venerdì
08 Maggio 2026

Anche da Ravenna la Coldiretti attacca la Ue per il via libera all’olio tunisino  

Il presidente Pederzoli a difesa dell’extravergine di Brisighella

Il via libera finale dell’Europarlamento all’accordo che comprende anche la quota aggiuntiva per l’importazione senza dazi nella Unione Europea di 35.000 tonnellate in più l’anno di olio d’oliva tunisino è una scelta «deleteria, che non aiuta i produttori tunisini, danneggia quelli italiani ed aumenta il rischio delle frodi a danno dei consumatori». Non usa mezzi termini il presidente Coldiretti Ravenna Massimiliano Pederzoli nel commentare «l’ennesimo attacco al Made in Italy legalizzato dalla Ue».

Nato, cresciuto e tuttora residente a Brisighella, culla dell’olio extravergine di qualità della nostra provincia, Pederzoli continua: «Il via libera all’olio tunisino colpisce gravemente la nostra regione e la nostra provincia, custodi un patrimonio agroalimentare unico al mondo. In particolare il nostro olio d’oliva extravergine, su cui pende, ogni giorno, la minaccia delle truffe commerciali». E ancora: «Si tratta di un prodotto di nicchia nel comparto delle produzioni ravennati – afferma – ma con un valore altamente strategico per l’economia locale, un valore che non possiamo rischiare di perdere a fronte dell’importazione di olio tunisino che diventa magicamente italiano a discapito del reddito economico delle nostre imprese e truffando i consumatori. Insomma – tuona il Presidente – è ora di finirla con questa Europa che fa solo gli interessi delle lobby economiche».

Il via libera all’accordo sull’olio tunisino votato dalla plenaria dell’Assemblea di Strasburgo, avviene dopo che nel 2015 in Italia sono aumentate del 481% le importazioni dell’olio di oliva dalla Tunisia per un totale di oltre 90 milioni di chili. Il nuovo contingente agevolato – precisa la Coldiretti – andrebbe tra l’altro ad aggiungersi alle attuali 56.700 tonnellate a dazio zero già previste dall’accordo di associazione Ue-Tunisia, portando il totale degli arrivi “agevolati” annuale oltre quota 90mila tonnellate, praticamente tutto l’import in Italia dal Paese africano.

«Trasparenza assoluta a garanzia della qualità e quindi del consumatore finale. Queste – precisa Pederzoli – sono da sempre le caratteristiche che contraddistinguono l’olio di Brisighella, primo olio extravergine italiano ad ottenere il marchio Dop (Denominazione di Origine Protetta). I nostri produttori – aggiunge – non usano trucchi o inganni, la filiera è totalmente certificata».

In attesa che arrivino risposte concrete a tutela delle eccellenze agroalimentari italiane, il consiglio di Coldiretti è quello di guardare con più attenzione le etichette ed acquistare extravergini a denominazione di origine Dop, quelli in cui è esplicitamente indicato che sono stati ottenuti al 100 per 100 da olive italiane o di acquistare direttamente dai produttori nei frantoi o nei mercati di Campagna Amica.

Impiantato al Maria Cecilia Hospital un nuovo defibrillatore cardiaco biventricolare compatibile con gli esami di Risonanza Magnetica

È stato eseguito giovedì (10 marzo) al Maria Cecilia Hospital di Cotignola dall’équipe medica guidata dal dottor Saverio Iacopino (direttore dell’Unità di Aritmologia ed Elettrofisiologia di GVM Care & Research) il primo impianto in Emilia-Romagna del nuovo defibrillatore biventricolare digitale Claria MRI (Medtronic), device di ultima generazione che riconosce “in automatico” le gravi alterazioni del ritmo cardiaco – quali le tachicardie ventricolari e le aritmie atriali – che possono compromettere la funzionalità del cuore e peggiorarne lo stato di compenso.

È stato impiantato su un paziente di 78 anni affetto da grave scompenso cardiaco da pregresso infarto (refrattario alla terapia farmacologica) e complicato da Fibrillazione Atriale recidivante, insufficienza renale cronica, diabete mellito.

Tra le caratteristiche del nuovo defibrillatore biventricolare, il cui utilizzo è rivolto al trattamento dei soggetti ad alto rischio di morte improvvisa ed affetti da scompenso cardiaco, vi è quella di essere compatibile con indagini diagnostiche come la Risonanza Magnetica, sia a 1,5 che a 3 Tesla.

Grazie ad una specifica modalità di funzionamento, il Claria MRI offre, infatti, la massima sicurezza operativa durante tutte le fasi del check-up strumentale, mantenendo sempre costante la capacità di elettrostimolazione delle camere cardiache lungo l’intero ciclo di vita del sistema.
Un’attenta rivalutazione e riprogettazione sia della componentistica che del design complessivo, hanno inoltre permesso di contenere lo spessore del device a soli 13 millimetri così da risultare più accettato dai pazienti di età molto avanzata o molto giovani, magri, di bassa statura o sesso femminile: ciò si è tradotto in un netto miglioramento del comfort e in una sensibile riduzione – pari al 30% – del possibile trauma cutaneo nell’area d’impianto, con minor possibilità di lesioni da decubito.
Considerato altresì l’alto rischio d‘infezione chirurgica correlato alla presenza di patologie concomitanti la cardiopatia (diabete ed insufficienza renale), l’équipe medica ha deciso per il contemporaneo utilizzo e conseguente impianto parallelo, del sacchetto antibiotico TYRX, in grado di ridurre del 90% il pericolo d’infezioni batteriche – a volte letali – in pazienti critici.

«È indubbiamente innovativo – dichiara il dottor Saverio Iacopino – che il dispositivo sia multiprogrammabile e in grado di monitorare e regolare la frequenza cardiaca erogando terapie di stimolazione biventricolare simultanea o sequenziale, terapie per tachiaritmie ventricolari e terapie per tachiaritmie atriali, e che sia dotato di un algoritmo molto sofisticato capace, durante l’intero arco della giornata, di campionare il battito e discriminarne la stimolazione biventricolare da efficace a non efficace, osservandone la morfologia anche in caso di fibrillazione atriale, risultando infine compatibile per il servizio di monitoraggio in remoto».

In piazza prodotti enogastromomici e street food di tutte le regioni italiane

In centro a Ravenna arriva per tre giorni “Bell’Italia”

Novità per il centro di Ravenna che dal 18 al 20 marzo ospiterà “Bell’Italia”, la prima manifestazione enogastronomica che coinvolge tutte e venti le regioni d’Italia.

Per tre giorni in piazza del Popolo i prodotti enologici, oleari, caseari e alimentari più ricercati del nostro Paese, con uno spazio anche per il cosiddetto street food. A un itinerario del gusto si affiancheranno eventi paralleli in campo artistico e culturale. L’evento – che verrà presentato nel corso di una conferenza stampa nei prossimi giorni – è a cura di Confesercenti Ravenna, in collaborazione con il Comune.

In piazza prodotti enogastromomici e street food di tutte le regioni italiane

In centro a Ravenna arriva per tre giorni “Bell’Italia”

Novità per il centro di Ravenna che dal 18 al 20 marzo ospiterà “Bell’Italia”, la prima manifestazione enogastronomica che coinvolge tutte e venti le regioni d’Italia.

Per tre giorni in piazza del Popolo i prodotti enologici, oleari, caseari e alimentari più ricercati del nostro Paese, con uno spazio anche per il cosiddetto street food. A un itinerario del gusto si affiancheranno eventi paralleli in campo artistico e culturale. L’evento – che verrà presentato nel corso di una conferenza stampa nei prossimi giorni – è a cura di Confesercenti Ravenna, in collaborazione con il Comune.

In piazza prodotti enogastromomici e street food di tutte le regioni italiane

In centro a Ravenna arriva per tre giorni “Bell’Italia”

Novità per il centro di Ravenna che dal 18 al 20 marzo ospiterà “Bell’Italia”, la prima manifestazione enogastronomica che coinvolge tutte e venti le regioni d’Italia.

Per tre giorni in piazza del Popolo i prodotti enologici, oleari, caseari e alimentari più ricercati del nostro Paese, con uno spazio anche per il cosiddetto street food. A un itinerario del gusto si affiancheranno eventi paralleli in campo artistico e culturale. L’evento – che verrà presentato nel corso di una conferenza stampa nei prossimi giorni – è a cura di Confesercenti Ravenna, in collaborazione con il Comune.

29 anni fa la tragedia della Mecnavi Il sindaco: «Non dimentichiamo»

Manifestazione in piazza e convegno sulla sicurezza sul lavoro

Il 13 marzo ricorre il 29esimo anniversario della strage della Mecnavi. Il tragico incidente si verificò nel 1987 nei cantieri navali del porto di Ravenna; vi persero la vita 13 operai, rimanendo asfissiati all’interno della nave gasiera Elisabetta Montanari.

I caduti verranno ricordati in una cerimonia di commemorazione, in programma alle 11 in piazza del Popolo, alla quale interverranno il sindaco di Ravenna Fabrizio Matteucci, il sindaco di Bertinoro Nevio Zaccarelli(cinque vittime erano originarie della cittadina cesenate) e il segretario Cisl Romagna Daniele Saporetti a nome delle tre confederazioni sindacali Cgil, Cisl e Uil.

«Sono passati 29 anni, ma Ravenna non dimentica – dichiara il sindaco Matteucci – A provocare il disastro fu la scintilla di una fiamma ossidrica: da lì un incendio e lo sviluppo di ossido di carbonio e acido cianidrico. I lavoratori morirono asfissiati al termine di una lunga agonia. L’inchiesta mise in luce l’assenza di estintori, la mancanza di vie di fuga, la vetustà della nave cisterna, le dure condizioni di lavoro degli operai (erano tutti manutentori), la disorganizzazione del cantiere. Ma la condanna fu mite: sette anni e mezzo nel processo di primo grado per Enzo Arienti, proprietario della Mecnavi, poi ridotti a quattro in appello. Il giorno dei funerali monsignor Ersilio Tonini, allora arcivescovo della città, parlò di “uomini ridotti a topi” e di “disumana umiliazione” delle condizioni di lavoro. Sono passati quasi trent’anni ma non li abbiamo dimenticati. Ricorderemo le 13 vittime in piazza del Popolo: invito tutte le cittadine e i cittadini ravennati a partecipare a questa manifestazione».

Venerdì 18 marzo dalle 9 alle 12.30 nella sala D’Attorre di via Ponte Marino 2 si svolgerà invece la terza assemblea provinciale dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza, aziendali, territoriali e di sito, dal titolo “Dalla memoria, un impegno continuo”, dedicata in particolare al tema dello stress lavoro correlato e al ruolo e all’esperienza dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza.
L’apertura dei lavori sarà affidata a interventi degli stessi rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza. Si procederà con i contributi di Stefano Toderi, docente del dipartimento di psicologia dell’Università di Bologna, e Marco Broccoli, dirigente medico del servizio prevenzione e sicurezza ambienti di lavoro dell’Ausl Romagna.
Le iniziative sono promosse da Cgil, Cisl, Uil, Comuni di Ravenna e Bertinoro, Provincia e Ausl Romagna nell’ambito dei progetti “Piani per la salute provincia di Ravenna”.

29 anni fa la tragedia della Mecnavi Il sindaco: «Non dimentichiamo»

Manifestazione in piazza e convegno sulla sicurezza sul lavoro

Il 13 marzo ricorre il 29esimo anniversario della strage della Mecnavi. Il tragico incidente si verificò nel 1987 nei cantieri navali del porto di Ravenna; vi persero la vita 13 operai, rimanendo asfissiati all’interno della nave gasiera Elisabetta Montanari.

I caduti verranno ricordati in una cerimonia di commemorazione, in programma alle 11 in piazza del Popolo, alla quale interverranno il sindaco di Ravenna Fabrizio Matteucci, il sindaco di Bertinoro Nevio Zaccarelli(cinque vittime erano originarie della cittadina cesenate) e il segretario Cisl Romagna Daniele Saporetti a nome delle tre confederazioni sindacali Cgil, Cisl e Uil.

«Sono passati 29 anni, ma Ravenna non dimentica – dichiara il sindaco Matteucci – A provocare il disastro fu la scintilla di una fiamma ossidrica: da lì un incendio e lo sviluppo di ossido di carbonio e acido cianidrico. I lavoratori morirono asfissiati al termine di una lunga agonia. L’inchiesta mise in luce l’assenza di estintori, la mancanza di vie di fuga, la vetustà della nave cisterna, le dure condizioni di lavoro degli operai (erano tutti manutentori), la disorganizzazione del cantiere. Ma la condanna fu mite: sette anni e mezzo nel processo di primo grado per Enzo Arienti, proprietario della Mecnavi, poi ridotti a quattro in appello. Il giorno dei funerali monsignor Ersilio Tonini, allora arcivescovo della città, parlò di “uomini ridotti a topi” e di “disumana umiliazione” delle condizioni di lavoro. Sono passati quasi trent’anni ma non li abbiamo dimenticati. Ricorderemo le 13 vittime in piazza del Popolo: invito tutte le cittadine e i cittadini ravennati a partecipare a questa manifestazione».

Venerdì 18 marzo dalle 9 alle 12.30 nella sala D’Attorre di via Ponte Marino 2 si svolgerà invece la terza assemblea provinciale dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza, aziendali, territoriali e di sito, dal titolo “Dalla memoria, un impegno continuo”, dedicata in particolare al tema dello stress lavoro correlato e al ruolo e all’esperienza dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza.
L’apertura dei lavori sarà affidata a interventi degli stessi rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza. Si procederà con i contributi di Stefano Toderi, docente del dipartimento di psicologia dell’Università di Bologna, e Marco Broccoli, dirigente medico del servizio prevenzione e sicurezza ambienti di lavoro dell’Ausl Romagna.
Le iniziative sono promosse da Cgil, Cisl, Uil, Comuni di Ravenna e Bertinoro, Provincia e Ausl Romagna nell’ambito dei progetti “Piani per la salute provincia di Ravenna”.

Verso il voto: De Pascale progetta con i Lego. Manu Benelli con i 5 Stelle

E Ravenna in Comune parla di lavoro con il giudice Riverso

Entra nel vivo la campagna elettorale in vista delle elezioni amministrative di Ravenna del prossimo giugno.

Originale iniziativa elettorale quella organizzata sabato 12 marzo – dalla mattina alla sera – nel comitato elettorale di Michele De Pascale (il candidato sindaco del centrosinistra sostenuto da Pd, Pri e alcune liste civiche) di via San Mama dove per una giornata si giocherà con i Lego. I celeberrimi mattoncini colorati saranno il materiale fisico con cui elaborare e costruire progetti per la città. Ma non si pensi a uno scherzo, non a caso l’iniziativa si intitola “Lego serious play” e si tratta di una pratica nata in Danimarca negli anni ‘90 per favorire l’innovazione del business e oggi è sempre più utilizzato come metodologia partecipativa, di condivisione e di co-progettazione. Per partecipare è necessario iscriversi a questo link.

Appuntamento pubblico con Ravenna in Comune – la lista di sinistra alternativa al Pd – sabato 12 marzo dalle 14.30 alla Sala Buzzi in Viale Berlinguer 11. Gli appalti, le esternalizzazioni, il precariato e la crisi economica in cui versa anche il nostro territorio saranno alcuni dei temi della tavola rotonda dedicata a “Dignità e legalità del lavoro”. Interverranno: Raffaella Sutter, candidata sindaca Ravenna in Comune, Roberto Riverso, giudice di Cassazione, Massimo Marani (della Filctem Cgil), Danilo Morini (della Filt Cgil, Milco Cassani della Fiom Cgil) e Maurizio Lago, Uil Trasporti.

Il Movimento 5 Stelle di Ravenna organizza invece per lunedì 14 marzo alle 21 sempre in sala Buzzi, l’incontro con l’ex-pallavolista nonché campionessa Manuela “Manu” Benelli sul tema “sport e discriminazione” e in particolare di donne nel mondo dello sport, diffocoltà dei disabili e di strutture di impianti sportivi a Ravenna. Modera l’incontro Pietro Vandini, capogruppo dei grillini a Palazzo Merlato.

La guida disegnata di Ravenna dell’architetto Paolo Bolzani

Al Mar la presentazione del volume edito da Reclam

Ravenna Disegnata è la nuova guida al tratto della città di Ravenna, edita da Reclam e a cura dell’architetto Paolo Bolzani, costituita da 45 eleganti disegni delle facciate dei monumenti principali della città. Completano l’edizione bilingue italiano e inglese cenni storici sulla città e 11 percorsi turistici urbani. La guida è introdotta da scritti di Carlo Bertelli, Maria Grazia Marini, Gioia Gattamorta e Clemetnina Rizzardi. Come commenta Carlo Bertelli in Prefazione, i «rilievi eleganti, quasi neoclassici» segnalano «i capisaldi di un tessuto urbano che rischia altrimenti di restare senza punti di riferimento, privo di storia e quindi di collegamenti col presente».

Il volume verrà presentato domani – sabato 12 marzo – alle 11 a ingresso libero alla sala multimediale del Mar – Museo d’Arte della città di Ravenna, in occasione della mostra “La seduzione dell’antico. Da Picasso a Duchamp da De Chirico a Pistoletto”.

L’autore parlerà della pubblicazione insieme a Clementina Rizzardi (ordinario di Antichità Ravennati e Bizantine, Università di Bologna) e Gioia Gattamorta (presidente dell’Ordine degli Architetti).

La guida disegnata di Ravenna dell’architetto Paolo Bolzani

Al Mar la presentazione del volume edito da Reclam

Ravenna Disegnata è la nuova guida al tratto della città di Ravenna, edita da Reclam e a cura dell’architetto Paolo Bolzani, costituita da 45 eleganti disegni delle facciate dei monumenti principali della città. Completano l’edizione bilingue italiano e inglese cenni storici sulla città e 11 percorsi turistici urbani. La guida è introdotta da scritti di Carlo Bertelli, Maria Grazia Marini, Gioia Gattamorta e Clemetnina Rizzardi. Come commenta Carlo Bertelli in Prefazione, i «rilievi eleganti, quasi neoclassici» segnalano «i capisaldi di un tessuto urbano che rischia altrimenti di restare senza punti di riferimento, privo di storia e quindi di collegamenti col presente».

Il volume verrà presentato domani – sabato 12 marzo – alle 11 a ingresso libero alla sala multimediale del Mar – Museo d’Arte della città di Ravenna, in occasione della mostra “La seduzione dell’antico. Da Picasso a Duchamp da De Chirico a Pistoletto”.

L’autore parlerà della pubblicazione insieme a Clementina Rizzardi (ordinario di Antichità Ravennati e Bizantine, Università di Bologna) e Gioia Gattamorta (presidente dell’Ordine degli Architetti).

La guida disegnata di Ravenna dell’architetto Paolo Bolzani

Al Mar la presentazione del volume edito da Reclam

Ravenna Disegnata è la nuova guida al tratto della città di Ravenna, edita da Reclam e a cura dell’architetto Paolo Bolzani, costituita da 45 eleganti disegni delle facciate dei monumenti principali della città. Completano l’edizione bilingue italiano e inglese cenni storici sulla città e 11 percorsi turistici urbani. La guida è introdotta da scritti di Carlo Bertelli, Maria Grazia Marini, Gioia Gattamorta e Clemetnina Rizzardi. Come commenta Carlo Bertelli in Prefazione, i «rilievi eleganti, quasi neoclassici» segnalano «i capisaldi di un tessuto urbano che rischia altrimenti di restare senza punti di riferimento, privo di storia e quindi di collegamenti col presente».

Il volume verrà presentato domani – sabato 12 marzo – alle 11 a ingresso libero alla sala multimediale del Mar – Museo d’Arte della città di Ravenna, in occasione della mostra “La seduzione dell’antico. Da Picasso a Duchamp da De Chirico a Pistoletto”.

L’autore parlerà della pubblicazione insieme a Clementina Rizzardi (ordinario di Antichità Ravennati e Bizantine, Università di Bologna) e Gioia Gattamorta (presidente dell’Ordine degli Architetti).

Processo Poggiali, ergastolo o assolta? È il giorno della sentenza per l’infermiera

Due anni fa la morte della paziente a Lugo. Oggi le eventuali considerazioni del pm, replica della difesa poi la camera di consiglio

A quasi due anni da quella mattina dell’8 aprile 2014 in cui morì la 78enne Rosa Calderoni di Russi in ospedale a Lugo, è arrivato il giorno della sentenza per la donna che è accusata di averla uccisa: ergastolo o assoluzione per la 44enne Daniela Poggiali, ex infermiera dell’Ausl in servizio nel reparto di Medicina dove era ricoverata l’anziana. Il processo cominciato lo scorso 16 ottobre arriva infatti all’epilogo: in mattinata le eventuali considerazioni finali dell’accusa (dopo l’arringa difensiva di sette giorni fa) poi la controreplica della difesa e camera di consiglio da cui gli otto giudici della Corte d’Assise usciranno solo una volta raggiunto il verdetto.

La storia della presunta infermiera killer ha fatto il giro del mondo. Perché se non bastasse essere alla sbarra per un omicidio volontario pluriaggravato, le analisi statistiche sui turni di lavoro del personale infermieristico lughese restituiscono uno scenario cupo di circa 90 decessi anomali rispetto agli standard statistici: nei turni di Poggiali in quel reparto si moriva due volte in più rispetto alla media. E, come fa notare l’accusa, da quando la donna non è più in servizio (pochi giorni dopo il caso Calderoni) sono diminuiti i decessi.

La procura (pm Angela Scorza) la ritiene colpevole ricostruendo un castello accusatorio che parte dall’assunto di una morte avvenuta per cause non naturali, circostanza che troverebbe riscontro nell’altissima concentrazione di cloruro di potassio (Cdp) negli occhi della paziente (rintracciata con l’autopsia) a significare una somministrazione esogena massiccia e fatale di Cdp come si riscontra nel deflussore della flebo collegato al braccio: se l’ultima persona a essere stata in stanza da sola con Calderoni, prima che finisse in coma, è stata Poggiali allora Poggiali è l’assassina. Il movente? Avrebbe una rappresentazione plastica nelle celeberrime due foto scattate a gennaio 2014 da una collega di Poggiali mentre l’ex infermiera si metteva in pose di scherno accanto a un altro cadavere: la soddisfazione di dare la morte (anche come sfida a chi la sospettava e quindi le aveva cambiato turno proprio il giorno prima dell’8 aprile 2014).

Nulla della ricostruzione del pubblico ministero, secondo la difesa (avvocato Stefano Dalla Valle di Lugo), avrebbe trovato il sostegno di una prova solida in due anni tra indagini e dibattimento. Per questo va assolta. Con formula piena o per insufficienza di prove. Innanzitutto perché la causa non naturale del decesso è tutta da dimostrare e non si sarebbe nemmeno cercato di dimostrarla dando per scontato da subito che fosse un omicidio. E il tempo di 5-10 minuti trascorso da Poggiali in stanza con Calderoni non le sarebbe stato sufficiente a inserire due fiale di potassio (la dose necessaria per causare la morte in un tempo non troppo breve e non troppo lungo) nel deflussore. Che non si può dire con certezza sia quello agli atti: se l’ago cannula in fondo al tubo ha Dna maschile e quel giorno in reparto c’era proprio un altro paziente maschio che aveva fatto terapia di potassio perché le indagini non hanno comparato di Dna? E infine l’alto livello di Cdp negli occhi di Rosa Calderoni è un effetto di un errore nel campionamento.

L’imputata è in carcere a Forlì dal 9 ottobre 2014 in custodia cautelare perché ritenuta pericolosa in qualunque contesto anche fuori da quello lavorativo (stesso motivo che ora porta il pm a cheidere l’ergastolo). Un lungo periodo di detenzione che l’ha cambiata molto nell’aspetto: dai sorrisi sfacciati sotto la chioma bionda tinta in tribunale il giorno della convalida dell’arresto al volto più serio e tirato sotto i capelli di nuovo scuri in ogni udienza del processo a cui è sempre stata presente. Seduta accanto all’avvocato, guardata a vista alle spalle da un agente della polizia penitenziaria. Il 4 dicembre 2015 ha risposto per oltre due ore alle domande del sostituto procuratore respingendo le accuse, tutte. In aula sempre anche Luigi Conficconi, il fidanzato. Che ha sfruttato ogni momento di pausa per scambiarsi sguardi e sorrisi con la compagna rinchiusa nella gabbia per gli imputati.

A giudicarla saranno gli otto giudici che compongono la Corte d’Assise. Due togati (il presidente Corrado Schiaretti e il giudice a latere Andrea Galanti) e sei popolari estratti a sorte tra i cittadini iscritti a un apposito albo. Requisiti richiesti: cittadinanza italiana, buona condotta morale, diploca di licenza media inferiore, tra 30 e 65 anni di età. Decideranno in maniera congiunta: i primi a votare saranno i popolari partendo dal più giovane. Non serve l’unanimità e in caso di parità verrà accolta la sentenza più favorevole all’imputata.

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