domenica
26 Aprile 2026

Nel mondo di Shakespeare

Il 13 dicembre la prima assoluta dello spettacolo di Lorenzo Arruga

sgswgwsgrMartedì 13 dicembre (ore 20.30) si parte dal palcoscenico del teatro Alighieri di Ravenna per un viaggio alla scoperta dell’epoca d’oro del teatro inglese con la prima assoluta di Lascia pur che il mondo giri di Lorenzo Arruga. Una «antica novità», come la definisce il suo creatore, che celebra il quarto centenario della morte di Shakespeare riportando sul palco le canzoni e le musiche di scena della compagnia The King’s Men, per cui il Bardo  scrisse e recitò. Nell’opera si incontrano il patrimonio, già conosciuto e amatissimo, delle parole del Bardo e quello, assai meno conosciuto eppure affascinante, delle musiche che al tempo accompagnavano quei testi.

Lascia pur che il mondo giri è così un vero e proprio mondo sonoro e un’occasione per riscoprire tutta la musica di Shakespeare in uno spettacolo che raduna, nelle parole di Arruga, «momenti di grande bellezza, nei testi inarrivabili e nelle musiche suggestive sconosciute, e la possibilità di far sperimentare un rapporto che non si riscontra abitualmente fra le due realtà». Quest’inedito incontro fra musiche ed episodi dai capolavori shakespeariani è orchestrato dal noto critico musicale e musicologo (ma anche musicista, teatrante, docente…), che in oltre 40 anni di attività ha firmato articoli, libri, libretti, traduzioni, invenzioni, filmati, spettacoli, cicli radiofonici e televisivi, sempre con passione e ironia. La musica di Shakespeare – quella composta per l’occasione, quella già nota e riadattata, quella di repertorio – arriva sul palcoscenico grazie a una curiosa compagnia (Benedetta Borciani, Stefania Medri, Giulia Eugeni, Beniamino Borciani e Martino Dondi, e lo stesso Arruga nel ruolo di capocomico) di cabarettisti, cantanti, attori classici e d’avanguardia, mimi e strumentisti avvezzi al barocco e alle partiture d’oggi (l’ensemble Milano Classica & Trio Il Furibondo guidato da Michele Fedrigotti). Su una scena essenziale, realizzata, come i costumi, da Lucia Giorgio.
Info e prevendite: www.teatroalighieri.org e 0544 249244. Biglietti a 15 euro.

Con Lascia pur che il mondo giri riparte anche “A scuola in teatro”

Torna la rassegna “A scuola in teatro”. Cominciata nell’ormai lontano 1998, da allora sono più di centomila i giovani e giovanissimi che hanno varcato la soglia del teatro Alighieri di Ravenna, grazie allo speciale invito per le scuole che Fondazione Ravenna Manifestazioni rinnova di anno in anno allo scopo di diffondere la conoscenza del patrimonio della musica, del teatro e della danza fra gli studenti. La rassegna si intreccia alla stagione d’opera e danza con percorsi dedicati (e talvolta paralleli) per elementari, medie, superiori e anche università. Prima tappa del percorso per la stagione 2016-17 è con lo spettacolo di cui si parla in questa pagina, Lascia pur che il mondo giri, in programma il 13 e il 14 dicembre per Medie, Superiori e Università. La rassegna proseguirà poi in gennaio, il 24 e 25, in Sala Corelli, con Zoo di Pinocchio della Compagnia Drammatico Vegetale, e il 27 con Il diario di Anna Frank, in occasione della Giornata della Memoria. Si proseguirà poi fino ad aprile con altri cinque spettacoli.

Un nuovo ente pubblico per il turismo: ecco la Destinazione Romagna

Al posto di Province e Unioni di Prodotto. Coinvolta anche Ferrara

Entro fine anno si conclude la fase di transizione del sistema di organizzazione turistica della Regione Emilia-Romagna dove entreranno in scena le tre nuove “Destinazioni turistiche” previste dalla legge regionale sul turismo. Si tratta di veri e propri enti pubblici che opereranno insieme ad Apt per la promozione del comparto assumendo le funzioni fin qui esercitate dalle 9 Province e dalle 4 Unioni di prodotto che sono state abrogate e si stanno sciogliendo in questi giorni. Nel frattempo non ci sarà alcuna discontinuità nel sostegno e nelle azioni di promozione turistica regionale, sui prodotti e sui territori, garantite in questa fase transitoria da Apt.

È quanto ha assicurato Andrea Corsini, assessore al Turismo della Regione, intervenuto in commissione Politiche economiche per una informativa sullo stato di attuazione della riforma introdotta con la legge entrata in vigore nel marzo scorso (L.r. 4/2016).

La discussione che c’è stata nei territori in questi mesi – ha riferito Corsini – ha portato alla definizione delle tre nuove Destinazioni turistiche che si costituiranno nei prossimi giorni: la Destinazione Romagna (dove è coinvolta naturalmente Ravenna e che comprende anche Ferrara), la Destinazione Città metropolitana di Bologna, che comprenderà anche Modena, e infine la terza che sarà la destinazione Emilia occidentale (con Reggio Emilia, Parma e Piacenza). «Passeremo a un sistema semplificato – ha concluso l’assessore – dove le funzioni saranno svolte solo da tre ambiti amministrativi di area vasta con finalità di promozione turistica su funzioni prima svolte da ben 13 realtà (9 Province e 4 Unioni di prodotto, ndr)».

Un nuovo ente pubblico per il turismo: ecco la Destinazione Romagna

Al posto di Province e Unioni di Prodotto. Coinvolta anche Ferrara

Entro fine anno si conclude la fase di transizione del sistema di organizzazione turistica della Regione Emilia-Romagna dove entreranno in scena le tre nuove “Destinazioni turistiche” previste dalla legge regionale sul turismo. Si tratta di veri e propri enti pubblici che opereranno insieme ad Apt per la promozione del comparto assumendo le funzioni fin qui esercitate dalle 9 Province e dalle 4 Unioni di prodotto che sono state abrogate e si stanno sciogliendo in questi giorni. Nel frattempo non ci sarà alcuna discontinuità nel sostegno e nelle azioni di promozione turistica regionale, sui prodotti e sui territori, garantite in questa fase transitoria da Apt.

È quanto ha assicurato Andrea Corsini, assessore al Turismo della Regione, intervenuto in commissione Politiche economiche per una informativa sullo stato di attuazione della riforma introdotta con la legge entrata in vigore nel marzo scorso (L.r. 4/2016).

La discussione che c’è stata nei territori in questi mesi – ha riferito Corsini – ha portato alla definizione delle tre nuove Destinazioni turistiche che si costituiranno nei prossimi giorni: la Destinazione Romagna (dove è coinvolta naturalmente Ravenna e che comprende anche Ferrara), la Destinazione Città metropolitana di Bologna, che comprenderà anche Modena, e infine la terza che sarà la destinazione Emilia occidentale (con Reggio Emilia, Parma e Piacenza). «Passeremo a un sistema semplificato – ha concluso l’assessore – dove le funzioni saranno svolte solo da tre ambiti amministrativi di area vasta con finalità di promozione turistica su funzioni prima svolte da ben 13 realtà (9 Province e 4 Unioni di prodotto, ndr)».

«Il comportamento di Ancarani e Ancisi in consiglio comunale è stato ignobile»

I capigruppo di maggioranza, a Ravenna, chiedono scusa ai cittadini dopo gli atteggiamenti dei consiglieri di opposizione

Parlano genericamente di due capigruppo dell’opposizione e definiscono ignobile il loro comportamento in consiglio comunale ma la nota firmata dai quattro capigruppo di maggioranza – Alessandro Barattoni (Pd), Gianluca Rambelli (Sinistra per Ravenna), Daniele Perini (Ama Ravenna) e Giannantonio Mingozzi (Pri) – fa riferimento implicito alle gesta di Alberto Ancarani (Forza Italia) e Alvaro Ancisi (Lpr) in merito allo scontro verbale avvenuto con la presidente del consiglio Livia Molducci durante la conferenza dei capigruppo nei giorni scorsi e ieri 6 dicembre nella seduta del consiglio (tra gli articoli correlati il riassunto dei fatti).

Ecco così si legge nel testo firmato dai quattro capigruppo della coalizione di maggioranza che sostiene la giunta De Pascale: «Solo il profondo rispetto per i cittadini ravennati e il senso di responsabilità che ci deriva dall’essere la maggioranza consiliare, ci ha spinto a non uscire dall’aula di fonte all’ignobile comportamento in merito a due temi che appartengono al dna della nostra città: la Liberazione di Ravenna e la figura di Dante Alighieri. Un deriva volgare, andata ben oltre il consueto confronto politico, già manifestata in settimana durante la conferenza dei capigruppo, dove i medesimi soggetti hanno pronunciato parole inqualificabili rivolte alla presidente del consiglio comunale, cui rinnoviamo la nostra stima e solidarietà per l’aggressione verbale subita. Nella speranza che il dialogo torni nell’ambito della correttezza delle diverse parti politiche, per il bene della nostra città e per il rispetto delle Istituzioni, ci scusiamo ancora con tutti i cittadini per lo sgradevole episodio verificatosi oggi in Consiglio Comunale».

Si finge avvocato del figlio per i soldi ma il 75enne non abbocca alla truffa

L’anziano si è ricordato delle dritte fornite dai carabinieri negli incontri pubblici. Ora indagagano i militari

Ha risposto al telefono e la voce dall’altra parte diceva di essere l’avvocato del figlio, coinvolto in un incidente e chiedeva al padre di recarsi al più presto a Ravenna: il 75enne però si è ricordato degli avvisi fatti dai carabinieri negli incontri pubblici antitruffa, è rimasto calmo, non ha abboccato, ha fatto alcune verifiche ed è rimasto in casa evitando di lasciarla sguarnita alla mercè di quello che con molta probabilità era un truffatore pronto a ripulire l’abitazione all’uscita dell’uomo. I carabinieri della stazione di Cervia stanno indagando sulla telefonata sospetta.

La telefonata del finto avvocato è una delle tecniche spiegate dai carabinieri durante gli incontri di prevenzione svolti nei centri per anziani, nelle parrocchie e per strada, durante i mercati comunali. I militari ricordano di diffidare sempre dalle richieste telefoniche e di tenere sempre a mente che, nelle conversazioni con gli apparati di rete fissa, se il truffatore chiamante non chiude la conversazione (mettendo giù la cornetta), la linea rimane aperta, senza possibilità, da parte della vittima, di effettuare subito una nuova chiamata. I truffatori sfruttano questo inconveniente per far credere alla vittima che stia parlando con il 112 o con il proprio familiare, quando invece si tratta sempre del medesimo truffatore, il quale approfitterà della situazione per fornire indicazioni ingannevoli. Pertanto, in caso di telefonata sospetta, attendere a compiere nuove chiamate o, meglio ancora, utilizzare, se disponibile, un altro apparato come il cellulare.

Bagarre in consigio comunale. Sutter: «Ma Ancarani andava fatto parlare…»

Clima teso a Palazzo Merlato. Le dichiarazioni della vicepresidente Cambierà: «Serve più umiltà e autocritica». E il Pd contrattacca

Dopo l’ormai arcinota riunione dei capigruppo in cui sono volate offese e minacce, più o meno metaforiche (vedi articolo tra gli allegati), il consiglio comunale andato in scena, è proprio il caso di dirlo, nel pomeriggio di martedì 6 dicembre a Palazzo Merlato non è andato certo meglio. Tema del contendere sempre lo stesso: il rifiuto da parte della Presidenza del consiglio, Livia Molducci, di mettere all’ordine del giorno dei lavori la Liberazione dando la possibilità all’opposizione di parlare sul tema, richiesta come sempre avanzata da Alberto Ancarani di Forza Italia. Una frizione, quella tra Ancarani e Molducci, proprio su questo tema che va avanti da anni e ben nota a chi segue le cronache di palazzo.

Invece, era prevista per ieri una comunicazione sul progetto dedicato a Dante di Ravenna Teatro e Ravenna Festival: presenti come ospiti erano infatti Marco Martinelli ed Ermanna Montanari delle Albe e Franco Masotti del Festival. Comunicazione che di fatto non c’è stata perché il regolamento – come ha contestato il decano dell’opposizione Alvaro Ancisi – non permette a semplici cittadini, come di fatto erano i tre ospiti, di prendere la parola per una mera comunicazione. Serviva un consiglio comunale ad hoc. Dunque a parlare di Dante è stato solo il sindaco De Pascale che però è stato accompagnato dal “sottofondo” della voce di Alberto Ancarani, che come aveva annunciato, ha voluto comunque pronunciare il suo discorso sulla Liberazione (qui sotto in allegato) e lo ha fatto a microfono spento mentre parlava il Primo cittadino. Uno spettacolo, appunto. Magari non troppo edificante, ma uno spettacolo che dice molto di un clima teso a Palazzo Merlato che ne compromette il sereno funzionamento.

A presiedere il consiglio non c’era Livia Molducci, al centro della polemica, ma la vicepresidente Raffaella Sutter di Ravenna in Comune che racconta l’accaduto in una serie di post sulla sua pagina pubblica di Facebook. «Oggi – scrive – in consiglio comunale ho impedito nelle forme in cui è stato possibile, cioè spegnendo il suo microfono, al consigliere Ancarani di fare il discorso che avrebbe voluto fare in occasione dell’anniversario della Liberazione di Ravenna (anniversario che aveva chiesto fosse messo all’ordine del giorno di oggi invece della presentazione di “Cantiere Dante” da parte di Ravenna Teatro). L’ho fatto perché così prevede il regolamento se un consigliere chiede di parlare al di fuori delle casistiche previste e al di fuori di quanto previsto nell’ordine del giorno. Tuttavia Ancarani ha continuato a parlare a microfono spento, di fatto impedendo al sindaco di svolgere con la dovuta attenzione del consiglio la sua comunicazione su “Cantiere Dante”. Situazione assurda che definirei grottesca se non fosse il sintomo di una situazione di conflittualità che rischia di impedire il corretto funzionamento istituzionale del Consiglio». E fin qui i fatti raccontati da Sutter che aggiunge anche: «Credo tuttavia che tutto ciò si sarebbe potuto evitare se da parte della presidenza del Consiglio, che ne programma i lavori e che presiede anche la conferenza dei capigruppo, si fosse concesso di mettere all’ordine del giorno del consiglio di oggi l’anniversario della Liberazione invece che la presentazione del Cantiere Dante. È chiaro che ciò è stato fatto per evitare in Consiglio discorsi di destra ed anticomunisti, tuttavia io penso che Alberto Ancarani avesse il diritto di parlare e gli altri gruppi consiliari di dire il contrario e di contestarlo, perché come diceva Arrigo Boldrini, i partigiani hanno combattuto “per la libertà di chi c’era, di chi non c’era e anche di chi era contro”». Per questo Sutter ha pubblicato su Facebook il discorso di Ancarani, «di cui non condivido una sola parola, ma avrei preferito dirglielo nel contesto istituzionale del Consiglio Comunale».

Sul tema intervengono anche i consiglieri del gruppo CambieRà che si chiamano fuori “dalla mischia” e chiedono a tutti più umiltà e autocritica: «La nostra posizione – scrivono infatti – è quella di invitare le parti coinvolte ad assumere un atteggiamento tendenzialmente più umile ed autocritico: da un lato ci auspichiamo arrivino scuse quantomeno per le gravi parole pronunciate nei confronti di una persona, al di là del ruolo istituzionale ricoperto, dall’altra ci auguriamo che ci si soffermi un attimo a riflettere sul proprio atteggiamento arroccato su un piedistallo intoccabile, il quale è sovente causa di forti malumori consiliari. In questo momento Ravenna ha bisogno di un consiglio comunale che lavori a testa bassa per il bene comune, riuscendo a trovare un equilibrio fra le fazioni politiche, che difficilmente si troverà senza esami di coscienza. Con questo episodio ne usciamo tutti sconfitti, prima di tutto come uomini e donne» (in allegato il documento integrale).

E dall’opposizione si leva anche il duro attacco dei consiglieri Massimiliano Alberghini e della leghista Samantha Gardin. «Il consiglio comunale dovrebbe essere il luogo del confronto democratico – scrivno in una nota congiunta –, ma quello cui stiamo assistendo a Ravenna è un teatrino in cui viene distorta la realtà, cercando di non dare voce all’opposizione. Forse, qualcuno dovrebbe ricordare all’attuale maggioranza che non governa con un voto plebiscitario e dovrebbe avere maggiore rispetto delle regole. Una maggioranza che ha mandato a presiedere il Consiglio Comunale una persona che prevarica continuamente e strumentalmente le opposizioni. Il teatrino di martedì in consiglio era evitabilissimo con un poco di buon senso, ma la maggioranza ancora una volta lo ignora. A questo punto, cosa dovrebbe fare l’opposizione? tacere o smettere di fare il suo ruolo? Ce lo dicano chiaramente ed aboliamo il Consiglio comunale: non ha ragione di esistere, come non esiste la democrazia a queste latitudini».

Autocritica che non sembra arrivare al momento invece da parte dal Pd, il capogruppo Alessandro Barattoni infatti attacca l’opposizione sulla sua pagina Facebook: «Credo che il ruolo di consigliere comunale comporti oneri, onori e soprattutto precise responsabilità. Sono per il dibattito, anche aspro ma sempre nel merito e mai nel personale, non credo che in politica tutto sia concesso e soprattutto penso che non sia necessario replicare i teatrini e le oscenità che a volte la politica mostra a livello nazionale. In un momento di crisi economica, sociale e valoriale credo che i cittadini si aspettino che da quell’aula escano risposte e comportamenti all’altezza. Naturalmente so che c’è una parte dell’opposizione, che non avendo proposte per la città, cerca di farsi spazio con azioni che la possano portare immediatamente sulle prime pagine o fra i video più visualizzati ma credo che la serietà e la correttezza alla lunga paghino. Mi auguro che ci siano delle scuse e che si possa ritornare a parlare di politiche pubbliche, investimenti, ordinanze.. per Ravenna e per i ravennati».

Lavori in curva allo stadio Benelli I gradoni saranno anche colorati

L’annuncio dell’assessore Fagnani. La Mero resterà comunque agibile

«È previsto per il 10 gennaio – annuncia l’assessore ai Lavori pubblici e Sport Roberto Fagnani – l’avvio dei lavori di ripristino dei calcestruzzi dei gradoni della curva Mero dello stadio Benelli, che prevede anche il rifacimento delle sedute e l’adeguamento dei percorsi di smistamento». I lavori, del valore complessivo di 280mila euro, saranno eseguiti dall’impresa Casalini di Bologna.

Saranno risanate e impermeabilizzate le superfici orizzontali e verticali, ripristinati i giunti strutturali, collocate le nuove sedute. Tutte le superfici oggetto di intervento subiranno anche un finale trattamento di finitura colorato e antiscivolo.

«Contestualmente – precisa Fagnani – realizzeremo anche ulteriori lavori, che saranno approvati nella giunta, per la sistemazione dei calcestruzzi all’intradosso della curva stessa, necessari per il collaudo e l’agibilità della struttura, per un ulteriore spesa di 39mila euro. Naturalmente durante i lavori i tifosi potranno continuare ad accedere allo stadio, sistemandosi come già fanno ora nelle gradinate superiori in ferro. Questo intervento si aggiunge agli altri investimenti che continuamente mettiamo in campo per tenere manutentato al meglio il nostro vasto patrimonio di impianti sportivi».

Lavori in curva allo stadio Benelli I gradoni saranno anche colorati

L’annuncio dell’assessore Fagnani. La Mero resterà comunque agibile

«È previsto per il 10 gennaio – annuncia l’assessore ai Lavori pubblici e Sport Roberto Fagnani – l’avvio dei lavori di ripristino dei calcestruzzi dei gradoni della curva Mero dello stadio Benelli, che prevede anche il rifacimento delle sedute e l’adeguamento dei percorsi di smistamento». I lavori, del valore complessivo di 280mila euro, saranno eseguiti dall’impresa Casalini di Bologna.

Saranno risanate e impermeabilizzate le superfici orizzontali e verticali, ripristinati i giunti strutturali, collocate le nuove sedute. Tutte le superfici oggetto di intervento subiranno anche un finale trattamento di finitura colorato e antiscivolo.

«Contestualmente – precisa Fagnani – realizzeremo anche ulteriori lavori, che saranno approvati nella giunta, per la sistemazione dei calcestruzzi all’intradosso della curva stessa, necessari per il collaudo e l’agibilità della struttura, per un ulteriore spesa di 39mila euro. Naturalmente durante i lavori i tifosi potranno continuare ad accedere allo stadio, sistemandosi come già fanno ora nelle gradinate superiori in ferro. Questo intervento si aggiunge agli altri investimenti che continuamente mettiamo in campo per tenere manutentato al meglio il nostro vasto patrimonio di impianti sportivi».

Muore a 21 anni di meningite poche ore dopo il ricovero: indagine contro ignoti

Profilassi antibiotica per oltre cinquanta persone, a Faenza

La procura ha aperto un’inchiesta contro ignoti per la morte di un 21enne all’ospedale di Faenza a causa di una meningite da maningococco C. Il ragazzo, di origini straniere ma residente a Faenza da tempo, è deceduto nella notte tra il 26 e il 27 novembre, a poche ore dal ricovero in ospedale, dove si era recato verso le 18 con febbre alta e persistente. A riportare la notizia è oggi il Carlino Ravenna, che rivela anche come alle 21 le condizioni del giovane non fossero state giudicate più preoccupanti, tanto che il padre aveva lasciato l’ospedale. Mezz’ora dopo il peggioramento con il trasferimento in Rianimazione.

Il sospetto di meningite era apparso concreto nella sera stessa, ma la conferma ufficiale è arrivata solo nei giorni seguenti dai laboratori dell’Ausl, anche a seguito dell’esposto della famiglia, che chiede chiarezza, senza incolpare però al momento ancora nessuno. Ora il pm ha affidato l’autopsia al medico legale.

L’Ausl ha provveduto anche a somministrare la profilassi antibiotica alle persone che erano entrate in contatto con il ragazzo fino a dieci giorni prima dell’insorgenza dei sintomi, una cinquantina.

L’appello: «Riportate i nostri terreni a destinazione agricola»

Ad Alfonsine un comitato contro la zona potenzialmente industriale

Ad Alfonsine alcuni cittadini hanno dato vita ad un Comitato il cui scopo è quello di riportare i terreni che fanno parte della zona potenzialmente industriale (di interesse sovracomunale) compresa tra la via Reale, la via Storta e la Canalina alla loro originaria destinazione agricola.

«Nel lontano 2009 – esordisce Stefano Ricci, uno dei piccoli proprietari interessati dalla vicenda – il Comune di Alfonsine ha modificato la destinazione urbanistica dei nostri terreni da agricola a potenzialmente industriale. Questo cambio di destinazione non ci ha mai convinti, fin da subito: infatti, per chi di noi, come me, non è coltivatore diretto, ciò ha significato la triplicazione delle imposte patrimoniali (Ici prima e Imu adesso) senza alcuna contropartita in cambio, e oggi la situazione non è più sostenibile. Stessa sorte tocca anche a chi è coltivatore diretto ma per ragioni di età non è più in grado di provvedere alla coltivazione diretta e quindi dovrà concedere in affitto il proprio terreno a terzi».

“Destinazione agricola” si è rivolto all’assistenza dello studio legale dell’avvocato Claudio Fabbri, il quale spiega che il vincolo di interesse “potenzialmente industriale” di quei terreni siti in Alfonsine, a quasi dieci anni dalla sua approvazione, visto che la relativa delibera risale all’aprile 2009, non ha più ragion d’essere, dal momento che in questo lasso di tempo non è partito nessun piano di iniziativa privata e la prospettiva economica non incoraggia certamente alcun tipo di attività industriale in questa zona.

«Il nodo cruciale della questione – afferma l’avvocato Fabbri – consiste nel fatto che chi è intenzionato ad alienare il proprio terreno non riuscirà mai a percepire il valore di mercato di area di interesse industriale, molto maggiore del valore agricolo (almeno il triplo, ndr), in quanto in realtà, su quelle aree, oltre all’attività agricola non è possibile svolgere altro. Il valore del terreno agricolo si aggira intorno ai 40.000 euro a ettaro circa: il vero e proprio dramma si consuma quando un proprietario dovrà vendere il terreno che risulta di interesse industriale al prezzo agricolo, laddove nel giro di poco tempo rischia di subire, anzi subirà, un accertamento dalla Agenzia delle Entrate che chiederà conto della differenza, con rischi di sanzioni elevatissime ed ingiuste».

Conclude poi Stefano Ricci: «Noi non chiediamo altro che il Comune di Alfonsine riporti i nostri terreni a quella che è la loro vocazione naturale, ovvero quella agricola. Non vi sono più giusti motivi tali da imporci un pesante carico fiscale per una potenzialità industriale che non c’è e che a quanto pare non ci sarà nemmeno in un futuro medio-lungo. Ci siamo rivolti già tempo fa, come singoli proprietari, anche al Sindaco di Alfonsine, ma non abbiamo ricevuto alcuna risposta concreta, se non la richiesta da parte dell’Amministrazione di prendere tempo con la promessa che la questione sarebbe arrivata sul tavolo dell’Unione dei Comuni. Ma di tempo ne abbiamo perso già abbastanza e se non si inizia mai il processo di conversione, non ne arriveremo mai a capo».

«In buona sostanza – chiude l’avvocato Fabbri – chiediamo a tutti i proprietari che abitano nella Bassa Romagna che si trovano ad affrontare queste condizioni a contattarci e ad unirsi al neonato gruppo di lavoro “Destinazione agricola” affinché i vari Sindaci dell’Unione prendano atto di questa situazione economica insostenibile ed inutilmente gravosa a carico di piccoli proprietari».

Per informazioni e adesioni contattare: destinazioneagricola@gmail.com.

L’appello: «Riportate i nostri terreni a destinazione agricola»

Ad Alfonsine un comitato contro la zona potenzialmente industriale

Ad Alfonsine alcuni cittadini hanno dato vita ad un Comitato il cui scopo è quello di riportare i terreni che fanno parte della zona potenzialmente industriale (di interesse sovracomunale) compresa tra la via Reale, la via Storta e la Canalina alla loro originaria destinazione agricola.

«Nel lontano 2009 – esordisce Stefano Ricci, uno dei piccoli proprietari interessati dalla vicenda – il Comune di Alfonsine ha modificato la destinazione urbanistica dei nostri terreni da agricola a potenzialmente industriale. Questo cambio di destinazione non ci ha mai convinti, fin da subito: infatti, per chi di noi, come me, non è coltivatore diretto, ciò ha significato la triplicazione delle imposte patrimoniali (Ici prima e Imu adesso) senza alcuna contropartita in cambio, e oggi la situazione non è più sostenibile. Stessa sorte tocca anche a chi è coltivatore diretto ma per ragioni di età non è più in grado di provvedere alla coltivazione diretta e quindi dovrà concedere in affitto il proprio terreno a terzi».

“Destinazione agricola” si è rivolto all’assistenza dello studio legale dell’avvocato Claudio Fabbri, il quale spiega che il vincolo di interesse “potenzialmente industriale” di quei terreni siti in Alfonsine, a quasi dieci anni dalla sua approvazione, visto che la relativa delibera risale all’aprile 2009, non ha più ragion d’essere, dal momento che in questo lasso di tempo non è partito nessun piano di iniziativa privata e la prospettiva economica non incoraggia certamente alcun tipo di attività industriale in questa zona.

«Il nodo cruciale della questione – afferma l’avvocato Fabbri – consiste nel fatto che chi è intenzionato ad alienare il proprio terreno non riuscirà mai a percepire il valore di mercato di area di interesse industriale, molto maggiore del valore agricolo (almeno il triplo, ndr), in quanto in realtà, su quelle aree, oltre all’attività agricola non è possibile svolgere altro. Il valore del terreno agricolo si aggira intorno ai 40.000 euro a ettaro circa: il vero e proprio dramma si consuma quando un proprietario dovrà vendere il terreno che risulta di interesse industriale al prezzo agricolo, laddove nel giro di poco tempo rischia di subire, anzi subirà, un accertamento dalla Agenzia delle Entrate che chiederà conto della differenza, con rischi di sanzioni elevatissime ed ingiuste».

Conclude poi Stefano Ricci: «Noi non chiediamo altro che il Comune di Alfonsine riporti i nostri terreni a quella che è la loro vocazione naturale, ovvero quella agricola. Non vi sono più giusti motivi tali da imporci un pesante carico fiscale per una potenzialità industriale che non c’è e che a quanto pare non ci sarà nemmeno in un futuro medio-lungo. Ci siamo rivolti già tempo fa, come singoli proprietari, anche al Sindaco di Alfonsine, ma non abbiamo ricevuto alcuna risposta concreta, se non la richiesta da parte dell’Amministrazione di prendere tempo con la promessa che la questione sarebbe arrivata sul tavolo dell’Unione dei Comuni. Ma di tempo ne abbiamo perso già abbastanza e se non si inizia mai il processo di conversione, non ne arriveremo mai a capo».

«In buona sostanza – chiude l’avvocato Fabbri – chiediamo a tutti i proprietari che abitano nella Bassa Romagna che si trovano ad affrontare queste condizioni a contattarci e ad unirsi al neonato gruppo di lavoro “Destinazione agricola” affinché i vari Sindaci dell’Unione prendano atto di questa situazione economica insostenibile ed inutilmente gravosa a carico di piccoli proprietari».

Per informazioni e adesioni contattare: destinazioneagricola@gmail.com.

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