venerdì
08 Maggio 2026

Fruttagel chiude il bilancio annuo con un incremento di 8milioni e 700mila euro

La cooperativa di Alfonsine conta anche un aumento del fatturato derivante dal biologico del 3,6percento
Guardando al futuro si punta al mantenimento e allo sviluppo delle politiche di sostenibilità e all’utilizzo dell’intelligenza artificiale nei processi produttivi

Fruttagel 31 05 2024 2

La presentazione del bilancio annuale di esercizio e sostenibilità di Fruttagel ha attestato a oltre 155 milioni di euro, quasi 8milioni e 700mila euro in più rispetto all’anno precedente. L’azienda cooperativa di trasformazione agroindustriale è stata fondata ad Alfonsine nel 1994 ed è attiva nella produzione di bevande a base di frutta, legumi e cereali, derivati del pomodoro e ortaggi surgelati.

Rispetto alle stime del 2022 si registrano un aumento dei ricavi di quasi il 6percento e un incremento del fatturato del biologico del 3,6percento. L’ottimo risultato è da attribuire anche a una crescita del valore a fronte di una leggera contrazione del volume (legata soprattutto agli eventi climatici). L’aumento sui prezzi di listino dei prodotti ottenuto l’anno 2022, giustificato da incrementi dei costi interni su imballi, materie prime, concentrati è stato infatti mantenuto nell’anno corrente, con un netto positivo di gestione  di oltre 2milioni e 700 mila euro.
La posizione finanziaria netta (Pfn) presenta un miglioramento di 8,8 milioni di euro rispetto al 2022 con un saldo negativo alla fine del 2023 di 53,6 milioni di euro. Il patrimonio netto risulta pari a quasi 60 milioni con un incremento di oltre 2 milioni di euro rispetto al valore dell’anno precedente. 

Il fatturato del “biologico” rappresenta il 25% del totale mantenendosi stabile nel retail e in crescita nel canale fuori casa rispetto al 2022. I fatturati di vendita per linea di prodotto sono stati: ortaggi surgelati 46,2%, succhi di frutta, bevande a base frutta, bevande vegetali e tè 36%, derivati del pomodoro 16,3%, altri ricavi 1,5%. 

«Due sono stati i fattori che hanno reso particolarmente sfidante il 2023: il fenomeno inflattivo che ha comportato la modifica del carrello alimentare dei consumatori e, soprattutto, gli eventi atmosferici calamitosi. Alla siccità è seguita l’alluvione del mese di maggio che ha colpito la Romagna – afferma Paolo Cristofori, direttore generale di Fruttagel – Oltre che profondamente colpiti a livello emotivo, dal punto di vista della produzione abbiamo perso circa 2.700 tonnellate tra ortaggi surgelati e materia prima da superfici già seminate, con conseguenti minori produzioni complessive e sovra costi derivanti dagli acquisti sul mercato necessari per rifornire i nostri clienti. Le materie prime conferite dai soci hanno subito una riduzione di circa il 20% rispetto a quelle trasformate nel corso del 2022».

Continua anche l’impegno dell’azienda verso il perseguimento degli obiettivi di sostenibilità ambientale. Nel 2023 il 32,4percento dell’energia utilizzata in azienda è stata autoprodotta tramite impianto di cogenerazione nello stabilimento di Alfonsine; 9,4% di acqua recuperata su approvvigionamento tramite impianto di depurazione e, negli ultimi 4 anni, le emissioni di Co2 sono state ridotte di 2.500 ton a seguito degli investimenti realizzati. 

«Per il 2024 e 2025 continueremo a perseguire gli obiettivi di risparmio energetico ed idrico e di riduzione degli sprechi, con attenzione massima ai progetti di economia circolare. Alcuni investimenti come l’impianto di potabilizzazione e recupero acque sono stati già programmati per l’anno prossimo. Altri, in ambito di efficientamento energetico, sono in fase di valutazione. -Afferma Stanislao Fabbrino, presidente della cooperativa. – Innovazione ed efficienza produttiva sono e saranno sempre più centrali nella strategia industriale di Fruttagel. Valutiamo con attenzione anche l’applicazione dell’intelligenza artificiale nei processi produttivi».

Parco Eolico a Ravenna, arriva il via libera anche dal Ministero della Cultura

Il progetto Agnes è sempre più vicino alla realizzazione. Bernabini: «Il nostro porto diventerà un esempio di riferimento europeo».

Agnes
Rendering parco eolico

Il Ministero della Cultura ha espresso il parere favorevole all’attuazione del progetto Agnes Romagna, il parco eolico di 65 ettari che vedrà installate al largo  di Marina di Ravenna 75 pale per un investimento di quasi 2 miliardi di euro.

Dopo il sì della commissione tecnica del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica (Mase) pronunciato lo scorso aprile, la conferma arrivata ieri (venerdì 31 maggio) da Venezia avvicina di un altro passo il progetto al diventare realtà «Ora che tutti i pareri necessari al completamente delle Via sono stai espressi e risultano favorevoli non ci resta che attendere con ottimismo il provvedimento finale» commenta l’ingegnere Roberto Bernabini, ideatore e promotore del progetto (ce ne ha parlato in questa intervista), e continua: «Da 7 anni coltiviamo il sogno di poter costruire al largo delle coste romagnole il più grande hub energetico del mediterraneo. La visione è quella di una Romagna che possa autoprodurre l’energia pulita di cui ha bisogno in sinergia con pesca e turismo. Il porto di Ravenna diventerà un esempio di riferimento europeo per l’integrazione di differenti tecnologie offshore.Voglio ringraziare tutti i ragazzi di Agnes per avere creduto nel progetto di questa piccola startup e per aver lavorato duramente per curare ogni dettaglio».

Torna il Trebbo in Musica: Cervia si prepara alla rassegna del Ravenna Festival

Il programma degli appuntamenti d’autore fra note e parole, dal 6 giugno al 4 luglio

Paolo Fresu Omar Sosa Food © Roberto Cifarelli
Paolo Fresu Omar Sosa food © Roberto Cifarelli

Il Ravenna Festival torna nella Città del Sale con il Trebbo in Musica 2.4: un calendario di incontri dal 6 giugno al 4 luglio legati dal fil rouge della condivisione. Condivisione di musica, idee e notti d’estate: sette appuntamenti, realizzati in collaborazione con il Comune di Cervia e con il contributo della Cooperativa Bagnini, dando nuova vita nel presente a un’antica tradizione.

Dopo l’apertura alla Rotonda Primo Maggio, con Pupi Avati e il quartetto jazz di Teo Ciavarell, la rassegna continua all’Arena dello Stadio dei Pini, sempre alle 21.30, con l’omaggio a Puccini di Laura Morante, Margherita Vicario in versione “sinfonica” con l’Orchestra La Corelli, il viaggio nella musica e cultura etiopi con Maqeda, il 70° anniversario di Romagna mia con Riccarda Casadei e Vince Vallicelli e i Ruvidi, il tributo al compositore per il cinema Piero Piccioni con l’Orchestra 104 guidata dal figlio Jason e il banchetto musicale di Food con Paolo Fresu e Omar Sosa.

L’appuntamento di apertura del 6 giugno è il solo alla Rotonda Primo Maggio e a ingresso libero: in prima, un incontro con Pupi Avati dedicato al suo cinema – nutrito di luoghi familiari, umori novecenteschi, in perfetto equilibrio tra rassicurazioni e imprevisti – ma anche alla musica dei suoi film. Il jazz, d’altronde, è stata la prima musa del maestro bolognese, accompagnato in scena dal quartetto con Teo Ciavarella al pianoforte, Checco Coniglio al trombone, Alfredo Ferrario al clarinetto e Francesco Angiuli al contrabbasso. Giovedì 13 giugno la rassegna continua all’Arena dello Stadio dei Pini, in questo caso con il caleidoscopio femminile che affiora dalle opere di Giacomo Puccini: in occasione del centenario della morte del compositore, Laura Morante dà voce a Prime donne, un catalogo di storie straordinarie nello spettacolo ideato da Elena Marazzita. Da Tosca a Turandot, da Manon a Butterfly, a esaltare il carattere di ognuna c’è la musica di Puccini, con il soprano Francesca De Blasi, Davide Alogna al violino e Antonello d’Onofrio al pianoforte.

Martedì 18 giugno un’altra prima: attrice, musicista, nonché esordiente regista con Gloria!, in concorso a Berlino, Margherita Vicario canta piegando la seduzione della melodia al racconto di storie di toccante quotidianità. Che siano avventure di follie e di guerra, rivendicazioni dei diritti femminili o interrogativi sulla sorte del pianeta, l’invito alla riflessione ha il tono lieve della canzone, qui per la prima volta arricchito dalle sonorità di’orchestra classica  La Corelli diretta per l’occasione da Giovanni Pallotti. L’appuntamento con Maqeda di giovedì 20 giugno sarà l’occasione per immergersi nella cultura e nella musica dell’Etiopia e riscoprirne le figure femminili della storia e della leggenda con la guida di Gabriella Ghermandi, esperta italo-etiope di letteratura della migrazione e un gruppo di straordinari musicisti etiopi, sollecitato da un jazzista “libero” come Fabrizio Puglisi. Giovedì 27 giugno si celebrano i 70 anni di Romagna mia. Capace di superare indenne i decenni senza mai invecchiare e riaffiorando ogni volta che ce ne è stato bisogno (anche in mezzo al fango dell’alluvione del 2023). Romagna mia è l’inno romagnolo per eccellenza: ce lo racconta Riccarda Casadei, figlia di Secondo che quasi per caso pubblicò la celeberrima canzone. A seguire, la scena è di Vince e i Ruvidi, il complesso che, capitanato dal batterista Vince Vallicelli, ha debuttato proprio con un disco omaggio a Secondo Casadei.

Domenica 30 giugno nel ventennale della scomparsa dell’autore di oltre trecento colonne sonore del cinema italiano, l’Omaggio a Piero Piccioni è affidato all’Orchestra 014, guidata dal figlio Jason. Piccioni è stato il più jazzistico dei compositori che lavorarono per il grande schermo. Nel 1949 suonava a New York con Charlie Parker e Max Roach e avrebbe portato quella vitale vibrazione nell’irriverente mondo della commedia all’italiana (influenzando la lounge music). Giovedì 4 luglio l’itinerario del Trebbo si conclude con Food, appetitoso progetto che vede di nuovo insieme il trombettista Paolo Fresu, forse il jazzista italiano oggi più famoso al mondo, e il cubano Omar Sosa, pianista tra i più poetici e imprevedibili. Tra un tintinnio di bicchieri e lo scoppiettio della brace, la declamazione di ricette e il vibrare di posate, inseguiranno la memoria di cibi e sapori, senza dimenticare che la nostra tavola è in relazione all’ambiente e alla società e che la cucina è un po’ come la musica: frutto di contaminazioni, meticciato e condivisione.

Grazie alla collaborazione con la Cooperativa bagnini e Cervia In, i turisti che soggiorneranno negli hotel di Cervia e Milano Marittima potranno usufruire di 100 biglietti per gli spettacoli del Trebbo e per quelli al Pala De André a Ravenna scontati del 50% sull’acquisto minimo di due biglietti.

«Quando, cinque anni fa, abbiamo ideato una rassegna ad hoc per la ‘cittadina del sale’ ci sembrava imprescindibile che riflettesse tanto la natura di Ravenna Festival quando la particolare identità di Cervia-Milano Marittima – ricorda Franco Masotti, co-Direttore Artistico della manifestazione – L’incontro fra diversi linguaggi e l’attenzione per temi urgenti della nostra epoca è nel Dna del Festival, ma la vocazione letteraria di una città che ha ospitato letterati come Grazia Deledda, Giuseppe Ungaretti, Mario Luzi, Giovannino Guareschi…richiedeva speciale attenzione. Per questo, sulla scia delle pioneristiche letture pubbliche di Walter Della Monica e Toni Comello a fine anni Cinquanta, abbiamo ‘reinventato’ il trébb, italianizzato trebbo, che in Romagna è incontro, confronto, occasione sociale e intellettuale, condivisione di idee e incrocio di culture e sensibilità. Un perfetto nome di battesimo per una rassegna dallo sguardo puntato sul futuro ma dai piedi ben piantati nel passato e nel presente di questo territorio. Non a caso proprio a Cervia-Milano Marittima abbiamo voluto includere l’omaggio ai settant’anni di Romagna mia, arricchito anche dalla testimonianza di Riccarda Casadei».

Il Palio torna in città a pieno regime: Faenza si prepara al mese del Niballo

Dopo le limitazioni imposte da pandemia e alluvione, la rievocazione storica torna con un ricco calendario di appuntamenti per giugno. Tra le novità, un’app dedicata, la trasmissione delle giostre su SkyTv e il lancio del “FantaPalio”

Niballo

Dopo gli anni di limitazioni imposte dalla pandemia e i tragici avvenimenti emergenziali dello scorso anno, il Niballo di Faenza torna finalmente alla normalità, i festeggiamenti del Palio prenderanno il via domenica 2 giugno, con un ricco calendario di appuntamenti fino a domenica 23.

Aprirà il palio, nel pomeriggio di domani, il Torneo dei Giovanissimi Alfieri e Bandieranti in Piazza del Popolo, seguito alla sera alle 21.00 dal Giuramento dei Cavalieri della Bigorda d’Oro e dalla Gara Singolo e Coppie U21.

L’8 giugno torna dopo due anni di assenza il Torneo della Bigorda d’Oro, giunto quest’anno alla sua venticinquesima edizione e che nel 2022 aveva visto vincitore il Rione Giallo.
Vista la concomitanza con le elezioni europee nei giorni 8 e 9 giugno, il Corteo storico della Bigorda d’Oro sfilerà solo all’interno dello Stadio Neri a partire dalle ore 21.00.

Il terzo fine settimana sarà invece quello dedicato alle gare delle bandiere: il 15 giugno alle ore 20.30 con il Torneo degli Alfieri Bandieranti e Musici nelle specialità del Singolo, Piccola Squadra, Grande Squadra e Musici e il 16 giugno alle ore 21.00 la Gara a Coppie (La Botte) aperta dal Giuramento dei Cavalieri del Niballo Palio di Faenza.

Il vincitore della 67esima  giostra del Niballo del 23 giugno conquisterà il drappo realizzato dall’artista Giancarlo Montuschi. Alla dama andrà invece il Liocorno realizzato all’interno dello Studio Ad – Terra in Arte di Angeliki Drossaki dall’artista Alexandra Massari.

Dal 27 maggio, i biglietti della Bigorda d’Oro sono disponibili in prevendita online e nei punti vendita autorizzati, mentre quelli del Niballo Palio di Faenza saranno disponibili in prevendita dal 10 giugno. In occasione delle serate dedicate ai Tornei degli Alfieri Bandieranti e Musici del 2 giugno (per la Bigorda d’Oro), 15 e 16 giugno (per il Niballo Palio di Faenza) dalle 19.30 alle 22.00 verrà attivata la classica prevendita al Teatro Masini  e, nei giorni delle Giostre al botteghino dello Stadio B. Neri. 

Quest’anno le Manifestazioni del Niballo vedranno inoltre per la prima volta la presenza delle nuove Magistrature della Giostra con Cristian Malavolti come Podestà della Giostra e Nicola Solaroli come Maestro di Campo. Tra le novità, anche un’importante spinta in ambito digitale, che vedrà le schede cartacee delle giostre equestri sostituite dall’app segnapunti dedicata al palio, che garantisce un aggiornamento in tempo reale delle vittorie delle tornate, consultare il programma delle Manifestazioni 2024 e gli Albi d’oro, guardare le dirette streaming e accedere al sito ufficiale del Palio. Un’altra novità in ambito tecnologico riguarda la prima edizione del FantaPalio, un’iniziativa promossa dal Comitato Giovani Rionali ispirato al celebre FantaSanremo: ogni giocatore potrà creare la propria squadra scegliendo uno dei cinque Cavalieri del Niballo e un Corteo storico oltre a 2 Singoli, 2 Coppie, 1 Piccola Squadra, 1 Grande Squadra, 1 Gruppo Musici e un Tamburino della Gara a Coppie (La Botte) avendo a disposizione 600 saraceni (moneta del FantaPalio) con cui “acquisterà” i protagonisti delle varie specialità che andranno a far parte della propria squadra. Dopo le gare verranno pubblicate sul sito dedicato le classifiche, sia sulla base del piazzamento alle gare che sulla base del verificarsi di bonus e malus speciali

L’edizione 2024 della rievocazione sarà inoltre trasmessa su Sky, all’interno del programma “Una gita Fuori Porta”: già negli scorai Nei giorni scorsi, infatti, una troupe televisiva ha effettuato una serie di riprese video della nostra città immergendosi nella bellezza dell’antica Faventia: nella puntata del 21 maggio (ore 21) su Sky 222, si è parlato anche del Niballo e delle bellezze artistiche e naturali della città. Nel corso delle settimane del Palio, la troupe del programma sarà presente durante gli eventi in programma per raccontare ancora più in dettaglio la magia della rievocazione storica, dedicandole uno special che andrà in onda nel mese di luglio. Oltre alla promozione turistica sul piccolo schermo, prosegue anche l’impegno dell’Ufficio Palio nella promozione e valorizzazione delle Manifestazioni del Niballo nella comunità cittadina, con laboratori didattici rivolti alle scuole del faentino che si sono conclusi nelle scorse settimane, coinvolgendo 44 classi e oltre 1000 alunni.

Incidente di via Sant’Alberto: perde la vita anche l’ex manager Romeo Giacomoni

Il 77enne si è spento due settimane dopo il ricovero di urgenza al Bufalini Si tratta della seconda vittima dello scontro che aveva causato la morte sul posto della passeggera della seconda vettura coinvolta

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Il tragico frontale di mercoledì 15 maggio a Sant’Alberto ha portato con sé una seconda vittima: nello scontro aveva perso la vita la 71 enne ravennate Gabriella Rinaldi. che viaggiava insieme al marito. A due settimane dall’accaduto, si è spento anche Romeo Giacomoni, il 77enne di Ravenna in viaggio con la moglie sulla seconda auto coinvolta (la notizia è stata riportata dal Corriere Romagna in edicola oggi). Dal 15 maggio Giacomoni era ricoverato all’ospedale Bufalini di Cesena con il codice di massima gravità, sul corpo è stata disposta ora l’autopsia medico legale.

Dal 1988 al 2012 Giacomoni è stato presidente Clt Ravenna Logistica e Trasporti, cooperativo cui in seguito è stato socio e che è gestita ora dal figlio Enrico. Oltre al figlio, l’ex manager lascia anche la moglie, la 76enne Giovanna Buscaroli che il giorno dell’incidente si trovava alla guida del Dr 4 che, per cause ancora da accertare, ha invaso la corsia opposta causando il frontale.
In un primo momento, anche Buscaroli è stata trasportata d’urgenza al Bufalini e ricoverata in coma. Nelle scorse ore però i medici hanno provveduto al suo trasferimento nel reparto di rianimazione dell’ospedale di Ravenna.

«Correre fa schifo e non ha alcun senso»

Come fare 250km nel deserto in autosufficienza alimentare, giurare di non farlo più, salvo poi rifarlo alla prima occasione

Abbiamo chiesto ad Alberto Marchesani, 46enne ravennate esperto di comunicazione e ormai anche di ultramaratone, di raccontarci com’è andata la sua ultima avventura nel deserto africano. Ha accettato.

Correre è faticoso. Farlo con uno zaino pesante sulle spalle, fra le dune di un caldissimo e sabbioso deserto per 250 km rende l’impresa folle e senza senso. E infatti decido di iscrivermi alla Racing the Planet Namibia. Queste corse nel deserto in autosufficienza le conosco, ho partecipato alla corsa regina di questo genere nel 2022: la Marathon des Sables che si svolge nel Sahara marocchino al confine con l’Algeria. Questa volta tocca il deserto della Namibia.

Le regole sono sempre le stesse: ogni iscritto deve avere nel proprio zaino tutto quello che serve per correre e sopravvivere una settimana intera a eccezione dell’acqua e della tenda, le uniche cose che fornisce l’organizzazione, oltre a segnalare il percorso e a fornire supporto in caso di emergenza.

Le istruzioni sono chiare: il tale giorno l’atleta (ci chiamano così) si faccia trovare nel tale hotel di Swakopmund, città costiera namibiana. Appena arrivati c’è il controllo degli zaini da parte dello staff. Si assicurano che chi ha deciso di partire abbia con sé tutto il necessario: sacco a pelo, cibo sufficiente, abbigliamento, prodotti per la cura dei piedi, kit di emergenza, eccetera. Il giorno seguente dei bus portano i partecipanti al primo campo tendato. Il giorno successivo, da quel campo, parte la Racing the Planet Namibia, la corsa in 6 tappe (le prime 4 da 40km, la quinta da 80 e l’ultima da 10km) in autosufficienza.

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Alberto Marchesani in Namibia (foto Thiago Diz)

La prima tappa parte facile, terreno compatto e pianeggiante, ambiente familiare che ricorda le saline di Cervia: aironi, salicornia, arietta fresca. Inizio a pensare che quando la direttrice di gara ci aveva detto il giorno prima «tenetevi caro questo fresco che c’è qui» forse stava solo facendo un po’ di allarmismo gratuito.
Lo zaino è pesante perché c’è tutto ancora dentro, però si corre e si corre veloce. Almeno per i primi 20km, finché poi finiscono le saline, finisce l’arietta fresca, finisce tutto e arriva il caldo disumano e atroce. Il caldo spaventoso. Il caldo che chi non l’ha provato, non sa cosa sia. Ecco, quello che per noi lì era “caldo”, in confrontato con quello che avremmo trovato dopo non era niente.
Sull’ultimo aereo per arrivare in Namibia ho conosciuto un concorrente che proveniva da Boston. Era uno tosto, uno che aveva fatto il “4 desert grand slam”, aveva corso nel Gobi, nell’Atacama, in Namibia e in Antartide in un anno. Ora tornava in Namibia. Arrivati all’uscita dell’aereo, mi dice: «E questo cos’è? Questo caldo che roba è!?». Si è fatto portare in hotel e da lì non è più uscito. Non è mai partito per la corsa. Dopo la prima tappa inizio a pensare che non avesse tutti i torti.

La seconda tappa viene modificata per non farci passare nei canyon dove la rifrazione del calore delle rocce avrebbe reso l’aria troppo calda. Questa premura non la rende tanto facile comunque. Le prime ore riesco a correre, ai ristori cerco di abbassare la temperatura corporea bagnandomi testa e polsi, ma quando il sole è caldo, non corro più. Porto semplicemente lo zaino da un ristoro all’altro, ogni 10 km, affondando la scarpa nella sabbia. Bevo, mi raffreddo e riparto. Così si arriva alla fine di una tappa.
Arrivato al bivacco, mi rendo conto che la mia pianificazione è totalmente saltata. Credevo di correre molto e quindi di mangiare molto sia lungo le tappe che ai bivacchi. Invece si mangia poco e si consumano molti sali. Ho due alternative: o provo a correre nonostante tutto sfidando il caldo e l’ambiente oppure l’affronto in maniera diversa: rallentando la corsa, anche se significa stare più ore al sole, e cercare di vedere come va. Ho scelto la seconda opzione e si è rivelata, per me, quella giusta. Alcuni atleti forti non hanno rimodulato la corsa e hanno continuato a spingere al massimo, li abbiamo lasciati disidratati per strada.

La mattina della terza tappa anche lo staff è preoccupato. La direttrice della corsa dice che, oltre ai check-point ogni 10 km circa, hanno aggiunto dei punti acqua che è una cosa eccezionale per corse di questo genere. Poi il medico della corsa ci parla dei rischi della disidratazione, dei colpi di calore, dell’assicurarsi di partire sempre da ogni check-point con almeno 4 litri di acqua per affrontare il percorso fino al prossimo rifornimento. Vedere loro allarmati, rende noi allarmati.
La tappa inizia alle 8 del mattino, già alle 10 l’aria brucia. Dopo il primo checkpoint e il primo punto acqua, arranco. La pelle scotta e mi rendo conto che i miei sali portati da casa, non sono sufficienti per affrontare quella cosa lì. Arrivati a un check-point all’apice di una collina, all’ombra si stava quasi bene, ci si rinfresca e si riprende fiato. Il benessere dura poco però: mentre siamo lì il medico dice: «Là sotto – indicando la valle sottostante – fa molto caldo. Assicuratevi di partire da qui solo se state bene, avete acqua e ve la sentite» e conclude con un laconico «manage your self». Io scendo piano piano e a un certo punto ho la stessa sensazione di quando apro il forno di casa caldo e tengo la faccia troppo vicino e mi arriva la folata di caldo in faccia.
Riesco ad arrivare all’arrivo, stremato. Bevo, mi rinfresco e mi curo i piedi. Preparo il pranzo e la cena come ogni giorno con le mie buste di liofilizzati. Mi corico e tengo i piedi alti, sperando che questo aiuti a sgonfiarli. Chiedo allo staff dei sali extra, mi vengono dati e mi viene assegnata una penalità, è la regola.

La quarta tappa prevede 40 km, quando partiamo il caldo non è ancora salito ma nessuno si fa prendere dall’entusiasmo. Sappiamo tutti cosa accadrà da lì a qualche ora. Infatti accade. Dentro una valle stretta arriva il caldo mostruoso. Ai ristori mi fermo e bevo molto ma non sembra funzionare troppo. Non sono lucido e appena vedo un albero, forse l’unico albero, lo raggiungo uscendo di poco dal percorso, mi ci ficco sotto per riprendere fiato all’ombra. Resto qualche secondo, quando penso di essere pronto a ripartire, faccio un passo. Sento una scossa elettrica che mi sale dal piede destro, si propaga lungo la gamba, arriva al braccio e mi fa tremare la mano. Capisco di aver pestato una spina appuntita che mi ha bucato la scarpa. Il primo pensiero è stato: ecco l’onorevole motivazione per ritirarmi. Ho un piede ferito. Come faccio a correre così? Arranco e torno verso il tracciato cercando di non appoggiare il piede dove sento che c’è ancora la spina che mi ha bucato la scarpa. Mi raggiunge un auto dello staff. Chiedo aiuto e pregusto il momento in cui mi caricheranno nel cassone del van e mi porteranno al bivacco. Mi guardano la scarpa, con una pinza e tanta forza mi sfilano la spina. Dico loro che è meglio non togliermi la scarpa perché rischio di perdere molto sangue. Loro insistono e mi aiutano nella lunga operazione. Scopro che non c’è nessuna ferita. La spina ha forato il fondo della scarpa, mi ha punto ma non ferito. Mi rimetto la scarpa e torno correre, deluso ma anche un po’ sollevato.

La quinta tappa è quella di 80 km. Si hanno due giorni per farla, si può scegliere se tirare dritti fino all’arrivo oppure fermarsi la sera a un check-point, dormire e partire l’indomani. Parto correndo forte, inspiegabilmente. Al secondo check-point al caldo si aggiunge un forte vento contrario. Fino a quel punto ho sempre corso da solo perché io faccio così. Corro da solo, parlo poco, do poca confidenza agli altri. È tutta fatica, in contesti del genere si deve risparmiare tutto quello che si può. È il momento però di rivedere anche questa cosa. Non si affronta una tappa così lunga, in condizioni così estreme da soli. Mi si avvicina Ibrahim, un turco-tedesco che mi spiega con un gesto che possiamo procedere assieme. Ibrahim ha due grandi doti: è un camminatore instancabile e non parla nessuna lingua che anche io conosco. Penso che faremo una gran tappa assieme. E così sarà: camminiamo quando il sole è alto, lui avanti e io dietro. Ai ristori, a gesti, concordiamo quanto stare fermi. Ci scambiamo il cibo, idea ottima sopratutto per cambiare i sapori in bocca. Ci raggiunge il tramonto che siamo al 50esimo chilometro. L’aria rinfresca, ci mettiamo le frontali in testa, la lucetta dietro lo zaino e succede l’impensabile: io corro davanti e Ibrahim mi segue dietro. Passiamo i check-point fermandoci solo il tempo strettamente necessario per i rifornimenti d’acqua, niente pause, niente riposi. Corriamo nella sabbia, dopo 50 km, dopo 60km. Corriamo così bene che l’ultimo check-point lo saltiamo e tiriamo dritti, correndo a tutto fiato verso l’arrivo che raggiungiamo alle 11 di sera. 15 ore dopo la partenza. Arrivati lì è chiaro a tutti che la corsa è finita. Il giorno dopo c’è solo da aspettare chi ha diviso la tappa in due parti. Si fa festa agli ultimi che arrivano, stremati ma felici.

L’ultimo giorno è quello della tappa breve, 10 km sul letto di un fiume fino alla città del primo hotel, con l’arrivo in spiaggia. La si corre a zaino praticamente vuoto con tutto il fiato e l’ultima energia che si ha.

La gioia arriva con la medaglia al collo ma presto mi raggiungono le domande sul senso di fare queste corse, sull’enorme fatica che ci auto infliggiamo quando già il mondo in cui viviamo tutti i giorni è così matto. Nel mio caso l’indomani mi raggiungeranno gli incubi che ogni volta, dopo queste corse, mi vengono a fare visita. Sogno che mentre sto correndo le dune diventano onde e non riesco a stare in piedi oppure che vengo rapito da non so chi, oppure sogno che corro, sono sfinito e non riesco a fermarmi.
Chi fa queste esperienze sa che ha vissuto una esperienza “straordinaria”, cioè all’infuori dell’ordinario e sa che c’è di che essere grati. I giuramenti fatti, tutti quei “mai più” detti nei giorni della corsa sono già annebbiati nella memoria e tanti dei concorrenti che erano con me, la sera stessa dell’arrivo stanno già pensando alla prossima scemenza da fare.
Io resisto un po’ ma appena arrivato a casa, con lo zaino ancora da disfare, mi sono iscritto alla 100km del Passatore, una grande tradizione per il podismo romagnolo.

Se mi si chiede cosa spinge delle persone normali a fare cose genere, a forsennarsi così, non so dare una risposta. Forse ha a che fare con questioni ancestrali ma credo che anche questa risposta sia solo una scusa per non dare la risposta.

Pri, il nuovo segretario amministrativo provinciale è Paolo Bocchini

Il commercialista ravennate è iscritto alla sezione “Goffredo Mameli” di via Ravegnana

PHOTO 2024 05 31 15 02 53L’esecutivo provinciale del Pri di Ravenna, nella seduta del 22 maggio scorso, su proposta della segretaria provinciale Laura Beltrami, ha eletto all’unanimità il commercialista Paolo Bocchini come segretario amministrativo provinciale.

Repubblicano iscritto alla storica Sezione “Goffredo Mameli” di via Ravegnana, Bocchini svolgerà il proprio mandato di amministratore dell’Edera lavorando di concerto con le segreterie regionale, provinciale e comunale anche per supportare i prossimi appuntamenti elettorali.

Niente party per l’inaugurazione del negozio ma pane ai poveri per tutta l’estate

L’ottica Nau! esiste da vent’anni e ora arriva in via Cavour: «Ogni anno almeno il 10 percento degli utili viene investito in progetti a tutela di ambiente e persone»

Image006L’azienda Nau! della provincia di Varese, produttori di lenti e montature per occhiali, ha aperto un punto vendita a Ravenna in via Cavour e invece del classico rinfresco per l’inaugurazione ha scelto di fare una donazione alla mensa dei poveri della città in modo che abbia pane per tutta l’estate.

La ditta lombarda, nata nel 2005, assicura di avere una «genuina attitudine alla sostenibilità economica, sociale e ambientale»: ogni anno almeno il 10 percento degli utili viene investito in progetti a tutela di ambiente e persone. La motivazione sta in una battuta legata all’attività: «Che senso ha vederci bene se ciò che ci circonda non sta fiorendo?».

L’avvocato senza tessera di partito: «Il Comune ha gestito male l’alluvione»

Francesco Barone è alla prima esperienza politica e si candida come sindaco di Lugo: «Priorità sicurezza idraulica e rete fognaria. Tra cinque anni, se verrò eletto, spero di poter vedere una città sicura, pulita e con un commercio fiorente»

Francesco Barone

Lo sfidante più accreditato di Elena Zannoni nella corsa a sindaco di Lugo è Francesco Barone, avvocato 36enne che finora non ha mai frequentato la politica attiva. Fdi, Fi e Lega hanno ognuna la propria lista nella coalizione di centrodestra. Ma c’è anche la lista civica Cambiamo Lugo e quella di Area liberale, il soggetto fondato da Gabriele Padovani, leghista faentino che nel 2015 perse il ballottaggio a Faenza contro Giovanni Malpezzi e in seguito è uscito dal Carroccio (Area liberale corre con propri candidati a Bagnacavallo e Alfonsine).

II sostegno ufficiale dei tre partiti di centrodestra a Barone è stato annunciato a marzo, diverse settimane dopo l’annuncio di Zannoni. Donatella Brini è la capolista per Forza Italia. Daniela Capucci è il primo nome di Cambiamo Lugo. Francesco Martelli è il capolista leghista. Per il partito di Giorgia Meloni c’è Gian Marco Grandi. E Giulio Drei è capolista di Area liberale. La missione del centrodestra è portare Zannoni almeno al ballottaggio per migliorare la prestazione dell’ultima tornata elettorale.

In vista delle elezioni amministrative dell’8 e 9 giugno che chiameranno al voto 122mila cittadini in provincia di Ravenna per rinnovare sindaci e consiglieri in 14 comuni su 18, abbiamo intervistato i nove candidati sindaci dei tre comuni sopra i 15mila abitanti (Lugo, Cervia, Bagnacavallo). Le domande sono uguali per tutti e i vari candidati hanno preferito rispondere per iscritto. Cominciamo con la pubblicazione dei lughesi. Di seguito potete trovare l’intervista a Barone (a questi link invece quelle già pubblicate: Enrico Randi, Secondo Valgimigli e Elena Zannoni).

Nome e cognome: «Francesco Barone».
Luogo e data di nascita: «Lugo, il 21 ottobre del 1987».
Titolo di studio: «Laurea in Giurisprudenza».
Lavoro: «Avvocato».
Reddito dichiarato nel 2023: «Preferisco non rispondere».
Auto: «Preferisco non rispondere».
Orientamento religioso: «Cattolico».

Da quanto si occupa di politica, quali tessere ha avuto e ha attualmente? Quali incarichi ha ricoperto in passato e per quali partiti?
«Questa è la mia prima esperienza politica, anche perché credo che la politica, essendo un mezzo per portare beneficio alla comunità, debba avere al suo interno un continuo ricambio così da evitare che i rapporti che vi gravitano attorno non si radichino così tanto da trasformarsi in un peso che rende impossibile il progredire della città. Ho sempre preferito ragionare con la mia testa e valutare, di volta in volta, il politico di turno per le idee, la credibilità e la coscienza rispetto a quella che è la società, per questo motivo non ho mai avuto, e non ho tutt’ora, alcuna tessera di partito e credo che questo sia un punto di forza».

Se verrà eletto, tra cinque anni cosa ci sarà nella sua città che non c’è ora?
«Tra cinque anni, se verrò eletto, spero di vedere una città sicura, pulita, con un commercio fiorente grazie anche alla visibilità che intendiamo dare al Comune di Lugo e con dei giovani sani ai quali daremo il risalto che meritano».

Alluvione: ci sono state responsabilità degli amministratori locali? Da sindaco come favorirà la ricostruzione e come cercherà di evitare che possa succedere di nuovo?
«Sicuramente ci sono delle responsabilità da ripartire tra i vari enti che avrebbero dovuto occuparsi della messa in sicurezza del nostro territorio. Imputo all’amministrazione locale le mancanze, più volte sottolineate, nella gestione del fenomeno. Si sarebbe dovuto fare di più, soprattutto alla luce del tempo trascorso dalla prima alluvione che ha colpito Bagnacavallo alla seconda, avvenuta quindici giorni dopo, in cui l’acqua ha impiegato almeno 36 ore per arrivare da monte a valle. Per fortuna, in quel frangente, abbiamo avuto la dimostrazione di avere comunità straordinarie al nostro interno, che si sono attivate immediatamente. È a loro che va riconosciuta la maggior parte del merito».

Post-alluvione a parte, qual è la prima emergenza di cui crede ci si debba occupare?
«La messa in sicurezza del territorio e della rete fognaria perché, dopo l’evento del maggio 2023, ad ogni forte pioggia ci sono cittadini che non si sentono al sicuro e, se guardiamo a quanto successo poche settimane fa, non hanno tutti i torti. La mia prima preoccupazione è far sì che i cittadini si sentano al sicuro concludendo quelle opere che ad oggi non sono ancora terminate, ad esempio la vasca di laminazione a Lugo Ovest, e programmare una puntuale e costante verifica e manutenzione al fine di migliorare la risposta del territorio in caso di eventi come quelli del maggio scorso. A oggi non sappiamo quanto si dovrà spendere per mettere in sicurezza il territorio e quindi si vedrà dopo quali altre priorità poter soddisfare».

Qual è l’eccellenza che ancora non è stata abbastanza valorizzata?
«Diciamo che di eccellenze a Lugo ne abbiamo molte, sicuramente il nostro patrimonio storico-culturale ed artistico meriterebbe un maggior lustro, ma ne abbiamo anche in campo imprenditoriale e sportivo: c’è ancora molto lavoro da fare».

Il peggior errore del sindaco uscente Ranalli e il maggior merito che gli riconosce?
«Potrei direi il festival Purtimiro o Piazza XIII giugno, ma credo che il peggior errore sia stato quello di non aver ascoltato i cittadini: tante problematiche che oggi attanagliano la città di Lugo sono state sollevate più volte nel corso degli anni all’amministrazione uscente che anziché adoperarsi, ha sempre sviato, parlando sempre e solo di percezioni soggettive. Un merito del sindaco invece è stato sicuramente quello di aver sistemato il Pavaglione».

La data più importante da festeggiare del calendario civile italiano?
«Direi il 25 aprile perché la libertà non ha partito e non ha colore».

Toponomastica: quale via o piazza manca nella sua città? A chi vorrebbe dedicarne una?
«Mi piacerebbe dedicare una via a Secondo Casadei che ha portato la Romagna nel mondo e la canzone “Romagna mia” è diventata la colonna sonora di uno dei periodi più brutti della recente storia di Lugo alluvionata, e della Romagna tutta che si è rimboccata le maniche».

Cosa voterà alle Europee? E chi ha votato alle ultime Politiche?
«Il voto è segreto, posso dire che alle Europee sicuramente non voterò Pd».

Abusi sessuali su una 91enne in ascensore, condannato 23enne

Due anni, due mesi e venti giorni di pena per un giovane per un episodio nell’ascensore condominiale

Pexels Kelly 3861787Un giovane di 23 anni è stato condannato in tribunale a Ravenna a due anni, due mesi e venti giorni per violenza sessuale su una donna di 91 anni. Alla vittima è stata riconosciuta una provvisionale di diecimila euro. La sentenza è arrivata ieri, 30 maggio, al termine del rito abbreviato, ma i fatti risalgono all’agosto 2022. Il giudice ha considerato le attenuanti e riclassificato il reato come violenza sessuale di lieve entità. La procura aveva chiesto 4 anni. La notizia è riportata dai quotidiani locali, Resto del Carlino e Corriere Romagna.

Un pomeriggio di due anni fa (i ricordi dell’anziani non sono precisi e collocano i fatti tra il 4 e il 18 agosto) i due si sarebbero trovati insieme in ascensore. Quando si sono chiuse le porte il giovane l’avrebbe aggredita minacciandola di non urlare e poi l’avrebbe palpeggiata e si sarebbe toccato per la durata del tragitto dal piano terra a salire fino al terzo piano, arrivando pure a bloccare l’ascensore. Una relazione dei carabinieri ha misurato in 36 secondi il tempo impiegato dall’ascensore. La vicenda è poi arrivata all’autorità giudiziaria quando l’anziana si è rivolta ai carabinieri per lo smarrimento di un bancomat e ha aggiunto il racconto di questa dolorosa aggressione.

Una perizia psichiatrica disposta dal giudice, pur riscontrando particolari problematiche, ha escluso che queste potessero inficiare la capacità di intendere e volere del giovane.

La “partigiana” Zannoni: «Il piano urbanistico è vitale, investiremo sul Palio»

Elena Zannoni è la candidata sindaca del centrosinistra a Lugo: è stata eletta per la prima volta in consiglio comunale nel 1994 con il Pds, «ma l’unica tessera a cui non ho mai rinunciato è quella dell’Anpi». Considera il cambiamento climatico come «un’emergenza pressante». L’errore di Ranalli? «Le dimissioni dall’Unione». Nella coalizione anche il Terzo Polo che ha fatto dietrofront

Elena ZannoniLugo va al voto dopo il decennio di Davide Ranalli (nel 2014 vittoria al ballottaggio contro il civico Silvano Verlicchi, nel 2019 conferma al primo turno contro Davide Solaroli appoggiato dalla lista civica La Buona Politica, che aveva sostenuto Verlicchi cinque anni prima, e da tutto il centrodestra).

Elena Zannoni, volto noto del mondo della cooperazione (Ad di Federcoop) è la grande favorita alla vittoria. La 49enne si candida sostenuta da un’ampia coalizione di centrosinistra. Sono infatti sette le liste.

Oltre al Partito democratico – che ha imposto il nome di Zannoni – Europa Verde, Sinistra civica ecologista e Insieme per Lugo c’è la novità rispetto a cinque anni fa Lugo in Movimento, espressione dei Cinque stelle che invece nel 2019 da soli arrivarono all’8 percento con Mauro Marchiani. La coalizione conta anche renziani e calendiani per effetto di un inversione a U fatta in campagna elettorale. Il Terzo Polo, infatti, insieme alla Buona Politica aveva già presentato la candidata Roberta Bravi. Quest’ultima si è ritirata e Zannoni ha riaccolto il Terzo Polo: Italia Viva ha una sua lista, Azione è insieme al Pri nella lista Patto per Lugo.

La lista del Pd è in ordine alfabetico alternando donna-uomo. Tra i 24 nomi figurano la geometra Veronica Valmori, assessora uscente, e l’impiegato metalmeccanico Gianmarco Rossato, segretario Pd comunale. In totale sono 9 i consiglieri comunali Pd uscenti in cerca di conferma. La lista grillina invece mette in cima Marchiani. Per Italia Viva il capolista è Fabrizio Lolli, referente dei renziani nella Bassa Romagna. Nella lista Insieme per Lugo, in semplice ordine alfabetico, figurano l’assessora uscente Anna Giulia Galegati e il vicesindaco Luigi Pezzi.

In vista delle elezioni amministrative dell’8 e 9 giugno che chiameranno al voto 122mila cittadini in provincia di Ravenna per rinnovare sindaci e consiglieri in 14 comuni su 18, abbiamo intervistato i nove candidati sindaci dei tre comuni sopra i 15mila abitanti (Lugo, Cervia, Bagnacavallo). Le domande sono uguali per tutti e i vari candidati hanno preferito rispondere per iscritto. Cominciamo con la pubblicazione dei lughesi. Di seguito potete trovare l’intervista a Zannoni (a questi link invece quelle già pubblicate: Enrico Randi e Secondo Valgimigli, a breve pubblicheremo Francesco Barone).

Nome e cognome: «Elena Zannoni».
Luogo e data di nascita «Sono nata nell’ospedale di Faenza il 29 dicembre 1974, residente a Lugo».
Titolo di studio: «Maturità classica».
Lavoro: «Amministratrice delegata di un’azienda di servizi alle imprese».
Reddito dichiarato nel 2023: «62mila euro circa».
Auto: «Ho un’auto aziendale, ma a Lugo mi muovo per lo più in bicicletta».
Hobby: «Running, pallavolo, trekking».
Orientamento religioso: «Agnostica».

Da quanto si occupa di politica, quali tessere ha avuto e ha attualmente? Quali incarichi ha ricoperto in passato e per quali partiti?
«Dalle scuole superiori, in associazioni studentesche. Sono stata eletta consigliera comunale nelle file del Pds ma senza tessera, dal 1994, Assessore dal 2000, presidente del consiglio comunale dal 2009. Sono sempre stata nell’area Pd, tesserata o meno. L’unica tessera a cui non ho mai rinunciato è quella dell’Anpi».

Se viene eletta, tra cinque anni cosa ci sarà a Lugo che non c’è ora?
«Ci sarà quantomeno un cantiere per la nuova piscina, una sala studio per gli studenti universitari, un nuovo piano urbanistico generale, le casse di espansione necessarie, fognature potenziate nei punti più in sofferenza».

Alluvione: ci sono state responsabilità degli amministratori locali? Da sindaca come favorirà la ricostruzione e come cercherà di evitare che possa succedere di nuovo?
«Sono stati anni difficilissimi per chi ha amministrato. I sindaci, di centrosinistra e di centrodestra, hanno fatto del loro meglio in una situazione inedita. Sono esondati quasi contemporaneamente 23 fiumi diversi, una delle prime 10 catastrofi ambientali al mondo per il 2023. Ora dobbiamo concentrarci sulle cose da fare. Chiedere alla Regione il completamento delle grandi opere a monte, realizzare nuove casse di espansione, adattare il sistema fognario – e qui il Governo deve farsi carico di supportare tutti gli enti -, aggiornare i piani di emergenza, mappare i fragili che risiedono nelle nostre comunità».

Post-alluvione a parte, qual è la prima emergenza di cui crede ci si debba occupare?
«Non ci sono emergenze più pressanti di quelle legate al come affronteremo il cambiamento climatico e le sue conseguenze. Poi ci sono le priorità: vorrei avere subito una mappatura degli spazi pubblici disponibili o da riqualificare per cominciare a ragionare di luoghi per i giovani e per le associazioni. Inoltre le consulte e l’ufficio decentramento devono essere messi nelle condizioni di poter lavorare al meglio per fare da unione tra cittadini e amministrazione: dobbiamo innovare la loro organizzazione, magari con una sufficiente autonomia di spesa. Vitale è anche il Piano urbanistico generale: da lì passa la programmazione della città futura, il tema dell’abitare e la transizione energetica».

Qual è l’eccellenza che ancora non è stata abbastanza valorizzata a Lugo?
«Dobbiamo investire con ancora più entusiasmo nel Palio. Il Palio può essere un elemento di grande attrazione turistica e dobbiamo sviluppare manifestazioni anche tra i più giovani».
Il peggior errore del sindaco uscente Ranalli e il maggior merito che gli riconosce?
«Le dimissioni dalla Presidenza dell’Unione dei Comuni credo siano state una scelta affrettata, e ho letto che anche Davide (Ranalli, ndr) ha maturato questa consapevolezza. L’Unione è il punto di snodo delle politiche territoriali ed esserne alla guida è un fatto di grande importanza per tutti i Comuni. Però Davide e la sua giunta hanno fatto moltissime cose eccellenti per la città. Mi vengono subito in mente i grandi appuntamenti, gli eventi e la rigenerazione urbana che ha caratterizzato scelte davvero importanti: piazza Savonarola, l’auditorium e l’area dell’ex acetificio Venturi dove, oltre a una serie di nuovi servizi già presenti, sorgerà anche la nuova Casa della Comunità, mentre prima era una zona degradata».

La data più importante da festeggiare del calendario civile italiano?
«Per me è, e sarà sempre, il 25 aprile. Il giorno della Liberazione, il giorno delle libertà e dei diritti. Il giorno in cui stare insieme nelle nostre piazza e sugli argini dei fiumi per dirsi che non accadrà mai più, che non lo permetteremo. Chi non c’è, chi non c’è stato anche quest’anno, si chiama fuori da questo fronte ideale di Resistenza».

Toponomastica: quale via o piazza manca a Lugo? A chi vorrebbe dedicarne una?
«Mi viene in mente Antonio Folicaldi, Cecè, che abbiamo appena ricordato con una mostra ed eventi in sua memoria, un simbolo di libertà e creatività della nostra città. E poi vorrei dedicare strade e piazze a molte donne: donne della Resistenza, donne che possano essere di esempio per le nostre bambine e i nostri bambini come, ad esempio, Ida Cavallini, non appena sarà possibile».

Cosa voterà alle Europee? E chi ha votato alle ultime Politiche?
«Ho votato Pd, voterò Pd. Mi pare davvero importante che si possa cambiare l’Europa, rendendola più giusta e progressista e non farla cadere nelle mani delle destre nazionaliste».

In 32mila finora per la “Romagna in fiore”: nel weekend a Conselice e Sarsina

Continua la rassegna di concerti gratuiti nelle zone alluvionate. In 8mila per Silvestri alla Torraccia

Foto Gerardo Lamattina Torraccia
Una foto aerea di Gerardo Lamattina alla Torraccia in occasione del concerto di Daniele Silvestri

Al 30 maggio erano oltre 32mila le iscrizioni registrate complessivamente dal Ravenna Festival per partecipare a “Romagna in fiore”, la novità forse più originale dell’edizione di quest’anno, una sorta di rassegna nella rassegna che porta la musica nei luoghi alluvionati con concerti gratuiti e “green” in orario pomeridiano.

In particolare, sono stati 8mila i biglietti staccati (dal valore di 1 euro, pagati però dagli sponsor) alla Torraccia per Daniele Silvestri.

I prossimi appuntamenti sono in programma domani (1 giugno) nell’area agricola della Cab Massari di Conselice con il concerto (dalle 16, ma con i cancelli già aperti dalle 12 con un punto ristoro, attivo anche in serata) di Manuel Agnelli (qui la nostra intervista), e domenica 2 giugno con Dardust, produttore fra i principali della musica italiana di questi anni, nonché pianista e compositore, con il Sunset String Quintet, Dardust nella radura circostante l’Abbazia di San Salvatore in Summano, che si raggiunge da Sarsina.

Info 0544 249244 e iscrizione obbligatoria fino a esaurimento capienza su www.ravennafestival.org

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