domenica
26 Aprile 2026

Una bambina di 9 anni di Voltana ha vinto lo Zecchino d’Oro

Anna Sole Dalmonte trionfa con la canzone “Diventare un albero”

Anna Sole

“Diventare un albero”, un brano pop stile Coldplay – citiamo un’agenzia dell’Ansa – cantato da Anna Sole Dalmonte, 9 anni, di Voltana, ha vinto la 67esima edizione dello Zecchino d’oro, trasmessa in diretta su Rai 1 dall’Antoniano di Bologna e condotta dal direttore artistico Carlo Conti.

Il brano – che vede tra gli autori del testo Luca Argentero, con Rebecca Pecoriello e Nicola Marotta, musica di Pecoriello, Marotta e Stefano Francioni – racconta l’importanza del vivere le diverse fasi della crescita ed è stato scelto, tra i 14 finalisti, da una giuria di bambini e da quella dei “grandi”, rappresentata in finale da Caterina Balivo, Elisabetta Ferracini, Bianca Guaccero e dai conduttori delle due semifinali, Carolina Benvenga e Lorenzo Baglioni.

Il Ravenna torna alla vittoria e resta nel terzetto di testa del campionato

Serie D: giallorossi corsari a Fiorenzuola. Domenica prossima si torna al Benelli contro il Cittadella Vis Modena

Fiorenzuola Ravenna
Foto dal gruppo Facebook Lineagiallorossa

Dopo il pareggio con la capolista Tau, il Ravenna Fc torna alla vittoria espugnando (2-1 con gol di Lo Bosco e Mandorlini) il campo del Fiorenzuola e tiene il ritmo delle squadre di testa. Vincono infatti sia lo stesso Tau Altopascio (2-1 al Sasso Marconi) che il Forlì secondo in classifica (addirittura 6-1 contro il Piacenza). Il Ravenna resta in terza posizione a -3 dalla vetta (e a -1 dal Forlì), a pari merito con il Lentigione, vittorioso a sua volta in casa del Progresso.

Per il Ravenna si tratta della sesta vittoria nelle ultime sette partite di campionato.

Domenica prossima (8 dicembre) turno sulla carta favorevole ai giallorossi che ospiteranno al Benelli il Cittadella Vis Modena, fermo a metà classifica, mentre il Forlì farà visita all’ambiziosa Pistoiese, quinta. Derby toscano per la capolista Tau, sul campo del Tuttocuoio, settimo.

8 milioni di fondi a sostengo dell’alta formazione per Conservatorio e Accademia

Il vicesindaco Sbaraglia: «Un nuovo passo in avanti nell’offerta formativa della nostra città»

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Via libera dal Ministero dell’Università e della Ricerca per il sostegno agli Istituti dell’Alta formazione, artistica, musicale e coreutica, che prevede anche finanziamenti per il Conservatorio e l’Accademia di Belle arti della città.

Alla scuola di musica Giuseppe Verdi saranno destinati circa 5 milioni di euro, grazie ai quali sarà realizzato un auditorium nel parco dell’ex caserma Dante Alighieri, che ospiterà una sala concerti con postazioni a capienza variabile, due sale prove e una caffetteria. Quasi 3 milioni invece andranno all’accademia d’arte, per un intervento di riqualificazione energetica e miglioramento sismico nello stabile di via delle Industrie.

«Continua l’investimento sull’alta formazione artistico musicale – commenta il vicesindaco Fabio Sbaraglia -. Dopo l’inaugurazione, solo pochi anni fa, della nuova sede di piazza Kennedy, grazie a questo bando, si amplia ulteriormente la disponibilità e la qualità degli spazi a disposizione delle due istituzioni. Un ulteriore passo avanti nella qualificazione di un’offerta formativa che sarà sempre più strategica per una città che da sempre riconosce nei linguaggi artistici uno dei propri tratti identitari».

Soddisfazione è stata espressa anche da parte della direttrice dell’Accademia di Belle Arti Paola Babini e dalla direttrice del Conservatorio Verdi Anna Maria Storace che commentano:

«Un traguardo straordinario e importante per tutto il sistema dell’Alta Formazione Artistica, Musicale e coreutica, e soprattutto per l’Accademia di Belle arti e il Conservatorio di Ravenna».

Un monumento dedicato ai donatori di sangue al centro della rotonda Ucraina

Un messaggio di solidarietà voluto da Avis e Advs per i cittadini ravennati e per i turisti diretti al mare

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Un “Monumento al donatore di sangue” per omaggiare la città di Ravenna e tutti i cittadini che compiono questo importante gesto di altruismo. L’opera, voluta da Advs Fidas Ravenna, dai donatori di sangue dell’ospedale, e da Avis Comunale Ravenna, è stata installata al centro della rotonda Ucraina, all’incrocio tra Viale Europa e Via Don Carlo Sala, per dare un messaggio di grande solidarietà ai ravennati e ai tanti turisti che percorrono la strasa verso il mare.

La cerimonia di inaugurazione si è tenuta nella mattinata di oggi (domenica 1 dicembre) alla presenza del Presidente di Advs Fidas Monica Dragoni, del Presidente di Avis Ravenna Leonardo Orlando, dell’Assessore al Verde del Comune di Ravenna Igor Gallonetto, del Vice Presidente Regionale Fidas Advs Raffaello Rossi e del Vice Presidente Regionale e Delegato Nazionale Avis Renzo Angeli.

«Questo monumento vuole rappresentare la donazione di sangue e plasma come gesto di vita – commenta Dragoni – ricordando a tutti i cittadini l’importanza di recarsi presso i centri di raccolta dell’Ospedale di Ravenna e di Avis in Via Tommaso Gulli, per iniziare, continuare o riprendere a donare».

Il monumento è stato ideato dal professore Ferrino Fanti ed elaborato dal dottore Paolo Vernocchi, il mosaico è stato realizzato dalla dottoressa Shani Militello, mentre la messa in opera a cura delle Officine Venturi.

Caridi: «Nella mia pasticceria l’innovazione parte dal rispetto della tradizione»

L’imprenditore calabrese premiato dal Gambero Rosso per il suo locale a Faenza: «La creatività è importante, ma non farò mai un tiramisù alla fragola…»

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Nel suo concetto di pasticceria, l’innovazione parte sempre dal rispetto della tradizione. Il suo dolce preferito è la “foresta nera” e giura che dal suo laboratorio non uscirà mai una stramberia come un “tiramisù alla fragola”: Sebastiano Caridi è uno dei più importanti pasticceri sul panorama nazionale, vincitore dell’edizione 2014-2015 del talent di Rai2 “Il più grande pasticcere” e premiato quest’anno nella 14esima edizione della guida “Pasticceri & Pasticcerie” del Gambero Rosso con “due torte” e un punteggio di 88/100 per il suo locale a Faenza, con una menzione speciale per la pasticceria salata. Nato a Reggio Calabria nel 1988, muove i primi passi nel mondo della pasticceria nel laboratorio del padre. Lascia la sua regione a 19 anni per formarsi prima nell’Accademia lombarda di Iginio Massari e poi a Faenza, dove impara l’arte del cioccolato sotto la guida del maestro Stefano Laghi. Qui deciderà poi di mettere radici, tanto da sentirsi per sua stessa ammissione (e nella speranza di non far arrabbiare i compaesani) «ormai più romagnolo che calabrese». Sempre a Faenza Caridi inaugura il suo primo punto vendita (in corso Aurelio Saffi48), insieme al socio Giorgio Gonelli, e presto se ne aggiungono altri due, a Bologna e a Imola, dove dallo scorso ottobre ha dato nuova vita allo storico bar Bacchilega.

Sono solo due le pasticcerie in Italia (l’altra è quella di Dalmasso di Avigliana) premiate dalla guida nell’ambito della pasticceria salata. Cosa significa questo riconoscimento?
«Ricevere premi è sempre bello, perché ti dà la conferma di essere sulla strada giusta. Il Gambero Rosso è una vera istituzione sul panorama nazionale e un risultato come questo è una bella emozione, soprattutto in un settore come quello della pasticceria salata su cui stiamo puntando tantissimo… anche se devo ammettere che ancora fatico a realizzare, preso dalla volata verso il Natale…».

Come mai questa predilizione per la pasticceria salata?
«Perchè credo sia un settore troppo poco considerato. Un tempo c’era tanta richiesta, poi è stato quasi dimenticato. La mia idea di pasticceria è quella “di un’originalità che torna alle origini” e mi piace trasformare i classici della bakery – dalla pizza alle focacce passando per i mignon salati – in chiave moderna, piccola e sfiziosa, perfetta per aperitivi, ricorrenze, catering e coffee break. Sono tra i pochi in Italia a tenere corsi sull’argomento, e noto con piacere che la richiesta da parte dei colleghi sta crescendo, ridando il giusto valore a questo ramo».

Quindi tra tradizione e innovazione chi ha la meglio?
«La pasticceria è creatività: il segreto sta nel riuscire ad innovare rispettando la tradizione. La pasticceria tradizionale cammina benissimo da sé, ma nulla ci vieta di giocare con spezie e consistenze per ottenere qualcosa di più contemporaneo. È importante però non snaturare mai la base alla ricerca di qualcosa di nuovo e quasi mai necessario. Un tiramisù alla fragola, per esempio, non lo farò mai nemmeno sotto tortura».

E tra pasticceria italiana e francese?
«Su questo sono molto nazionalista, credo che gli ingredienti italiani non abbiano rivali. Dalla frutta secca agli agrumi del sud, passando per le farine, abbiamo prodotti che tutto il mondo ci invidia. Della pasticceria francese apprezzo lo spirito di condivisione, lo scambio di tecniche e ricette che mi rappresenta più del sentimento di chiusura e rivalità del nostro Paese. Sui banconi delle mie pasticcerie i croissant troveranno sempre posto a anco ai cornetti, ma io spingerò sempre per i secondi»

Per quello che riguarda la pasticceria vegana invece? Può portare nuovi spunti nel settore?
«Non ho capito, hai detto qualcosa? (ride, ndr). In caso di intolleranza però cerco sempre di venire incontro alla clientela preparando qualcosa di buono».

In che modo la vittoria a “Il più grande pasticcere” ha influito sulla sua carriera?
«È stata una grande rampa di lancio per farmi notare, ma a volte penso di non averla sfruttata al meglio. È stato facile far vedere a tutta Italia che qualcosa di buono so farlo anche io, ma mi reputo più bravo a farlo piuttosto che a vendermi. Va bene così, quello che ho oggi l’ho creato da solo e non attraverso un talent. Spesso la televisione alimenta grandi fuochi di paglia che si spengono in fretta: nel mio caso forse la fiammata è stata più bassa, ma la luce più duratura. Il vero successo del brand sta arrivando adesso con la terza apertura, grazie a un lavoro di crescita costante e alla ricerca della qualità senza compromessi».

Chi sono oggi i suoi punti di riferimento nel settore?
«Sebastiano Caridi. Scherzo, ovviamente, ma ho una mia identità e sono consapevole che qualcosa di buono lo sto facendo. Ci sono però professionisti che stimo tantissimo, come pasticceri e come imprenditori, in primis i miei maestri: da mio padre, a Eliseo Tonti, da Stefano Laghi a Iginio Massari»

Com’è stato il periodo di formazione con Massari?
«Impegnativo. Con un maestro così o diventi qualcuno o vieni totalmente neutralizzato. Ero molto giovane quando ci siamo incontrati e ho avuto modo di conoscere la persona al di là del personaggio televisivo. È come se non si fermasse mai: per lui la qualità e la ricerca sono un aspetto imprescindibile della pasticceria, e cerca di migliorarsi ogni giorno nonostante la fama. Dopo tanti anni siamo ancora in contatto. È venuto, a sorpresa, anche alla conferenza stampa organizzata per l’apertura dell’ultimo punto vendita a Imola. Essere al suo fianco non più da allievo ma da collega è stato un bellissimo regalo».

Quali sono le sfide più grandi di un pasticcere contemporaneo?
«Saper gestire la propria azienda, sia a livello imprenditoriale che nel rispetto dei propri dipendenti. Io sono “figlio d’arte” e ho vissuto i traumi del vecchio mondo della pasticceria. Anche se si tratta di un lavoro duro, che richiede tanti sacrifici, sono io a farli e non lascio che ricadano sui miei ragazzi. Purtroppo però non è così per tutti: giro spesso per l’Italia e cerco di farmi “antibiotico” per quelle infezioni aziendali che credono ancora nel concetto del “io ti do un lavoro, quindi tu dovrai fare di tutto per me”. Un’idea obsoleta e sbagliata, che non trova riscontro nel mondo di oggi. Il segreto è sapersi organizzare e preferire la qualità alla quantità nella produzione».

Sono previste nuove aperture dopo il successo di Imola?
«No, rischierei un infarto! Per il momento ci siamo fermati, anche perché la priorità è dare il massimo in quello che già abbiamo, lanciando la nuova pasticceria e mantenendo un alto standard nelle altre».

Dal 3 all’11 dicembre nuovi test It-Alert in Regione: le simulazioni in provincia

Messaggi di allerta sui cellulari per mettersi al sicuro da incidenti industriali e dal collasso di grandi dighe: le in programma prove che coinvolgeranno 43 comuni e circa 516mila cittadini emiliano-romagnoli

IT Alert

L’Emilia-Romagna sarà nuovamente coinvolta, dal 3 all’11 dicembre, da una serie di test IT-Alert, il sistema di allarme pubblico nazionale che simula situazioni di grave rischio per la popolazione. Sono 43 i comuni coinvolti in Regione e in tutto si svolgeranno quattro esercitazioni su aziende potenzialmente pericolose e cinque test sulle dighe, tramite l’invio di messaggi ai cittadini presenti o in transito nelle aree interessate, secondo le linee guida del Dipartimento nazionale di Protezione civile in caso di calamità o disastro.

Sono due le date che toccheranno Ravenna: martedì 3 dicembre sarà simulato un grave incidente nelle imprese Yara Italia spa, mentre mercoledì 11 dicembre l’esercitazione prevederà un’emergenza alla diga di Ridracoli. 

Queste esercitazioni mirano a testare e migliorare i sistemi di allarme pubblico, assicurando che le procedure operative siano efficaci in situazioni reali di emergenza.
Potenzialmente saranno coinvolti in tutta la Regione 515.461 cittadini che, trovandosi nelle aree interessate, riceveranno un messaggio di test sui propri cellulari accesi e connessi; 43 i comuni esposti virtualmente al pericolo e circa 250 i volontari di Protezione civile che garantiranno presidio e coordinamento durante le prove.

Finisce fuori strada con l’auto, muore un uomo di 58 anni

È successo in collina alle porte di Casola Valsenio

Ambulanza

Un uomo di 58 anni è morto in un incidente avvenuto in una stretta strada di collina di Casola Valsenio, via Torre, nella serata di sabato 30 novembre.

Stando alle prime informazioni raccolte, l’uomo ha perso il controllo della Volkswagen Golf che stava guidando, finendo fuori strada.

I soccorritori del 118 al loro arrivo non hanno potuto fare altro che constatarne il decesso. Impegnati per i rilievi, e per tentare di ricostruire la dinamica dell’accaduto, gli agenti della polizia locale dell’Unione della Romagna Faentina.

 

Tragedia ieri sera attorno alle 19 in via Torre, la strada in collina poco fuori dal centro abitato di Casola Valsenio. La vittima è il 58enne Giordano Baldassarri, noto come Rambo. Ha perso il controllo dell’auto finendo nel fossato a lato della strada. Non si esclude che l’incidente possa essere stato provocato da un malore.

Aggiornamento 01/12/24:

Secondo quanto riportato dai quotidiani locali in edicola oggi (domenica 1 dicembre) la vittima è Giordano Baldassarri, residente a Casola Valsenio e conosciuto in paese come “Rambo”. Un tempo dipendente della cooperativa Montana Valle del Senio, sembra che al momento dell’incidente fosse di ritorno da una battuta di caccia al cinghiale.

Sfida di alta classifica al Pala De André: la Consar Ravenna ospita Cuneo

Le due squadre sono appaiate al terzo posto del campionato di A2

RAVENNA 17/10/2024.. VOLLEY PALLAVOLO. Consar Ravenna Gruppo Consoli Sferc Brescia 1 3.

Inizia contro Cuneo l’intenso mese di dicembre della Consar Ravenna che, come del resto tutte le altre squadre del campionato di A2 di volley, scenderà in campo sei volte. Per Goi e compagni quattro di queste saranno al Pala De Andrè, una buona occasione per alimentare ulteriormente una già buona classifica, potendo contare sulla spinta del proprio pubblico.

Domenica 1 dicembre (fischio d’inizio degli arbitri Stefano Nava di Monza e Maurina Sessolo di Fontanelle di Treviso alle 18, diretta streaming su Volleyballworld.tv e differita sul canale 78 di TeleRomagna martedì alle 15) arriva la Ma Acqua San Bernardo Cuneo che con la Consar condivide una quasi totale rivoluzione d’organico estiva e il piazzamento in classifica, nel gruppone delle formazioni al terzo posto a quota 17 in una classifica che vede sette squadre in tre punti.

Entrambe le squadre arrivano a questa sfida con voglia di rivalsa e di tornare al successo. Goi e compagni hanno perso le ultime due partite, la Ma Acqua San Bernardo ha lasciato strada domenica scorsa alla Tinet Prata, ora nuova capolista, nel match in cui per la prima volta in questa stagione non ha preso punti.

«Autoritratto è uno spettacolo comunitario per affrontare anche la mafia in me»

Dopo il debutto a Spoleto, parte dal Teatro Goldoni di Bagnacavallo la tournée del nuovo, atteso, lavoro di Davide Enia che questa volta affronta Cosa nostra. «Il primo morto ammazzato l’ho visto a otto anni»

Enia

Dopo il debutto al Festival di Spoleto, lunedì 2 dicembre (ore 21) partirà dal Teatro Goldoni di Bagnacavallo la tournée del nuovo, atteso, spettacolo di Davide Enia dal titolo Autoritratto. Classe 1974, palermitano, Enia è una delle voci più autorevoli e amate del cosiddetto teatro di narrazione italiano. Abbiamo fatto due chiacchiere con lui a proposito di questo Autoritratto, di cui è come sempre autore e interprete, con le musiche di Giulio Barocchieri, le luci di Paolo Casati e il suono di Francesco Vitaliti. Una co-produzione che vede insieme CSS Teatro stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia, Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa, Spoleto Festival dei Due Mondi e, ancora una volta, Accademia Perduta/Romagna Teatri. Come per i precedenti spettacoli, anche in questo caso, ci dice, «prima o poi dovrebbe esserci anche un libro». Intanto, lo spettacolo, dedicato al difficile tema di Cosa nostra, è pronto per la tournée.

Partiamo proprio da questo legame Palermo-Romagna. Come nasce l’ormai storica collaborazione con Accademia Perduta e la Romagna?
«Perché fin dai miei inizi mi hanno dimostrato grande affetto e stima, hanno sempre supportato il mio lavoro con grande cura e mi hanno fatto scoprire un territorio bellissimo. Sento i romagnoli molto vicini alle geometrie sentimentali del sud Italia, trovo lo stesso carattere sanguigno».

Nel suo teatro la Sicilia è sempre molto presente. Questa volta si misura con il tema della mafia, di Cosa nostra. Si è sentito in qualche modo in dovere, da siciliano, di affrontarlo?
«Io parlo sempre della Sicilia nel tentativo di raccontare il mondo. Ed è vero, sì, Autoritratto affronta il tema della maa, un tema inevadibile per noi palermitani. E anzi, in particolare parlo di Cosa nostra e del rapporto di totale nevrosi che noi abitanti di Palermo abbiamo avuto nei suoi confronti. Il racconto attraversa gli anni della mia infanzia, ossia gli anni ‘80, e arriva no al 1992, per poi affrontare la morte del piccolo Giuseppe Di Matteo. E di come era chiaro fin da prima che si sarebbe arrivati fino a questo tipo di abiezione (il bambino fu rapito a 12 anni, tenuto prigioniero per tre anni, inne strangolato e sciolto nell’acido, ndr)».

Ma perché affrontare questo tema proprio adesso?
«A questo posso dare più di una risposta. La prima è che, dopo L’abisso, mi sono chiesto: e ora di che cosa parlo? Quali sono le zone di ombra che devo esplorare e cosa può riportarci a uno sguardo comunitario, come era stato quello che offriva quello spettacolo? E così scelgo di prendere di petto uno dei temi più raccontati e abusati e cerco di raccontare il deposito del trauma. Cosa signica vivere in una città segnata da Cosa nostra».

In che senso è un “autoritratto”, come suggerisce il titolo?
«Il primo morto ammazzato l’ho visto a otto anni tornando a casa da scuola. Queste sono le prime parole dello spettacolo, perché la maa per chi ha vissuto Palermo in quegli anni è come un imprinting. Se non l’avevi visto tu, il morto ammazzato, lo aveva visto tuo fratello o i tuoi genitori. Padre Pino Puglisi (il sacerdote ucciso nel 1993 da Cosa nostra nel giorno del suo 56° compleanno per il suo impegno sociale, ndr) è stato il mio professore, il nostro professore di religione al liceo. Migliaia di ragazzi avevano al massimo un grado di separazione da Falcone e Borsellino. Eppure, c’è sempre stata una rimozione collettiva. L’atteggiamento era quello di negare, sottostimare o mitizzare pur di non affrontare Cosa nostra per ciò che era: uno specchio del patriarcato, del familismo che era dentro le nostre famiglie e le nostre vite. In questo spettacolo ho voluto affrontare innanzitutto la maa che è in me».

Tra gli elementi fondanti, c’è quello di mettere in parole, di smantellare l’omertà come elemento fondante di Cosa nostra.

«Ne L’abisso si trova un consiglio: qualunque cosa ti è accaduta, parlane, perché parlare è liberatorio. Si tratta di scardinare una delle impostazioni culturali della mafia che è la dottrina del silenzio. È una modalità di controllo feroce fuori e dentro le famiglie. Invece abbiamo bisogno di nominare tutto, di connetterci con il nostro desiderio per riuscire a suturare le ferite. È necessario parlare. Se ci pensiamo, nella lotta alla mafia le cose iniziano a cambiare quando Brusca comincia a parlare, inizia a frantumare la corazza del silenzio di Cosa nostra».

Anche in questo caso, accanto alla vicenda autobiografica, c’è stato un lavoro di documentazione?
«Io mi sono avvalso della collaborazione di tre funzionari della Dia, dipartimento antimafia, che mi hanno fatto una lezione di semiotica, mi hanno aiutato a leggere i segni della mia città e storicizzare come loro hanno combattuto la mafia. Ho avuto il privilegio di poter ascoltare e discutere con queste persone sul mio territorio e la mia città e ho finalmente potuto decodificare i codici».

Che cosa racconta ai ragazzi che al tempo di Falcone e Borsellino non erano nemmeno nati?
«Per ora sono stato solo a Spoleto con lo spettacolo, ma la mia sensazione è che anche chi non era nato sa chi sono Falcone e Borsellino, per una sorta di memoria genetica. Il nostro è un paese che mente in maniera organica, ma c’è una memoria che attraversa le generazioni. E oggi i ragazzi vivono in una città che sta di nuovo soccombendo».

Eppure ricordo che non troppo tempo fa si parlava di una rinascita di Palermo sotto molti aspetti.
«Io la mia città per la prima volta l’ho vista a 17 anni, tornando da un viaggio all’estero: per la prima volta mi sono chiesto perché dalle altre parti avevano ricostruito, mentre da noi c’erano ancora i palazzi distrutti durante la Seconda guerra mondiale. Una distruzione che faceva gioco al famoso Sacco di Palermo, negli anni Settanta. Poi, è vero, Palermo è rinata dopo le bombe e con il primo mandato del sindaco Orlando. Ma oggi sta di nuovo vivendo una crisi violentissima per un processo di trasformazione che riguarda tutte le città vampirizzate dai turisti, dove le abitazioni vengono trasformate in B&B. In questo clima di follia non importa più il cittadino, ma tutto è Disneyland. E in tutto questo tra i giovani di Palermo dilaga il disastro del crack, una droga interclassista dal prezzo bassissimo. Mentre per gli adulti continuano a esserci mignotte e cavalli e cocaina».

Eppure la sua scrittura e il suo teatro riescono a essere, come si dice, intergenerazionali…
«Questo lo spero. Il punto è che la letteratura o parla dello sterminato o del piccolissimo, che sono poi la stessa cosa. Autoritratto è anche la storia delle ansie e delle angosce di un bambino che diventa adolescente, delle ragazze a cui non riuscivamo a parlare e del perché il mondo che abitavamo ci era ostile con una violenza manifesta, anche se molti luoghi considerati capitali del decoro non sono meno violenti».

Hera premia cinque associazioni ravennati nell’ambito del progetto Cambia il finale

L’operazione di economia circolare sostenuta dalla multiutility e da Last Minute Market compie 10 anni. Sette in totale i riconoscimenti in Romagna

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“Operazione Mato Grosso” di Mezzano,”Cooperativa Sociale San Vitale” di Cervia, “Cooperativa Sociale Mani Tese” di Faenza,”Il Melograno Aps” di Lugo e il “Comitato di Amicizia” di Faenza: queste le cinque realtà della provincia di Ravenna premiate da Hera nell’ambito della decima edizione di “Cambia il finale”. Il progetto di economia circolare, ideato nel 2014 dal Gruppo Hera in collaborazione con Last Minute Market, vuole premiare quelle realtà che ogni giorno si impegnano per dare nuova vita a quegli oggetti che diversamente diventerebbero rifiuti. I cittadini possono contattare il Servizio Clienti della multiutility al numero gratuito 800.999.500, richiedendo il ritiro a domicilio di beni più o meno ingombranti: a questo punto l’operatore chiede al informazioni sullo stato degli oggetti e, se ancora in buone condizioni, fornisce al cliente i riferimenti per contattare gli enti partner del territorio che partecipano a “Cambia il finale”. Dopo aver eseguito le eventuali riparazioni, gli enti donano gli oggetti recuperati a persone in difficoltà o li mettono in vendita nei mercatini no profit, utilizzando il ricavato per sostenere i loro progetti.

Tutte le 16 associazioni aderenti al progetto hanno effettuato oltre 56.000 ritiri a domicilio di beni riutilizzabili. Il numero dei singoli pezzi raccolti supera i 2.100.000 oggetti, per un peso stimato di circa 8 mila tonnellate. Di questi, oltre il 70%, (equivalente a circa 5,6 mila tonnellate di materiale in buono stato), è stato avviato al riuso attraverso gli enti partner e ai loro volontari. Solo nel ravennate sono stati avviati al riuso 1.280 tonnellate di beni. In Romagna sono state premiate anche altre due realtà: “La fraternità di Poggio Torriana” (Rimini) e “Campo Emmaus” di Forlì-Cesena.

«Con questo evento riconosciamo il grande impegno degli enti partner che negli anni hanno permesso a “Cambia il finale” di crescere, fino a diventare un punto di riferimento per la comunità. – commenta Giulio Renato, Direttore Centrale Servizi Ambientali e Flotte del Gruppo Hera – Questo compleanno, però, non è un punto di arrivo, ma una tappa del percorso basato sui principi di economia circolare e responsabilità sociale intrapreso dall’azienda. Il progetto, infatti, alimenta un circuito solidale e allo stesso tempo porta benefici all’ambiente poiché, favorendo il riuso e allungando la vita agli oggetti, previene sia la produzione di rifiuti sia il fenomeno dell’abbandono degli ingombranti sul suolo pubblico. Siamo qui oggi per ripercorrere orgogliosamente la strada fatta finora, ma soprattutto per guardare avanti».

Confcommercio nomina 31 nuovi “Maestri” in provincia, premiando le attività storiche

Aquile d’argento, d’oro e di diamante ai soci che hanno svolto l’attività commerciale per oltre 25, 40 e 50 anni. Riconoscimento speciale a Gian Carlo Minardi e Luciano Gulmini premiato come centenario

30 11 2024 Ravenna Alla Camera Di Commercio Premiazioni Presidente Ottavio Righini 50 E Piu Confcommercio Maestri Del Commercio Premiate Trentuno Persone , Acquila Di Ferro A Gian Carlo Minardi

Sono 31 i nuovi “Maestri del Commercio di 50&Più” della provincia di Ravenna premiati con lei Aquile d’argento, d’oro e di diamante. Il premio viene conferito con cadenza biennale ai soci che hanno svolto l’attività commerciale per oltre 25, 40 e 50 anni. Per l’occasione, stato premiato anche il centenario Luciano Gulmini e il premio speciale “Aquila di ferro 2024 è stato conferito a Gian Carlo Minardi. «Gian Carlo Minardi è un prestigioso imprenditore della Formula 1 di Faenza conosciuto e apprezzato in tutto il mondo, non solo dello sport e dell’industria. – commenta Ottavio Righini, presidente di 50&Più – Nasce in una famiglia di automobilisti e il suo destino è segnato. La sua prestigiosa scuderia, Minardi Team, ha partecipato a ben 340 Gran Premi portando in questo mondo oltre 30 importanti piloti, fra i quali ne ricordiamo uno, ancora in attività: Ferdinando Alonso. Parliamo di un mondo particolarmente affascinante, ma anche molto difficile Oltre a grandi capacità sono infatti necessari grandi capitali. Gian Carlo Minardi non vuole che il suo sogno, diventato una grande realtà, svanisca e con lungimiranza, dopo aver dato vita a Faenza ad una industria con 200 addetti, prende la saggia decisione di passare la mano per assicurare la continuità ed il lavoro ai suoi collaboratori. Così la Scuderia faentina nel 2005 passa alla Red Bull, assicurando la permanenza in Romagna. Oggi conta oltre 600 addetti. Un grande imprenditore, un grande sportivo, un grande uomo. Grazie Minardi per quanto ha fatto per il nostro territorio e per quanto ancora saprà fare».

Sono stati premiati con l’Aquila d’argento per i 25 anni di attività Antonella Chiarini (Faenza – mangimi e animali da cortile) e Loretta Dal Prato (Casola Valsenio – ristoratrice). L’aquila d’oro per i 40 anni di attività va invece a Cesare Brusi (Cervia – direttore Confcommercio Cervia),  Lorena Poni (Cervia – albergatrice), Paolo Caroli (Faenza – cartolibreria), Pietro Maretti (Faenza – agente di commercio), Gabriella Cappelli (Lugo – direttore Confcommercio Lugo), Romano Bertaccini (Ravenna – funzionario Confcommercio Ravenna), Lazzaro Bosi (Lugo – agente di commercio), Patrizia Cimatti (Sant’Alberto – articoli per la casa), Emanuela Collina (Faenza – bar), Silvia Galli (Riolo Terme – cartolibreria – articoli da regalo), Danilo Marchiani (Ravenna – ristoratore), Giovanna Pampolini (Ravenna –  ristoratrice), Giampaolo Piani (Faenza – prodotti ortofrutticoli), Giovanna Pipani (Ravenna – profumeria), Vittorio Squassoni (Ravenna – agente di commercio), Claudio Zanellato (Lugo – agente di commercio). Sono 13 le Aquile di diamante consegnate per i 50 anni di attività: Marina Medri (Cervia – albergatrice), Antonia Palmisano (Cervia – albergatrice), Vittorio Roncagli (Cervia – libero professionista), Iride Siboni (Cervia – albergatrice), Roberto Benazzi (Marradi – gioielleria), Dorothea Bielke (Brisighella – articoli ortopedici), Rosa Casadio  (Faenza – commercio calzature), Pietro Pedna (Faenza –  vendita mangimi – animali da cortile), Gianfranco Zanotti (Bagnacavallo – agente di commercio), Bruna Focacci (Ravenna – Tendaggi), Anacleta Pasi (Russi – ferramenta), Tiberio Roncuzzi (Ravenna – prodotti ortofrutticoli), Onorio Vecchi (Alfonsine – agente di commercio).

La cerimonia è stata coordinata dal presidente 50&Più Ottavio Righini, alla presenza di Giorgio Guberti, presidente della Camera di Commercio di Ferrara Ravenna, Annagiulia Randi, assessore comunale allo sviluppo economico, Mauro Mambelli, presidente Confcommercio provincia di Ravenna, Franco Bonini, VicePresidente Nazionale 50&PIU’ , dei Direttori Confcommercio di Faenza e Lugo, Francesco Carugati e Luca Massaccesi e del neo Consigliere regionale di Fratelli d’Italia Alberto Ferrero.

La Casa della Comunità inaugura dopo il rinnovo degli ambienti. Open day mercoledì 4

Spazi più ampi, totem digitali per eliminare le code e introduzione di nuove tecnologie nel polo sanitario

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È tutto pronto per l’inaugurazione dei nuovi spazi ristrutturati della Casa della Comunità di Massa Lombarda, in calendario mercoledì 4 dicembre alle 12.

Si parte alle 12 con l’inaugurazione dei locali di via Baravelli 29, in cui sono collocati gli ambulatori dei Medici di Medicina Generale. Gli spazi sono stati recentemente interessati da importanti lavori di riqualificazione: al piano terra la sala d’attesa è stata ampliata e resa più confortevole e accogliente dotandola di un totem elettronico elimina code (donato dalle associazioni di volontariato del Comune di Monte Urano in provincia di Fermo); il totem è risultato utile per organizzare l’accesso alla segreteria dei medici, che è stata anch’essa ampliata per ospitare tre postazioni di lavoro e il back office; anche al primo piano gli spazi per l’attesa sono stati rimodulati e complessivamente gli ambulatori sono stati aumentati da 5 a 6. Dopo il saluto delle istituzioni comunali e della direzione USL Romagna, interverranno i professionisti della Casa della Comunità, per finire con il taglio del nastro e il buffet.

Dalle 14 alle 16 sarà possibile partecipare all’Open day negli spazi di Viale della Resistenza, 7, dove i cittadini potranno visitare i servizi accompagnati dai volontari delle Associazioni Cittadine e sottoporsi a vari esami di screening come: Hpv test, test rapido Hiv, screening bronco pneumopatia cronica ostruttiva, mappa del rischio cardiologico.

I lavori alla Casa della Comunità non sono stati solo di carattere strutturale, ma anche organizzativo. Verranno infatti introdotti mezzi più tecnologici e applicazioni, oltre che l’ampliamento della fascia oraria di apertura di segreteria, al fine di facilitare l’accessibilità al servizio, con il coinvolgimento di professionisti sanitari, associazioni, farmacie e enti locali.

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