giovedì
07 Maggio 2026

Chiusa via Cesarea per i fan di Salvini «Alberghini moderato? Lo diseduchiamo»

Il leader del Carroccio: «A Ravenna si lavora con la tessera di partito»
I contestatori tenuti a distanza dalle forze dell’ordine

Uno striscione («Salvini fuori dai coglioni. Stop razzismo»), qualche coro, alcune urla durante il breve comizio: la contestazione è tutta qui. Dopo i disordini di Rimini, a Ravenna situazione sotto controllo, grazie anche al dispiegamento di forze dell’ordine, per l’arrivo del leader della Lega Nord, Matteo Salvini che ha inaugurato poco dopo le 19 il comitato elettorale di Massimiliano Alberghini, ripristinato in tempo dopo gli atti vandalici della notte (vedi articoli correlati).

Una ventina i manifestanti che hanno aspettato Salvini con tanto di striscione di fronte al Conad (ex Standa), tenuti a debita distanza da un cordone di forze dell’ordine che hanno addirittura chiuso alle auto per quasi un’ora la trafficata via Cesarea, dove ha sede il comitato del candidato sostenuto, oltre che dalla Lega, anche da Lista per Ravenna (il decano dell’opposizione Alvaro Ancisi era in prima fila e durante il suo breve discorso ha invitato Alberghini a tirar fuori anche le unghie, per non passare per quello troppo moderato ed educato, tanto che Salvini, tra le risate generali, ha promesso: «Lo diseducheremo noi…») e Forza Italia (tra i presenti naturalmente anche il capogruppo in consiglio comunale Alberto Ancarani).

Una piccola folla (100-150 persone, tra cui madre e figlia alla finestra proprio sopra il comitato elettorale) ha invece atteso e poi applaudito con un tifo quasi da stadio Matteo Salvini, che alla fine del suo breve comizio ha pure chiesto ai fan di mettersi ordinatamente in fila per i selfie di rito.

Il primo pensiero del leader della Lega, di fronte all’ingresso del comitato elettorale, è andato ai vandali della notte precedente, che «non ci fanno paura», ma al massimo «pena e tenerezza». Poi ha cercato di caricare Alberghini, «il nostro candidato, anzi, vorrei dire, il nostro sindaco», il nome “civico” della Lega in una città dove ci sono «finestre da aprire, cassetti da svuotare», una città dove comanderebbero «parenti, amici e raccomandazioni», dove si lavora solo se si ha «una tessera di partito o di sindacato».

«Noi vogliamo invece una Ravenna dove sia riconosciuto il merito, un po’ più sicura, per quanto possa fare un sindaco sul tema, che accoglie e porta rispetto a chi ci porta rispetto», urla Salvini – rigorosamente con felpa con la scritta Ravenna – sottolineando come secondo i suoi dati siano meno del 10 percento i richiedenti asilo che arrivano in Italia scappando da una guerra. «Per loro braccia aperte, per tutti gli altri un biglietto aereo di sola andata per casa loro. Oppure li prendano a casa quelli là (indicando i manifestanti che lo contestano ad alcune centinaia di metri, ndr), che sono buoni solo con i soldi degli altri…». E giù risate e applausi, che salgono di tono quando Salvini rincara la dose, chiedendo di utilizzare le poche risorse per servizi e case popolari «prima per Ravenna, prima per i ravennati».

Dopo alcuni accenni ai programmi nazionali della Lega («votando qui a Ravenna per noi mi darete più forza anche a livello nazionale») Salvini passa poi la parola ad Alberghini, invitandolo a passare casa per casa, negozio per negozio, a caccia di voti. «Perché vogliamo la Romagna verde, non rossa», urlano dal pubblico. Non riesce a urlare, invece, Alberghini, che dopo Salvini pare quasi parlare sotto voce. Ma poi gli applausi gli danno forza e coraggio. «Non è vero che l’opposizione non esiste, come dice qualcuno. Qui abbiamo due partiti nazionali e una realtà locale radicata alle spalle, siamo forti, concreti e decisi a mandare a casa questo regime. Basta con questa iporicisia dei ravennati che si lamentano ma che poi votano sempre per lo stesso partito. Dobbiamo essere contagiosi – conclude Alberghini – contagiare il numero maggiore di cittadini e farli votare per noi».

Chiusa via Cesarea per i fan di Salvini «Alberghini moderato? Lo diseduchiamo»

Il leader del Carroccio: «A Ravenna si lavora con la tessera di partito» I contestatori tenuti a distanza dalle forze dell’ordine

Uno striscione («Salvini fuori dai coglioni. Stop razzismo»), qualche coro, alcune urla durante il breve comizio: la contestazione è tutta qui. Dopo i disordini di Rimini, a Ravenna situazione sotto controllo, grazie anche al dispiegamento di forze dell’ordine, per l’arrivo del leader della Lega Nord, Matteo Salvini che ha inaugurato poco dopo le 19 il comitato elettorale di Massimiliano Alberghini, ripristinato in tempo dopo gli atti vandalici della notte (vedi articoli correlati).

Una ventina i manifestanti che hanno aspettato Salvini con tanto di striscione di fronte al Conad (ex Standa), tenuti a debita distanza da un cordone di forze dell’ordine che hanno addirittura chiuso alle auto per quasi un’ora la trafficata via Cesarea, dove ha sede il comitato del candidato sostenuto, oltre che dalla Lega, anche da Lista per Ravenna (il decano dell’opposizione Alvaro Ancisi era in prima fila e durante il suo breve discorso ha invitato Alberghini a tirar fuori anche le unghie, per non passare per quello troppo moderato ed educato, tanto che Salvini, tra le risate generali, ha promesso: «Lo diseducheremo noi…») e Forza Italia (tra i presenti naturalmente anche il capogruppo in consiglio comunale Alberto Ancarani).

Una piccola folla (100-150 persone, tra cui madre e figlia alla finestra proprio sopra il comitato elettorale) ha invece atteso e poi applaudito con un tifo quasi da stadio Matteo Salvini, che alla fine del suo breve comizio ha pure chiesto ai fan di mettersi ordinatamente in fila per i selfie di rito.

Il primo pensiero del leader della Lega, di fronte all’ingresso del comitato elettorale, è andato ai vandali della notte precedente, che «non ci fanno paura», ma al massimo «pena e tenerezza». Poi ha cercato di caricare Alberghini, «il nostro candidato, anzi, vorrei dire, il nostro sindaco», il nome “civico” della Lega in una città dove ci sono «finestre da aprire, cassetti da svuotare», una città dove comanderebbero «parenti, amici e raccomandazioni», dove si lavora solo se si ha «una tessera di partito o di sindacato».

«Noi vogliamo invece una Ravenna dove sia riconosciuto il merito, un po’ più sicura, per quanto possa fare un sindaco sul tema, che accoglie e porta rispetto a chi ci porta rispetto», urla Salvini – rigorosamente con felpa con la scritta Ravenna – sottolineando come secondo i suoi dati siano meno del 10 percento i richiedenti asilo che arrivano in Italia scappando da una guerra. «Per loro braccia aperte, per tutti gli altri un biglietto aereo di sola andata per casa loro. Oppure li prendano a casa quelli là (indicando i manifestanti che lo contestano ad alcune centinaia di metri, ndr), che sono buoni solo con i soldi degli altri…». E giù risate e applausi, che salgono di tono quando Salvini rincara la dose, chiedendo di utilizzare le poche risorse per servizi e case popolari «prima per Ravenna, prima per i ravennati».

Dopo alcuni accenni ai programmi nazionali della Lega («votando qui a Ravenna per noi mi darete più forza anche a livello nazionale») Salvini passa poi la parola ad Alberghini, invitandolo a passare casa per casa, negozio per negozio, a caccia di voti. «Perché vogliamo la Romagna verde, non rossa», urlano dal pubblico. Non riesce a urlare, invece, Alberghini, che dopo Salvini pare quasi parlare sotto voce. Ma poi gli applausi gli danno forza e coraggio. «Non è vero che l’opposizione non esiste, come dice qualcuno. Qui abbiamo due partiti nazionali e una realtà locale radicata alle spalle, siamo forti, concreti e decisi a mandare a casa questo regime. Basta con questa iporicisia dei ravennati che si lamentano ma che poi votano sempre per lo stesso partito. Dobbiamo essere contagiosi – conclude Alberghini – contagiare il numero maggiore di cittadini e farli votare per noi».

Operaia trova in terra un diamante da 30mila euro e lo porta ai carabinieri

Riconsegnato al rappresentante veneto che l’aveva perso

Un’operaia 40enne residente nel ravennate ha trovato per strada una pochette contenente un diamante da quasi 2 carati del valore di 30 mila euro (nella foto) e alcuni documenti e, senza farsi prendere dalla tentazione e con grande senso civico, non ha esitato a consegnarlo ai carabinieri della stazione di Filetto per la restituzione al legittimo proprietario.

L’uomo, un rappresentante di preziosi residente in Veneto, all’inizio di febbraio scorso, rientrato da una trasferta lavorativa nel ravennate si era accorto di non avere più con sé il prezioso plico, forse lasciato a terra nel caricare la sua auto, denunciandone lo smarrimento ai carabinieri. Grande la sua sorpresa, quando ha ricevuto la telefonata dai militari di Filetto.

Ora è ufficiale: si vota (anche a Ravenna) il 5 giugno

Eventuale ballottaggio due settimane dopo, il 19

Il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, ha fissato, con proprio decreto, la data di svolgimento del turno annuale ordinario di elezioni amministrative nelle regioni a statuto ordinario per domenica 5 giugno 2016. L’eventuale turno di ballottaggio avrà luogo domenica 19 giugno. Lo rende noto il Viminale.

Sono oltre 1300 i comuni chiamati al voto nella tornata di giugno: di questi, 7 sono capoluoghi di regione (Bologna, Cagliari, Milano, Napoli, Roma, Torino e Trieste) e 26 comuni capoluogo di provincia, tra cui naturalmente Ravenna, unico comune al voto nella nostra provincia.

Ora è ufficiale: si vota (anche a Ravenna) il 5 giugno

Eventuale ballottaggio due settimane dopo, il 19

Il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, ha fissato, con proprio decreto, la data di svolgimento del turno annuale ordinario di elezioni amministrative nelle regioni a statuto ordinario per domenica 5 giugno 2016. L’eventuale turno di ballottaggio avrà luogo domenica 19 giugno. Lo rende noto il Viminale.

Sono oltre 1300 i comuni chiamati al voto nella tornata di giugno: di questi, 7 sono capoluoghi di regione (Bologna, Cagliari, Milano, Napoli, Roma, Torino e Trieste) e 26 comuni capoluogo di provincia, tra cui naturalmente Ravenna, unico comune al voto nella nostra provincia.

«Serve l’aiuto di banche e municipalizzate se si vuole il basket in serie A»

Il presidente dell’OraSì lancia un nuovo appello per il futuro

Alla vigilia di una partita fondamentale per il campionato, da affrontare comunque al sesto posto in classifica e con una percentuale di vittorie superiore al 50 percento, il presidente della squadra di pallacanestro di Ravenna, al suo secondo anno consecutivo di serie A2, lancia un nuovo appello alla città. E dopo la fin quasi commovente raccolta fondi tra i tifosi della scorsa estate – quando in pochi giorni si racimolarono 100mila euro, per evitare che la società potesse ritirarsi dal campionato –, Roberto Vianello è chiaro: «Non chiederò più un euro ai nostri supporter». A latitare pare essere in particolare un indirizzo chiaro della politica locale e delle banche.

Il presidente Vianello infatti fa intendere che a questi livelli il basket ravennate non potrà più restare, se non cambierà qualcosa. In particolare ha mostrato ai giornalisti una ricerca effettauta dai suoi collaboratori tra le società di A1 e A2 italiane, da cui si evince come la stragrande maggioranza possa contare sull’appoggio degli istituti bancari, «laddove ad esempio il Banco di Sardegna sostiene Sassari in maniera continuativa da oltre vent’anni» o delle società municipalizzate, aziende di promozione turistiche, dei trasporti o di altri ambiti quali la grande distribuzione o le agenzie di lavoro. «A Ravenna – dice Vianello –, al di là di un grosso aiuto giunto quest’anno da Sapir, che è una società partecipata del Comune di Ravenna, non si è ancora riusciti a trovare il modo di fare rete e di coinvolgere queste realtà a favore dello sport cittadino, non solo del basket».

«Non so se spetti all’amministrazione comunale – continua il presidente –, ma è necessario che ci sia un’entità che metta insieme queste esigenze e che faccia cambiare un sistema che ad oggi non è funzionale. Il mio desiderio per la prossima stagione è questo: non ho nessuna intenzione di mollare, ma vorrei un aiuto, perché un club come questo è diventato parte del tessuto sociale della città, e da esso va accompagnato. Non posso pensare che la stabilità e la programmazione di questa società possano continuare a dipendere solamente da me e da uno sponsor importante e appassionato come OraSì: dobbiamo prendere esempio dalle altre città e trasferire anche qui un certo modo di lavorare».

Vianello sottolinea come l’impresa di riempire il Pala De André (dove da quest’anno il basket gioca anche grazie all’impegno del Comune) sia riuscita e come la pallacanestro stia portando a Ravenna migliaia di persone da ogni parte d’Italia (i tifosi bolognesi della Fortitudo a Ravenna vennero quasi in mille), chiedendo ora un appoggio concreto per restare su questi livelli e magari pure migliorarli. In caso contrario, il prossimo anno, pare di capire, restare in A2 diventerebbe molto complicato…

«Serve l’aiuto di banche e municipalizzate se si vuole il basket in serie A»

Il presidente dell’OraSì lancia un nuovo appello per il futuro

Alla vigilia di una partita fondamentale per il campionato, da affrontare comunque al sesto posto in classifica e con una percentuale di vittorie superiore al 50 percento, il presidente della squadra di pallacanestro di Ravenna, al suo secondo anno consecutivo di serie A2, lancia un nuovo appello alla città. E dopo la fin quasi commovente raccolta fondi tra i tifosi della scorsa estate – quando in pochi giorni si racimolarono 100mila euro, per evitare che la società potesse ritirarsi dal campionato –, Roberto Vianello è chiaro: «Non chiederò più un euro ai nostri supporter». A latitare pare essere in particolare un indirizzo chiaro della politica locale e delle banche.

Il presidente Vianello infatti fa intendere che a questi livelli il basket ravennate non potrà più restare, se non cambierà qualcosa. In particolare ha mostrato ai giornalisti una ricerca effettauta dai suoi collaboratori tra le società di A1 e A2 italiane, da cui si evince come la stragrande maggioranza possa contare sull’appoggio degli istituti bancari, «laddove ad esempio il Banco di Sardegna sostiene Sassari in maniera continuativa da oltre vent’anni» o delle società municipalizzate, aziende di promozione turistiche, dei trasporti o di altri ambiti quali la grande distribuzione o le agenzie di lavoro. «A Ravenna – dice Vianello –, al di là di un grosso aiuto giunto quest’anno da Sapir, che è una società partecipata del Comune di Ravenna, non si è ancora riusciti a trovare il modo di fare rete e di coinvolgere queste realtà a favore dello sport cittadino, non solo del basket».

«Non so se spetti all’amministrazione comunale – continua il presidente –, ma è necessario che ci sia un’entità che metta insieme queste esigenze e che faccia cambiare un sistema che ad oggi non è funzionale. Il mio desiderio per la prossima stagione è questo: non ho nessuna intenzione di mollare, ma vorrei un aiuto, perché un club come questo è diventato parte del tessuto sociale della città, e da esso va accompagnato. Non posso pensare che la stabilità e la programmazione di questa società possano continuare a dipendere solamente da me e da uno sponsor importante e appassionato come OraSì: dobbiamo prendere esempio dalle altre città e trasferire anche qui un certo modo di lavorare».

Vianello sottolinea come l’impresa di riempire il Pala De André (dove da quest’anno il basket gioca anche grazie all’impegno del Comune) sia riuscita e come la pallacanestro stia portando a Ravenna migliaia di persone da ogni parte d’Italia (i tifosi bolognesi della Fortitudo a Ravenna vennero quasi in mille), chiedendo ora un appoggio concreto per restare su questi livelli e magari pure migliorarli. In caso contrario, il prossimo anno, pare di capire, restare in A2 diventerebbe molto complicato…

Prostituzione: i carabinieri chiudono un centro massaggi orientale

Locale sotto sequestro, titolari denunciati per favoreggiamento

I carabineri hanno chiuso un centro massaggi orientale di Lugo. Al suo interno, infatti, secondo gli inquirenti le massaggiatrici offrivano sesso a pagamento.

Il locale è stato posto sotto sequestro dall’autorità giudiziaria mentre i due titolari, due cittadini cinesi di 37 e 65 anni, sono stati denunciati per il reato di favoreggiamento della prostituzione.

È morto Antonio Cinosi, ex segretario provinciale della Cisl

Il sindaco: «Sindacalista preparato, battagliero e collaborativo»

È morto a seguito di una malattia a 59 anni Antonio Cinosi, responsabile dell’area ravennate della Cisl Romagna ed ex segretario provinciale del sindacato, nei cui organismi era entrato a far parte nel lontano 1979.

Oltre ad aver ricoperto l’incarico di segretario generale territoriale e regionale della Fisascat dal marzo 1981 al giugno 2006, nonché di componente del direttivo ed esecutivo nazionale di categoria ed aver rappresentato la federazione anche nelle delle commissioni trattanti dei principali CCNL dei settori Terziario, Turismo e Servizi, è stato consigliere di Fondi Pensione negoziali fino al settembre 2014. Ha assunto l’incarico di segretario generale della Cisl di Ravenna dal febbraio 2010 al marzo 2013, anno in cui il congresso ha sancito la costituzione della Cisl Romagna, accorpando i territori di Ravenna, Forlì Cesena e Rimini.

«Esprimo alla moglie Silvia, al figlio Enrico e agli amici della Cisl le più sentite condoglianze per la scomparsa di Antonio Cinosi – è la dichiarazione del sindaco di Ravenna, Fabrizio Matteucci –. Questa mattina abbiamo osservato un minuto di silenzio in ricordo di Antonio durante l’incontro dedicato al Sindaco D’Attorre che si è svolto alla biblioteca Classense.
Ho conosciuto Antonio come un sindacalista preparato, battagliero e collaborativo. Per anni ci siamo confrontati con lealtà e chiarezza. Antonio esercitava la sua funzione di dirigente della Cisl con passione e la consapevolezza della responsabilità di rappresentare i lavoratori e i pensionati. Porto con me il ricordo di una persona buona, di un amico che credeva nei valori della solidarietà e dei diritti del lavoro. Un forte abbraccio alla famiglia e agli amici della Cisl».

È morto Antonio Cinosi, ex segretario provinciale della Cisl

Il sindaco: «Sindacalista preparato, battagliero e collaborativo»

È morto a seguito di una malattia a 59 anni Antonio Cinosi, responsabile dell’area ravennate della Cisl Romagna ed ex segretario provinciale del sindacato, nei cui organismi era entrato a far parte nel lontano 1979.

Oltre ad aver ricoperto l’incarico di segretario generale territoriale e regionale della Fisascat dal marzo 1981 al giugno 2006, nonché di componente del direttivo ed esecutivo nazionale di categoria ed aver rappresentato la federazione anche nelle delle commissioni trattanti dei principali CCNL dei settori Terziario, Turismo e Servizi, è stato consigliere di Fondi Pensione negoziali fino al settembre 2014. Ha assunto l’incarico di segretario generale della Cisl di Ravenna dal febbraio 2010 al marzo 2013, anno in cui il congresso ha sancito la costituzione della Cisl Romagna, accorpando i territori di Ravenna, Forlì Cesena e Rimini.

«Esprimo alla moglie Silvia, al figlio Enrico e agli amici della Cisl le più sentite condoglianze per la scomparsa di Antonio Cinosi – è la dichiarazione del sindaco di Ravenna, Fabrizio Matteucci –. Questa mattina abbiamo osservato un minuto di silenzio in ricordo di Antonio durante l’incontro dedicato al Sindaco D’Attorre che si è svolto alla biblioteca Classense.
Ho conosciuto Antonio come un sindacalista preparato, battagliero e collaborativo. Per anni ci siamo confrontati con lealtà e chiarezza. Antonio esercitava la sua funzione di dirigente della Cisl con passione e la consapevolezza della responsabilità di rappresentare i lavoratori e i pensionati. Porto con me il ricordo di una persona buona, di un amico che credeva nei valori della solidarietà e dei diritti del lavoro. Un forte abbraccio alla famiglia e agli amici della Cisl».

X Factor arriva per la prima volta anche a Ravenna: ecco come partecipare

Lo scouting itinerante del talent show arriva in piazza XX Settembre

X Factor arriva per la prima volta a Ravenna nell’ambito dello scouting itinerante in vista della prossima edizione del talent show musicale. Il van di X Factor sta girando l’Italia e arriverà in piazza XX Settembre, in centro a Ravenna, alle 11 del prossimo sabato, 16 aprile.

La produzione sarà a disposizione fino alle 18 all’interno del Palazzo Rasponi dalle Teste (accesso da Via Luca Longhi, 9).

Le aspiranti pop-star che potranno partecipare ai provini dovranno avere almeno 16 anni compiuti e potranno presentarsi anche gruppi e band. Per iscriversi basta compilare il form online sul sito xfactor.sky.it/casting o chiamare il numero 0423 402300.
Per i gruppi e le band sono accettate unicamente le iscrizioni tramite il form online, dove occorre caricare una performance
video.

Le puntate dedicate alle selezioni saranno in onda su Sky Uno il prossimo settembre.

X Factor arriva per la prima volta anche a Ravenna: ecco come partecipare

Lo scouting itinerante del talent show arriva in piazza XX Settembre

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La produzione sarà a disposizione fino alle 18 all’interno del Palazzo Rasponi dalle Teste (accesso da Via Luca Longhi, 9).

Le aspiranti pop-star che potranno partecipare ai provini dovranno avere almeno 16 anni compiuti e potranno presentarsi anche gruppi e band. Per iscriversi basta compilare il form online sul sito xfactor.sky.it/casting o chiamare il numero 0423 402300.
Per i gruppi e le band sono accettate unicamente le iscrizioni tramite il form online, dove occorre caricare una performance
video.

Le puntate dedicate alle selezioni saranno in onda su Sky Uno il prossimo settembre.

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