domenica
17 Maggio 2026

In municipio spunta la bandiera di Israele. La Casa delle Donne: «Inaccettabile»

Venerdì una manifestazione per la pace delle femministe, che invitano il sindaco a rimuovere il vessillo

Bandiera Israele Comune Ra

«La bandiera di Israele nella finestra di Palazzo Merlato è inaccettabile». Lo dice senza mezze misure la Casa delle Donne – che ha organizzato un presidio per la pace venerdì 13 ottobre alle ore 17,30 in Piazza del Popolo a Ravenna – in una nota inviata alla stampa, dopo che il Comune ha deciso di appendere a un balcone di Palazzo Merlato la bandiera di Israele in seguito all’attacco di Hamas dei giorni scorsi.

A chiedere una manifestazione di solidarietà a Israele era stato nei giorni scorsi, tra gli altri, il capogruppo di Forza Italia in consiglio comunale, Alberto Ancarani, contro quello che ha definito «un deliberato attacco alla civiltà occidentale libera e democratica, tuttora purtroppo in corso».

«È inaccettabile – continua invece la nota della Casa delle Donne – perché, ancora una volta, si dimostra di essere capaci di ragionare solo secondo la logica binaria aggredito/aggressore, civiltà/barbarie, amico/nemico. La logica su cui si fonda e si alimenta la guerra invece di impegnarsi a costruire ponti di pace. È inaccettabile perché la bandiera di una parte sola copre il senso umano della sconfitta che dovremmo provare tutti e tutte: sconfitta per il popolo palestinese, per quello israeliano, per la comunità internazionale troppo e troppo a lungo silente e complice».

È inaccettabile, secondo le femministe, «perché da decenni il Comune di Ravenna tramite la cooperazione internazionale sostiene progetti di promozione e inclusione scolastica a favore bambini e bambine vulnerabili e con disabilità, progetti di empowerment, sostenibilità e lavoro per le donne con disabilità nella Striscia di Gaza e Cisgiordania e in Palestina».

«Condanniamo la violenza di entrambi le parti, niente può giustificarla – termina la nota -, ma non si può spiegare l’orrore di questi giorni senza una cognizione del contesto e delle cause profonde di un conflitto che nessuno, a partire dalla comunità internazionale, ha mai voluto davvero affrontare. Tutto questo in violazione dei diritti umani, del diritto internazionale e di decine di Risoluzioni Onu sull’operato di Israele, a cui si è aggiunto nel 2017 un Rapporto dell’Onu e nel 2022 un Rapporto di Amnesty International che certificano la costruzione di un sistema di apartheid nei confronti del popolo palestinese. Per tutto questo Israele non ha mai subito sanzioni e ha continuato a operare nella più totale impunità. Perché finisca la violenza deve finire l’occupazione militare».

La Casa delle Donne chiede quindi al sindaco De Pascale di togliere la bandiera «dal balcone della Casa Comunale che è la Casa di tutte e tutti, anche dei 10 palestinesi e della israeliana che vivono nella nostra città».

Da Lugo lettere al rabbino di Ferrara e al sindaco dell’israeliana Yokneam Illit

Ranalli: «Hamas cessi l’azione militare e vengano liberati i prigionieri»

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Il sindaco di Lugo Davide Ranalli

Due lettere, al rabbino di Ferrara Luciano Meir Caro e al sindaco Simon Alfasi, della città gemellata Yokneam Illit.

Le ha scritte il sindaco di Lugo Davide Ranalli per esprimere vicinanza e solidarietà alla comunità ebraica e al popolo israeliano dopo l’attacco terroristico di Hamas.  «In queste ore angoscianti è necessario ribadire la vicinanza e l’amicizia con chi è stato attaccato», ha spiegato il sindaco.

«Ciò che sta avvenendo dopo la sciagurata azione dei terroristi di Hamas – si legge nel testo della lettera inviata al rabbino di Ferrara – non deve lasciarci passivi ma portarci a rafforzare i nostri legami e i nostri rapporti. Lugo, città che ha ospitato nei secoli una attiva comunità ebraica, è vicina al popolo di Israele in questo momento drammatico. Hamas cessi l’azione militare e vengano liberati i prigionieri. L’innesco di una spirale di guerra potrebbe portare a conseguenze inimmaginabili e devastanti».

«Da Lugo condanniamo senza riserve quanto accaduto – si legge invece nel testo della lettera inviata al sindaco di Yokneam Illit -, azioni che portano solo all’aumento di un odio incontrollato e ci mettiamo a disposizione per tutto ciò che possa servire in nome del legame tra le nostre comunità».

A Lugo torna il festival vintage, con quasi due chilometri di banchi espositivi

Attese oltre 30mila persone. Oltre al mercatino, in programma anche lezioni di ballo, mostre, concerti…

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Sono attesi migliaia di visitatori (la stima è di 30-35mila) per l’edizione di ottobre del Lugo Vintage Festival, il weekend dedicato alla cultura vintage in programma nel centro storico di Lugo il 14 e 15 ottobre (sabato dalle 10 alle 20 e domenica dalle 10 alle 19).

Il festival, arrivato alla sua 33esima edizione, vedrà protagonisti oltre 300 espositori provenienti da tutta Italia. Una delle caratteristiche della rassegna lughese è la prevalenza di espositori che non sono commercianti di professione ma amanti degli oggetti vintage. Sono quindi loro che, per la maggior parte, affolleranno le vie del centro storico nei quasi 2 km di banchi espositivi. Sono stati attentamente selezionati dalla segreteria organizzativa di Vintage per un giorno, il vintage market ideato da Angelo Caroli di A.N.G.E.L.O. e organizzato da Time Out.

Tra le colonne del Pavaglione o negli spazi di piazza dei Martiri e via Baracca saranno rappresentate tutte le varietà della moda e del costume d’epoca, complice anche il cambio guardaroba autunnale.

Nei due giorni in piazza Mazzini spazio anche alle note del boogie woogie e dello swing (anche per chi muove i primi passi), con lezioni di ballo gratuite. Sabato 14 dj set con Dj Serjei e il live con il piano impazzito dei Black Ball Boogie. Domenica alle lezioni si affiancherà il concerto di The Cadillac (chi parteciperà alle lezioni di ballo potrà decidere di donare per sostenere i cittadini colpiti dall’alluvione dello scorso maggio).

Alle Pescherie della Rocca si potrà ammirare in versione estesa la mostra che aveva avuto tanto successo nell’edizione di aprile alla galleria Lapilli. “THE SHOW MUST GO ON, la camera delle meraviglie, il circo e la magia” è il titolo dell’esposizione singolare della collezione del lughese Mago Jabba recentemente scomparso: una mostra unica nel suo genere che unirà la meraviglia di oggetti da wunderkammer a cimeli circensi e strane memorabilia magiche risalenti fin ai primi ‘900. La mostra inaugurerà venerdì 13 ottobre alle ore 18 e terminerà il 22 ottobre.

Sabato 14 alle 16.30 proprio davanti alle Pescherie della Rocca arriverà l’antica carrozza dei fenomeni da baraccone per un’atmosfera pre Halloween d’antan in linea con il tema freaks e magia che ha percorso tutto il Vintage Festival 2023.

Tutte le informazioni su www.vintageperungiorno.com

“Le avventure di un innovatore”: Federico Marchetti racconta la sua storia a Ravenna

Il fondatore di Yoox il 19 ottobre alla sala Corelli con il sindaco De Pascale

Federico Marchetti Re Carlo
Federico Marchetti in una foto di qualche anno fa con quello che è poi diventato Re Carlo III

Il fondatore di Yoox – colosso della vendita fashion online – il ravennate Federico Marchetti, sarà giovedì 19 ottobre nella “sua” Ravenna per presentare alla sala Corelli del teatro Alighieri il libro Le avventure di un innovatore, in cui ripercorre (affiancato dalla giornalista Daniela Hamaui) la sua storia personale.

Marchetti ne parlerà con il sindaco Michele de Pascale, dalle ore 18. A moderare, Valerio Baroncini, vicedirettore del Resto del Carlino.

Partito da un magazzino alla periferia di Bologna, Marchetti lo trasforma nel primo e-commerce della moda al mondo. Nel 2021, dopo ventun anni, lascia la guida di Yoox per occuparsi di sostenibilità: oggi è presidente della Fashion Task Force della Sustainable Markets Initiative, fondata da Re Carlo III, in un progetto di trasformazione della moda verso un futuro green che riunisce Ceo di tutto il mondo. Fa parte del Consiglio di Amministrazione della Giorgio Armani. Nel 2017 ha ricevuto dal Presidente della Repubblica la nomina di Cavaliere del Lavoro.

Ottobre con 30 gradi, a rischio le semine. L’allarme delle cooperative agricole

Avviate le irrigazioni. «Pronti a soluzioni innovative, ma serve il sostegno delle istituzioni»

Siccita Cooperative (4)Le temperature registrate in questo ottobre caldissimo rischiano di provocare forti danni all’agricoltura. L’allarme arriva dalle cooperative agricole associate a Legacoop Romagna,  già alle prese con la difficile gestione del post alluvione.

A settembre, la pioggia è diminuita del 65% e ormai a metà ottobre le temperature superano i 30 gradi. Queste condizioni stanno alterando il ciclo vegetativo delle piante.

Le cooperative agricole non riescono a preparare un idoneo letto di semina a causa del terreno arido, con  ritardi nelle semine di diverse colture come cicoria, colza, grano e erba medica. La mancanza di umidità del terreno impedisce una nascita e crescita corretta delle piantine come per i vivai di orticole a cui occorre una quantità di ore di freddo  sempre più difficile raggiungere, a scapito della loro qualità.

Per le viti, l’alta temperatura potrebbe ritardare il blocco vegetativo, ossia la fase in cui le piante riposano e accumulano nutrienti per il futuro. Per quanto riguarda la frutticoltura sono già gravi in tutta Italia gli effetti delle temperature anomale e fuori stagione. Particolarmente colpiti mele, kiwi verdi, uva da tavolo. Si lamentano riduzioni della quantità delle produzioni, ritardo nella fase terminale della maturazione di alcuni frutti (che ad esempio non riescono a raggiungere la corretta coloratura delle bucce), e peggioramento della qualità del prodotto, con danni da “bruciatura” e frutti di minori dimensioni.

Il comparto sementiero è molto preoccupato per quasi tutte le varietà di produzioni; si sono svolti da poche settimane i trapianti e le piantine sono estremamente sensibili alla carenza di acqua. Il rischio è la perdita di ettari e di produzione nella futura campagna 2024.

In assenza di precipitazioni alcune strutture hanno già iniziato ad irrigare, altre potrebbero seguire presto se le condizioni meteo non dovessero cambiare. Ci sono anche problemi nella preparazione dei terreni, specialmente quelli alluvionati, e nel controllo meccanico delle erbe infestanti.

Il Coordinamento delle cooperative agroalimentari di Legacoop Romagna sta seguendo da vicino questo tema e di recente si è tenuto un incontro con economisti, meteorologi e scienziati agronomi.  Gli studi attuali si stanno concentrando anche sulla creazione di varietà resistenti alla siccità e si stanno adottando approcci tecnologici per migliorare la ritenzione idrica del suolo, misurare i parametri delle piante, utilizzare metodi agricoli a minore dispersione delle risorse e controllare l’esposizione al sole delle piante. Queste nuove prospettive, però, hanno un costo elevato e necessitano di una sperimentazione dai tempi medio-lunghi.

«Il clima sta cambiando a un ritmo mai visto in 40 anni — dicono i responsabili agroalimentare di Legacoop Romagna, Stefano Patrizi e Federico Morgagni —. L’agricoltura si trova a fronteggiare sfide mai viste e crescenti a causa di questa  evoluzione climatica. Con stagioni sempre più calde ed eventi estremi in aumento, come alluvioni, trombe d’aria, grandinate e gelate tardive, la resilienza delle coltivazioni e delle aziende è sotto pressione e gli investimenti necessari per fronteggiare il riscaldamento globale non sono alla portata di tutti».

«Siamo pronti ad adottare soluzioni innovative per garantire un futuro sostenibile, ma serve un forte sostegno da parte delle istituzioni, che devono mettere da parte le posizioni negazioniste e ristabilire un’alleanza forte con la scienza e l’università», conclude il presidente di Legacoop Romagna, Paolo Lucchi.

La resurrezione del mosaico nel museo della città

Il nuovo piano terra del Mar, tra mediazioni e difficoltà di allestimento

Notte Europea Riallestimento

L’inaugurazione del riallestimento della sezione mosaici al Mar – lo scorso 12 maggio – ha avuto la sfortuna di anticipare di pochi giorni le gravi alluvioni sul territorio col risultato di passare ingiustamente in sordina ma, superato lo shock e in prossimità dell’apertura della Biennale del Mosaico, torniamo a questo importante evento espositivo. L’idea base del progetto è chiara: sostenere la centralità del mosaico contemporaneo per Ravenna a partire dalle prime esperienze di opere musive autonome dalla copia tardoantica, realizzate alla fine degli anni ‘50, fino alla produzione più recente senza dimenticare il collegamento alla tradizione che rende note in tutto il mondo le nostre basiliche e i monumenti tardoantichi.

La consistente collezione pubblica dei mosaici può farsi iniziare nel 1959 quando Giuseppe Bovini ebbe l’idea di coinvolgere alcuni maestri del ‘900 – fra cui Birolli, Capogrossi, Chagall, Moreni, Vedova – affinché collaborassero con i mosaicisti ravennati. Lo scopo di rilanciare con questa iniziativa il linguaggio musivo ebbe successo e la serie dei mosaici realizzati – ancora oggi di proprietà della Camera di Commercio, del Rotary e della Provincia di Ravenna – ha girato il mondo come vetrina della città fino almeno al 1969, quando tornò definitivamente a Ravenna venendo poi collocata nel 1986 nel quadriportico della Loggetta Lombardesca. Nel tempo, altre opere si sono aggiunte alla collezione pubblica – come i mosaici a soggetto dantesco del 1965 oggi al Museo Tamo – grazie anche ad una serie quasi ininterrotta di esposizioni che iniziano dalla metà degli anni ‘70: fra queste, le più importanti sono la prima rassegna del mosaico moderno (1976) a cui seguono le mostre Prototipo Mosaico (1986), De Mosaico (1987) e Oggetti del desiderio (1997) che indagano la relazione fra mosaico e design contemporaneo. Col passaggio al nuovo millennio l’incremento della collezione prosegue tramite donazioni e numerose iniziative: l’istituzione nel 2009 del premio internazionale Gaem (Giovani artisti e mosaico) e del contemporaneo Festival internazionale portano ad un’interessante mostra nel quadriportico del Mar dando avvio alle edizioni della Biennale del Mosaico. Nel 2013, il nuovo catalogo della collezione musiva a cura di Linda Kniffitz e Chiara Pausini coincide col riallestimento permanente – nel chiostro del Mar – dei mosaici moderni e contemporanei, concretizzato grazie a una generosa sovvenzione di fondi europei: l’intento è quello di evidenziare l’autonomia del linguaggio e la vitalità della produzione del territorio testimoniata anche da una serie di mostre temporanee fra cui quella curata da Alfonso Panzetta nel 2017.

Apparentemente tutti d’accordo su questa linea, l’allestimento del 2013 – condotto nell’ultimo anno della direzione di Claudio Spadoni – viene fatto scomparire nell’estate del 2020, causando una sensibile frattura fra museo e città. La colpa della rimozione viene data ai lavori di ristrutturazione ma è dovere di cronaca ricordare che fino al 2022, cioè fino all’arrivo dell’attuale direttore Roberto Cantagalli, non risultava nessun progetto sulla ricollocazione dei mosaici al Mar. Per questo, il riallestimento di quest’anno – finanziato da Regione, fondi europei e Rotary – viene salutato come Lazzaro uscito dalla tomba. Creato un nutrito comitato scientifico – composto da storici dell’arte, docenti dell’Accademia e università, funzionari di musei, Scuole di alta formazione, Soprintendenza – si è dato inizio a un lungo lavoro di mediazione sulle scelte e le soluzioni di allestimento affidate in ultimo al direttore del museo e all’architetto Nicola Nottoli dello Studio Macro Macchine Narrative di Lucca.

Declinazioni Contemporanee Mar

Il nuovo allestimento – visitabile con biglietto d’ingresso – occupa oggi sei sale interne dell’ala est del piano terra del Mar per poi proseguire nelle due ali del quadriportico a nord e ovest. Gli spazi interni ospitano la prima sezione dedicata ai Mosaici Moderni del ‘59 che, dopo i recentissimi restauri sui telai lignei originali, vengono esposti accanto ai cartoni corrispondenti, anch’essi sottoposti a interventi di tutela. L’assenza della luce naturale nelle stanze toglie molto del fascino ai mosaici, privati delle variabili rifrazioni luminose, ma un buon impianto illuminotecnico permette il raffronto diretto fra opere e cartoni, evitando la loro esposizione alla luce diretta e alle variazioni di umidità. Le tabelle esplicative alle pareti narrano la nascita del nucleo mentre alcuni monitor presentano fotografie, documenti e filmati dell’epoca, contestualizzando l’evento e i protagonisti. Unica nota negativa è un’impressione di forte soffocamento nella prima sala dove le distanze fra le opere risultano claustrofobiche: fortunatamente, la sensazione si stempera negli spazi seguenti, allestiti con mosaici di dimensioni più ridotte e di formato verticale.

La seconda e importante sezione sul tema del Mosaico & Design si apre e chiude nella quinta sala, dedicata principalmente al lavoro dello studio Alchimia con la collaborazione dei mosaicisti ravennati alla fine degli anni ‘80. Anche qui il problema dell’allestimento segna qualche battuta d’arresto a causa di opere poste al centro della stanza che interferiscono coi mosaici alle pareti: il Mobile aulico di Gregori contrasta con le Pale di mosaico a parete – il tentativo di imitare la storica Stanza aulica del 1988 non riesce – mentre le sculture musive di Baj e Gregori limitano la visione dei ritratti a parete. 

L’ultima stanza ad angolo introduce alle Declinazioni contemporanee in cui sono state collocate opere di grandi artisti italiani tradotte a mosaico nel corso degli anni ‘90. Al centro della sala campeggia la grande Bambola orientale (1995) di Marco Bravura che meriterebbe – come in passato – uno spazio autonomo anche perchè nella sua abbondanza stilistica interferisce con la delicatezza della Chambre turque di Balthus e delle Montagne incantate di Antonioni, posizionati sulla parete di fondo. I problemi della sala sono diversi – fra distanziamenti mancati e posizioni penalizzanti – ma almeno queste opere di pregio sono state recuperate alla visione pubblica.

Utile e interessante risulta la comunicazione dei pannelli e video: un monitor con schede sintetiche mappa la sedimentazione musiva contemporanea in numerosi luoghi della città fra cui anche il Parco della Pace inaugurato nel 1988 in quella che all’epoca era la prima periferia della città. La scelta di non presentare una sezione dedicata a questo grande intervento – si delega a una sintetica scheda sul monitor e al bozzetto preparatorio dell’Albero della vita di Paladino – comprime la posizione del Parco nella linea storica del mosaico ravennate: la sua dimensione corale e internazionale lo rende invece difficilmente assimilabile a tutti gli altri interventi eseguiti in città.

Vicino alla pesante rampa di raccordo al quadriportico – prima tappa di un futuro progetto complessivo sull’accessibilità che riguarderà l’intero museo – è installato l’unico monitor interattivo che permette di ascoltare le voci transgenerazionali dei protagonisti del mosaico in città. L’idea che ha incontrato il favore del pubblico necessita di aggiustamenti per omogeneizzare interviste, riprese video e traduzioni ma si tratta di un work in progress – afferma il direttore – che potrà essere integrato e ampliato.

Infine, nelle due ali del quadriportico che terminano l’indagine si colloca una lunga e forse troppo ampia selezione di mosaici contemporanei, composta da opere donate, acquistate o vincitrici di premi, realizzate negli ultimi 20 anni da autori ravennati, italiani e stranieri di diverse generazioni. Nella prima ala del chiostro i mosaici sono montati in parte a parete, in parte su grandi pannelli autoportanti le cui dimensioni standard sono state imposte dalle misure di sicurezza e dalla possibilità di adattamento a nuove soluzioni espositive previste dal progetto di rotazione dei mosaici di questa sezione con altri conservati nei magazzini. Questa soluzione aumenta e rende flessibile lo spazio espositivo che nelle intenzioni del progetto realizza un certo numero di stanze virtuali che evitano interferenze stilistiche, differenze tecniche e un certo “effetto corridoio”. Purtroppo, la serie ingombrante dei pannelli – che sembrano funzionare soprattutto per i lavori più piccoli – abbassano il tono dell’esposizione tanto quanto la posizione infelice di alcuni mosaici a parete, sistemati in modo coincidente ai termosifoni.

D’altra parte, la scelta di esporre un numero elevato di lavori e di utilizzare solo due lati del quadriportico – riservando altri spazi a pianoterra e le ali restanti ad attività didattiche o a eventuali esposizioni temporanee – non ha lasciato molte alternative.

In sintesi, la resurrezione del mosaico è un miracolo di cui la città non può che gioire: tenendo in conto tutte le difficoltà di allestimento, non rimane che sperare in una selezione ragionata e più agile delle opere in rotazione e negli auspicabili aggiustamenti espositivi. Occorre infine non dimenticare che un museo dialoga con tutta la città e le sue varie forze creative: il mosaico – pur con tutta la sua centralità – non è l’unico linguaggio esistente sul territorio e la sua freschezza, addirittura la sua evoluzione, si deve a un dialogo serrato con tutte le altre arti visive.

Trovato morto tra i rovi della pineta tra Marina di Ravenna e Punta Marina

Cordoglio per la scomparsa di Mirco Berti, 54 anni

Mirco Berti
Mirco Berti nella foto profilo di Facebook

Cordoglio a Marina di Ravenna (dove la famiglia gestisce uno storico negozio di pesca) per la morte di Mirco Berti, 54enne originario della località balneare ravennate, domiciliato a Cesena.

L’uomo – come scrive il Corriere Romagna oggi (10 ottobre) in edicola – è stato ritrovato sabato senza vita tra i rovi, in un fossato, nel tratto di pineta tra Marina e Punta, accanto alla sua bicicletta elettrica, danneggiata.

La salma è a disposizione della procura, anche se si escludono aggressioni o coinvolgimento di altre persone. La morte sarebbe quindi riconducibile a una violenta caduta o a un malore. Non ci sono testimoni.

Controllati 136 guidatori in una notte, solo due avevano bevuto troppo

Sette pattuglie dislocate in provincia per contrastare la guida in stato di alterazione

Nella sera e nella notte tra il 6 e il 7 ottobre la polizia stradale di Ravenna ha fermato e controllato i conducenti di 136 veicoli, al casello autostradale e nelle vicinanze dei luoghi di divertimento della provincia, e solo due sono risultati positivi all’alcoltest. Uno aveva un tasso alcolemico di poco superiore a 0,5 g/l (il limite ammesso per il codice della strada) e uno aveva il doppio del limite. Per entrambi ritiro della patente e per il secondo anche denuncia.

I controlli della polstrada sono stati eseguiti nell’ambito di una campagna di prevenzione stradale e di repressione delle condotte di guida in stato di alterazione in occasione della giornata in memoria delle vittime della strada, che si celebra quest’anno il 19 novembre.

Oltre alle normali pattuglie di vigilanza stradale, sono stati predisposti altri sette equipaggi dotati di etilometri, oltre ad una pattuglia della squadra cinofili della polizia di Stato e un’autoambulanza del comitato ravennate della Croce Rossa Italiana con a bordo un medico della Polizia incaricato della visita medica in loco dei conducenti con sospetta alterazione da assunzione di droghe.

I servizi mirati della polstrada proseguiranno nel corso delle prossime settimane, accompagnati da attività di sensibilizzazione rivolte specialmente ai giovani in un’ottica di educazione stradale.

Violento frontale sulla Dismano: muore una donna. Abitava a 1 km di distanza – FOTO

Scontro auto-furgone a Casemurate. Ad avere la peggio una 76enne

Tremendo incidente poco dopo le 11 di oggi, lunedì 9 ottobre, lungo via Dismano, a Casemurate, sul territorio del comune di Ravenna, a poca distanza dal cavalcavia sulla Cervese.

A scontrarsi frontalmente un’auto e un furgone: l’impatto è stato violentissimo e la conducente dell’automobile – una Volkswagen Up – è morta. Si tratta di una 76enne che abitava a poca distanza (circa 1 km) dall’incidente, nella frazione di Casemurate, Giovannella Maioli – vedova, senza figli, originaria di Firenze.

Coinvolto nell’incidente anche una moto, condotta da un turista 55enne, che si è scontrato con l’auto ma a velocità ridotta, senza riportare ferite.

L’autista del furgone, un cittadino cinese di 46 anni, è stato invece portato al Bufalini di Cesena con ferite giudicate di media gravità.

Sul posto la polizia locale per gestire la viabilità e ricostruire la dinamica dell’incidente.

«Troppi social per gli adolescenti: il rischio è alimentare l’insoddisfazione di sé»

La psicoterapeuta Vanzetta si occupa di web e disturbi alimentari «Dopo il Covid è aumentato il tempo online, le ragazze sono più a rischio»

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«L’uso dei social è ormai diventato imprescindibile nella nostra vita – afferma la psicoterapeuta Raffaela Vanzetta – e questo può generare, soprattutto tra gli adolescenti, un senso di insoddisfazione di sé».

Raffaela A (1)Di questa problematica si parlerà giovedì 12 ottobre, dalle 16 alle 19, alla sala Buzzi di Ravenna (via Berlinguer 11) in occasione della conferenza “Social Fame: adolescenza, social media e disturbi alimentari”. Durante l’incontro, Raffaela Vanzetta, coordinatrice del Centro per i disturbi del comportamento alimentare Infes di Bolzano, discuterà con altri ospiti del rapporto fra il mondo virtuale, quale nuovo luogo di costruzione del reale, e i disturbi alimentari. Questo a partire dal volume “Social Fame”, pubblicato nel 2023, di cui Vanzetta è autrice insieme alla psichiatra e psicoterapeuta Laura Dalla Ragione.

Dottoressa Vanzetta, com’è nato questo libro?
«Insieme a Laura Dalla Ragione ci siamo accorte che, soprattutto dopo la pandemia, l’utilizzo dei social tra gli adolescenti è aumentato. Così abbiamo iniziato a parlare con i pazienti e a leggere diversi studi che si occupavano di questa problematica. Dall’uscita del libro abbiamo ricevuto feedback molto positivi soprattutto dagli insegnanti: attraverso la lettura di questo volume diamo agli adulti la possibilità di capire il mondo dei giovani».

Qual è il rapporto tra adolescenti e social?
«L’esposizione continua, attraverso l’utilizzo dei social e soprattutto di Instagram e TikTok, al corpo, alle storie e alla vita degli altri ha influenza sul cervello e sulla capacità critica degli adolescenti. I social ci permettono di trovare informazioni di cui abbiamo bisogno, ma non siamo consapevoli dei rischi. I limiti di età esistono ma non vengono rispettati e molti non ne sono neanche a conoscenza: ad esempio Whatsapp dovrebbe essere utilizzato da utenti maggiori di 16 anni, TikTok di 13. I genitori mentono e permettono ai loro figli di farsi un account per fare in modo che non si sentano esclusi e che possano comunicare con gli altri».

Quali sono i rischi maggiori dei social?
«Il rischio maggiore è quello di alimentare l’insoddisfazione di sé: ogni giorno i giovani si confrontano con vite stupende di persone che hanno successo. Non sto parlando di vere e proprie “star”, ma di coetanei che sono riusciti ad avere molti follower e anche un giro di denaro, mettendo in mostra il loro corpo sui social ed esibendo una vita più bella rispetto a quella degli altri. Questo confronto porta insoddisfazione e genera fatica ad accettare la propria vita».

Chi è maggiormente soggetto a questi rischi?
«Sicuramente le ragazze, a partire già da 11 anni, ma anche più grandi. I ragazzi utilizzano diversamente i social: seguono soprattutto i calciatori e questo può proiettarli verso l’idea di avere un corpo palestrato, ma hanno meno bisogno di confrontarsi con gli altri rispetto alle ragazze».

Come nascono i disturbi alimentari?
«Molte influencer mostrano sui social cosa mangiano e l’attività fisica che fanno e questo contribuisce a diffondere il messaggio che per avere una vita felice devi avere il corpo giusto e un’alimentazione adeguata. Quindi ragazzine ancora molto piccole iniziano a eliminare determinate cose e a portare il loro corpo a una situazione di stress che poi sfocia nel disturbo alimentare».

Negli anni è aumentata questa problematica?
«Dopo il Covid c’è stato un aumento considerevole nel tempo di utilizzo dei social per gli adolescenti: secondo gli studi i dati sono quasi raddoppiati, passando da due ore al giorno a quattro o sei ore. La società è cambiata e i giovani vivono in una maggiore incertezza dal punto di vista climatico e sociale, l’unica cosa che riescono a controllare è il loro corpo e questo dà loro sicurezza. Per quanto riguarda i disturbi alimentari conosco i dati dell’Alto-Adige, dove vivo, ma quello che accade qui succede anche nel resto d’Italia. Nel 2022 c’è stato un aumento dei disturbi alimentari del 26 percento rispetto a prima della pandemia, nei minorenni del 51 percento».

Cosa possono fare i genitori? Quando è necessario rivolgersi a un professionista?
«L’errore più comune commesso dai genitori di figli adolescenti è quello di lasciarli entrare da soli nel mondo dei social, un mondo virtuale che per loro è reale. Sicuramente i giovani sanno gestire il cellulare meglio degli adulti dal punto di vista tecnologico, ma non conoscono i contenuti e non hanno strumenti per riflettere. Se i genitori si accorgono che l’umore dei propri figli peggiora, se li vedono tristi o notano comportamenti alimentari strampalati, non sempre la colpa è dell’adolescenza, ma bisogna stare attenti e se necessario rivolgersi a un professionista».

Approvato il progetto per il Museo del Governo delle acque in un edificio del 1890

Intervento da 1,75 milioni di euro (1,4 dallo Stato) nell’ex casello delle saline: sarà ristrutturato l’immobile e anche i macchinari usati come idrovore

L’amministrazione comunale di Cervia ha approvato il progetto definitivo per la valorizzazione dell’edificio storico all’ingresso delle salina, vicino al Centro Visite, che sarà la sede del Museo del Governo delle Acque. Il costo complessivo del recupero per la ristrutturazione dell’immobile  è di 1,75 milioni di euro di cui 1,4 dal contributo statale col Piano nazionale per gli investimenti complementari al Pnrr.

L’intervento consiste nella valorizzazione dell’immobile storico, il cosiddetto “casello”, costruito nel 1890 con funzione originaria di postazione di sorveglianza delle vie d’accesso alle saline. Fu poi utilizzato in seguito con la funzione di idrovora per la regolamentazione delle acque interne alla salina per il quale è previsto un restauro conservativo sia dell’immobile che dei macchinari.

La struttura verrà convertita in “Museo del governo delle acque”, in grado di raccontare la storia della salina e del delicato equilibrio fra uomo e ambiente attraverso la regimentazione delle acque.

Il contributo per questo intervento fa parte del fondo più complessivo del Pnrr destinato al comparto delle Saline e alle Pinete che ammonta a 6,5 milioni di euro e che comprende oltre Museo, il Centro visite,  la Pista ciclabile anello del sale, la valorizzazione del Parco naturale, i  percorsi naturalistici della pineta di Milano Marittima, la realizzazione della torre di avvistamento.

Rubano alcolici dal bar di piazza San Francesco e bivaccano alla tomba di Dante

Si tratta del secondo colpo in pochi giorni. Secondo il titolare di “Palumbo” la situazione è «ingestibile»

RAVENNA 23/09/2003. NUOVA ILLUMINAZIONE DI PIAZZA SN FRANCESCO
Piazza San Francesco

Hanno sfondato la porta del magazzino e hanno arraffato alcolici di ogni genere, consumate poi a pochi metri di distanza, vicino alla tomba di Dante, lasciando poi bottiglie e lattina di alcolici (vuote e anche piene) tra i sarcofagi della zona del Silenzio.

Si tratta del secondo colpo in pochi giorni ai danni del bar-pasticceria Palumbo, sotto i portici di piazza San Francesco, in centro a Ravenna.

Ne scrive il Corriere Romagna in edicola oggi, 9 ottobre, con ulteriori dettagli e lo sfogo del titolare del locale, che si dice esasperato per una «situazione ingestibile» legata al decoro della piazza.

I carabinieri cercheranno di risalire ai responsabili sfruttando le immagini della videosorveglianza presente in zona.

Riviste Reclam

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