martedì
12 Maggio 2026

Il comitato Ave Ravenna chiede che in piazza Kennedy si scavi ancora

“Aiutateci a salvaguardare il nostro patrimonio affinché non sia nuovamente sepolto e diventi fonte di guadagno”

Riceviamo e pubblichiamo l’appello del comitato AveRavenna in merito agli scavi di piazza Kennedy dove sono emerse le vestigia di Sant’Agnese durante i lavori di riqualificazione. Il comitato chiede che si proceda a scavare per riscoprire il tesoro archeologico della città per farlo diventare una fonte di guadagno per i giovani e la città.

“Scriveva lo storico Agnello “la mia casa … chiamata casa presbiteriale nella zona detta -ai Ninfei- vicino alla chiesa di S. Agnese …”.

Il Ninfeo era una delle due fontane monumentali, arricchite di statue rappresentanti le divinità protettrici della acque, citate nelle memorie storiche della Ravenna romana; una fontana è indicata nella area davanti al Mercato coperto, alla confluenza dei due fiumi cittadini, il FLUMISELLUM ed il PADENNA, l’altra fontana è indicata vicino alla chiesa di S. Agnese. Il ninfeo vicino a S. Agnese era il bacino di raccolta acque che defluivano dall’acquedotto costruito da Traiano che proveniva da Galeata e che da essa si dipartivano per tutta la città.

Ne sono la prova i tratti di condutture rinvenuti nello scavo effettuato sotto la Banca Popolare in piazza Arcivescovado.

Perché non continuare a scavare in piazza Kennedy per recuperarne i resti ?

Si parla attualmente della basilica di S. Agnese e ci si batte per “salvarne” ciò che è emerso.

Parliamo dei resti situati nell’angolo nord-ovest della ex Piazza del mercato che fu aperta nel cuore di Ravenna tra la fine del 1937 e l’estate del 1938. C’è chi vuole attivarsi per la sua salvaguardia e chi vede nei resti di S. Agnese un irrealizzabile sogno di antichi mosaici.

Il 20 giugno 1811 il Podestà di Ravenna cedette al Prefetto del Rubicone le colonne e i marmi di ragione demaniale esistenti nella soppressa chiesa di S. Agnese perché fossero trasportati a Milano.

Si riservò “di conservare 4 colonne che sono di pregio” tutte le altre sono di poco valore, essendo le medesime di marmo inferiore. La chiesa di S. Agata in via Mazzini fu costruita contemporaneamente a S. Agnese ed erano una copia dell’altra chiesa.

Della chiesa di S. Agnese abbiamo resti sparsi in città.

Le sue colonne più importanti sorreggono il porticato davanti all’ex negozio Bubani in Piazza del Popolo. Un frammento d’ambone marmoreo è all’interno del Museo Nazionale di Ravenna.

Un sarcofago di marmo greco venato è conservato dentro alla Basilica metropolitana (Duomo) come altare del SS. Crocifisso, nella seconda cappella della navata sinistra, contenente le reliquie di San Esuperanzio, fondatore della chiesa di S. Agnese, e di San Massimiano vescovo che la consacrò al culto cristiano.

Nel cortile interno del palazzo Rasponi delle Teste era conservato un capitello di tipo corinzio di età tardo-romana.

E’ ormai noto che la chiesa di S. Agnese fu costruita sul tempio di Ercole da cui il nome di Ercolana a questa zona della città: davanti al tempio c’era un statua consacrata al sole raffigurante Ercole detto orario perché reggeva una meridiana. La statua fu distrutta durante uno dei tanti terremoti ravennati; il suo basamento è ora il sostegno della “colonna dell’aquila” di piazza XX settembre.

Ravenna possiede, in via Pier Traversari, il Dipartimento di Storia Cultura Civiltà dell’Università di Bologna con specializzazioni in Archeologia, ma costringe gli studenti, che costituiscono un’eccellente forza lavoro, a costosi tirocini di scavo all’estero e qui a Ravenna, dove straripiamo di reperti archeologici, implodiamo nel più tacito e inoperoso silenzio.

Riprendiamoci ciò che ci appartiene e smettiamo di adagiarci alle decisioni che pochi prendono al nostro posto.

Aiutateci a salvaguardare il nostro patrimonio affinché non sia nuovamente sepolto ma diventi una fonte di lavoro e guadagno per noi e i nostri figli”.

Sequestrate reti da posta dagli uomini della Guardia costiera

L’intervento, dopo una segnalazione,  alla foce del fiume Savio

Nella mattina di sabato 7 novembre, gli uomini della guardia Costiera di Ravenna, a bordo del gommone B 95, a seguito di una segnalazione pervenuta alla Centrale Operativa, hanno rimosso e conseguentemente sequestrato circa 1000 metri di reti da posta illegalmente collocate alla Foce del fiume Savio.

Le reti semi affioranti, a causa del loro posizionamento e della mancata segnalazione, avrebbero potuto causare non poche difficoltà ai natanti che transitavano in quel tratto di mare frequentato dai diportisti del locale Circolo Velico.

Foto con paziente appena deceduta Pm chiede archiviazione

Nel processo a carico dell’ex infermiera di Lugo

La Procura di Ravenna ha chiesto l’archiviazione del fascicolo aperto con l’ipotesi di vilipendio di cadavere per i due scatti che ritraggono l’ex infermiera 43enne Daniela Poggiali dell’ospedale “Umberto I” di Lugo, sorridente e con i pollici alzati accanto a una paziente appena deceduta.

Lo rivela in un’agenzia – che qui citiamo testualmente – l’Ansa. La circostanza è emersa venerdì sera a margine del processo che in corte d’assise a Ravenna vede la 43enne accusata di avere ucciso una paziente 78enne l’8 aprile 2014 con una iniezione letale di potassio.

Con la bici cade in un dirupo Arriva il soccorso alpino

È finito in un dirupo mentre stava percorrendo con la sua mountain bike un sentiero nel comune di Zattaglia, fratturandosi una caviglia.

Per soccorrerlo è stato necessario l’intervento del Soccorso alpino che ha impegnato sabato mattina due squadre di tecnici delle stazioni Monte Falco e Rocca di Badolo.

Il ciclista, un 49enne di Castel Bolognese, stava percorrendo alcuni sentieri nel bosco in località Cà Cavina. È stato recuperato con il verricello, e trasportato al pronto soccorso. (Ansa.it)

Bravata finita male: quindicenne ricoverato dopo una caduta

Insieme ad alcuni amici cercava di arrampicarsi sulla parete di un capannone in disuso a Lugo

Un ragazzino di quindici anni è ricoverato al Bufalini di Cesena dove è arrivato, trasportato dall’elisoccorso, dopo una caduta da circa cinque metri di altezza di un capannone abbandonato, in via Taglioni, a Lugo. La giovane vittima riporta numerose fratture ma non è fortunatamente in pericolo di vita. L’esatta dinamica dell’incidente è al vaglio, ma pare probabile che si sia trattato di una bravata finita in un incidente. Il ragazzino infatti sarebbe caduto nel tentativo di arrampicarsi su una parete dell’edificio in disuso, ma recintato, chiuso, tenuto in condizioni di sicurezza e in genere non frequentato. L’adolescente lughese si trovava insieme a due o tre coetanei che hanno chiamato i soccorsi. Sul posto anche i Vigli del Fuoco di Lugo e i Carabinieri.

«Coraggio e tenacia per la svolta» Bucci corre per la Pigna

L’imprenditore e consigliere comunale sarà il candidato sindaco della lista civica “per immaginare Ravenna senza il Pd”

«Per fare il candidato di una lista come la Pigna ci vuole un matto come me, non avrei mai potuto chiederlo a una “persona normale”». Maurizio Bucci chiude con una battuta il discorso in cui annuncia ufficialmente la propria candidatura per la neonata lista civica La Pigna, di cui è fondatore e presidente. Del resto tutto il discorso dell’imprenditore nella sede di via Circonvallazione al Molino (curiosamente ex sede di Forza Italia, il partito da cui Bucci è da poco fuoriuscito) è un mix fatto di grandi temi e impegni, ma che vuole trasmettere anche schiettezza, passione, sentimento dove non mancano aneddoti e qualche battuta che strappa più di una risata. Bucci in realtà parla per ultimo dopo persone provenienti dai diversi ambiti (insegnanti, architetti, traduttrici, attori, consulenti aziendali, avvocati, ingegneri, persone giovani e meno giovani, uomini e donne) che mettono nome e faccia a sostegno del progetto La Pigna come Silvia Gaudenzi, Stefano Cavina, Cristiano Caldironi, Micheline Lopez, Giulio Mongardi, Fatima Dehestany, tanto per citare alcuni. “Persone che magari”, spiega il vicepresidente Andrea Bandini “a livello nazionale hanno riferimenti politici diversi ma che hanno un’idea invece di cosa vogliono per Ravenna.”

E la prima cosa è l’idea appunto di “svolta”, di vera valorizzazione delle potenzialità della città che il sistema di potere vigente da ormai decenni secondo loro non è in grado di effettuare. “Passione, coraggio, trasparenza, entusiasmo, positività e anche umiltà” sono tra le parole d’ordine del candidato sindaco che propone un modello di intraprendenza, da imprenditore qual è (come è noto è lui ad aver dato vita al Mariani Lifestyle), in cui si riconosca il valore del “rischio”, del “mettersi in gioco”. Tutte caratteristiche che a suo dire mancano al candidato Pd e in generale a questa classe dirigente comunale che, sempre con un una battuta, Bucci dice “farebbe fallire anche un Sali e Tabacchi”.

Nel concreto, La Pigna ha già messo in chiaro alcuni punti qualificanti di un programma che sarà stilato, dicono, anche in base alle competenze e alle individualità di chi vorrà partecipare a un progetto aperto per una città più “libera”. Alcuni di questi aspetti sono quelli che storicamente hanno presentato i programmi di centrodestra in città ma che ora diventano appunto patrimonio di una lista civica trasversale come lo snellimento della macchina comunale (con una drastica riduzione dei numeri dei dirigenti e una revisione al sistema dei premi di produzione), una liberalizzazione dei servizi, l’attacco al sistema delle controllate e poi ancora sicurezza e lotta al degrado (qui l’esempio è quello di quanto fatto a Trento), sostegno alla famiglia come nucleo fondante della società, da non lasciare mai sola quando è in difficoltà. Altri sono invece quelli per cui La Pigna è nata prima come associazione culturale e solo in un secondo momento come formazione politica: la valorizzazione della cultura come volano anche economico, immaginando per esempio Ravenna come città del mosaico e di Dante con la realizzazione di musei e percorsi integrati. E in generale, auspica Bucci, una minor tendenza alla lamentela e un po’ più di positività, una diversa mentalità, più apertura e libertà e maggiore apprezzamento per il lavoro degli imprenditori che non devono vergognarsi della propria eventuale ricchezza.

Il sogno è quello di emulare Perugia e Spoleto che nel pieno dell’onda renziana pro Pd sono comunque passate all’opposizione in nome di una spinta al cambiamento, nel frattempo quella che si profila è una campagna elettorale che Bucci e i suoi immaginano a contatto con la gente, sul territorio, a “stringere le mani delle persone” e ad ascoltare, cosa che dice il consigliere comunale imprenditore “il Pd non è mai stato in grado di fare e questo lo so bene per l’esperienza ormai ventennale in consiglio comunale”. E non è escluso che vedremo presto circolare per le strade comunale il camper La Pigna.

 Non è mancato il riferimento alla mancata alleanza, a lungo cercata, con le forze di opposizione del centrodestra. Un balletto di voci e promesse non mantenute tra Ancisi e la Lega che hanno spinto Bucci a scegliere di riutare l’invito a entrare nella Lega e a correre da solo e subito convinto anche, come si dice, che la candidatura di Elio Bagnari non sia davvero in campo. Obiettivo elettorale? “Partiamo dallo 0 percento, per noi tutto quello che arriva è buono. E puntiamo a vincere, certo non possiamo garantire nulla a nessuno, noi. In caso di ballottaggio, valuteremo”.

In sala, a dare l’idea davvero di un’impresa dove Bucci non è solo, tanta gente di diversa provenienza e sul fondo anche Giuseppe Roccafiorita, l’ex Pd renziano che come ci aveva rivelato è pronto a correre per La Pigna e che potrebbe addirittura rivestire il ruolo di capolista.

Videosorveglianza, illuminazione e assistenti: il sindaco sulla sicurezza

Matteucci ringrazia le forze dell’ordine per i posti di blocco in strada con uno scopo preventivo rispetto anche a furti e criminalità

Il sindaco Fabrizio Matteucci interviene sul tema della sicurezza. Ecco la sua dichiarazione, che arriva peraltro all’indomani della notizia secondo cui Ravenna risulterebbe in cima alle classifiche per numero di incidenti stradali sottolineata anche da Alvaro Ancisi e mentre continua a tenere banco un generale dibattito sul tema sicurezza tra i cittadini riguardo a furti, degrado e micro (o macro) criminalità. Inutile dire che si tratta di uno dei temi che si prospettano più caldi in vista della campagna elettorale.

“L’intensificazione nel nostro territorio del numero e dell’intensità  dei posti di controllo e dei posti di blocco – scrive Matteucci – è stato proposto un anno fa dal nostro Questore dottor Mario Mondelli. È un piano per il controllo del territorio contro la criminalità che interessa tutta la nostra provincia. 

Io ho  condiviso totalmente questa sua proposta nel Comitato per la Sicurezza e l’Ordine Pubblico presieduto da Signor Prefetto dottor Francesco Russo.

I posti di controllo in genere interessano un unico senso di marcia delle strade e comportano un utilizzo più limitato sia di mezzi che di uomini e in genere vengono attuati da un unica Forza dell’Ordine.

Un posto di blocco invece  è una postazione dove i passanti e i veicoli vengono fermati  per verifiche e controlli da parte delle Forze dell’Ordine, impegna un numero di mezzi e uomini superiore e in genere è un intervento inter-forze.

A volte i posti di blocco vengono istituiti da parte delle forze dell’ordine in casi eccezionali, per esempio quando si è alla ricerca di un pericoloso latitante o altre gravi ed eccezionali situazioni. Non è il caso di cui parliamo adesso.

Un anno fa, su proposta del Questore nel Comitato Provinciale per la Sicurezza e l’Ordine Pubblico, con la piena condivisione del Comune di Ravenna, si è deciso di sperimentare l’incremento sia dei posti di controllo che dei posti di blocco, come forma di controllo preventivo del territorio per contrastare l’aumento del numero di alcuni reati predatori molto odiosi come i furti negli appartamenti.

Questa forma di prevenzione tramite il controllo straordinario delle strade di accesso alla città e del forese è una delle azioni che gli esperti valutano come importante azione di contrasto preventivo della criminalità predatoria.

L’altra azione consiste nell’azione investigativa per catturare queste bande che in genere vengono da fuori, come nel caso della recente cattura della banda che faceva pendolarismo fra Ravenna e Catania.

Insieme a questa spiegazione desidero esprimere il mio totale sostegno al nuovo corso impresso dal nostro Questore alle modalità di controllo del territorio del Comune di Ravenna:a fine anno verificheremo l’efficacia che ha avuto e i risultati che ha prodotto.

La criminalità predatoria è cresciuta in tutte le città italiane e dunque anche a Ravenna.

Furti e scippi non sono micro – criminalità : sono criminalità e basta e vanno contrastati con durezza. Vanno contrastati con decisione non solo per i danni economici o patrimoniali che provocano ma anche per i danni devastanti che producono sulla vita delle persone, a partire da quelle anziane.

A fianco del sostegno alle Forze dell’Ordine, che ringrazio sempre, il Comune di Ravenna, sempre d’intesa con il Prefetto e il Questore, mette in pratica un insieme di politiche per la sicurezza urbana.La riassumo in pochi punti e molto parzialmente.

Il sistema della video – sorveglianza che potenzieremo e ammoderneremo sempre di più.

Il grande lavoro dei Mistral a cui aggiungeremo la presenza degli assistenti civici.

L’illuminazione delle zone potenzialmente più critiche.

Azioni antidegrado diffuse, che nelle prossime settimane avranno impulso sul tema delle scritte che deturpato alcune zone della città.

La vivibilità della città.Vie e piazze animate rendono la nostra vita più sicura.Faccio per tutti l’esempio delle azioni attuate in piazza San Francesco dal Comune e dai privati, approfittando di questa circostanza per ringraziare la nostra Archidiocesi che ha condiviso il progetto che porterà in piazza San Francesco la pista del ghiaccio nel periodo natalizio, che renderà quella zona così importante di Ravenna meta di tante famiglie.

Con questo spirito, per fare un altro esempio, lavoriamo al tavolo permanente Comune-CittAttiva-residenti e commercianti della zona della stazione, con azioni permanenti che riguardano l’arredo urbano, l’illuminazione, l’animazione e i controlli di legalità: a questo proposito incontreremo il Prefetto Russo nella giornata del 16 novembre.

Così come, infine, voglio rimarcare il valore della grande collaborazione, sottolineata in molte occasioni dal nostro Prefetto e dal nostro Questore, fra le Forze dell’Ordine e la  Polizia Municipale di Ravenna”.

Matrimoni gay: anche le Acli contro il sì alle trascrizioni del candidato Pd

“Sconcertati dalle parole di Liverani. Valuteremo per chi votare sulla base dei programmi. Il vero atto di civiltà è tutelare le famiglie”

Dopo il no dei repubblicani, attualmente coalizzati con il Pd e in trattativa per il 2016, e le critiche da Lista per Ravenna e dal consigliere comunale Maurizio Bucci, anche le Acli, associazioni di dichiarata ispirazione cristiana che si occupano prevalentemente di terzo settore e turismo, intervengono con durezza rispetto alle posizioni espresse dal candidato sindaco del Pd Enrico Liverani in merito alla trascrizione delle nozze gay. Liverani infatti, firmatario egli stesso di una petizione che chiede appunto la trascrizione al sindaco di Ravenna, si è detto pronto, se fosse eletto, ad agire coerentemente con la petizione sottoscritta. Una posizione che, c’era da aspettarselo, non poteva che provocare dissensi anche all’interno del mondo cattolico. «Le Acli dell’Emilia Romagna apprendono con sconcerto la provocazione del candidato Sindaco al Comune di Ravenna, Enrico Livearni» afferma dunque Walter Raspa, Presidente regionale dell’Associazione e ravennate in una nota inviata alla stampa. «Le Acli sono, statutariamente, apartitiche e apolitiche. Questo non significa» dice Raspa «che non dobbiamo valutare le idee portate avanti dai candidati, specie laddove contrastino con i nostri principi e valori. Riteniamo grave che un candidato sindaco, dunque candidato a rappresentare una pubblica istituzione, si contrapponga alle indicazioni giunte dai Prefetti in materia, in assenza di una legge nazionale» prosegue Raspa. «Le battaglie ideologiche al di fuori della legalità non giovano a nessuno. «Il vero atto di civiltà, da portare avanti in campagna elettorale, non per raccogliere voti, ma per fornire un supporto concreto ai cittadini è tutelare le famiglie, cellula della società e, oggi, in sempre crescente difficoltà di fronte alla crisi. Peraltro, i registri delle unioni civili si sono già rivelati uno strumento inadeguato al problema e un grande flop in tutte le Città in cui sono stati attuati». «A questo punto», conclude Raspa con una sorta di minaccia nemmeno troppo velata «faremo le nostre valutazioni prima di andare alle urne, ripeto, mai sulla persona, ma necessariamente sulle idee e i principi di cui ogni candidato intende farsi portatore».

Nella foto la cerimonia del finto matrimonio simbolico tra Barbara e Carla, in Municipio a Ravenna. Le due donne sono poi volate in Portogallo per sposarsi davvero e sono tra coloro che oggi chiedono di poter vedere trascitta dal Primo cittadino la propria unione.

Protesta dei lavoratori del commercio: manifestazioni davanti agli ipermercati

Chiusi alcuni punti vendita. Scioperano anche i commessi Coop contro la richiesta di abbassare le tutele e per il rinnovo del contratto

Sciopero dei lavoratori della grande distribzuione anche a Ravenna dove stanno manifestando davanti all’Esp di Ravenna, centro commerciale in cui si trova peraltro un’Iper coop e una sede di librerie.coop, e ci sono manifestazione in corso anche davanti agli impermercati di Faenza e Lugo. A Ravenna sono oltre cento i lavoratori che stanno protestando con bandiere e slogan contro la rottura del tavolo di trattativa con Federdistribuzione, Confesercenti e Distribuzione cooperativa che doveva rinnovare il contratto fermo da due anni. La sola Confcommercio ha firmato un aumento salariale e il ripristino di alcune tutele. Al contrario, in particolare Distribuzione cooperativa chiede di poter adeguare i propri contratti a quelli del resto della distribuzione eliminando alcune tutele oggi previste per i lavoratori, per esempio dei supermercati Coop e delle librerie. Tutele che, ci spiega Vincenzo Mantovani della Filcams mentre si trova tra i lavoratori nel parcheggio dell’Esp, riguardano il pagamento dei primi giorni di malattia, l’abbassamento del monte delle ore di permesso e anche del salario orario. “Le centrali cooperative in questo modo stanno abbandonando il comportamente etico che le ha sempre contraddistinte. Noi al contrario vorremmo che fossero gli altri contratti a essere portati al livello del loro e non viceversa”. Mantonavi parla di un’adesione molto alta a questo sciopero unitario di Cgil, Cisl e Uil in un settore storicamente non facile da portare in piazza: “Di certo oggi sono chiusi i due Famila di Ravenna, l’ipercoop è a regime minimo. Sì, l’adesione è stata importante, ma ancora non abbiamo i dati definitivi”. E, se il tavolo della trattativa non dovesse riprendere, il 19 dicembre si replica.

Si fingeva un dipendente Enel per truffare una pensionata

I carabinieri di Lido Adriani sono invervenuti dopo una segnalazione

Si fingeva un dipendente dell’Enel per farsi mostrare documentazione con dati sensibili sulla privacy. Giovedì 5 novembre i Carabinieri hanno deferito all’ Autorità Giudiziaria un cittadino del Senegal colto sul fatto dopo la segnalazione giunta al 112 da un cittadino che aveva notato i soliti procacciatori di contratti “porta a porta” in località marina di questo centro. La pattuglia della Stazione di Lido Adriano, intervenuta immediatamente, ha subito individuato un ragazzo mentre colloquiava con una pensionata residente nella zona.

È stato così fermato e identificato un cittadino senegalese, classe ’92, residente nella provincia di Ravenna; i militari, all’atto dell’intervento, hanno notato che il ragazzo mentre parlava con la vittima, aveva già in mano della documentazione, nello specifico una bolletta, che la malcapitata aveva consegnato credendo alla buonafede del senegalese. La scusa è purtroppo nota, poiché già in passato si sono verificati casi analoghi: il venditore con la scusa di dover rilevare il codice cliente per procedere ad una verifica sulla correttezza delle informazioni e dei pagamenti, entra in possesso di dati sensibili, coperti dalle normative sulla privacy. Molto spesso questi dati vengono poi utilizzati per fini illeciti o addirittura sono semplicemente il prodromo per una richiesta indebita di denaro, che le ignare vittime molte volte liquidano immediatamente temendo ulteriori disagi.

Fortunatamente con l’intervento della Stazione Carabinieri di Lido Adriano non si è verificato nulla di tutto ciò; il 23enne senegalese invece è stato deferito all’Autorità Giudiziaria in stato di libertà.

 

 

Una vita tra i morti: «Volevo fare l’artista e ora vesto i cadaveri»

Le storie professionali di due operatrici dell’obitorio, tra la stima dei familiari dei deceduti e le solite scaramanzie: «A casa dimentico»

«A me i morti non hanno mai fatto paura. Mio nonno è stato l’ultimo custode del cimitero di Ravenna e sono cresciuta lì. Quando sono stata assunta alla camera mortuaria ero contenta di aver trovato un lavoro». E dire che la 34enne Caterina, la chiameremo così perché preferisce non vedere il suo vero nome sul giornale, voleva fare l’artista: «Già, mosaicista restauratrice. Poi mi sono accorta che non era una strada facile e ora faccio altro. Sarà perché da bambina dicevano che ero macabra? A volte me lo dicono ancora».

Ma Caterina è una professionista, racconta i suoi otto anni di lavoro all’obitorio di Ravenna senza mai distrarsi dai compiti del pomeriggio, facendo avanti e indietro dall’ufficio per rispondere a una richiesta o sistemare una camera ardente: «Il rapporto con i familiari è la cosa più delicata. Non c’è una regola, devi capire come reagisce la persona che hai di fronte. C’è chi non vuole nemmeno vederti e chi invece comincia a parlarti e andrebbe avanti sempre. Tu cerchi di fare il tuo lavoro nel modo migliore e cerchi di aiutarli e non è vero che si diventa meno sensibili. Fa piacere quando apprezzano la tua professionalità».

A un certo punto il turno finisce, ti togli il camice e te ne vai. Il lavoro entra tra le mura di casa? «La privacy va sempre rispettata ma con mio marito o mia sorella parliamo anche del mio lavoro, come loro mi raccontano del loro. È un lavoro». La pensa diversamente invece la 54enne Raffaella, nome di fantasia della collega di Caterina, operatrice alla camera mortuaria dal 2001. Raffaella ha quattro figli: «Non posso mica parlare del mio lavoro a casa. Altrimenti non stacchi mai dalla sofferenza. Tutti i giorni qua dentro assorbi la morte». A volte però qualcosa passa: «Mio figlio piccolo di quattro anni una volta mi chiese perché non andavo mai io a prenderlo all’uscita da scuola. E un giorno mi venne da dirgli che se quel giorno ci fossero stati pochi morticini sarei andata. Quando sono arrivata i genitori degli altri bambini ridevano perché lui aveva ripetuto quella frase. Non l’avevo detto con cattiveria». Perché conservando il rispetto bisogna pure provare a sdrammatizzare, anche per alleggerire il peso e lavorare più sereni.

È anche per questo che alle battute o ai gesti apotropaici di qualcuno si riesce a dare poco peso: «Succede. Ci sono quelli che mi dicono sempre che preferirebbero non incontrarmi. Cosa ci vuoi fare? Mica cambi la mentalità degli anziani». Però capita anche una onesta curiosità. Lo dice Caterina: «Alcuni ti fanno domande e vogliono sapere, si capisce che hanno interesse a conoscere un lavoro che qualcuno deve fare». E che nel tempo è cambiato in meglio «potendo contare su strumenti nuovi e condizioni operative migliori». Così come i corsi di formazione: tra il personale dell’obitorio c’è anche chi ha le qualifiche per assistere i medici legali in casi di autopsia.

Ma il momento più duro è quando arriva la salma di un conoscente: «Speri non succeda mai ma capita». E tra gli operatori c’è una sorta di codice non scritto, Caterina e Raffaella lo conoscono: «Ti fai forza e ti occupi tu della sua vestizione perché ti senti come se fosse il modo migliore per dargli l’ultimo saluto mettendo a disposizione le tue competenze in quel momento così delicato».

Consiglio comunale, M5s in rivolta «La presidenza è fuorilegge, ora basta»

Vandini abbandona la conferenza dei capigruppo dopo il caso
delle commissioni sul Progettone e attacca tutta la maggioranza

«Cinque anni di confronti spesso drogati e finti mi hanno intossicato. Voi dovete essere presi a piccole dosi altrimenti diventate dannosi». Sono le parole che Pietro Vandini, capogruppo M5s in consiglio comunale a Ravenna, rivolge alla maggioranza di governo locale nel momento in cui sbatte la porta e comunica l’abbandono fino alla fine del mandato della conferenza dei capigruppo, la riunione dei rappresentanti dei vari gruppi consiliari, presieduta dal presidente del Consiglio, con lo scopo di coordinare e programmare i lavori dell’assise. Casus belli è la vicenda legata alla convocazione delle commissioni consiliari per la presentazione dell’aggiornamento del progetto per l’escavo dei fondali con il dettaglio cruciale della realizzazione di due casse di colmata a mare lungo le dighe foranee per la collocazione dei fanghi dragati.

Serve riassunto degli eventi. Per la giornata di ieri, 5 novembre, erano convocate in riunione congiunta tre commissioni (Assetto del territorio, Ambiente, Attività produttive): all’ordine del giorno l’esposizione, fatta dal presidente dell’Autorità portuale Galliano Di Marco che aveva accolto l’invito, del nuovo Progettone. Vandini e Sirio Stampa (Lpr), rispettivamente a capo delle commissioni Ambiente e Attività produttive, hanno deciso di annullare le loro convocazioni perché non era stato possibile ottenere documentazione utile a studiare il progetto preventivamente in modo da presentarsi in aula con i compiti fatti a casa. I grillini lamentano un’eccessiva rigidità degli uffici comunali, arroccati sulla burocrazia e scarsamente disponibili a collaborare per la diffusione delle carte che avrebbero facilitato il lavoro dei consiglieri in commissione. Andrea Tarroni (Pd) non ha invece annullato la sua commissione (Asseto del territorio): «Una volta saputo che i documenti erano stati diffusi in mattinata – ha detto ieri all’apertura dei lavori in municipio – ho ritenuto non ci fosse motivo di rinviare». Vale la pena ricordare che i documenti del più grande progetto per il porto di Ravenna erano stati distribuiti solamente quattro ore prima. Di commissione conoscitiva e di prassi consolidate ha parlato la consigliera Silvia Savorelli (Pd): «Al primo incontro di solito si viene per ascoltare e nelle riunioni successive c’è modo di fare domande». Alla commissione non ha partecipato la consigliera M5s Francesca Santarella (prima di lasciare l’aula ha letto un comunicato scaricabile in versione integrale dal link in fondo alla pagina).

Vandini è furioso nella lettera aperta rivolta alla maggioranza (testo integrale in allegato al link in fondo alla pagina): «Dovete ringraziare che esitono ancora persone capaci di rimanere all’interno del confronto democratico e con una stabilità mentale tale da non sfociare in atteggiamenti fisicamente violenti». Le critiche del pentastellato vanno all’indirizzo di Lidia Molducci (Pd), presidente del consiglio comunale: «Maledico il giorno in cui ingenuamente ho votato la sua presidenza: raramente super partes, sempre politicizzata, sempre di parte. Ha permesso un record vergognoso: ci sono nostre interrogazioni che dal 2013 attendono risposta e il regolamento prevede che sia data risposta entro 30 giorni. Avete violato più volte il regolamento, siete dei fuorilegge».

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