sabato
20 Giugno 2026

Basket, quel manipolo di tifosi guidato dalle sorelle Ilaria e Alice

Hanno figli nelle giovanili giallorosse e organizzano le trasferte e i cori a sostegno della prima squadra in A2: «Adrenalina pura»

Il tifo del basket a Ravenna è una cosa organizzata in famiglia. Nel vero senso della parola: il riferimento per i tifosi più appassionati sono due sorelle – sposate e madri di giocatori del vivaio giallorosso – che quando c’è bisogno possono contare sull’aiuto di mamma. «Una volta che entri al Pala Costa poi non esci più. L’atmosfera è talmente bella che ti prende proprio. Adrenalina pura. Noi diciamo che crea dipendenza», scherza la 39enne Alice Bandini. L’organizzazione dei pullmini per le trasferte di gruppo al seguito della squadra, la produzione delle sciarpe e delle magliette Leoni Bizantini, i cori durante le gare, gli striscioni sugli spalti: le cose da fare non mancano. Tutto per passione, cominciata casualmente: «Da giovane ho giocato a pallavolo e seguivo la mitica Teodora poi mio figlio sette anni fa ha iniziato a basket, perché abitiamo vicino al palazzetto, e un po’ alla volta mi sono avvicinata. Da quattro anni cerchiamo di avere un tifo un po’ organizzato che si faccia sentire in campo». Per sostenere i giocatori: «Io sono una fan sfegatata di Rivali, ho comprato anche la maglietta all’asta di beneficenza, ma tutti sono persone molto amate dai tifosi. Gli americani si sono fatti volere bene da subito».

Con il passare del tempo accompagnare la squadra dalle tribune è diventato un modo per stare fra amici: «Per lo più siamo famiglie di ragazzi che giocano nelle giovanili. Ci siamo trovati in un ambiente sano, divertente, con una società molto disponibile e sono nati i rapporti umani». Che si estendono anche lontano dai campi di gioco e arrivano ai ritrovi in salotto per guardare in gruppo le partite in tv della massima serie o della pallacanestro Usa. Poi le trasferte diventano un’occasione per una gita in compagnia in un’altra città «e dopo la partita ci facciamo una pizza insieme». Per chi fa solo andata e ritorno per la partita senza soste culturali-enogastronomiche è un impegno da una trentina di euro a testa ogni volta: «In diversi palazzetti capita anche che i bambini entrino gratis ma in generale i prezzi sono abbordabili, 8-10 euro per gli adulti».

Nella stagione appena conclusa Alice ne ha perse davvero poche di partite lontane dal catino del Pala Costa: «Siamo andati anche a Omegna, 400 km da Ravenna, ma non dimenticherò mai quella di Treviglio vinta per un punto. Di solito facciamo un pullmino da trenta posti più qualche auto dietro. Diciamo che più o meno in media riusciamo a essere sempre 50-60 persone anche fuori casa». E il giorno dopo della partita i commenti del bar sport si sono spostati sui nuovi mezzi di comunicazione: «Abbiamo una chat di gruppo su Whatsapp con una cinquantina di persone, dagli anziani ai ragazzi. E lì c’è di tutto: i commenti, gli sfoghi, le polemiche, i preparativi». E Alice conferma che le notifiche di nuovi messaggi nella chat sono state particolarmente numerose quando la dirigenza ha lanciato tra i tifosi una sorta di colletta per tentate di raccogliere le risorse venute meno con il defilarsi di uno sponsor che avrebbe dovuto garantire 300mila euro, un terzo del budget stagionale per la prossima A2: «Ho donato 500 euro. Per altri non era giusto che i tifosi facessero questo gesto però per l’affetto che ho verso questa squadra mi sarebbe dispiaciuto se fosse andato all’aria tutto il lavoro fatto in questi anni». Alla fine la raccolta in forma di donazioni private o come contratti di sponsorizzazione ha totalizzato oltre 90mila euro. A metterci una pezza poi è arrivato Unigrà con un accordo da 120mila euro per il marchio OraSì sulle canotte da gioco.

Di sicuro per Alice nessun dubbio nel dire no al trasferimento a Forlì ventilato per un certo periodo: «Se fossimo andati a Cervia restando Basket Ravenna avrei seguito la squadra ma diventare la squadra di Forlì no». La rivalità più accesa è verso nord: «La partita che non vorresti mai perdere è con Ferrara». E non è un caso quindi se finora l’unica gara con qualche tensione tra tifoserie è stata contro Cento: all’esterno del Pala Costa si sono viste anche le divise della polizia per calmare gli animi. Con Treviso invece è amore: «Alla finale di Coppa Italia ci siamo ritrovati con loro con piadina, salame e Sangiovese».

Basket, quel manipolo di tifosi guidato dalle sorelle Ilaria e Alice

Hanno figli nelle giovanili giallorosse e organizzano le trasferte e i cori a sostegno della prima squadra in A2: «Adrenalina pura»

Il tifo del basket a Ravenna è una cosa organizzata in famiglia. Nel vero senso della parola: il riferimento per i tifosi più appassionati sono due sorelle – sposate e madri di giocatori del vivaio giallorosso – che quando c’è bisogno possono contare sull’aiuto di mamma. «Una volta che entri al Pala Costa poi non esci più. L’atmosfera è talmente bella che ti prende proprio. Adrenalina pura. Noi diciamo che crea dipendenza», scherza la 39enne Alice Bandini. L’organizzazione dei pullmini per le trasferte di gruppo al seguito della squadra, la produzione delle sciarpe e delle magliette Leoni Bizantini, i cori durante le gare, gli striscioni sugli spalti: le cose da fare non mancano. Tutto per passione, cominciata casualmente: «Da giovane ho giocato a pallavolo e seguivo la mitica Teodora poi mio figlio sette anni fa ha iniziato a basket, perché abitiamo vicino al palazzetto, e un po’ alla volta mi sono avvicinata. Da quattro anni cerchiamo di avere un tifo un po’ organizzato che si faccia sentire in campo». Per sostenere i giocatori: «Io sono una fan sfegatata di Rivali, ho comprato anche la maglietta all’asta di beneficenza, ma tutti sono persone molto amate dai tifosi. Gli americani si sono fatti volere bene da subito».

Con il passare del tempo accompagnare la squadra dalle tribune è diventato un modo per stare fra amici: «Per lo più siamo famiglie di ragazzi che giocano nelle giovanili. Ci siamo trovati in un ambiente sano, divertente, con una società molto disponibile e sono nati i rapporti umani». Che si estendono anche lontano dai campi di gioco e arrivano ai ritrovi in salotto per guardare in gruppo le partite in tv della massima serie o della pallacanestro Usa. Poi le trasferte diventano un’occasione per una gita in compagnia in un’altra città «e dopo la partita ci facciamo una pizza insieme». Per chi fa solo andata e ritorno per la partita senza soste culturali-enogastronomiche è un impegno da una trentina di euro a testa ogni volta: «In diversi palazzetti capita anche che i bambini entrino gratis ma in generale i prezzi sono abbordabili, 8-10 euro per gli adulti».

Nella stagione appena conclusa Alice ne ha perse davvero poche di partite lontane dal catino del Pala Costa: «Siamo andati anche a Omegna, 400 km da Ravenna, ma non dimenticherò mai quella di Treviglio vinta per un punto. Di solito facciamo un pullmino da trenta posti più qualche auto dietro. Diciamo che più o meno in media riusciamo a essere sempre 50-60 persone anche fuori casa». E il giorno dopo della partita i commenti del bar sport si sono spostati sui nuovi mezzi di comunicazione: «Abbiamo una chat di gruppo su Whatsapp con una cinquantina di persone, dagli anziani ai ragazzi. E lì c’è di tutto: i commenti, gli sfoghi, le polemiche, i preparativi». E Alice conferma che le notifiche di nuovi messaggi nella chat sono state particolarmente numerose quando la dirigenza ha lanciato tra i tifosi una sorta di colletta per tentate di raccogliere le risorse venute meno con il defilarsi di uno sponsor che avrebbe dovuto garantire 300mila euro, un terzo del budget stagionale per la prossima A2: «Ho donato 500 euro. Per altri non era giusto che i tifosi facessero questo gesto però per l’affetto che ho verso questa squadra mi sarebbe dispiaciuto se fosse andato all’aria tutto il lavoro fatto in questi anni». Alla fine la raccolta in forma di donazioni private o come contratti di sponsorizzazione ha totalizzato oltre 90mila euro. A metterci una pezza poi è arrivato Unigrà con un accordo da 120mila euro per il marchio OraSì sulle canotte da gioco.

Di sicuro per Alice nessun dubbio nel dire no al trasferimento a Forlì ventilato per un certo periodo: «Se fossimo andati a Cervia restando Basket Ravenna avrei seguito la squadra ma diventare la squadra di Forlì no». La rivalità più accesa è verso nord: «La partita che non vorresti mai perdere è con Ferrara». E non è un caso quindi se finora l’unica gara con qualche tensione tra tifoserie è stata contro Cento: all’esterno del Pala Costa si sono viste anche le divise della polizia per calmare gli animi. Con Treviso invece è amore: «Alla finale di Coppa Italia ci siamo ritrovati con loro con piadina, salame e Sangiovese».

Muore travolto da un treno

Circolazione ferroviaria sospesa per due ore. Probabile suicidio
L’investimento è avvenuto tra le stazioni di Faenza e Brisighella

Circolazione ferroviaria sospesa per circa due ore, dalle 9.50 alle 11.40, per l’investimento mortale – probabilmente un suicidio – di una persona sulla linea Faenza-Firenze, la cosiddetta Faentina.

L’investimento è avvenuto fra le stazioni di Faenza e Brisighella. Lo stop del traffico per consentire i rilievi dell’Autorità giudiziaria.

Coinvolti il Regionale 1783 Firenze-Rimini, ripartito con circa 100 minuti di ritardo e il Regionale 21463 Firenze-Faenza. (Ansa.it)

La tradizione del nuovo: omaggio a Béla Bartók

L’integrale dei quartetti per archi presentato
in tre appuntamenti fra il 7 e l’8 luglio  

In questa edizione il Ravenna Festival presenta un progetto articolato e affascinante che comprende la “summa compositiva” del grande compositore ungherese Béla Bartók, ovvero l’integrale dei sei quartetti per archi, che saranno proposti quasi in forma di maratona musicale il 7 e l’8 luglio nel Chiostro della Biblioteca Classense. Protagonisti due giovani, ma davvero ben temperati, ensemble della stessa terra del compositore: il Quartetto Accord (tra i molti riconoscimenti il Premio Bartók nel 2005) e il Quartetto Kelemen (vincitore del Premio Borciani nel 2014).
Martedì 7 luglio il primo appuntamento con due concerti: alle 18.30 l’Accord presenta il n. 1 e il n. 3, mentre alle 21.30 il Kelemen eseguirà il n. 2 e il n. 4. Mercoledì 8 luglio, alle 21.30, i quartetti completeranno insieme l’esecuzione dei quartetti di Bartók, n. 5 e n. 6, per poi affrontare congiuntamente l’irrequieto e trascinante Ottetto di Mendelssohn. L’omaggio a Béla Bartók, a 70 anni dalla morte, avrà un epilogo nel concerto in cartellone il 9 luglio, sempre alla Classense, quando la Budapest String Orchestra eseguirà un programma tutto ungherese, con cinque composizioni, due delle quali sono i capolavori “Divertimento per archi” e “Danze popolari rumene” del genio ungherese.

Quartetto AccordNato nel 1881, contemporaneo di Igor Stravinskij, Béla Bartók è uno fra i grandissimi artisti del Ventesimo secolo. È il primo ad applicare alla ricerca etnomusicologica i metodi scientifici di registrazione sonora sul campo, e questa sua attenzione è alla base del lavoro compositivo, con il quale vuole creare una musica profondamente ungherese, ma aperta alle avanguardie occidentali, a Strauss, a Debussy, a Stravinskij e alla Scuola di Vienna, insomma, all’Europa. Nel 1905, quando in Ungheria è già noto come il “Čajkovskij di Budapest”, conosce l’amico di una vita, il compositore Zoltàn Kodály, con cui condivide la passione per il canto folclorico. Bártok inizia così a collezionare canti popolari ungheresi estendendo successivamente le proprie ricerche scientifiche all’area della Transilvania e al canto popolare romeno. Visita il Bihor, il Maramureş, alcune fra le regioni più ricche in Europa per lo studio del folclore. Da queste ricerche non nascono solo dei poderosi volumi di etnomusicologia ma anche un nuovo stile musicale: Bartók adopera gli strumenti tradizionali in modo originale, spesso adottando sonorità percussive e ritmi tipici del folclore.
Un riferimento culturale che si incrocia anche nel primo dei sei quartetti per archi, composto nel 1907/1908: nonostante lo stile possa essere definito tardo-romantico e addirittura wagneriano, vi sono riconoscibili citazioni di melodie popolaresche dal repertorio ungherese-zigano e l’uso di moduli melodici pentatonici discendenti, forse dovuti a influssi francesi. Il materiale impiegato è anche in parte legato alla biografia di Bartók, in particolare il leitmotiv di Stefi, dal nome di Stefi Geyer, una giovane violinista di cui il compositore era innamorato, ma da lei non corrisposto.

Quartetto KelemenIl terzo e il quarto quartetto vedono la luce quasi vent’anni dopo, tra il 1927 e il 1928; appartengono agli anni successivi alla ridefinizione di confini dell’Ungheria, un evento che rende impossibili al compositore i viaggi di ricerca sulla musica popolare in territori non più ungheresi. Bartók si dedica allo studio del materiale raccolto, che influsce anche nella sua scrittura musicale: è un periodo di elaborazione del linguaggio, attraverso molteplici stimoli.
Il quinto e il sesto quartetto sono composti tra il 1934 e il 1939, poco prima del doloroso trasferimento negli Stati Uniti, del 1940, a causa del dilagare dei regimi fascista e nazista. Sono gli anni degli studi sul ritmo bulgaro, che trovano riscontro nello Scherzo “alla bulgarese” del Quinto quartetto. Quest’ultimo è composto in un mese (6 agosto – 6 settembre 1934) per la mecenate americana Elizabeth Sprague Coolidge, committente anche di opere di Schoenberg, Prokof’ev, Webern, Malipiero.

Il Quartetto Accord nasce nel 2001 per iniziativa di quattro studenti dell’Accademia musicale “Ferenc Liszt” di Budapest: Péter Mezo, violino, Csongor Veér, violino, Péter Kondor, viola, e Mátyás Ölveti, violoncello.
Il Quartetto Kelemen è stato fondato a Budapest nel 2009 ed è formato da Barnabás Kelemen, violino, Katalin Kokas, violino e viola, Gabor Homoki, violino e viola, e Laszlo Fenyö, violoncello.

Il sindaco assicura: «Recupereremo la gru in Darsena, ora è alla Rosetti»

Matteucci stoppa le polemiche: «Smontarla era una scelta obbligata»

Il sindaco Fabrizio Matteucci interviene nel dibattito sulla rimozione dell’ultima, storica, gru dalla banchina della darsena di città. «La sicurezza delle persone – si legge nella dichiarazione – viene prima di ogni altra cosa. Per questo, in accordo con l’Autorità Portuale, ho agito per l’immediata rimozione della gru in Darsena. Ogni polemica su questo punto per me è incomprensibile». Come sottolineato anche da Alvaro Ancisi di Lista per Ravenna (vedi articoli correlati), c’è infatti una perizia che certifica come la gru sia pericolante.

«Del tutto diverso è il tema del recupero di questa struttura – scrive il sindaco –. Il Comune ha già deciso di recuperare la gru: è scritto nel Poc e lo confermano le modalità dello smontaggio, il suo deposito presso l’azienda Rosetti che ringrazio per la disponibilità e l’accordo che abbiamo firmato con l’Autorità Portuale. Come è normale in casi come questo, l’opinione pubblica è divisa: chi afferma che la struttura non ha alcun valore e che non ha senso impegnare risorse per il suo recupero; chi, al contrario, sostiene che la gru ha un valore storico e simbolico e che quindi, dopo il suo recupero, deve tornare in Darsena.
Il Comune di Ravenna percorrerà con decisione la seconda strada, coinvolgendo anche i privati che manifesteranno interesse».

Il sindaco assicura: «Recupereremo la gru in Darsena, ora è alla Rosetti»

Matteucci stoppa le polemiche: «Smontarla era una scelta obbligata»

Il sindaco Fabrizio Matteucci interviene nel dibattito sulla rimozione dell’ultima, storica, gru dalla banchina della darsena di città. «La sicurezza delle persone – si legge nella dichiarazione – viene prima di ogni altra cosa. Per questo, in accordo con l’Autorità Portuale, ho agito per l’immediata rimozione della gru in Darsena. Ogni polemica su questo punto per me è incomprensibile». Come sottolineato anche da Alvaro Ancisi di Lista per Ravenna (vedi articoli correlati), c’è infatti una perizia che certifica come la gru sia pericolante.

«Del tutto diverso è il tema del recupero di questa struttura – scrive il sindaco –. Il Comune ha già deciso di recuperare la gru: è scritto nel Poc e lo confermano le modalità dello smontaggio, il suo deposito presso l’azienda Rosetti che ringrazio per la disponibilità e l’accordo che abbiamo firmato con l’Autorità Portuale. Come è normale in casi come questo, l’opinione pubblica è divisa: chi afferma che la struttura non ha alcun valore e che non ha senso impegnare risorse per il suo recupero; chi, al contrario, sostiene che la gru ha un valore storico e simbolico e che quindi, dopo il suo recupero, deve tornare in Darsena.
Il Comune di Ravenna percorrerà con decisione la seconda strada, coinvolgendo anche i privati che manifesteranno interesse».

Il sindaco assicura: «Recupereremo la gru in Darsena, ora è alla Rosetti»

Matteucci stoppa le polemiche: «Smontarla era una scelta obbligata»

Il sindaco Fabrizio Matteucci interviene nel dibattito sulla rimozione dell’ultima, storica, gru dalla banchina della darsena di città. «La sicurezza delle persone – si legge nella dichiarazione – viene prima di ogni altra cosa. Per questo, in accordo con l’Autorità Portuale, ho agito per l’immediata rimozione della gru in Darsena. Ogni polemica su questo punto per me è incomprensibile». Come sottolineato anche da Alvaro Ancisi di Lista per Ravenna (vedi articoli correlati), c’è infatti una perizia che certifica come la gru sia pericolante.

«Del tutto diverso è il tema del recupero di questa struttura – scrive il sindaco –. Il Comune ha già deciso di recuperare la gru: è scritto nel Poc e lo confermano le modalità dello smontaggio, il suo deposito presso l’azienda Rosetti che ringrazio per la disponibilità e l’accordo che abbiamo firmato con l’Autorità Portuale. Come è normale in casi come questo, l’opinione pubblica è divisa: chi afferma che la struttura non ha alcun valore e che non ha senso impegnare risorse per il suo recupero; chi, al contrario, sostiene che la gru ha un valore storico e simbolico e che quindi, dopo il suo recupero, deve tornare in Darsena.
Il Comune di Ravenna percorrerà con decisione la seconda strada, coinvolgendo anche i privati che manifesteranno interesse».

La donna in rivolta secondo Emio Greco

“De Soprano’s“ in scena il 9 luglio,
con musiche di Verdi eseguite dal vivo

Emio Greco ph Alwin PoianaRimandi incrociati e doppi sensi per il grande ritorno a Ravenna (dal 2003) di Emio Greco con De Soprano’s, un nuovo lavoro che ruota intorno alla musica di Giuseppe Verdi eseguita dal vivo da giovani musicisti e giovani soprani. Pugliese, di formazione francese e di stanza ad Amsterdam dal 1995, dove con Pieter C. Scholten ha fondato la sua compagnia, la Emio Greco | PC, e da circa un anno codirige con lui anche ll Centre Chorégraphique National-Ballet National de Marseille. Il lavoro che porterà a Ravenna il 9 luglio (Palazzo Mauro de André, ore 21.30) è il terzo episodio delle cinque parti di un progetto monografico sul tema Il corpo in rivolta, presentato in prima italiana. E noi gli abbiamo chiesto di raccontarci la crescita del suo percorso, le evoluzioni e le rivoluzioni del suo fare arte.

Signor Greco, lei sta per tornare al Ravenna Festival dopo 12 anni: come vede l’artista di oggi rispetto a quello di allora?
«È passato così tanto? In parte spero di essere la stessa persona, perché il tempo ti cambia. Molte cose sono cresciute: il lavoro, le persone… Eravamo un gruppo di “nomadi” che creava cose forti. Ora lavoriamo con due istituzioni, ad Amsterdam e Marsiglia: il nostro lavoro è più riconosciuto e c’è stata una maturazione nel rapporto con gli altri. La spinta c’è sempre, ma c’è il riconoscersi: uno spazio che quando si è più giovani risulta più difficile trovare, perché viene maggiormente impegnato dalla foga».

Emio Greco ph Alwin PoianaLei e Pieter C. Scholten: un lungo sodalizio di direzione artistica e formazione. Come si innesca il vostro processo creativo?
«Da scambi, contrasti: è un dialogo continuo e integrato che prende le mosse da momenti molto remoti. Ogni nostro stare insieme è legato al lavoro: condividiamo gli spunti all’origine, poi io sono più presente sulla parte coreografica, e alla fine riconvergiamo entrambi nel dare il significato finale».

Come nasce l’idea di lavorare sul “corpo in rivolta” e come si arriva da questo tema ai Soprano’s?
«Il corpo in rivolta creava la danza fin dall’inizio. Col tempo abbiamo inquadrato questa dimensione, le abbiamo dato un nome. Il tema dell’uomo in rivolta arriva da Albert Camus: noi lo abbiamo declinato sul corpo, in particolare della donna, e poi su Verdi, che presenta figure femminili molto forti, vere e proprie eroine. Le donne si rivoltano alle prese con un mondo contemporaneo ancora estremamente maschilista, che impone loro traguardi irraggiungibili come quelli della perfezione fisica, o la tensione tra carriera e famiglia, ad esempio. Nella scelta del titolo abbiamo poi giocato sui doppi sensi: il soprano è la voce femminile per antonomasia, in contrapposizione a quella maschile del tenore. A questo si sovrappone il fenomeno popolare di una sitcom americana con lo stesso titolo».

Emio Greco ph Alwin PoianaCosa prevede il “dopo”, invece?
«Una importante produzione internazionale: Extremalism, con trenta danzatori da Marsiglia e Amsterdam. Corona vent’anni anni di collaborazione coreografica con Pieter e verte sulla risposta dell’umanità alla crisi, indagando il corpo nelle situazioni estreme».

Infine: nell’arco della sua carriera ha anche tenuto in grande considerazione la formazione: su cosa deve focalizzarsi, secondo lei, un danzatore oggi?
«Sulla consapevolezza di sé e del proprio corpo, sull’onestà del movimento. Bisogna difendere la propria tecnica, ma non restare nell’esercizio. Sviluppare una propria cifra e contemporaneamente saper interagire con sensibilità differenti».

Anche Capossela e i Mau Mau all’Arena delle balle di paglia

Torna la rassegna nella campagna di Cotignola

Sei giorni di paesaggi che sognano di diventare necessari: è questo il messaggio con cui si presenta la settima edizione dell’Arena delle balle di paglia di Cotignola, che quest’anno si terrà da giovedì 16 a martedì 21 luglio: cinquantotto iniziative in sei giorni di festa.

Come sempre, l’Arena si svolgerà nell’ampia golena situata dove il fiume Senio incontra il Canale Emiliano Romagnolo: un paesaggio agricolo che si intreccia con il fiume Senio e con le numerose installazioni effimere degli artisti che collaborano con Primola Cotignola, l’associazione culturale crea e organizza l’Arena.

Prima che l’Arena sveli il suo sipario, anche quest’anno torna il consolidato appuntamento con la raccolta delle balle di paglia all’alba: sabato 11 luglio alle 5.45 il ritrovo per chiunque ne abbia voglia è in via Belvedere per raccogliere le balle che serviranno per costruire l’Arena. La raccolta sarà aperta dal concerto delle FemmeFolk. Al termine dei lavori, Quelli di Primola offriranno un rinfresco a tutti i partecipanti, in un festoso convivio di campagna all’ombra delle acacie che sovrastano l’Arena.

L’Arena quest’anno arriverà anche in centro a Cotignola: lunedì 13 luglio dalle 19.30 piazza Vittorio Emanuele II si colorerà con il giallo della paglia. Ci saranno le Storie da CaBARet di Giovanni Nadiani e il concerto degli Obelisco Nero, vincitori del premio del pubblico a Musica nelle Aie 2015.

Per l’Arena vera e propria bisognerà invece attendere giovedì 16 luglio. Nella prima serata, che accoglierà la gente per un primo saluto nella Golena dei Poeti, sarà protagonista il jazz, con un quartetto di jazzisti che interpreta “La Pasionaria”, ricordando Charlie Haden a un anno dalla sua scomparsa. Sul palco Daniele D’Agaro (sassofono e clarinetto), Marco Ricci (chitarra), Roberto Bartoli (contrabbasso), Mirco Mariani (batteria, tamburi).

Venerdì 17 luglio alla mattina dalle 7 si potrà fare colazione sulla paglia, mentre la sera sarà protagonista il cantautorato romagnolo con “Canta l’autore”. Sei concerti, dall’aperitivo fino a mezzanotte, per un’immersione nel paesaggio musicale della nostra terra. Suoneranno Andrea Grossi (Bagnara di Romagna), Jocelyn Pulsar (Forlì), Niente (Forlimpopoli), Dulcamara (Faenza), Enrico Farnedi (Cesena) e Giacomo Toni (Forlimpopoli).

Sabato 18 luglio, la giornata più ricca con otto appuntamenti sugli “stati d’animo provvisori di paesaggio”, s’inaugurerà con la colazione alle 7 del mattino e un concerto pensato proprio per l’Arena da tre musicisti, Fabrizio Puglisi, Reda Zine e William Simone. La serata inizierà, alle 19.30, con un dialogo sul paesaggio tra il filosofo Paolo d’Angelo e il paesologo Franco Arminio; poi il concerto di Dino Fumaretto alle 19.45, il monologo di Roberto Mercadini alle 21, e alle 21.45 la performance-concerto “Terra Madre Terra Matrigna” del duo Interiors, formato da Valerio Corzani ed Erica Scherl.
Per finire, alle 23 nell’Area pic-nic di via Canale, una camminata nel silenzio dal titolo “Onda mistica”; prima, lungo l’argine, un desiderio notturno di stati d’animo e di ricordi di Matteo Scaioli, Mario Baldini e Marco Luongo. Poi, in una golena, il concerto dei Liquid Desire (Gabriele Bombardini, Johnny Boscaini e Matteo Scaioli), che presenteranno il loro nuovo disco (necessaria la torcia).

Domenica 19 luglio si rinnova il sodalizio con l’Emilia Romagna Festival, che alle 21.30 propone “Antonio Vivaldi e i concerti della natura”, un’antologia di brani divenuti immensamente popolari. Sul palco, l’Orchestra dei Solisti Aquilani con Francesco Loi (flauto) e Daniele Orlando (violino solista). In caso di maltempo il concerto verrà recuperato mercoledì 22 luglio. Biglietto 12 euro (gratis fino a 12 anni).

Grande attesa per lunedì 20 luglio, serata che avrà come ospite speciale Vinicio Capossela. Alle 19.30 a Casa Belvedere ci sarà una conversazione tra Vinicio e lo scrittore Eraldo Baldini; Capossela presenterà il suo libro “Il paese dei coppoloni” (Feltrinelli, 2015). Alle 22 nel Palco dell’Arena inizierà il concerto per orchestra d’archi “Requiem per animali immaginari e altre fantasticherie”, arrangiato e composto da Stefano Nanni, con canzoni e testi di Vinicio Capossela e musiche eseguite dall’Orchestra Bruno Maderna. Letture tratte dal “Manuale di Zoologia fantastica” di Jorge Luis Borges. Posti limitati. Biglietto 15 euro (gratis fino a 12 anni). Prenotazioni sul circuito Viva Ticket.

Ultima serata martedì 21 luglio: alle 22 sul palco dell’Arena saliranno i Mau Mau, storica band torinese che prende il nome dal gruppo di liberazione del Kenya dalla colonizzazione inglese. Loro sono il battito mondiale che mescola generi musicali provenienti dai paesi più caldi della terra. Dopo aver girato tutto il mondo e avere abbandonato la scena senza sciogliersi, all’Arena ricaricano le pile e presentano in anteprima alcuni brani del loro nuovo disco che uscirà in autunno. Con il loro folk rock accenderanno il ballo finale sulla paglia dell’Arena. Dopo il ballo finale, come è ormai tradizione, ci sarà l’asta delle balle di paglia.

Tutte le sere dalle 18.30 alle 20.30 ci saranno laboratori ed esplorazioni ambientali per i bambini e la Casa Belvedere diventerà un teatro in casa con l’attrice Elena Guerrini, e una casa dei ritratti con Daniele Casadio.

Per ulteriori informazioni, consultare il sito www.primolacotignola.it, email info@primolacotignola.it, telefono 333 4183149 (dalle 18 alle 20 nei giorni dell’Arena), Facebook alle pagine “Nell’Arena delle balle di paglia” e “Primola Cotignola”.

Smontata la gru in Darsena, il direttore artistico del RavennaFestival: «Vergogna»

Franco Masotti critica su Facebook l’operazione. E Ancisi (LpRa)
avverte: «Il Comune si è impegnato a rimetterla: vigileremo…»

Sta facendo discutere la decisione del Comune, di concerto con l’Autorità portuale, di rimuovere la storica, ultima, gru rimasta lungo la banchina del Candiano, nella darsena di città, inserita per il suo valore documentario e testimoniale negli strumenti urbanistici vigenti, tra cui il Poc Darsena, nei piani di salvaguardia di archeologia industriale, che ne prevedono la messa in sicurezza e il recupero.

Come sottolinea Alvaro Ancisi di Lista per Ravenna, che ne invia una copia ai giornali, una perizia tecnica dell’ingegner Stefano Salvotti ha certificato che la struttura è “da ritenersi pericolante” e a rischio “di crollo a seguito di eventi eccezionali quali un forte vento oppure altri urti accidentali da parte di autoveicoli che sotto vi transitano”, a seguito di alcuni fattori: “il forte degrado della struttura portante”, “la labenza di alcune lamiere uso camminatoio poste a lato dei nastri”, “gli urti accidentali in parti sensibili della struttura portante che hanno provocato la rottura di almeno due nodi tra gli elementi verticali e quelli orizzontali”, “l’importante fenomeno di ossidazione che interessa praticamente l’intera struttura”, “la mancanza di alcuni profili originariamente presenti”, il tutto corredato da 16 foto dimostrative.

La perizia – sottolinea Ancisi – è stata redatta e immediatamente consegnata il 1° luglio scorso. «Con lodevole, quanto insolita, celerità, l’amministrazione comunale e l’Autorità portuale sono riuscite in un solo giorno a scambiarsi il documento; ad autorizzare la “somma urgenza” dell’opera di messa in sicurezza della struttura tramite sua rimozione; a redigere e sottoscrivere un protocollo d’intenti per lo smontaggio del manufatto a carico dell’Autorità portuale e trasporto, recupero e infine ricollocazione nel medesimo sito a carico del Comune; ad ottenere dalla Capitaneria di Porto il divieto di transito nella banchina di via d’Alaggio; a dare il via al lavoro di smontaggio, ormai pressoché concluso».

«Nulla da osservare al riguardo – continua Ancisi –, fermo restando che, affinché sia mantenuto l’impegno a ricollocare il trasbordatore nella sua originaria posizione, Lista per Ravenna vigilerà affinché ciò avvenga nei tempi tecnici obiettivamente necessari, senza i soliti rimandi a tempo indeterminato per cause politiche o volontà di disimpegno. A tal fine, siccome nel protocollo è scritto che il Comune “si impegna a reperire le risorse necessarie al recupero e al riposizionamento del manufatto”», Ancisi chiede in un’interrogazione al sindaco «se il finanziamento della spesa è stato reperito all’interno degli strumenti di programmazione di bilancio del 2015, ed esattamente dove e come; oppure se si intende provvedere attraverso urgente modifica».

Nella perizia, fa infine notare Ancisi, si dichiara che essa è stata compiuta a seguito di due visite d’ispezione rispettivamente avvenute il 21 marzo e il 1° luglio stesso. «Sembra però altamente improbabile che le cause di pericolo esposte, essendo verosimilmente presenti da lungo tempo, se non croniche, siano emerse solo successivamente al 21 marzo; ragion per cui l’intervento riparatore e ancora di più il divieto di transito in prossimità della struttura avrebbero dovuto essere disposti già da allora, salvo non attivare scongiuri». Il decano dell’opposizione ravennate chiede pertanto, in maniera ironica e provocatoria, «di conoscere quali delle cinque cause di pericolo esposte nella perizia si siano improvvisamente manifestate solo tra il 22 marzo e il 1° luglio 2015, e per quali eccezionali e imprevedibili contingenze».

Intanto sui social network sono in tanti a lamentarsi per questo vero e proprio blitz compiuto dagli enti istituzionali. Tra chi grida allo scandalo, anche un nome autorevole del mondo della cultura locale, Franco Masotti, direttore artistico del Ravenna Festival. «Quando non si comprendono più i simboli o l’unicità di uno skyline – commenta su Facebook, naturalmente a titolo personale, postando una foto della gru –… Quando toccherà alle 2 grandi torri di raffreddamento? Giorno dopo giorno si smantella il paesaggio di Deserto Rosso. Fine dell’Etica e dell’Estetica (sia pure industriale), tolleranza zero per la memoria. Deprimente…». E ancora, pubblicando un video che mostra la gru, sottolinea come sia stata «smantellata in men che non si dica tra l’indifferenza dei più (o approfittando dell’intontimento da canicola). Altro che festa della Darsena (il riferimento è alla festa del 18 luglio per celebrare il titolo di Capitale Italiana della Cultura, ndr): hanno fatto la festa alla gru! Vergogna!».

Smontata la gru in Darsena, il direttore artistico del RavennaFestival: «Vergogna»

Franco Masotti critica su Facebook l’operazione. E Ancisi (LpRa)
avverte: «Il Comune si è impegnato a rimetterla: vigileremo…»

Sta facendo discutere la decisione del Comune, di concerto con l’Autorità portuale, di rimuovere la storica, ultima, gru rimasta lungo la banchina del Candiano, nella darsena di città, inserita per il suo valore documentario e testimoniale negli strumenti urbanistici vigenti, tra cui il Poc Darsena, nei piani di salvaguardia di archeologia industriale, che ne prevedono la messa in sicurezza e il recupero.

Come sottolinea Alvaro Ancisi di Lista per Ravenna, che ne invia una copia ai giornali, una perizia tecnica dell’ingegner Stefano Salvotti ha certificato che la struttura è “da ritenersi pericolante” e a rischio “di crollo a seguito di eventi eccezionali quali un forte vento oppure altri urti accidentali da parte di autoveicoli che sotto vi transitano”, a seguito di alcuni fattori: “il forte degrado della struttura portante”, “la labenza di alcune lamiere uso camminatoio poste a lato dei nastri”, “gli urti accidentali in parti sensibili della struttura portante che hanno provocato la rottura di almeno due nodi tra gli elementi verticali e quelli orizzontali”, “l’importante fenomeno di ossidazione che interessa praticamente l’intera struttura”, “la mancanza di alcuni profili originariamente presenti”, il tutto corredato da 16 foto dimostrative.

La perizia – sottolinea Ancisi – è stata redatta e immediatamente consegnata il 1° luglio scorso. «Con lodevole, quanto insolita, celerità, l’amministrazione comunale e l’Autorità portuale sono riuscite in un solo giorno a scambiarsi il documento; ad autorizzare la “somma urgenza” dell’opera di messa in sicurezza della struttura tramite sua rimozione; a redigere e sottoscrivere un protocollo d’intenti per lo smontaggio del manufatto a carico dell’Autorità portuale e trasporto, recupero e infine ricollocazione nel medesimo sito a carico del Comune; ad ottenere dalla Capitaneria di Porto il divieto di transito nella banchina di via d’Alaggio; a dare il via al lavoro di smontaggio, ormai pressoché concluso».

«Nulla da osservare al riguardo – continua Ancisi –, fermo restando che, affinché sia mantenuto l’impegno a ricollocare il trasbordatore nella sua originaria posizione, Lista per Ravenna vigilerà affinché ciò avvenga nei tempi tecnici obiettivamente necessari, senza i soliti rimandi a tempo indeterminato per cause politiche o volontà di disimpegno. A tal fine, siccome nel protocollo è scritto che il Comune “si impegna a reperire le risorse necessarie al recupero e al riposizionamento del manufatto”», Ancisi chiede in un’interrogazione al sindaco «se il finanziamento della spesa è stato reperito all’interno degli strumenti di programmazione di bilancio del 2015, ed esattamente dove e come; oppure se si intende provvedere attraverso urgente modifica».

Nella perizia, fa infine notare Ancisi, si dichiara che essa è stata compiuta a seguito di due visite d’ispezione rispettivamente avvenute il 21 marzo e il 1° luglio stesso. «Sembra però altamente improbabile che le cause di pericolo esposte, essendo verosimilmente presenti da lungo tempo, se non croniche, siano emerse solo successivamente al 21 marzo; ragion per cui l’intervento riparatore e ancora di più il divieto di transito in prossimità della struttura avrebbero dovuto essere disposti già da allora, salvo non attivare scongiuri». Il decano dell’opposizione ravennate chiede pertanto, in maniera ironica e provocatoria, «di conoscere quali delle cinque cause di pericolo esposte nella perizia si siano improvvisamente manifestate solo tra il 22 marzo e il 1° luglio 2015, e per quali eccezionali e imprevedibili contingenze».

Intanto sui social network sono in tanti a lamentarsi per questo vero e proprio blitz compiuto dagli enti istituzionali. Tra chi grida allo scandalo, anche un nome autorevole del mondo della cultura locale, Franco Masotti, direttore artistico del Ravenna Festival. «Quando non si comprendono più i simboli o l’unicità di uno skyline – commenta su Facebook, naturalmente a titolo personale, postando una foto della gru –… Quando toccherà alle 2 grandi torri di raffreddamento? Giorno dopo giorno si smantella il paesaggio di Deserto Rosso. Fine dell’Etica e dell’Estetica (sia pure industriale), tolleranza zero per la memoria. Deprimente…». E ancora, pubblicando un video che mostra la gru, sottolinea come sia stata «smantellata in men che non si dica tra l’indifferenza dei più (o approfittando dell’intontimento da canicola). Altro che festa della Darsena (il riferimento è alla festa del 18 luglio per celebrare il titolo di Capitale Italiana della Cultura, ndr): hanno fatto la festa alla gru! Vergogna!».

Smontata la gru in Darsena, il direttore artistico del RavennaFestival: «Vergogna»

Franco Masotti critica su Facebook l’operazione. E Ancisi (LpRa) avverte: «Il Comune si è impegnato a rimetterla: vigileremo…»

Sta facendo discutere la decisione del Comune, di concerto con l’Autorità portuale, di rimuovere la storica, ultima, gru rimasta lungo la banchina del Candiano, nella darsena di città, inserita per il suo valore documentario e testimoniale negli strumenti urbanistici vigenti, tra cui il Poc Darsena, nei piani di salvaguardia di archeologia industriale, che ne prevedono la messa in sicurezza e il recupero.

Come sottolinea Alvaro Ancisi di Lista per Ravenna, che ne invia una copia ai giornali, una perizia tecnica dell’ingegner Stefano Salvotti ha certificato che la struttura è “da ritenersi pericolante” e a rischio “di crollo a seguito di eventi eccezionali quali un forte vento oppure altri urti accidentali da parte di autoveicoli che sotto vi transitano”, a seguito di alcuni fattori: “il forte degrado della struttura portante”, “la labenza di alcune lamiere uso camminatoio poste a lato dei nastri”, “gli urti accidentali in parti sensibili della struttura portante che hanno provocato la rottura di almeno due nodi tra gli elementi verticali e quelli orizzontali”, “l’importante fenomeno di ossidazione che interessa praticamente l’intera struttura”, “la mancanza di alcuni profili originariamente presenti”, il tutto corredato da 16 foto dimostrative.

La perizia – sottolinea Ancisi – è stata redatta e immediatamente consegnata il 1° luglio scorso. «Con lodevole, quanto insolita, celerità, l’amministrazione comunale e l’Autorità portuale sono riuscite in un solo giorno a scambiarsi il documento; ad autorizzare la “somma urgenza” dell’opera di messa in sicurezza della struttura tramite sua rimozione; a redigere e sottoscrivere un protocollo d’intenti per lo smontaggio del manufatto a carico dell’Autorità portuale e trasporto, recupero e infine ricollocazione nel medesimo sito a carico del Comune; ad ottenere dalla Capitaneria di Porto il divieto di transito nella banchina di via d’Alaggio; a dare il via al lavoro di smontaggio, ormai pressoché concluso».

«Nulla da osservare al riguardo – continua Ancisi –, fermo restando che, affinché sia mantenuto l’impegno a ricollocare il trasbordatore nella sua originaria posizione, Lista per Ravenna vigilerà affinché ciò avvenga nei tempi tecnici obiettivamente necessari, senza i soliti rimandi a tempo indeterminato per cause politiche o volontà di disimpegno. A tal fine, siccome nel protocollo è scritto che il Comune “si impegna a reperire le risorse necessarie al recupero e al riposizionamento del manufatto”», Ancisi chiede in un’interrogazione al sindaco «se il finanziamento della spesa è stato reperito all’interno degli strumenti di programmazione di bilancio del 2015, ed esattamente dove e come; oppure se si intende provvedere attraverso urgente modifica».

Nella perizia, fa infine notare Ancisi, si dichiara che essa è stata compiuta a seguito di due visite d’ispezione rispettivamente avvenute il 21 marzo e il 1° luglio stesso. «Sembra però altamente improbabile che le cause di pericolo esposte, essendo verosimilmente presenti da lungo tempo, se non croniche, siano emerse solo successivamente al 21 marzo; ragion per cui l’intervento riparatore e ancora di più il divieto di transito in prossimità della struttura avrebbero dovuto essere disposti già da allora, salvo non attivare scongiuri». Il decano dell’opposizione ravennate chiede pertanto, in maniera ironica e provocatoria, «di conoscere quali delle cinque cause di pericolo esposte nella perizia si siano improvvisamente manifestate solo tra il 22 marzo e il 1° luglio 2015, e per quali eccezionali e imprevedibili contingenze».

Intanto sui social network sono in tanti a lamentarsi per questo vero e proprio blitz compiuto dagli enti istituzionali. Tra chi grida allo scandalo, anche un nome autorevole del mondo della cultura locale, Franco Masotti, direttore artistico del Ravenna Festival. «Quando non si comprendono più i simboli o l’unicità di uno skyline – commenta su Facebook, naturalmente a titolo personale, postando una foto della gru –… Quando toccherà alle 2 grandi torri di raffreddamento? Giorno dopo giorno si smantella il paesaggio di Deserto Rosso. Fine dell’Etica e dell’Estetica (sia pure industriale), tolleranza zero per la memoria. Deprimente…». E ancora, pubblicando un video che mostra la gru, sottolinea come sia stata «smantellata in men che non si dica tra l’indifferenza dei più (o approfittando dell’intontimento da canicola). Altro che festa della Darsena (il riferimento è alla festa del 18 luglio per celebrare il titolo di Capitale Italiana della Cultura, ndr): hanno fatto la festa alla gru! Vergogna!».

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