lunedì
15 Giugno 2026

Nuovi velox tra Ravenna e Russi: a una donna arrivano 43 multe

Circa 14mila euro da pagare. In due mesi elevate 14mila sanzioni

In una manciata di settimane ha rimediato 43 verbali dallo stesso autovelox per un totale di circa 14mila euro di multe e più di 180 punti decurtati dalla patente.

Protagonista una donna che per ragioni familiari ogni giorno viaggia da Russi a Ravenna passando dalla San Vitale. E proprio il velox acceso a inizio luglio scorso su tale strada Provinciale (vedi articoli correlati) l’ha immortalata decine di volte in poco tempo, praticamente ogni giorno. Ora si è rivolta al Giudice di Pace.

Lo rivela l’Ansa in un’agenzia che non fa altro che confermare i primi dati ufficiali: nei primi due mesi di installazione, i velox della San Vitale (vicino all’abitato di San Michele) hanno prodotto qualcosa come circa 14mila multe.

Una scultura per Mazzini e Cavour Lo storico al vicesindaco: «Una vaccata»

Mingozzi sarà presente all’inaugurazione, Baravelli lo critica

Domenica 20 settembre alle 11 in piazza Unità d’Italia, a Ravenna, è in programma la cerimonia di inaugurazione di una scultura in bronzo dedicata a Cavour e Mazzini “che lottarono per un’Italia unita e libera”, realizzata da Nicola Zamboni. L’autore ha posizionato i due ritratti dentro a una cornice aperta, come a simboleggiare una finestra sul tempo e sulla storia.

Interverranno: Ernesto Giuseppe Alfieri, presidente del Comitato per il restauro delle opere risorgimentali di Ravenna, il vicesindaco Giannantonio Mingozzi e il presidente della Cassa di Risparmio Antonio Patuelli. Sarà presente la banda musicale cittadina.

La realizzazione dell’opera è stata voluta e resa possibile da Comune di Ravenna, Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna, Comitato per il restauro delle opere risorgimentali e Fondazione Museo del Risorgimento.

«Quest’opera – ha dichiarato il vicesindaco Mingozzi – arricchirà ulteriormente il nuovo spazio pubblico inaugurato nel 2013, sullo slancio delle celebrazioni per l’Unità d’Italia, con una denominazione che ha voluto appunto rendere omaggio a una fase storica del nostro Paese. Un luogo della memoria che secoli fa era ricordato negli stradari come “Corte delle antiche carceri” e che oggi è diventato una moderna piazzetta, abbellita da arredi di pregio, frequentata da cittadini, turisti e in particolare da studenti universitari».

Sul web, però, è già polemica, con lo storico e docente universitario Andrea Baravelli, anche esponente del Pd locale, che attacca il vicesindaco. «È una vaccata – scrive tra le altre cose sulla sua pagina di Facebook – inaugurare un’opera d’arte che ricordi Cavour e Mazzini come sodali del Risorgimento italiano. Continuare a dirlo rinnova una visione teleologica e irenica del Risorgimento che fu sistematizzata durante il ventennio fascista…».

Una scultura per Mazzini e Cavour Lo storico al vicesindaco: «Una vaccata»

Mingozzi sarà presente all’inaugurazione, Baravelli lo critica

Domenica 20 settembre alle 11 in piazza Unità d’Italia, a Ravenna, è in programma la cerimonia di inaugurazione di una scultura in bronzo dedicata a Cavour e Mazzini “che lottarono per un’Italia unita e libera”, realizzata da Nicola Zamboni. L’autore ha posizionato i due ritratti dentro a una cornice aperta, come a simboleggiare una finestra sul tempo e sulla storia.

Interverranno: Ernesto Giuseppe Alfieri, presidente del Comitato per il restauro delle opere risorgimentali di Ravenna, il vicesindaco Giannantonio Mingozzi e il presidente della Cassa di Risparmio Antonio Patuelli. Sarà presente la banda musicale cittadina.

La realizzazione dell’opera è stata voluta e resa possibile da Comune di Ravenna, Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna, Comitato per il restauro delle opere risorgimentali e Fondazione Museo del Risorgimento.

«Quest’opera – ha dichiarato il vicesindaco Mingozzi – arricchirà ulteriormente il nuovo spazio pubblico inaugurato nel 2013, sullo slancio delle celebrazioni per l’Unità d’Italia, con una denominazione che ha voluto appunto rendere omaggio a una fase storica del nostro Paese. Un luogo della memoria che secoli fa era ricordato negli stradari come “Corte delle antiche carceri” e che oggi è diventato una moderna piazzetta, abbellita da arredi di pregio, frequentata da cittadini, turisti e in particolare da studenti universitari».

Sul web, però, è già polemica, con lo storico e docente universitario Andrea Baravelli, anche esponente del Pd locale, che attacca il vicesindaco. «È una vaccata – scrive tra le altre cose sulla sua pagina di Facebook – inaugurare un’opera d’arte che ricordi Cavour e Mazzini come sodali del Risorgimento italiano. Continuare a dirlo rinnova una visione teleologica e irenica del Risorgimento che fu sistematizzata durante il ventennio fascista…».

«Dedicheremo a Sergio Guerra un luogo significativo dello sport»

L’impegno del sindaco per ricordare il mago della mitica Teodora Venerdì 18 i funerali, il figlio: «Non sopportava le cerimonie tristi»

«Già me lo vedo, sbottare perché venerdì ha un funerale. Si vestirà con quello che trova, in due secondi, mia mamma lo sgriderà perché quando usciranno di casa lui non sarà come lei avrebbe voluto, arriveranno in chiesa, lei andrà avanti a salutare i parenti, lui resterà indietro, in ultima fila, aspettando furbescamente che il prete attiri a sé l’attenzione per svignarsela nel giardino. Ha sempre detestato le cerimonie, soprattutto quelle tristi, la tristezza proprio non la sopporta, perciò sappiatelo quando sarete lì. Lui vi aspetta fuori». Con questo messaggio condito da un pizzico di amara ironia, pubblicato su Facebook, Matteo Guerra saluta il padre Sergio: il profeta del volley, l’allenatore capace di cambiare lo sport vincendo undici scudetti di fila con la Teodora, è morto nella notte tra il 14 e il 15 settembre. I funerali si svolgeranno alla chiesa di San Vittore a Ravenna alle 9 del 18 settembre. Alle 10 il feretro passerà dal palasport Angelo Costa dove sarà reso l’omaggio delle atlete dell’Olimpia di ogni tempo.

Per il coach che guidò le ragazze della pallavolo bizantino, non poteva mancare il ricordo di Alfa Garavini, la presidente di quella società: «Con un sentimento di profondissima commozione la società Master Olimpia Garavini apprende la notizia della scomparsa del grandissimo Sergio Guerra, dopo un improvviso peggioramento delle sue condizioni di salute. Piangiamo l’uomo che ha trasformato la sua idea iniziale di pallavolo nel fenomeno sportivo che il mondo imparò a conoscere, con un dominio totale durato per 11 anni sul Campionato Italiano e le conquiste di titoli europei e mondiali. Di Sergio rimarrà indelebile nella storia di questo sport la capacità di averlo trasformato nelle metodologie di allenamento, nella preparazione tecnica, fisica, medica e mentale, grazie alla formidabile motivazione che lo animava e che sapeva trasmettere a tutte le atlete». Con lui in panchina Ravenna vinse undici scudetti in A1 femminile (dal 1980 al 1991), due Coppe dei Campioni (1988 e 1992), sei Coppe Italia, un Mundialito.

Il cordoglio della città è espresso dal sindaco Fabrizio Matteucci: «Ho reso omaggio a Sergio Guerra alla camera ardente e ho espresso alla moglie, alla madre e ai figli, Matteo e Michela, il cordoglio della nostra comunità. Sergio Guerra ha scritto pagine fondamentali della storia dello sport nella nostra città. La sua scomparsa è un gravissimo lutto per tanti ravennati, sportivi e non. Ci siamo lasciati con un abbraccio e con l’impegno di vederci con calma nelle prossime settimane per valutare insieme la mia decisione di intitolare a Sergio un luogo significativo dello sport ravennate».

Dalla Bosnia in guerra fino a Ravenna «Non saremmo mai voluti andare via»

Sirka e il marito lasciarono i Balcani negli anni Novanta e finirono nel campo profughi di via Aquileia: «Mi rivedo nei migranti siriani»

«Prima? No, non avevamo mai pensato di andarcene, al massimo di venire in Italia in vacanza. Stavamo benissimo, prima. Prima della guerra». Erano gli inizi degli anni Novanta quando Ravenna fu coinvolta dalla prima grande “emergenza profughi”. Allora erano le persone che fuggivano dalla guerra nella ex Jugoslavia come Sirka Dedeic e il marito, allora trentenni e per i quali non fu certo facile decidere di lasciare la loro città, in Bosnia, vicino al confine con la Croazia per arrivare fino a qui.

«Stavamo bene, avevamo entrambi un buon lavoro. Mio marito è ingegnere meccanico, io ho una laurea in economia e commercio, avevamo appena sistemato la nostra casa, in centro, e nostra figlia aveva poco più di due anni. Non avremmo mai pensato che sarebbe scoppiata la guerra e che ci saremmo trovati costretti a scappare e lasciare tutto».

Quando Sirka e la famiglia arrivano in Italia è il 1993, dopo un anno di peregrinazioni. «All’inizio andammo per un po’ dalle parti di Tuzla, perché la situazione lì era più tranquilla. Poi, quando iniziarono a sparare sempre più vicino alla nostra città, attraversammo un fiume per arrivare in Croazia dove siamo stati accolti a casa di parenti, eravamo veri e proprio sfollati, e dove intanto io ho scoperto di essere incinta del nostro secondo figlio». Il marito resta per qualche mese in Bosnia, prima di decidere di lasciare anch’egli il paese e portare la famiglia in Slovenia, luogo ritenuto più sicuro. È qui, a Lubijana, che nasce il secondo figlio della coppia, «fu un periodo molti difficile, perché nacque prematuro, credo per via anche dello stress della guerra…». Da quanto hanno lasciato la loro casa a quando capiscono no, in Bosnia sarebbe stato impossibile tornare, passa più di un anno. «All’inizio siamo stati in Croazia e poi in Slovenia, anche perché speravamo che la guerra comunque finisse presto e sognavamo di poter tornare a casa nostra. Poi invece abbiamo capito che non sarebbe andata così. A quel punto mio marito voleva andare in Austria, ma intanto qui a Ravenna erano arrivati i suoi genitori e così siamo venuti anche noi, a trovarli. Era un anno che non li vedevamo e non avevano ancora conosciuto il loro nipotino».

Ecco allora che con due bambini piccoli la famiglia arriva nel campo profughi allestito in via Aquileia nel quartiere Darsena. «Non è stato facile, dicevano che non potevamo restare perché non eravamo sull’elenco, anche se avevamo due bambini piccoli. Ma mio suocero, una volta che la famiglia si era finalmente riunita, non voleva saperne di lasciarci andare di nuovo. È stato un periodo durissimo, c’erano giorni in cui per noi dicevano che non c’erano i pasti. Ma mio marito si è dato subito da fare e ha trovato in fretta un lavoro e così, poco dopo, ce ne siamo andati dal centro di accoglienza, appena abbiamo potuto. Da allora viviamo qui a Ravenna, abbiamo ricominciato tutto daccapo». Ma se ricominciare tutto daccapo non è facile per nessuno, di certo non lo è per una famiglia bosniaca in Italia. «Non ci hanno riconosciuto niente, nè titolo di studio, nemmeno la patente. Io faccio la donna di servizio a ore, mio marito monta impianti, ma nessuno di noi due è più riuscito a trovare un lavoro qualificato, come quello che avevamo in Bosnia. Però siamo contenti per i nostri figli che sono cresciuti e sono diventati due bravi ragazzi che studiano e si accontentano di poco e capiscono le nostre difficoltà». La maggiore è laureata in legge, il fratello ha frequentato l’Isia di Faenza, sono ravennati a tutti gli effetti, partecipano alla vita sociale e culturale della città e sono anche molto fieri dei loro genitori. «Tornare indietro? – ci dice infatti Sirka – anni fa ci avevamo pensato, ma lì ora manca il lavoro e i nostri figli sono italiani, no, sarebbe impossibile”. L’ultima domanda è inevitabile, cosa prova e cosa pensa oggi vedendo le immagini dei siriani in fuga dalla guerra? «Ah, poveretti, provo una gran pena per loro. Sta succedendo come a noi, con la guerra, costretti a lasciare tutto, contro la propria volontà e nessuno che mai, prima, avesse pensato che sarebbe potuta succedere una cosa simile».

Da Lugo la denuncia di Legambiente «Eternit abbandonato in aree protette»

Sopralluogo dopo le segnalazioni di cittadini per macerie lasciate lungo il Canale dei Mulini, zona di riequilibrio ecologico

Macerie di eternit abbandonate in un’area verde naturale. È la segnalazione che arriva da Legambiente dopo un sopralluogo nella zona nota come Canale dei Mulini a Lugo, un’area di riequilibrio ecologico, un insieme di siti ad alta valenza naturalistica, collegati dal corridoio ecologico rappresentato dal canale che collega l’appennino con il Parco del Delta del Po.

«Abbiamo ricevuto la segnalazione di alcuni cittadini di Lugo – ha dichiarato Yuri Rambelli, presidente del circolo Legambiente Cederna – circa la presenza lungo via Canale Inferiore Sinistra di una piccola discarica abusiva. Abbiamo perciò fatto un sopralluogo e abbiamo riscontrato la presenza di vari bidoni contenti pezzi di quello che sembra essere eternit, il famigerato cemento amianto le cui fibre rappresentano un serio rischio per la salute dei cittadini». I bidoni recano l’adesivo “Attenzione contiene amianto”.

L’associazione ambientalista ha inviato una segnalazione alla locale Arpa e al Comune di Lugo sollecitando un rapido intervento di rimozione di questi rifiuti pericolosi e soprattutto un’azione di controllo del territorio e repressione del fenomeno di abbandono di rifiuti: «Già nei mesi scorsi ci eravamo occupati del fenomeno. Dalle segnalazioni dei cittadini pare infatti che non si tratti di casi isolati, ma si direbbe che l’area sia già stata usata altre volte per lo scarico indiscriminato di rifiuti, anche pericolosi»

Scuola, sindaco in visita alle superiori E l’assessore punta su digitale e social

Inizia oggi il tour di Matteucci. Lettera aperta di Bakkali: «Interventi
alle infrastrutture per migliorare la connessione internet degli istituti»

Particolare attenzione al mondo digitale e dei social network sia sul fronte delle conoscenze che su quello delle dotazioni infrastrutturali. Con questi intenti il Comune di Ravenna affronta il nuovo anno scolastico appena iniziato e lo dice l’assessore comunale all’Istruzione, Ouidad Bakkali, con una lettera aperta proprio in occasione del primo giorno di scuola. Sotto il testo integrale.

Il sindaco di Ravenna, Fabrizio Matteucci, si recherà in tutti gli istituti superiori della città. I primi incontri sono in programma mercoledì 16 settembre. Alle 8.30 all’Itc Ginanni di via Carducci; alle 9.30 al Liceo Classico e istituto Magistrale e alle 10.30 incontrerà i ragazzi e le ragazze del Liceo Artistico al Parco Teodorico. Infine alle 11.30 il Sindaco Matteucci al Liceo Scientifico Oriani. Giovedì 17 settembre sarà la volta dell’Istituto Callegari, dell’Olivetti, dell’Itis Baldini e dell’Istituto per Geometri Morigia. Infine martedì 22 settembre sarà alle 11.45 alla festa dell’uva dell’Istituto Agrario.

Siamo all’avvio dell’anno scolastico 2015/2016 e come ogni anno l’amministrazione comunale procede al fianco delle nostre scuole e delle famiglie del territorio per il successo e la serenità del percorso scolastico degli studenti e delle studentesse.

L’anno che comincia oggi porta con sé sicuramente novità e sfide importanti per la comunità scolastica che è integrata ed affiancata anche dalle Istituzioni locali, associazionismo, volontariato, il mondo del lavoro e dell’impresa e da ogni singolo cittadino e cittadina che è portatore di responsabilità verso i ragazzi e le ragazze che vivono e crescono sul territorio.

La scuola e i servizi all’infanzia sono costantemente priorità del governo di questa città, nelle scelte strategiche e nella destinazione di risorse: per quanto riguarda il Piano dell’Offerta Formativa del territorio, che propone ogni anno il Comune alle scuole, quest’anno conta più di 100 progetti messi a disposizione delle scuole dal territorio e dai servizi del Comune con il coordinamento dell’Assessorato all’Istruzione. Arti e letteratura, Scienze tecnica e Ambiente, Educazione alla Cittadinanza e Legalità e la Formazione per insegnanti ed operatori del territorio, sono alcuni degli strumenti che le scuole possono trovare ed integrare alla loro programmazione didattica.

Nello scorso anno i numeri della partecipazione sono stati davvero impressionanti: 18.500 presenze dei bimbi dell’infanzia (circa 5 laboratori a bambino), 30.224 presenze nella scuola primaria (4 laboratori a studente), 25.773 presenze nella scuola secondaria di primo grado (quasi 6 laboratori a ragazzo/a). Ogni anno per mantenere e coordinare tutta questa ricchezza di proposte e di esperienze il Comune di Ravenna investe 740.000 euro.

Quest’anno avremo particolare attenzione al tema degli apprendimenti al tempo del digitale e del mondo dei social, continuando la collaborazione apprezzatissima dai ragazzi, con il Prof. Boccia Artieri dell’Università di Urbino. A questo affiancheremo interventi di infrastrutturazione telematica per far migliorare la connessione internet negli istituti comprensivi del forese. Le scuole interessate sono: Scuola dell’Infanzia di San Michele, Primaria/Secondaria di Piangipane Primaria/Secondaria di San Pietro In Campiano, Primaria/Secondaria di Castiglione di Ravenna, Primaria/Secondaria di San Pietro In Vincoli, Primaria di Punta Marina.

Altra priorità è senza alcun dubbio il sostegno e l’inclusione dei bambini con disabilità, quest’anno le certificazioni sono aumentate del 10% e questo impone a noi tutti la massima attenzione e assistenza alle famiglie e alle scuole. Infine continueremo con il percorso di monitoraggio e formazioni sulle problematiche dei disturbi specifici dell’apprendimento, altro tema che coinvolge tante famiglie del territorio e che continueremo a seguire in stretto raccordo con la Ausl e le associazioni del territorio che lavorano e fanno ricerca su questi temi.

Morì in ospedale a 73 anni Familiari chiedono 490mila euro all’Ausl

Secondo marito e figlio il personale sanitario somministrò un antibiotico a base di penicillina cui la paziente era allergica

Sostenendo che il personale sanitario dell’ospedale di Ravenna le abbia somministrato un antibiotico a base di penicillina cui era allergica, i familiari di una donna di 73 anni deceduta a Ravenna il 26 febbraio 2013 hanno citato davanti al tribunale civile l’Ausl Romagna chiedendo un risarcimento di circa 490mila euro. A intentare la causa, come scrive l’Ansa che riporta la notizia sul suo sito web, sono il marito e il figlio della donna assistiti dagli avvocati Fracesca Giardini e Chiara Rinaldi. La 73enne, affetta da mieloma, venne ricoverata con difficoltà respiratorie e dolori toracici.

Riparato il guasto alla rete idrica Torna l’acqua dai rubinetti di Lugo  

Rottura dovuta a tubi vecchi. diverse ore senza servizio in tutto il comune. Ora possibili variazioni di pressione e intorbidimenti

Conclusa la riparazione della condotta idrica che questa mattina, 15 settembre, si era rotta sotto il pensile dell’acquedotto di Lugo causando l’interruzione del servizio idrico in tutto il territorio comunale. Dalla metà del pomeriggio nel centro, nella periferia e nelle frazioni del comune il servizio è stato ripristinato. Hera segnala che potrebbero verificarsi ancora variazioni di pressione e temporanei intorbidimenti «ma resta confermata la potabilità dell’acqua, dal punto di vista chimico e batteriologico». Già da metà mattina gli operatori di Hera erano riusciti a immettere parte del flusso idrico, anche se limitato e lento, che però ha consentito al centro di Lugo di poter ricevere il servizio idrico. La condotta del diametro di 300 mm si è danneggiata a causa dell’usura: è una delle due adduttrici principali che distribuiscono l’acqua dall’acquedotto a tutta la rete di Lugo.

Tutto il comune di Lugo senza acqua Hera al lavoro per riparare il guasto

Rottura a una delle due condotte principali che servono tutta la rete lughese. Ripristino ipotizzato per il primo pomeriggio

Una rottura a una delle due principali conduttore dell’acquedotto che servono la rete idrica di Lugo sta lasciando tutto il territorio comunale senza acqua corrente. Hera è al lavoro per riparare il guasto: considerata la complessità dell’intervento, sono in campo tecnici di Hera e imprese specializzate, l’azienda auspica di terminare l’intervento di risanamento della condotta e quindi ripristinare le normali condizioni di funzionamento della stessa e del servizio idrico, nel primo pomeriggio di oggi.

Addio al mago del volley È morto Sergio Guerra, aveva 71 anni

Allenatore della Teodora che vinse undici scudetti

È morto nella notte, all’età di 71 anni, Sergio Guerra: il suo nome resterà per sempre legato alla storia della pallavolo di Ravenna soprattutto per i famosi undici scudetti consecutivi vinti da allenatore della Teodora negli anni Ottanta. Oltre allo sport, il nome di Guerra è legato anche alla sanità privata. Nel 1942 Ettore Guerra, padre di Sergio, acquistò a Ravenna un’abitazione civile trasformandola in clinica privata: nacque così la clinica San Francesco (oggi in via Amalasunta) di cui l’ex allenatore di volley divenne poi presidente. La gestione oggi è nelle mani di Michela e Matteo, figli di Sergio: 150 persone impiegate, 65mila prestazioni mediche all’anno (circa 80 percento in ortopedia).

Riportiamo di seguito l’intervista fatta a Sergio Guerra un anno fa, in occasione del suo settantesimo compleanno.

Il 23 aprile 2014 ha compiuto 70 anni. Per l’occasione un pranzo in campagna. Quanti ricordi?
«Troppi. La coppa dimenticata a Salonicco in albergo è una. Poi quella trasferta in Olanda in cui una delle ragazze si rese conto di non aver imbarcato la borsa e abbiamo dovuto comprare tutto là. Oppure quella volta che una ragazza arrivò in ritardo e mi disse che non trovava le mutande e si era messa quelle del fidanzato. La trasferta di Tirana fatta con due aerei charter senza fermarci nemmeno un momento perché avevamo paura».

Undici scudetti. Di fila. Quale fu un ingrediente necessario?
«Avevo una squadra molto furba. In altezza le mie erano delle nane: a Salonicco entrarono in campo dietro le russe e non si vedevano. Ma erano molto tecniche. E siamo stati capaci di ottenere risultati oltre l’aspetto economico».

Che cifre giravano?
«Ricordo che cominciammo pagando mille lire per ogni allenamento, due ore al giorno. Poi quelle che non studiavano avevano un lavoro».

In quel decennio in Italia non avevate rivali.
«Solo in Coppa abbiamo perso qualcosa perché usavo le partite per le giovani e provare gli schemi. Qualche dirigente a volte ancora me lo rinfaccia».

Tra i segreti si è parlato di una famosa crostata di mele…
«Prima delle partite le ragazze venivano a fare merenda a casa mia e mia moglie faceva una torta. Era un modo per fare gruppo, tenere unita la squadra».

Vogliamo sapere i suo riti scaramantici.
«C’è stato un periodo in cui dopo ogni vittoria nei playoff mi compravo un maglione di Missoni. Alla fine erano parecchi. Qualcuno devo averlo ancora. Ma forse era una scusa buona con mia moglie. E poi in squadra non ho mai voluto la maglia 13 e la maglia 17».

Le è rimasto un rammarico in carriera?
«La sconfitta a Roma contro l’Olanda quando allenavo la Nazionale e quindi aver perso l’accesso alle Olimpiadi. Mi sarebbe piaciuto farle…».

Nel 1993 anche candidato sindaco per la Dc…
«Mi convinse Alvaro Ancisi. Ma mi sono accorto in fretta che non era il mio posto: entrai in consiglio comunale e se i comunisti facevano una proposta che mi piaceva io la sostenevo, invece me ne dicevano di tutti i colori i miei compagni di partito».

Compie 40 anni Arrivano dal Mare!

L’omaggio di Cervia al festival dei burattini

Baracca Burattini MonticelliTra i più noti e frequentati festival di teatro di figura in Italia, oltre che uno dei più antichi del mondo, “Arrivano dal mare!” giunge quest’anno al traguardo dei 40 anni.
Dal 15 al 20 settembre Gambettola, Cervia, Cesena, Gatteo, Longiano e Montiano verranno invase da burattini, marionette, pupazzi e narratori con oltre 50 spettacoli, fra cui diversi debutti e anteprime nazionali.
Si riparte da Cervia – dove il festival è nato – su invito della nuova giunta comunale, con la deposizione di una targa commemorativa (la cerimonia martedì 15, alle 21.15) nel piazzale della torre di San Michele, dove andrà in scena anche uno spettacolo di burattini con protagonista Fagiolino) e si continua seguendo l’itinerario che porta a Gambettola, la nuova sede stabile della rassegna.
Il festival è organizzato da quest’anno dalla compagnia ravennate Teatro del Drago-Famiglia d’Arte Monticelli, che ne ha rilevato il marchio, ideato proprio a metà degli anni ’70 con gli sbarchi di burattinai e burattini sul litorale cervese.
Lo conduce lo storico direttore artistico Stefano Giunchi, coadiuvato da Roberta Colombo.
Come sempre il festival ospita incontri, convegni, seminari, workshop.
Il programma nel dettaglio degli eventi sul sito www.arrivanodalmare.it.

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