mercoledì
18 Marzo 2026

Risse e pregiudicati: scatta la chiusura del Bar Simbol di corso Garibaldi

Il Questore di Ravenna ha disposto la sospensione della licenza del Bar Simbol di Faenza con la conseguente chiusura di cinque giorni dell’attività. La scelta è frutto dei controlli effettuati da parte della Polizia di Stato, in cui sono state identificate persone pregiudicate in molteplici occasioni. Inoltre, il locale di corso Garibaldi è risultato teatro di risse e liti che hanno anche richiesto l’intervento di personale sanitario del 118.

«La chiusura – fa sapere la Polizia di Stato tramite una nota stampa – è stata disposta al fine di salvaguardare l’ordine e la sicurezza pubblica venuta meno più volte, tanto da indurre il Questore di Ravenna ad applicare l’art. 100 del Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza. Pertanto è stata decretata la sospensione del pubblico esercizio, che resterà chiuso per cinque giorni».

Ruba la giacca a un minorenne minacciandolo con un coltello: 20enne in carcere

I carabinieri di Ravenna hanno arrestato un 20enne di origini straniere, senza fissa dimora, per il reato di rapina e resistenza a pubblico ufficiale. I fatti sono accaduti nel weekend scorso quando due pattuglie, nei pressi della stazione ferroviaria, sono state fermate da una persona che ha riferito loro che il proprio figlio minorenne era stato vittima di una rapina da parte di un ragazzo straniero. Il rapinatore avrebbe sottratto con violenza la giacca che indossava il ragazzino, dopo averlo minacciato con un coltello.

Dopo aver raccolto le informazioni, i militari hanno individuato poco dopo il presunto malvivente con addosso il giubbotto del giovane. Alla vista dei carabinieri, il 20enne ha tentato di darsi alla fuga prima di essere bloccato, identificato e portato al comando Provinciale per gli accertamenti del caso. Nei confronti del rapinatore, già noto per i suoi trascorsi giudiziari e con a carico un divieto di ritorno nel comune di Ravenna non rispettato, è stata emessa un’ordinanza di custodia cautelare in carcere.

Nasce “Bagnacavallo in un bicchiere”, due giorni dedicati al vino all’ex mercato coperto

“Bagnacavallo in un bicchiere – Esplora, assaggia, condividi” è la nuova, interessante iniziativa frutto della sinergia tra la rete di imprese “Bagnacavallo fa Centro” e l’Amministrazione Comunale, mirata a creare un appuntamento di richiamo per gli appassionati di vino e gli addetti ai lavori.

Si tratta di una due giorni di degustazioni – sabato 31 gennaio e domenica 1 febbraio (dalle 10 alle 19), negli spazi riqualificati dell’ex mercato coperto – proposte da una quarantina di aziende italiane e internazionali in quello che gli organizzatori definiscono “il nuovo salotto del vino tra la Bassa Romagna e l’Europa”. «Il vino – sottolinea Caterina Corzani, assessora a Turismo e Promozione del territorio del Comune di Bagnacavallo – è sicuramente un prodotto tradizionale del nostro territorio, e sarà un piacere ospitare questa bella iniziativa nell’area espositiva dell’ex mercato coperto, da poco riqualificato e restituito alla città». Durante entrambe le giornate, dalle 10 alle 19, il pubblico avrà la possibilità di degustare oltre 500 etichette provenienti da undici regioni italiane e tre paesi europei, Francia, Germania e Austria.

Davanti Al Mercato Coperto

La selezione sarà ampia e internazionale, spaziando dalle eccellenze italiane a rinomati champagne e vini fermi francesi, fino a etichette di nicchia provenienti da Germania e Austria – inclusi gli interessantissimi “ice wine” – e agli immancabili vini del Consorzio “Il Bagnacavallo”, Bursôn e Rambëla. L’ingresso all’ex mercato coperto sarà gratuito, ma per poter effettuare le degustazioni il pubblico dovrà invece acquistare una wine card direttamente sul sito ufficiale dell’evento (www.bagnacavalloinunbicchiere.it) o in loco, con costi diversificati in base alle proprie necessità (da 3 o 8 degustazioni fino alla card con degustazioni illimitate per uno o due giorni). La card includerà un calice professionale, una penna e un catalogo degli espositori dove saranno elencati i produttori, i vini e i prodotti in degustazione.

Vini Locali Al Mercato Coperto

I visitatori potranno dare il loro contributo alla manifestazione votando il miglior vino degustato. All’interno dell’area espositiva sarà presente un food corner a cura di “A la mi manira”. Sarà inoltre allestito uno shop dove acquistare i vini degustati e sarà anche disponibile un servizio di navetta gratuito su prenotazione.

Gino Cecchettin racconta la sua fondazione: «La violenza non è un raptus, va decostruita partendo dagli stereotipi»

Il femminicidio di Giulia Cecchettin, nel novembre del 2022, ha scosso un intero Paese, aprendo interrogativi su quanto ancora resti da fare sul piano culturale e sociale per cancellare la violenza di genere. Per il padre Gino Cecchettin, però, «la perdita di Giulia ha scosso le fondamenta stesse dell’esistenza», trasformandosi in un impegno costante contro il «nemico invisibile». È proprio con l’idea di portare avanti una lotta quotidiana sul tema che nel novembre del 2024 Cecchettin fonda insieme ai figli Elena e Davide la Fondazione Giulia Cecchettin Ets, di cui è presidente. L’obiettivo è duplice: tenere viva la memoria di Giulia e promuovere un cambiamento culturale diffuso, attraverso educazione, ricerca e sostegno alle vittime.
La fondazione si avvale di un comitato scientifico composto da docenti universitari e di una rete di professionisti del mondo giuridico, educativo e sociale, oltre al contributo di personalità del panorama nazionale (come l’ex nuotatrice Federica Pellegrini, il filosofo Lorenzo Gasparrini o la già dirigente di Banca d’Italia Anna Maria Tarantola). Accanto all’attività divulgativa, l’associazione offre un primo supporto alle vittime, indirizzandole verso centri antiviolenza già strutturati sul territorio.
Mercoledì 14 gennaio, alle 21, Gino Cecchettin presenterà il lavoro della Fondazione in un incontro pubblico alla Biblioteca comunale “L. Dal Pane” di Castel Bolognese. In mattinata è previsto anche un confronto con gli studenti della scuola secondaria di primo grado “Pascoli”. «Incontri senza canovaccio – ricorda Cecchettin – con testimonianze e ricordi attinti dal cuore, ma soprattutto spazio al dialogo».

A poco più di un anno dalla nascita dell’associazione Giulia Cecchettin Ets, quali sono i primi bilanci?
«Siamo molto soddisfatti dei progetti educativi avviati: una componente del nostro comitato scientifico (la professoressa Irene Bemmi, ndr) oggi ha una cattedra di pedagogia all’Università di Firenze e a inizio anno scolastico è partito un percorso di formazione dei docenti che coinvolgerà tre regioni, Veneto, Toscana e Puglia, e oltre mille insegnanti fino al 2027. Raccogliamo inoltre dati statistici e conduciamo ricerche sulle dinamiche in ambito scolastico. Abbiamo finanziato diversi progetti scolastici e in collaborazione con l’associazione Differenza Donna abbiamo creato un nuovo centro antiviolenza a Roma. Non cerchiamo di reinventare il sistema di contrasto alla violenza, ma di amplificarlo. Un altro aspetto che ci rende particolarmente fieri è il nostro comitato giovanile, in grande crescita, che ha portato anche alla creazione di una pagina Instagram @giovanipergiulia. Questi ragazzi portano avanti un importante lavoro di volontariato quotidiano e impegno sul territorio».

A due anni dalla tragedia di Giulia, com’è cambiata (se è cambiata) la situazione?
«C’è molta più sensibilità rispetto al passato, si parla di più del tema della violenza di genere. Credo che la differenza principale sia questa: la divulgazione, gli eventi, muovono la gente e smuovono le coscienze. La consapevolezza porta al cambiamento, al rifiuto di voltarsi dall’altra parte, al farsi domande per cercare di capire in che modo possiamo diventare noi stessi il cambiamento che vorremmo vedere nella società».

In alcune interviste lei stesso si identifica come qualcuno che prima “non vedeva il problema”, quale potrebbe essere un modo efficace per parlare e trasmettere il messaggio a chi appunto ancora non ci pensa?
«Lavorare sugli stereotipi, portarli alla luce. Soprattutto quelli quotidiani, radicati, apparentemente innocui ma in realtà pericolosissimi. È l’abitudine che porta alla misoginia, alle azioni d’istinto. Bisogna inoltre far capire agli uomini che non si tratta di una lotta “al maschio”, ma al maschilismo tossico, pericoloso per tutti».

In che modo il modello machista si riversa contro lo stesso genere maschile?
«È un modello che continua a raccogliere adepti perché sembra vincente, ma è tutto il contrario. Il patriarcato è un modello perdente, che ti isola, ti fa stare solo con te stesso, obbliga alla repressione e impedisce anche agli stessi uomini di vivere felici».

Che idea si è fatto dell’impegno della classe politica sul tema? Lei potrebbe mai pensare di candidarsi?
«Non credo si stia facendo abbastanza. Si cerca di evitare il problema, di nasconderlo, mentre noi stiamo lavorando per far sì che venga affrontato in modo tangibile e diretto. Si dovrebbe lavorare alla radice del problema, procedere per analisi scientifiche che portino a decisioni strutturate, invece che concentrarsi su quello che emerge in superficie e sui fenomeni sporadici. La violenza di genere non nasce da un raptus, è sistemica, radicata, fondata su stereotipi e costrutti patriarcali. Mettere una toppa sugli avvenimenti senza lavorare sull’origine non serve a nulla. Voglio riconoscere invece l’impegno delle istituzioni che lavorano a livello locale, e svolgono un importante lavoro di sostegno e divulgazione sui territori. Personalmente però non ho mai pensato di entrare in politica. Richiede una vocazione e una preparazione che non ho. Riverso il mio impegno nella fondazione, cercando di dare più voce e spazio possibile al tema».

Per quella che è la sua esperienza nelle scuole e con i più giovani, in quali segnali concreti vede un cambiamento sul tema dell’attenzione alla violenza di genere, e in quali invece no?
«Anche in questo contesto vedo una sensibilità crescente, tanta voglia di farsi e fare domande. Gli incontri con i giovani finiscono sempre più spesso in ampi dibattiti, momenti di confronto necessari. Se penso ai tempi in cui io andavo a scuola, mi rendo conto che queste dinamiche non venivano nemmeno affrontate. Oggi i tempi sono cambiati, c’è una tridimensionalità che prima non c’era, dovuta anche all’uso di internet, dei social, dell’intelligenza artificiale: strumenti importanti, ma al tempo stesso pericolosi. È importante imparare a usarli senza lasciare che siano loro ad usare noi. Questi fattori rendono le dinamiche, anche relazionali, meno lineari e più complicate. Una cosa però rimane costante: i ragazzi hanno bisogno di essere ascoltati». 

In questo percorso, c’è qualcosa che l’ha sorpresa negativamente o che le ha fatto pensare che la strada sia ancora troppo lunga?
«La strada è lunga. Cambiare la mentalità della società è un percorso che richiederà anni, ma credo che le nuove generazioni possano diventare un importante catalizzatore. I riscontri sono per lo più positivi: sono tante le mail che testimoniano l’importanza del nostro impegno, spesso mi commuovo. Solo pochi giorni fa, ci ha scritto una ragazza che grazie a un lavoro quotidiano ha trovato il coraggio per denunciare il compagno. Non mancano però anche le mail di autodenuncia da parte dei ragazzi, di chi si rende conto di avere una relazione tossica o di aver oltrepassato la linea e vuole rimettersi sulla giusta strada».

L’educazione sesso-affettiva nelle scuole, tanto discussa a livello politico nazionale, potrebbe avere un ruolo importante in questo ambito?
«Sarebbe fondamentale, un passo avanti enorme che aiuterebbe tantissimo nel processo di cambiamento. Sia la formazione degli insegnanti ordinari sul tema che l’istituzione di un’ora dedicata porterebbe a grandi risultati. Questo si vede già negli stati dove la pratica è in atto, come la Spagna, che ha visto un significativo calo dei femminicidi dall’avvio del progetto. La scuola serve proprio per garantire a tutti la possibilità di un’educazione completa, anche dove le famiglie non possono arrivare: in alcuni casi infatti, il modello violento si annida già nelle relazioni parentali, ma anche nelle famiglie più virtuose spesso non c’è il tempo, o la capacità di trasmettere le giuste informazioni. I genitori dopotutto non sono esperti, e senza professionisti qualificati i “maestri” rischiano di diventare i social, internet, la pornografia. Non immagino insegnanti peggiori di questi».

Dal giorno della sua scomparsa, Giulia è diventata un simbolo nazionale. Come si fa a trasformare una storia individuale in una responsabilità collettiva e un dolore così grande in un gesto continuo di impegno sociale?
«Proprio pensando al dolore quotidiano. È il dolore il motore di quello che facciamo, quello che provi ogni mattina, quando ti alzi e senti il vuoto dentro. Quando realizzi che nella stanza accanto non c’è più nessuno che può darti calore e pensi che quel dolore potrebbe moltiplicarsi per centinaia di altre ragazze, di altre donne, di altre famiglie e non puoi fare altro che fare tutto il possibile per far sì che non accada».

Terremoto, staccati alcuni frammenti dalle statue delle colonne di piazza del Popolo

Le due scosse di terremoto si sono fatte sentire forte anche nel cuore di Ravenna. Tanto forte da mettere alla prova persino le statue di Sant’Apollinare e San Vitale, collocate in cima alle colonne di piazza del Popolo. «Alcuni frammenti si sono staccati, fortunatamente senza colpire nessuno», rivela il vicesindaco Eugenio Fusignani.

Sono in corso controlli accurati da parte dei Vigili del Fuoco: «Prima di tutto per garantire la sicurezza dei cittadini, ma anche per proteggere un patrimonio storico e artistico che rappresenta l’anima stessa di Ravenna», aggiunge il vicesindaco.

Al momento sul territorio provinciale non risultano danni rilevanti, ma sono in corso valutazioni dei tecnici su alcune scuole e sugli edifici pubblici più sensibili.

Due scosse di terremoto nel Ravennate. Magnitudo 4,3 e 4,1

Due forti scosse di terremoto sono state percepite in provincia di Ravenna nella mattinata di oggi, 13 gennaio. L’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) ha registrato infatti un terremoto di magnitudo 4,3 con epicentro in zona Russi alle 9.27 e, due minuti dopo, un terremoto di magnitudo 4,1 con epicentro in zona Faenza.

In tanti si sono riversati fuori da abitazioni e uffici. Le scuole sono state precauzionalmente evacuate.

Al momento non si registrano danni. Gli uffici tecnici dei vari Comuni della provincia stanno comunque effettuando visite ispettive per accertamenti prudenziali, partendo dai plessi scolastici.

Scuola, il Governo commissaria l’Emilia-Romagna. De Pascale: «Taglio immotivato di 17 autonomie»

«La Regione Emilia-Romagna ha sempre agito nel rispetto rigoroso della leale collaborazione istituzionale, perché crede che la Repubblica si regga sulla fiducia reciproca e sulla chiarezza delle regole. Il Governo ha fissato parametri nazionali per l’efficienza della rete scolastica. Su quei parametri noi siamo non solo in regola, ma più efficienti della media richiesta: a fronte di un obiettivo di 938 studenti per scuola, in Emilia-Romagna siamo a 994. I numeri direbbero che dovremmo avere più dirigenti scolastici, non meno. Eppure, ci viene imposto un ulteriore taglio di 17 autonomie, deciso in un secondo momento, senza trasparenza e senza un confronto vero. Colpire una Regione che ha rispettato le regole significa rinunciare all’obiettivo dell’efficienza per produrre ingiustizia. Significa accettare scuole da duemila studenti, dove ragazze e ragazzi diventano numeri, non persone, e dove il diritto all’istruzione perde il suo significato più profondo, rendendo più difficile la partecipazione delle famiglie, degli studenti, dei docenti e del personale».

Così il presidente della Regione, Michele de Pascale, e l’assessora regionale alla Scuola, Isabella Conti, ieri (12 gennaio) a Roma per l’incontro in Consiglio dei ministri con le altre tre Regioni contrarie al provvedimento nazionale sul dimensionamento della rete scolastica. Riunione che ha portato il Governo a deliberare il commissariamento di Emilia-Romagna, Toscana, Umbria e Sardegna, che si sono opposte al ridimensionamento degli istituti per il prossimo anno scolastico, non varando alcun piano regionale.

Il dimensionamento – spiegano dal ministero dell’Istruzione – rientra tra le riforme previste dal Pnrr, con l’obiettivo di adeguare la rete scolastica alla popolazione studentesca e riguarda la riorganizzazione amministrativa, non comportando la chiusura di plessi scolastici.

«Noi abbiamo chiesto una cosa semplice e giusta: il ritiro del taglio imposto, l’applicazione coerente dei criteri nazionali e un confronto istituzionale fondato sul rispetto. Difendere la scuola pubblica – proseguono de Pascale e Conti – non è una battaglia amministrativa: è una scelta morale. È difendere l’uguaglianza, la coesione sociale e il futuro del Paese».

L’Emilia-Romagna a dicembre aveva già risposto a una lettera inviata dai ministeri dell’Istruzione e del Merito e degli Affari europei, che conteneva la diffida ad adottare, entro il 18 dicembre, la delibera sul dimensionamento, rinunciando al termine che le veniva concesso e ribadendo le ragioni della mancata adozione del piano voluto a livello centrale.

Con l’attuale numero di istituzioni scolastiche, 532 autonomie, l’Emilia-Romagna ha un rapporto medio di 994 alunni per istituzione, abbondantemente superiore al parametro ministeriale che è di 938; la contrazione a 515 autonomie imposta dal decreto «non è pertanto giustificata da inefficienze regionali – si legge nel comunicato della Regione – e non risponde ad esigenze organizzative territoriali, ma unicamente a obiettivi di redistribuzione numerica nazionale, derivanti dall’applicazione di un meccanismo di riequilibrio interregionale del contingente Dirigenti Scolastici/ Direttori dei Servizi Generali e Amministrativi deciso unilateralmente a livello ministeriale. Con un particolare rischio di indebolimento di presidi scolastici essenziali come quelli dei territori montani e delle aree interne».

 

Laura Pausini condurrà il Festival di Sanremo insieme a Carlo Conti

Laura Pausini condurrà il prossimo Festival di Sanremo insieme a Carlo Conti. Lo ha rivelato – in un annuncio al Tg1 – lo stesso presentatore e direttore artistico.

La cantante di Solarolo sarà protagonista sul palco dell’Ariston tutte le sere, da martedì 24 a sabato 28 febbraio.

Una sorta di ritorno alle origini per Pausini, la cui carriera spiccò il volo nel 1993 quando vinse Sanremo nella categoria Nuove proposte con il brano “La solitudine”.

Tenta di baciare una 12enne ubriaca, ma lei non vuole: 24enne arrestato per violenza sessuale

Un 24enne è stato arrestato a Ravenna dopo aver tentato più volte di baciare una 12enne in stato di ebbrezza che ha respinto gli approcci. L’episodio è avvenuto nel tardo pomeriggio dell’8 gennaio al centro commerciale Esp davanti a una pattuglia dei carabinieri. Il giovane, di origini egiziane ma residente in provincia di Ravenna, deve rispondere di violenza sessuale. A suo carico anche le accuse di resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale per gli insulti e gli spintoni ai militari e la violazione del divieto di ritorno nel comune di Ravenna. Stamani, 12 gennaio, in tribunale di Ravenna il giudice ha convalidato l’arresto e disposto la misura cautelare degli arresti domiciliari.

Erano passate da poco le 18.30 quando una pattuglia della sezione Radiomobile è intervenuta al centro commerciale per la segnalazione di una passante di una bambina che barcollava nel parcheggio in compagnia di un uomo più adulto che sembrava importunarla. La giovane era parsa confusa e si era tolta una maglia.

I militari intervenuti hanno individuato i due giovani che intanto erano entrati al centro commerciale: si è capito che i due si conoscevano e la giovane non era lì contro la sua volontà, ma subito è parsa evidente l’alterazione psicofisica di entrambi. Il ragazzo, al momento dell’identificazione, ha più volto baciato la minorenne contro la volontà, ha offeso ripetutamente i militari e poi, tentando di scappare, li ha spintonati e presi a calci. Grazie anche all’ausilio di un’altra pattuglia, il 24enne è stato bloccato e accompagnato in caserma. La minorenne è stata affidata alla madre.

Un “Open space” per i giovani dove studiare, suonare, confrontarsi, socializzare

A Ravenna, alla sala Morigi di via Gramsci 27 (zona Gallery), prende il via Open space, il nuovo progetto giovanile promosso dall’associazione di volontariato La finestra del sole odv in risposta all’avviso pubblico del Comune di Ravenna per la realizzazione di progetti di aggregazione e partecipazione giovanile. Il progetto si rivolge infatti a ragazze e ragazzi tra i 15 e i 35 anni e nasce dalla volontà di offrire «uno spazio libero, inclusivo e partecipato, pensato “da giovani per giovani”, per sostenere e incentivare il protagonismo giovanile, stimolare la creatività e promuovere la pratica del volontariato».

Ogni sabato pomeriggio, dalle 14.30 alle 16.30, Open space apre le porte a chi cerca un ambiente informale e accogliente dove vivere momenti di confronto, dialogo e socializzazione; ricevere supporto allo studio; partecipare ad attività musicali e creative; prendere parte a serate a tema ed eventi culturali.

Il progetto – si legge in una nota del Comune – «risponde al bisogno crescente di luoghi di aggregazione positivi, non virtuali, accessibili e gratuiti, dove i giovani possano esprimersi, sviluppare relazioni sane e sentirsi parte attiva della comunità. È un invito aperto a fermarsi, incontrarsi, ascoltare e costruire insieme uno spazio di crescita e condivisione».

Per informazioni e iscrizioni è possibile scrivere su Whatsapp ai numeri 327 9351004 o 351 5458077.

La disponibilità nella sala non è tuttavia esaurita. Le associazioni interessate a prendere visione degli spazi per organizzare attività rivolte ai giovani under 35, finalizzate all’aggregazione e alla partecipazione, possono contattare l’ufficio decentrato di via Berlinguer (ravennasud@comune.ra.it Tel. 0544/485580-485583) o l’ufficio di staff servizio Decentramento (decentramento@comune.ra.it Tel. 0544/482528).

Al via la “rigenerazione” di piazza Dante: palestra all’aperto e giochi in legno inclusivi

A partire da domani, martedì 13 gennaio, a Faenza inizieranno i lavori di riqualificazione del parco di piazza Dante Alighieri, un intervento che si inserisce in un progetto più complessivo di rinascita dell’intera area, alluvionata. L’opera su piazza Dante fa parte infatti di una strategia di rinnovo urbano iniziata con i lavori di ristrutturazione della palestra Ivo Badiali (nota come Cavallerizza) e la creazione del Giardino della Legalità, ma che abbraccia anche l’area che a breve verrà aperta alla città — il parcheggio dell’ex supermercato Filanda tra via Ravegnana e via Filanda Nuova — e la zona della stazione ferroviaria. L’obiettivo è trasformare quel quadrante cittadino in uno spazio più funzionale per i residenti e finalmente capace di dialogare con le attività e gli utilizzatori della palestra della Cavallerizza.

Entrando nel dettaglio, il progetto di rigenerazione di piazza Dante, realizzato dai tecnici del Settore Lavori Pubblici dell’Unione della Romagna Faentina, comporta un investimento di 265mila euro direttamente dal Comune. Al termine del cantiere verrà inoltre realizzata (con risorse aggiuntive rispetto a tale cifra) la completa asfaltatura della zona e una riorganizzazione dei parcheggi.

Il progetto si articola per isole tematiche e, tra le novità principali, si segnala la creazione di una palestra all’aperto di circa 130 metri quadrati, situata in un tratto stradale che verrà pedonalizzato con asfalto chiaro e attrezzato per il calisthenics (l’allenamento a corpo libero), seguendo l’esempio del Parco Azzurro, altra area verde recentemente rigenerata. Anche l’area giochi sarà totalmente rinnovata con strutture in legno naturale adatte all’esterno, che garantiranno l’accessibilità anche ai bambini con disabilità motorie. In arrivo poi nuovi arredi urbani, come tavoli da picnic accessibili, cestini per i rifiuti, rastrelliere per biciclette e una fontanella, mentre verranno potenziate l’illuminazione e la videosorveglianza e messi a dimora nuovi tigli e frassini.

L’avvio dei lavori comporterà l’entrata in vigore di un divieto di sosta nella strada tra la palestra e l’area verde, oltre alla necessaria chiusura del parco durante le operazioni. L’amministrazione confida che il risultato definitivo, previsto per la primavera, «compenserà ampiamente questi mesi di attesa».

Riqualificazione delle strutture ricettive, la Regione presenta un bando da 11 milioni di euro

Rafforzare la qualità dell’offerta turistica regionale, sostenendo investimenti utili a innovare e a rendere più competitive le strutture ricettive dell’Emilia-Romagna. È con questo obiettivo che lunedì 16 febbraio partirà il bando EuReCa Turismo, che mette a disposizione 11 milioni di euro per interventi dedicati alla qualificazione, al potenziamento e alla diversificazione dell’offerta turistico-ricettiva, coerenti con il Programma regionale Fesr 2021-2027. Le imprese ricettive alberghiere (alberghi, residenze turistico-alberghiere e condhotel) e le strutture all’aria aperta (campeggi, villaggi turistici, marina resort) potranno così accedere più agevolmente a finanziamenti bancari, supportati dai Confidi e da un meccanismo di garanzie pubbliche.

Dopo l’approvazione da parte della giunta regionale della delibera che definisce le modalità di accesso, gestione e concessione dei contributi previsti dal bando, sono poi stati predisposti gli atti amministratavi conseguenti tra cui la determina riepilogativa dei contenuti del bando. Tutti i documenti da oggi sono disponibili a questo link.

L’iniziativa si inserisce nella strategia regionale di sostegno allo sviluppo delle Pmi turistiche, in continuità con la piattaforma EuReCa 2021-2027, che opera attraverso contributi in conto interessi e controgaranzie. Per il 2025, la Regione ha stanziato 11.006.161 euro, in grado di attivare da 50 a 60 milioni di euro di investimenti sul territorio, destinati a interventi di riqualificazione, alla realizzazione di nuove strutture ricettive e ad attività volte a rafforzare competitività, sostenibilità e attrattività.

La delibera definisce obiettivi, dotazione finanziaria, requisiti, tipologie di spesa ammissibili (opere edili, attrezzature, arredi, Ict, consulenze), costi generali, tempi e modalità di presentazione delle domande. La determina elenca in particolare i Confidi partecipanti alla Ati. La gestione dell’istruttoria sarà affidata all’Ati guidata da Artigiancredito, individuata tramite selezione pubblica, senza oneri aggiuntivi per il bilancio regionale.

Martedì 13 gennaio, alle ore 10, è previsto inoltre un webinar illustrativo del bando che verrà introdotto dall’assessora Frisoni, destinato ad associazioni di categoria, imprenditori e agenzie di supporto alle imprese nella compilazione delle domande (l’iscrizione al webinar disponibile a questo link).

I criteri del bando

Il bando prevede un contributo massimo per impresa pari a 150mila euro, composto da abbattimento del tasso di interesse fino al 6% annuo (e fino all’80% del Taeg sul finanziamento bancario assistito da controgaranzia EuReCa) e un contributo fisso di 10mila euro. Il finanziamento potrà coprire fino al 100% del costo dell’intervento, per importi compresi tra 100mila e 1,4 milioni di euro. L’importo attualizzato del contributo sarà erogato in un’unica soluzione anticipata, così da favorire l’immediata attivazione degli investimenti.

Le domande saranno accolte con procedura a sportello fino al 30 ottobre.

L’elenco dei Confidi partecipanti alla Ati, l’associazione temporanea per operare congiuntamente nell’ambito dell’intervento pubblico di sostegno al credito, sono Artigiancredito Consorzio Fidi della Piccola e Media Impresa- Società cooperativa (mandataria); Fider S.C.; Garcom Società Cooperativa; Fin. Promo.Ter. S.C.P.A.; Creditcomm; Finterziario Società Cooperativa di Garanzia, Cooperfidi Italia Società Cooperativa; Confidi Systema! S.C; Finergis società consortile di garanzia collettiva fidi; Italia Com-Fidi società consortile a responsabilità limitata.

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