martedì
19 Maggio 2026

Vento e grandine, abbattuti 60 alberi nel Cervese e danni nelle campagne faentine

Danni alle colture e anche alcuni veicoli colpiti da pini caduti

359081555 664462182375517 3768997789663726839 NIl violento temporale sulla provincia di Ravenna nella tarda mattinata di oggi, 13 luglio, ha lasciato danni. In alcuni punti si sono registrate forti raffiche di vento e grandine. La zona sud del comune di Ravenna e l’area cervese hanno avuto diversi alberi abbattuti, soprattutto pini. Il Comune di Cervia ne conta circa 60. Nelle campagne faentine invece è stata la grandine a danneggiare le coltivazioni.

I pini sono caduti nelle pinete, ma anche su alcune arterie, bloccando temporaneamente la viabilità. Le piante abbattute, escluse le pinete, sono circa sessanta di grosse dimensioni, si valuterà successivamente i danni sulle aree pinetali di Milano Marittima alle quali per precauzione è stato vietato l’accesso. La protezione civile e i vigili del fuoco sono già operativi e stanno lavorando per liberare le strade. Numerose le squadre giunte rapidamente da tutta la Romagna. Si sta procedendo per priorità, entro la giornata di domani la situazione tornerà alla normalità.

La grandinata, breve ma intensa, ha interessato intere aree della bassa faentina, Reda, Basiago, San Giovannino, per poi coinvolgere la collina, con danni ingenti già segnalati su frutteti e campi di grano e mais a Marzeno, Sarna e su fino a Brisighella. Alberi caduti tra le ferite delle frane sono segnalati tra le vallate di Casola Valsenio e Riolo Terme. Grandinata, con chicchi di medio-piccola dimensione, anche sulle campagne tra San Pietro in Vincoli e Gambellara.

Coldiretti Ravenna invita gli agricoltori a segnalare al più presto i danni subiti, di modo tale da poter mettere in moto tutte le procedure di sostegno e ristoro possibili atte a compensare le eventuali perdite economiche e fondiarie subite. «La portata dell’evento sarà valutabile solo nei prossimi giorni, ma alcuni danni sono già ravvisabili ad occhio nudo, peraltro su colture già stremate dalle gelate tardive di aprile e dagli eventi alluvionali di maggio».

La grandine – spiega la Coldiretti – colpisce i frutti in modo da provocarne la caduta o danneggiandoli in modo tale da impedirne la crescita o lasciando deformazioni tali da renderli non adatti alla commercializzazione. «Un evento climatico avverso che – precisa la Coldiretti – si ripete sempre con maggiore frequenza ma a cambiare è anche la dimensione dei chicchi che risulta essere aumentata considerevolmente negli ultimi anni con la caduta di veri e propri blocchi di ghiaccio con danni che lo scorso anno hanno raggiunto la cifra record di oltre mezzo miliardo di euro solo nelle aziende assicurate secondo l’Asnacodi».

Nuove analisi entro i limiti, revocato il divieto di balneazione a Marina Romea

Il tratto interessato era di 200 metri a cavallo della foce del Lamone

Bambini SpiaggiaLe nuove analisi microbiologiche dei campioni di acque marine, effettuate da Arpae il 12 luglio, hanno attestato il rientro dei valori dei parametri nei limiti previsti dalla legge per le acque e così è stato revocato il divieto temporaneo di balneazione in due tratti di mare nei pressi della foce del Lamone a Marina Romea emesso l’11 luglio (cento metri a nord e cento metri a sud dalla foce stessa).

I produttori dell’olio Dop hanno bisogno di nuovi stradelli per raccogliere le olive

La cooperativa agricola braccianti Terra di Brisighella conta 300 ettari di olivi di cui 100-120 per la produzione Dop che rappresentano il 95 percento della produzione di origine protetta. Il presidente: «Le piante possono sopravvivere anche se si sono spostate con le frane del terreno»

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Un ulivo spaccato in tre da una frana ma ancora vivo

«Gli ulivi sono piante resistenti, se il terreno in cui sono viene spostato da una frana possono anche sopravvivere in un altro punto se sono stati spostati con tutte le radici. Però bisogna avere accesso agli alberi per i trattamenti e la raccolta e questo è quello che manca a Brisighella». Sergio Spada è il presidente della Cooperativa agricola braccianti (Cab) Terra di Brisighella che conta 300 soci: in totale 300 ettari di olivi di cui 100-120 per la produzione Dop che rappresentano il 95 percento della produzione Dop. Questi erano i numeri fino ad aprile. Poi sono arrivati maltempo e frane: «Non abbiamo ancora fatto un censimento della situazione perché ci sono difficoltà a raggiungere i terreni. Avremo bisogno di tecnici specializzati ma anche di macchinari che facciano i lavori».

Già da prima dei dissesti gli uliveti erano in terreni marginali e gli agricoltori erano attrezzati di conseguenza con macchinari di dimensioni ridotte per percorrere sentieri stretti con pendenze significative. Ora però in alcuni punti non ci sono più i sentieri: «Li chiamiamo stradelli, sono collegamenti nei poderi e sono indispensabili. Per le potature e i trattamenti si può anche pensare di andare a piedi, ma quando arriverà il momento della raccolta non è pensabile di portare via a spalla le olive».

Il periodo va da metà ottobre a fine novembre: «Per il 2023 era già prevista una raccolta scarsa perché ormai da anni c’è alternanza tra anni buoni e anni meno. Si va da 4-5mila quintali a 10mila». Il presidente della Cab ha ben chiaro qual è l’esigenza degli agricoltori: «Prima dell’inverno sistemare la viabilità comunale degli stradelli interpoderali perché poi non si può andare su terreni con grandi pendenze bagnati dalle piogge».

Il pericolo da scongiurare è l’abbandono: «Sarebbe un peccato mortale lasciare andare delle piante perché non è stato realizzata una via di accesso al terreno». Alcune piante hanno cambiato proprietario: «Gli smottamenti di terreni hanno fatto finire alberi in altri poderi e credo che là resteranno perché uno spostamento sarebbe difficile».

E chi dovesse piantare nuovi alberi, che tempi dovrà attendere per averli in produzione? «Partendo da una pianta di due anni, in una zona con irrigazione si può sperare di vederla produrre dopo 3-4 anni, altrimenti almeno 7-8».

Due nuove fermate dell’autobus in via Pascoli e Gramsci, sono costate 67mila euro

Sono operative da lunedì 10 luglio e sostituiscono le precedenti di via Matteotti, serviranno le linee 152 e 177. Lo spostamento è dovuto al trasferimento del mercato settimanale in piazza Mazzini

Cotignola Nuova Fermata AutobusSono operative da lunedì 10 luglio le due nuove fermate per gli autobus in via Pascoli e via Gramsci a Cotignola, in sostituzione delle precedenti fermate di via Matteotti. Le fermate serviranno la linea 152 Bagnacavallo-Faenza e la linea 177 Lugo-Faenza. Il costo totale dell’intervento, comprensivo dei lavori di realizzazione delle rispettive piazzole stradali, ammonta a 67.500 euro.

Le due nuove fermate sono collocate in via Pascoli – fronte civico 10 (in direzione Lugo-Bagnacavallo) e in via Gramsci – civico 1 (in direzione Faenza). Sono dotate di pensilina, di tabelloni per l’esposizione degli orari e di portabiciclette con copertura.

Lo spostamento è dovuto al trasferimento del mercato settimanale, a partire da venerdì 14 luglio, da piazza Vittorio Emanuele II nell’adiacente piazza Mazzini.

Obiettivo del cambiamento è garantire un migliore sfruttamento degli spazi disponibili e consentire un riallestimento della piazza con nuovi arredi e una migliore pedonalità.

«Con questo intervento – ha spiegato il sindaco di Cotignola Luca Piovaccari -, che tiene insieme funzionalità degli spazi e arredo urbano, miglioriamo l’utilizzo dei mezzi pubblici, alleggerendo il centro dalla mobilità pesante degli autobus».

Università, bando per 93 posti letto: singola a 185 euro, aumento del 12 percento

Fino all’11 settembre 2023 si possono presentare le domande al bando della Fondazione Flaminia per i 93 posti letto per studenti universitari a Ravenna: il minimo per una singola è 185 euro mensili, in aumento del 12 percento rispetto al 2022

513c8ccb 2ab0 46e5 2928 C612bcdee76eLa principale offerta di alloggi a prezzi calmierati per gli studenti universitari fuori sede a Ravenna è rappresentata dal bando della Fondazione Flaminia, l’ente di diritto che da trent’anni sostiene il decentramento dell’Università di Bologna in Romagna.

Per l’anno accademico 2023-2024 il bando si è appena aperto e il termine per presentare le domande è l’11 settembre. Sono disponibili 93 posti: sia appartamenti di proprietà comunale sia appartamenti reperiti direttamente da Flaminia. In via Le Corbusier ci sono 4 alloggi per complessivi 20 posti letto (8 doppie e 4 singole), in via Bixio 15 appartamenti privati in locazione a Flaminia per complessivi 62 posti (26 doppie e 10 singole) e in via D’Azeglio due appartamenti privati in locazione per complessivi 11 posti (4 doppie e 3 singole). Altri 14 posti fanno parte di un progetto di ospitalità riservato agli specializzandi di Medicina che vengono in formazione a Ravenna. Il totale di 107 è lo stesso andato a bando nel 2022 (nel 2017 i posti erano 48). A luglio 2022 arrivarono 117 domande. All’incirca ogni anno almeno la metà degli studenti riconferma; l’altra metà è data da studenti che si laureano, oppure vanno in Erasmus nel primo semestre o ancora trovano il loro spazio nel mercato libero o interrompono gli studi.

Il bando è frutto di una convenzione triennale recentemente rinnovata tra il Comune di Ravenna e Flaminia che prevede 25mila euro dal Comune ogni anno per la compartecipazione nelle spese per le attività di promozione, coordinamento e gestione del servizio abitativo svolte dalla Fondazione Flaminia.

La retta (per undici mensilità da settembre a agosto) è 145 euro o 215 per una stanza doppia e 185 o 270 per una singola. Rispetto al 2022 i prezzi sono aumentati fino al 12 percento. Possono concorrere all’assegnazione gli studenti non residenti in provincia di Ravenna (ad eccezione del comune di Casola Valsenio) che siano iscritti o al primo anno fuori corso delle lauree di Ravenna, dell’Accademia di Belle Arti e del conservatorio musicale di Studi Musicali “Giuseppe Verdi” di Ravenna. Possono concorrere anche gli studenti internazionali che partecipano a progetti Erasmus. La graduatoria viene stilata con un punteggio che premia i risultati scolastici e tiene conto del reddito Isee e della distanza chilometrica tra la residenza e Ravenna.

Maggiori informazioni sul bando si possono reperire sul sito internet di Fondazione Flaminia a questo link.

Manifestazione pro “angeli del fango” contro il prefetto: due segnalati in procura

Sit-in di Potere al Popolo: la referente nazionale e il referente provinciale, Marta Collot e Gianfranco Santini, rischiano un’accusa per manifestazione non autorizzata

Presidio Prefettura 28 MaggioUna manifestazione con striscioni, bandiere e megafoni andata in scena in piazza del Popolo a Ravenna il 28 maggio scorso, in difesa dei cosiddetti “angeli del fango” e contro il prefetto Castrese De Rosa e lo Stato, ha portato alla segnalazione in procura da parte della Digos di due esponenti del movimento politico Potere al Popolo che aveva promosso il sit-in. Si tratta della 30enne Marta Collot e del 60enne Gianfranco Santini, referenti rispettivamente nazionale e provinciale di Pap. Collot si candidò a governatrice dell’Emilia-Romagna nel 2020 e Santini è stato candidato sindaco alle amministrative del 2021.

I due rischiano un’accusa per manifestazione senza permessi (articolo 18 del Tulps, il testo unico per le leggi sulla pubblica sicurezza). La contestazione, a cui parteciparono 20-30 persone da varie parti d’Italia, si sarebbe svolta senza preavviso alla questura. La notizia è riportata da Il Resto del Carlino in edicola oggi, 13 luglio.

Il sit-in voleva criticare le esternazioni del prefetto che pochi giorni prima aveva invitato il popolo dei volontari ad astenersi dal partecipare alle operazioni di pulizia e soccorso dei territori alluvionati per non intralciare l’attività dei soccorritori professionisti.

L’alluvione ha fatto 400mila euro di danni, ma le Cupole non mollano dopo 53 anni

La rottura del fiume Senio il 17 maggio ha spinto acqua e fango dentro alla discoteca Le Cupole di Castel Bolognese: parcheggio e impianti elettrici distrutti, poltrone e arredi ritrovati in mezzo alle piantagioni di kiwi nei dintorni. Il proprietario è il 71enne Paolo Malucelli, figlio del fondatore: «A fine agosto riapriremo. Clientela da 20 a 94 anni»

IMG 0967L’acqua ha fatto gonfiare il linoleum che ora va buttato, ma sotto ha resistito il pavimento in piastrelle bianche e blu posato nel 1970 quando vennero costruite Le Cupole. La discoteca in via Emilia a Castel Bolognese è l’unica in provincia colpita dalle alluvioni di maggio. Una stima sommaria del proprietario e gestore, il 71enne Paolo Malucelli, parla di circa 400mila euro di danni per il ripristino. Il locale, fondato 53 anni fa dal padre di Paolo, è aperto tutto l’anno: in estate occupa una ventina di lavoratori e arriva a 35 in inverno quando fa quattro aperture a settimana che in epoca pre pandemica portavano in totale un’affluenza di circa 3.500 persone. La data segnata sul calendario è l’ultimo weekend di agosto o il primo di settembre. Per quei giorni è prevista la riapertura.

IMG 0960Per accogliere i ballerini bisognerà riavere un parcheggio: «È tutto da riasfaltare, abbiamo un preventivo di 180mila euro». Almeno altrettanto ci vorrà all’interno per gli impianti elettrici e qualche parte di arredo anche se la maggior parte delle poltroncine erano state spostate in alto. «Il problema è che non è facile trovare ditte che possano fare i lavori in fretta perché nella zona ci sono tante situazioni critiche». Nel conto economico non vanno dimenticati i mancati incassi: «In altri tempi in queste settimane avremmo le serate estive all’aperto e il mese di giugno con un meteo incerto avrebbe portato buone affluenze perché la gente è meno invogliata a spostarsi al mare e da noi sa che c’è la parte al coperto in caso di maltempo».

I primi allagamenti del 3 maggio avevano lasciato poche conseguenze: «In quattro giorni eravamo di nuovo operativi e aperti». Il disastro è stato nella notte fra il 16 e il 17 maggio con la rottura del fiume Senio. I circa 2.500 mq coperti delle Cupole si articolano su più livelli: i camerini degli artisti sono seminterrati e lì c’era più di un metro di acqua e pantano, le piste da ballo erano diventate dei catini con mezzo metro d’acqua, in altri punti non si è andati oltre i dieci cm. Le conduttore degli impianti elettrici che corrono sotto i pavimenti si sono riempite di acqua. Danni consistenti nelle aree esterne: «La forza dell’acqua ha fatto danni di ogni tipo, ci siamo ritrovati una settantina di poltrone in mezzo a una piantagione di kiwi a centinaia di metri dal locale. Un container di attrezzature è stato spostato. Abbiamo smaltito quattro camion di rifiuti».

L’alluvione sarà un’altra pagina nella storia del locale che è quasi un’istituzione della movida notturna: «Una ventina di anni fa ci fu un periodo di scosse di terremoto – ricorda Antonella Camurani, storica segretaria dell’attività – e visto che abitavo ai piani alti decisi che mi sentivo più sicura a dormire qua dentro». La dipendente si ricorda anche il giorno in cui vennero costruite le Cupole: «Ero una bambina, passai per la via Emilia al mattino con i miei genitori e non c’era niente, la sera c’erano le cupole perché si usò una tecnica particolare che alzò le strutture in così poco tempo».

Malucelli guarda alla riapertura fra un paio di mesi con una incognita: «La nostra clientela rientra in un raggio di circa 50 km che è il territorio duramente colpito dal disastro. La gente avrà voglia di ballare?».

Cinque sale interne e quattro piste esterne ampliano l’offerta musicale dal rock al liscio da balera: «Dai venti ai 94 anni, abbiamo persone di tutte le età, anche nella stessa serata perché ogni ambiente è distinto». Qualche anno fa Malucelli riuscì anche a inventarsi la serata per genitori che dovevano ingannare l’attesa: «Per una festa di fine anno scolastico i minori di 16 anni dovevano essere accompagnati. E allora pensammo di aprire una sala per mamme e papà».

Mezzo secolo di balli, ma non solo: «Siamo stati anche il set di un film con Adriano Celentano e di una puntata dell’Ispettore Coliandro». Ma non basta questo per resistere in un mondo dove cambiano i modi divertirsi. Il Covid è stato una batosta micidiale: «Ci hanno tenuti chiusi per molti mesi e molto gente si è abituata a stare a casa, a qualcuno è anche rimasta un po’ di paura del virus». Ma la crisi del settore viene da più lontano: «Con il tempo sono comparse altre forme di divertimento. I ristoranti che mettono musica alta e spesso assomigliano a discoteche anche se non potrebbero. Poi gli street bar e l’espansione di bagni al mare che non sono molto distanti e offrono quasi la stessa cosa».

Se le Cupole hanno resistito così tanto, forse è anche per le regole impostate da Malucelli: «Controllo rigido dei documenti per l’età dei più giovani, non lavoriamo con i pr e alle 3 di notte le serate finiscono. A quell’ora comincia lo stop alla vendita di alcolici e non vogliamo bisticciare con i clienti che non si accontentano di una Coca Cola. Ormai i giovani che vengono da noi lo sanno e questo forse è una sicurezza in più per le famiglie».

La magistrale impurità di “Don Chisciotte ad ardere”

Lo spettacolo di Ermanna Montanari e Marco Martinelli incastra vari registri in un “teatro dei molti” in grado di mescolare immaginario, letteratura e vite plurali

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Ermanna Montanari e Marco Martinelli sulla soglia di Palazzo Malagola introducono “Don Chisciotte ad ardere” (foto Marco Casella Nirmal)

– …Ancora insegui sogni, vecchio? –
– Sissignore. Così le fatiche del cammino diventeranno storie da rac- contare –
– Anche quelle che finiscono male? –
– Non importa la fine …esistono solo storie ben raccontate –

Utilizzo impropriamente l’ultimo dialogo fra Don Chisciotte e Sancho Panza nel bel film di Terry Gillian uscito nel 2018 (L’uomo che uccise Don Chisciotte) costato un inferno al regista.

La sostanza è che esistono solo storie ben raccontate ed è questa l’idea con cui si esce dallo spettacolo Don Chisciotte ad ardere – anzi, dalla prima parte visto che, come nel caso della Commedia, il tragitto drammaturgico prevede un lavoro da concludersi in tre anni – portato in scena da Teatro delle Albe-Ravenna Teatro e prodotto da Ravenna Festival, fino al 16 luglio a Palazzo Malagola.

Dopo Dante, è un altro colosso della letteratura mondiale a farsi pasta per quella trasformazione e traduzione in linguaggio teatrale sotto la mani di Ermanna Montanari e Marco Martinelli che firmano la regia della trasposizione teatrale del capolavoro di Cervantes. A distanza di quasi tre secoli dalla Commedia dantesca, il Don Chisciotte ne condivide la grandezza e la capacità di creare mondi paralleli ma abbandona il solido impianto filosofico per addentrarsi in un sentire più moderno: quel vivere fra sogni e vita, sanità e follia, rifrazioni di specchi e interpretazione univoca del reale, indovinelli-tramas de intrigas e presunta realtà, tipici della produzione tardocinquecentesca e soprattutto barocca. Non mancano qui le infiltrazioni filosofiche: la malinconia del nostro hidalgo – per quanto presa in giro, malamente interpretata da Sancho e rovesciata in burla da Cervantes – ha radici nella ripresa neoplatonica del ‘400 e trapassa come un vento torrenziale dall’inglese Robert Burton al russo Starobinskiy fino alle più recenti pagine di Eugenio Borgna. Il pazzo cavaliere errante di Cervantes confonde fantasie e realtà, seguendo gli stati della malattia malinconica che procede da una proliferazione incontrollabile di immagini interiori.

Puntualmente, il lavoro di Marco e Ermanna è costellato da immagini che facilitano la traduzione dal linguaggio del romanzo a quello teatrale come nella comparsa della maga Hermanita – colei che imbroglia i fili – dal balcone di Palazzo Malagola. Insieme al mago Marcus, che i fili li insegue, intrepretano due figure fondamentali, rivestendo la funzione narrativa che nel romanzo è destinata a Cide Hamete Benengeli – lo storico arabo di cui Cervantes afferma nel prologo di aver trovato un manoscritto che racconta la storia del cavaliere –, dall’altro riconfermando la potenza della magia immaginifica e l’inaffidabilità narrativa che conduce la storia.

La maga accoglie il pubblico dall’alto in un linguaggio franto, contaminato, che esce da una testa “spapolà” in grado di restituire agli spettatori non certezze ma solo domande oltre a un’accoglienza incondizionata tramite Marcus e una porta, di qua dalla quale si lascia a terra ogni legame col mondo reale. Comincia dalla prima stanza la sequenza delle immagini, trasferite in tableaux vivants attraversati da scosse performative e moltiplicate dalle tracce visive di Stefano Ricci. A ciascun spettatore – da qui trasformato fino alla fine in un vero e proprio errante – viene consegnato lo scritto di un sogno, meraviglioso o terribile che sia, partorito dalle fantasie notturne delle cittadine e cittadini che hanno risposto alla chiamata pubblica per la realizzazione dello spettacolo.

Nell’androne si trascrivono sogni e si cuciono libri di sogni alle note di un canto sefardita per la bella voce di Serena Adami. Gli erranti attraversano poi a piccoli gruppi le stanze del palazzo fino alle soffitte attraversando la membrana dei sogni: una donna si taglia i capelli, due anziani si abbracciano, un gruppo di militari sono appostati, una stanza è piena di grano, un’altra è un mattatoio odoroso di sangue, dietro a uno specchio due bambine giocano a castelli di sabbia, poi si attraversa una stanza alchemica. Il labirinto dei sogni – ma sono sogni o metafore del reale? – che ha disorientato gli erranti ha termine nel cortile, dove inizia la storia di Don Chisciotte, del fido Sancho e della bella Dulcinea.

Tradotto e giocoforza tradito – perchè altro non sarebbe possibile per una bella storia – il testo di Cervantes si presta ad una selezione di eventi e personaggi: il burattino che la maga manipola è uno dei demoni visti da Don Chisciotte nel romanzo mentre l’azione – inframezzata dalle musiche della band Leda, dalle azioni e danze dei coreuti, dai movimenti direttivi di Luca Fagioli simile a Orson Welles – unisce varie vicende tratte dal romanzo, trasfigurate, irriconoscibili: dall’incontro coi pastori agli avvenimenti nella locanda che per Chisciotte è un castello, dalla storia di Marcella che fugge l’amore perchè vuole star da sola alla liberazione dei carcerati del re. Lo sviluppo drammaturgico mescola il racconto alla cronaca contemporanea, la linea del passato e le tensioni di oggi, le visioni dell’eroe e i sogni di persone contemporanee, il testo di Martinelli e Montanari e gli elaborati scritti nei laboratori dalle persone adulte e adolescenti che hanno risposto alla chiamata pubblica.

Proseguendo l’esperienza passata, il Don Chisciotte ad ardere incastra perfettamente vari registri attuando un “teatro dei molti” in cui letteratura e vite plurali cadenzano una drammaturgia sperimentale, portavoce pari dignità di un materiale impuro, marchiato da quella sincerità che solo le vite – quelle non astratte ma reali – possono dare.
Testimone di questa magistrale impurità è un brano imperdibile incastonato nel dialogo fra Ermanna e il coro, perduti in un gioco di specchi e di una glossolalia imitativa che distrugge la lingua e la sfoglia fino a lasciare solo l’essenzialità del tremito dei corpi: convulsi, brutali, amorevoli, struggenti, fantasmatici.

Fatoumata Diawara, la voce e il ritmo della nuova regina d’Africa

Per Ravenna Festival il 13 luglio concerto dell’artista del Mali con la sua band, nel prato di Palazzo San Giacomo a Russi

Fatoumata Diawara Musicista
Foto Alun Be

Il Mali è una delle terre d’Africa che più ha dato e sta dando alla musica: l’ultima sua regina si chiama Fatoumata Diawara, Fatou per amici e fan. In realtà lei è nata ad Abidjan, in Costa D’Avorio, trasferendosi con la famiglia in Mali quando aveva 12 anni: fin dall’infanzia balla nella compagnia di suo padre, cimentandosi con la stravagante danza didadi dell’area di Wassoulou, e la prima arte con la quale si mette in luce da professionista è il cinema, arrivando alla musica in un secondo tempo, dopo il suo arrivo in Francia, dove peraltro continuerà a fare anche l’attrice.

Di innata indole ribelle, nella sua adolescenza si rifiuta di andare a scuola e successivamente di accondiscendere a un matrimonio combinato. Scelte che ne denotano il carattere forte, con il conseguente distacco dai genitori che non vedrà per molti anni. Insomma, Fatoumata Diawara è sempre stata uno spirito indipendente e da autentica guerriera, con la sua musica, ma soprattutto come donna fuori dagli schemi, si è fatta interprete dei sogni di libertà delle donne africane, e non solo, rivendicando per loro i più elementari diritti umani, spesso ancora oggi calpestati. Il che non vuole dire necessariamente il radicale ripudio delle proprie origini culturali, come dice la stessa Fatoumata Diawara: «Non voglio cantare in inglese o in francese perché voglio rispettare il mio retaggio africano. Ma desidero esprimermi attraverso un suono moderno perché questo è il mondo in cui vivo: sono una tradizionalista ma ho anche bisogno di sperimentare. Si possono dunque mantenere le proprie radici e influenze ma comunicarle in uno stile diverso».

Fatoumata Diawara CostumeIn campo cinematografico, nel quale è piuttosto considerata e richiesta, Fatoumata Diawara è stata protagonista del film La Genèse del regista Cheick Oumar Sissoko, selezionato  al Festival di Cannes del 1999 per la sezione “Un certain regard”. E in musica si è fatta notare accanto alla connazionale Oumou Sangaré, a Dee Dee Bridgewater, a Herbie Hancock, al Damon Albarn del progetto Africa Express, al pianista cubano Roberto Fonseca e ad altri ancora.
Nei suoi dischi, il primo dei quali è uscito nel 2011 per la World Circuit, l’etichetta che ha lanciato il fenomeno Buena Vista Social Club, Fatou fonde tradizione e modernità in un abbraccio ideale tra le corde di strumenti antichi come la kora e quelle della chitarra elettrica, che lei stessa suona con tecnica particolarissima, mentre batteria e percussioni si combinano con ritmi senza tempo evocando tamburi ancestrali.

E nelle performance dal vivo giocano un ruolo non di secondo piano coloratissimi abiti tradizionali africani, che donano un sapore di ritualità trasformandole in un’esperienza anche spirituale, oltre che in occasione per diffondere messaggi universali. «Sono felice di poter usare oggi la mia voce per coloro che non ce l’hanno e per coloro che non hanno la possibilità di essere ascoltati, soprattutto per donne e bambini», precisa Fatoumata Diawara. Uno dei tanti motivi per andarla ad ascoltare il 13 luglio a Palazzo San Giacomo di Russi, dove Fatou si esibirà a capo della propria band, con
Jurandir Santana alla chitarra, Fernando Tejero alle tastiere, Juan Finger al basso e Willy Ombe alla batteria. Il concerto prevede fra i tanti brani del repertorio di Fatoumata anche alcuni brani dal nuovissimo disco London Ko, uscito a maggio e coprodotto da Damon Albarn (Blur, Gorillaz e altri set).

Il commissario Figliuolo a Ravenna ha incontrato le autorità per la ricostruzione

Primo incontro conoscitivo e operativo con il commissario alla ricostruzione post alluvione Figliuolo. Il sindaco e presidente della Provincia Michele de Pascale: «Confronto positivo e condivisione del metodo. Al centro procedure celeri e trasparenti per gli indennizzi, continuità alle opere di somma urgenza e investimenti per aumentare la sicurezza»

Nella sede del palazzo della Provincia si è svolto oggi un primo incontro conoscitivo e operativo tra il commissario alla ricostruzione post alluvione generale Francesco Paolo Figliuolo e una vastissima rappresentanza istituzionale, economica e sociale del territorio provinciale.

Nel corso dell’incontro Figliuolo – al tavolo con il prefetto Castrese De Rosa, la vicepresidente della Regione Emilia-Romagna Irene Priolo e il sindaco e presidente della Provincia di Ravenna Michele de Pascale – ha ascoltato con grande attenzione, da parte dei sindaci, dei vertici della Camera di commercio, dei Consorzi di bonifica e di una rappresentanza degli ordini professionali, interventi che hanno messo al centro sia le questioni da affrontare con la massima urgenza, sia l’impegno a continuare a fare ciascuno la propria parte per l’intera comunità provinciale, così come avvenuto durante le alluvioni.

Tra i temi posti all’attenzione del commissario: l’auspicio che ci sia una struttura commissariale in Romagna e che comunque la ricostruzione venga gestita in strettissima relazione con i territori; le numerose situazioni di emergenza abitativa, da risolvere prima dell’autunno; lo smaltimento dei rifiuti, in particolare attualmente quelli legati ai fanghi; la necessità di far ripartire celermente le attività delle imprese artigianali e industriali e del comparto agricolo; l’attenzione a chi, pur non essendo stato coinvolto direttamente dall’alluvione, ne subisce ora in parte le conseguenze trovandosi toccato dalle aree di cantiere; i problemi alla rete viaria e infrastrutturale; la necessità di personale tecnico e amministrativo per affrontare l’enorme mole di lavori da realizzare; la riapertura in sicurezza di tutte le scuole in tempo per l’inizio del nuovo anno scolastico; l’esigenza di evitare l’isolamento dei piccoli centri e di intraprendere azioni significative contro il dissesto idrogeologico; ripristinare la rete dei canali consortili.

L’esito della riunione è stato sintetizzato alla stampa, nell’ordine, dal sindaco e presidente della Provincia di Ravenna Michele de Pascale, dalla vicepresidente della Regione Emilia Romagna Irene Priolo e dallo stesso commissario Figliuolo.

«È stato un incontro positivo e concreto – dichiara il sindaco e presidente della Provincia Michele de Pascale – durante il quale ci siamo sentiti molto rassicurati dalle parole del commissario Figliuolo su tre temi per noi fondamentali. Abbiamo riportato al generale Figliuolo quanto emerso durante le assemblee che stiamo facendo in questi giorni con le centinaia di cittadini e cittadine colpiti dall’alluvione. A cominciare dalla richiesta di procedure celeri e trasparenti per gli indennizzi, che per noi sono la priorità assoluta: abbiamo bisogno di ricevere subito le risorse da poter distribuire alle famiglie, alle imprese e al mondo agricolo. Dobbiamo costruire procedure veloci, per le quali ci è stata data anche la disponibilità degli Ordini professionali a collaborare per definire moduli e perizie agevoli, tutto all’insegna della trasparenza naturalmente, perché serve la certezza che le risorse vadano a chi veramente ha avuto danni. Il secondo aspetto, che ci vede condividere appieno il metodo del commissario, basato sul lavoro di squadra e la valorizzazione degli enti locali, in particolare dei Comuni, soprattutto i più piccoli, maggiormente in difficoltà, è stata quella di dare massima continuità e celerità alle opere che stiamo facendo in somma urgenza di messa in sicurezza del territorio, siano queste le strade di collina, gli argini o le fogne delle città, così da poter procedere celermente con le attività di ripristino. Nessun opera si deve fermare per carenza di risorse, le prime sono state stanziate e il nostro schema di lavoro ci vedrà definire insieme le coperture finanziare man mano che le cose andranno avanti. Infine, il terzo punto, per noi molto importante, è l’obiettivo di creare al più presto un team di lavoro con le migliori capacità e competenze del Paese, in relazione con le zone colpite, per realizzare un piano complessivo in grado di aumentare la sicurezza del territorio, per poterlo ricostruire meglio e in modo molto più sicuro di come era prima».

L’elicottero del 118 estende gli orari e ha il verricello per calare i soccorritori

Dalla base di Ravenna nel primo semestre del 2023 ci sono stati 252 decolli per tutta la Romagna

IMG 7879L’elicottero del 118 della base di Ravenna, decollato 252 volte nel primo semestre del 2023 al servizio di tutta la Romagna, estende l’arco temporale di operatività dalle prime luci dell’alba fino al tramonto (migliorando il servizio soprattutto nel periodo estivo, quando si registrano i picchi di richieste di intervento) e ora è dotato del sistema di verricello che assicura la possibilità di rilasciare il team sanitario e di recuperare gli infortunati anche in luoghi impervi, dove non è possibile l’atterraggio.

Sono novità introdotte da inizio luglio nell’ambito della riforma del sistema di emergenza urgenza in Emilia-Romagna. Confermati in totale quattro elicotteri di nuova generazione, almeno uno sempre operativo nelle 24 ore (da Bologna) grazie ai sistemi di visione notturna.

Con un’esperienza trentennale che ha visto nascere questo servizio proprio in Emilia-Romagna, ora la struttura fa un altro passo avanti in termini di innovazione e qualità, per affrontare, anche alla luce dell’esperienza della pandemia, le esigenze della popolazione in termini di emergenza ed urgenza pre-ospedaliera. Il servizio regionale di elisoccorso è passato da 88mila minuti di volo nel 2013 a 118mila minuti nel 2022.

Una delle novità a partire da luglio di quest’anno riguarda il potenziamento della funzione di medico di centrale operativa 118, connesso con i mezzi di soccorso e la rete ospedaliera attraverso strumenti di telemedicina in grado di supportare le scelte su quadri clinici critici, fornire indicazioni sull’avvio o sulla sospensione dei trattamenti, validare specifici protocolli o percorsi clinico assistenziali, supportare gli interventi di maxiemergenza, orientare e collaborare con le risorse e le équipe dei diversi nodi della rete pre e intraospedaliera e, più in generale, partecipare al governo clinico del sistema di emergenza.

Contributi alle famiglie fino a 800 euro per fronteggiare il carovita

I cittadini residenti possono presentare la domanda fino all’11 settembre. Il Comune assegnerà i contributi fino all’esaurimento dei fondi disponibili

Carrelo Spesa CarovitaUn sostegno alle famiglie da parte del Comune di Cervia per fronteggiare il carovita in questo momento di crisi. È stato emesso un bando pubblico contenente ogni indicazione necessaria per la presentazione delle richieste da parte dei cittadini residenti che possono presentare domanda entro l’11 settembre.

A seguire i principali requisiti per la presentazione della domanda: residenza continuativa nel comune di Cervia almeno dal 1 luglio 2022; cittadinanza italiana oppure di uno stato dell’Unione Europea oppure di uno Stato non appartenente all’Unione Europea e possesso di documento di soggiorno in corso di validità; Isee con valore superiore a 8.500 euro e fino a 18.000 euro; residenza in unità abitativa non rientrante nelle categorie catastali A1, A8 e A9; non avere altre unità abitative oltre a quella di residenza sia da parte del richiedente o altro componente del nucleo familiare; essere in regola con il pagamento di Tari, servizi scolastici, canoni di locazione in caso di nucleo assegnatario di alloggio Erp.

I contributi una tantum verranno erogati secondo l’ordine della graduatoria, per un ammontare definito in misura variabile (da 200 a 800 euro), sulla base del punteggio complessivo riconosciuto, fino all’esaurimento dei fondi disponibili. L’inserimento in graduatoria non comporterà quindi automaticamente l’assegnazione del contributo.

Per informazioni relative alla presentazione delle domande e alla compilazione del modulo online è possibile rivolgersi telefonicamente al servizio Cervia informa, dal lunedì al venerdì dalle 8.30 alle 13 e il giovedì pomeriggio dalle 15 alle 17 (telefono 0544979350).

Ulteriori dettagli sono contenuti nel testo dell’avviso e del modulo pubblicati sul sito istituzionale del Comune e sulla specifica pagina dello sportello telematico al link: https://sportellotelematico.comunecervia.it/action:c_c553:contributo.carovita.

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