venerdì
01 Maggio 2026

Errani commissario per la ricostruzione? Lui non commenta, Salvini: «Una follia»

Sarebbe stato scelto per l’esperienza maturata in Emilia nel 2012

No comment dal ravennate Vasco Errani sull’ipotesi, avanzata da quotidiani, che il Governo pensi di nominarlo commissario alla ricostruzione per il sisma del centro Italia.

Errani – scrive in un’agenzia Ansa.it – sarebbe stato scelto per l’esperienza maturata come commissario per il sisma dell’Emilia 2012, dove lui fin da subito si spese per riedificare senza costruire New Town e mantenendo nei loro luoghi le comunità. Un modello – scrive sempre l’Ansa – che tra l’altro si è rivelato positivo: se infatti ancora molto resta da fare nelle zone colpite – soprattutto sul fronte della ricostruzione di centri storici e beni culturali – oltre la metà dei Comuni colpiti ha completato o sta completando la ricostruzione di edifici privati e commerciali.

Errani, di recente assolto dall’accusa che portò alle sue dimissioni da Presidente della Regione, viene considerato valente amministratore ma anche uomo capace di far dialogare le varie anime del Pd. Renzi ha sempre avuto parole di stima nei suoi confronti. Lui, dal canto suo, non ha mai nascosto la sua disponibilità a dare un mano.

«La Lega c’è, per aiutare in ogni modo i terremotati. Ma nominare Errani per la ricostruzione – è stata invece la dichiarazione del segretario della Lega Nord Matteo Salvini –, con migliaia di emiliani ancora fuori casa dopo 4 anni e migliaia di aziende non risarcite e fallite, è una follia».

Errani commissario per la ricostruzione? Lui non commenta, Salvini: «Una follia»

Sarebbe stato scelto per l’esperienza maturata in Emilia nel 2012

No comment dal ravennate Vasco Errani sull’ipotesi, avanzata da quotidiani, che il Governo pensi di nominarlo commissario alla ricostruzione per il sisma del centro Italia.

Errani – scrive in un’agenzia Ansa.it – sarebbe stato scelto per l’esperienza maturata come commissario per il sisma dell’Emilia 2012, dove lui fin da subito si spese per riedificare senza costruire New Town e mantenendo nei loro luoghi le comunità. Un modello – scrive sempre l’Ansa – che tra l’altro si è rivelato positivo: se infatti ancora molto resta da fare nelle zone colpite – soprattutto sul fronte della ricostruzione di centri storici e beni culturali – oltre la metà dei Comuni colpiti ha completato o sta completando la ricostruzione di edifici privati e commerciali.

Errani, di recente assolto dall’accusa che portò alle sue dimissioni da Presidente della Regione, viene considerato valente amministratore ma anche uomo capace di far dialogare le varie anime del Pd. Renzi ha sempre avuto parole di stima nei suoi confronti. Lui, dal canto suo, non ha mai nascosto la sua disponibilità a dare un mano.

«La Lega c’è, per aiutare in ogni modo i terremotati. Ma nominare Errani per la ricostruzione – è stata invece la dichiarazione del segretario della Lega Nord Matteo Salvini –, con migliaia di emiliani ancora fuori casa dopo 4 anni e migliaia di aziende non risarcite e fallite, è una follia».

L’Anpi non è mai stata così divisa come sulla riforma della Costituzione

Parla Ivano Artioli, il presidente ravennate dell’associazione dei partigiani, rieletto tra le polemiche e schierato per il Sì

AnpiIntervistare il presidente dell’Anpi mentre sta aiutando ad allestire lo stand all’interno della festa dell’Unità, in questo periodo, è già di per sé una notizia. E può succedere a Ravenna, dove l’appena confermato (non senza polemiche) presidente (da oltre dieci anni) Ivano Artioli è finito pure sulla stampa nazionale per la sua posizione minoritaria sul referendum costituzionale. A livello nazionale, infatti, l’associazione dei partigiani sta facendo campagna per il No alla riforma del Governo Renzi e con il Pd si è acceso un duro scontro, in particolare in alcune città italiane, come la vicina Bologna, dove l’Anpi era stata in un primo momento invitata a non fare campagna per il No all’interno della festa dell’Unità (poi il caso è rientrato). Il presidente nazionale Carlo Smuraglia non l’aveva presa bene e ci era andato giù pesante, ribadendo (il riferimento era in particolare alle dichiarazioni su partigiani veri e finti del ministro Boschi) che il Pd starebbe offendendo la storia dell’Anpi e della Liberazione.

«In provincia di Ravenna ci sono 4.400 iscritti all’Anpi – attacca Artioli, schieratosi invece, appunto, per il Sì –, molti di questi sono del Partito democratico e proprio in questi giorni di fronte alle affermazioni di Smuraglia hanno espresso l’intenzione di non tesserarsi più. A me dispiace e sconsiglio loro fortemente di farlo: abbiamo a che fare con sindaci del Pd che favoriscono tutte le iniziative antifasciste, abbiamo contributi per affrontare i nostri impegni economici, per la cultura antifascista il Comune di Ravenna per esempio ha collaborato con l’Anpi per il progetto dell’Isola degli Spinaroni. Perciò dire che il Pd, quindi i sindaci del Pd, i Comuni a maggioranza Pd, sono contro la storia della Resistenza la ritengo anch’io un’offesa».

Artioli AnpiAllo stesso tempo, però, Artioli è accusato dai dissidenti che hanno disertato la votazione per la sua rielezione, lo scorso maggio, di aver portato l’Anpi a essere fin troppo succube del Partito democratico (ci fu anche una piccola polemica quando l’Anpi sostenne apertamente l’allora candidato sindaco di Ravenna Michele de Pascale al ballottaggio contro Massimiliano Alberghini). «Sono diventato presidente su richiesta di alcuni partigiani come Arrigo Boldrini, Mario Cassani e Mario Verlicchi mentre ero consigliere comunale (nelle file dei Ds quando sindaco era Vidmer Mercatali, ndr): da quel momento non ho fatto più un intervento in quella veste e successivamente non ho più chiesto spazi all’interno del partito, da cui ora sono fuori da qualsiasi organismo, perché l’Anpi deve guardare oltre i partiti. Tra chi mi contesta, invece, ci sono candidati alle ultime elezioni con Ravenna in Comune, per esempio. Ma l’Anpi non è di Ravenna in Comune, non è del Pd, non è di Landini, non è di Cgil, Cisl o Uil. Se diventasse uno strumento di uno di questi, l’Anpi perderebbe la sua funzione di ente morale antifascista e sarebbe giusto che la sua esperienza finisse».

I dissidenti ravennati – 24 persone capeggiate dal candidato alternativo ad Artioli all’ultimo congresso, Giampietro Lippi, che per protesta sono uscite al momento della votazione decisiva ritenendola «una forzatura» – oltre alla vicinanza al Pd, gli contestano un «modus operandi autoritario» e, ritenendo irregolare l’elezione, hanno presentato un esposto «legato alle sue negligenze in fase pre-congressuale, congressuale e post-congressuale». Al centro della discussione ci sono in particolare i verbali dei congressi delle varie sezioni che sarebbero diventati top secret, mentre non è ancora possibile sapere con quanti voti è stato rieletto il presidente lo scorso 7 maggio. «Quello che posso garantire – taglia corto Artioli – è che le elezioni sono avvenute nei modi giusti e corretti, come sarà esplicitato nel verbale, un documento interno visibile a tutti i dirigenti provinciali e che al primo comitato provinciale, presumibilmente in settembre, sarà letto di fronte all’assemblea che deciderà se approvarlo, non approvarlo o emendarlo».

CerimoniaMai registrata, però, una spaccatura così nell’associazione dei partigiani ravennate. «Capisco i momenti di tensione – continua Artioli – che sono passioni democratiche e antifasciste: per tutti quanti noi iscritti all’Anpi la cosa che ci muove è l’interesse che il Paese diventi ancor più antifascista. In questo momento in cui si registra un avanzamento della destra razzista, xenofoba, violenta e antidemocratica, l’Anpi, che è l’unico ente morale nazionale antifascista, deve sentirsi impegnata con tutte le sue forze, senza disperdere nessuno contro il neofascismo».

Tornando al referendum costituzionale, l’Anpi a Ravenna avrà quindi anche quest’anno uno stand all’interno della festa dell’Unità… «Sarà una gran festa – assicura Artioli –, e siamo orgogliosi di poter ospitare a Ravenna la mostra che viene da Massa Lombarda sulla Guerra di Spagna, che racconta di 36 antifascisti ravennati andati a combattere per la Repubblica spagnola, là dove altri 500 ravennati erano stati ingaggiati da Franco…». Ok, ma il referendum? «Certo, durante l’ultima riunione di presidenza abbiamo deciso che ci sarà un manifesto (oltre, notizia delle ultime ore, a materiale informativo, ndr) che riproporrà il documento nazionale per il No, ma non faremo volantinaggio. A chi ci chiederà informazioni, diremo quello che riterremo di dire…». E quindi dipenderà da chi sarà al banchetto? «No, semplicemente credo sia giusto dire qual è la situazione in tutta onestà, che l’Anpi a livello nazionale è per il No e che a Ravenna la situazione è meno netta, che ci sono diverse componenti. Ho sempre creduto che la soluzione migliore per l’Anpi fosse stata quella di lasciare libertà di scelta…».

Cerimonia CamerlonaEntrando nel merito della riforma, Artioli la difende a spada tratta. «Di dubbi ne ho avuti pochissimi, sono stato professore di diritto costituzionale e ho potuto vedere in tante occasioni l’aspetto negativo del sistema bicamerale, che venne criticato fin da subito, ma fu introdotto come garanzia, essendoci forze in campo molto conflittuali. Seguivo il pensiero di Nilde Iotti o di Berlinguer… La nostra Costituzione è sicuramente una buona Costituzione, divisa in due parti, una prima politica e una seconda più tecnica che diverse volte si è cercato di snellire. Oggi siamo di fronte a un cambiamento: viene lasciato inalterato il potere giudiziario, il potere esecutivo, cambia il potere legislativo che ha finalmente una camera dei deputati e un senato delle Regioni».

Un partigiano che lascia modificare la Costituzione a Boschi e Verdini? «Ogni legge in un sistema democratico viene approvata a maggioranza, le norme giuridiche non sono mai di una parte sola. La legge di riforma è frutto anche di accomodamenti. Resta il fatto che se diciamo No, lasciamo tutte le cose come sono, a partire dal Cnel e dalle Province, non si contengono i costi della politica… Ma soprattutto, il mondo dal 1948 ha avuto una trasformazione e un’accelerazione, è necessario dunque un ammodernamento anche in Parlamento».

E in fondo, il presidente ravennate si aspettava di poter restare in minoranza nella “sua” Anpi: «Crisi di questo tipo l’associazione ne ha già superate, si pensi al cambiamento del nome e del programma del Pci… Oggi gli iscritti più anziani sentono la Costituzione come la loro prima legge, il risultato della lotta partigiana, si confrontano in modo aspro e passionale, che dimostra un’Anpi interessata al futuro del proprio Paese. Quello che più mi interessa è che, finita la consultazione, l’antifascismo torni a essere lo scopo dell’attività dell’associazione, nelle scuole e nella società, tornando a essere il sentimento che tiene unite associazioni, partiti e sindacati, il nostro Paese».

Intanto, Artioli dopo un’intervista al Corriere della Sera in cui esprimeva perplessità per la posizione dell’associazione contro la riforma costituzionale, è stato depennato dal comitato nazionale dell’Anpi di cui faceva parte nel precedente mandato e dove era stato inizialmente confermato all’ultimo congresso. «Al momento il posto è vacante e non credo ci siano margini per un mio reinserimento». Contestualmente è stato anche rimosso dall’incarico di coordinatore regionale – sostituito dalla presidente dell’Anpi di Bologna, Anna Cocchi, schierata per il No – ma in questo caso l’associazione è intervenuta per smentire presunte “punizioni” e sottolineare come siano solo state soltanto seguite consuete procedure di avvicendamento.

L’Anpi non è mai stata così divisa come sulla riforma della Costituzione

Parla Ivano Artioli, il presidente ravennate dell’associazione dei partigiani, rieletto tra le polemiche e schierato per il Sì

AnpiIntervistare il presidente dell’Anpi mentre sta aiutando ad allestire lo stand all’interno della festa dell’Unità, in questo periodo, è già di per sé una notizia. E può succedere a Ravenna, dove l’appena confermato (non senza polemiche) presidente (da oltre dieci anni) Ivano Artioli è finito pure sulla stampa nazionale per la sua posizione minoritaria sul referendum costituzionale. A livello nazionale, infatti, l’associazione dei partigiani sta facendo campagna per il No alla riforma del Governo Renzi e con il Pd si è acceso un duro scontro, in particolare in alcune città italiane, come la vicina Bologna, dove l’Anpi era stata in un primo momento invitata a non fare campagna per il No all’interno della festa dell’Unità (poi il caso è rientrato). Il presidente nazionale Carlo Smuraglia non l’aveva presa bene e ci era andato giù pesante, ribadendo (il riferimento era in particolare alle dichiarazioni su partigiani veri e finti del ministro Boschi) che il Pd starebbe offendendo la storia dell’Anpi e della Liberazione.

«In provincia di Ravenna ci sono 4.400 iscritti all’Anpi – attacca Artioli, schieratosi invece, appunto, per il Sì –, molti di questi sono del Partito democratico e proprio in questi giorni di fronte alle affermazioni di Smuraglia hanno espresso l’intenzione di non tesserarsi più. A me dispiace e sconsiglio loro fortemente di farlo: abbiamo a che fare con sindaci del Pd che favoriscono tutte le iniziative antifasciste, abbiamo contributi per affrontare i nostri impegni economici, per la cultura antifascista il Comune di Ravenna per esempio ha collaborato con l’Anpi per il progetto dell’Isola degli Spinaroni. Perciò dire che il Pd, quindi i sindaci del Pd, i Comuni a maggioranza Pd, sono contro la storia della Resistenza la ritengo anch’io un’offesa».

Artioli AnpiAllo stesso tempo, però, Artioli è accusato dai dissidenti che hanno disertato la votazione per la sua rielezione, lo scorso maggio, di aver portato l’Anpi a essere fin troppo succube del Partito democratico (ci fu anche una piccola polemica quando l’Anpi sostenne apertamente l’allora candidato sindaco di Ravenna Michele de Pascale al ballottaggio contro Massimiliano Alberghini). «Sono diventato presidente su richiesta di alcuni partigiani come Arrigo Boldrini, Mario Cassani e Mario Verlicchi mentre ero consigliere comunale (nelle file dei Ds quando sindaco era Vidmer Mercatali, ndr): da quel momento non ho fatto più un intervento in quella veste e successivamente non ho più chiesto spazi all’interno del partito, da cui ora sono fuori da qualsiasi organismo, perché l’Anpi deve guardare oltre i partiti. Tra chi mi contesta, invece, ci sono candidati alle ultime elezioni con Ravenna in Comune, per esempio. Ma l’Anpi non è di Ravenna in Comune, non è del Pd, non è di Landini, non è di Cgil, Cisl o Uil. Se diventasse uno strumento di uno di questi, l’Anpi perderebbe la sua funzione di ente morale antifascista e sarebbe giusto che la sua esperienza finisse».

I dissidenti ravennati – 24 persone capeggiate dal candidato alternativo ad Artioli all’ultimo congresso, Giampietro Lippi, che per protesta sono uscite al momento della votazione decisiva ritenendola «una forzatura» – oltre alla vicinanza al Pd, gli contestano un «modus operandi autoritario» e, ritenendo irregolare l’elezione, hanno presentato un esposto «legato alle sue negligenze in fase pre-congressuale, congressuale e post-congressuale». Al centro della discussione ci sono in particolare i verbali dei congressi delle varie sezioni che sarebbero diventati top secret, mentre non è ancora possibile sapere con quanti voti è stato rieletto il presidente lo scorso 7 maggio. «Quello che posso garantire – taglia corto Artioli – è che le elezioni sono avvenute nei modi giusti e corretti, come sarà esplicitato nel verbale, un documento interno visibile a tutti i dirigenti provinciali e che al primo comitato provinciale, presumibilmente in settembre, sarà letto di fronte all’assemblea che deciderà se approvarlo, non approvarlo o emendarlo».

CerimoniaMai registrata, però, una spaccatura così nell’associazione dei partigiani ravennate. «Capisco i momenti di tensione – continua Artioli – che sono passioni democratiche e antifasciste: per tutti quanti noi iscritti all’Anpi la cosa che ci muove è l’interesse che il Paese diventi ancor più antifascista. In questo momento in cui si registra un avanzamento della destra razzista, xenofoba, violenta e antidemocratica, l’Anpi, che è l’unico ente morale nazionale antifascista, deve sentirsi impegnata con tutte le sue forze, senza disperdere nessuno contro il neofascismo».

Tornando al referendum costituzionale, l’Anpi a Ravenna avrà quindi anche quest’anno uno stand all’interno della festa dell’Unità… «Sarà una gran festa – assicura Artioli –, e siamo orgogliosi di poter ospitare a Ravenna la mostra che viene da Massa Lombarda sulla Guerra di Spagna, che racconta di 36 antifascisti ravennati andati a combattere per la Repubblica spagnola, là dove altri 500 ravennati erano stati ingaggiati da Franco…». Ok, ma il referendum? «Certo, durante l’ultima riunione di presidenza abbiamo deciso che ci sarà un manifesto (oltre, notizia delle ultime ore, a materiale informativo, ndr) che riproporrà il documento nazionale per il No, ma non faremo volantinaggio. A chi ci chiederà informazioni, diremo quello che riterremo di dire…». E quindi dipenderà da chi sarà al banchetto? «No, semplicemente credo sia giusto dire qual è la situazione in tutta onestà, che l’Anpi a livello nazionale è per il No e che a Ravenna la situazione è meno netta, che ci sono diverse componenti. Ho sempre creduto che la soluzione migliore per l’Anpi fosse stata quella di lasciare libertà di scelta…».

Cerimonia CamerlonaEntrando nel merito della riforma, Artioli la difende a spada tratta. «Di dubbi ne ho avuti pochissimi, sono stato professore di diritto costituzionale e ho potuto vedere in tante occasioni l’aspetto negativo del sistema bicamerale, che venne criticato fin da subito, ma fu introdotto come garanzia, essendoci forze in campo molto conflittuali. Seguivo il pensiero di Nilde Iotti o di Berlinguer… La nostra Costituzione è sicuramente una buona Costituzione, divisa in due parti, una prima politica e una seconda più tecnica che diverse volte si è cercato di snellire. Oggi siamo di fronte a un cambiamento: viene lasciato inalterato il potere giudiziario, il potere esecutivo, cambia il potere legislativo che ha finalmente una camera dei deputati e un senato delle Regioni».

Un partigiano che lascia modificare la Costituzione a Boschi e Verdini? «Ogni legge in un sistema democratico viene approvata a maggioranza, le norme giuridiche non sono mai di una parte sola. La legge di riforma è frutto anche di accomodamenti. Resta il fatto che se diciamo No, lasciamo tutte le cose come sono, a partire dal Cnel e dalle Province, non si contengono i costi della politica… Ma soprattutto, il mondo dal 1948 ha avuto una trasformazione e un’accelerazione, è necessario dunque un ammodernamento anche in Parlamento».

E in fondo, il presidente ravennate si aspettava di poter restare in minoranza nella “sua” Anpi: «Crisi di questo tipo l’associazione ne ha già superate, si pensi al cambiamento del nome e del programma del Pci… Oggi gli iscritti più anziani sentono la Costituzione come la loro prima legge, il risultato della lotta partigiana, si confrontano in modo aspro e passionale, che dimostra un’Anpi interessata al futuro del proprio Paese. Quello che più mi interessa è che, finita la consultazione, l’antifascismo torni a essere lo scopo dell’attività dell’associazione, nelle scuole e nella società, tornando a essere il sentimento che tiene unite associazioni, partiti e sindacati, il nostro Paese».

Intanto, Artioli dopo un’intervista al Corriere della Sera in cui esprimeva perplessità per la posizione dell’associazione contro la riforma costituzionale, è stato depennato dal comitato nazionale dell’Anpi di cui faceva parte nel precedente mandato e dove era stato inizialmente confermato all’ultimo congresso. «Al momento il posto è vacante e non credo ci siano margini per un mio reinserimento». Contestualmente è stato anche rimosso dall’incarico di coordinatore regionale – sostituito dalla presidente dell’Anpi di Bologna, Anna Cocchi, schierata per il No – ma in questo caso l’associazione è intervenuta per smentire presunte “punizioni” e sottolineare come siano solo state soltanto seguite consuete procedure di avvicendamento.

In mostra i 60 anni del Premio Marina di pittura estemporanea

Tornano gli artisti che hanno fatto la storia della rassegna artistica nata negli anni ’50

Premio MarinaRicorrendo quest’anno la 60esima edizione del Premio internazionale di pittura “Marina di Ravenna”, l’associazione Capit vuole rendere omaggio alla sua lunga storia, coinvolgendone i protagonisti. Per l’occasione, è stato sospeso il tradizionale concorso mentre sono stati invitati alcuni fra gli artisti premiati nelle passate edizioni a presentare una propria opera recente. Quarantadue artisti hanno accettato l’invito, dando vita all’Omaggio al Premio Marina di Ravenna: non solo una mostra, ma una vera e propria festa della pittura, ricca di valore tanto artistico quanto sentimentale.

L’appuntamento è per domenica 28 agosto alla galleria FaroArte a Marina di Ravenna, in piazzale Marinai d’Italia. Alle 17.30 si terrà l’incontro con gli artisti condotto da Alessandro Braga; alle 19 l’inaugurazione della mostra, che resterà aperta fino al 30 settembre e conterrà anche ricordi, foto e articoli di giornale d’epoca. Non mancherà il catalogo delle opere esposte, con biografie degli autori e commento critico di Claudio Spadoni. L’evento è patrocinato dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, dalla Regione, dalla Provincia e dal Comune di Ravenna.

Si ritroveranno artisti noti e meno noti; meritano una menzione speciale il bolognese Mario Nanni, 94 anni, e la coreana Bo Mi Kim, che arriverà per l’occasione da Seoul. Fra i rappresentati degli anni gloriosi dell’estemporanea, si segnalano il ravennate Guido Onofri, vincitore nel ’64; il fiorentino Mauro Cozzi, che vinse nel ’65 quando aveva appena 17 anni; il faentino Nevio Bedeschi, che si aggiudicò il Premio nel ’67; Vito Montanari, di Terra del Sole, vincitore nel ’72, che partecipò ininterrottamente a tutte le edizioni dal ’57 al 2000. Il legame anche affettivo che gli artisti hanno con il Premio e con Marina, che in Montanari ha la massima espressione, si rileva anche in tante altre storie, come ad esempio quelle di Nicola Carrino, Renata Boero, Antonio Tamburro e Franco Sumberaz, che parteciparono all’estemporanea (Carrino addirittura nel ’58) per poi tornare, artisti ormai affermati, a ricevere il premio negli anni 2000.

In mostra i 60 anni del Premio Marina di pittura estemporanea

Tornano gli artisti che hanno fatto la storia della rassegna artistica nata negli anni ’50

Premio MarinaRicorrendo quest’anno la 60esima edizione del Premio internazionale di pittura “Marina di Ravenna”, l’associazione Capit vuole rendere omaggio alla sua lunga storia, coinvolgendone i protagonisti. Per l’occasione, è stato sospeso il tradizionale concorso mentre sono stati invitati alcuni fra gli artisti premiati nelle passate edizioni a presentare una propria opera recente. Quarantadue artisti hanno accettato l’invito, dando vita all’Omaggio al Premio Marina di Ravenna: non solo una mostra, ma una vera e propria festa della pittura, ricca di valore tanto artistico quanto sentimentale.

L’appuntamento è per domenica 28 agosto alla galleria FaroArte a Marina di Ravenna, in piazzale Marinai d’Italia. Alle 17.30 si terrà l’incontro con gli artisti condotto da Alessandro Braga; alle 19 l’inaugurazione della mostra, che resterà aperta fino al 30 settembre e conterrà anche ricordi, foto e articoli di giornale d’epoca. Non mancherà il catalogo delle opere esposte, con biografie degli autori e commento critico di Claudio Spadoni. L’evento è patrocinato dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, dalla Regione, dalla Provincia e dal Comune di Ravenna.

Si ritroveranno artisti noti e meno noti; meritano una menzione speciale il bolognese Mario Nanni, 94 anni, e la coreana Bo Mi Kim, che arriverà per l’occasione da Seoul. Fra i rappresentati degli anni gloriosi dell’estemporanea, si segnalano il ravennate Guido Onofri, vincitore nel ’64; il fiorentino Mauro Cozzi, che vinse nel ’65 quando aveva appena 17 anni; il faentino Nevio Bedeschi, che si aggiudicò il Premio nel ’67; Vito Montanari, di Terra del Sole, vincitore nel ’72, che partecipò ininterrottamente a tutte le edizioni dal ’57 al 2000. Il legame anche affettivo che gli artisti hanno con il Premio e con Marina, che in Montanari ha la massima espressione, si rileva anche in tante altre storie, come ad esempio quelle di Nicola Carrino, Renata Boero, Antonio Tamburro e Franco Sumberaz, che parteciparono all’estemporanea (Carrino addirittura nel ’58) per poi tornare, artisti ormai affermati, a ricevere il premio negli anni 2000.

Cinquecento ispezioni della polizia commerciale nei tre mesi estivi

Decine di verbali contestati e sanzioni ad ambulanti e pubblici esercizi, ma gran parte degli operatori erano in regola

polizia municipaleBilancio di fine estate per l’ufficio di controllo delle attività commerciale e a tutela dei consumatori della Polizia Municipale di Ravenna. Da giuno a questa fine stagione sono stati effettuati cinquecento controlli nei confronti di operatori e attività commerciali e pubblici esercizi ai quali si sono affiancati i sistematici controlli nei mercati cittadini e del litorale, negli stabilimenti balneari e il supporto fornito alla vigilanza di quartiere contro il fenomeno degli abusivi in spiaggia.
Durante i servizi di vigilanza sono stati contestati una trentina di verbali a commercianti su aree pubbliche che vendevano in contrasto a quanto prescritto da una specifica delibera di consiglio comunale che vieta il commercio in forma itinerante all’interno della città e nelle località balneari (1.032 euro ciascuno). Le violazioni in tal senso sono state rilevate nel lungomare Colombo a Punta Marina Terme e in viale Delle Nazioni a Marina di Ravenna a venditori di piadina, panini e bibite; in viale Europa, in via Monti nei pressi del ponte mobile e in via Destra Canale Molinetto a commercianti di prodotti ortofrutticoli e vasi ornamentali; e nelle località di Lido Adriano, Punta Marina Terme, Marina Romea e Porto Corsini, sempre a venditori di frutta e verdura. Fra gli altri è stata multata per 4.000 euro una commerciante ambulante di piadina e bibite per aver venduto alcolici in bottiglie di vetro nel lungomare Colombo, a Punta Marina Terme, oltre l’orario consentito dal regolamento della mezzanotte.
Accertate anche diverse violazioni di titolari di pubblici esercizi, a Lido di Dante, Lido Adriano, Lido di Classe e Marina di Ravenna, in quanto effettuavano intrattenimenti musicali senza essere in possesso della necessaria certificazione di impatto acustico (sanzione da oltre 500 euro) e/o oltre l’orario consentito dall’autorizzazione. In particolare, è stato multato il titolare di uno stabilimento balneare di Lido di Savio per un intrattenimento musicale oltre l’orario consentito dall’ordinanza (400 euro) e senza alcuna autorizzazione in deroga (516 euro).
Il vicesindaco Eugenio Fusignani, con delega a Polizia municipale e sicurezza ha commentato che «si tratta di verifiche finalizzate a vigilare sul rispetto delle leggi in materia, contrastando l’abusivismo a ogni livello, e quindi a tutelare gli operatori regolari e gli stessi cittadini, che hanno il diritto di usufruire di beni e servizi di qualità, offerti da professionisti in regola con tutte le normative del settore. Gli esiti di questi controlli restituiscono un quadro che vede la maggior parte degli operatori lavorare correttamente. L’obiettivo è quello di vederli aumentare sempre di più».

Cinquecento ispezioni della polizia commerciale nei tre mesi estivi

Decine di verbali contestati e sanzioni ad ambulanti e pubblici esercizi, ma gran parte degli operatori erano in regola

polizia municipaleBilancio di fine estate per l’ufficio di controllo delle attività commerciale e a tutela dei consumatori della Polizia Municipale di Ravenna. Da giuno a questa fine stagione sono stati effettuati cinquecento controlli nei confronti di operatori e attività commerciali e pubblici esercizi ai quali si sono affiancati i sistematici controlli nei mercati cittadini e del litorale, negli stabilimenti balneari e il supporto fornito alla vigilanza di quartiere contro il fenomeno degli abusivi in spiaggia.
Durante i servizi di vigilanza sono stati contestati una trentina di verbali a commercianti su aree pubbliche che vendevano in contrasto a quanto prescritto da una specifica delibera di consiglio comunale che vieta il commercio in forma itinerante all’interno della città e nelle località balneari (1.032 euro ciascuno). Le violazioni in tal senso sono state rilevate nel lungomare Colombo a Punta Marina Terme e in viale Delle Nazioni a Marina di Ravenna a venditori di piadina, panini e bibite; in viale Europa, in via Monti nei pressi del ponte mobile e in via Destra Canale Molinetto a commercianti di prodotti ortofrutticoli e vasi ornamentali; e nelle località di Lido Adriano, Punta Marina Terme, Marina Romea e Porto Corsini, sempre a venditori di frutta e verdura. Fra gli altri è stata multata per 4.000 euro una commerciante ambulante di piadina e bibite per aver venduto alcolici in bottiglie di vetro nel lungomare Colombo, a Punta Marina Terme, oltre l’orario consentito dal regolamento della mezzanotte.
Accertate anche diverse violazioni di titolari di pubblici esercizi, a Lido di Dante, Lido Adriano, Lido di Classe e Marina di Ravenna, in quanto effettuavano intrattenimenti musicali senza essere in possesso della necessaria certificazione di impatto acustico (sanzione da oltre 500 euro) e/o oltre l’orario consentito dall’autorizzazione. In particolare, è stato multato il titolare di uno stabilimento balneare di Lido di Savio per un intrattenimento musicale oltre l’orario consentito dall’ordinanza (400 euro) e senza alcuna autorizzazione in deroga (516 euro).
Il vicesindaco Eugenio Fusignani, con delega a Polizia municipale e sicurezza ha commentato che «si tratta di verifiche finalizzate a vigilare sul rispetto delle leggi in materia, contrastando l’abusivismo a ogni livello, e quindi a tutelare gli operatori regolari e gli stessi cittadini, che hanno il diritto di usufruire di beni e servizi di qualità, offerti da professionisti in regola con tutte le normative del settore. Gli esiti di questi controlli restituiscono un quadro che vede la maggior parte degli operatori lavorare correttamente. L’obiettivo è quello di vederli aumentare sempre di più».

Fine settimana a tutta birra a Punta Marina

Bevande artigianali, stand gastronomici e musica. I proventi della festa saranno devoluti ai terremotati

festa birraPunta Marina a tutta birra nel fine settimana del 27 e 28 agosto con la festa organizzata dalla Pro Loco. Oltre alla spumeggiante varietà di bevande l’iniziativa offre stand gastronomici e animazioni musicali. Sabato il viale dei Navigatori sarà dedicato ai produttori di birra artigianale e a bancarelle con offerte gastronomiche. La festa proseguirà fino a tarda notte, animata da band musicali e dal duo di Michele Guerra.

Domenica 28 si prosegue nel Parco Pubblico dove sarà aperto anche lo stand della Pro Loco che per l’occasione offrirà fagioli alla messicana e spiedini di pesce ma saranno disponibili anche diverse specialità romagnole: dai cappelletti al ragù alle bruschette, alla salsiccia ai ferri co piadina e patatine fritte. Ad animare la serata i Black Heart e la possibilità di ballare in pista. Il tutto accompagnato dalle migliori birre artigianali della Romagna e dintorni.

Anche la Pro Loco di Punta Marina si affianca a tutte le associazioni che in questi giorni hanno promosso atti di solidarietà alle popolazioni colpite dal sisma in Centro Italia, pertanto i proventi derivanti dalla Festa della Birra saranno devoluti a favore dei terremotati con modalità che ne assicurino un reale beneficio ai terremotati. 

Zainetti pieni di solidarietà per aiutare gli studenti più poveri

Torna nei supermercati la colletta per donare un corredo scolastico

zaini scolariTorna per il quarto anno l’iniziativa di solidarietà “Tutti i bambini vanno a scuola!”, promossa dal Tavolo povertà con il coordinamento dell’assessorato ai Servizi sociali, per permettere anche alle famiglie in difficoltà di mandare a lezione i propri figli con un corredo scolastico completo e adeguato. La modalità è simile a quella della colletta alimentare: nelle giornate di sabato 27 agosto e sabato 3 settembre, dalle 10 alle 18, davanti ad alcuni supermercati della città e, per la prima volta quest’anno, del forese, i volontari impegnati nell’iniziativa inviteranno i clienti ad acquistare e donare articoli di cancelleria. Hanno aderito anche alcune cartolerie.

«L’anno scorso – commenta l’assessore comunale ai Servizi sociali Valentina Morigi – grazie alla generosità dei ravennati sono stati raccolti quasi diecimila articoli di cancelleria, 297 grembiuli e 99 zaini. Dietro questi numeri c’è una storia bellissima, una delle tante storie di solidarietà che i nostri cittadini e cittadine scrivono ogni giorno».

I supermercati all’esterno dei quali saranno presenti i volontari sono il Conad La Fontana, Conad Galilei, il Conad Bassette, a cui si aggiungeranno sabato 3 settembre anche Conad Sant’Alberto e Conad San Pietro in Vincoli. Hanno inoltre aderito all’iniziativa le cartolerie Politecnica fratelli Bagnoli (via Corrado Ricci 13), Tecnodesign (via Guidone 26), cartoleria Giro-Girotondo (viale Alberti 96) e cartoleria Briciola (vicolo Tacchini 37/a). Altre cartolerie che avessero intenzione di partecipare possono contattare l’Ufficio Promozione Sociale del Comune di Ravenna al numero 0544 482348 e ritirare la locandina da esporre.

I volontari impegnati appartengono alle associazioni Comitato cittadino antidroga, Caritas centro di ascolto diocesano, Auser volontariato Ravenna, Rc Mistral, Croce Rossa, Rompere il silenzio, Avvocati di strada, Punto d’incontro francescano, che ritirerà il materiale raccolto e provvederà alla distribuzione alle famiglie.

Il progetto è iniziato alla fine dell’anno scolastico presso gli Istituti comprensivi con la donazione di zaini e grembiuli usati, rimessi poi a nuovo dalle sarte volontarie dell’Auser. La raccolta di zaini e grembiuli prosegue: chi lo desidera può portarli al Centro di ascolto diocesano della Caritas (piazza Duomo 13) dal lunedì al sabato dalle 8.30 alle 12.

Breve guida al referendum sulla riforma della Costituzione

I punti fondamentali dei cambiamenti sottoposti al voto. Probabile chiamata alle urne a fine novembre. Gli schieramenti fra Sì e No

costituzioneDifficile e complesso, il referendum che siamo chiamati a votare in autunno (la data ancora non c’è, i più informati scommettono sarà tra il 20 e il 27 novembre) riguarda una riforma costituzionale, detta anche Riforma Boschi, che tocca più aspetti della seconda parte della Costituzione e non solo la trasformazione del Senato, che resta comunque l’elemento centrale e dirimente. Perché la riforma entri in vigore è necessario che i Sì prevalgano sui No, ma a differenza di quanto accade con i referendum abrogativi, non vi è un quorum da raggiungere perché il voto sia valido.
Al momento, nel panorama politico il Pd è sostanzialmente solo nel difendere le ragioni del Sì, mentre da sinistra a destra, passando per la Lega Nord e il Movimento 5 Stelle, l’invito è quello al No.

Fortemente personalizzato dal Presidente del consiglio Matteo Renzi che mesi fa promise di lasciare il Governo in caso di sconfitta, non è da escludere che ci sarà chi voterà Sì o No a prescindere dal contenuto della riforma. Un rischio talmente evidente (con i No in in vantaggio secondo molti sondaggisti) da costringere lo stesso Renzi a correggere il tiro e ad ammettere di recente di aver sbagliato nella personalizzazione, spiegando anche che in caso di vittoria del No il suo tanto declamato abbandono della politica potrebbe in effetti non verificarsi affatto e, comunque vadano le cose, che si voterà nel 2018.

Resta tuttavia evidente che se vincesse il No il governo e il Pd ne uscirebbero enormemente indeboliti, e c’è chi anche nel partito sembra intenzionato ad approfittarne: c’è una fazione della minoranza Pd che non si sta sperticando per il Sì. Massimo D’Alema si è già dichiarato per il No. E vi è un gruppetto di parlamentari Dem che si è dichiarato a favore del  No (tra questi ci sono figure di spicco come Walter Tocci e Luigi Manconi). Ad andare in soccorso alle ragioni del Sì, ci sono invece realtà organizzate che si sono schierate come (sostanzialmente) la Cisl e Confindustria (quest’ultima ha addirittura paventato una possibile recessione economica in caso di vittoria del No), mentre realtà come Anpi e Arci, storicamente vicine al Pd, si sono schierate per il No in gran parte dei casi (con qualche eccezione nel nostro territorio). La Cgil non dà indicazioni di voto nonostante le critiche alla riforma, mentre la Fiom sta facendo campagna per il No. Non mancano osservatori e stampa internazionale a dire che questo voto potrebbe essere fin più dirompente della Brexit, dovesse vincere il No. Dunque che si tratti di un voto importante è cosa certa, meno certo per molti è esattamente cosa cambierà concretamente, oltre i vari possibili e in parte impoderabili scenari politici, se dovesse vincere il Sì. Ecco un breve riassunto dei punti più discussi.

firma costituzioneIl cuore della riforma: la trasformazione del Senato
Cuore della Riforma e argomento sempre citato dai sostenitori del Sì: l’abolizione del bicameralismo perfetto. Il Senato viene infatti trasformato in una camera composta da 95 senatori, tra consiglieri regionali e sindaci designati dai consigli regionali (che non percepiranno alcun compenso aggiuntivo ma godranno delle stesse immunità dei deputati), e 5 nominati dal Presidente della Repubblica. Per questo ci sarà una riduzione dei costi, ma molto limitata perché resterà la macchina del Senato e palazzo Madama. Oltre a cambiare composizione e numero, il Senato soprattutto cambia funzioni: non avrebbe più piena competenza insieme alla Camera su tutte le leggi come oggi, ma solo su quelle che riguardano i rapporti tra Stato, Ue e territorio, leggi costituzionali, revisioni della Costituzione, leggi sui referendum popolari, leggi elettorali, leggi sulla Pubblica Amministrazione. Per il resto, può decidere, entro 30 giorni e su richiesta di 1/3 dei suoi componenti, di chiedere alla Camera di modificare una legge. La Camera può decidere di ignorare queste modifiche e votare il disegno di legge senza ascoltare il Senato. Ogni Regione dovrà indicare almeno un sindaco e ogni rinnovo dell’assemblea legislativa designerà i propri rappresentanti.

Cosa cambia per eleggere il Presidente della Repubblica
Il Presidente della Repubblica sarà sempre eletto da deputati e senatori ma non ci saranno più i 59 delegati regionali e cambiano le maggioranze con cui deve essere eletto dopo le prime votazioni. Il Presidente della Repubblica potrà sciogliere solo la Camera e il Presidente della Camera diventa la seconda carica dello Stato.

Cosa cambia per la Corte Costituzionale
Per quanto riguarda la Corte Costituzionale i 5 giudici oggi eletti insieme dalle due Camere vengono eletti separatamente: 3 alla Camera, 2 al Senato. Inoltre, la riforma introduce la possibilità di sottoporre alla Corte Costituzionale le leggi elettorali per accertarne la legittimità.

La via preferenziale per il Governo alla Camera
Il Governo potrà chiedere alla Camera una “via preferenziale” per l’approvazione di una data legge ritenuta urgente. La Camera ha tempo 5 giorni per accogliere questa richiesta e deve discutere e approvare la legge entro 70 giorni. I decreti legge dovranno contenere “misure di immediata applicazione e di contenuto specifico, omogeneo e corrispondente al titolo”.

Province e Cnel, il vero addio
Con la riforma, le Province vengono definitivamente abolite e le loro competenze spartite tra Comuni, Regione e Stato. Viene inoltre abolito il Cnel (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro). Per entrambi questi enti, previsti dalla Costituzione, è infatti necessaria una legge di riforma costituzionale per prevederne la cancellazione.

Principi costituzioneLe competenze tra Stato e Regione
La riforma si occupa anche dell’organizzazione e l’assegnazione delle competenze tra Stato e Regioni rivedendo il famigerato Titolo V. Si tratta in particolare di un tanto vituperato articolo al centro di molte critiche. Particolarmente discussa, in questo articolo viene introdotta la “clausola di supremazia”, in base alla quale la legge dello Stato può intervenire se ritiene sia necessaria una “tutela dell’unità giuridica o economica della Repubblica ovvero la tutela dell’interesse nazionale”. Tra le critiche più ricorrenti quella di un maggior accentramento dei poteri allo Stato che riporta effettivamente a sé competenze come il turismo o la politica energetica.

Referendum e leggi di iniziativa popolari
Cambia anche la disciplina del referendum: per gli abrogativi rimane la cifra di 500mila firme per richiederlo e il quorum al 50%+1 degli aventi diritto per rendere valido il voto, ma se a richiederlo sono almeno 800mila elettori, il quorum si abbassa al 50%+1 dei votanti alle ultime elezioni per la Camera. Saranno ammessi anche referendum popolari propositivi e d’indirizzo. Novità anche per le leggi di iniziativa popolare: serviranno non più 50mila ma 150mila firme, ma il Parlamento avrà l’obbligo di discuterle.

Si promuove l’equilibrio di genere
Tratto questo trascurato nel dibattito pubblico, la riforma promuove “l’equilibrio tra donne e uomini nella rappresentanza”. Questo significa che ci vorranno leggi elettorali ad hoc nella direzione, per esempio, della doppia preferenza di genere già istituita anche alle ultime amministrative.

Il combinato disposto con la legge elettorale e le incertezze dell’Italicum
Come non bastasse la complessità della materia in sé, in ballo c’è anche la modifica della legge elettorale, il cosiddetto Italicum approvato dal Parlamento e attualmente in attesa di un pronunciamento della Corte costituzionale su due ricorsi presentati sulla legge. Non solo, trattandosi di una legge ordinaria e non costituzionale (non si vota infatti sull’Italicum al referendum, in nessun caso), non sono escluse modifiche in corso d’opera in particolare per dare il premio di maggioranza alla coalizione vincente e non alla sola forza politica, come è previsto adesso. Ed è proprio questa possibile modifica della legge elettorale tuttavia a tenere in stand by più di un elettore anche del Pd perché preoccupa molti il combinato disposto tra una riforma in grado di dare maggior potere all’esecutivo e una legge che potrebbe portare a governare una forza politica che ottiene il 37 percento dei voti al primo turno o la vincitrice tra un ballottaggio se nessuna forza politica dovesse raggiungere il 37 percento. Una legge già approvata, pur tra mille polemiche, e che è in vigore ma non è mai stata testata e che ora qualcuno teme che potrebbe avvantaggiare di fatto i 5 Stelle. E che riguarda, si badi bene, solo la Camera. Dunque il paradosso a cui si andrebbe incontro in caso di vittoria del No è quello di trovarsi con (forse) la nuova legge per la Camera e per il Senato la legge rimasta dopo la parziale bocciatura del cosiddetto Porcellum di Calderoli (la legge con cui è stato eletto l’attuale Parlamento) da parte della Corte costituzionale.

«Quali strutture ospiteranno i venti minori stranieri non accompagnati?»

Gardin (Lega) critica il progetto hub diffuso per la prima accoglienza in cui partecipa il Comune: «Quale sarà la gestione dei costi?»

I tempi di permanenza, la gestione dei costi, le disposizioni di sicurezza: sono i tre punti critici, secondo la Lega Nord, a proposito del progetto di prima accoglienza per minori stranieri non accompagnati che da settembre per due anni e mezzo potrà contare su venti posti dislocati in due strutture nel centro urbano di Ravenna.

Innanzitutto Samantha Gardin, capogruppo della Lega Nord in consiglio comunale e segretaria provinciale del movimento a Ravenna, critica l’assessore Valentina Morigi per aver mantenuto il riserbo sulla posizione delle strutture: «In conferenza stampa si è rifiutata di chiarire quale sia l’ubicazione delle strutture a Ravenna. Morigi ha svelato che si tratta di un condominio, ma non ha voluto precisare la via. Ha promesso un incontro pubblico di presentazione, ma solo dopo che il progetto sarà entrato a regime».

Poi Gardin entra più nel merito del progetto: «Sono incerti i tempi di permanenza di questi giovani stranieri. Il limite dovrebbe essere di 60 giorni ma è stato detto che chi si trova a ridosso della maggiore età, la maggior parte, rimane più a lungo. Non si sa nulla della quetione sicurezza. Abbiamo imparato, a nostre spese, che non tutti questi minori, di fatto clandestini, sono bravi ragazzi. Nessuno ha parlato di come e se saranno sorvegliati e di cosa accadrà se si macchieranno di qualche atto criminoso o di vandalismo».

Infine la questione dei costi: «A un primo esame dovrebbero essere circa 56 euro al giorno a testa. Un cifra cospicua, che si evince dal costo di 2,56 milioni di euro per 50 giovani stranieri (20 a Ravenna e 30 a Budrio, ndr) per trenta mesi. A questi giovani saranno garantiti assistenza legale e sanitaria, vitto, alloggio, servizi di mediazione culturale, un pocket money, lezioni di italiano e frequentazione di non meglio precisate associazioni e strutture dedicate. Insomma, potranno godere di servizi e benefit di cui forse non possono fruire molti giovani italiani, soprattutto a titolo gratuito».

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