lunedì
04 Maggio 2026

Un altro murales nel quartiere Darsena grazie al festival Subsidenze

L’artista russo Rustam QBic al lavoro in via Fiume 33

Sempre più consolidato nel panorama delle iniziative artistiche e culturali cittadine, torna Subsidenze, il festival di street art realizzato dall’associazione culturale Indastria con il Comune.

Per la terza edizione sarà possibile vedere all’opera artisti di fama nazionale e internazionale, ma anche locali, per due settimane (contro i sette giorni dell’anno scorso) dal 25 al 31 luglio e dal 5 all’11 settembre.

Inoltre da oggi (mercoledì 22 giugno) Subsidenze vivrà una prestigiosa anteprima, con la presenza a Ravenna del giovane artista russo Rustam QBic (per saperne di più sui suoi lavori: rustamqbic.com), che realizzerà un murales orizzontale, di quindici metri per cinque, su un muro di un edificio Acer, in via Fiume 33. L’opera, coloratissima, raffigurerà persone a cavallo di uccelli alati. Rustam QBic è al lavoro da questa mattina. Il murales comincerà a prendere forma tra domani e dopodomani e la previsione è di vederlo concluso tra domenica e lunedì. L’evoluzione dell’opera sarà documentata sulla pagina facebook “Subsidenze”. Rustam QBic lascerà Ravenna martedì 28 giugno.

Il programma completo sarà reso noto prossimamente ma gli organizzatori confermano la formula che vedrà gli artisti all’opera principalmente nel quartiere della Darsena, ma anche in altre zone della città, e lo svolgimento di numerosi eventi collaterali, quali mostre, proiezioni, visite guidate.

Spettacoli, dibattiti e piatti multietnici in Darsena con il Festival delle culture  

Il programma della decima edizione, a Ravenna dal 24 al 26 giugno

Il 24, 25 e 26 giugno, a Ravenna, nella Darsena di città, si terrà la decima edizione del Festival delle Culture, promossa dal Comune di Ravenna con il contributo della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna. Il tema centrale del Festival 2016 è quello dei “Luoghi Comuni”, nelle sue diverse accezioni: luoghi comuni intesi come stereotipi, rispetto ai quali occorre un lavoro quotidiano di informazione e di promozione culturale, a cui si oppongono i luoghi comuni intesi come spazi di costruzione del sapere comune e della convivenza.

Durante la tre giorni densa di appuntamenti sono previsti sei concerti che avranno luogo all’Almagià, tra cui quello de La Dame Blanche (sabato), aka Yaite Ramos, figlia del Musical Director della Buena Vista Social Club, e dei Söndörgő (domenica), la band di folk ungherese della famiglia Eredics. Sempre all’Almagià, sabato 25 alle 18, ci sarà uno storico momento che vedrà la nascita della prima orchestra multiculturale della città di Ravenna: la Banda delle Darsena, che esordirà con una jam session aperta a musicisti di ogni dove.

La banchina del canale Candiano sarà invasa dai punti ristoro multietnici e dal mercato di prodotti artigianali di vari paesi, mentre i dibattiti, due per ogni sera, si terranno al circolo Dock 61 di via Magazzini Posteriori.

Il Festival delle Culture 2016 è stato realizzato con il metodo della progettazione partecipata che ha coinvolto oltre cinquanta persone, membri di associazioni ma anche singoli cittadini attivi, di ogni età, genere e nazionalità.

PROGRAMMA

Si parte venerdì 24 giugno alle 17 da Piazza del Popolo con la Fiumana Atto VII che segna l’Apertura della X edizione del Festival delle Culture.

La parata inaugurale, con la lunga bandiera del mondo, arriverà fino alle Artificerie Almagià. Durante il perscorso prenderanno vita le performaces di giovani artisti: il gruppo Murga Los Adoquines de Spartaco con musiche dal vivo e danze coreografiche, la Breakdance dei Lasagna Style, il parkour di Ravenna Shine, il rap dei ragazzi del Cisim, le danze egiziane di Saidi Danza, la capoeira del gruppo Coquinho Baiano, le performances di Deviazioni–animazioni di strada. Con l’accompagnamento musicale del FurgoDisco con DJ Aldivas.

Alle 19 iniziano i dibattiti al  Dock 61. Primo appuntamento con Donne e bambine in educazione: a scuola di libertà. L’incontro con le studiose Chiara Lugarini (Tutor presso la Cattedra di Pedagogia Interculturale, Unimib) e Anna Maria Piussi (Docente di Pedagogia e Differenza Sessuale presso il Dipartimento di Scienze Umane dell’Università degli Studi di Verona) è curato dalla  Casa delle Donne.

Serata incentrata sulle arti giovani all’Almagià. Alle 20.30 si apre con le spettacolari performances di Breakdance del gruppo Lasagna Style, mentre alle 21 sarà il momento de Le Pigne in concerto e del rap dei giovani artisti del Cisim. Alle 21.30  ci aspetta il Dj set di Aldivas con hip pop, trap, afro da danzare in libertà.

Alle 21.45 si torna al Dock 61 con la presentazione del progetto Non si direbbe che sei straniero.

Luoghi non comuni sull’ospitalità: esperienze di ospitalità tra famiglie migranti e studenti universitari (progetto Peace Spot III – Fondazione Flaminia). Ravenna student life: gli universitari internazionali si raccontano. Moderano i professori Vincenzo Matera e Selenia Mirabello, docenti di antropologia culturale e processi di migrazione dell’Università di Bologna, Campus di Ravenna.

Alle 22.30  c/o Almagià  chiude la prima giornata del festival lo spettacolo dal vivo di Murga Los Adoquines de Spartaco dal vivo. La Murga Porteña è un fenomeno del Carnevale di Buenos Aires, portata in Argentina dagli schiavi africani nel periodo coloniale. Los Adoquines nasce nel 2009 all’interno del centro sociale Spartaco, nel quartiere di Roma Quadraro, grazie a un laboratorio tenuto da alcuni componenti de la Malamurga e della Murga Viajeros del Humo (Gonnet, Argentina).

Come è stato anticipato sabato 25 giugno alle 18 c/o l’Almagià prenderà vita la Banda della Darsena, la prima orchestra multiculturale di Ravenna,  a battesimo con una jam session. Open Call – Festival delle Culture Jam Session è realizzato con la direzione artistica di Marco Zanotti, coadiuvato da Franck Viderot e Baye Fara Thiam. Info e iscrizioni: 334 1076145.

A seguire, alle 19, dal Senegal: il Sabar. Si tratta della danza tradizionale in costume condotta dalle donne della comunità senegalese che improvvisano sul tappeto di percussioni suonate dagli uomini. A cura di Asra.

Alle 19 primo dibattito della serata al Dock 61 con Media, luoghi comuni e neorazzismo. Intervengono l’avvocato Gian Andrea Ronchi e l’associazione Occhio ai Media di Ferrara. Modera Federica Angelini (giornalista).

Alle 21 all’interno dell’Almagià l’associazione Romania Mare organizza Danze, costumi e musiche popolari rumene, con la partecipazione della cantante romena Geta Hangu.

Alle 21.45 al Dock 61 si terrà il secondo dibattito della serata: Il Pakistan e la sua diaspora in Italia con Emanuele Giordana (Radio Terzo Mondo) e Khizar Chaudry (mediatore culturale). Modera Emanuela Casadio (Avvocato di strada onlus).

Alle 22.30 c/o l’Almagià si esibirà il Samvad Trio (Italia). «Samvad» è un termine sanscrito che significa “dialogo” o “accordo”. Igino Giovanni Brunori e Virginia Nicoli, insieme al suonatore di tabla Ciro Montanari, propongono una fusion di derivazione indiana, in bilico fra antico e contemporaneo, Oriente e Occidente.

Alle 23.15 secondo appuntamento con la musica con il concerto di La Dame Blanche (Cuba/Francia). Yaite Ramos, musicista cubana che vive a Parigi, è la figlia di Jesus “Aguaje” Ramos, Musical Director della Buena Vista Social Club. Le tracce di Piratas (2014), la sua ultima release, sono ricche di significato sociale e affondano le proprie radici nella tradizionale musica urbana. Rap, Reggae, e certamente Nu Cumbia, sono tutti terreni fertili per La Dame Blanche.

Domenica 26 giugno alle 19 c/o l’Almagià torna al Festival delle Culture The Sould Parade. Danze dalla tradizione nigeriana. Part II con Donne interculturali: Edo Cultural Dance; Lover Brothers: Edo Dance; Royal Sister: Cultural Group Dance.

Alle 19 al Dock 61 si parla de I luoghi comuni dell’abitare con Emanuela Capellari (Acer Ravenna), Massimo Giordano (E’/co-housing, Bologna), Manila Ricci (Casa Madiba, Rimini), Daniela Gatta e Daniele Bertoni (Housing First / Prima la Casa, Consorzio Sol.co, Ravenna). Modera Andrea Caccìa (Villaggio Globale).

Alle 20.30 c/o l’Almagià si terrà la consegna del Premio all’intercultura città di Ravenna 2015. In apertura esibizioni di danze dalla tradizione persiana Gilaki (nord-Iran). A seguire,  “Master chef il terzo mondo”, premiazione dei due piatti più graditi del Festival. A cura dell’associazione Il Terzo Mondo.

Alle  21.30 spazio alla musica con il concerto di Mihretu Ghide & Panacea (Eritrea/Italia)

Mihretu Ghide è un cantautore eritreo originario di Barantu. È rifugiato in Italia dal 2008 dove comincia a collaborare da subito con i Panacea, l’ensemble salernitana di Michele Longo e Casimiro Erario. Mihretu usa la lingua tigrigna e suona il Krar, un cordofono tradizionale dell’Africa orientale che si declina in diverse varianti morfologiche.

Alle 21.45 al Dock 61, ultimo dibattito di questa edizione del Festival: Profughi di ieri, profughi di oggi: dall’ex Jugoslavia alla Siria con Azra Nuhefendic (Osservatorio Balcani Caucaso), Chiara Cruciati (Nena News), Pietro De Carli (Esperto di cooperazione internazionale). Modera Pippo Tadolini (Lampedusa siamo noi).

Alle 22.30 c/o l’Almagià concludiamo l’edizione 2016 del Festival con il concerto di Söndörgő (Ungheria). La famiglia Eredics, tre fratelli e un cugino, provengono da un villaggio chiamato Szentendre che si trova sul Danubio nei pressi di Budapest. In contrasto con la maggior parte dei gruppi che suonano musica balcanica, Söndörgő non sono un gruppo formato prevalentemente da ottoni, ma si tratta di una banda di tamburitza, un piccolo strumento simile al mandolino che si suona con agili pizzicate e che a volte viene accompagnata dalla fisarmonica o da strumenti a fiato.

FUORI DAL PALCO/GLI EVENTI COLLATERALI

Osservazione della volta stellata, guidata dagli astrofili del Planetario di Ravenna

Per i più piccoli: Gioca con noi!

Laboratorio ludico creativo per bambine e bambini, costruzione di giocattoli e di bijoux di tutto il mondo. A cura di Terra Mia.

L’angolo dei giochi da tavolo del lontano oriente: l’associazione italo-filippina propone il gioco del Karrom (India, Sri Lanka, Filippine), del Go/weiqi/baduk (Giappone, Cina, Corea), del Mahjong (Cina, Filippine, Vietnam, Taiwan, Romagna), del Pakisi/ludo (India, Nepal, Bangladesh), della Sungka/chonga (Filippine e indonesia), del Xiang Qi (scacchi cinesi). A cura di Mabuhay.

Sartoria meticcia: una sartoria che produce “in diretta” capi di abbigliamento con stoffe africane. A cura dell’Associazione Città Meticcia.

La bellezza del foulard:  sciarpe, foulard, pashmine, carrè, velo si possono indossare e re-inventare secondo le tradizioni dei paesi. Il laboratorio si propone di far conoscere e far provare i diversi stili per portare il foulard. Chi indossa il foulard potrà essere fotografato ed entrerà a far parte di un grande mosaico fotografico. A cura dell’Associazione Cittadini del pianeta.

Laboratorio  linguistico (francese inglese spagnolo)

Approccio alle lingue aperto tutt*. Dal progetto “Chi parla due lingue vive due vite”. Sarà rilasciato un attestato di partecipazione. A cura dell’associazione Il Terzo Mondo.

LE MOSTRE

Piazzetta Almagià

Nel labirinto dei luoghi comuni

Un labirinto fotografico su roll up con 10 scatti scelti e prodotti dagli studenti del Liceo Classico e dell’Istituto Olivetti Callegari per smentire i luoghi comuni e aprire lo sguardo  alle “ storie che fanno la storia”, quelle storie che non possono cancellarsi né relegarsi con muri e confini, quelle storie che raccontano “un’altra storia”.

Dock 61

Uciadìna. Impressioni romagnoli

Il tema dell’esposizione è la Romagna con i suoi abitanti: ogni fotografo presenta così la sua personale uciadìna. alla nostra terra e a chi la vive quotidianamente, alle sue tradizioni e ai suoi paesaggi, alla sua cultura e alla sua gastronomia. Ci saranno i 20 migliori scatti del percorso partecipato che ha coinvolto 150 fotografi. A cura dell’associazione Marigodosa.

Almagià

Prospettive di luoghi comuni

Una mostra fotografica che mette in luce lo sguardo dei fruitori dello spazio cittadino. Il luogo comune che stereotipa e il luogo fisico che invece mostra la condivisione di uno stesso universo. Si tratta di scatti degli studenti della Scuola di Lingua e Cultura Italiana L2 di Laboratorio Mondo effettuati tra Forlì e la Riviera Romagnola. A cura di Laboratorio Mondo.

Banchina del Canale Candiano
3 vele sul mare dei luoghi comuni

Installazione artistica a cura dell’Associazione ribellARTI.
Opera realizzata da Abra Degli Esposti (scultrice) e Adriano Ghironi (artigiano-artista).

LA WEB RADIO

#ARASUDITU: A Ravenna Succede di Tutto speciale Festival delle Culture

Le interviste impossibili di Noanda Tania Moroni e degli altri esseri viventi della neonata Associazione Culturale Succede di Tutto. Durate i tre giorni di Festival sarà allestito il SuccedePunto dove si intratterranno in modo informale gli ospiti del Festival. I video saranno visibili sul canale Youtube #ARASUDITU e su facebook.

 

Per info E-mail: festivalculture.ra@gmail.com Telefono: 0544 591876 (Casa delle Culture)

Spettacoli, dibattiti e piatti multietnici in Darsena con il Festival delle culture  

Il programma della decima edizione, a Ravenna dal 24 al 26 giugno

Il 24, 25 e 26 giugno, a Ravenna, nella Darsena di città, si terrà la decima edizione del Festival delle Culture, promossa dal Comune di Ravenna con il contributo della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna. Il tema centrale del Festival 2016 è quello dei “Luoghi Comuni”, nelle sue diverse accezioni: luoghi comuni intesi come stereotipi, rispetto ai quali occorre un lavoro quotidiano di informazione e di promozione culturale, a cui si oppongono i luoghi comuni intesi come spazi di costruzione del sapere comune e della convivenza.

Durante la tre giorni densa di appuntamenti sono previsti sei concerti che avranno luogo all’Almagià, tra cui quello de La Dame Blanche (sabato), aka Yaite Ramos, figlia del Musical Director della Buena Vista Social Club, e dei Söndörgő (domenica), la band di folk ungherese della famiglia Eredics. Sempre all’Almagià, sabato 25 alle 18, ci sarà uno storico momento che vedrà la nascita della prima orchestra multiculturale della città di Ravenna: la Banda delle Darsena, che esordirà con una jam session aperta a musicisti di ogni dove.

La banchina del canale Candiano sarà invasa dai punti ristoro multietnici e dal mercato di prodotti artigianali di vari paesi, mentre i dibattiti, due per ogni sera, si terranno al circolo Dock 61 di via Magazzini Posteriori.

Il Festival delle Culture 2016 è stato realizzato con il metodo della progettazione partecipata che ha coinvolto oltre cinquanta persone, membri di associazioni ma anche singoli cittadini attivi, di ogni età, genere e nazionalità.

PROGRAMMA

Si parte venerdì 24 giugno alle 17 da Piazza del Popolo con la Fiumana Atto VII che segna l’Apertura della X edizione del Festival delle Culture.

La parata inaugurale, con la lunga bandiera del mondo, arriverà fino alle Artificerie Almagià. Durante il perscorso prenderanno vita le performaces di giovani artisti: il gruppo Murga Los Adoquines de Spartaco con musiche dal vivo e danze coreografiche, la Breakdance dei Lasagna Style, il parkour di Ravenna Shine, il rap dei ragazzi del Cisim, le danze egiziane di Saidi Danza, la capoeira del gruppo Coquinho Baiano, le performances di Deviazioni–animazioni di strada. Con l’accompagnamento musicale del FurgoDisco con DJ Aldivas.

Alle 19 iniziano i dibattiti al  Dock 61. Primo appuntamento con Donne e bambine in educazione: a scuola di libertà. L’incontro con le studiose Chiara Lugarini (Tutor presso la Cattedra di Pedagogia Interculturale, Unimib) e Anna Maria Piussi (Docente di Pedagogia e Differenza Sessuale presso il Dipartimento di Scienze Umane dell’Università degli Studi di Verona) è curato dalla  Casa delle Donne.

Serata incentrata sulle arti giovani all’Almagià. Alle 20.30 si apre con le spettacolari performances di Breakdance del gruppo Lasagna Style, mentre alle 21 sarà il momento de Le Pigne in concerto e del rap dei giovani artisti del Cisim. Alle 21.30  ci aspetta il Dj set di Aldivas con hip pop, trap, afro da danzare in libertà.

Alle 21.45 si torna al Dock 61 con la presentazione del progetto Non si direbbe che sei straniero.

Luoghi non comuni sull’ospitalità: esperienze di ospitalità tra famiglie migranti e studenti universitari (progetto Peace Spot III – Fondazione Flaminia). Ravenna student life: gli universitari internazionali si raccontano. Moderano i professori Vincenzo Matera e Selenia Mirabello, docenti di antropologia culturale e processi di migrazione dell’Università di Bologna, Campus di Ravenna.

Alle 22.30  c/o Almagià  chiude la prima giornata del festival lo spettacolo dal vivo di Murga Los Adoquines de Spartaco dal vivo. La Murga Porteña è un fenomeno del Carnevale di Buenos Aires, portata in Argentina dagli schiavi africani nel periodo coloniale. Los Adoquines nasce nel 2009 all’interno del centro sociale Spartaco, nel quartiere di Roma Quadraro, grazie a un laboratorio tenuto da alcuni componenti de la Malamurga e della Murga Viajeros del Humo (Gonnet, Argentina).

Come è stato anticipato sabato 25 giugno alle 18 c/o l’Almagià prenderà vita la Banda della Darsena, la prima orchestra multiculturale di Ravenna,  a battesimo con una jam session. Open Call – Festival delle Culture Jam Session è realizzato con la direzione artistica di Marco Zanotti, coadiuvato da Franck Viderot e Baye Fara Thiam. Info e iscrizioni: 334 1076145.

A seguire, alle 19, dal Senegal: il Sabar. Si tratta della danza tradizionale in costume condotta dalle donne della comunità senegalese che improvvisano sul tappeto di percussioni suonate dagli uomini. A cura di Asra.

Alle 19 primo dibattito della serata al Dock 61 con Media, luoghi comuni e neorazzismo. Intervengono l’avvocato Gian Andrea Ronchi e l’associazione Occhio ai Media di Ferrara. Modera Federica Angelini (giornalista).

Alle 21 all’interno dell’Almagià l’associazione Romania Mare organizza Danze, costumi e musiche popolari rumene, con la partecipazione della cantante romena Geta Hangu.

Alle 21.45 al Dock 61 si terrà il secondo dibattito della serata: Il Pakistan e la sua diaspora in Italia con Emanuele Giordana (Radio Terzo Mondo) e Khizar Chaudry (mediatore culturale). Modera Emanuela Casadio (Avvocato di strada onlus).

Alle 22.30 c/o l’Almagià si esibirà il Samvad Trio (Italia). «Samvad» è un termine sanscrito che significa “dialogo” o “accordo”. Igino Giovanni Brunori e Virginia Nicoli, insieme al suonatore di tabla Ciro Montanari, propongono una fusion di derivazione indiana, in bilico fra antico e contemporaneo, Oriente e Occidente.

Alle 23.15 secondo appuntamento con la musica con il concerto di La Dame Blanche (Cuba/Francia). Yaite Ramos, musicista cubana che vive a Parigi, è la figlia di Jesus “Aguaje” Ramos, Musical Director della Buena Vista Social Club. Le tracce di Piratas (2014), la sua ultima release, sono ricche di significato sociale e affondano le proprie radici nella tradizionale musica urbana. Rap, Reggae, e certamente Nu Cumbia, sono tutti terreni fertili per La Dame Blanche.

Domenica 26 giugno alle 19 c/o l’Almagià torna al Festival delle Culture The Sould Parade. Danze dalla tradizione nigeriana. Part II con Donne interculturali: Edo Cultural Dance; Lover Brothers: Edo Dance; Royal Sister: Cultural Group Dance.

Alle 19 al Dock 61 si parla de I luoghi comuni dell’abitare con Emanuela Capellari (Acer Ravenna), Massimo Giordano (E’/co-housing, Bologna), Manila Ricci (Casa Madiba, Rimini), Daniela Gatta e Daniele Bertoni (Housing First / Prima la Casa, Consorzio Sol.co, Ravenna). Modera Andrea Caccìa (Villaggio Globale).

Alle 20.30 c/o l’Almagià si terrà la consegna del Premio all’intercultura città di Ravenna 2015. In apertura esibizioni di danze dalla tradizione persiana Gilaki (nord-Iran). A seguire,  “Master chef il terzo mondo”, premiazione dei due piatti più graditi del Festival. A cura dell’associazione Il Terzo Mondo.

Alle  21.30 spazio alla musica con il concerto di Mihretu Ghide & Panacea (Eritrea/Italia)

Mihretu Ghide è un cantautore eritreo originario di Barantu. È rifugiato in Italia dal 2008 dove comincia a collaborare da subito con i Panacea, l’ensemble salernitana di Michele Longo e Casimiro Erario. Mihretu usa la lingua tigrigna e suona il Krar, un cordofono tradizionale dell’Africa orientale che si declina in diverse varianti morfologiche.

Alle 21.45 al Dock 61, ultimo dibattito di questa edizione del Festival: Profughi di ieri, profughi di oggi: dall’ex Jugoslavia alla Siria con Azra Nuhefendic (Osservatorio Balcani Caucaso), Chiara Cruciati (Nena News), Pietro De Carli (Esperto di cooperazione internazionale). Modera Pippo Tadolini (Lampedusa siamo noi).

Alle 22.30 c/o l’Almagià concludiamo l’edizione 2016 del Festival con il concerto di Söndörgő (Ungheria). La famiglia Eredics, tre fratelli e un cugino, provengono da un villaggio chiamato Szentendre che si trova sul Danubio nei pressi di Budapest. In contrasto con la maggior parte dei gruppi che suonano musica balcanica, Söndörgő non sono un gruppo formato prevalentemente da ottoni, ma si tratta di una banda di tamburitza, un piccolo strumento simile al mandolino che si suona con agili pizzicate e che a volte viene accompagnata dalla fisarmonica o da strumenti a fiato.

FUORI DAL PALCO/GLI EVENTI COLLATERALI

Osservazione della volta stellata, guidata dagli astrofili del Planetario di Ravenna

Per i più piccoli: Gioca con noi!

Laboratorio ludico creativo per bambine e bambini, costruzione di giocattoli e di bijoux di tutto il mondo. A cura di Terra Mia.

L’angolo dei giochi da tavolo del lontano oriente: l’associazione italo-filippina propone il gioco del Karrom (India, Sri Lanka, Filippine), del Go/weiqi/baduk (Giappone, Cina, Corea), del Mahjong (Cina, Filippine, Vietnam, Taiwan, Romagna), del Pakisi/ludo (India, Nepal, Bangladesh), della Sungka/chonga (Filippine e indonesia), del Xiang Qi (scacchi cinesi). A cura di Mabuhay.

Sartoria meticcia: una sartoria che produce “in diretta” capi di abbigliamento con stoffe africane. A cura dell’Associazione Città Meticcia.

La bellezza del foulard:  sciarpe, foulard, pashmine, carrè, velo si possono indossare e re-inventare secondo le tradizioni dei paesi. Il laboratorio si propone di far conoscere e far provare i diversi stili per portare il foulard. Chi indossa il foulard potrà essere fotografato ed entrerà a far parte di un grande mosaico fotografico. A cura dell’Associazione Cittadini del pianeta.

Laboratorio  linguistico (francese inglese spagnolo)

Approccio alle lingue aperto tutt*. Dal progetto “Chi parla due lingue vive due vite”. Sarà rilasciato un attestato di partecipazione. A cura dell’associazione Il Terzo Mondo.

LE MOSTRE

Piazzetta Almagià

Nel labirinto dei luoghi comuni

Un labirinto fotografico su roll up con 10 scatti scelti e prodotti dagli studenti del Liceo Classico e dell’Istituto Olivetti Callegari per smentire i luoghi comuni e aprire lo sguardo  alle “ storie che fanno la storia”, quelle storie che non possono cancellarsi né relegarsi con muri e confini, quelle storie che raccontano “un’altra storia”.

Dock 61

Uciadìna. Impressioni romagnoli

Il tema dell’esposizione è la Romagna con i suoi abitanti: ogni fotografo presenta così la sua personale uciadìna. alla nostra terra e a chi la vive quotidianamente, alle sue tradizioni e ai suoi paesaggi, alla sua cultura e alla sua gastronomia. Ci saranno i 20 migliori scatti del percorso partecipato che ha coinvolto 150 fotografi. A cura dell’associazione Marigodosa.

Almagià

Prospettive di luoghi comuni

Una mostra fotografica che mette in luce lo sguardo dei fruitori dello spazio cittadino. Il luogo comune che stereotipa e il luogo fisico che invece mostra la condivisione di uno stesso universo. Si tratta di scatti degli studenti della Scuola di Lingua e Cultura Italiana L2 di Laboratorio Mondo effettuati tra Forlì e la Riviera Romagnola. A cura di Laboratorio Mondo.

Banchina del Canale Candiano
3 vele sul mare dei luoghi comuni

Installazione artistica a cura dell’Associazione ribellARTI.
Opera realizzata da Abra Degli Esposti (scultrice) e Adriano Ghironi (artigiano-artista).

LA WEB RADIO

#ARASUDITU: A Ravenna Succede di Tutto speciale Festival delle Culture

Le interviste impossibili di Noanda Tania Moroni e degli altri esseri viventi della neonata Associazione Culturale Succede di Tutto. Durate i tre giorni di Festival sarà allestito il SuccedePunto dove si intratterranno in modo informale gli ospiti del Festival. I video saranno visibili sul canale Youtube #ARASUDITU e su facebook.

 

Per info E-mail: festivalculture.ra@gmail.com Telefono: 0544 591876 (Casa delle Culture)

Chimica, Versalis resta di Eni Saltata la trattativa con Sk Capital

Per l’azienda italiana è stato «impossibile trovare un accordo sulla futura governance della società». La soddisfazione del neo sindaco

Dopo mesi di trattative salta la cessione della maggioranza di Versalis da Eni al fondo americano Sk Capital «per l’impossibilità – spiega il cane a sei zampe – di trovare un accordo su alcuni punti negoziali tra cui, in particolare, la futura governance della società». La questione riguarda da vicino Ravenna per la presenza dell’azienda al polo petrolchimico con numerosi occupati. L’operazione era stata fortemente osteggiata dai sindacati temendo che si trattasse di una speculazione finanziaria senza interessi alla continuità aziendale. Dalla prossima semestrale, quindi, Eni tornerà a consolidare integralmente Versalis nei conti di gruppo.

Gli yankee si erano fatti avanti per l’acquisto del 70 percento impegnandosi a investimenti futuri per un totale di 1,2 miliardi di euro. L’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, aveva spiegato che Sk avrebbe potuto acquistare Versalis solo se fosse stata in grado di rispettare i 5 vincoli posti da Eni: «Chi compra si deve impegnare a mantenere gli attuali stabilimenti per almeno cinque anni, ampliandone casomai il perimetro, e per tre anni l’attuale personale, anche in questo caso eventualmente ampliandolo». Poi ci sono gli investimenti che «devono essere di 1,2 miliardi in tutte le attività della chimica, compresa la chimica verde». Infine «Versalis deve restare italiana e il vertice dovrà essere quello che è oggi».

La vicenda Versalis aveva tenuto banco anche nelle ultime settimane di campagna elettorale per le elezioni comunali, soprattutto dopo che le proteste di lavoratori e sindacati erano state lasciate fuori dalla piazza dove il 3 giugno si svolgeva il comizio del premier Matteo Renzi per concludere la campagna elettorale di Michele De Pascale. Il neo eletto sindaco commenta così: «Apprendo con grande soddisfazione che la direzione di Eni ha deciso di interrompere le trattative con l’americana Sk. In questi mesi le istituzioni locali e le parti sociali hanno condotto una battaglia molto dura per evidenziare le criticità di questa operazione che non avrebbe dato alcuna certezza né al futuro della chimica locale né nazionale. Da parte mia c’è stata in questi mesi una forte azione di sensibilizzazione nei confronti del Governo. Proprio stamani ho convocato i sindacati per un incontro, fissato per giovedì alle 14. 30: sarà l’occasione per affrontare insieme le nuove strategie e gli investimenti a favore della chimica ravennate. Il prossimo obiettivo da perseguire nel corso di un incontro con Eni sarà quello di far ripartire con certezza gli investimenti a Ravenna, e affrontando poi gli aspetti finanziari, rivalutando anche il ricorso alla Cassa depositi e prestiti».

«Non aveva mai convinto un’operazione priva di logica industriale, dietro cui si vedeva soltanto la volontà di Eni di sbarazzarsi di attività ritenute non sufficientemente remunerative», dice Giovanni Paglia, deputato ravennate di Sinistra italiana. «I problemi tuttavia non scompaiono. L’Italia non può permettersi di perdere la chimica industriale e questa per sostenersi ha bisogno di investimenti ingenti finalizzati all’innovazione. Se Eni non è in grado di farli, si persegua con convinzione la possibilità di un intervento nel capitale di Cassa Depositi e Prestiti. Se Cdp può entrare nel fondo Atlante, in Ilva e acquistare caserme e carceri, non si capisce infatti perché non possa fare lo stesso in un settore strategico come la chimica».

Processo Terremerse: assolto l’ex Presidente della Regione Vasco Errani

Appello bis: l’accusa era falso ideologico in atto pubblico
Le sue parole: «Finalmente è finita. Sono stati anni di sofferenza»

L’ex presidente della Regione Emilia-Romagna Vasco Errani è stato assolto nell’appello bis del processo Terremerse.

L’accusa era falso ideologico in atto pubblico, per aver “coperto”, con uno scritto inviato nel 2009 alla Procura la cooperativa presieduta dal fratello, Giovanni Errani.

Dopo la condanna nel primo appello, Errani diede le dimissioni da Governatore, carica ricoperta per 15 anni.

Assolti anche due dirigenti regionali, confermando la sentenza del gup del 2012. Lo riporta un’agenzia dell’Ansa, che citiamo testualmente.

«Finalmente è finita – ha scritto invece lo stesso Errani su Facebook –. Con questa sentenza di assoluzione si chiude una lunga vicenda processuale che forse non avrebbe dovuto nemmeno aprirsi. Si afferma così in modo definitivo la verità. Sono stati lunghi anni di sofferenza per me e per i miei familiari, sofferenza alleviata soltanto dalla solidarietà e stima che ho sentito intorno a me e per questo ancora una volta ringrazio tutte e tutti. Ho pagato un prezzo altissimo e ciò per altro ha coinvolto un’importante istituzione come la Regione Emilia-Romagna, ma sono orgoglioso di avere sempre avuto un comportamento corretto e coerente di lealtà e pieno rispetto delle istituzioni che per me vengono sempre prima delle vicende, anche le più ingiuste, che coinvolgono una persona. È chiarissimo che nulla potrà mai cancellare la sofferenza di questi anni, perché quando ingiustamente è in discussione l’onestà, che viene prima di ogni altra cosa, vivi un dolore intimo, interiore che è impossibile dimenticare. Non ho rancori né recriminazioni da fare, spero soltanto che anche da questa vicenda possa venire uno stimolo ad una riflessione nell’interesse del Paese, lontano dalle strumentalizzazioni, nel pieno rispetto di ogni Istituzione e dei diritti e dovere di tutti. Oggi io e la mia famiglia siamo felici».

Tra gli articoli correlati la ricostruzione della vicenda.

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L’accusa era falso ideologico in atto pubblico, per aver “coperto”, con uno scritto inviato nel 2009 alla Procura la cooperativa presieduta dal fratello, Giovanni Errani.

Dopo la condanna nel primo appello, Errani diede le dimissioni da Governatore, carica ricoperta per 15 anni.

Assolti anche due dirigenti regionali, confermando la sentenza del gup del 2012. Lo riporta un’agenzia dell’Ansa, che citiamo testualmente.

«Finalmente è finita – ha scritto invece lo stesso Errani su Facebook –. Con questa sentenza di assoluzione si chiude una lunga vicenda processuale che forse non avrebbe dovuto nemmeno aprirsi. Si afferma così in modo definitivo la verità. Sono stati lunghi anni di sofferenza per me e per i miei familiari, sofferenza alleviata soltanto dalla solidarietà e stima che ho sentito intorno a me e per questo ancora una volta ringrazio tutte e tutti. Ho pagato un prezzo altissimo e ciò per altro ha coinvolto un’importante istituzione come la Regione Emilia-Romagna, ma sono orgoglioso di avere sempre avuto un comportamento corretto e coerente di lealtà e pieno rispetto delle istituzioni che per me vengono sempre prima delle vicende, anche le più ingiuste, che coinvolgono una persona. È chiarissimo che nulla potrà mai cancellare la sofferenza di questi anni, perché quando ingiustamente è in discussione l’onestà, che viene prima di ogni altra cosa, vivi un dolore intimo, interiore che è impossibile dimenticare. Non ho rancori né recriminazioni da fare, spero soltanto che anche da questa vicenda possa venire uno stimolo ad una riflessione nell’interesse del Paese, lontano dalle strumentalizzazioni, nel pieno rispetto di ogni Istituzione e dei diritti e dovere di tutti. Oggi io e la mia famiglia siamo felici».

Tra gli articoli correlati la ricostruzione della vicenda.

Pestaggi alle prostitute che non pagano Al vertice del racket una ex lucciola

Quattro persone fermate dopo tre raid sull’Adriatica a Savio: volevano 100 euro al giorno. In carcere una 35enne, figura di spicco del giro

Nel mondo grigio di chi vende sesso in strada e di chi fa business con il racket della prostituzione, nelle piazzole o nelle aree di servizio del tratto romagnolo della statale Adriatica, la conoscono tutti e molti la temono. La chiamano “la bulgara” senza fare il suo nome. Che però gira nei faldoni degli investigatori da quindici anni almeno. Perché la 35enne Kameliya Vasileva ne ha fatta di strada e si è fatta una fama: ha conosciuto la vita sul marciapiede e l’ha lasciata per arrivare, insieme alla sorella Antonaeta (33), ai vertici di un sodalizio criminale che controlla una fetta del mercato e cerca di espandersi. Una matrona, rispettata dai rivali. Così sono convinti gli inquirenti: la donna ora è in carcere insieme al compagno Rumen Chakarov (35) e al cognato Svilen Genkov Iliev (42) per effetto di un’ordinanza di custodia cautelare arrivata al termine di un’operazione dei carabinieri di Cervia e Savio che hanno aggiunto un tassello al lungo elenco di episodi annotati dalle caserme e dalle questure della zona della Romagna. La convinzione degli investigatori è di poter imbastire un castello accusatorio pesante che non si fermi alle recenti circostanze ma si annodi al passato fatto di denunce rimaste senza conseguenze.

Il fermo di polizia giudiziaria per indiziato di delitto è arrivato nel pomeriggio del 16 giugno nella camera di un albergo di Cesenatico dove i quattro, senza una fissa dimora in Italia, erano alloggiati. All’alba di quello stesso giorno si era verificato l’ultimo di una serie di tre episodi (il 15 e l’8 gli altri due) a loro attribuiti dai militari: tentativi di estorsione, conditi da esplicite minacce di morte mostrando coltelli e pistole e violente percosse con bastoni, ai danni di prostitute e transessuali. Veri e propri raid nel cuore della notte: «Siamo noi i capi adesso», è la frase che le vittime hanno sentito pronunciare dalle persone scese da una Mercedes e un’Audi per chiedere il pizzo. Per stare sulla strada – nel caso specifico sotto indagine un’area di servizio a Savio sulla corsia in direzione sud poco dopo la fine del tratto a quattro corsie – pretendevano 100 al giorno da chiunque. Senza mostrare timore di fronte alla promessa di denuncia alle autorità. Senza mostrare pietà verso la trans che si era ribellata: presa a calci e bastonate in strada con lesioni interne e una prognosi di venti giorni. Senza mostrare incertezze quando hanno rubato anche la borsetta di una delle ragazze. Le vittime che si sono rivolte ai carabinieri sono una decina, dicono di non aver mai pagato. Ma altre indagini in passato avrebbero fatto emergere l’esistenza di veri e propri rapporti commerciali con altri gruppi rivali che preferivano pagare la quota facendo un calcolo costi-benefici per l’attività illecità: «Nel mondo criminale la pace ha un prezzo che a volte per qualcuno conviene pagare», sintetizza il capitano Andrea Giacomini, comandante del nucleo operativo radiomobile di Cervia Milano Marittima.

I riscontri raccolti dall’Arma parlano di blitz con sei persone su due auto ma altre testimonianze arrivano a sostenere di casi in cui la banda arrivava anche in dieci su tre vetture. Le auto erano sempre le stesse: riconoscendole in tempo alcune ragazze si sono rifugiate nel bar vicino evitandosi il peggio. I primi indizi forniti da chi ha subito le spedizioni punitive hanno messo in moto i carabinieri verso il gruppo dei bulgari, dovendo fare i conti con la difficoltà di reperire informazioni genuine in un contesto in cui spesso le accuse sono mosse come ritorsioni. In uno dei tre casi sotto inchiesta una trans con il telefonino è riuscita a registrare di nascosto una conversazione con minacce, un elemento importante per le indagini. Le sorelle Vasileva erano già note. Mentre i due uomini erano entrati da poco in Italia e non parlano italiano. L’ipotesi investigativa è che fossero venuti qua proprio per fare il lavoro sporco sulla strada coordinati dalle donne e poi rientrare in patria contando su questo come via di fuga per evitare guai. Di fronte alle foto delle quattro persone fermate è arrivato il riconoscimento delle vittime.

Alla Rocca Brancaleone nel weekend la prima Festa della cipolla

Tra bancarelle, letture, musica, antichi mestieri e piatti tradizionali

Il 25 e 26 giugno la Rocca Brancaleone di Ravenna ospiterà la prima Festa della cipolla, organizzata dal Gruppo Amata Brancaleone. L’evento scaturisce dal patto che lo stesso gruppo ha sottoscritto con il Comune per la tutela dei beni comuni ed è organizzato in collaborazione con la Coldiretti.

L’appuntamento ridarà vita a una antica festa popolare, legata alla Chiesa di San Giovanni Battista, prevedendo la benedizione del parroco, don Gino, nella mattinata di domenica 26 alle 11.

Nei suggestivi spazi della Rocca saranno allestiti spazi per la vendita di prodotti tipici – come per esempio cipolla, aglio e lavanda – da parte dei produttori di Campagna amica, ma sarà presente anche il Mercato degli antichi mestieri a cura della Schola Hominum Burgi con dimostrazioni di tiro con l’arco da parte dei Mercenari della Guaita.

Uno spazio speciale è dedicato poi alla cucina contadina di cui la cipolla è uno degli ingredienti principe, con una relatrice d’eccezione, Angela Schiavina, sabato alle 18.30. Domenica alle 11,30 si terrà invece una breve conferenza sulla storia della Festa della cipolla da parte del presidente dell’associazione culturale Marigodosa, Enrico Amici.

Nelle due giornate (il sabato a cena e la domenica a pranzo e cena) i visitatori potranno assaggiare piatti preparati sul posto dal ristorante La Mascotte di Taglio di Cortina di Russi con due ricette della tradizione su tutti: i tagliolini allo scalogno e la cipolla fritta.

Le due giornate si concluderanno con eventi musicali: sabato con la tradizione romagnola dei Cantastorie di Romagna e domenica con la musica africana in Romagna suonata dai ragazzi del Liceo Ezio Pinza di Ravenna.

Durante la manifestazione sono in programma anche letture romagnole da parte del Gruppo Vivavoce.

Alla Rocca Brancaleone nel weekend la prima Festa della cipolla

Tra bancarelle, letture, musica, antichi mestieri e piatti tradizionali

Il 25 e 26 giugno la Rocca Brancaleone di Ravenna ospiterà la prima Festa della cipolla, organizzata dal Gruppo Amata Brancaleone. L’evento scaturisce dal patto che lo stesso gruppo ha sottoscritto con il Comune per la tutela dei beni comuni ed è organizzato in collaborazione con la Coldiretti.

L’appuntamento ridarà vita a una antica festa popolare, legata alla Chiesa di San Giovanni Battista, prevedendo la benedizione del parroco, don Gino, nella mattinata di domenica 26 alle 11.

Nei suggestivi spazi della Rocca saranno allestiti spazi per la vendita di prodotti tipici – come per esempio cipolla, aglio e lavanda – da parte dei produttori di Campagna amica, ma sarà presente anche il Mercato degli antichi mestieri a cura della Schola Hominum Burgi con dimostrazioni di tiro con l’arco da parte dei Mercenari della Guaita.

Uno spazio speciale è dedicato poi alla cucina contadina di cui la cipolla è uno degli ingredienti principe, con una relatrice d’eccezione, Angela Schiavina, sabato alle 18.30. Domenica alle 11,30 si terrà invece una breve conferenza sulla storia della Festa della cipolla da parte del presidente dell’associazione culturale Marigodosa, Enrico Amici.

Nelle due giornate (il sabato a cena e la domenica a pranzo e cena) i visitatori potranno assaggiare piatti preparati sul posto dal ristorante La Mascotte di Taglio di Cortina di Russi con due ricette della tradizione su tutti: i tagliolini allo scalogno e la cipolla fritta.

Le due giornate si concluderanno con eventi musicali: sabato con la tradizione romagnola dei Cantastorie di Romagna e domenica con la musica africana in Romagna suonata dai ragazzi del Liceo Ezio Pinza di Ravenna.

Durante la manifestazione sono in programma anche letture romagnole da parte del Gruppo Vivavoce.

La festa del nuovo sindaco di Ravenna in piazza Unità d’Italia – FOTO

Il candidato del Pd De Pascale ha vinto il ballottaggio. Passaggio
di consegne con Matteucci, che 5 anni fa prese 13mila voti in più

Applausi e abbracci in piazza Unità d’Italia, in centro a Ravenna, per Michele de Pascale. Il 31enne ex assessore del comune di Cervia, segretario provinciale del Pd, è come noto il nuovo sindaco di Ravenna e per festeggiare ha invitato tutti i cittadini nella serata di lunedì per un brindisi.

Nel pomeriggio, invece, il passaggio di consegna in municipio, con il sindaco uscente Fabrizio Matteucci che – dopo dieci anni di lavoro – ha consegnato al suo giovane successore la fascia tricolore.

De Pascale ha vinto lo storico ballottaggio del 19 giugno contro il candidato del centrodestra Massimiliano Alberghini con il 53,3 percento delle preferenze e circa 34mila voti. Matteucci, cinque anni fa, venne riconfermato a Palazzo Merlato forte di oltre 47mila voti.

Qui sotto una gallery della festa di Michele de Pascale in piazza Unità d’Italia.

 

Aeroporti italiani più sicuri con il sistema tecnologico della ravennate Astim  

Installato in dieci scali principali il prodotto dell’azienda ravennate e affidato ai vigili del fuoco per gestire le emergenze

La gestione delle emergenze nei dieci principali aeroporti italiani sarà supportata da un sistema ad alta tecnologia realizzato dalla società ravennate Astim su incarico dal ministero degli Interni. Il sistema Arff (Airport Rescue and Fire Fighting) sarà affidato ai vigili del fuoco agevolando le fasi di guida, di visione in condizioni estreme, di pianificazione e di conduzione di operazioni in scenari complessi: «Il prodotto – spiega una nota inviata alla stampa dall’azienda – recupera e mette in rete le informazioni provenienti da differenti sensori e sistemi, operando in modalità completamente digitale, garantendo quindi tempi di risposta rapidi e certi, ed aumentando la capacità operativa delle forze impegnate nell’intervento, così da essere determinante per la risoluzione delle criticità».

Gli ingegneri di Astim hanno ultimato installazioni e test e stanno provvedendo ai collaudi negli scali di Bergamo, Bologna, Catania, Milano (Linate e Malpensa), Napoli, Pisa, Roma (Ciampino), Torino (Caselle) e Venezia: «L’apparecchiatura può essere installata su veicoli, torri di controllo, sale operative, centri di comando e unità di crisi, altri aeromobili e punti strategici all’interno dell’aeroporto; può intervenire in situazioni come anomalie dell’aeromobile o dello scalo, situazioni sospette sotto il profilo della sicurezza, emergenze in fase di decollo ed atterraggio, ma anche di rifornimento carburante, ed è in grado di garantire la sicurezza di tutti i soggetti coinvolti, dai passeggeri al personale, fino alle stesse forze dell’ordine».

Le nuove apparecchiature sono progettate per la gestione con schermo touch, estremamente sensibile per essere utilizzato anche con guanti ma al tempo stesso testato per le elevate temperature e soggetto a specifici test di laboratorio per la compatibilità elettromagnetica: «Termocamere, strumenti per la visione in grado di scansionare dettagliatamente spazi ad ampio raggio, connettività estrema per far dialogare i più moderni dispositivi al servizio dell’azione delle forze di sicurezza, l’individuazione di situazioni di pericolo a distanza: sono questi gli ambiti di intervento della tecnologia moderna».

Tributo a Mandela in chiave jazz fra Moholo e Masekela

Concerti al Rasi il 20, 21 e 23 giugno

MinAfric OrchestraNell’ambito dell’omaggio a Nelson Mandela, che guida l’edizione del Ravenna Festival 2016 ecco due serate nel solco del jazz europeo, con venature diverse ma con molti punti in comune. A far da collante ai due concerti di lunedì 20 e martedì 21 giugno, al Teatro Rasi, saranno alcune personalità centrali del British Jazz come si è sviluppato dagli anni Sessanta in avanti: il batterista sudafricano Louis Moholo-Moholo, il pianista Keith Tippett e sua moglie Julie, avventurosa vocalist con lontani trascorsi nel rock.
Tutti e tre figureranno il 20 in qualità di special guests della MinAfric Orchestra, ben assortita compagine guidata dal trombettista pugliese Pino Minafra, per poi ripresentarsi con le rispettive proposte la sera dopo.

La MinAfric Orchestra nasce nel 2007 come naturale prosecuzione del Sud Ensemble di Pino Minafra: alcuni dei suoi componenti, ad iniziare dallo stesso leader, hanno alle spalle l’importante esperienza della Italian Instabile Orchestra, sorta di nazionale del jazz italiano meno incline alle convenzioni attivissima (anche all’estero) negli anni Novanta e nel decennio successivo.
Partendo da musicalità differenti, mescolando molteplici umori e colori, la MinAfric Orchestra intende dare voce e suono alle musiche del nostro tempo, volgendo lo sguardo a tutto l’orizzonte geografico e culturale del Sud, focalizzando la propria attenzione sulle complesse diversità che circondano la Puglia, naturale ponte verso l’Oriente, il Mediterraneo, l’Africa, i Balcani e oggi verso la Nuova Europa. L’orchestra, condivisa da Pino Minafra assieme al figlio Livio in veste di pianista, compositore e arrangiatore, è formata da altri valorosi jazzisti sia pugliesi, tra i quali i sassofonisti Roberto Ottaviano a Gaetano Partipilo, sia provenienti da altre regioni d’Italia (fra loro, il sassofonista piemontese Carlo Actis Dato e il trombonista siciliano Sebi Tramontana). Il progetto For Mandela, presentato per l’occasione a Ravenna, è un invito a non dimenticare un tremendo periodo storico caratterizzato dall’apartheid, attraverso composizioni di Chris McGregor, Dudu Pukwana, Johnny Dyani, Mongezi Feza, Harry Miller, Enoche Sontoga , oltre a brani dello stesso Keith Tippett e una dedica di Pino Minafra al grande poeta cileno Pablo Neruda.

MoholoA dare un significato particolare al concerto della MinAfric Orchestra è proprio la presenza di Louis Moholo-Moholo, ultimo testimone vivente della straordinaria e fertile stagione del jazz sudafricano degli anni Sessanta. Membro fondatore dei Blue Notes, successivamente componente dei Brotherhood of Breath e di altri gruppi, Louis Moholo-Moholo ha anche collaborato con uno dei guru della rivoluzione dl free jazz, il pianista Cecil Taylor, e con molti altri jazzmen delle due sponde dell’Atlantico (Steve Lacy, Derek Bailey, Roswell Rudd, Archie Shepp, John Tchicai, Keith Tippett, Peter Brötzmann, Enrico Rava, solo per citarne alcuni).

In apertura della serata del 21, il settantaseienne batterista di Cape Town si proporrà alla testa dei suoi 5 Blokes, i cui componenti (i sassofonisti Jason Yarde e Shabaka Hutchings, il pianista Alexander Hawkins, nuova star del jazz europeo, e il contrabbassista John Edwards) sono ben sintonizzati sulla lunghezza d’onda di una musica che trae linfa vitale dalla spinta propulsiva del leader e da melodie ispirate dalla tradizione sudafricana.  Il risultato è un rito sonoro cui è praticamente impossibile non restarne coinvolti.

K TippetAnche la musica di Keith e Julie Tippett, solida coppia nella vita di tutti i giorni come nell’arte, possiede un che di spirituale, insieme a un pizzico di magia e mistero. Del pianista, il cui personale stile è un mix di influenze del free jazz americano e delle tradizioni europea e orientale, in molti ricordano tuttora la collaborazione con i King Crimson, gruppo icona del progressive rock, e la costituzione di una colossale orchestra denominata Centipede. Al centro del lavoro di Keith Tippett c’è da sempre il rapporto dialogico fra composizione e improvvisazione, dove l’una e l’altra convivono in armonia, talvolta confondendosi in una sorta di stimolante gioco mimetico.

Affermatasi negli anni Sessanta al fianco dell’organista Brian Auger, con il nome di Julie Driscoll, Julie Tippett ha in seguito abbandonato il mondo del rock per concentrarsi esclusivamente sull’esplorazione delle proprie notevoli risorse vocali. Tra i suoi album spicca, in questa prospettiva, Shadow Puppeteer del 1999, seducente affresco per voce e strumenti vari che va annoverato tra gli esempi più alti della vocalità contemporanea. Da menzionare sono anche le collaborazioni con altri audaci esponenti del pianeta voce quali i connazionali Phil Minton e Maggie Nichols.

J TippetLe performance del duo Keith e Julie Tippett, ospite della seconda parte della serata al Teatro Rasi del 21 giugno, sono un concentrato di lirismo, di poesia, di visionarie incursioni in territori dove la sperimentazione è sottesa da una palpabile tensione creativa.

Un altro degli ambasciatori della musica sudafricana è il trombettista e vocalist Hugh Masekela, protagonista del concerto di giovedì 23 giugno al Teatro Rasi di Ravenna con la sua band di cinque elementi (Cameron John Ward alla chitarra, Johan Wilem Mthethwa alle tastiere, Abednigo Sibongiseni Zulu al basso, Lee-Roy Sauls alla batteria e Francis Manneh Edward Fuster alle percussioni).
Classe 1939, Hugh Masekela è stato uno dei primi musicisti sudafricani a sfuggire all’apartheid, contro il quale ha sempre combattuto strenuamente, e a farsi conoscere a livello internazionale. Il jazz è stato il suo primo amore musicale: ha 14 anni quando vede il film Young Man With A Horn (nel quale l’attore Kirk Douglas modella il suo personaggio sulla figura leggendaria di Bix Beiderbecke) e riceve in regalo una tromba; di lì a poco entra a far parte della Huddleston Jazz Band, la prima orchestra jazz giovanile africana degli anni Cinquanta. E alla fine di quel decennio Hugh Masekela è già uno dei nomi più noti dell’Afro Jazz, anche in qualità di componente dei The Jazz Epistles, costituiti insieme al pianista Dollar Brand (poi noto come Abdullah Ibrahim) e ad altri musicisti di rango. All’indomani del massacro di Sharpeville, che costò la vita a 69 persone, e all’indurirsi delle leggi razziste dell’apartheid, Hugh Masekela prende la via della Gran Bretagna e quindi degli Stati Uniti. Nel 1962 esce il suo primo album, Trumpet Africaine.

MasekelaNel 1964 sposa la cantante Miriam Makeba, altro nome di grande rilievo della musica sudafricana. Nel 1967 partecipa al Monterey Pop Festival, il primo dei grandi raduni musicali giovanili: Hugh Masekela si esibisce la sera del 17 giugno, preceduto dai Moby Grape e seguito dai già celebri Byrds, trascinando migliaia di giovani ancora del tutto o quasi a digiuno di ritmi africani. La pur breve apparizione nel film tratto dal festival farà il resto, permettendo a Hugh Masekela di continuare a tenere alta la bandiera di una musica in cui jazz e tradizione africana sono sintonizzati sulla medesima lunghezza d’onda. E ancora oggi, dopo tanti anni di onorata carriera e di battaglie civili (raccontati nell’autobiografia Still Grazing: The Musical Journey of Hugh Masekela), il trombettista di Witbank, che nel 1990 è tornato a vivere in Sud Africa, giusto in tempo di assistere alla liberazione di Nelson Mandela, è uno dei simboli di una musica che per sua natura non conosce barriere di razza. Musica libera, colorata proprio come l’arcobaleno.

Tratto dal Ravenna Festival Magazine 2016, rivista ufficiale del Ravenna Festival

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