segue a quella già attiva fino a domenica 8 gennaio (vedi correlato). In particolare, si legge nell’allerta, si raccomanda: di informarsi sulle condizioni di circolazione stradale e comunque privilegiare i trasporti pubblici; di limitare/evitare gli spostamenti. In caso di necessità di spostamenti, utilizzare le necessarie misure di salvaguardia quali catene, torcia, coperte ed acqua potabile a bordo del veicolo, assicurarsi preventivamente delle generali condizioni di stabilità del veicolo, seguire con attenzione la segnaletica stradale, anche temporanea, e moderare la velocità aumentando la distanza di sicurezza.
Lui ha girato l’Europa con la sua handbike e non si è mai fatto fermare dalla sua disabilità. Ha fondato un’associazione, Free Wheels, proprio allo scopo, si legge sul sito, di “abbattere le barriere mentali e fisiche verso le persone con disabilità e incentivare lo sviluppo dell’indipendenza fisica e sociale di ragazzi disabili, sostenendoli sia moralmente che psicologicamente”. Per questo, Pietro Scidurlo, 37 anni, anche quando va al cinema, si aspetta di potervi accedere come chiunque altro. Scegliendosi il proprio posto, cosa per cui è disposto a pagare il regolare biglietto, come tutti. Ma questo, non è possibile. Almeno non al Cinemacity ed è per questo che ci ha contatti e ha scritto ai giornali, per denunciare il fatto che i disabili nelle sale della multisala ravennate sono relegati ad alcuni posti da cui la visione dello schermo non è certamente ideale, non possono sedersi sulle normali poltroncine, ma sono “parcheggiati” negli appositi stalli. “Ho chiesto di pagare regolarmente il biglietto per poter scegliere il posto ma mi è stato detto che non era possibile, una cosa che non avevo mai visto prima. Di solito, in altre città, l’ingresso è gratuito per il disabile e l’accompagnatore, mentre al Cinemacity l’accompagnatore paga, ed è possibile scegliersi il posto”. Per la verità Scidurlo non è il primo a lamentare una scarsa accessibilità per i disabili della multisala che come noto ha l’ingresso alle sale e i servizi a piano terra, ma le uscite delle sale in alto (mentre i disabili escono appunto da quello che per tutti gli altri è solo l’ingresso). La direzione della multisala ci spiega di “attenersi alle disposizioni e i posti per disabili sono individuati dai tecnici comunali e dai vigili – in base alla vicinanza alle uscite di sicurezza e all’assenza di ostacoli per un’eventuale fuga -, non certo scelti dalla direzione del cinema, che si dispiace moltissimo per l’accaduto ma che è tenuta a rispettare leggi e regolamenti per l’incolumità di tutti gli spettatori. Si sta parlando di disposizioni per la sicurezza della sala in caso di gravissimi eventi imprevisti, dagli incendi ai terremoti: deve essere garantita la massima fluidità in caso di evacuazione degli spettatori in sala, nessun rallentamento o ostacolo è
Il Tricolore compie 220 anni e ha un’anima lughese perché fu proposto da Giovanni Compagnoni. E così ieri sabato 7 gennaio anche il sindaco di Lugo Davide Ranalli ha preso parte alle celebrazioni a Reggio Emilia, dove il vessillo è effettivamente nato il 7 gennaio 1797 come bandiera della Repubblica Cispadana, che hanno visto la partecipazione del presidente della Repubblica Sergio Mattarella accolto dalla banda della Folgore e dagli studenti nella piazza Prompolini di Reggio Emilia, oltre al sindaco di Reggio Emilia, Luca Vecchi, dal presidente della Regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, e alle altre autorità civili e militari.
È questo – Stirpe Selvaggia (Einaudi) – il romanzo in cui il ravennate Eraldo Baldini, da oltre venticinque anni autore apprezzato a livello nazionale e tradotto all’estero, sembra raccogliere tutti i fili della sua poetica per intrecciarli in una trama più che mai ricca e densa. Dentro c’è la Romagna, in questo caso quella dell’Appennino con i suoi boschi e i suoi misteri, c’è l’infanzia di tre bambini di cui conosciamo genitori e storie familiari, che vediamo crescere dentro una comunità chiusa che segue le proprie regole e che l’estraneo non è in grado di cogliere, c’è l’elemento magico antropologico (Baldini è fine studioso di tradizioni locali), c’è l’epoca di passaggio, c’è il piacere del racconto, del ricordo senza nostalgia. A fare da sfondo la storia segnata dalle due guerre del secolo breve, i rituali di un mondo che sta per sparire, un protagonista tra storia e leggenda che è figlio di Buffalo Bill, un’amicizia impossibile da scalfire nonostante scelte di vita diverse e lunghi periodi di lontananza, un amore romantico e struggente. C’è la tensione perenne tra solitudine e
comunità, tra fuga e responsabilità, tra indipendenza e legame. Una storia dove non mancano camei memorabili, personaggi bizzarri e inverosimili (ma che in quel mondo hanno un ruolo preciso e diventano addirittura plausibili regalando momenti di leggerezza e comicità), ma soprattutto una galleria di personaggi minori intagliati con una lingua precisa e sapiente che prendono corpo dalla pagina e vanno a popolare un mondo scomparso in cui Baldini riesce a trasportare il lettore anima e corpo. A oltre sessant’anni, Baldini riesce a reinventarsi restando se stesso, a trovare sempre più stretto qualsiasi tentativo di incasellamento per genere (tanto da rendere superata anche la definizione di “gotico rurale”). Agli amanti dei libri “baldiniani” precedenti non resta che dire: il suo migliore in assoluto. A chi invece ha sempre trovato Baldini troppo spesso orientato alla forma racconto, o romanzo breve, troppo concentrato su un solo personaggio o una sola situazione alla volta, ecco il libro può farvi scoprire un autore capace di dar vita a un romanzo mondo dove fili si intrecciano regalando attimi che sono racconti nel racconto ma senza mai perdere la visione complessiva.