venerdì
24 Aprile 2026

La vicinanza di Confindustria a Cecilia Sala, detenuta a Teheran

L’associazione ricorda l’assegnazione del premio Guidarello alla giornalista nel 2022
Cecilia Sala

Confindustria Romagna esprime la sua vicinanza alla giornalista Cecilia Sala, arrestata e detenuta nel carcere di Evin a Teheran. Nel 2022, Sala ha ricevuto il Premio Guidarello per Il Giornalismo d’Autore di Confindustria Romagna per la sezione nazionale-società.

In un post su Facebook, l’associazione ricorda la motivazione data nell’assegnazione del riconoscimento, auspicando la sua liberazione in tempi celeri: «A Cecilia Sala per genio, professionalità e determinazione dimostrati. Nella copertura del conflitto ucraino, adoperando gli strumenti più avanzati del giornalismo digitale, Cecilia Sala non è solo riuscita a raccontare la guerra in Ucraina dal di dentro, ma lo ha fatto dimostrando come le tecnologie digitali consentano ad ognuno di noi di essere laddove avvengono i fatti, affrontando i rischi delle zone di guerra senza mai perdere la capacità di creare forme più innovative di racconto».

A Marina di Ravenna arriva una steak house in stile texano

Il nuovo risto-pub aprirà al posto dello storico ristorante “Al Porto”, chiuso ormai da anni

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Bistecche di bisonte, bufalo e manzo, ma anche birre artigianali e musica dal vivo: a Marina di Ravenna arriva un “saloon”: al posto dello storico ristorante “Al Porto” (in via delle Nazioni 2)  aprirà il 30 dicembre il Big Horn, pub con cucina texana che promette una vera immersione nella cultura americana gastronomica e non, con eventi a tema rockabilly, country e rock anni ’50. L’inaugurazione ufficiale è attesa nei primi mesi del 2025.

Oltre alla selezione di carni esotiche e particolari e ai tagli tipici dell’american barbecue, sarà disponibile in menu anche una ricca proposta vegana. Per capodanno, il giorno dopo l’apertura, è già in programma il primo evento, con un menu speciale a tema texano e dj set a seguire.

Il “blitz” di Freak of Nature a Ravenna: 70 vetrine marchiate in città

L’artista veneta disegna canne di bambù stilizzate sui negozi sfitti per denunciare il progressivo svuotamento dei centri storici

 

Canne di bambù stilizzate, impresse sulle vetrine sfitte per denunciare il progressivo svuotamento dei centri storici: questo il progetto dell’artista veneta “Freak of Nature” (all’anagrafe Federica Agnoletto), che conta già 2490 locali marchiati con il caratteristico tag verde brillante e la scritta “sfitto” in progressione numerata. Il blitz a Ravenna è arrivato nella notte tra il 26 e 27 dicembre, censendo 70 vetrine sfitte nel centro storico della città.

«Questi murales sono un intervento di denuncia che non genera alcun danno – spiega l’artista in una nota – i colori sono a base d’acqua e si puliscono con un colpo di spugna, ma che vuole indurre i cittadini a scontrarsi e riflettere su ciò che sta accadendo nella stragrande maggioranza delle città italiane: la crisi economica, troppi spazi vuoti, perdita di identità, spopolamento, degrado urbano ed umano, mancata integrazione e la difficoltà nell’essere a misura d’uomo»

Sono ormai 2490 le vetrine delle città del nord Italia “firmate” da Freak of Nature: Vicenza (città che ha dato il via al progetto) con 90 attività marchiate, Padova con 125, Belluno con 60, Venezia con 130, Rovigo con 85, Mestre con 145, Dueville con 30, Treviso con 70, Verona con 100, Ferrara con 105, Parma con 70, Schio con 80, Modena con 80, Castelfranco veneto con 80, Reggio Emilia con 140 , Mantova con 100 , Bergamo con 95, Brescia con 137, Milano con 165, Pordenone con 90 e Bologna con 80 , Monza con 52 , Udine con 140 , Bassano del Grappa con 50 nel 2021 e 123 nel 2024, Thiene con 84.

Le incursioni cittadine di Freak of Nature sono riportate in tempo reale sul suo profilo Instagram dove, tra in una serie di storie dedicate alla “mission” del progetto si legge: «In un mondo cieco e impegnato a costruire cose a prescindere della qualità delle stesse io mi pongo contro. Contro la bruttezza, contro l’uso e l’abuso, contro l’abbandono di ciò che ci è servito e non ci serve più, contro l’essere ciechi nei confronti dei luoghi che ci circondano. I luoghi abbandonati o abusati diventano il mio spazio di libertà. Libertà che esercito usando l’immagine della natura prima che la natura stessa si riappropri di quei luoghi attraverso l’infestazione
e la distruzione. Contro ogni tipo di abbrutimento sociale, morale ed estetico in una continua lotta a colpi di pennello».

Il Solco fa da garante e subaffitta a persone seguite dai servizi sociali 

Il progetto “Housing first” coinvolge 18 appartamenti in provincia con canoni da 180 a 350 euro al mese

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Affittare appartamenti da concedere a persone in situazioni di precarietà abitativa, emergenza sociale o difficoltà economiche. È il principio del progetto “Housing First – Prima la casa”, un programma sperimentale di sostegno all’abitare gestito dal 2016 dal Consorzio Solco di Ravenna. Si tratta di una formula innovativa, che ha lo scopo di rendere autonome le persone svantaggiate. Il consorzio è l’intestatario del contratto di locazione e in accordo con il proprietario dell’immobile, lo subaffitta ai soggetti segnalati dai servizi sociali, principalmente persone che hanno perso la casa, il lavoro o la rete sociale.

In capo al Solco resta il compito del controllo e della manutenzione. «Il progetto si estende in tutta la provincia di Ravenna – spiega Giacomo Vici, direttore del Consorzio Solco –. A oggi abbiamo 18 appartamenti distribuiti tra capoluogo, Brisighella, Faenza, Lugo, Bagnacavallo, Fusignano e Alfonsine. Gli attuali inquilini sono 70, in media 4 per immobile. Negli anni abbiamo aiutato centinaia di persone». Gli appartamenti affittati dal Solco sono reperiti nel mercato libero. «Dal momento che siamo noi a sottoscrivere il contratto, i proprietari hanno maggiori garanzie sui pagamenti, il controllo e la manutenzione», sottolinea Vici. «Ovviamente, la formula di subaffitto alle persone svantaggiate è effettuata con l’accordo preventivo dei titolari».

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Giacomo Vici, direttore del Consorzio Solco

La cifra richiesta agli inquilini va dai 180 ai 350 euro al mese, spese incluse, a seconda della grandezza dell’appartamento e del numero di persone che coabitano nello stesso spazio. «Lo scopo della tariffa è recuperare il costo dell’affitto a nostro carico, senza perderci ma nemmeno guadagnarci», dice il direttore del Solco. Per retribuire l’equipe di persone che si occupa dei colloqui e dei controlli, il consorzio riceve nanziamenti dal Comune di Ravenna e dal ministero dell’Interno; mentre a segnalare i possibili inquilini pensano i servizi sociali. I collaboratori del Solco sono educatori esperti che effettuano visite settimanali in tutti gli appartamenti e gestiscono anche le relazioni con i vicini. «Purtroppo, talvolta ci sono problemi di pregiudizi – fa presente Vici –. Ma il nostro progetto cerca solo di sostenere persone che altrimenti non riuscirebbero a trovare una casa in affitto nel mercato libero, soprattutto in questo periodo di generale carenza di alloggi per persone svantaggiate e a basso reddito».

Ogni volta che i servizi sociali individuano un possibile beneficiario del progetto “Housing First” lo segnalano al Solco, che avvia una serie di colloqui con il diretto interessato. «Al termine di questo percorso, la persona sceglie liberamente se aderire o meno», chiosa il direttore.

In otto anni di attività, il progetto si è rivelato vincente: «Nella maggior parte dei casi, gli inquilini sono diventati autonomi e responsabili, e nel giro di alcuni mesi sono riusciti a riprendere in mano la loro vita senza più bisogno di aiuto. Addirittura, in cinque casi l’affittuario è arrivato a riscattare l’appartamento e intestarsi direttamente il contratto di affitto, nello stesso luogo dove è entrato ad abitare attraverso il nostro consorzio. Purtroppo, invece, in alcuni casi le persone non sono riuscite a compiere il passo necessario per diventare autonome; perciò dopo un certo periodo sono tornate a forme di abitazione più assistenziale, di cui si occupano direttamente i servizi sociali. Ma in generale, il bilancio del progetto è più che positivo».

Cervia aumenta l’addizionale Irpef, ma resta la più bassa in provincia

L’aliquota aumenterà allo 0,54% per i redditi fino a 28 mila euro

Piazza Garibaldi Comune Cervia

L’addizionale Irpef aumenterà allo 0,54% nel comune di Cervia, rispetto all’attuale 0,4%, per i redditi fino a 28 mila euro. Ne dà notizia il Corriere di Romagna in edicola oggi, citando le previsioni del Documento unico di programmazione. L’addizionale Irpef salirà nel 2025 allo 0,78% per i redditi fino a 50 mila euro e allo 0,79% per quelli superiori a 50 mila euro. Di conseguenza, il gettito complessivo passerà da 1,78 milioni del 2024 a 2,7 milioni di euro nel 2025.

In provincia di Ravenna, il Comune di Cervia ha mantenuto anche per quest’anno l’aliquota più bassa. Per quasi tutti gli altri enti ravennati, infatti, l’aliquota era salita allo 0,80% nel 2015.

Ravenna seconda provincia d’Italia per produzione di rifiuti, bene la differenziata

Lo certifica il rapporto Ispra sull’immondizia urbana, che evidenzia anche la crescita della raccolta differenziata in regione

Rifiuti: assegnati due appalti su tre

Ravenna è la seconda provincia italiana per la produzione pro-capite di rifiuti, con 726,4 kg per abitante all’anno. Lo certifica il rapporto “Rifiuti urbani 2024” di Ispra, pubblicato nei giorni scorsi. Al primo posto c’è Reggio Emilia con 749 kg, al terzo Rimini con 713,4 kg. Seguono fuori dal podio Piacenza (696,7 kg), Livorno (672,5 kg) e Lucca (653 kg). In fondo alla classifica, le province italiane che producono meno rifiuti sono Potenza (340 kg), Enna (346 kg) e Isernia (359 kg).

Il rapporto annuale Ispra sui rifiuti urbani certifica anche la crescita dell’Emilia-Romagna nella raccolta differenziata. La nostra regione, infatti, si attesta al secondo posto nazionale per la percentuale di raccolta differenziata, con il 77,1%, dietro solo al Veneto e guadagnando due posizioni rispetto allo scorso anno. Nel 2023 erano la Sardegna e il Trentino-Alto Adige a occupare gli altri due gradini del podio. Sempre nel 2023, la percentuale regionale di raccolta differenziata è stata pari al 66,6% della produzione nazionale, con una crescita dell’1,4% rispetto al 2022. In termini quantitativi, la raccolta differenziata è aumentata di 567 mila tonnellate (+3,0%), attestandosi a 19,5 milioni di tonnellate.

La provincia di Ravenna è in linea con la percentuale regionale, con il 78,1% di differenziata. Meglio di lei fanno solo Reggio Emilia con l’83,3% di raccolta differenziata (+1% rispetto all’anno precedente), Forlì-Cesena con l’81,7% (+5%), Parma col 79,6% (+0,3%) e Modena con il 78,7% (+6,2%). Ferrara rimane sostanzialmente stabile al 77,2% (+0,1% rispetto al 2022), Bologna raggiunge il 73,6% (+4,3%), Piacenza il 73% (+0,6%) e Rimini il 68,8% (+0,6%).

Tra i comuni capoluogo di provincia, in cima all’elenco c’è Ferrara, con l’87,9% di rifiuti differenziati. Seguono Reggio Emilia (83,9%), Forlì (81,9%), Parma (80,9%), Ravenna (76,0%), Modena (73,4%), Bologna (72,9%), Piacenza (71,3%) e Rimini (65,8%). Da sottolineare anche il risultato raggiunto da 143 comuni (il 43,3% del totale) che hanno toccato o sono andati oltre l’80% di raccolta differenziata; 34 comuni (circa il 10%) hanno oltrepassato la soglia del 90%.

Con la tariffa corrispettiva puntuale che entrerà in vigore dal 1° gennaio 2025 nelle città di Ravenna e Cervia, le previsioni sulla percentuale di raccolta differenziata sono in ulteriore aumento.

Vino, Caviro chiude l’anno fiscale con 385 milioni di fatturato

L’assemblea dei soci del gruppo faentino ha approvato il bilancio 2023/24

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L’assemblea dei soci del gruppo Caviro ha approvato lo scorso 20 dicembre il bilancio d’esercizio, chiuso al 31 agosto 2024. L’azienda faentina, prima in Italia per quota di mercato nel settore vino, ha chiuso l’anno fiscale 2023/24 con un fatturato consolidato di 385 milioni di euro. Il dato è in calo rispetto all’anno precedente, ma con indici finanziari stabili (Ebitda a 34,3 milioni di euro, in crescita del + 3,4% rispetto all’esercizio precedente, e Pfn a 80,3 milioni di euro).

Il gruppo Caviro ha visto un riequilibrio gestionale tra il settore vino e quello di materia e bioenergia, che lo vede impegnato nella trasformazione degli scarti della filiera agro-alimentare italiana in nuove materie prime e seconde, nonché prodotti ad alto valore aggiunto che completano il suo modello di economia circolare.

In occasione dell’assemblea è stato comunicato il rinnovo del consiglio di amministrazione della controllata Caviro Extra, con riconferma alla presidenza di Carlo Dalmonte e dell’amministratore delegato Valentino Tonini, nominato in corso d’esercizio nel maggio scorso.

Sacche di sangue sull’elisoccorso, trasfusioni immediate in caso di emorragie gravi

Partito il progetto Eme, che permette di anticipare la somministrazione in caso di emergenze

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Da qualche giorno l’Elisoccorso Romagna vola con a bordo due unità di globuli rossi zero negativo (compatibile con ogni altro gruppo sanguigno) e farmaci emoderivati (fibrinogeno), per effettuare trasfusioni in caso di emorragie gravi già durante il trasporto verso l’ospedale. Il progetto si chiama “Eme – Emocomponenti ed emoderivati in elisoccorso” ed è stato avviato grazie al lavoro coordinato degli operatori della Centrale operativa 118 ed emergenza territoriale del Dipartimento di emergenza, gestione del rischio aziendale, governo clinico e qualità di Ausl Romagna. In sicurezza e secondo criteri di appropriatezza, Eme permette di anticipare alla fase di trasporto in elisoccorso la somministrazione di emocomponenti ed emoderivati a pazienti vittime di emorragia severa, in shock emorragico o arresto cardiocircolatorio.

La perdita di sangue severa è una delle principali cause di morte prevenibile per trauma. Le evidenze scientifiche e le esperienze cliniche internazionali, in campo sanitario civile e militare, dimostrano che la trasfusione nella fase pre-ospedaliera migliora la prognosi del paziente severamente emorragico, riducendo il grado di shock e il consumo di emoderivati a 24 ore e migliorando il tasso di sopravvivenza a 30 giorni.

«È un progetto che trova la sua realizzazione e completezza tenendo conto delle peculiarità del territorio di Ausl Romagna, caratterizzato da città con ospedali di medie-grandi dimensioni diffuse nel territorio», spiega il dottor Rino Biguzzi, direttore U.O. Immunoematologia e medicina trasfusionale. «Ci siamo dati come obiettivo quello di dare riscontro a fabbisogni assistenziali, coerentemente con la disponibilità tecnologica attuale e organizzativa che siamo in grado di introdurre. Perciò molta importanza è stata data alla tracciabilità e alla sicurezza dei processi, degli operatori e dei pazienti, ma anche dei prodotti trasportati in elisoccorso: sangue e farmaci emoderivati per i quali garantiamo gli stessi standard qualitativi che assicuriamo quotidianamente nelle nostre attività. Garantire costantemente le due unità di globuli rossi sull’elisoccorso e la possibilità di reintegrarle in pochi minuti è uno sforzo che coinvolge tutto il sistema e, lo ricordiamo, si realizza grazie ai donatori e alle associazioni dei donatori, il cui apporto è insostituibile».

Aggiunge il dottor Maurizio Menarini, direttore del Sistema 118 ed elisoccorso Romagna: «Eme è un ulteriore passo in avanti nella strategia di anticipare il trattamento dei pazienti più critici in ambito territoriale, nell’ottica di gestire al meglio i percorsi dei pazienti con gravi lesioni che richiedono precocità di intervento e un successivo trasporto nell’ospedale di riferimento. Che si tratti di un trauma grave o di emorragia di altra natura, la disponibilità di sacche di sangue già sul luogo dell’evento dimostra come nel corso degli anni il sistema di soccorso preospedaliero evolva continuamente alla ricerca di soluzioni efficaci e basate su evidenze scientifiche. L’Elisoccorso Romagna costituisce una realtà che mira a un continuo sviluppo organizzativo e clinico attraverso una costante analisi dei dati di attività».

Lupi avvistati al cimitero di Lugo, le precauzioni da adottare

I due esemplari non hanno comportato problemi, ma il Comune invita alla prudenza

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È stata segnalata la presenza di due lupi nella zona compresa tra via Canaletto e via Canaletta, all’altezza del cimitero di Lugo. Gli avvistamenti sono stati registrati oggi, 27 dicembre, e non hanno comportato alcuna problematica. Tuttavia il Comune invita la cittadinanza ad adottare alcune precauzioni per garantire la sicurezza propria e degli animali domestici.

In particolare, sottolinea il Comune, «si raccomanda di mettere al riparo gli animali domestici, soprattutto durante le ore notturne, non lasciare cibo o residui di cibo in giardino, e, in caso di avvistamento, non avvicinarsi ai lupi».

«Ricordiamo che si tratta di animali selvatici, non abituati all’interazione con l’uomo, e devono essere lasciati indisturbati nel loro habitat naturale», prosegue la nota dell’amministrazione. «Il lupo è una specie protetta e non va cacciata. Per eventuali problematiche il numero per le emergenze ambientali è il 1515, oppure chiamare il 112».

Cartelli educativi al posto dei bidoni, la decisione del Comune di Massa Lombarda

L’amministrazione comunale ha rimosso alcuni cestini pubblici, sostituendoli con una lettera ironica indirizzata ai cittadini

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Uno dei cartelli affitti dal Comune di Massa Lombarda

Una lettera ironica al posto di alcuni cestini dei rifiuti. È ciò che hanno trovato in questi giorni i cittadini di Massa Lombarda, per una decisione dell’amministrazione comunale, che ha deciso di rimuovere alcuni bidoni pubblici in seguito a vari depositi errati di immondizia. Al posto dei cestini rimossi sono stati apposti alcuni cartelli a fini educativi.

«Cari concittadini, avete notato che in alcuni angoli del nostro centro città i cestini pubblici sono… spariti? Non temete, non si tratta di un complotto per scoraggiare le passeggiate o per invitarvi a portare la spazzatura a casa come un souvenir», recita la lettera aperta del Comune, inviata oggi ai cittadini in seguito alla rimozione dei bidoni. «Purtroppo, la realtà è ben più semplice (e un po’ meno poetica): alcuni hanno deciso di trasformare i nostri umili cestini in vere e proprie discariche personali!».

«Un cestino pubblico dovrebbe accogliere cartacce, fazzoletti e piccoli rifiuti. Non è il posto per svuotare il secchio della cucina o per “liberarsi” del sacco nero della settimana! Per quello esiste il nostro efficiente servizio di raccolta rifiuti. Allora perché alcuni insistono nel trasformare un utile servizio per tutti in un problema per molti?», prosegue la lettera aperta del Comune. «Abbiamo dovuto fare una scelta drastica: rimuovere i cestini che si erano trasformati in calamite per la maleducazione. Certo, ci dispiace privare alcuni angoli di un servizio utile, ma non vogliamo che la negligenza di pochi penalizzi il decoro che tutti meritiamo. Ogni cittadino può fare qualcosa di positivo, rispettando gli spazi comuni. Pensiamo al nostro territorio come a una grande casa condivisa. Non butteremmo mai il sacco dell’umido in salotto, giusto? Lo stesso vale per i nostri marciapiedi e piazze».

Conclude la missiva: «Massa Lombarda non è solo un luogo: è una comunità. E, come in ogni comunità, la collaborazione è fondamentale. Ci siamo presi questa responsabilità di sostituire alcuni cestini con i cartelli, ma non per punire, bensì per lanciare un messaggio. Insieme possiamo fare la differenza, e magari, chissà, rimettere quei cestini al loro posto… ma usati con rispetto!».

Addio a Claudia Baccarini, la donna più longeva d’Italia

La faentina si è spenta nella notte di Natale all’età di 114 anni

Claudia Baccarini

È morta nella notte di Natale Claudia Baccarini, la donna più longeva d’Italia. La faentina era nata il 13 ottobre 1910 e si è spenta all’età di 114 anni nella sua casa di Faenza. Baccarini aveva sposato Pietro Baldi, sindaco di Faenza dal 1951 al 1956. Dalla loro unione sono nati 10 figli e 49 nipoti e pronipoti. I funerali si svolgeranno domani, sabato 28 dicembre alle ore 10, nella chiesa parrocchiale di San Francesco a Faenza.

In un’intervista dopo aver compiuto i 113 anni, alla domanda su quale fosse il suo segreto, Baccarini aveva dichiarato di mangiare di tutto, in particolare «cioccolata e cappelletti».

Questo il cordoglio del sindaco di Faenza Massimo Isola: «Claudia Baccarini è stata una figura di rilievo nella nostra comunità, testimone di oltre un secolo di trasformazioni storiche e sociali. La sua longevità l’ha resa un simbolo di resilienza e memoria storica per Faenza. Fino a pochi anni fa, infatti, partecipava attivamente alla vita religiosa, frequentando la messa pomeridiana, e manteneva una mente lucida, nonostante qualche piccolo acciacco tipico dell’età. Il suo stile di vita sobrio, caratterizzato da pasti leggeri accompagnati da moderate quantità di vino e l’assenza di fumo, rifletteva una filosofia di vita equilibrata».

«La sua scomparsa la notte della Vigilia di Natale, all’età di 114 anni, che l’aveva portata a essere per qualche mese la donna più longeva d’Italia, rappresenta una grande perdita per la nostra comunità», prosegue Isola. «La sua vita, attraversando epoche di profondi cambiamenti, rimane un importante esempio di dedizione familiare e di grande impegno civico. Esprimo, a nome delle città, dell’amministrazione comunale e a titolo personale, le mie più sentite condoglianze a quanti le volevano bene e alla famiglia, con la quale eravamo costantemente in contatto perché la signora Claudia era un po’ uno dei nostri simboli riconoscendo in lei una testimone preziosa della nostra storia collettiva».

Riqualificazione Punte Alberete, Cà Aie e Museo NatuRa: approvati i progetti

La giunta ha varato le delibere per la riqualificazione delle aree, che conta su oltre 2 milioni di finanziamento dal Pnrr

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La giunta del Comune di Ravenna ha approvato alcuni progetti esecutivi per rendere più fruibili Punte Alberete, Cà Aie e Museo NatuRa. I principali interventi previsti dalle delibere riguardano la riqualificazione del parcheggio esistente, la realizzazione di tre fabbricati a servizio dei visitatori, il completamento della sistemazione dei ponticelli pedonali a Punte Alberete e della settecentesca Cà Aie nella Pineta di Classe, il riallestimento del Museo NatuRa a Sant’Alberto. I progetti di valorizzazione di queste aree e strutture, inserite in ambienti di particolare interesse naturalistico, possono contare su alcuni fondi finanziati dal ministero della cultura nell’ambito del Piano nazionale interventi complementari al Pnrr-Pnc. Nello specifico, si tratta di 862 mila euro per Punte Alberete e di 1 milione e 150 mila euro per Cà Aie e Museo NatuRa.

Il progetto di rivalutazione della fruizione di Punte Alberete prevede la creazione e il riordino di un’area a parcheggio sufficientemente estesa per poter alloggiare almeno 25 auto e 2 pullman; la sistemazione dell’area centrale del lotto nella quale verranno realizzati dei nuovi percorsi pedonali e tre fabbricati a servizio dei fruitori del parco, nei quali saranno alloggiati un punto di ristoro, un centro servizi e una tettoia che offra riparo a chi usufruisce dell’area protetta. Gli edifici saranno realizzati come i capanni tradizionali in legno e canne palustri di Villanova di Bagnacavallo, sorgeranno nella porzione centrale del parco e ospiteranno un punto di ristoro con servizi igienici accessibili sia per i dipendenti dell’esercizio commerciale che per i fruitori del parco; oltre a un centro servizi dove sarà possibile fare didattica culturale legata ai temi ambientali.

L’edificio denominato Cà Aie sorge nell’area naturale all’interno della pineta di Classe e fa parte di un complesso di valore storico-architettonico, preziosa testimonianza della vita che si svolgeva nelle pinete composto inoltre dalla casa pinetale in cui risiede il custode della pineta e dalla chiesetta di San Sebastiano, anche nota come cappelletta della Betonica. L’intervento riguarderà la realizzazione di uno spazio espositivo legato alla storia delle pinete ravennati, come previsto dal Piano territoriale del Parco del Delta del Po, diventando un punto di attrazione e informazione per i turisti che visitano l’area protetta.

Il Museo NatuRa, ospitato nel Palazzone di Sant’Alberto, edificio di epoca rinascimentale, ha la duplice valenza di Centro visite del Parco del Delta del Po e di Museo ravennate di scienze naturali, dedicato agli animali, alla natura e all’educazione ambientale, arricchito dalla presenza di un laboratorio didattico e dall’atelier dei piccoli. La linea di sviluppo del nuovo percorso di allestimento guarda alla necessità di far comprendere l’articolazione degli ambienti vallivi, di illustrare i sistemi e i contesti in cui si articola la vita nel Delta. In particolare sarà valorizzata la collezione ornitologica esistente.

Commenta l’assessore ad aree naturali e Parco del Delta del Po, Giacomo Costantini: «La realizzazione di questi progetti rappresenta un ulteriore miglioramento verso un sistema di fruizione coordinato delle nostre aree naturali al quale stiamo lavorando da anni. Visitor center, aree di accoglienza, protezione dei percorsi: sono alcuni elementi infrastrutturali che ci permettono di raggiungere obiettivi importanti come la tutela di queste aree grazie ad una fruizione corretta e la valorizzazione di un patrimonio tanto bello dal punto di vista naturalistico e tanto importante dal punto di vista storico, consentono di viverlo in maniera completa e immersiva».

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