martedì
16 Giugno 2026

In un mese 6.446 visitatori all’antico porto di Classe È boom per il nuovo sito archeologico

Visite serali prorogate fino al 4 settembre, poi apertura solo diurna. Posticipata la chiusura al 1° novembre. Tornano la caccia al tesoro con le torce per i bambini e le visite guidate. Al sabato si fa merenda al parco

Nel primo mese di apertura il sito archeologico dell’antico porto di Classe è stato visitato da 6.446 persone. È la fondazione Ravennantica, che cura lo spazio, a diffondere il dato. Tra i visitatori si registrano 987 soci Coop, per i quali è previsto l’ingresso ridotto (3 euro invece di 4), e 605 partecipanti che hanno aderito all’iniziativa promossa congiuntamente con Ravenna City Sightseeing, che prevedeva il tour speciale della città con bus panoramico e audio guida più la visita guidata all’antico porto.

«L’apertura del nuovo sito – scrive Ravennantica – ha dato grande impulso anche alla nostra pagina Facebook che ad oggi conta quasi 6.700 contatti, registrando in questo mese una crescita costante di circa 50 contatti a settimana, senza il supporto di attività a pagamento». Alla luce delle tante richieste che stanno pervenendo in questi giorni, Ravennantica ha deciso quindi di prorogare le aperture serali fino a venerdì 4 settembre, con visite guidate alle 19 (gratuita, si paga il ticket di ingresso) e alle 21. Confermate anche le due iniziative di maggior successo: 1 settembre alle 21 Caccia al tesoro con le torce per bimbi da 6 a 12 anni (prenotazione al 0544-478100 oppure info@parcoarcheologicodiclasse.it al costo di 5 euro a bambino), 2 settembre tour speciale con il bus panoramico e visita guidata al sito (solo su prenotazione al 329-2341713 per 6 euro a persona).

Dal 5 settembre fino all’1 novembre si passerà poi all’apertura solo diurna: dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 14, sabato e domenica dalle 10 alle 18.30. Tutti i week-end di settembre e ottobre saranno arricchiti da iniziative speciali: visite guidate alle 11, alle 15 e alle 17 (ingresso 4 euro, comprensivo di visita guidata, senza prenotazione), il sabato alle 17 visita guidata per adulti e una visita speciale per bambini dai 5 ai 12 anni con aperitivo e merenda finali (adulti 9 euro a persona, bambini 5 euro cadauno, biglietto famiglia 20 euro per 4 persone, prenotazione obbligatoria al 0544-478100 oppure info@parcoarcheologicodiclasse.it)

Premi per tutti i dirigenti del Comune In media 10mila euro lordi a testa

Venti manager hanno raggiunto la valutazione minima per i bonus
Il direttore Boattini è il più pagato del 2014: 143mila euro in totale

Tutti promossi e tutti premiati: il Comune di Ravenna ha valutato l’operato 2014 dei suoi venti dirigenti, per quelli che hanno raggiunto la sufficienza (55,51 punti su 100) è stato riconosciuto un premio di rendimento (a ogni punteggio ottenuto corrisponde una percentuale dal 6 al 18 sulla retribuzione lorda annuale) e il premio è arrivato per tutti, da un minimo di 4.900 euro a un massimo di 19mila per un totale di 214mila euro (scaricabile dal link in fondo alla pagina il pdf con le tabelle dettagliate di retribuzioni e premi, distinguendo tra capi-area che sovrintendo a più servizi e capi-servizio che hanno responsabilità dei singoli servizi).

È stato Alvaro Ancisi, capogruppo di Lista per Ravenna in consiglio comunale e decano dell’opposizione, a divulgare nomi e cifre: «Diciotto su venti hanno ottenuto un premio compreso tra 13 e 18 percento (cinque quelli al massimo) spuntando premi lordi tra 9.458 e 18.953 euro. Il premio medio è di 10.290 euro e la retribuzione totale media, aggiungendo i premi, raggiunge a 84.677 euro l’anno».

I dubbi di Ancisi riguardano lo spessore professionale dei dirigenti: «Non sono veri manager, se lo fossero ne basterebbe sicuramente la metà, affidando le responsabilità delle strutture più semplici a quadri e funzionari ben selezionati per merito. Che non possano essere veri manager, o solo pochi lo siano, così che il loro stipendio fosse paragonabile a quello delle aziende private, è dimostrato dal fatto che solo 7 hanno superato, in coerenza con la norma costituzionale, dei concorsi pubblici al contrario di 13 che sono arrivati ai vertici della macchina comunale per vie traverse».

C’è poi la figura del direttore generale, Carlo Boattini, che attira l’attenzione del consigliere comunale: «Con il massimo della discrezionalità politica il sindaco ha scelto il direttore generale che, con 142.835 euro totali annui lordi, è il più pagato: perfino più del segretario generale, che in carriera ha dovuto superare svariati concorsi per arrivare ad un Comune della classe di Ravenna, e che, oltre all’importantissima funzione di presidio degli atti compiuti dall’amministrazione, dirige il servizio appalti-contratti e l’ufficio legale».

Dito puntato contro il sistema: «C’è molto da fare perché a Ravenna la dirigenza comunale sia una cosa seria – accusa Ancisi –. Non mancano dirigenti capaci, ma il sistema non lo garantisce. Solo un’amministrazione diversa da quella presente, che lo ha instaurato a propria misura politica e protetto, potrà riformarlo radicalmente, si spera dalle prossime elezioni. A Ravenna continueranno a raccontarci che la valutazione dei dirigenti è stata fatta, come dice il contratto, da organismi indipendenti dalla politica. Quello che valuta i capi-area si chiama “Struttura Indipendente di Valutazione”, ma i suoi tre membri sono scelti dalla giunta comunale, cioè dai politici di maggioranza: lo presiede un “indipendente” che dichiara di essere stato “presidente della società municipalizzata del Comune di Ravenna, operante nel settore dell’ambiente e assessore ai bilancio e alle risorse del Comune di Ravenna”, nomine di stretta osservanza di un partito che oggi si chiama PD. I capi-servizio sono invece valutati dal Nucleo di Valutazione, presieduto dal direttore generale e composto dai capi-area, nominati tutti per scelta politica, per cui “indipendente” è solo il segretario generale, prossimamente soppresso dalla riforma del Governo attuale consegnando un potere totalitario sulla struttura al direttore generale scelto politicamente dal sindaco».

La festa Pd apre il 28 agosto con l’intervista al segretario provinciale

De Pascale aprirà lo spazio dibattiti dove sono attesi ministri
e politici locali. Il 13 settembre sul palco Vasco Errani

Meno big e più locali. Rispetto alla prima versione del programma mandato in stampa e distribuito in città, dove mancavano molti volti della politica locale ma comparivano anche i nomi di Graziano Delrio (ministro delle Infrastrutture) e Dario Nardella (sindaco di Firenze), lo spazio dibattiti della Grande Festa del Pd cambia scaletta e amplia gli appuntamenti rivolti al territorio. Ecco quindi il programma aggiornato con alcune modifiche rispetto a quanto già pubblicato su questo sito. Altri aggiornamenti arriveranno nel corso della festa.

Si aprirà il 28 agosto alle 21 con un’intervista al segretario provinciale del partito Michele De Pascale mentre il 29, sempre alle 21, si rinnoverà (presumibilmente per l’ultima volta vista l’abolizione della provincia) la tradizionale intervista a sindaco di Ravenna e presidente della Provincia da parte dei caporedattori dei tre quotidiani locali.

Con i big si comincia invece domenica 30 agosto con il ministro del Lavoro Giuliano Poletti, autore del celeberrimo Jobs Act, al centro del dibattito politico nazionale da mesi, mentre lunedì 31 un altro ministro sarà sul palco, quello delle Politiche agricole, Maurizio Martina. Il 1 settembre tocca al fedelissimo di Renzi Lorenzo Guerini, vicesegretario del partito, insieme al segretario regionale Paolo Calvano. Mercoledì 2 settembre si parlerà invece del piano regionale contro il dissesto idrogeologico con l’assessore Paola Gazzolo mentre il 3 settembre a salire sul palco sarà Fabrizio Matteucci, sindaco di Ravenna, insieme al sindaco di Cagliari Massimo Zedda per un incontro a tre dal titolo “L’Italia dei Comuni” con il primo cittadino di Pesaro Matteo Ricci. Il 4 settembre doppio appuntamento: si comincia alle 18.30 con l’europarlamentare ex ministro Cecile Kyenge iniseme ad Antonio Mumolo (responsabile immigrazione del Pd regionale), mentre alla 21 tornerà Paolo di Castro, membro della commissione europea.

Spazio alla minoranza interna del partito sabato 5 settembre quando interverrà lo sfidante di Renzi alle ultime primarie Gianni Cuperlo. Domenica 6 settembre si parla di talenti emergenti e nuove migrazioni con lo scrittore Antonio Dikele Stefano e Chichk Tidiane Gaye alle 18.30, prima dell’incontro con Cesare Damiano, di area riformista, presidente della Commissione lavoro alla camera. Lunedì 7 settembre alle 18.30 sarà la volta dell’ex segretario, anche lui fortemente polemico con l’attuale premier e un tempo molto seguito e apprezzato da queste parti, Pierluigi Bersani. Alle 21 si confronteranno invece l’assessore regionale al turismo Andrea Corsini con il sottosegretario Sandro Gozi su Bolkenstein e fondi europei. Nei giorni a seguire si parlerà poi di istruzione con Manuela Ghizzoni, di antifascismo, di legalità con Anna Rita Leonardi e Claudio Ciccillo (il 9 settembre).

Ancora dalla minoranza del Pd arriverà poi il 10 settembre l’ex capogruppo Pd dimissionario Roberto Speranza, mentre alle 21 dell’11 settembre ci sarà Matteo Orfini, in questo momento direttamente alle prese con la questione di Mafia Capitale. Tra gli eventi di maggior rilievo ci sarà inoltre il ritorno di Maria Elena Boschi, ministro impegnata direttamente nella tanto travagliata riforma del Senato. Appuntamento per il 12 alle 18.30 insieme al presidente dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini.

L’ultima domenica di festa (13 settembre) alle 21 sul palco salirà l’ex presidente della regione Emilia Romagna Vasco Errani, big che ha da poco confermato la propria vicinanza politica a Bersani ma che è anche in predicato, secondo notizie di stampa, di entrare a breve al governo.

A chiudere la kermesse ci sarà infine il ministro della Giustizia Andrea Orlando. In programma inoltre alcuni appuntamenti alle 18.30 e alle 21 sotto il titolo Il festival nazionale della Pd della cultura, iniziativa progettata dal Pd appunto nazionale di cui ancora non è noto il programma nel dettaglio ma per il quale è certa la presenza del ministro Dario Franceschini.

Come ogni anno, alla festa ci saranno inoltre concerti e stand gastronomici per ogni palato, dal pesce alla tradizione fino ai cibi etnici, una mostra di ritratti dal XV al XIX secolo a cura di Silvana Costa e altre esposizioni.

Tanta indignazione per il funerale di Casamonica, perché?

Dopo le esequie del boss zingaro, c’è da chiedersi se sono pù pericolosi i criminali morti o quelli vivi

funerali casamonicaLa campana suona a lutto. I maschi della famiglia, perlopiù sovrappeso, capelli ingellati e rayban neri a specchio, le panze strette da t-shirt nere che lasciano scoperto l’ombelico, i jeans tarocchi Dolce & Banana a vita bassa, portano a spalla la bara istoriata di ciliegio chiaro. La caricano su una carrozza ottocentesca nera a fregi d’oro barocchi fatta venire apposta da Napoli («Sopra ‘sto cocchio Totò c’è annato ar Camposanto») trainata da sei cavalli neri coi pennacchi. La banda musicale suona la musica del Padrino. Attorno una folla di zingari sciamannati urlanti. Parenti e amici si sono radunati qui, alla chiesa Don Bosco ar Tuscolano de Roma, per daje l’urtimo saluto a Vittorio Casamonica.

“Hai conquistato Roma, ora conquisterai il paradiso”, recita un manifesto gigante sulla facciata della chiesa. Il defunto in primo piano sorride, vestito di bianco e col crocifisso al collo come il Papa, col Colosseo e la Cupola di San Pietro sullo sfondo, e la scritta “Re di Roma” a caratteri cubitali. Vittorio è il boss del clan che a Roma “comanna” ar Quadraro e ar Tuscolano, periferia sud della Capitale. La carrozza sfila per le strade der quartiere, seguita da un corteo di duecento Suv Mercedes e Bmw, e un nugolo di motorini truccati, mentre un elicottero lancia petali rossi sulla folla, che urla e applaude. Alla fine la bara viene caricata su una Rolls-Royce, mentre la banda ora intona la colonna sonora di 2001 Odissea nello spazio.

Tutti si sono indignati, tutti hanno gridato “vergogna” per l’indegno spettacolo! Io dico che almeno stavolta i Casamonica hanno fatto benissimo, e che la pietas ad un defunto non si deve mai negare. Cos’è che ha tanto disturbato i giornali eletti della bella borghesia italiana? Che il funerale era di cattivo gusto? Che  non si deve fare un funerale a un “mafioso” come Vittorio Casamonica? Eppure il boss ha subito almeno 15 processi per truffa e assegni a vuoto, e negli anni ’70 era l’addetto al recupero dei crediti per la banda della Magliana, ma per mafia non è stato mai condannato. Allora sarà mica perché i Casamonica sono zingari schifosi, giacché sono di etnia sinti?

Ennò, dicono i borghesoni italiani indignati: non si devono concedere simili funerali a un criminale morto! Ma allora sarebbe più giusto prendersela con i vivi. Tutti a Roma sanno che i Casamonica controllano usura, racket e spaccio di droga nella zona sud della Capitale: hanno subito 117 (!) arresti, anche per mafia. Eppure il sindaco fascistissimo Gianni Alemanno con Luciano Casamonica vivo ci andava a cena e ci faceva le foto assieme (Ah, anche il ministro Poletti ci andava a cena, col Casamonica, quello vivo).

Più pericolosi i vivi o i defunti? Forse facevano comodo i voti che portava. E se vi disturba il reato di associazione a delinquere, come la mettiamo con il divo Andreotti, uno che per mafia è stato condannato, e che i mafiosi li baciava pure? Per lui funerali sobri? Eppure c’era anche Napolitano. E come la mettiamo con Marcello Dell’Utri, fidato – e vivente – braccio destro di Berlusconi, in carcere per mafia? Sarà che non sono zingari. L’unica che ha mostrato pietà per Casamonica è stata la Chiesa.

Allo zingaro la chiesa Don Bosco l’hanno concessa, peccato l’abbiano negata per i funerali di Piergiorgio Welby, il malato di Sla che decise di uccidersi per porre fine alla sua lunga agonia. Si sa, i peggiori criminali in Italia sono quelli che soffrono e razionalmente decidono di morire.

«La prefettura cerca nuovi alloggi per profughi. Il Comune cosa farà?»

Question time di Ancarani (Forza Italia): «Intende proporre
strutture pubbliche o preferisce un nuovo bando per privati?»

Il Comune di Ravenna ha già reperito strutture pubbliche per l’alloggio di profughi, come richiesto dalla prefettura, o preferisce che venga emanato un bando riservato ai privati? È la domanda rivolta da Alberto Ancarani, capogruppo di Forza Italia in consiglio comunale, al sindaco tramite un question time da discutere nella prima riunione in municipio alla ripresa dei lavori dopo la pausa estiva.

«Il prefetto ha riunito i sindaci della provincia per informarli che gli attuali alloggi messi a disposizione dei profughi, a causa del costante incremento degli stessi, non sono più sufficienti a recepire i nuovi arrivi previsti dal ministero. Qualora i sindaci non diano soluzioni giudicate convincenti e realizzabili, la prefettura emanerà un nuovo bando nei confronti dei privati per il reperimento di strutture senza tener conto dell’opinione dei sindaci, dunque non salvaguardando alcun territorio. È opportuno che la cittadinanza non apprenda la scelta del Comune a cose fatte ma possa essere informata passo passo sulle scelte di quest’ultimo su un tema così delicato»

«La prefettura cerca nuovi alloggi per profughi. Il Comune cosa farà?»

Question time di Ancarani (Forza Italia): «Intende proporre strutture pubbliche o preferisce un nuovo bando per privati?»

Il Comune di Ravenna ha già reperito strutture pubbliche per l’alloggio di profughi, come richiesto dalla prefettura, o preferisce che venga emanato un bando riservato ai privati? È la domanda rivolta da Alberto Ancarani, capogruppo di Forza Italia in consiglio comunale, al sindaco tramite un question time da discutere nella prima riunione in municipio alla ripresa dei lavori dopo la pausa estiva.

«Il prefetto ha riunito i sindaci della provincia per informarli che gli attuali alloggi messi a disposizione dei profughi, a causa del costante incremento degli stessi, non sono più sufficienti a recepire i nuovi arrivi previsti dal ministero. Qualora i sindaci non diano soluzioni giudicate convincenti e realizzabili, la prefettura emanerà un nuovo bando nei confronti dei privati per il reperimento di strutture senza tener conto dell’opinione dei sindaci, dunque non salvaguardando alcun territorio. È opportuno che la cittadinanza non apprenda la scelta del Comune a cose fatte ma possa essere informata passo passo sulle scelte di quest’ultimo su un tema così delicato»

Ashley Madison, oltre 3.500 ravennati iscritti al sito per chi cerca il tradimento

Il portale web rivolto soprattutto a persone sposate è stato colpito da un attacco hacker: ecco la mappa dei fedifraghi

Sono poco più di 3.500 i ravennati iscritti al sito internet Ashley Madison, portale per incontri rivolto principalmente a persone sposate o legate in cerca del brivido del tradimento. A luglio il sito è stato colpito da un attacco hacker che ha diffuso online l’idendità di circa 32 milioni di utenti iscritti. La grande mole di dati inizialmente era disponibile solo sul darkweb, un contesto online utilizzabile solo dagli utenti più esperti, ma poi è finita anche su siti più accessibili. In seguito è stata rimossa dalla disponibilità del grande pubblico ma la società spagnola Tecnilogica ha depurato il database estrapolato dagli hacker di tutti i dati sensibili (e quindi non pubblicabili legalmente) conservando solo luogo di iscrizione e sesso per realizzare una mappa della distribuzione dei fedifraghi.

Ecco allora la mappa dei tradimenti in provincia di Ravenna suddivisa per comune di residenza (non sono presenti Cotignola, Solarolo e Bagnara): 1.935 a Ravenna, 513 a Faenza, 267 a Cervia, 201 a Lugo, 83 a Bagnacavallo, 82 a Casola Valsenio, 78 a Fusignano, 65 a Alfonsine, 60 a Massa Lombarda, 51 a Russi, 46 a Conselice, 35 a Castelbolognese, 35 a Sant’Agata sul Santerno, 26 a Riolo Terme, 23 a Barbiano, 21 a Brisighella. In tutti i casi la percentuale degli utenti maschi supera l’85 percento degli iscritti.

Occorre una precisazione finale: Ashley Madison non validava gli indirizzi email inseriti da chi si iscriveva. Quindi esiste la possibilità che un indirizzo sia stato scritto da qualcun altro per errore, per scherzo o per dispetto.

«Oltre 900 firme da tempo chiedono più sicurezza in viale delle Americhe»

Una petizione del 2014 per la strada dove sono state investite
quattro persone in bici. Ma lavori rinviati a data da destinarsi

«Nel 2014 sono state consegnate al sindaco di Ravenna oltre 900 firme raccolte tra turisti e abitanti di Punta Marina per chiedere la messa in sicurezza di viale delle Americhe. La pubblica amministrazione ci rispose che entro il 2015 si sarebbero realizzate le opere ma pochi mesi dopo furono spostate a data da destinarsi e il 23 agosto scorso quattro persone in bici, tra cui una bambina di 4 anni e una di 11, sono state travolte da un’auto rimanendo ferite». Sono sei ex consiglieri territoriali a ricordare la petizione dell’anno scorso per la strada della località costiera che domenica è stata teatro di un grave incidente.

«Da anni – scrivono Davide Morigi (Idv e primo firmatario), Luca Rosetti (Lista del Mare), Pasquale Minichini (Lpr), Pierluigi Bucchi (Lpr), Donatello Sampaoli (M5s) e Fabio Bardi (M5s) – viale delle Americhe è una strada trafficatissima, sia perché svolge funzioni di tangenziale esterna alla località, sia per la presenza di un villaggio turistico, un quartiere intero, un parco divertimenti e tutto il traffico di viale dei Navigatori che vi si riserva quando questo è chiuso in concomitanza di mercatini o altro».

La strada, secondo i sei, presenta delle conformazioni strutturali che ne aumentano la pericolosità: «Le corsie della strada sono delimitate dalla linea continua ma, nonostante l’articolo 40 del Codice della Strada ne vieti l’attraversamento, viene consentito il parcheggio degli automezzi. Non esiste una pista ciclabile per l’utenza debole, per cui ciclisti e pedoni sono costantemente in balia del traffico veicolare, che spesso sfreccia a velocità sostenuta, mettendo a repentaglio la propria vita».

E le responsabilità? «Non possiamo più parlare di sola fatalità ma anche del risultato di anni e anni in cui la pubblica amministrazione ha ignorato le richieste dei suoi cittadini, lontana dal territorio e dettata da esigenze di difficile comprensione. Non è immune da censura la maggioranza Pd del Consiglio territoriale del Mare, che si espresse favorevolmente per lo slittamento dei lavori a data da destinarsi, protraendo così l’improcrastinabile intervento da parte di chi ha la guida della città».

«Oltre 900 firme da tempo chiedono più sicurezza in viale delle Americhe»

Una petizione del 2014 per la strada dove sono state investite quattro persone in bici. Ma lavori rinviati a data da destinarsi

«Nel 2014 sono state consegnate al sindaco di Ravenna oltre 900 firme raccolte tra turisti e abitanti di Punta Marina per chiedere la messa in sicurezza di viale delle Americhe. La pubblica amministrazione ci rispose che entro il 2015 si sarebbero realizzate le opere ma pochi mesi dopo furono spostate a data da destinarsi e il 23 agosto scorso quattro persone in bici, tra cui una bambina di 4 anni e una di 11, sono state travolte da un’auto rimanendo ferite». Sono sei ex consiglieri territoriali a ricordare la petizione dell’anno scorso per la strada della località costiera che domenica è stata teatro di un grave incidente.

«Da anni – scrivono Davide Morigi (Idv e primo firmatario), Luca Rosetti (Lista del Mare), Pasquale Minichini (Lpr), Pierluigi Bucchi (Lpr), Donatello Sampaoli (M5s) e Fabio Bardi (M5s) – viale delle Americhe è una strada trafficatissima, sia perché svolge funzioni di tangenziale esterna alla località, sia per la presenza di un villaggio turistico, un quartiere intero, un parco divertimenti e tutto il traffico di viale dei Navigatori che vi si riserva quando questo è chiuso in concomitanza di mercatini o altro».

La strada, secondo i sei, presenta delle conformazioni strutturali che ne aumentano la pericolosità: «Le corsie della strada sono delimitate dalla linea continua ma, nonostante l’articolo 40 del Codice della Strada ne vieti l’attraversamento, viene consentito il parcheggio degli automezzi. Non esiste una pista ciclabile per l’utenza debole, per cui ciclisti e pedoni sono costantemente in balia del traffico veicolare, che spesso sfreccia a velocità sostenuta, mettendo a repentaglio la propria vita».

E le responsabilità? «Non possiamo più parlare di sola fatalità ma anche del risultato di anni e anni in cui la pubblica amministrazione ha ignorato le richieste dei suoi cittadini, lontana dal territorio e dettata da esigenze di difficile comprensione. Non è immune da censura la maggioranza Pd del Consiglio territoriale del Mare, che si espresse favorevolmente per lo slittamento dei lavori a data da destinarsi, protraendo così l’improcrastinabile intervento da parte di chi ha la guida della città».

«Liverani occulta la verità cercando voti, è un esercizio da rimandare»

Il sindaco di Lugo risponde al consigliere regionale della Lega
dopo le accuse sul tema dei profughi in arrivo all’ex caserma

«Il giorno seguente la mia dichiarazione sul fatto che ero stato messo al corrente, da parte della Croce Rossa, dell’arrivo dei profughi a Santa Maria in Fabriago, il consigliere regionale della Lega Nord Andrea Liverani chiede le mie dimissioni perché non ero stato messo al corrente del fatto. È piuttosto curioso, forse non ha letto la rassegna stampa?». Inizia così la replica del sindaco di Lugo, Davide Ranalli, all’esponente del Carroccio sul tema dei venti profughi in arrivo all’ex caserma dei carabinieri nella piccola frazione lughese, questione che per il leghista era ignota al primo cittadino e per questo lo chiama a farsi da parte.

«E altrettanto curioso – continua la risposta di Ranalli – è che lo stesso Liverani citi la soppressione del pronto soccorso dell’ospedale di Lugo come altro esempio della mia supposta disinformazione. Non ero al corrente del progetto di chiusura del servizio da parte dell’Ausl, semplicemente perché non c’era alcun progetto di chiusura e, difatti, il pronto soccorso a Lugo c’è».

Insomma tutte le critiche sono respinte al mittente con tanto di consiglio annesso: «Il consigliere Liverani, oltre a leggere giornalmente la rassegna stampa, cosa che ci si aspetterebbe quantomeno da un consigliere regionale, farebbe meglio a non alimentare presso la nostra popolazione i sentimenti più beceri e a dare una mano a gestire una situazione, governata dalla Prefettura e dal Ministero dell’Interno, delicata e complessa, per la quale tutti noi siamo chiamati a collaborare. Cercare di prendere voti occultando la verità è un esercizio che sarebbe meglio rimandare a momenti meno delicati».

«Liverani occulta la verità cercando voti, è un esercizio da rimandare»

Il sindaco di Lugo risponde al consigliere regionale della Lega dopo le accuse sul tema dei profughi in arrivo all’ex caserma

«Il giorno seguente la mia dichiarazione sul fatto che ero stato messo al corrente, da parte della Croce Rossa, dell’arrivo dei profughi a Santa Maria in Fabriago, il consigliere regionale della Lega Nord Andrea Liverani chiede le mie dimissioni perché non ero stato messo al corrente del fatto. È piuttosto curioso, forse non ha letto la rassegna stampa?». Inizia così la replica del sindaco di Lugo, Davide Ranalli, all’esponente del Carroccio sul tema dei venti profughi in arrivo all’ex caserma dei carabinieri nella piccola frazione lughese, questione che per il leghista era ignota al primo cittadino e per questo lo chiama a farsi da parte.

«E altrettanto curioso – continua la risposta di Ranalli – è che lo stesso Liverani citi la soppressione del pronto soccorso dell’ospedale di Lugo come altro esempio della mia supposta disinformazione. Non ero al corrente del progetto di chiusura del servizio da parte dell’Ausl, semplicemente perché non c’era alcun progetto di chiusura e, difatti, il pronto soccorso a Lugo c’è».

Insomma tutte le critiche sono respinte al mittente con tanto di consiglio annesso: «Il consigliere Liverani, oltre a leggere giornalmente la rassegna stampa, cosa che ci si aspetterebbe quantomeno da un consigliere regionale, farebbe meglio a non alimentare presso la nostra popolazione i sentimenti più beceri e a dare una mano a gestire una situazione, governata dalla Prefettura e dal Ministero dell’Interno, delicata e complessa, per la quale tutti noi siamo chiamati a collaborare. Cercare di prendere voti occultando la verità è un esercizio che sarebbe meglio rimandare a momenti meno delicati».

Muore in bici travolta dal treno

La vittima ha 46 anni. L’incidente al passaggio livello di via Canale
Molinetto dove morì anche un 22enne tentando lo slalom fra le sbarre

Una donna di 46 anni è morta a Ravenna nel primo pomeriggio di oggi, 25 agosto, travolta da un treno all’altezza del passaggio a livello di via Canale Molinetto, in centro città. La vittima, di nazionalità cinese e in servizio al vicino ristorante Il Mandarino, era in bicicletta e le sbarre erano abbassate: non è ancora noto se si sia trattato di un gesto volontario o di un incidente mentre la 46enne stava tentando di attraversare i binari approfittando delle sbarre che interrompono solo un senso di marcia per lato. Al momento l’ipotesi ritenuta più probabile è la seconda.

Il treno in arrivo da Rimini era in ingresso in città a ridotta velocità ma non c’è stato nulla da fare: il macchinista non ha potuto frenare in tempo. Inutili i soccorsi del 118. Sul posto la polizia ferroviaria che sta procedendo ai rilievi: il traffico ferroviario è interrotto tra Ravenna e Classe istituendo un servizio sostitutivo di autobus. Nello stesso passaggio a livello nel 2012 morì un ragazzo di 22 anni al volante della sua auto: tentò lo slalom fra le sbarre.

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