giovedì
07 Maggio 2026

Sutter, tra reddito minimo e cultura «Mai col Pd, neanche al ballottaggio»

Al Fellini l’intervista con la candidata di Ravenna in Comune:
«Spero in una lista di Michela Guerra, anche se c’è vicinanza»

Né con Alberghini della Lega (e Forza Italia e Lista per Ravenna), né con De Pascale del Pd (e Pri e liste civiche) in caso di ballottaggio tra i due. E dopo le elezioni, in caso di mancata vittoria, Ravenna in Comune resterà una realtà politica locale in cui Raffaella Sutter intende esercitare una delle doti che le viene da tutti riconosciuta: la capacità di fare “coaching” e far crescere realtà giovani. Con questi impegni si è chiuso l’incontro-intervista di R&D con la candidata sindaco Raffaella Sutter, in un Fellini di piazza Kennedy affollato per l’occasione.

Le partecipate, i beni comuni, il ruolo del consiglio comunale, la Romagna
Tra i punti del programma di Sutter & Co si è parlato dell’intenzione della candidata di riportare in capo al Comune alcuni servizi ora esternalizzati compresa la raccolta rifiuti (sul modello elaborato a Forlì), la gestione dei servizi sociali e delle case popolari superando quindi realtà di intermediazione come Ravenna Holding, Asp e Acer con lo scopo dichiarato di restituire al consiglio comunale un ruolo centrale nel dibattito della città. Nessun aumento dei costi, assicura Sutter, semmai qualche risparmio rispetto a incarichi e posizioni di vertice che così facendo scomparirebbero.

Da piazza Kennedy alla Darsena, prima che sia troppo tardi
Se per piazza Kennedy Sutter ha ribadito che, se fosse eletta sindaco, renderebbe visibile una piccola porzione degli scavi nonostante lo scetticismo mostrato anche in questi giorni dalla Soprintendenza, sulla Darsena ha insistito sulla necessità di impegnare l’Autorità portuale nella bonifica del Candiano per poi immaginare una gestione pubblica dell’acqua, costringendo, anche attraverso multe più salate, i privati a mantenere il decoro soprattutto per chi si affaccia sulle banchine. Ha definito «errore gravissimo» e forse la «peggiore soluzione possibile» quella di sistemare temporaneamente (ma senza al momento alternative in vista) i vigili urbani nell’unico spazio di proprietà comunale in Darsena, l’ex Dogana, che doveva invece essere un biglietto da visita e un motore per quella rivitalizzione dell’area necessaria ad attirare investimenti. Investimenti che servono prima che sia troppo tardi e gli edifici oggi dismessi vadano in malora «e si dia allora il via a nuove urbanizzazioni, è questo il vero rischio».

Lo stallo del porto: «La Sapir ha fatto gli interessi privati più che quelli pubblici»
E sul porto? «Mi convinceva più il primo progettone di Di Marco, con gli espropri, rispetto alle casse a mare. Sullo stallo rispetto ai fondali credo che una parte di responsabilità stia nel fatto che Sapir in questi anni ha fatto più gli interessi privati di quelli pubblici. E certo, siamo favorevoli all’approfondimento dei fondali anche se ci piacerebbe capire per fare esattamente cosa anche da parte degli imprenditori del porto, vorremmo sapere cosa ne è stato del progetto del terminal container e ci chiediamo se chissà, magari anche Largo Trattaroli non possa essere un punto in cui accogliere i fanghi…».

La stazione a Nord e una nuova viabilità
Contrari come noto al progetto (ancora tutto sulla carta) della famosa E55, Sutter annuncia che a breve presenteranno una loro alternativa per lo spostamento a nord della stazione e una ristrutturazione di tutta la viabilità attorno alla città che riguarderebbe appunto anche i mezzi in entrata e in uscita dal porto. Insomma, non ci stanno quelli di Ravenna in Comune a fare la parte degli “ambientalisti” che dicono no a tutto, come qualche avversario vorrebbe farli passare, e annunciano cartine e mappe dettagliate.

Gli avversari: «Spero in una lista di Michela Guerra»
E a proposito di avversari, Sutter auspica che Michela Guerra, dopo la mancata certificazione della lista da parte del Movimento 5 Stelle, presenti una propria lista perché, innanzitutto «questo innalzerebbe il numero di votanti» convinta che una bassa affluenza possa favorire di fatto il Pd. Anche se è certamente vero che l’elettorato di Sutter e Guerra potrebbe almeno in parti sovrapporsi: «Abbiamo molti temi e proposte in comune, sicuramente c’è una vicinanza».

Il reddito minimo per i precari, per prevenire la povertà
Tra questi temi indubbiamente il «reddito minimo comunale» che Sutter rivendica come una proposta di sinistra fin dagli anni Settanta in altre parti di Europa e che secondo la candidata potrebbe essere applicato a Ravenna riordinando e sistemando l’oggi complicato e a suo parere «disastroso» sistema di fondi ed erogazioni contro la povertà. Un reddito che secondo Sutter non dovrebbe andare a chi è in situazione di cronicità rispetto alla povertà, per cui bisogna pensare altri strumenti, ma piuttosto per prevenire lo scivolamento di chi magari il lavoro ce l’aveva e l’ha perso o vive in una condizione di forte precarietà lavorativa, come ormai sempre più frequente.

Più risorse per la cultura da bandi internazionali. E sul 2019…
E se da qui le risorse potrebbero appunto essere trovate, come si dice, da un’ottimizzazione di quelle esistenti, per la cultura bisognerebbe invece, dice la candidata, andare a cercarle fuori, cosa che non si è fatta abbastanza. «È mai possibile che una biblioteca come l’Oriani debba poter contare solo su fondi comunali, provinciali e di fondazioni locali? Sono certa che in Europa ci sono fondazioni che si occupano di storia a cui quel patrimonio potrebbe interessare eccome». E sempre l’Oriani, con l’area dantesca, non potrebbe diventare un cuore culturale in vista del 2021? Cultura su cui investire per creare lavoro e sostenere la produzione, più che la fruizione. «Non ci sarebbe nemmeno bisogno di togliere risorse al Ravenna Festival, che dovrebbe diventare però più un incubatore per realtà locali». Il 2019? «Ha messo in moto tante energie, ma è mancata una guida forte del Comune, che invece ci deve essere, in generale, sulla cultura». E dal mondo della cultura, in questa campagna elettorale, si aspettava più sostegno? Sorpresa dal fatto che molti non si siano schierati o si siano schierati con altri? «Lo dico senza mezzi termini: chi fa cultura in questa città fatica a esporsi per noi perché c’è troppo precariato e bene o male tutti dipendono da qualche finanziamento, da qualche convenzione in scadenza. Ma nel segreto dell’urna, chissà…».

Gli avversari de La Sinistra: «Non credo siano in cerca di poltrone, credo abbiano fatto un errore di valutazione politica»
L’urna naturalmente Ravenna in Comune se la contende anche con la lista La Sinistra per Ravenna che invece appoggia De Pascale del Pd e dove sarà candidata Valentina Morigi, attuale assessore, a cui si può dare almeno il merito di aver fatto molto per esempio sui processi partecipativi? «Sì, è vero si è fatto molto, ma si poteva anche fare di più e purtroppo alla fine la partecipazione è stata più un orpello che altro, non ha inciso davvero nelle scelte, penso per esempio alla Darsena». Ma sugli avversari di La Sinistra, Sutter dice anche: «Dentro ci sono molti amici, persone che stimo profondamente. E non credo, come altri della nostra lista dicono, che sia una scelta dettata dall’attaccamento alla poltrona, no. Credo che abbiamo solo fatto una valutazione politica sbagliata». Anche perrché il giudizio di Sutter su questa ultima giunta e sul Pd in generale è che si sia perso il “nord” della bussola che indica la sinistra, ossia la tensione verso l’egualitarismo e contro qualsiasi discriminazione di provenienza, religione, genere. E a proposito di donne e genere, tra le misure più concrete da mettere in atto anche una nuova sede della Casa delle donne agibile anche a persone disabili e dove poter ampliare il tipo e il numero di attività che vi si svolgono.

La lista e il “minestrone”
Ma quello che Sutter rivendica come “di genere” è anche l’apporto che la sua presenza, a oggi l’unica donna in corsa, ha dato in termini di partecipazione e rappresentanza. «Ho sempre detto che non mi sarei candidata se fosse stato un partito a chiedermelo – dice l’ex dirigente comunale – ma che mi interessava un nuovo esperimento di rappresentanza. E credo che la lista di Ravenna in Comune rappresenti questo». Trentadue i nomi appena votati dall’assemblea e che i detrattori hanno definito un “minestrone” in cui dentro ci sono musulmani, comunisti, attivisti pro diritti gay, persone di origine straniera, ex politici, sindacalisti. «Una lista civica, non certo antipolitica, dove dentro ci sono persone che si rappresentano da sole e che hanno una storia, molte fanno parte di associazioni che si occupano di diritti, di ambiente, di beni comuni, di sociale. E ci sono anche persone che vengono dal mondo della politica e di quei partiti che ci sostengono esternamente, come è giusto che sia. E sì, ci sono quattro persone di origine straniera che secondo me su 32 rappresentano anche statisticamente la composizione della società di oggi, così come ci sono “altre religioni”». Una composizione complessa, per una società sempre più complessa, insomma. E per l’eventuale giunta? Saranno resi noti i possibili nomi prima del voto? «Sì, intendiamo a farlo a breve».

Sutter, tra reddito minimo e cultura «Mai col Pd, neanche al ballottaggio»

Al Fellini l’intervista con la candidata di Ravenna in Comune: «Spero in una lista di Michela Guerra, anche se c’è vicinanza»

Né con Alberghini della Lega (e Forza Italia e Lista per Ravenna), né con De Pascale del Pd (e Pri e liste civiche) in caso di ballottaggio tra i due. E dopo le elezioni, in caso di mancata vittoria, Ravenna in Comune resterà una realtà politica locale in cui Raffaella Sutter intende esercitare una delle doti che le viene da tutti riconosciuta: la capacità di fare “coaching” e far crescere realtà giovani. Con questi impegni si è chiuso l’incontro-intervista di R&D con la candidata sindaco Raffaella Sutter, in un Fellini di piazza Kennedy affollato per l’occasione.

Le partecipate, i beni comuni, il ruolo del consiglio comunale, la Romagna
Tra i punti del programma di Sutter & Co si è parlato dell’intenzione della candidata di riportare in capo al Comune alcuni servizi ora esternalizzati compresa la raccolta rifiuti (sul modello elaborato a Forlì), la gestione dei servizi sociali e delle case popolari superando quindi realtà di intermediazione come Ravenna Holding, Asp e Acer con lo scopo dichiarato di restituire al consiglio comunale un ruolo centrale nel dibattito della città. Nessun aumento dei costi, assicura Sutter, semmai qualche risparmio rispetto a incarichi e posizioni di vertice che così facendo scomparirebbero.

Da piazza Kennedy alla Darsena, prima che sia troppo tardi
Se per piazza Kennedy Sutter ha ribadito che, se fosse eletta sindaco, renderebbe visibile una piccola porzione degli scavi nonostante lo scetticismo mostrato anche in questi giorni dalla Soprintendenza, sulla Darsena ha insistito sulla necessità di impegnare l’Autorità portuale nella bonifica del Candiano per poi immaginare una gestione pubblica dell’acqua, costringendo, anche attraverso multe più salate, i privati a mantenere il decoro soprattutto per chi si affaccia sulle banchine. Ha definito «errore gravissimo» e forse la «peggiore soluzione possibile» quella di sistemare temporaneamente (ma senza al momento alternative in vista) i vigili urbani nell’unico spazio di proprietà comunale in Darsena, l’ex Dogana, che doveva invece essere un biglietto da visita e un motore per quella rivitalizzione dell’area necessaria ad attirare investimenti. Investimenti che servono prima che sia troppo tardi e gli edifici oggi dismessi vadano in malora «e si dia allora il via a nuove urbanizzazioni, è questo il vero rischio».

Lo stallo del porto: «La Sapir ha fatto gli interessi privati più che quelli pubblici»
E sul porto? «Mi convinceva più il primo progettone di Di Marco, con gli espropri, rispetto alle casse a mare. Sullo stallo rispetto ai fondali credo che una parte di responsabilità stia nel fatto che Sapir in questi anni ha fatto più gli interessi privati di quelli pubblici. E certo, siamo favorevoli all’approfondimento dei fondali anche se ci piacerebbe capire per fare esattamente cosa anche da parte degli imprenditori del porto, vorremmo sapere cosa ne è stato del progetto del terminal container e ci chiediamo se chissà, magari anche Largo Trattaroli non possa essere un punto in cui accogliere i fanghi…».

La stazione a Nord e una nuova viabilità
Contrari come noto al progetto (ancora tutto sulla carta) della famosa E55, Sutter annuncia che a breve presenteranno una loro alternativa per lo spostamento a nord della stazione e una ristrutturazione di tutta la viabilità attorno alla città che riguarderebbe appunto anche i mezzi in entrata e in uscita dal porto. Insomma, non ci stanno quelli di Ravenna in Comune a fare la parte degli “ambientalisti” che dicono no a tutto, come qualche avversario vorrebbe farli passare, e annunciano cartine e mappe dettagliate.

Gli avversari: «Spero in una lista di Michela Guerra»
E a proposito di avversari, Sutter auspica che Michela Guerra, dopo la mancata certificazione della lista da parte del Movimento 5 Stelle, presenti una propria lista perché, innanzitutto «questo innalzerebbe il numero di votanti» convinta che una bassa affluenza possa favorire di fatto il Pd. Anche se è certamente vero che l’elettorato di Sutter e Guerra potrebbe almeno in parti sovrapporsi: «Abbiamo molti temi e proposte in comune, sicuramente c’è una vicinanza».

Il reddito minimo per i precari, per prevenire la povertà
Tra questi temi indubbiamente il «reddito minimo comunale» che Sutter rivendica come una proposta di sinistra fin dagli anni Settanta in altre parti di Europa e che secondo la candidata potrebbe essere applicato a Ravenna riordinando e sistemando l’oggi complicato e a suo parere «disastroso» sistema di fondi ed erogazioni contro la povertà. Un reddito che secondo Sutter non dovrebbe andare a chi è in situazione di cronicità rispetto alla povertà, per cui bisogna pensare altri strumenti, ma piuttosto per prevenire lo scivolamento di chi magari il lavoro ce l’aveva e l’ha perso o vive in una condizione di forte precarietà lavorativa, come ormai sempre più frequente.

Più risorse per la cultura da bandi internazionali. E sul 2019…
E se da qui le risorse potrebbero appunto essere trovate, come si dice, da un’ottimizzazione di quelle esistenti, per la cultura bisognerebbe invece, dice la candidata, andare a cercarle fuori, cosa che non si è fatta abbastanza. «È mai possibile che una biblioteca come l’Oriani debba poter contare solo su fondi comunali, provinciali e di fondazioni locali? Sono certa che in Europa ci sono fondazioni che si occupano di storia a cui quel patrimonio potrebbe interessare eccome». E sempre l’Oriani, con l’area dantesca, non potrebbe diventare un cuore culturale in vista del 2021? Cultura su cui investire per creare lavoro e sostenere la produzione, più che la fruizione. «Non ci sarebbe nemmeno bisogno di togliere risorse al Ravenna Festival, che dovrebbe diventare però più un incubatore per realtà locali». Il 2019? «Ha messo in moto tante energie, ma è mancata una guida forte del Comune, che invece ci deve essere, in generale, sulla cultura». E dal mondo della cultura, in questa campagna elettorale, si aspettava più sostegno? Sorpresa dal fatto che molti non si siano schierati o si siano schierati con altri? «Lo dico senza mezzi termini: chi fa cultura in questa città fatica a esporsi per noi perché c’è troppo precariato e bene o male tutti dipendono da qualche finanziamento, da qualche convenzione in scadenza. Ma nel segreto dell’urna, chissà…».

Gli avversari de La Sinistra: «Non credo siano in cerca di poltrone, credo abbiano fatto un errore di valutazione politica»
L’urna naturalmente Ravenna in Comune se la contende anche con la lista La Sinistra per Ravenna che invece appoggia De Pascale del Pd e dove sarà candidata Valentina Morigi, attuale assessore, a cui si può dare almeno il merito di aver fatto molto per esempio sui processi partecipativi? «Sì, è vero si è fatto molto, ma si poteva anche fare di più e purtroppo alla fine la partecipazione è stata più un orpello che altro, non ha inciso davvero nelle scelte, penso per esempio alla Darsena». Ma sugli avversari di La Sinistra, Sutter dice anche: «Dentro ci sono molti amici, persone che stimo profondamente. E non credo, come altri della nostra lista dicono, che sia una scelta dettata dall’attaccamento alla poltrona, no. Credo che abbiamo solo fatto una valutazione politica sbagliata». Anche perrché il giudizio di Sutter su questa ultima giunta e sul Pd in generale è che si sia perso il “nord” della bussola che indica la sinistra, ossia la tensione verso l’egualitarismo e contro qualsiasi discriminazione di provenienza, religione, genere. E a proposito di donne e genere, tra le misure più concrete da mettere in atto anche una nuova sede della Casa delle donne agibile anche a persone disabili e dove poter ampliare il tipo e il numero di attività che vi si svolgono.

La lista e il “minestrone”
Ma quello che Sutter rivendica come “di genere” è anche l’apporto che la sua presenza, a oggi l’unica donna in corsa, ha dato in termini di partecipazione e rappresentanza. «Ho sempre detto che non mi sarei candidata se fosse stato un partito a chiedermelo – dice l’ex dirigente comunale – ma che mi interessava un nuovo esperimento di rappresentanza. E credo che la lista di Ravenna in Comune rappresenti questo». Trentadue i nomi appena votati dall’assemblea e che i detrattori hanno definito un “minestrone” in cui dentro ci sono musulmani, comunisti, attivisti pro diritti gay, persone di origine straniera, ex politici, sindacalisti. «Una lista civica, non certo antipolitica, dove dentro ci sono persone che si rappresentano da sole e che hanno una storia, molte fanno parte di associazioni che si occupano di diritti, di ambiente, di beni comuni, di sociale. E ci sono anche persone che vengono dal mondo della politica e di quei partiti che ci sostengono esternamente, come è giusto che sia. E sì, ci sono quattro persone di origine straniera che secondo me su 32 rappresentano anche statisticamente la composizione della società di oggi, così come ci sono “altre religioni”». Una composizione complessa, per una società sempre più complessa, insomma. E per l’eventuale giunta? Saranno resi noti i possibili nomi prima del voto? «Sì, intendiamo a farlo a breve».

Già centinaia di firme a Ravenna per legittima difesa e inviolabilità domicilio

Lista per Ravenna sostiene l’iniziativa: «E il candidato Pd firma?»

Sabato scorso, 2 aprile, è iniziata anche a Ravenna la raccolta firme promossa dall’Idv nazionale per una legge di iniziativa popolare che rinforzi la legittima difesa e tuteli al massimo l’inviolabilità del domicilio. In pochi giorni ne sono state raccolte già alcune centinaia e sarà possibile firmare fino al 31 maggio agli uffici dell’anagrafe, in viale Berlinguer 68, dal lunedì al venerdì dalle 8 alle 13, il sabato dalle 8.30 alle 12.30 e nei pomeriggi di martedì e giovedì dalle 14.30 alle 16.30. Ma in questi giorni il registro verrà depositato anche nelle ex circoscrizioni.

Se la proposta diventerà legge – cerca di sentitizzare in una nota Alvaro Ancisi di Lista per Ravenna, che sta promuovendo a livello locale l’iniziativa – «chi si introdurrà illegittimamente in un domicilio privato saprà che riceverà pene molto severe e che non si potrà trasformare da aggressore in vittima chiedendo il risarcimento dei danni. Invece, chi difende l’incolumità o i beni propri o altrui all’interno del proprio domicilio non potrà rispondere della propria condotta, neppure a titolo di eccesso colposo in legittima difesa».

«Non ci fa velo – continua Ancisi – che l’iniziativa sia dell’Idv, partito in coma irreversibile, che a Ravenna il Pd tiene in vita, tramite l’ennesima lista civetta, per catturare qualche centesimo di percentuale in più. Ciò spiega, se mai, perché l’Idv ravennate non abbia detto una parola per far conoscere l’iniziativa del partito nazionale e tanto meno per chiedere agli elettori di sottoscriverla».

«Sarà però interessante – termina Ancisi – chiedere al candidato sindaco del Pd se firma».

Già centinaia di firme a Ravenna per legittima difesa e inviolabilità domicilio

Lista per Ravenna sostiene l’iniziativa: «E il candidato Pd firma?»

Sabato scorso, 2 aprile, è iniziata anche a Ravenna la raccolta firme promossa dall’Idv nazionale per una legge di iniziativa popolare che rinforzi la legittima difesa e tuteli al massimo l’inviolabilità del domicilio. In pochi giorni ne sono state raccolte già alcune centinaia e sarà possibile firmare fino al 31 maggio agli uffici dell’anagrafe, in viale Berlinguer 68, dal lunedì al venerdì dalle 8 alle 13, il sabato dalle 8.30 alle 12.30 e nei pomeriggi di martedì e giovedì dalle 14.30 alle 16.30. Ma in questi giorni il registro verrà depositato anche nelle ex circoscrizioni.

Se la proposta diventerà legge – cerca di sentitizzare in una nota Alvaro Ancisi di Lista per Ravenna, che sta promuovendo a livello locale l’iniziativa – «chi si introdurrà illegittimamente in un domicilio privato saprà che riceverà pene molto severe e che non si potrà trasformare da aggressore in vittima chiedendo il risarcimento dei danni. Invece, chi difende l’incolumità o i beni propri o altrui all’interno del proprio domicilio non potrà rispondere della propria condotta, neppure a titolo di eccesso colposo in legittima difesa».

«Non ci fa velo – continua Ancisi – che l’iniziativa sia dell’Idv, partito in coma irreversibile, che a Ravenna il Pd tiene in vita, tramite l’ennesima lista civetta, per catturare qualche centesimo di percentuale in più. Ciò spiega, se mai, perché l’Idv ravennate non abbia detto una parola per far conoscere l’iniziativa del partito nazionale e tanto meno per chiedere agli elettori di sottoscriverla».

«Sarà però interessante – termina Ancisi – chiedere al candidato sindaco del Pd se firma».

Sky e Mediaset a scrocco: la finanza anche nelle case dei ravennati

Una trentina le perquisizioni con tanto di decoder sequestrati
Dalla Liguria un dispositivo pirata permetteva grandi risparmi

Pagavano circa 20 euro al mese per vedere quasi 2mila canali delle piattaforme a pagamento Sky e Mediaset Premium, i cui abbonamenti regolari costerebbero anche cinque volte di più, o quasi. Per questo motivo alcune centinaia di persone in tutta Italia potrebbero finire nei guai, nell’ambito di un’inchiesta partita da La Spezia, dove un esperto di informatica avrebbe messo in piedi questa sorta di truffa ai danni dei due colossi televisivi, incassando in pochi mesi circa 50mila euro con un mancato guadagno per Sky e Mediaset stimato di mezzo milione di euro.

E come riportano Carlino Ravenna e Corriere Romagna nelle edizioni in edicola questa mattina (venerdì 8 aprile), i finanzieri hanno fatto irruzione nelle prime ore della mattina di mercoledì anche nelle case di una trentina di ravennati, sequestrando alcuni decoder. Il sistema, però, funzionava tramite internet, grazie a sofisticati dispositivi realizzati a La Spezia, e sono stati proprio i cosiddetti indirizzi Ip a permettere ai finanziari di rintracciare anche i presunti “fuorilegge” ravennati, che rischiano multe – scrive il Corriere – fino a 25mila euro.

Sky e Mediaset a scrocco: la finanza anche nelle case dei ravennati

Una trentina le perquisizioni con tanto di decoder sequestrati Dalla Liguria un dispositivo pirata permetteva grandi risparmi

Pagavano circa 20 euro al mese per vedere quasi 2mila canali delle piattaforme a pagamento Sky e Mediaset Premium, i cui abbonamenti regolari costerebbero anche cinque volte di più, o quasi. Per questo motivo alcune centinaia di persone in tutta Italia potrebbero finire nei guai, nell’ambito di un’inchiesta partita da La Spezia, dove un esperto di informatica avrebbe messo in piedi questa sorta di truffa ai danni dei due colossi televisivi, incassando in pochi mesi circa 50mila euro con un mancato guadagno per Sky e Mediaset stimato di mezzo milione di euro.

E come riportano Carlino Ravenna e Corriere Romagna nelle edizioni in edicola questa mattina (venerdì 8 aprile), i finanzieri hanno fatto irruzione nelle prime ore della mattina di mercoledì anche nelle case di una trentina di ravennati, sequestrando alcuni decoder. Il sistema, però, funzionava tramite internet, grazie a sofisticati dispositivi realizzati a La Spezia, e sono stati proprio i cosiddetti indirizzi Ip a permettere ai finanziari di rintracciare anche i presunti “fuorilegge” ravennati, che rischiano multe – scrive il Corriere – fino a 25mila euro.

Tirocini per giovani laureati da 600 euro al mese in 28 aziende ravennati

Ci si può candidare via mail fino al 15 aprile. Più della metà dei ragazzi
che hanno partecipato negli anni scorsi oggi ha un’occupazione

Sono 28 le aziende locali che quest’anno accoglieranno altrettanti giovani laureati come tirocinanti nell’ambito del Progetto tirocini e di Lavoro cerca Università, evento realizzato grazie all’impegno congiunto di Fondazione Eni Enrico Mattei e Comune di Ravenna in collaborazione con Fondazione Flaminia, Università di Bologna – Campus di Ravenna, Centro per l’impiego della Provincia di Ravenna e associazioni di categoria.

L’iniziativa, che si è svolta giovedì a Palazzo dei Congressi, ha richiamato numerosi neolaureati residenti nel territorio della provincia di Ravenna che dall’8 al 15 aprile potranno candidarsi per l’assegnazione del tirocinio inviando il loro curriculum vitae a orientamento@fondazioneflaminia.it.

«Si tratta di una opportunità considerevole – ha sottolineato l’assessore alle Attività produttive Massimo Cameliani – sia per i giovani laureati del territorio, che attraverso i tirocini possono fare il loro ingresso nel mondo del lavoro e maturare competenze nel campo di interesse, ma anche per le aziende che, dall’apporto di queste nuove risorse lavoro, possono ricevere nuovi stimoli e input. Nel corso delle passate quattro edizioni del progetto, hanno partecipato circa 80 aziende. Tra queste – ha aggiunto – 52 hanno trovato un candidato adatto alle loro esigenze, accogliendo in totale 64 tirocinanti. Attualmente più della metà dei ragazzi che hanno partecipato all’iniziativa ha trovato occupazione».

L’esperienza di tirocinio, 600 euro mensili della durata di sei mesi, prevede anche un percorso formativo sullo sviluppo delle competenze trasversali aperto a tirocinanti e personale delle aziende coinvolte.

Il vicesindaco Giannantonio Mingozzi, vicepresidente di Fondazione Flaminia, intervenuto in occasione di alcune presentazioni delle aziende partecipanti, ha sottolineato come «le imprese di Ravenna abbiano colto appieno il valore dei tirocini offerti e soprattutto la capacità di illustrare i progetti di sviluppo della loro presenza a Ravenna abbinandoli all’offerta di lavoro rivolta ai nuovi laureati. In questa giornata incontriamo molti dei 600 giovani che ogni anno si laureano nella nostra città e mi fa molto piacere che le aziende più significative del territorio abbiano deciso di sostenerci».

Queste le aziende che partecipano all’edizione 2016: Progetto Aroma scarl, Euro company, JFC srl, La Campaza snc, ASTIM srl, CEFAL Emilia Romagna società cooperativa, Sviluppo PMI, TEA servizi srl, Radio Italia srl, Unitec spa, Ravenna Incoming Convention & Visit Bureau, Fondazione Ravenna Manifestazioni, Immgeo srl coworking Raffineria42, Ethic srl, Panebarco di D.Panebarco & C.sas, Distillerie Mazzarri spa, Almatek srl, centro iperbarico, Bunge Italia spa, Sacra Famiglia soc.Coop.Soc, Villaggio globale cooperativa sociale, Capit, Laboratorio Mondo, Tecnoagri spa, Crea srl, Astra soc.Cons. ARL, Stafer spa, Bondoli & Campese.

Tirocini per giovani laureati da 600 euro al mese in 28 aziende ravennati

Ci si può candidare via mail fino al 15 aprile. Più della metà dei ragazzi che hanno partecipato negli anni scorsi oggi ha un’occupazione

Sono 28 le aziende locali che quest’anno accoglieranno altrettanti giovani laureati come tirocinanti nell’ambito del Progetto tirocini e di Lavoro cerca Università, evento realizzato grazie all’impegno congiunto di Fondazione Eni Enrico Mattei e Comune di Ravenna in collaborazione con Fondazione Flaminia, Università di Bologna – Campus di Ravenna, Centro per l’impiego della Provincia di Ravenna e associazioni di categoria.

L’iniziativa, che si è svolta giovedì a Palazzo dei Congressi, ha richiamato numerosi neolaureati residenti nel territorio della provincia di Ravenna che dall’8 al 15 aprile potranno candidarsi per l’assegnazione del tirocinio inviando il loro curriculum vitae a orientamento@fondazioneflaminia.it.

«Si tratta di una opportunità considerevole – ha sottolineato l’assessore alle Attività produttive Massimo Cameliani – sia per i giovani laureati del territorio, che attraverso i tirocini possono fare il loro ingresso nel mondo del lavoro e maturare competenze nel campo di interesse, ma anche per le aziende che, dall’apporto di queste nuove risorse lavoro, possono ricevere nuovi stimoli e input. Nel corso delle passate quattro edizioni del progetto, hanno partecipato circa 80 aziende. Tra queste – ha aggiunto – 52 hanno trovato un candidato adatto alle loro esigenze, accogliendo in totale 64 tirocinanti. Attualmente più della metà dei ragazzi che hanno partecipato all’iniziativa ha trovato occupazione».

L’esperienza di tirocinio, 600 euro mensili della durata di sei mesi, prevede anche un percorso formativo sullo sviluppo delle competenze trasversali aperto a tirocinanti e personale delle aziende coinvolte.

Il vicesindaco Giannantonio Mingozzi, vicepresidente di Fondazione Flaminia, intervenuto in occasione di alcune presentazioni delle aziende partecipanti, ha sottolineato come «le imprese di Ravenna abbiano colto appieno il valore dei tirocini offerti e soprattutto la capacità di illustrare i progetti di sviluppo della loro presenza a Ravenna abbinandoli all’offerta di lavoro rivolta ai nuovi laureati. In questa giornata incontriamo molti dei 600 giovani che ogni anno si laureano nella nostra città e mi fa molto piacere che le aziende più significative del territorio abbiano deciso di sostenerci».

Queste le aziende che partecipano all’edizione 2016: Progetto Aroma scarl, Euro company, JFC srl, La Campaza snc, ASTIM srl, CEFAL Emilia Romagna società cooperativa, Sviluppo PMI, TEA servizi srl, Radio Italia srl, Unitec spa, Ravenna Incoming Convention & Visit Bureau, Fondazione Ravenna Manifestazioni, Immgeo srl coworking Raffineria42, Ethic srl, Panebarco di D.Panebarco & C.sas, Distillerie Mazzarri spa, Almatek srl, centro iperbarico, Bunge Italia spa, Sacra Famiglia soc.Coop.Soc, Villaggio globale cooperativa sociale, Capit, Laboratorio Mondo, Tecnoagri spa, Crea srl, Astra soc.Cons. ARL, Stafer spa, Bondoli & Campese.

Con la bomboletta imbratta i gradini di piazza San Francesco: denunciato

Un 21enne nei guai dopo la segnalazione di un cittadino

Un 21enne di origine cubana, residente in provincia, è stato denunciato nei giorni scorsi dalla polizia municipale di Ravenna per il reato di “imbrattamento di edificio di interesse storico” e inosservanza della normativa sull’immigrazione (a causa della mancata esibizione dei documenti).

L’intervento è scattato grazie alla segnalazione di un cittadini che aveva notato alcuni ragazzi armati di bomboletta spray intenti a imbrattare la scalinata di piazza San Francesco, in centro a Ravenna, e che ha così deciso di segnalare la cosa a municipale e questura.

La pattuglia della municipale, in collaborazione con i poliziotti e grazie alla testimonianza del cittadino che aveva telefonato, è riuscita a rintracciare un ragazzo corrispondente alla descrizione fornita, seduto sulle scalinate in compagnia di alcuni coetanei. Sui gradini c’erano due graffiti, di colore blu elettrico, e ai piedi di colui che poi è risultato essere l’unico responsabile, accanto agli zaini, una bomboletta spray con vernice proprio dello stesso colore di quello utilizzato nei disegni a terra.

A questo punto gli agenti hanno portato il giovane al comando e lo hanno denunciato.

«Blocco alle estrazioni disastro per tutti E giù le mani dalle nostre cozze»

A pranzo con gli operatori dell’offshore, che difendono i pescatori
Dopo le accuse di Greenpeace: «I mitili sono sani, ci sono le analisi»

«L’iniziativa conferma come l’attività di estrazione del gas in Adriatico, alla quale lavorano anche le aziende ravennati, non è ristretta alle nostre imprese, ma coinvolge pescatori, attività commerciali come alberghi e ristoranti, professionisti. La ricerca e l’estrazione del gas non può cessare a colpi di referendum, perché noi operiamo nel rispetto della sicurezza e di tutte le norme ambientali. Il blocco significherebbe un disastro economico per diverse categorie».
Così Franco Nanni, presidente del Roca (l’associazione che raggruppa le aziende del settore offshore ravennate), commenta il pranzo a base di cozze (a cui hanno partecipato anche alcuni politici del Pd tra cui il candidato sindaco Michele de Pascale) promosso mercoledì, 6 aprile, all’azienda Bambini di Marina di Ravenna, da operatori dell’offshore e associazioni dei pescatori, per fare il punto sugli effetti che il blocco dell’attività di manutenzione ed estrazione di gas produrrebbe sul tessuto economico ravennate ed emiliano-romagnolo.

«Abbiamo ormai un migliaio di dipendenti in cassa integrazione – aggiunge Nanni – tre multinazionali americane come Baker Hughes, Halliburton e Schlumberger stanno lasciando Ravenna per l’estero. Prevediamo altri 3 mila esuberi, su un totale di 6.700 dipendenti. Il Paese ha bisogno di una politica energetica decisa a livello centrale, sentiti esperti e tecnici, non affidata a un referendum».

Le cozze sono finite al centro della polemica dopo che Greenpeace ha scritto che quelle raccolte dai piloni delle piattaforme contengono metalli pesanti e sono inquinate.

Da decenni – spiegano nella nota inviata alla stampa da Roca – l’attività di raccolta di cozze è affidata a due cooperative (Conisub e La Romagnola), che occupano una cinquantina di persone. Ogni giorno escono in mare otto imbarcazioni e, grazie ai sub che scendono fino a 12-14 metri, si raccolgono circa 6 mila quintali di cozze ogni stagione; queste, poi, vengono smistate sui principali mercati nazionali a partire dalla Versilia fino a Porto Cervo.

«Il danno di immagine provocato da Greenpeace è enorme – commenta l’avvocato Marcella Pacchioli, che assiste le due cooperative di pescatori –. La nostra attività è sottoposta a scrupolosi controlli da parte degli organismi sanitari. Quindi, non può passare il messaggio che queste cozze sono inquinate. Abbiamo documenti che certificano l’esatto contrario. Le analisi dell’AUsl nel rispetto delle normative europee lo testimoniano. Le nostre cozze sono salubri e sono anche di ottima qualità, come dicono gli esperti».

I pescatori operano su 14 piattaforme Eni, che si trovano entro le 12 miglia dalla costa. Su un’altra trentina di impianti estrattivi viene effettuata la pulizia da incrostazioni, ma non c’è raccolta di mitili, perché le condizioni marine non consentono la loro crescita.

Conclude Sara Segati, biologa marina: «Qui vengono effettuati controlli assolutamente idonei, adeguati e costanti. La qualità di questi mitili è elevata e il prodotto messo in commercio è assolutamente salubre».

«Blocco alle estrazioni disastro per tutti E giù le mani dalle nostre cozze»

A pranzo con gli operatori dell’offshore, che difendono i pescatori
Dopo le accuse di Greenpeace: «I mitili sono sani, ci sono le analisi»

«L’iniziativa conferma come l’attività di estrazione del gas in Adriatico, alla quale lavorano anche le aziende ravennati, non è ristretta alle nostre imprese, ma coinvolge pescatori, attività commerciali come alberghi e ristoranti, professionisti. La ricerca e l’estrazione del gas non può cessare a colpi di referendum, perché noi operiamo nel rispetto della sicurezza e di tutte le norme ambientali. Il blocco significherebbe un disastro economico per diverse categorie».
Così Franco Nanni, presidente del Roca (l’associazione che raggruppa le aziende del settore offshore ravennate), commenta il pranzo a base di cozze (a cui hanno partecipato anche alcuni politici del Pd tra cui il candidato sindaco Michele de Pascale) promosso mercoledì, 6 aprile, all’azienda Bambini di Marina di Ravenna, da operatori dell’offshore e associazioni dei pescatori, per fare il punto sugli effetti che il blocco dell’attività di manutenzione ed estrazione di gas produrrebbe sul tessuto economico ravennate ed emiliano-romagnolo.

«Abbiamo ormai un migliaio di dipendenti in cassa integrazione – aggiunge Nanni – tre multinazionali americane come Baker Hughes, Halliburton e Schlumberger stanno lasciando Ravenna per l’estero. Prevediamo altri 3 mila esuberi, su un totale di 6.700 dipendenti. Il Paese ha bisogno di una politica energetica decisa a livello centrale, sentiti esperti e tecnici, non affidata a un referendum».

Le cozze sono finite al centro della polemica dopo che Greenpeace ha scritto che quelle raccolte dai piloni delle piattaforme contengono metalli pesanti e sono inquinate.

Da decenni – spiegano nella nota inviata alla stampa da Roca – l’attività di raccolta di cozze è affidata a due cooperative (Conisub e La Romagnola), che occupano una cinquantina di persone. Ogni giorno escono in mare otto imbarcazioni e, grazie ai sub che scendono fino a 12-14 metri, si raccolgono circa 6 mila quintali di cozze ogni stagione; queste, poi, vengono smistate sui principali mercati nazionali a partire dalla Versilia fino a Porto Cervo.

«Il danno di immagine provocato da Greenpeace è enorme – commenta l’avvocato Marcella Pacchioli, che assiste le due cooperative di pescatori –. La nostra attività è sottoposta a scrupolosi controlli da parte degli organismi sanitari. Quindi, non può passare il messaggio che queste cozze sono inquinate. Abbiamo documenti che certificano l’esatto contrario. Le analisi dell’AUsl nel rispetto delle normative europee lo testimoniano. Le nostre cozze sono salubri e sono anche di ottima qualità, come dicono gli esperti».

I pescatori operano su 14 piattaforme Eni, che si trovano entro le 12 miglia dalla costa. Su un’altra trentina di impianti estrattivi viene effettuata la pulizia da incrostazioni, ma non c’è raccolta di mitili, perché le condizioni marine non consentono la loro crescita.

Conclude Sara Segati, biologa marina: «Qui vengono effettuati controlli assolutamente idonei, adeguati e costanti. La qualità di questi mitili è elevata e il prodotto messo in commercio è assolutamente salubre».

«Blocco alle estrazioni disastro per tutti. E giù le mani dalle nostre cozze»

A pranzo con gli operatori dell’offshore, che difendono i pescatori Dopo le accuse di Greenpeace: «I mitili sono sani, ci sono le analisi»

«L’iniziativa conferma come l’attività di estrazione del gas in Adriatico, alla quale lavorano anche le aziende ravennati, non è ristretta alle nostre imprese, ma coinvolge pescatori, attività commerciali come alberghi e ristoranti, professionisti. La ricerca e l’estrazione del gas non può cessare a colpi di referendum, perché noi operiamo nel rispetto della sicurezza e di tutte le norme ambientali. Il blocco significherebbe un disastro economico per diverse categorie».
Così Franco Nanni, presidente del Roca (l’associazione che raggruppa le aziende del settore offshore ravennate), commenta il pranzo a base di cozze (a cui hanno partecipato anche alcuni politici del Pd tra cui il candidato sindaco Michele de Pascale) promosso mercoledì, 6 aprile, all’azienda Bambini di Marina di Ravenna, da operatori dell’offshore e associazioni dei pescatori, per fare il punto sugli effetti che il blocco dell’attività di manutenzione ed estrazione di gas produrrebbe sul tessuto economico ravennate ed emiliano-romagnolo.

«Abbiamo ormai un migliaio di dipendenti in cassa integrazione – aggiunge Nanni – tre multinazionali americane come Baker Hughes, Halliburton e Schlumberger stanno lasciando Ravenna per l’estero. Prevediamo altri 3 mila esuberi, su un totale di 6.700 dipendenti. Il Paese ha bisogno di una politica energetica decisa a livello centrale, sentiti esperti e tecnici, non affidata a un referendum».

Le cozze sono finite al centro della polemica dopo che Greenpeace ha scritto che quelle raccolte dai piloni delle piattaforme contengono metalli pesanti e sono inquinate.

Da decenni – spiegano nella nota inviata alla stampa da Roca – l’attività di raccolta di cozze è affidata a due cooperative (Conisub e La Romagnola), che occupano una cinquantina di persone. Ogni giorno escono in mare otto imbarcazioni e, grazie ai sub che scendono fino a 12-14 metri, si raccolgono circa 6 mila quintali di cozze ogni stagione; queste, poi, vengono smistate sui principali mercati nazionali a partire dalla Versilia fino a Porto Cervo.

«Il danno di immagine provocato da Greenpeace è enorme – commenta l’avvocato Marcella Pacchioli, che assiste le due cooperative di pescatori –. La nostra attività è sottoposta a scrupolosi controlli da parte degli organismi sanitari. Quindi, non può passare il messaggio che queste cozze sono inquinate. Abbiamo documenti che certificano l’esatto contrario. Le analisi dell’AUsl nel rispetto delle normative europee lo testimoniano. Le nostre cozze sono salubri e sono anche di ottima qualità, come dicono gli esperti».

I pescatori operano su 14 piattaforme Eni, che si trovano entro le 12 miglia dalla costa. Su un’altra trentina di impianti estrattivi viene effettuata la pulizia da incrostazioni, ma non c’è raccolta di mitili, perché le condizioni marine non consentono la loro crescita.

Conclude Sara Segati, biologa marina: «Qui vengono effettuati controlli assolutamente idonei, adeguati e costanti. La qualità di questi mitili è elevata e il prodotto messo in commercio è assolutamente salubre».

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