martedì
16 Giugno 2026

Quasi 120mila euro di premi anche per i dirigenti della Provincia

La tabelle con le retribuzioni diffusa dal consigliere dell’Udc Spadoni

Dopo i premi di risultato corrisposti ai dirigenti comunali diffusi da Alvaro Ancisi e che tanto hanno fatto discutere, il consigliere provinciale dell’Udc Gianfranco Spadoni ha inviato ai giornali la tabella (che pubblichiamo tra gli allegati in fondo all’articolo) di quelli ricevuti dai dirigenti della Provincia.

Le retribuzioni di risultato del 2013, corrisposte nel 2014, risultano così in crescita rispetto all’anno precedente e vanno da 12 a circa 13,5 mila euro (per un totale di quasi 120mila euro).

«Come noto – commenta Spadoni – il decreto Brunetta stabilisce che al fine di assicurare la qualità, comprensibilità, e attendibilità dei documenti di rappresentazione della performance, le amministrazioni pubbliche redigano annualmente un apposito documento che evidenzia, a consuntivo, i risultati organizzativi e individuali raggiunti rispetto ai singoli obiettivi programmati e alle risorse, con rilevazione degli eventuali scostamenti. Una relazione indubbiamente utile validata da un nucleo di valutazione che prende in esame i singoli obiettivi in capo ai dirigenti i quali attraverso indicatori precisi, portano a consuntivo i risultati raggiunti per gli obiettivi, appunto, strategici e la loro declinazione in progetti e attività operative legate alla valutazione del merito e alla retribuzione conseguente. E qui la prima considerazione in chiave polemica. Occorre capire, infatti, se la performance abbia come fine la migliore gestione della macchina provinciale attraverso servizi sempre più efficienti e vicini al cittadino, o, invece, non vi sia un fine più legato alla retribuzione di risultato dei dirigenti. Forse entrambe le opzioni, ma comparando il raggiungimento medio complessivo degli obiettivi per settore del 2013 con l’ultimo documento approvato dalla giunta il 26 agosto scorso per l’anno 2014, si registra una serie di percentuali riferite al raggiungimento degli obiettivi, inferiore rispetto, appunto all’anno precedente, nonostante il recente documento faccia emergere due valutazioni massime pari al 100%. A differenza, ad esempio, della Provincia di Forlì-Cesena le cui valutazioni minime sono uguali all’ 87,80% mentre le massime non superano mai il 95,79%. Ma scorrendo l’atto in questione la stessa tabella riguardante la performance complessiva suddivisa per aree strategiche fa emergere come lo stato di attuazione degli obiettivi di miglioramento e sviluppo totale per area sia ancora inferiore: vale a dire nel 2013 era pari al 93,57% mentre nell’ultimo documento in esame 2014 è sceso al 92,98%. Nonostante, poi, nel confronto della spesa della Provincia fra l’anno 2010 e il 2014 balzi all’occhio, la spesa corrente (ancora alta) che subisce una variazione di appena meno 14,8% a confronto della spesa in conto capitale che precipita a meno 43%».

«Indubbiamente – termina Spadoni – stando all’elaborato in questione emerge un quadro sublime riferito a un ente provinciale straordinariamente efficiente che pur alla presenza di minori consistenti trasferimenti statali e regionali, mantiene una performance molto elevata e ambiziosa. Ma la questione di rivedere i parametri e i criteri di spartizione di questi risultati impone un riesame serio e improcrastinabile. Infatti, pensando al Comune e alla Provincia di Ravenna, “se Atene piange Sparta non ride”! Le retribuzioni dei dirigenti provinciali appaiono anch’ esse smodate rispetto al lavoro svolto sia pure in modo serio e laborioso, pur tuttavia in una situazione socio economica dai risvolti ancora preoccupanti, in cui ognuno, nessuno escluso, deve fare la propria parte».

Qui sotto tra gli allegati la tabella con i premi (da segnalare Gabriele Gardini, Oscar Manzelli, Paolo Montanari e Andrea Morandi sono cessati dall’incarico).

Nuove auto consegnate in Questura a servizio della squadra Volante

Si tratta di Seat Leon blindate e super attrezzate

Seat PoliziaSono state consegnate in questi giorni anche a Ravenna le nuove auto della Polizia di Stato che sostituiranno progressivamente le Alfa Romeo 159 e le Fiat Bravo in servizio nella Squadra Mobile. Si tratta di Seat Leon prodotte dal consorzio automobilistico spagnolo-tedesco che si è aggiudicato l’appalto di rinnovo del parco vetture delle Volanti.

A proposito del fatto che si tratta di una macchina “straniera“ una nota della Questura di Ravenna sottolinea che oltre il 60% del valore economico dell’appalto ricade su aziende italiane specializzate nella trasformazione del mezzo e officine che ne assicureranno poi l’efficienza per i prossimi sei anni o 150.000 Km.
Il mezzo è in configurazione operativa al top di gamma – continua, entrando nei particolari tecnici, il comunicato della Polizia – che prevedono una motorizzazione WV – Audi 2000 turbo, il parabrezza rinforzato e spesso oltre due centimetri capace di resistere al fuoco dei fucili d’assalto; le portiere sono blindate con un livello che è in grado di riparare gli agenti dai proiettili magnum calibro 44 e 357.
Particolarmente tecnologico il pannello multifunzione posto sul tettuccio che oltre ad essere disegnato per non compromettere l’aerodinamica e la stabilità dell’auto ad alte velocità. Cela al suo interno lampeggiatori di emergenza e parcheggio, sirena, impianto di amplificazione esterna ed un grande schermo con scritte personalizzabili ad ogni tipologia di intervento.

Una  “esplosione” di blues (e rock)

Jon Spencer &Co in chiusura di Strade Blu

JSBEXGran finale della rassegna itinerante Strade Blu che il 31 agosto porta a Faenza (piazza Nenni, ore 21.30) un pezzo di storia del punk-rock-blues americano, la Jon Spencer Blues Explosion. A quasi un quarto di secolo dall’album d’esordio, l’ex Pussy Galore Jon Spencer ha pubblicato il nuovo album della sua creatura Freedom Tower – No Wave Dance Party 2015 (il riferimento è alla No Wave di fine anni Settanta), sorta di ritratto radicale di New York, impostato sul funk acido e selvaggio della Blues Explosion: provato in una serie di concerti segreti ed happening senza preavviso in teatri, bar di hotel e “garage club“, spesso sotto falso nome, l’album è stato registrato alla Daptone House of Soul di Bushwick e mixato da Alap Momin, una leggenda nel mondo dell’avanguardia hip-hop di Harlem, che innesta nella rodata e classicissima formula di Spencer e soci, anche micro beat e campionamenti vicini al mondo dell’hip hop appunto. Ingresso a 10 euro.

Revival coi Dik Dik e si parla di lavoro col ministro Poletti

Allo spazio dibattiti intervista al ministro al centro delle polemiche su dati ed effetti del jobs act.

Giuliano PolettiEntra nel vivo l’edizione 2015 della grande festa del Pd e dell’Unità al Pala De André. Sul piano politico, lo spazio dibattiti domenica 30 giugno, ospita il ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Giuliano Poletti, alle prese in questi giorni con le polemiche sui dati errati divulgati dal suo ministero e relativi ai contratti stabili stipulati nei primi sette mesi dell’anno. Una polemica che continua ad alimentare lo scontro fra il Ministro, le politiche sul lavoro del governo Renzi, e il sindacato. Al centro dell’incontro con Poletti (che sarà intervistato da Andrea Tarroni, direttore dell’emittente locale Radio Scintilla) quindi, non mancheranno commenti e approfondimenti sull’evoluzione e gli effetti del jobs act che riguardano le difficoltà di far crescere l’occupazione, il superamento del precariato e la lotta alla disoccupazione giovanile.

Per quanto riguarda l’intrattenimento la festa PD propone un concerto all’insegna del revival con la musica dei mitici Dik Dik  che presenteranno in uno show di due ore i loro successi degli anno ’60 (Sognando la California, L’Isola di Wight, Il Primo Giorno di Primavera, Senza Luce, Io mi fermo qui, Se io fossi un Falegname, Help Me, Il Vento) e cover dei grandi gruppi internazionali dell’epoca d’oro del beat e del rock fra Beatles, Rolling Stones, Deep Purple, Pink Floyd, Eagles.
Per la cultura dalle 19.30 alle 23.30 (ingresso gratuito) è poi aperta la mostra “Ritratti e volti dal passato” a cura di Silvana Costa dell’Associazione culturale Il Cerbero. Sempre nell’area espositiva un’originale mostra dal titolo “Al tabachi“, promossa dall’Udi in occasione del 70° dei Gdd, che si snoda come una sorta di racconto per immagini ed oggetti dell’universo femminile che partecipò alla Resistenza ravennate negli anni 1944/1945.

Revival coi Dik Dik e si parla di lavoro col ministro Poletti

Allo spazio dibattiti intervista al ministro al centro delle polemiche su dati ed effetti del jobs act.

Giuliano PolettiEntra nel vivo l’edizione 2015 della grande festa del Pd e dell’Unità al Pala De André. Sul piano politico, lo spazio dibattiti domenica 30 giugno, ospita il ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Giuliano Poletti, alle prese in questi giorni con le polemiche sui dati errati divulgati dal suo ministero e relativi ai contratti stabili stipulati nei primi sette mesi dell’anno. Una polemica che continua ad alimentare lo scontro fra il Ministro, le politiche sul lavoro del governo Renzi, e il sindacato. Al centro dell’incontro con Poletti (che sarà intervistato da Andrea Tarroni, direttore dell’emittente locale Radio Scintilla) quindi, non mancheranno commenti e approfondimenti sull’evoluzione e gli effetti del jobs act che riguardano le difficoltà di far crescere l’occupazione, il superamento del precariato e la lotta alla disoccupazione giovanile.

Per quanto riguarda l’intrattenimento la festa PD propone un concerto all’insegna del revival con la musica dei mitici Dik Dik  che presenteranno in uno show di due ore i loro successi degli anno ’60 (Sognando la California, L’Isola di Wight, Il Primo Giorno di Primavera, Senza Luce, Io mi fermo qui, Se io fossi un Falegname, Help Me, Il Vento) e cover dei grandi gruppi internazionali dell’epoca d’oro del beat e del rock fra Beatles, Rolling Stones, Deep Purple, Pink Floyd, Eagles.
Per la cultura dalle 19.30 alle 23.30 (ingresso gratuito) è poi aperta la mostra “Ritratti e volti dal passato” a cura di Silvana Costa dell’Associazione culturale Il Cerbero. Sempre nell’area espositiva un’originale mostra dal titolo “Al tabachi“, promossa dall’Udi in occasione del 70° dei Gdd, che si snoda come una sorta di racconto per immagini ed oggetti dell’universo femminile che partecipò alla Resistenza ravennate negli anni 1944/1945.

Dal falso all’abuso d’ufficio: ecco gli indagati per presunti favori a Cmc

Nel mirino della procura il cambio di destinazione d’uso di decine
di ettari a Porto Fuori. Sotto inchiesta dipendenti pubblici e manager

Il passaggio di destinazione d’uso di alcune decine di ettari a ridosso di Porto Fuori, da «zona a vocazione agricola» a «area di nuovo impianto per la logistica portuale», ha creato un vantaggio patrimoniale per la proprietà dei terreni ma secondo la procura quel vantaggio è da ritenere ingiusto perché arrivato tramite pareri aggiustati, conformità attestate su misura, studi di compatibilità mirati e altre presunte falsità: questi i contorni dell’indagine durata un paio di anni e chiusa a fine luglio con undici indagati e l’ipotesi di aver favorito intenzionalmente la Cmc, proprietaria di 56 ettari compresi nelle aree interessate dal piano operativo comunale (Poc) figlio delle presunte irregolarità. Le stesse persone sono indagate anche per la prima variante al Poc che consentì a Cmc di utilizzare su quei terreni parte dei fanghi provenienti da vecchi lavori di dragaggio del Candiano e contenuti in casse di colmata per innalzare il piano campagna e trasferire lo stabilimento produttivo Acr (controllata da Cmc) presente in darsena.

Le accuse più gravi sono per sei degli undici indagati: dirigenti pubblici di Comune, Provincia e Regione che con il loro operato avrebbero favorito la grande cooperativa ravennate e per questo sono stati indagati per abuso d’ufficio in concorso di causa, omissione di atti d’ufficio, induzione in errore a causa di falsità materiale commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici. Secondo i magistrati le carte firmate dai sei pubblici ufficiali avrebbero indotto in errore la giunta provinciale, il consiglio comunale e l’Ausl chiamati a pronunciarsi sugli strumenti urbanistici in discussione tra il 2010 e il 2012. Fu in quel periodo che vennero approvati prima il Poc Logistica e poi la sua variante che avrebbero ingiustamente agevolato le cose per la Cmc. In sintesi estrema, per l’accusa, quegli strumenti urbanistici andavano a cozzare con altri vincoli urbanistici e ambientali fissati in precedenza. In buona sostanza le indagini del procuratore Alessandro Mancini e del sostituto Isabella Cavallari si concentrano su tre punti: la conformità al Psc, la conformità ai vincoli imposti dal Ptcp come i paleodossi fluviali o gli storici sistemi dunosi costieri e infine il fatto che l’area fosse di interesse paesaggistico-ambientale.

Questi i nomi delle sei persone indagate per i ruoli occupati all’epoca dei fatti, già pubblicati in anteprima dal nostro settimanale R&D in distribuzione giovedì 27 agosto: Arrigo Antonellini (66 anni, all’epoca dei fatti dirigente della Provincia al settore Ambiente e Territorio), Gloria Dradi (61 anni, all’epoca capo area Pianificazione territoriale e capo servizio Progettazione urbanistica del Comune), Claudio Miccoli (61 anni, all’epoca responsabile dello staff di coordinamento Regione-Autorità portuale e dirigente del servizio tecnico di Bacino Fiumi Romagnoli, in passato anche assessore comunale), Alberto Mutti (66 anni, all’epoca capo area Pianificazione Territoriale e capo servizio Progettazione urbanistica del Comune), Fabio Poggioli (51 anni, all’epoca funzionario del settore Ambiente e Territorio della Provincia; in passato anche assessore comunale), Angela Vistoli (59 anni, all’epoca dirigente del settore Ambiente del Comune). I sei (alcuni ancora in servizio con altri incarichi, altri in pensione) hanno ricevuto l’avviso di fine indagini che solitamente precede la richiesta di rinvio a giudizio e la conseguente udienza preliminare.

Meno grave la posizione degli altri cinque indagati (un ex manager della Cmc, il legale rappresentante della ditta Consar che ha svolto lavori sui terreni e tre progettisti): non essendo pubblici ufficiali a loro non può essere contestato il più grave reato di abuso d’ufficio e quindi le accuse, a vario titolo, sono di opere edilizie senza autorizzazione, falsità ideologica in certificati commessa da persone che svolgono un servizio di pubblica necessità e la falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico. In virtù di queste accuse il procedimento penale avanzerà con la citazione diretta, relativamente all’ipotesi di aver progettato, pianificato e realizzato lavori sui terreni in questione senza le conformità di legge e le autorizzazioni necessarie. Ai cinque non è stato ancora notificato l’atto ufficiale che comunica la conclusione delle indagini. Motivo per cui in questa sede non sono pubblicati i loro nomi: sarà la procura a informarli.

L’inchiesta – condotta dalla guardia forestale partendo da un esposto del comitato Vitalaccia Dura e del consigliere comunale di opposizione Alvaro Ancisi (Lpr) – si è affidata a dettagliate e consistenti consulenze di esperti sia in materia urbanistica che ambientale. Sono stati svolti accertamenti bancari sui conti correnti degli indagati e dei loro parenti per verificare eventuali flussi di denaro sospetti. A nessuno viene contestato il reato di concussione o corruzione: resta quindi aperta la domanda su quale sia l’origine delle presunte falsità per favorire il gigante delle cooperative. Una circostanza comunque non necessaria per la contestazione dei reati sopra citati. È poi bene ricordare che al momento si tratta solo di ipotesi fatte in fase di indagini preliminari.

Dal falso all’abuso d’ufficio: ecco gli indagati per presunti favori a Cmc

Nel mirino della procura il cambio di destinazione d’uso di decine
di ettari a Porto Fuori. Sotto inchiesta dipendenti pubblici e manager

Il passaggio di destinazione d’uso di alcune decine di ettari a ridosso di Porto Fuori, da «zona a vocazione agricola» a «area di nuovo impianto per la logistica portuale», ha creato un vantaggio patrimoniale per la proprietà dei terreni ma secondo la procura quel vantaggio è da ritenere ingiusto perché arrivato tramite pareri aggiustati, conformità attestate su misura, studi di compatibilità mirati e altre presunte falsità: questi i contorni dell’indagine durata un paio di anni e chiusa a fine luglio con undici indagati e l’ipotesi di aver favorito intenzionalmente la Cmc, proprietaria di 56 ettari compresi nelle aree interessate dal piano operativo comunale (Poc) figlio delle presunte irregolarità. Le stesse persone sono indagate anche per la prima variante al Poc che consentì a Cmc di utilizzare su quei terreni parte dei fanghi provenienti da vecchi lavori di dragaggio del Candiano e contenuti in casse di colmata per innalzare il piano campagna e trasferire lo stabilimento produttivo Acr (controllata da Cmc) presente in darsena.

Le accuse più gravi sono per sei degli undici indagati: dirigenti pubblici di Comune, Provincia e Regione che con il loro operato avrebbero favorito la grande cooperativa ravennate e per questo sono stati indagati per abuso d’ufficio in concorso di causa, omissione di atti d’ufficio, induzione in errore a causa di falsità materiale commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici. Secondo i magistrati le carte firmate dai sei pubblici ufficiali avrebbero indotto in errore la giunta provinciale, il consiglio comunale e l’Ausl chiamati a pronunciarsi sugli strumenti urbanistici in discussione tra il 2010 e il 2012. Fu in quel periodo che vennero approvati prima il Poc Logistica e poi la sua variante che avrebbero ingiustamente agevolato le cose per la Cmc. In sintesi estrema, per l’accusa, quegli strumenti urbanistici andavano a cozzare con altri vincoli urbanistici e ambientali fissati in precedenza. In buona sostanza le indagini del procuratore Alessandro Mancini e del sostituto Isabella Cavallari si concentrano su tre punti: la conformità al Psc, la conformità ai vincoli imposti dal Ptcp come i paleodossi fluviali o gli storici sistemi dunosi costieri e infine il fatto che l’area fosse di interesse paesaggistico-ambientale.

Questi i nomi delle sei persone indagate per i ruoli occupati all’epoca dei fatti, già pubblicati in anteprima dal nostro settimanale R&D in distribuzione giovedì 27 agosto: Arrigo Antonellini (66 anni, all’epoca dei fatti dirigente della Provincia al settore Ambiente e Territorio), Gloria Dradi (61 anni, all’epoca capo area Pianificazione territoriale e capo servizio Progettazione urbanistica del Comune), Claudio Miccoli (61 anni, all’epoca responsabile dello staff di coordinamento Regione-Autorità portuale e dirigente del servizio tecnico di Bacino Fiumi Romagnoli, in passato anche assessore comunale), Alberto Mutti (66 anni, all’epoca capo area Pianificazione Territoriale e capo servizio Progettazione urbanistica del Comune), Fabio Poggioli (51 anni, all’epoca funzionario del settore Ambiente e Territorio della Provincia; in passato anche assessore comunale), Angela Vistoli (59 anni, all’epoca dirigente del settore Ambiente del Comune). I sei (alcuni ancora in servizio con altri incarichi, altri in pensione) hanno ricevuto l’avviso di fine indagini che solitamente precede la richiesta di rinvio a giudizio e la conseguente udienza preliminare.

Meno grave la posizione degli altri cinque indagati (un ex manager della Cmc, il legale rappresentante della ditta Consar che ha svolto lavori sui terreni e tre progettisti): non essendo pubblici ufficiali a loro non può essere contestato il più grave reato di abuso d’ufficio e quindi le accuse, a vario titolo, sono di opere edilizie senza autorizzazione, falsità ideologica in certificati commessa da persone che svolgono un servizio di pubblica necessità e la falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico. In virtù di queste accuse il procedimento penale avanzerà con la citazione diretta, relativamente all’ipotesi di aver progettato, pianificato e realizzato lavori sui terreni in questione senza le conformità di legge e le autorizzazioni necessarie. Ai cinque non è stato ancora notificato l’atto ufficiale che comunica la conclusione delle indagini. Motivo per cui in questa sede non sono pubblicati i loro nomi: sarà la procura a informarli.

L’inchiesta – condotta dalla guardia forestale partendo da un esposto del comitato Vitalaccia Dura e del consigliere comunale di opposizione Alvaro Ancisi (Lpr) – si è affidata a dettagliate e consistenti consulenze di esperti sia in materia urbanistica che ambientale. Sono stati svolti accertamenti bancari sui conti correnti degli indagati e dei loro parenti per verificare eventuali flussi di denaro sospetti. A nessuno viene contestato il reato di concussione o corruzione: resta quindi aperta la domanda su quale sia l’origine delle presunte falsità per favorire il gigante delle cooperative. Una circostanza comunque non necessaria per la contestazione dei reati sopra citati. È poi bene ricordare che al momento si tratta solo di ipotesi fatte in fase di indagini preliminari.

Giuseppe Tagliavini, il ravennate mago degli effetti speciali al cinema

Due Oscar e i complimenti di Spielberg e Cameron. In Nuova Zelanda una sua scena è diventata addirittura un francobollo nazionale

Giuseppe TagliaviniRiuscite a immaginarvi cosa sarebbe Hollywood senza effetti speciali? Avatar interpretato da attori con la faccia verniciata di blu? Guerre Stellari combattuto con spade di gomma? James Bond che tampona in un inseguimento e gli si apre l’air bag? Sarebbe semplicemente inimmaginabile. Ecco il mondo del cinema visto da un maestro dell’immaginario.

Le esplosioni, gli inseguimenti e le astronavi che vediamo sono spesso create in Nuova Zelanda da un team a cui appartiene il mago ravennate dei visual effects Giuseppe Tagliavini.
Giuseppe, detto Cochi dagli amici, è partito da Ravenna tempo fa ed è ora uno dei più importanti creatori di effetti speciali del mondo. Ha vinto due Oscar e tutti i premi possibili. Ha lavorato con Steven Spielberg, James Cameron, Christopher Nolan a film come Troy, Harry Potter, Charlie e la fabbrica di cioccolato, Batman Begins, James Bond, Avatar, Inception, L’alba del pianeta delle scimmie, Lo Hobbit, Iron Man 3

Come ci si sente a essere il primo ravennate ad aver vinto un Hpa (Hollywood Post Alliance) award, a essere stato nominato due volte ai Ves awards (Oscar degli effetti speciali) e ad aver collaborato a otto film che hanno ottenuto la nomination agli Oscar di cui due hanno vinto la statua d’oro consecutivamente?
«Il momento è passato e sono tornato a essere quello di prima, giù la testa e via pedalare! Ti rivelo anche dei retroscena: le mie nomination dovevano essere quattro hai Ves ma per ragioni politiche è stata selezionata un’alta persona con il mio lavoro… Stessa cosa negli Oscar. Le statuette sarebbero state quattro (tre consecutive) ma la politica ha fatto vincere altri film, Hollywood è fatta così…».

Come è nata la tua passione per gli effetti speciali?
«Penso sia nata come quasi tutti quelli della mia generazione che fanno questo lavoro… guardando da piccolo Guerre Stellari! Poi è cresciuta guardando tutti i blockbuster che uscivano ogni Natale negli anni ’80. Dosati dall’industria, uno ogni anno».

Qual è stato il momento in cui hai capito che la tua vita sarebbe stata fare effetti speciali?
«L’ho capito lavorando con mio fratello (il regista Edo Tagliavini, ndr) a un suo cortometraggio intitolato Tao».

Il film o la scena che ti ha dato più soddisfazione?
«Beh essere nominato ai vari award internazionali ti lascia dei bei ricordi. Sicuramente il film è stato Avatar e l’inquadratura che mi ha dato più soddisfazione è nel secondo Hobbit quando Bilbo Baggins sale in cima all’albero del bosco per una vista a 360 gradi sulla Terra di mezzo. Quest’ultima mi ha portato via otto mesi di lavoro, però è diventata un francobollo in Nuova Zelanda e mi ha dato la seconda candidatura agli Oscar degli effetti visivi».

Hai lavorato con molti grandi registi, quale ti ha colpito di più?
«La più bella esperienza è stata quella con James Cameron per Avatar. Mi ricordo che ho creato il primo shot e lui ha detto “ecco tutti così li voglio!”».

E Spielberg com’è?
«Ogni volta che gli piaceva qualcosa diceva “mettilo nel film”. Lo ha ripetuto talmente tante volte che noi dello staff ci siamo fatti la maglietta con quella frase!».

Immagino però non sia solo rose e fiori: qual è stato il momento professionalmente più difficile della tua carriera?
«Quando arrivi a un bivio… cioè dover scegliere se rimanere in una compagnia oppure andare in un’altra e l’80 percento delle volte vuol dire cambiare Paese e ricominciare da capo, sia nella vita privata che professionale. Non puoi dare nulla per scontato, devi sempre fare il massimo e farti conoscere per quello che vali».


Giuseppe TagliaviniCome funziona il lavoro quotidiano di chi crea effetti speciali?
«Nel mio caso inizio a lavorare attorno alle 9, controllo le mail, faccio le ultime modifiche nelle varie inquadrature e poi vado ai review, ovvero riguardo le scene su cui ho messo gli effetti per un paio d’ore, per controllarle, poi torno nel mio ufficio faccio altre modifiche e nel pomeriggio di solito abbiamo altri meeting o review con altri dipartimenti dove si decidono le varie soluzioni ai problemi e ulteriori modifiche. Verso sera c’è il feedback con il regista… Poi continuo a modificare l’inquadratura finche non è approvata. Verso le 20, le 21 o anche più tardi la giornata è finita».

A cosa stai lavorando adesso?
«Non sono autorizzato a svelare il progetto a cui sto lavorando, ma posso dire che è tratto da un super fumetto dove c’è anche un uomo vestito da pipistrello…».

A Hollywood si sente la crisi?
«Crisi di idee che funzionino sì. Nel senso che hanno capito che è più facile fare i soldi con sequel o reboot piuttosto che con nuovo materiale, quindi vedremo sempre più idee già viste… ovviamente cercando di spendere sempre meno».

Questa forse è una domanda cretina: come mai gli effetti speciali si fanno in Nuova Zelanda?
«Non si fanno solo qui in Nuova Zelanda, ma qui c’è una delle compagnie più importanti fondata da Sir Peter Jackson e lui è originario della Nuova Zelanda! Ma la maggior parte delle compagnie di effetti visivi in questo periodo sono in Canada e Londra…».

A Hollywood niente?
«Ce ne sono anche in California, ma molte si sono spostate per via delle tasse».

Quali sono i tuoi film preferiti?
«Molti degli anni ’80 tipo Ghostbusters e i Die Hard e, ovviamente, Guerre Stellari e Star Trek».

Gli effetti speciali più innovativi della storia del cinema?
«La compagnia che ha creato questo lavoro si chiama Ilm (Industrial Light & Magic, ndr) e loro hanno inventato tutto tra la fine degli anni ‘70 e gli anni ‘90. Poi con l’avvento del computer le basi create da loro sono state modernizzate».

La scena di effetti più memorabile che hai visto recentemente?
«Mah, in questi anni ogni film ha effetti spettacolari, basta prenderne uno qualsiasi tratto da un fumetto… È più facile ricordarsene una nei vecchi film tipo Jurassic Park con i velociraptor nella cucina, ripresa da Jurassic World, oppure in Terminator 2 quando il poliziotto-terminator si trasforma in liquido, ripresa da Terminator Genesys… Wow! In questi giorni sappiamo solo copiare. Vedremo se anche L’attacco di Hoth dell’Impero colpisce ancora verrà inserito nel nuovo Guerre Stellari…».

Quale sarà secondo te il futuro degli effetti speciali al cinema?
«Sempre più complessi e più economici …questo è il trend!».

Giuseppe Tagliavini, il ravennate mago degli effetti speciali al cinema

Due Oscar e i complimenti di Spielberg e Cameron. In Nuova Zelanda una sua scena è diventata addirittura un francobollo nazionale

Giuseppe TagliaviniRiuscite a immaginarvi cosa sarebbe Hollywood senza effetti speciali? Avatar interpretato da attori con la faccia verniciata di blu? Guerre Stellari combattuto con spade di gomma? James Bond che tampona in un inseguimento e gli si apre l’air bag? Sarebbe semplicemente inimmaginabile. Ecco il mondo del cinema visto da un maestro dell’immaginario.

Le esplosioni, gli inseguimenti e le astronavi che vediamo sono spesso create in Nuova Zelanda da un team a cui appartiene il mago ravennate dei visual effects Giuseppe Tagliavini.
Giuseppe, detto Cochi dagli amici, è partito da Ravenna tempo fa ed è ora uno dei più importanti creatori di effetti speciali del mondo. Ha vinto due Oscar e tutti i premi possibili. Ha lavorato con Steven Spielberg, James Cameron, Christopher Nolan a film come Troy, Harry Potter, Charlie e la fabbrica di cioccolato, Batman Begins, James Bond, Avatar, Inception, L’alba del pianeta delle scimmie, Lo Hobbit, Iron Man 3

Come ci si sente a essere il primo ravennate ad aver vinto un Hpa (Hollywood Post Alliance) award, a essere stato nominato due volte ai Ves awards (Oscar degli effetti speciali) e ad aver collaborato a otto film che hanno ottenuto la nomination agli Oscar di cui due hanno vinto la statua d’oro consecutivamente?
«Il momento è passato e sono tornato a essere quello di prima, giù la testa e via pedalare! Ti rivelo anche dei retroscena: le mie nomination dovevano essere quattro hai Ves ma per ragioni politiche è stata selezionata un’alta persona con il mio lavoro… Stessa cosa negli Oscar. Le statuette sarebbero state quattro (tre consecutive) ma la politica ha fatto vincere altri film, Hollywood è fatta così…».

Come è nata la tua passione per gli effetti speciali?
«Penso sia nata come quasi tutti quelli della mia generazione che fanno questo lavoro… guardando da piccolo Guerre Stellari! Poi è cresciuta guardando tutti i blockbuster che uscivano ogni Natale negli anni ’80. Dosati dall’industria, uno ogni anno».

Qual è stato il momento in cui hai capito che la tua vita sarebbe stata fare effetti speciali?
«L’ho capito lavorando con mio fratello (il regista Edo Tagliavini, ndr) a un suo cortometraggio intitolato Tao».

Il film o la scena che ti ha dato più soddisfazione?
«Beh essere nominato ai vari award internazionali ti lascia dei bei ricordi. Sicuramente il film è stato Avatar e l’inquadratura che mi ha dato più soddisfazione è nel secondo Hobbit quando Bilbo Baggins sale in cima all’albero del bosco per una vista a 360 gradi sulla Terra di mezzo. Quest’ultima mi ha portato via otto mesi di lavoro, però è diventata un francobollo in Nuova Zelanda e mi ha dato la seconda candidatura agli Oscar degli effetti visivi».

Hai lavorato con molti grandi registi, quale ti ha colpito di più?
«La più bella esperienza è stata quella con James Cameron per Avatar. Mi ricordo che ho creato il primo shot e lui ha detto “ecco tutti così li voglio!”».

E Spielberg com’è?
«Ogni volta che gli piaceva qualcosa diceva “mettilo nel film”. Lo ha ripetuto talmente tante volte che noi dello staff ci siamo fatti la maglietta con quella frase!».

Immagino però non sia solo rose e fiori: qual è stato il momento professionalmente più difficile della tua carriera?
«Quando arrivi a un bivio… cioè dover scegliere se rimanere in una compagnia oppure andare in un’altra e l’80 percento delle volte vuol dire cambiare Paese e ricominciare da capo, sia nella vita privata che professionale. Non puoi dare nulla per scontato, devi sempre fare il massimo e farti conoscere per quello che vali».


Giuseppe TagliaviniCome funziona il lavoro quotidiano di chi crea effetti speciali?
«Nel mio caso inizio a lavorare attorno alle 9, controllo le mail, faccio le ultime modifiche nelle varie inquadrature e poi vado ai review, ovvero riguardo le scene su cui ho messo gli effetti per un paio d’ore, per controllarle, poi torno nel mio ufficio faccio altre modifiche e nel pomeriggio di solito abbiamo altri meeting o review con altri dipartimenti dove si decidono le varie soluzioni ai problemi e ulteriori modifiche. Verso sera c’è il feedback con il regista… Poi continuo a modificare l’inquadratura finche non è approvata. Verso le 20, le 21 o anche più tardi la giornata è finita».

A cosa stai lavorando adesso?
«Non sono autorizzato a svelare il progetto a cui sto lavorando, ma posso dire che è tratto da un super fumetto dove c’è anche un uomo vestito da pipistrello…».

A Hollywood si sente la crisi?
«Crisi di idee che funzionino sì. Nel senso che hanno capito che è più facile fare i soldi con sequel o reboot piuttosto che con nuovo materiale, quindi vedremo sempre più idee già viste… ovviamente cercando di spendere sempre meno».

Questa forse è una domanda cretina: come mai gli effetti speciali si fanno in Nuova Zelanda?
«Non si fanno solo qui in Nuova Zelanda, ma qui c’è una delle compagnie più importanti fondata da Sir Peter Jackson e lui è originario della Nuova Zelanda! Ma la maggior parte delle compagnie di effetti visivi in questo periodo sono in Canada e Londra…».

A Hollywood niente?
«Ce ne sono anche in California, ma molte si sono spostate per via delle tasse».

Quali sono i tuoi film preferiti?
«Molti degli anni ’80 tipo Ghostbusters e i Die Hard e, ovviamente, Guerre Stellari e Star Trek».

Gli effetti speciali più innovativi della storia del cinema?
«La compagnia che ha creato questo lavoro si chiama Ilm (Industrial Light & Magic, ndr) e loro hanno inventato tutto tra la fine degli anni ‘70 e gli anni ‘90. Poi con l’avvento del computer le basi create da loro sono state modernizzate».

La scena di effetti più memorabile che hai visto recentemente?
«Mah, in questi anni ogni film ha effetti spettacolari, basta prenderne uno qualsiasi tratto da un fumetto… È più facile ricordarsene una nei vecchi film tipo Jurassic Park con i velociraptor nella cucina, ripresa da Jurassic World, oppure in Terminator 2 quando il poliziotto-terminator si trasforma in liquido, ripresa da Terminator Genesys… Wow! In questi giorni sappiamo solo copiare. Vedremo se anche L’attacco di Hoth dell’Impero colpisce ancora verrà inserito nel nuovo Guerre Stellari…».

Quale sarà secondo te il futuro degli effetti speciali al cinema?
«Sempre più complessi e più economici …questo è il trend!».

De Pascale dalla festa dell’Unità: «Liverani? può vincere le elezioni»

Il segretario Pd traccia il percorso verso le elezioni: proposta unitaria dal gruppo dirigente senza primarie. E rivolge un appello alla sinistra

Non è stata un’investitura, ma certo dal segretario provinciale del Pd Michele De Pascale è arrivata un’indicazione chiara rispetto al percorso del Pd verso le amministrative: in sintesi primarie non necessarie e l’assessore Enrico Liverani come candidato credibile. Un’indicazione che è andata oltre il leit motiv di questi mesi “prima i contenuti, poi le persone”.

Incalzato dal giornalista Francesco Monti sul palco della Festa provinciale del partito davanti a una platea per la verità non proprio da grande occasione e con molte assenze tra le file della dirigenza cittadina (ma in prima fila sedevano il sindaco Fabrizio Matteucci e l’ex sindaco Vidmer Mercatali), De Pascale ha chiarito che un candidato Pd che potrà contare sulla forza dell’unità e sul sostegno di una squadra compatta non dovrà temere nessuno, nemmeno in caso di ballottaggio. Le primarie? Uno strumento necessario, ha spiegato De Pascale, nel caso si presentino due proposte politiche diverse tra cui scegliere, ma il segretario ha altresì lasciato chiaramente intendere di lavorare per una soluzione unitaria forte di un partito locale che ha definito «incredibilmente unito» rispetto a quello nazionale, anche grazie al lavoro svolto nei due anni successivi al congresso locale. “L’unità del partito è un’arma potentissima, come hanno dimostrato i risultati delle amministrative dello scorso anno”. Il modello, insomma, è quello di Lugo o Cervia.

«Ce lo chiedono i volontari della festa del Pd, gli imprenditori, gli alleati. Il Pd non può esimersi dal fare la propria proposta. Nessuno vuole teatrini e credo possiamo essere pronti per fare da subito la nostra proposta». E alla domanda diretta su chi potrebbe essere il candidato, De Pascale ha risposto che non sta a lui fare il nome, che deve invece arrivare da un ampio gruppo della dirigenza del partito, tuttavia, a domanda specifica dell’intervistatore, ha confermato: «Credo che Enrico Liverani possa vincere le elezioni al primo turno o affrontare qualsiasi scenario». Messaggi che sembravano soprattutto rivolti al gruppo dirigente che in queste settimane non si è mostrato del tutto compatto sul nome dell’ex sindacalista. Dunque l’attuale assessore ai Lavori pubblici, subentrato a gennaio ad Andrea Corsini nella giunta Matteucci, sembra sempre più il candidato designato.

Altri nomi non sono stati fatti sul palco, se non quello dell’ex prefetto e già ex questore Fulvio Della Rocca, sempre dal giornalista. «Un uomo di Stato per cui ho profonda stima – ha risposto De Pascale – e che chiunque sarà il prossimo sindaco di Ravenna credo non potrà lasciare in pantofole, ma sono convinto che il Pd in questa città debba assumersi la responsabilità di candidarsi alla guida e rispondere del proprio operato dopo cinque anni agli elettori». Insomma, no al papa straniero, nemmeno se uomo di grandi qualità.

Messaggi espliciti sono stati lanciati ad alleati ed ex alleati, con un chiaro riferimento alla formazione di sinistra che include forze e persone che hanno governato per dieci anni la città con il Pd. «Non è troppo tardi per ragionare insieme di programmi e idee che ci accomunano». Un invito insomma a ripensarci. «Vogliamo parlare di acqua pubblica? Prontissimo a farlo, credo per esempio che Romagna Acque debba avere un ruolo ancora più importante e mi piacerebbe capire perché non sia accaduto prima, quando chi ora fa la battaglia per l’acqua pubblica sedeva proprio nel cda della società». La stoccata, per quanto implicita, è verosimilmente per Giovanni Paglia, deputato di Sel ora impegnato in una battaglia a tutto campo contro il Pd e che in passato ha appunto ricoperto un ruolo nel consiglio di amministrazione della società pubblica.

De Pascale ha poi cambiato area e delineato una netta demarcazione di campo: «Perché la destra esiste e lì sono i nostri avversari. Noi non abbiamo nemici, ma avversari. Abbiamo rispetto per tutti ma crediamo che ci siano forze come la Lega Nord che siano un pericolo per le posizioni xenofobe». Del resto sul tema dell’immigrazione De Pascale è nettissimo e non lascia spazio a fraintendimenti o tentazioni verso posizioni più populiste, la sua condanna al razzismo è netta e rotonda.

Massima apertura verso tutta la sinistra, dunque, verso esperienze civiche, verso il partito repubblicano, mentre si continua a lavorare a Immagina Ravenna, che ha un suo spazio all’interno della festa, un percorso di partecipazione che vedrà il suo culmine il 24 ottobre in piazza Garibaldi in un open space dove si tireranno le fila e si metteranno a disposizione del candidato sindaco, candidato che a questo punto, salvo sorprese o sommovimenti di qualche anima più inquieta del partito, potrebbe essere appunto Enrico Liverani.

Dall’inizio dell’anno 140 automobilisti trovati al volante con il telefonino

Gli ultimi sette pizzicati nella giornata del 27 agosto Sanzioni da 160 euro e decurtazione di 5 punti dalla patente

Dall’inizio dell’anno ad oggi 140 automobilisti (sette nella giornata di ieri 27 agosto) sono stati sanzionati dalla polizia municipale di Ravenna perché al volante mentre telefonavano. Sanzione da 160 euro con decurtazione di 5 punti e sospensione della patente da uno a tre mesi qualora lo stesso automobilista compia un’ulteriore violazione nel corso di un biennio.

I sette conducenti multati per tale irregolarità nella giornata di ieri sono due donne e cinque uomini, di età compresa tra i 23 e i 79 anni, tutti residenti nella provincia di Ravenna. Servizi mirati sono stati attuati lungo alcune tra le principali arterie stradali del territorio comunale, quali viale Randi, statale Adriatica, via Faentina, viale Pertini, via Saragat.

«È ormai noto come la distrazione al volante – spiega il comandante Stefano Rossi –, stia diventando una tra le cause primarie di incidenti con conseguenze, spesso, tragiche. Distogliere gli occhi dalla strada, anche se per pochi secondi, deconcentra il guidatore, con ovvie ripercussioni sulla sicurezza stradale».

Elezioni, candidato Pd: Liverani in pole ma senza certezze. Rebus primarie

L’assessore in giunta da gennaio sembra il favorito per la corsa
al dopo Matteucci. Ma restano dubbi sul metodo di scelta

Un nome favorito c’è, ma ancora non si può dire con certezza se sarà il candidato designato del Pd per il dopo Matteucci, nel 2016.

Il favorito. Enrico Liverani, attuale assessore nella giunta Matteucci (il che, per alcuni, non necessariamente è un punto a suo favore), volto nuovo della politica (ha sostituito Corsini a gennaio 2015), nemmeno quarantenne, ex Funzione pubblica della Cgil: è lui il favorito. Su di lui sembrerebbe convergere l’approvazione dei cosidetti “piani alti”, delle stanze dei bottoni o almeno di buona parte di quelle. Il punto è che, come dicono alcuni bene informati, “lascia scoperti ampi spazi del partito”, senza contare che il fatto di essere un volto nuovo ovviamente implica anche quello di essere piuttosto sconosciuto.

Il metodo. Primarie o no? Questo è un rebus non da poco e determinante. Perché se su Liverani non convergeranno le anime del partito e qualcuno si prensentasse alle primarie allora si rischierebbe una corsa vera, con esiti non prevedibili a tavolino. Tra gli sfidanti, oltre a qualche nome di minoranze di sinistra come gli ex civatiani, ci potrebbe essere il giovane Giacomo Costantini sostenuto da chi lo considera un candidato più capace di parlare anche a elettori al di fuori del perimetro classico del Pd. Pare invece improbabile che un altro dei nomi forti di questi mesi, Alberto Cassani, possa scendere in campo per sfidare l’ex sindacalista nelle primarie. Resta da vedere inoltre, dettaglio non secondario, cosa farebbero i cattolici del partito. Insomma, le primarie potrebbero aprire scenari quanto mai incerti. Ma per evitarle ci vorrebbe un nome forte in grado di unire. Anche se non manca chi continua a credere che le primarie debbano comunque farsi a “tutti i costi”.

La soluzione politica. C’è da scommettere che lo ribadirà a breve, ma l’ha già detto: Michele De Pascale, cervese, non sarà comunque candidato a sindaco di Ravenna dove non vive e non ha mai ricoperto ruoli amministrativi: sembra dunque scartata l’opzione segretario in versione deus ex machina che pure qualcuno auspica.

L’esterno. Nel frattempo, l’ex prefetto Fulvio Della Rocca, da qualcuno nel Pd visto come un’ipotesi alquanto allettante, ha fatto sapere di non essere mai stato contattato da nessuno, di essere disponibile a ragionare con chi eventualmente lo chiamasse, senza però dirsi pronto alla candidatura. Ma dentro il Pd le resistenze restano, e da più parti.

La prospettiva. Se non ci dovessero essere le primarie e Liverani fosse il candidato del Pd la situazione per lui non sarebbe comunque semplice poiché si troverebbe a gestire una campagna elettorale complessa senza l’appoggio convinto di tutto il partito. Meglio forse sarebbe dunque anche per lui l’avallo del voto in un confronto vero (non con candidati debolissimi o di facciata), il cui esito tuttavia non è scontato. Ma qualcuno nel Pd avrà davvero lo slancio per chiedere primarie di partito e candidarsi nel caso la proposta non venisse dalla segreteria? O uscirà dal cilindro il nome perfetto dopo che già sono usciti senza grandi esiti, tra gli altri, quelli di Filippo Brandolini, Carlo Pezzi, Gianluca Dradi, Massimo Cameliani, Livia Molducci, Giorgio Graziani, Giovanni Monti, Massimo Mazzavillani oltre a esterni, indipendenti e altre ipotesi suggestive? Intanto inizia la festa provinciale del Pd, l’ultima prima delle amministrative, chissà che non riservi sorprese. (fe.an.)

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