“Aiutateci a salvaguardare il nostro patrimonio affinché non sia nuovamente sepolto e diventi fonte di guadagno”
Riceviamo e pubblichiamo l’appello del comitato AveRavenna in merito agli scavi di piazza Kennedy dove sono emerse le vestigia di Sant’Agnese durante i lavori di riqualificazione. Il comitato chiede che si proceda a scavare per riscoprire il tesoro archeologico della città per farlo diventare una fonte di guadagno per i giovani e la città.
“Scriveva lo storico Agnello “la mia casa … chiamata casa presbiteriale nella zona detta -ai Ninfei- vicino alla chiesa di S. Agnese …”.
Il Ninfeo era una delle due fontane monumentali, arricchite di statue rappresentanti le divinità protettrici della acque, citate nelle memorie storiche della Ravenna romana; una fontana è indicata nella area davanti al Mercato coperto, alla confluenza dei due fiumi cittadini, il FLUMISELLUM ed il PADENNA, l’altra fontana è indicata vicino alla chiesa di S. Agnese. Il ninfeo vicino a S. Agnese era il bacino di raccolta acque che defluivano dall’acquedotto costruito da Traiano che proveniva da Galeata e che da essa si dipartivano per tutta la città.
Ne sono la prova i tratti di condutture rinvenuti nello scavo effettuato sotto la Banca Popolare in piazza Arcivescovado.
Perché non continuare a scavare in piazza Kennedy per recuperarne i resti ?
Si parla attualmente della basilica di S. Agnese e ci si batte per “salvarne” ciò che è emerso.
Parliamo dei resti situati nell’angolo nord-ovest della ex Piazza del mercato che fu aperta nel cuore di Ravenna tra la fine del 1937 e l’estate del 1938. C’è chi vuole attivarsi per la sua salvaguardia e chi vede nei resti di S. Agnese un irrealizzabile sogno di antichi mosaici.
Il 20 giugno 1811 il Podestà di Ravenna cedette al Prefetto del Rubicone le colonne e i marmi di ragione demaniale esistenti nella soppressa chiesa di S. Agnese perché fossero trasportati a Milano.
Si riservò “di conservare 4 colonne che sono di pregio” tutte le altre sono di poco valore, essendo le medesime di marmo inferiore. La chiesa di S. Agata in via Mazzini fu costruita contemporaneamente a S. Agnese ed erano una copia dell’altra chiesa.
Della chiesa di S. Agnese abbiamo resti sparsi in città.
Le sue colonne più importanti sorreggono il porticato davanti all’ex negozio Bubani in Piazza del Popolo. Un frammento d’ambone marmoreo è all’interno del Museo Nazionale di Ravenna.
Un sarcofago di marmo greco venato è conservato dentro alla Basilica metropolitana (Duomo) come altare del SS. Crocifisso, nella seconda cappella della navata sinistra, contenente le reliquie di San Esuperanzio, fondatore della chiesa di S. Agnese, e di San Massimiano vescovo che la consacrò al culto cristiano.
Nel cortile interno del palazzo Rasponi delle Teste era conservato un capitello di tipo corinzio di età tardo-romana.
E’ ormai noto che la chiesa di S. Agnese fu costruita sul tempio di Ercole da cui il nome di Ercolana a questa zona della città: davanti al tempio c’era un statua consacrata al sole raffigurante Ercole detto orario perché reggeva una meridiana. La statua fu distrutta durante uno dei tanti terremoti ravennati; il suo basamento è ora il sostegno della “colonna dell’aquila” di piazza XX settembre.
Ravenna possiede, in via Pier Traversari, il Dipartimento di Storia Cultura Civiltà dell’Università di Bologna con specializzazioni in Archeologia, ma costringe gli studenti, che costituiscono un’eccellente forza lavoro, a costosi tirocini di scavo all’estero e qui a Ravenna, dove straripiamo di reperti archeologici, implodiamo nel più tacito e inoperoso silenzio.
Riprendiamoci ciò che ci appartiene e smettiamo di adagiarci alle decisioni che pochi prendono al nostro posto.
Aiutateci a salvaguardare il nostro patrimonio affinché non sia nuovamente sepolto ma diventi una fonte di lavoro e guadagno per noi e i nostri figli”.

La Procura di Ravenna ha chiesto l’archiviazione del fascicolo aperto con l’ipotesi di vilipendio di cadavere per i due scatti che ritraggono l’ex infermiera 43enne Daniela Poggiali dell’ospedale “Umberto I” di Lugo, sorridente e con i pollici alzati accanto a una paziente appena deceduta.
È finito in un dirupo mentre stava percorrendo con la sua mountain bike un sentiero nel comune di Zattaglia, fratturandosi una caviglia.
Un ragazzino di quindici anni è ricoverato al Bufalini di Cesena dove è arrivato, trasportato dall’elisoccorso, dopo una caduta da circa cinque metri di altezza di un capannone abbandonato, in via Taglioni, a Lugo. La giovane vittima riporta numerose fratture ma non è fortunatamente in pericolo di vita. L’esatta dinamica dell’incidente è al vaglio, ma pare probabile che si sia trattato di una bravata finita in un incidente. Il ragazzino infatti sarebbe caduto nel tentativo di arrampicarsi su una parete dell’edificio in disuso, ma recintato, chiuso, tenuto in condizioni di sicurezza e in genere non frequentato. L’adolescente lughese si trovava insieme a due o tre coetanei che hanno chiamato i soccorsi. Sul posto anche i Vigli del Fuoco di Lugo e i Carabinieri.
«Per fare il candidato di una lista come la Pigna ci vuole un matto come me, non avrei mai potuto chiederlo a una “persona normale”». Maurizio Bucci chiude con una battuta il discorso in cui annuncia ufficialmente la propria candidatura per la neonata lista civica La Pigna, di cui è fondatore e presidente. Del resto tutto il discorso dell’imprenditore nella sede di via Circonvallazione al Molino (curiosamente ex sede di Forza Italia, il partito da cui Bucci è da poco fuoriuscito) è un mix fatto di grandi temi e impegni, ma che vuole trasmettere anche schiettezza, passione, sentimento dove non mancano aneddoti e qualche battuta che strappa più di una risata. Bucci in realtà parla per ultimo dopo persone provenienti dai diversi ambiti (insegnanti, architetti, traduttrici, attori, consulenti aziendali, avvocati, ingegneri, persone giovani e meno giovani, uomini e donne) che mettono nome e faccia a sostegno del progetto La Pigna come Silvia Gaudenzi, Stefano Cavina, Cristiano Caldironi, Micheline Lopez, Giulio Mongardi, Fatima Dehestany, tanto per citare alcuni. “Persone che magari”, spiega il vicepresidente Andrea Bandini “a livello nazionale hanno riferimenti politici diversi ma che hanno un’idea invece di cosa vogliono per Ravenna.”
Il sindaco Fabrizio Matteucci interviene sul tema della sicurezza. Ecco la sua dichiarazione, che arriva peraltro all’indomani della notizia secondo cui Ravenna risulterebbe in cima alle classifiche per numero di incidenti stradali sottolineata anche da Alvaro Ancisi e mentre continua a tenere banco un generale dibattito sul tema sicurezza tra i cittadini riguardo a furti, degrado e micro (o macro) criminalità. Inutile dire che si tratta di uno dei temi che si prospettano più caldi in vista della campagna elettorale.
Dopo il no dei repubblicani, attualmente coalizzati con il Pd e in trattativa per il 2016, e le critiche da Lista per Ravenna e dal consigliere comunale Maurizio Bucci, anche le Acli, associazioni di dichiarata ispirazione cristiana che si occupano prevalentemente di terzo settore e turismo, intervengono con durezza rispetto alle posizioni espresse dal candidato sindaco del Pd Enrico Liverani in merito alla trascrizione delle nozze gay. Liverani infatti, firmatario egli stesso di una petizione che chiede appunto la trascrizione al sindaco di Ravenna, si è detto pronto, se fosse eletto, ad agire coerentemente con la petizione sottoscritta. Una posizione che, c’era da aspettarselo, non poteva che provocare dissensi anche all’interno del mondo cattolico. «Le Acli dell’Emilia Romagna apprendono con sconcerto la provocazione del candidato Sindaco al Comune di Ravenna, Enrico Livearni» afferma dunque Walter Raspa, Presidente regionale dell’Associazione e ravennate in una nota inviata alla stampa. «Le Acli sono, statutariamente, apartitiche e apolitiche. Questo non significa» dice Raspa «che non dobbiamo valutare le idee portate avanti dai candidati, specie laddove contrastino con i nostri principi e valori. Riteniamo grave che un candidato sindaco, dunque candidato a rappresentare una pubblica istituzione, si contrapponga alle indicazioni giunte dai Prefetti in materia, in assenza di una legge nazionale» prosegue Raspa. «Le battaglie ideologiche al di fuori della legalità non giovano a nessuno. «Il vero atto di civiltà, da portare avanti in campagna elettorale, non per raccogliere voti, ma per fornire un supporto concreto ai cittadini è tutelare le famiglie, cellula della società e, oggi, in sempre crescente difficoltà di fronte alla crisi. Peraltro, i registri delle unioni civili si sono già rivelati uno strumento inadeguato al problema e un grande flop in tutte le Città in cui sono stati attuati». «A questo punto», conclude Raspa con una sorta di minaccia nemmeno troppo velata «faremo le nostre valutazioni prima di andare alle urne, ripeto, mai sulla persona, ma necessariamente sulle idee e i principi di cui ogni candidato intende farsi portatore».
Sciopero dei lavoratori della grande distribzuione anche a Ravenna dove stanno manifestando davanti all’Esp di Ravenna, centro commerciale in cui si trova peraltro un’Iper coop e una sede di librerie.coop, e ci sono manifestazione in corso anche davanti agli impermercati di Faenza e Lugo. A Ravenna sono oltre cento i lavoratori che stanno protestando con bandiere e slogan contro la rottura del tavolo di trattativa con Federdistribuzione, Confesercenti e Distribuzione cooperativa che doveva rinnovare il contratto fermo da due anni. La sola Confcommercio ha firmato un aumento salariale e il ripristino di alcune tutele. Al contrario, in particolare Distribuzione cooperativa chiede di poter adeguare i propri contratti a quelli del resto della distribuzione eliminando alcune tutele oggi previste per i lavoratori, per esempio dei supermercati Coop e delle librerie. Tutele che, ci spiega Vincenzo Mantovani della Filcams mentre si trova tra i lavoratori nel parcheggio dell’Esp, riguardano il pagamento dei primi giorni di malattia, l’abbassamento del monte delle ore di permesso e anche del salario orario. “Le centrali cooperative in questo modo stanno abbandonando il comportamente etico che le ha sempre contraddistinte. Noi al contrario vorremmo che fossero gli altri contratti a essere portati al livello del loro e non viceversa”. Mantonavi parla di un’adesione molto alta a questo sciopero unitario di Cgil, Cisl e Uil in un settore storicamente non facile da portare in piazza: “Di certo oggi sono chiusi i due Famila di Ravenna, l’ipercoop è a regime minimo. Sì, l’adesione è stata importante, ma ancora non abbiamo i dati definitivi”. E, se il tavolo della trattativa non dovesse riprendere, il 19 dicembre si replica.
«A me i morti non hanno mai fatto paura. Mio nonno è stato l’ultimo custode del cimitero di Ravenna e sono cresciuta lì. Quando sono stata assunta alla camera mortuaria ero contenta di aver trovato un lavoro». E dire che la 34enne Caterina, la chiameremo così perché preferisce non vedere il suo vero nome sul giornale, voleva fare l’artista: «Già, mosaicista restauratrice. Poi mi sono accorta che non era una strada facile e ora faccio altro. Sarà perché da bambina dicevano che ero macabra? A volte me lo dicono ancora».
«Cinque anni di confronti spesso drogati e finti mi hanno intossicato. Voi dovete essere presi a piccole dosi altrimenti diventate dannosi». Sono le parole che Pietro Vandini, capogruppo M5s in consiglio comunale a Ravenna, rivolge alla maggioranza di governo locale nel momento in cui sbatte la porta e comunica l’abbandono fino alla fine del mandato della conferenza dei capigruppo, la riunione dei rappresentanti dei vari gruppi consiliari, presieduta dal presidente del Consiglio, con lo scopo di coordinare e programmare i lavori dell’assise. Casus belli è la vicenda legata alla convocazione delle commissioni consiliari per la presentazione dell’aggiornamento del progetto per l’escavo dei fondali con il dettaglio cruciale della realizzazione di due casse di colmata a mare lungo le dighe foranee per la collocazione dei fanghi dragati.