lunedì
11 Maggio 2026

Commercio auto usate: chiuse 20 aziende dei bigliettini nei parabrezza su 21

I titolari irreperebili: chiesta la cancellazione dal registro delle imprese

Nel 2015 la Guardia di Finanza ha svolto 21 accertamenti nei confronti di imprese, attive a Ravenna, operanti nel settore del commercio di auto e moto usate. I risultati hanno consentito di constatare irregolarità in 20 casi.

I titolari delle aziende chiuse sono risultati irreperibili tanto presso il domicilio eletto quanto presso il luogo di svolgimento dell’attività.

Per tale motivo la Direzione Provinciale dell’Agenzia delle Entrate di Ravenna, su proposta del Comando della Guardia di Finanza, ha disposto la cessazione d’ufficio delle 20 partite Iva. Analoga richiesta è stata avanzata alla Camera di Commercio per la cancellazione delle aziende dal registro delle imprese attive.

L’attività svolta dai militari è iniziata dall’esame dei numerosi bigliettini da visita distribuiti sui parabrezza delle auto in sosta nel centro cittadino. Dopo aver ricostruito, con le banche dati in uso al Corpo, le posizioni dei soggetti operanti nel settore, sono stati effettuati sopralluoghi, ricerche e redatti verbali di operazioni compiute, constatando il mancato esercizio delle attività e contestando le irregolarità con conseguente proposta di chiusura delle partite Iva.

Sono in corso ulteriori controlli nei confronti di altri soggetti dello stesso settore commerciale che, almeno da quanto risulta da analisi statistiche provinciali, sembra siano in constante aumento anche nel periodo di crisi economica.

Commercio auto usate: chiuse 20 aziende dei bigliettini nei parabrezza su 21

I titolari irreperebili: chiesta la cancellazione dal registro delle imprese

Nel 2015 la Guardia di Finanza ha svolto 21 accertamenti nei confronti di imprese, attive a Ravenna, operanti nel settore del commercio di auto e moto usate. I risultati hanno consentito di constatare irregolarità in 20 casi.

I titolari delle aziende chiuse sono risultati irreperibili tanto presso il domicilio eletto quanto presso il luogo di svolgimento dell’attività.

Per tale motivo la Direzione Provinciale dell’Agenzia delle Entrate di Ravenna, su proposta del Comando della Guardia di Finanza, ha disposto la cessazione d’ufficio delle 20 partite Iva. Analoga richiesta è stata avanzata alla Camera di Commercio per la cancellazione delle aziende dal registro delle imprese attive.

L’attività svolta dai militari è iniziata dall’esame dei numerosi bigliettini da visita distribuiti sui parabrezza delle auto in sosta nel centro cittadino. Dopo aver ricostruito, con le banche dati in uso al Corpo, le posizioni dei soggetti operanti nel settore, sono stati effettuati sopralluoghi, ricerche e redatti verbali di operazioni compiute, constatando il mancato esercizio delle attività e contestando le irregolarità con conseguente proposta di chiusura delle partite Iva.

Sono in corso ulteriori controlli nei confronti di altri soggetti dello stesso settore commerciale che, almeno da quanto risulta da analisi statistiche provinciali, sembra siano in constante aumento anche nel periodo di crisi economica.

L’appello di tre parlamentari al prefetto «Accoglienza per i profughi in strada»

Lettera aperta di Maestri (Possibile), Paglia (Sel) e Pagani (Pd) «Se continua l’inerzia delle istituzioni assumeremo iniziative energiche»

Chiedono una soluzione per i profughi pakistani richiedenti protezione internaziale che sono accampati da settimane sotto i portici di viale Berlinguer, di fronte alla questura altrimenti sono pronti a ricorrere a iniziative energiche: è questo il contenuto di una lettera aperta firmata dai tre parlamentari ravennati – Andrea Maestri (Possibile), Giovanni Paglia (Sel), Alberto Pagani (Pd) – e indirizzata al prefetto di Ravenna Francesco Russo perché prenda in carico la situazione delle persone che stamane si sono presentati in gruppo davanti al portone della prefettura in piazza del Popolo chiedendo risposte.

La condizione giuridica di queste persone (le cui storie vi abbiamo raccontato in un articolo che trovate tra i correlati) è quella di richiedenti asilo ma non essendo inseriti nel piano Mare Nostrum – perché arrivati via terra da nord e non via mare da sud – non sono compresi nella rete di assistenza coordinata dal ministero dell’Interno anche se in attesa di arrivare di fronte alla commissione che dovrà valutare i singoli casi e stabilire se concedere lo status di rifugiato.

Ecco il testo integrale della lettera dei tre parlamentari: «Eccellentissimo signor prefetto della Provincia di Ravenna, Le è certamente noto che in via Berlinguer, sotto i portici dell’Engim e della Circoscrizione, da agosto/ottobre, trascorrono la notte all’addiaccio tra i 20 e i 26 uomini di origine pakistana, i quali hanno avviato la procedura di legge per il riconoscimento della protezione internazionale presso la locale Questura ma non hanno trovato un posto nel sistema di accoglienza in attesa della valutazione delle loro domande da parte della Commissione Territoriale. Queste persone sono aiutate da una rete di volontariato e di cittadinanza attiva senza la quale non avrebbero nemmeno un pasto al giorno, la tutela sanitaria minima e un sacco a pelo con cui ripararsi dal freddo. Venerdì 4 dicembre è stato richiesto l’intervento di un’ambulanza per uno dei giovani che mostrava sintomi di assideramento e denutrizione e che non aveva nemmeno la forza di reggersi in piedi. Questa situazione oltre ad essere intollerabile sotto il profilo etico e civile, è chiaramente in contrasto con il principio solidaristico di cui all’art. 2 della Costituzione. Le condizioni meteo non consentono obiettivamente di dormire fuori la notte e chi lo fa, non avendo alternative praticabili, rischia la vita. Riteniamo che le istituzioni, la Prefettura in primis, abbiano un preciso dovere di attivarsi e di farlo immediatamente per evitare che si verifichino fatti gravi, di cui chi ha omesso gli interventi di assistenza e soccorso dovuti, sarebbe necessariamente chiamato a rispondere. Le rivolgiamo un appello accorato e urgentissimo perché queste persone siano quanto meno accolte nell’hub di Bologna o che ad essi si assicuri almeno un rifugio per la notte. Diversamente, in ipotesi di persistente inerzia istituzionale, assumeremo tutte le iniziative necessarie, anche le più energiche, per assicurare la tutela della dignità e della sopravvivenza di queste persone. Certi di un suo tempestivo e risolutivo intervento, la salutiamo molto cordialmente».

L’ottimismo della Camera di Commercio «Buoni segnali, 2015 anno della svolta»

Dati Proemetia: «Valore aggiunto analogo al Pil in provincia
aumenterà dello 0,6 percento rispetto al 2014»

Dalla Camera di Commercio di Ravenna arriva una ventata di ottimismo per l’economia alle prese con la crisi: «Molti segnali lasciano sperare che il 2015 possa essere ricordato, in futuro, come l’anno della svolta». L’anno agli sgoccioli si chiude in provincia con i principali indicatori di segno positivo: «Complessivamente l’istituto di ricerca Proemetia stima che nel 2015 il valore aggiunto, analogo al Pil, in provincia di Ravenna aumenterà dello 0,6 percento rispetto all’anno prima. Nel 2016 la tendenza espansiva si dovrebbe rafforzare portando la variazione all’1,5 percento. A tale incremento contribuirebbero positivamente tutti i settori produttivi: manifatturiero 2,5 percento, servizi 1,5 percento, costruzioni 1,1 percento e agricoltura 0,4 percento».

È tornata a crescere la produzione industriale. Nei primi nove mesi del 2015 le piccole e medie imprese manifatturiere mostrano una variazione della produzione dell’1,5% su base annua. Dopo anni durissimi il settore delle costruzioni segnala un aumento medio del fatturato che nei primi tre trimestri è risultato del 1,2% trainato da un rilancio del mercato immobiliare soprattutto nell’edilizia residenziale. La ripresa della attività produttive è prevalentemente legata ad una espansione della domanda interna. Anche il porto ha mostrato una buona capacità di tenuta, perdendo lo 0,3 percento dei traffici nel periodo gennaio settembre, «nonostante i ben noti problemi strutturali a cui si spera venga data una risposta in tempi brevi per avviare una nuova fase di sviluppo». Nel turismo c’è lo 0,4 percento delle presenze, deludendo solo in parte le aspettative di flussi più consistenti rispetto al 2014. «Accanto ai segnali di uscita dalla crisi permangono elementi di preoccupazione legati al mercato del lavoro, ai consumi e al tessuto imprenditoriale, ambiti che probabilmente scontano uno sfasamento temporale rispetto alla ripresa delle attività produttive».

Sul fronte del lavoro, in positivo, si riducono i disoccupati: «Il tasso di disoccupazione si è portato dal 9,2 percento del 2014 all’8,7 percento del secondo trimestre del 2015. Nello stesso tempo tuttavia, sono diminuiti di 1.600 gli occupati e sono ancora 2.000 i lavoratori interessati dalle varie forme di cassa integrazione».

I consumi stentano a ripartire, «almeno a giudicare dall’andamento del fatturato della piccola distribuzione commerciale che nei primi nove mesi dell’anno si è ridotto dello 0,8 percento».

Infine continua a diminuire il numero delle imprese. Tra settembre 2014 e settembre 2015 il saldo tra iscrizioni e cessazioni al Registro delle imprese della nostra provincia mostra un passivo di 250 unità. Se da un lato l’andamento delle cessazioni si è normalizzato, dopo la forte crescita a cavallo tra il 2012 e il 2013, dall’altro, la percezione di un rischio di impresa ancora alto e le difficoltà di accesso al credito, continuano a frenare l’avvio di nuove attività.

Il consiglio della Camera di commercio ravennate ha approvato venerdì 11 dicembre il preventivo 2016 e le linee strategiche che orienteranno le politiche camerali finalizzate ad affiancare e sostenere il tessuto imprenditoriale provinciale. «Il principio che ha guidato l’amministrazione camerale di Ravenna nella predisposizione della programmazione economico-finanziaria dei prossimi anni è stato quello di tentare, nonostante il susseguirsi delle norme sulla spending review e dei tagli sulla principale fonte di entrate dell’ente camerale (il diritto annuale pagato dalle imprese, è diminuito del 35 percento per l’anno 2015, diminuirà del 40 percento per l’anno 2016, e del 50 percento per l’anno 2017), di incidere il meno possibile sugli interventi economici destinati al territorio e alle imprese, puntando alla massima efficienza nella gestione della struttura».

«Cinquemila persone a Palazzo Rasponi: esperimento esaltante, mai visto in città»

Il coordinatore di Ravenna 2015, Alberto Cassani: «Ora la cultura
continui a essere fattore di sviluppo, da Dante al contemporaneo»

«Il Rasponi Open Space, dopo l’evento in Darsena del 18 luglio, ha rappresentato un’altra esperienza straordinaria per la nostra città».

Sono le parole di Alberto Cassani, coordinatore di Ravenna Capitale italiana della cultura 2015, che ha organizzato la tre giorni di eventi del weekend.

«Migliaia di persone, non meno di 5 mila, di ogni età, estrazione sociale e preferenze culturali – continua la nota di Cassani – hanno varcato la soglia di Palazzo Rasponi per partecipare ai 47 appuntamenti, organizzati insieme a una quarantina di realtà culturali, che per tre giorni hanno animato le tante sale del magnifico palazzo. Non era ancora successo nulla di simile a Ravenna, e l’esito esaltante di questo vero e proprio esperimento deve riempire di soddisfazione tutti i ravennati e divenire un’altra tessera preziosa per il futuro della nostra città».

«A mio avviso – spiega il coordinatore –, il significato più autentico di questa grande esperienza collettiva sta nella dimostrazione che la cultura, quando porta in campo aperto il suo potenziale di creatività e di stimolo alla socialità, può essere il più efficace ricostituente per il tessuto civile di una comunità, soprattutto in tempi dominati da paure e diffidenze. L’altro insegnamento che può venire dalla tre giorni di Palazzo Rasponi riguarda l’opportunità di tentare sempre nuove strade: per non tornare indietro, bisogna avere il coraggio di sperimentare, di battere i sentieri dell’innovazione, di scommettere sulla voglia di fare delle forze più vitali della nostra città. Questo era il senso del nostro percorso di candidatura a Capitale Europea della Cultura e questo è stato lo spirito con cui abbiamo interpretato l’anno da Capitale Italiana della Cultura».

Adesso, secondo Cassani, «tocca a tutti coloro che credono nella cultura come fattore strategico di sviluppo fare in modo che quel patrimonio di energie, talenti e progetti produca altri frutti e aiuti Ravenna ad affrontare le grandi sfide che l’accompagneranno nei prossimi anni e che avranno proprio nella cultura un baricentro essenziale: dalla preparazione dell’anniversario dantesco del 2021 alla piena valorizzazione del patrimonio storico-archeologico-monumentale, fino alla questione, che tutte le attraversa, del fondamentale dialogo con la cultura e le culture contemporanee. Per ora, un doveroso grazie a tutti coloro che si sono impegnati perché la Capitale Italiana della Cultura non fosse solo un titolo da celebrare, ma una opportunità per continuare a guardare avanti e a costruire nuove esperienze».

«Cinquemila persone a Palazzo Rasponi: esperimento esaltante, mai visto in città»

Il coordinatore di Ravenna 2015, Alberto Cassani: «Ora la cultura
continui a essere fattore di sviluppo, da Dante al contemporaneo»

«Il Rasponi Open Space, dopo l’evento in Darsena del 18 luglio, ha rappresentato un’altra esperienza straordinaria per la nostra città».

Sono le parole di Alberto Cassani, coordinatore di Ravenna Capitale italiana della cultura 2015, che ha organizzato la tre giorni di eventi del weekend.

«Migliaia di persone, non meno di 5 mila, di ogni età, estrazione sociale e preferenze culturali – continua la nota di Cassani – hanno varcato la soglia di Palazzo Rasponi per partecipare ai 47 appuntamenti, organizzati insieme a una quarantina di realtà culturali, che per tre giorni hanno animato le tante sale del magnifico palazzo. Non era ancora successo nulla di simile a Ravenna, e l’esito esaltante di questo vero e proprio esperimento deve riempire di soddisfazione tutti i ravennati e divenire un’altra tessera preziosa per il futuro della nostra città».

«A mio avviso – spiega il coordinatore –, il significato più autentico di questa grande esperienza collettiva sta nella dimostrazione che la cultura, quando porta in campo aperto il suo potenziale di creatività e di stimolo alla socialità, può essere il più efficace ricostituente per il tessuto civile di una comunità, soprattutto in tempi dominati da paure e diffidenze. L’altro insegnamento che può venire dalla tre giorni di Palazzo Rasponi riguarda l’opportunità di tentare sempre nuove strade: per non tornare indietro, bisogna avere il coraggio di sperimentare, di battere i sentieri dell’innovazione, di scommettere sulla voglia di fare delle forze più vitali della nostra città. Questo era il senso del nostro percorso di candidatura a Capitale Europea della Cultura e questo è stato lo spirito con cui abbiamo interpretato l’anno da Capitale Italiana della Cultura».

Adesso, secondo Cassani, «tocca a tutti coloro che credono nella cultura come fattore strategico di sviluppo fare in modo che quel patrimonio di energie, talenti e progetti produca altri frutti e aiuti Ravenna ad affrontare le grandi sfide che l’accompagneranno nei prossimi anni e che avranno proprio nella cultura un baricentro essenziale: dalla preparazione dell’anniversario dantesco del 2021 alla piena valorizzazione del patrimonio storico-archeologico-monumentale, fino alla questione, che tutte le attraversa, del fondamentale dialogo con la cultura e le culture contemporanee. Per ora, un doveroso grazie a tutti coloro che si sono impegnati perché la Capitale Italiana della Cultura non fosse solo un titolo da celebrare, ma una opportunità per continuare a guardare avanti e a costruire nuove esperienze».

«Cinquemila persone a Palazzo Rasponi: esperimento esaltante, mai visto in città»

Il coordinatore di Ravenna 2015, Alberto Cassani: «Ora la cultura continui a essere fattore di sviluppo, da Dante al contemporaneo»

«Il Rasponi Open Space, dopo l’evento in Darsena del 18 luglio, ha rappresentato un’altra esperienza straordinaria per la nostra città».

Sono le parole di Alberto Cassani, coordinatore di Ravenna Capitale italiana della cultura 2015, che ha organizzato la tre giorni di eventi del weekend.

«Migliaia di persone, non meno di 5 mila, di ogni età, estrazione sociale e preferenze culturali – continua la nota di Cassani – hanno varcato la soglia di Palazzo Rasponi per partecipare ai 47 appuntamenti, organizzati insieme a una quarantina di realtà culturali, che per tre giorni hanno animato le tante sale del magnifico palazzo. Non era ancora successo nulla di simile a Ravenna, e l’esito esaltante di questo vero e proprio esperimento deve riempire di soddisfazione tutti i ravennati e divenire un’altra tessera preziosa per il futuro della nostra città».

«A mio avviso – spiega il coordinatore –, il significato più autentico di questa grande esperienza collettiva sta nella dimostrazione che la cultura, quando porta in campo aperto il suo potenziale di creatività e di stimolo alla socialità, può essere il più efficace ricostituente per il tessuto civile di una comunità, soprattutto in tempi dominati da paure e diffidenze. L’altro insegnamento che può venire dalla tre giorni di Palazzo Rasponi riguarda l’opportunità di tentare sempre nuove strade: per non tornare indietro, bisogna avere il coraggio di sperimentare, di battere i sentieri dell’innovazione, di scommettere sulla voglia di fare delle forze più vitali della nostra città. Questo era il senso del nostro percorso di candidatura a Capitale Europea della Cultura e questo è stato lo spirito con cui abbiamo interpretato l’anno da Capitale Italiana della Cultura».

Adesso, secondo Cassani, «tocca a tutti coloro che credono nella cultura come fattore strategico di sviluppo fare in modo che quel patrimonio di energie, talenti e progetti produca altri frutti e aiuti Ravenna ad affrontare le grandi sfide che l’accompagneranno nei prossimi anni e che avranno proprio nella cultura un baricentro essenziale: dalla preparazione dell’anniversario dantesco del 2021 alla piena valorizzazione del patrimonio storico-archeologico-monumentale, fino alla questione, che tutte le attraversa, del fondamentale dialogo con la cultura e le culture contemporanee. Per ora, un doveroso grazie a tutti coloro che si sono impegnati perché la Capitale Italiana della Cultura non fosse solo un titolo da celebrare, ma una opportunità per continuare a guardare avanti e a costruire nuove esperienze».

I profughi che dormono in strada arrivano in prefettura: «Vogliamo risposte»

In piazza del Popolo una cinquantina di persone, alcune sono state
ricoverate in ospedale per il freddo. Sarebbero 70 senza un tetto

Circa cinquanta profughi pakistani sono accampati sotto la Prefettura di Ravenna per avere risposte. La scena in piazza del Popolo è surreale, accanto alle bancarelle che vendono chincaglierie natalizie questo silenzioso gruppo di persone si è seduto davanti al portone del prefetto e aspetta almeno un segno.

Da tre mesi dormono all’aperto sotto i portici di fronte alla questura di Ravenna in via Berlinguer (i nostri approfondimenti tra gli articoli correlati). Ai primi arrivati è stato trovata una sistemazione, ma il numero è continuato a crescere e il problema si è aggravato.

Al momento – ci dicono – sono addirittura una settantina le persone senza tetto che trascorrono queste gelide notti all’aperto. Noi avevamo raccontato le loro storie alcune settimane fa (sempre tra i correlati), quando erano una ventina. Di loro alcuni hanno trovato posto, ma nel frattempo altri che erano andati a Bologna, per capire se lì il Comune poteva trovare una soluzione per loro, sono tornati indietro.

Diversi di loro sono stati ricoverati all’ospedale per complicazioni causate dal freddo. Il gruppo è eterogeneo, ci sono ragazzi di vent’anni e uomini di cinquanta, nessuna donna. La situazione, di certo, non è semplice da gestire.

I profughi che dormono in strada arrivano in prefettura: «Vogliamo risposte»

In piazza del Popolo una cinquantina di persone, alcune sono state ricoverate in ospedale per il freddo. Sarebbero 70 senza un tetto

Circa cinquanta profughi pakistani sono accampati sotto la Prefettura di Ravenna per avere risposte. La scena in piazza del Popolo è surreale, accanto alle bancarelle che vendono chincaglierie natalizie questo silenzioso gruppo di persone si è seduto davanti al portone del prefetto e aspetta almeno un segno.

Da tre mesi dormono all’aperto sotto i portici di fronte alla questura di Ravenna in via Berlinguer (i nostri approfondimenti tra gli articoli correlati). Ai primi arrivati è stato trovata una sistemazione, ma il numero è continuato a crescere e il problema si è aggravato.

Al momento – ci dicono – sono addirittura una settantina le persone senza tetto che trascorrono queste gelide notti all’aperto. Noi avevamo raccontato le loro storie alcune settimane fa (sempre tra i correlati), quando erano una ventina. Di loro alcuni hanno trovato posto, ma nel frattempo altri che erano andati a Bologna, per capire se lì il Comune poteva trovare una soluzione per loro, sono tornati indietro.

Diversi di loro sono stati ricoverati all’ospedale per complicazioni causate dal freddo. Il gruppo è eterogeneo, ci sono ragazzi di vent’anni e uomini di cinquanta, nessuna donna. La situazione, di certo, non è semplice da gestire.

Ecco Ravenna vista da un dirigibile

Il video realizzato dal drone in occasione dell’inaugurazione
del primo negozio di smart mobility in via Maggiore, a Ravenna

In occasione dell’inaugurazione di Woop, il nuovo negozio di droni e smart mobility in via Maggiore a Ravenna, vicino alla centralissima Porta Adriana, come annunciato (vedi articoli correlati), è stato lanciato in cielo un drone dirigibile dell’azienda Italdron.

Qui sotto è possibile vedere il video realizzato dal drone, con il centro di Ravenna illuminato visto dall’alto.

Ecco Ravenna vista da un dirigibile

Il video realizzato dal drone in occasione dell’inaugurazione del primo negozio di smart mobility in via Maggiore, a Ravenna

In occasione dell’inaugurazione di Woop, il nuovo negozio di droni e smart mobility in via Maggiore a Ravenna, vicino alla centralissima Porta Adriana, come annunciato (vedi articoli correlati), è stato lanciato in cielo un drone dirigibile dell’azienda Italdron.

Qui sotto è possibile vedere il video realizzato dal drone, con il centro di Ravenna illuminato visto dall’alto.

E la Cooperativa portuale di Ravenna elimina il direttore

Revocato l’incarico a Boscolo e deleghe distribuite all’interno del Cda

È durato otto mesi l’incarico di direttore della Cooperativa portuale di Ravenna per Allen Boscolo: nei giorni scorsi il consiglio di amministrazione ha deciso di ritirare le deleghe assegnate ad aprile e ridistribuirle per il momento tra i consiglieri del cda, lasciando al futuro la possibilità di nominare un nuovo direttore.

«Non è venuta meno la fiducia in Boscolo – spiegano dalla coop – ma questi mesi di gestione attiva sono bastati per fare emergere una divergenza di vedute nel modo di concepire il rapporto con i nostri clienti».

La permanenza di un rapporto di fiducia nei confronti dell’ormai ex direttore sarebbe dimostrata dalla permanenza di Boscolo nel cda della Compagnia portuale, la società parallela alla coop che si occupa di investimenti e mezzi.

Presidente della Compagnia è Luca Grilli: «Ci sono stati diversi momenti di confronto e sono emerse quelle divergenze di approccio che hanno portato alla decisione. Ma non va visto nulla di grave, è un normale passaggio che può accadere». Il cda della cooperativa che aveva incaricato Boscolo era stato rinnovato per quattro quinti proprio in aprile: dopo sei anni (due mandati) di presidenza Boscolo la poltrona è passata a Marcello Miccoli (ex vicepresidente).

Oggi la coop e la srl sono costituite da 347 soci (ognuno ha una doppia posizione). Per il quadro completo dei lavoratori vanno aggiunti 130 interinali forniti dall’agenzia Intempo: lo scorso 1 ottobre sono stati stabilizzati 70 lavoratori della Intempo diventati soci a tutti gli effetti. Nella nuova conformazione dirigenziale la coop si appresta ad affrontare le vicende legate alla riforma della portualità di cui si discute da mesi. Sembrano accantonate le liberalizzazioni estre- me dei servizi portuali – «Non siamo contrari a prescindere ma bisogna stare attenti, non paga lo spendere meno ma paga lo spendere bene» – ma resta in campo tutto il discorso sulla legge di riforma portato avanti dal ministero.

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