lunedì
11 Maggio 2026

Arriva il mercato agricolo natalizio Vini, salumi e formaggi a Porta Adriana

Coldiretti lancia l’iniziativa in centro a Ravenna: «Eccellenze
genuine, garantite dagli agricoltori aderenti a Campagna Amica

A Natale quest’anno a Ravenna arriva per la prima volta “Campagna Amica sotto l’albero”, un mercato agricolo a km zero a Porta Adriana, all’ingresso dell’area pedonale del centro storico, in via Cavour. Dall’8 al 23 dicembre le eccellenze enogastronomiche della provincia sbarcano così nel cuore di Ravenna, animando quotidianamente, dalle 15 alle 19, le giornate dello shopping natalizio.

Al mercato di Porta Adriana, che inaugurerà alle 15 di oggi, 8 dicembre, è possibile trovare regali ad «originalità garantita per tutte le tasche», scrive in una nota Coldiretti: dai vini autoctoni ai salumi di Mora romagnola, dai formaggi freschi e stagionati alla dolcezza del miele e delle confetture artigianali.

Eccellenze genuine, sostenibili e garantite dagli agricoltori aderenti alla rete di Campagna Amica-Coldiretti.

Al mercato sarà possibile anche degustare sul posto e acquistare cibo da passeggio – dalle crepes alle confetture e gelatine di vino, alle creme di marroni. Non mancheranno poi tipici momenti di animazione – scrive Coldiretti – «romagnol-natalizia».

Arriva il mercato agricolo natalizio Vini, salumi e formaggi a Porta Adriana

Coldiretti lancia l’iniziativa in centro a Ravenna: «Eccellenze genuine, garantite dagli agricoltori aderenti a Campagna Amica

A Natale quest’anno a Ravenna arriva per la prima volta “Campagna Amica sotto l’albero”, un mercato agricolo a km zero a Porta Adriana, all’ingresso dell’area pedonale del centro storico, in via Cavour. Dall’8 al 23 dicembre le eccellenze enogastronomiche della provincia sbarcano così nel cuore di Ravenna, animando quotidianamente, dalle 15 alle 19, le giornate dello shopping natalizio.

Al mercato di Porta Adriana, che inaugurerà alle 15 di oggi, 8 dicembre, è possibile trovare regali ad «originalità garantita per tutte le tasche», scrive in una nota Coldiretti: dai vini autoctoni ai salumi di Mora romagnola, dai formaggi freschi e stagionati alla dolcezza del miele e delle confetture artigianali.

Eccellenze genuine, sostenibili e garantite dagli agricoltori aderenti alla rete di Campagna Amica-Coldiretti.

Al mercato sarà possibile anche degustare sul posto e acquistare cibo da passeggio – dalle crepes alle confetture e gelatine di vino, alle creme di marroni. Non mancheranno poi tipici momenti di animazione – scrive Coldiretti – «romagnol-natalizia».

Oltre 300mila euro dalla Regione per rifare la pista d’atletica di Ravenna

Ed è in arrivo anche il restauro della curva Mero del Benelli

L’Emilia-Romagna stanzia oltre 5 milioni di euro per progetti di attività motoria e sportiva, manifestazioni sportive e grandi eventi per la diffusione della cultura dello sport e opere di ampliamento e costruzione di impianti sportivi. La Regione ha assegnato in questi giorni i contributi ai progetti ritenuti maggiormente coerenti con gli obiettivi regionali tra quelli candidati nei mesi scorsi dai Comuni e dalle organizzazioni sportive del territorio.

Tra gli investimenti infrastrutturali, in provincia di Ravenna sono da segnalare i 320mila euro stanziati dalla Regione per la ristrutturazione e il ripristino della pavimentazione della pista di atletica leggera del campo scuola di Ravenna.

«Anche sullo sport la Regione, guidata dal Presidente Bonaccini, fa cose molto buone – commenta il sindaco Fabrizio Matteucci –. Quella al campo scuola è un’ opera assolutamente necessaria per la quale il Comune di Ravenna non disponeva di risorse proprie. Lo sport è importante per la salute di tutti e l’educazione dei giovani. Le scelte della Regione nel settore degli investimenti sono molto importanti. Dopo avere ottenuto la permanenza del basket a Ravenna, dopo questa bella notizia dalla Regione, altre belle notizie per lo sport ravennate sono in arrivo. Prima di Natale». Una di queste l’ha di fatto anticipata l’assessore allo Sport del Comune, Guido Guerrieri, sulla propria pagina Facebook. «Abbiamo avviato le procedure – ha scritto Guerrieri – per il primo stralcio di lavori allo stadio Benelli, con il restauro della Curva Mero».

Oltre 300mila euro dalla Regione per rifare la pista d’atletica di Ravenna

Ed è in arrivo anche il restauro della curva Mero del Benelli

L’Emilia-Romagna stanzia oltre 5 milioni di euro per progetti di attività motoria e sportiva, manifestazioni sportive e grandi eventi per la diffusione della cultura dello sport e opere di ampliamento e costruzione di impianti sportivi. La Regione ha assegnato in questi giorni i contributi ai progetti ritenuti maggiormente coerenti con gli obiettivi regionali tra quelli candidati nei mesi scorsi dai Comuni e dalle organizzazioni sportive del territorio.

Tra gli investimenti infrastrutturali, in provincia di Ravenna sono da segnalare i 320mila euro stanziati dalla Regione per la ristrutturazione e il ripristino della pavimentazione della pista di atletica leggera del campo scuola di Ravenna.

«Anche sullo sport la Regione, guidata dal Presidente Bonaccini, fa cose molto buone – commenta il sindaco Fabrizio Matteucci –. Quella al campo scuola è un’ opera assolutamente necessaria per la quale il Comune di Ravenna non disponeva di risorse proprie. Lo sport è importante per la salute di tutti e l’educazione dei giovani. Le scelte della Regione nel settore degli investimenti sono molto importanti. Dopo avere ottenuto la permanenza del basket a Ravenna, dopo questa bella notizia dalla Regione, altre belle notizie per lo sport ravennate sono in arrivo. Prima di Natale». Una di queste l’ha di fatto anticipata l’assessore allo Sport del Comune, Guido Guerrieri, sulla propria pagina Facebook. «Abbiamo avviato le procedure – ha scritto Guerrieri – per il primo stralcio di lavori allo stadio Benelli, con il restauro della Curva Mero».

Le offese di Ancisi (LpRa) all’assessore «Dobbiamo tradurre in marocchino?» 

Il decano dell’opposizione in commissione prende di mira Bakkali,
nata ad Agadir: «Non capisce l’italiano?». Lei: «Episodio grave»

«Se non capite l’italiano, tradurremo in marocchino». Sarebbero queste le parole pronunciate da Alvaro Ancisi, consigliere comunale di Lista per Ravenna e decano dell’opposizione, nel corso di un suo intervento nel dibattito sull’appalto della ristorazione scolastica andato in scena nel pomeriggio in commissione consiliare in municipio alla presenza dell’assessore Ouidad Bakkali, nata ad Agadir, in Marocco, ed emigrata in Italia dove ha ottenuto la cittadinanza italiana.

È stata la stessa Bakkali a diffondere le circostanze con un post dalla sua pagina Facebook: «Questo pomeriggio in commissione consiliare è successo un grave e brutto episodio sul quale non voglio soprassedere silenziosamente ma darne pubblica evidenza perché credo nel valore delle testimonianze e dell’informazione e soprattutto perchè rispetto i luoghi delle Istituzioni ed episodi come questi non devono più accadere: il consigliere Ancisi durante la discussione di una delibera mi ha indirizzato le seguenti parole: “Non capisce l’italiano? Se non capisce le delibere in italiano le tradurremo in marocchino”. Sia chiaro che non c’è nulla di offensivo nella parola marocchino, sono fiera della mie origini, della mia vita bilingue e della storia della mia famiglia. Quello che non accetto è la violenza nei modi e il disprezzo con cui si pronunciano queste parole, urlate rabbiosamente a una donna all’interno di un luogo istituzionale».

Ravenna è la provincia italiana con più furti nelle case nel 2014

Elaborazione de Il Sole 24 Ore sui dati dell’Interno in base agli abitanti. In totale denunciati 24mila reati: meno 0,1 percento

La provincia italiana dove nel 2014 sono state svaligiate più case rispetto alla popolazione residente è Ravenna e il dato è in aumento del 20 percento rispetto all’anno precedente. Così dice l’elaborazione de Il Sole 24 Ore basata sui dati del dipartimento della pubblica sicurezza del ministero dell’Interno (banca dati Sdi-Ssd) e pubblicata nell’edizione odierna del 7 dicembre. Nel Ravennate il numero è di 839 case derubate per 100mila abitanti, al secondo posto Asti con 795 (in diminuzione del 14 percento rispetto al 2013) e al terzo posto Torino con 720 (aumento 1,8 percento). La media italiana è di 421 abitazioni derubate ogni 100mila abitanti (in totale i furti denunciati sono stati 255.886).

Se si prendono in considerazioni tutti i reati denunciati (va infatti tenuto presente che i dati fanno riferimento alle denunce effettivamente raccolte dalle forze dell’ordine) la provincia di Ravenna ne conteggia 24.330 (6.207 ogni 100mila abitanti) e una leggera diminuzione rispetto al 2013 (0,1 percento). La diminuzione dei reati denunciati è un trend che si sta verificando anche a livello nazionale. Ma sul totale aumenta l’incidenza di borseggi, scippi, effrazioni, furti. Nella graduatoria nazionale dell’incidenza dei reati in rapporto agli abitanti Ravenna scende al sesto posto alle spalle di Milano, Rimini, Bologna, Torino, Roma.

A incidere su queste statistiche, come spesso ricordato, è anche il turismo. Il territorio ravennate infatti nel periodo estivo richiama turismo da varie parti e con loro anche malitenzionati che sfruttano le occasioni ma per i calcoli del ministero trattandosi di turisti non vengono conteggiati come residenti e l’incidenza quindi va aumentando.

«Il Grande Ferro di Burri non è stato riverniciato. Rifatta solo l’illuminazione»

M5s parla di colore sbagliato, il gestore smentisce lavori recenti e il sindaco aveva dichiarato: «Grazie per la riverniciata»

Non ci sono stati errori nella scelta del colore per la riverniciatura dell’opera Grande Ferro R di Alberto Burri al Pala De Andrè di Ravenna perché non c’è stata alcuna riverniciatura. Le accuse erano arrivate nei giorni scorsi dal Movimento 5 stelle in forma di interrogazione al sindaco ma ora la società Metrò, concessionaria del palazzetto nella periferia est della città, smentisce ogni dubbio: «L’unico lavoro recente che abbiamo fatto a nostre spese, costato 5mila euro, è il rifacimento dell’impianto di illuminazione», assicura l’amministratore delegato Bruno Masetti.

L’opera commissionata da Raul Gardini raffigura due mani che si uniscono, formando una chiglia rovesciata che simboleggia la Ravenna marittima come punto di incontro di popoli e civiltà diverse. Da tempo non mancano le voci di chi sostiene che sia trascurata e poco valorizzata.

L’ultima riverniciatura risale al 2006 «fatta seguendo tutte le procedure necessarie». Perché Metrò ha la gestione dell’area dell’impianto, costruito dalla famiglia Ferruzzi all’inizio degli anni Novanta, ma la proprietà resta del Comune: «C’è stata una delibera comunale e l’autorizzazione della soprintendenza ai beni culturali – spiega ancora Masetti –. Non era mai stato riverniciato prima di allora e l’abbiamo fatto anche quella volta a nostre spese, mi pare 7-8mila euro». Questa volta invece solo riparazioni all’impianto luci: sostituzioni di fari guasti e stesura di nuovi cavi elettrici.

Ad alimentare i dubbi di possibili errori in una più recente riverniciatura era stata anche una dichiarazione del sindaco Fabrizio Matteucci, intervenuto il 4 dicembre in un convegno dedicato proprio al Grande Ferro. In quell’occasione le parole pronunciate dal primo cittadino, in un discorso poi inviato alla stampa, erano state esattamente queste: «Ringrazio la Metro e l’amico Masetti per la riverniciata dell’opera e per la nuova illuminazione». Un ringraziamento che in effetti ha colto di sorpresa anche Masetti: «Si sarà sbagliato oppure forse si riferiva ancora ai lavori del 2006, a pensarci bene per quelli non mi aveva ancora ringraziato nessuno», conclude con un sorriso.

Ma l’interrogazione dei grillini da dove arriva? A presentarla è stata la consigliera comunale Francesca Santarella: «A occhio e dalle segnalazioni ricevute ci sembrava che il colore fosse cambiato. Ma se Masetti dice così allora avremo preso un abbaglio. L’interrogazione è stata presentata proprio per fare chiarezza».

«Nella Resistenza ci sono state luci e ombre Per me un onore parlare in consiglio»

Il 27enne iscritto all’Anpi, intervenuto in consiglio comunale per la Liberazione, scrive a Ancarani (Forza Italia)

Riceviamo e volentieri pubblichiamo una lettera aperta indirizzata al consigliere comunale Alberto Ancarani (capogruppo Forza Italia) da Matteo Pezzani. Quest’ultimo è un iscritto all’Anpi che il 4 dicembre è intervenuto in municipio in occasione della cerimonia per il 71esimo anniversario della Liberazione. Il giorno prima, nella stessa aula, il forzista aveva fatto un riferimento vagamente polemico proprio al giovane (vedi tra i correlati): «Domani – aveva detto Ancarani –, in questa residenza io non potrò parlare. Parlerà un rispettabile iscritto all’Anpi, nato nel 1988. Il secondo tipo di fascismo di cui parlavo stabilisce infatti chi abbia titolo per poter parlare a nome dei partigiani, anche se per ragioni anagrafiche la stragrande maggioranza di loro è passata a miglior vita. Magari costui inizierà pure l’intervento con “Cari partigiani…” e ho detto tutto». Di seguito la lettera integrale di Pezzani.

Caro signor Ancarani,

mi scusi se le rispondo solo ora. Mi dispiace molto di averle fatto una cattiva impressione senza che lei mi abbia mai conosciuto e temo che non si sia curato di informarsi approfonditamente su di me. Perciò desidero scriverle alcune righe per presentarmi.

Sì, è vero, non sono uno «storico quotato», ho solo una laurea magistrale conseguita con una tesi di storia contemporanea dal titolo “Il giovane Zaccagnini” (Benigno Zaccagnini, che fu ministro e segretario della Democrazia Cristiana), per la quale mi sono documentato per mesi, consultando diversi esperti (tra cui esponenti dell’Anpi, parroci, storici e partigiani, di ogni ispirazione politica). È anche vero che non ho conosciuto direttamente molti partigiani, perché sono nato solo nel 1988 e molti non erano più in vita. Perciò mi sono dato ancor più da fare, documentandomi presso gli archivi nazionali e sui libri di innumerevoli autori (di opposte ideologie). Mi sono curato di studiare tutti gli aspetti della Resistenza (dagli atti di eroismo agli episodi più controversi), cercando sempre di mantenere uno sguardo lucido e distaccato.

Lei ha scritto che avrei parlato «per mera ideologia» (e mi piacerebbe sapere quale ideologia intendesse) e che sarebbe stata un’occasione di propaganda «bolscevica», ma se fosse stato presente in Comune venerdì 4 dicembre per udire il mio intervento, mi avrebbe sentito ricordare che i partigiani che combatterono per la Liberazione di Ravenna appartenevano a correnti politiche diverse. C’erano comunisti, socialisti, democristiani, repubblicani, azionisti, anarchici, mentre altri ancora non appartenevano ad alcun partito.

Lei ha poi aggiunto che avrei parlato perché in tasca avevo «la tessera giusta». Se intendeva la tessera dell’Anpi, sì, ce l’ho e ne vado fiero! Ma se intendeva la tessera di un partito (di quale poi?), forse la sorprenderà sapere che ne sono sprovvisto.

Non so dirle se sia «normale» che io abbia parlato in Comune per celebrare la Liberazione di Ravenna, so solo che per me è stato un grande onore e che non ho parlato per un partito o per fare propaganda. L’unico fine che mi ero prefissato era quello di ricordare la Resistenza, non come fenomeno di partito, ma come lotta per la libertà, condivisa da tutte le forze antifasciste.

Sono nato solo nel 1988, ma mi permetto comunque di offrirle un consiglio: per il futuro si informi bene prima di attaccare una persona (a volte si fanno brutte figure).

Quello che dovevo dire sulla mia modesta vita l’ho scritto. Infine, spero di ottenere il suo appoggio nell’invitare tutti i nostri concittadini a ricordare la Resistenza (fatta di luci ed ombre, è bene saperlo), a parlarne e a confrontarsi. I partigiani hanno combattuto per tutti, anche per me e per lei. Hanno lottato per un’Italia libera (chi pensava alla Repubblica, chi alla Monarchia) e dagli ideali della Resistenza è nata la nostra Costituzione. Quella che permette a tutti la libertà di parola e di esprimere il proprio pensiero.

Cordiali saluti

Un tale Matteo Pezzani

Dall’omaggio a Mandela al liscio Ecco il nuovo Ravenna Festival

In un Palazzo dei Congressi gremito di pubblico si è svolta sabato la presentazione del programma di Ravenna Festival 2016. “Ho camminato sulla lunga strada per la libertà” Dedicato a Nelson Mandela è il titolo della XXVII edizione che si svolgerà dal 13 maggio all’11 luglio; ad ottobre (dal 14 al 23) si rinnova l’appuntamento con la Trilogia d’Autunno che nel 2016 guiderà il pubblico del Festival “Lungo il Danubio”.

Condotta dal giornalista Rai Massimo Bernardini, la presentazione ha visto gli interventi del sindaco Fabrizio Matteucci, dei responsabili del Festival Antonio De Rosa, Cristina Muti, Angelo Nicastro e Franco Masotti, Zakhele Mnisi (Consigliere Politico dell’Ambasciata del Sudafrica di Roma) e Hiroshi Yamauchi (Vice Capo Missione dell’Ambasciata del Giappone di Roma).

Una presentazione spettacolo arricchita da contributi video e dall’incursione musicale (conclusasi con l’esecuzione di Hallelujah di Leonard Cohen dedicata a NelsonMandela nel secondo anniversario anniversario della morte) di sette dei 100 violoncellisti del progetto Cellolandia ideato e capitanato da Giovanni Sollima ed Enrico Melozzi, protagonisti nel corso della rassegna.

«La scelta tematica dell’edizione 2016 del festival – si legge nella nota degli organizzatori – ci riporta – dopo aver affrontato nel 2014 lo scoppio della Grande Guerra (“1914: L’anno che ha cambiato il mondo”) – alla storia del Novecento, e lo fa con una dedica ad uno dei maggiori protagonisti del “secolo breve”, vera e propria “icona” del mondo contemporaneo: Nelson Mandela, scomparso due anni or sono (5 dicembre 2013). Madiba (questo il suo nome all’interno del clan di appartenenza, di etnia Xhosa), che è stato un grande combattente per la libertà, ma anche uno straordinario statista che ha lavorato per la riappacificazione rimuovendo le radici dell’odio, appartiene all’immaginario collettivo, assieme a Gandhi, Martin Luther King o in tempi più recenti San Suu Kyi: l’immaginario “positivo”, non quello legato al Terrore che pure ha permeato il secolo passato». Se Mandela ha lasciato una straordinaria eredità testimoniando con la propria esistenza i valori della libertà, della non violenza e dell’uguaglianza, ripudiando qualsiasi forma di razzismo e di sopraffazione, è con una grande creazione di teatro musicale che Ravenna Festival intende ricordarlo.

Mandela Trilogy, che verrà presentata in prima nazionale a Ravenna, è un’importante produzione di Cape Town Opera, la principale struttura produttiva in ambito operistico attiva nel continente africano (già molto nota ed apprezzata anche in Europa per un bellissimo allestimento di Porgy and Bess), scritta da Michael Williams (che ne è anche regista) con musiche di Allan Stephenson, Mike Campbell e Peter Louis van Dijk. Williams ha concepito una trilogia composta da tre episodi che rimandano ad altrettanti periodi chiave della vita di Mandela, ciascuno dei quali composto in un differente stile musicale. Mandela Trilogy si apre con una sorta di oratorio ove si narrano gli anni di formazione del giovane Mandela nella regione del Transkei popolata dall’etnia Xhosa, di cui il compositore Allan Stephenson elabora in modo classico i canti tradizionali. Il Mandela “rivoluzionario” è invece evocato nell’atto caratterizzato dall’atmosfera estremamente jazzy creata da Mike Campbell e ambientato a Sophiatown, mentre il terzo ed ultimo episodio musicato da Peter Louis van Dijk ci conduce agli anni di Robben Island ed alla marcia finale verso la libertà che porrà fine alla vergognosa e drammatica apartheid.

La figura di Mandela fornirà poi l’occasione per un focus che consentirà al pubblico del festival di conoscere la grande ricchezza artistica e culturale del Sudafrica, a cominciare dalle potenti voci dei Ladysmith Black Mambazo, che tanto hanno contribuito ad una delle produzioni discografiche più importanti degli ultimi decenni, ovvero Graceland (1986) di Paul Simon. For Mandela è un progetto curato da Pino Minafra dedicato – oltre ovviamente a Madiba – ai tanti straordinari musicisti sudafricani scomparsi prematuramente e che nasce intorno a Louis Moholo, uno tra i più significativi artisti del suo paese, membro fondatore dei Blue Notes, successivamente componente dell’orchestra Brotherhood of Breath, ultimo testimone della straordinaria e fertile stagione del jazz africano degli anni ’60, che con il suo spirito e la sua batteria guiderà il concerto. Il batterista, che ha vissuto in esilio in Inghilterra per molti decenni a partire dal 1964, sarà affiancato sul palco da Keith Tippett, musicista inglese alfiere di uno fra i più intensi viaggi musicali a cavallo tra gli anni ’60 e i decenni successivi, e dalla moglie, cantante, Julie Tippets. Un vero e proprio omaggio per ricordare il tremendo periodo storico caratterizzato dall’apartheid, e dunque la paziente missione di Mandela, attraverso composizioni di Chris McGregor, Dudu Pukwana, Johnny Dyani, Mongezi Feza, Harry Miller, Enoche Sontoga, oltre a brani dello stesso Keith Tippett e una dedica di Pino Minafra “Canto General” al grande poeta cileno Pablo Neruda. Tra i protagonisti di quella irripetibile stagione musicale c’è anche Hugh Masekela, compagno d’arte e di vita di Miriam Makeba, che rimane uno degli artisti africani di maggior successo sia in patria che a livello internazionale. Tra l’altro, Masekela incise nel 1986 con la sua orchestra Kalahari, dopo molti hits e collaborazioni prestigiose, un singolo di grande successo, Bring Him Back Home, brano scritto in favore della campagna per la scarcerazione di Nelson Mandela che divenne infatti uno degli inni della campagna “Free Mandela”.

Pianeta Giappone
Nell’anno delle celebrazioni del 150° anniversario delle relazioni tra Giappone e Italia, un importante filone tematico parallelo viene dedicato al paese del Sol Levante a cominciare dai due concerti che Riccardo Muti, che con il Giappone ha un legame di antica data (risalente almeno al primo concerto nel 1975 con i Wiener Philharmoniker), dirigerà a Tokyo, al Bunka Kaikan il 16 marzo e al Metropolitan Theatre il 17, nell’ambito del Tokyo Spring Festival, sul podio della Tokyo Harusai Festival Orchestra e dell’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini. Concerto che verrà riproposto a Ravenna – nella migliore tradizione dei “Ponti di amicizia” lanciati nel 1997, ma questa volta in un viaggio a ritroso – con la partecipazione dei cori del Teatro Petruzzelli di Bari e del Friuli Venezia Giulia.
A questo si aggiunge una delle rare e preziose occasioni di poter ascoltare la più importante pianista giapponese, Mitsuko Uchida, tra le massime interpreti del suo amato Schubert, di cui eseguirà l’integrale dei due libri di Improptus, e di ammirare la più importante compagnia giapponese di danza butoh, Sankai Juku, fondata e diretta (nel 1975) da Amagatsu Ushio, che proporrà sul palcoscenico del Teatro Alighieri la sua ultima creazione, in prima italiana, Meguri.

Concerti sinfonici
Come sempre il festival propone alcune delle migliori compagini orchestrali sotto la bacchetta di grandi direttori. Se Riccardo Muti con la sua Cherubini dirigerà un concerto che è la quintessenza dello stile classico, con Schubert e Beethoven, il direttore ungherese Ivan Fisher si cimenterà con l’orchestra da lui stesso fondata, la Budapest Festival Orchestra, con un monumento del sinfonismo mitteleuropeo come la Sinfonia n. 8 di Dvorˇák oltre che con due giganti del Novecento come il conterraneo Bartók e Stravinskij. La Mahler Chamber Orchestra e l’Hamburg Philharmonic, rispettivamente dirette da Daniel Harding e da Kent Nagano, proporranno autori da Beethoven al contemporaneo inglese Mark-Anthony Turnage. Ancora Muti, poi, proporrà un concerto, sempre con la Cherubini, che è un po’ una sorta di divertissement (musiche di Francesco Cappa e Wolfgang Amadeus Mozart) e si avvale di un fuoriclasse come David McGill, leggendario primo fagotto della Chicago Symphony Orchestra.

Ravenna si trasforma per una settimana in Cellolandia
Una pacifica ma massiccia invasione sarà quella di cui la città sarà teatro ad opera di cento violoncellisti provenienti da tutta Europa. Il progetto di Cellolandia, ideato e capitanato da Giovanni Sollima e Enrico Melozzi (fondatori della Società Italiana del Violoncello) animerà un’intera settimana fino a notte fonda (e talvolta partendo dall’alba) con concerti ed esibizioni in ogni angolo della città, sia da parte di giovani musicisti entusiasti che di alcuni tra i più importanti violoncellisti della scena internazionale, come Mario Brunello, Ernst Reijseger, i Violoncellisti della Scala, l’irresistibile folletto statunitense Rushad Eggleston, oltre ovviamente allo stesso Giovanni Sollima. Il tutto si concluderà con un grandioso e certamente vivace concerto finale che vedrà la partecipazione di tutti i 100Cellos – oltre a vari “guest” a sorpresa – e che avrà come tema il ballo, dalle sarabande barocche alla musica disco e techno, passando per liscio e pizzica. Oltre a tutto questo, verrà indetto un concorso di composizione con rigorosa clausura notturna dei partecipanti nel Teatro Alighieri e con esecuzioni dei brani appena terminati aperte al pubblico nella mattinata successiva.

Contemporanea
Prosegue il percorso attraverso la musica del Novecento e i suoi protagonisti (“La Tradizione del Nuovo”), iniziato nel 2015 con i due omaggi a Boulez e Bartók, e che quest’anno avrà come principali protagonisti l’americano Morton Feldman (1926-1987) e Luigi Nono (1924-1990), entrambi inesausti perlustratori di sconfinati territori sonori, veri e propri solitari utopisti della musica ma con una passione particolarissima per le analogie tra musica e pittura (storiche le collaborazioni di Nono con Emilio Vedova e le “affinità elettive” di Feldman con la scena dell’espressionismo astratto newyorkese). A questo si aggiungeranno esecuzioni di compositori italiani viventi che vanno da Salvatore Sciarrino ad Alessandro Ratoci, di cui verrà eseguita una composizione in prima assoluta. Continua inoltre la collaborazione del festival con le principali realtà di musica elettroacustica italiana, da Tempo Reale a Edison Studio, a cui si deve la sonorizzazione in live electronics del film muto di Alfred Hitchcock Blackmail (1929), con la partecipazione di Ivo Nilsson al trombone e di Daniele Roccato al contrabbasso (questa coproduzione Ravenna Festival ed Edison Studio rientra nel progetto “SIAE – Classici di oggi”).

In Templo Domini
Le basiliche risuoneranno come sempre di raffinate musiche preclassiche, che vanno dal medioevo al barocco, con formazioni di eccellenza in ambito internazionale come gli acclamatissimi Tallis Scholars (per la prima volta al festival), il prestigioso Westminster Cathedral Boys Choir, o la Magnifica Comunità, diretta da Enrico Casazza, con un accattivante programma che è la vertiginosa summa del barocco italiano, da Pergolesi a Vivaldi, passando per Porpora. Senza dimenticare le liturgie musicali che scandiscono le domeniche del festival.

La danza
La programmazione di danza, che ha sempre un ruolo centrale nel festival, propone, oltre al citato e prezioso Meguri di Sankai Juku, l’atteso ritorno sul palcoscenico del Pala De André di Svetlana Zakharova che in compagnia di altre straordinarie étoiles del Teatro Bolshoi, come Mikhail Lobukhin e Denis Rodkin, si cimenterà in un programma concepito appositamente per Ravenna e che non a caso comprende un omaggio dantesco come Francesca da Rimini coreografato da Yuri Possokhov sulle musiche emozionanti di Cˇajkovskij.
Un omaggio ad una delle massime protagoniste della modern dance statunitense come Twyla Tharp, che festeggerà i 50 anni di strepitosa attività sempre sotto il segno dell’originalità e dell’innovazione, proseguirà la “galleria” ideale dei grandi coreografi ospitati a Ravenna (tra cui Trisha Brown e Mark Morris, anch’essi americani). Il 2016 poi sarà ricordato anche come l’anno che ha visto per la prima volta a Ravenna Festival una compagnia leggendaria come l’israeliana Batsheva Dance Company, fondata e diretta da Ohad Naharin, anch’egli indubbiamente da annoverare tra i massimi coreografi viventi, e che a Ravenna presenterà la sua ultima creazione Last Work. Xebeche è invece l’ultima creazione del Gruppo Nanou, che ha base a Ravenna, e che negli ultimi anni si è saputo imporre all’attenzione sulla scena della danza contemporanea italiana.

Il senso profondo del migrare in Human di Marco Baliani e Lella Costa
“D’armi io canto e dell’eroe che, primo, dalle coste di Troia venne all’Italia, profugo per suo destino”. La prima ispirazione è stata l’Eneide, il poema di Virgilio che celebra la nascita dell’impero romano da un popolo di profughi: in una lectio magistralis tenuta nell’aula magna dell’Alma Mater Studiorum di Bologna, Marco Baliani è partito dal mito per interrogarsi e interrogarci sul senso profondo del migrare. Poi l’incontro con Lella Costa e la reminiscenza di un altro mito, ancora più folgorante nella sua valenza simbolica e profetica: Ero e Leandro, i due amanti che vivevano sulle rive opposte del fiume Ellesponto. Prende avvio così Human, dal tema delle migrazioni e dalla volontà di raccontarne l’“Odissea ribaltata”. Ma nel suo farsi vira incalzato dagli eventi: al centro pone lo spaesamento comune, quell’andare incerto di tutti quanti gli human beings in questo tempo fuori squadra. Il loro nuovo spettacolo debutterà in anteprima nazionale a Ravenna – i costumi sono di Antonio Marras e le musiche originali di Paolo Fresu – e sarà poi in tournée sui palcoscenici italiani nella stagione 2016/17.

Romagna Felix
Le numerose sortite del festival fuori Ravenna comporranno un itinerario denso di tappe irrinunciabili nella città della Romagna e non solo. Da Comacchio, con un progetto commissionato ad Ambrogio Sparagna; a Russi, che non tradisce la sua vocazione alle musiche popolari e di tradizione ospitando una serata “monstre” che celebra aspetti particolarmente sentiti della cultura romagnola, dal ballo liscio con i suoi più acclamati interpreti alla gioiosa e vivace celebrazione – nel centenario della morte – di Olindo Guerrini alias Stecchetti. Ma la straordinaria cornice di Palazzo San Giacomo sarà anche teatro della Lunga notte irlandese, in un delirio di violini, concertine e uilleann pipes.
L’antica darsena del Magazzino del Sale di Cervia si conferma meta prediletta di scrittori ospitando il lavoro più recente di Alessandro Baricco, Palamede, l’eroe cancellato, che arricchisce di uno straordinario episodio la rilettura dell’Odissea iniziata con Davide Enìa nella scorsa edizione.
Sempre più stretto il legame con Forlì, che negli ultimi anni si sta affermando con un ruolo da protagonista della scena artistica nazionale. Dopo i due grandi concerti di Riccardo Muti, la città ospiterà due fondamentali episodi del palinsesto del festival: da una parte inaugurando la sezione tematica dedicata a Nelson Mandela e dall’altra con l’omaggio ad un grande compositore forlivese, Giovanni Battista Cirri (1724-1808) da parte di un grande violoncellista dei giorni nostri, Giovanni Sollima. Un concerto di piano solo di uno tra i più importanti jazzisti europei, Stefano Bollani, poi Sacre Corde, il concerto della Magnifica Comunità, completeranno la programmazione forlivese del festival.

Cultura e turismo
Per concludere, l’edizione 2016 intende celebrare con un’importante novità la speciale relazione del Festival con la città e con i suoi monumenti più importanti. Dal 13 maggio al 11 luglio, infatti, un doppio appuntamento scandirà quotidianamente le giornate del Festival nei due luoghi che sono meta imprescindibile di ogni visita alla città: la Tomba di Dante, al centro della zona del silenzio, che ogni mattina ospiterà un momento di spettacolo ispirato al grande poeta, e la Basilica di San Vitale, nella quale ogni pomeriggio si rinnoverà l’appuntamento musicale con i Vespri.

Trilogia d’Autunno: Lungo il Danubio
Con questo trittico ‘danubiano’ il Festival vuole rendere omaggio a quella grande civiltà culla di uno straordinario fermento culturale, metropoli “sovranazionale” improntata alla più austriaca delle virtù, la “conciliazione tra i popoli”. Ma è un omaggio anche ad una forma di teatro musicale, l’operetta, talvolta decisamente sottovalutata o incompresa ma che a cui si devono capolavori come quelli proposti e che raggruppano tre dei maggiori compositori di questo genere – Johann Strauss, Emmerich Kálmán e Franz Lehár – sempre affascinante e da cui provengono “evergreen” di grande popolarità celebrati in quel rito laico che il Concerto di Fine Anno da Vienna. Si tratta di tre nuove produzioni Gräfin Mariza (La Contessa Maritza); Die Fledermaus (Il pipistrello) e Die Lustige witwe (La vedova Allegra), una delle quali realizzata appositamente per Ravenna Festival, dei principali teatri ungheresi che contribuiscono a mantenere alto il livello di una tradizione che non ha mai conosciuto cedimenti. Si è voluto proporre al pubblico italiano questi tre capolavori nella loro forma integrale, che integra alla perfezione teatro, musica e danza e che costituisce l’illustre progenitore (grazie anche a compositori come Offenbach e Gilbert & Sullivan) del musical di Broadway e del West End (ma anche della commedia musicale nella sua declinazione italiana).

Al posto del compianto Liverani a Ravenna entra in giunta Fagnani

Renziano della prima ora, è il coordinatore della segreteria del Pd
Venerdì le dimissioni da presidente di Azimut. «Molto orgoglioso»

Da oggi, lunedì 7 dicembre, è ufficiale: Roberto Fagnani è un nuovo assessore del Comune di Ravenna. Prende il posto di Enrico Liverani, un paio di settimane dopo il funerale del compianto candidado a sindaco del Pd.

Renziano della prima ora, Fagnani è oggi il coordinatore della segreteria provinciale del Partito democratico e avrebbe dovuto coordinare anche la campagna elettorale di Liverani. Da pochi mesi era presidente di Azimut (tra gli articoli correlati una nostra intervista a Fagnani di alcune settimane fa), carica da cui si è però dimesso venerdì non appena accettato informalmente l’incarico in giunta.

Questa mattina il sindaco Fabrizio Matteucci ha firmato gli atti per la nomina. «Gli ho assegnato le deleghe ai Lavori Pubblici e alla Mobilità – commenta lo stesso Matteucci –, esercitate fino al 20 di novembre da Enrico Liverani. Ho assegnato a Fagnani anche la delega alle Grandi Infrastrutture, fin qui esercitata dall’assessore Libero Asioli. Ad Asioli ho affidato le deleghe alla Protezione Civile e Subsidenza che erano di Liverani.Per il resto la composizione della giunta e le deleghe assegnate sono confermate». Come noto, in primavera si terranno le elezioni per il rinnovo della giunta comunale di Ravenna.

«Sono molto orgoglioso di poter dare il mio contributo al governo della mia città – ha commentato Fagnani su Facebook –. La mia professione mi ha permesso di coordinare cantieri importanti in Italia e all’estero e di lavorare per il raggiungimento di obiettivi. Questo sarà anche il mio modo di lavorare nella giunta. Come sempre ci metterò gli ingredienti che per me sono fondamentali per inseguire buoni risultati. “Passione, entusiasmo, lavoro e tenacia”. Ringrazio il sindaco e tutti colore che hanno sempre riposto la loro fiducia in me».

Filmati di guerra scaricati da internet Operaio indagato dall’antiterrorismo

Perquisita l’abitazione. L’uomo si è difeso dicendo che si tratta solo di curiosità, nessuna condivisione ideologica 

L’abitazione di un operaio faentino, un marocchino con cittadinana italiana, è stata perquisita nei giorni scorsi dall’antiterrorismo dopo che, secondo quanto riporta il sito dell’Ansa, l’uomo aveva scaricato da internet materiale giudicato dagli inquirenti sospetto: filmati realizzati in zone di guerra, presumibilmente Siria. Indagato per terrorismo, è stato interrogato dai Pm antiterrorismo di Bologna. Assistito da un legale ha spiegato di aver scaricato le immagini per curiosità, negando ogni forma di condivisione ideologica col terrorismo.

Elezioni, ripartono le trattative Pd-Pri L’Edera: «Bisogna cambiare passo» 

Nella sede dei repubblicani in programma un vertice tra i partiti
per allungare fino al 2016 la coalizione che a Ravenna dura dal 1997 

Riprendono a Ravenna le trattative Pd-Pri nel tentativo di prolungare fino alle prossime elezioni comunali del 2016 un’alleanza nata nel 1997 e a rischio rottura, almeno sulla carta, quando i democratici avevano scelto Enrico Liverani e i repubblicani non l’avevano presa bene. Dopo la morte dell’assessore 39enne e l’ormai certa nomina di Michele de Pascale, segretario provinciale Pd, al ruolo di aspirante successore di Fabrizio Matteucci, l’Edera riapre le porte.

Una delegazione piddina incontrerà una delegazione Pri nella sede del partito repubblicano alle 17 del 7 dicembre «per riprendere il confronto che si era interrotto». La delegazione del Pri, fanno sapere dallo stesso partito che oggi esprime il vicesindaco Giannantonio Mingozzi e in consiglio comunale ha due rappresentanti, sará composta dal segretario Eugenio Fusignani e dai membri della segreteria comunale Stefano Ravaglia e Claudio Suprani: «Al centro di questo primo incontro ci saranno sia le questioni programmatiche sia i temi legati alla natura della coalizione. Sarà dalle convergenze su programmi e coalizione che si potrà riconfermare o meno un patto per la città. Noi riteniamo, infatti, che sia giunto il momento di cambiare passo nell’azione amministrativa, riportando i cittadini al centro del progetto di governo. Per questo occorre al più presto voltare pagina e riprendere un’agenda che metta sul piatto proposte nuove e concrete per la città, partendo da un patto di mandato che veda Pri e Pd come garanti di un’amministrazione che riporti Ravenna al ruolo che le compete nel panorama romagnolo e e regionale».

Riviste Reclam

Vedi tutte le riviste ->

Chiudi