giovedì
19 Marzo 2026

Legambiente: «Camini e auto inquinano, bisogna aumentare i controlli»

La Pianura padana è una delle aree più inquinate d’Europa, a causa della sua morfologia chiusa tra le Alpi e gli Appennini che ostacola la ventilazione e trattiene lo smog. Lo confermano i dati di Legambiente, che ogni anno pubblica il rapporto “Mal’aria” sulle polveri sottili nei capoluoghi di provincia. Nel 2024 Ravenna è stata tra le città italiane che hanno più volte sforato i limiti giornalieri di particolato (PM10) e biossido di azoto (NO2), le sostanze più dannose per la salute umana. Insieme a lei in regione ci sono Rimini, Ferrara, Modena e Piacenza. «La situazione in Emilia-Romagna negli ultimi anni è migliorata, bisogna riconoscerlo. Ma c’è ancora tanto lavoro da fare», afferma Paola Fagioli della segreteria regionale di Legambiente.

Da dove arrivano le polveri sottili?
«Soprattutto dal riscaldamento domestico, dalle attività industriali e dal traffico dei mezzi a motore. In molte città si superano spesso i limiti previsti dalle attuali normative. Bisogna correre per colmare questo gap, anche perché la nuova direttiva europea sulla qualità dell’aria impone di abbassare ulteriormente le soglie entro il 2030».

Qual è la situazione a Ravenna?
«L’anno scorso ci sono stati 37 sforamenti dei livelli di Pm10, nonostante la legge preveda un massimo di 35. Guardando i dati online di Arpae, quasi ogni giorno almeno una delle sette centraline fisse presenti in provincia registra valori superiori al limite di legge per il particolato, che è di 50 microgrammi per metro cubo di aria. Attualmente il capoluogo bizantino è al -17% di avvicinamento ai valori previsti dalle nuove norme. Che sono comunque lontani da quelli raccomandati dall’Organizzazione mondiale della sanità».

Come si posiziona rispetto agli altri capoluoghi della regione?
«Non ci sono grandi differenze con le altre città dell’Emilia-Romagna. Anzi, a Ravenna i valori sono lievemente migliori rispetto ai capoluoghi emiliani. C’entra la vicinanza al mare, che aiuta il ricircolo dell’aria».

Che fare per migliorare la situazione?
«Bisogna aumentare i controlli sulle vetture in città, multando quelle più vecchie che non possono circolare in base ai provvedimenti comunali antismog. Ma anche sugli spandimenti dei fanghi e i bruciamenti in campagna, quando vengono fatti nei giorni proibiti dalle norme locali. Infine c’è il problema dei camini e delle stufe a legna, che sarebbero vietati nei centri urbani ma che molti continuano a usare».

Si possono controllare le abitazioni private?
«La municipale potrebbe bussare alle porte delle case, vedendo uscire fumo dal comignolo di un camino».

Bastano le norme locali e i controlli?
«No, si deve lavorare anche a livello nazionale. Innanzitutto tagliando gli incentivi per la sostituzione delle caldaie, vietati in Ue dallo scorso 1° gennaio. L’Italia rischia una procedura d’infrazione per questo. Va bene favorire l’acquisto di caldaie più efficienti, ma si tratta pur sempre di macchinari a combustione. Lo Stato dovrebbe piuttosto incentivare l’uso delle pompe di calore».

E per ridurre il trasporto privato?
«Bisogna migliorare il trasporto pubblico. Ormai è assodato: se un cittadino può usufruire di una mobilità pubblica pulita ed efficiente, riduce l’utilizzo della sua auto o moto».

In definitiva, si tratta di cambiare le abitudini delle persone.
«Una parte del lavoro va fatta anche sul piano culturale, ma penso che i controlli e le sanzioni possano essere più efficaci. Noi italiani tendiamo spesso a svincolarci dalle nostre responsabilità individuali».

Resta il problema delle industrie, molto più impattanti rispetto alle azioni personali.
«Le fabbriche incidono molto, così come gli allevamenti intensivi. Le deiezioni animali immettono gas inquinanti nell’atmosfera. Tanto che durante il primo lockdown del covid nel 2020, quando molte attività erano chiuse e non si poteva circolare con l’auto, alcune sostanze continuavano a permanere nell’aria perché provenivano dai liquami degli allevamenti. Quelli non si fermano mai».

Sant’Eufemia, completata la messa in sicurezza della Brisighellese

La presidente della Provincia di Ravenna Valentina Palli ha svolto martedì mattina insieme con un gruppo di tecnici della Provincia un sopralluogo a Sant’Eufemia, nel comune di Brisighella, dove è stato recentemente concluso un intervento del valore di quasi 2,6 milioni di euro su un tratto della strada provinciale 302 Brisighellese.

A est della linea ferroviaria (lato Brisighella) si è provveduto al consolidamento e all’adeguamento statico-sismico del muro di sostegno del corpo stradale, che fiancheggia la sponda sinistra del Lamone (tali lavori erano stati completati a fine 2024); a ovest del passaggio a livello (lato Marradi) sono stati effettuati un intervento di rettifica stradale, nel tratto compreso tra il ponte sul rio Puro Cielo e il ponte sul Lamone, e il contestuale consolidamento del versante afferente a tale tratto stradale; e questa è la parte di lavori che è appena stata terminata. Giunge così a ultimazione il complessivo intervento di “Razionalizzazione e messa in sicurezza con eliminazione punti critici lungo la ex strada statale 302 Brisighellese”.

«Le nostre colline – dichiarano la presidente Palli e il consigliere provinciale Luca Della Godenza, con deleghe, tra le altre, a strade e mobilità – sono da sempre un territorio vulnerabile. Grazie a questo intervento finanziato dalla Regione Emilia-Romagna e dalla Provincia di Ravenna prima dei drammatici eventi alluvionali del 2023, abbiamo potuto mettere in sicurezza un tratto particolarmente critico della strada provinciale 302R – Brisighellese. L’impiego di materiali locali e l’attenta progettazione hanno consentito di realizzare un’opera che si integra armoniosamente nel paesaggio circostante, rispettando la fragilità del territorio e contribuendo a preservarne la bellezza. Siamo orgogliosi di aver potuto contribuire a questo importante progetto e di aver dimostrato che la cura del territorio è una nostra priorità».

Denunciati manifestanti contro Israele, Prc: «Dimostra il livello di democrazia della destra»

«La denuncia della polizia per blocco stradale contro 32 manifestanti al Terminal container di Ravenna in occasione dello sciopero generale dello scorso 28 novembre indetto da Usb dovrebbe aver definitivamente fugato qualsiasi dubbio sullo scarso livello di democrazia e fedeltà costituzionale della destra al governo del Paese». È il commento di Rifondazione comunista sulla vicenda che ha visto protagonisti alcuni dei partecipanti alla manifestazione al porto che chiedeva di interrompere le rotte di commercio navale con Israele.

Prc critica la destra di voler restringere ulteriormente gli spazi di dissenso e criminalizzare ogni forma di protesta non violenta, usando la paura come strumento di persuasione. Con la legge specifica si rischiano fino a 30 giorni e 300 euro di multa per chi agisce individualmente; da 6 mesi a due anni e multa fino a 4mila euro per chi agisce in gruppo: «Il carcere per chi manifesta il proprio pensiero e la propria critica credevamo fosse un retaggio destinato al ludibrio della storia insieme ai Tribunali Speciali e le altre forme di violenza del fascismo. Dobbiamo, purtroppo, prendere atto che il vizio della “bestia” è lungi dall’essere morto con essa e che la democrazia per “lor signori” continua essere vincolata alla cieca fiducia nel “capo” e nel suo operato».

I Comunisti ravennati, mentre esprimono la solidarietà ai manifestanti colpiti dai provvedimenti di polizia, si dichiarano fin da subito impegnati a sostenere tutte le iniziative che il Movimento, nato dalle lotte contro la guerra, il genocidio a Gaza e il traffico di armi dal porto di Ravenna verso Israele, vorrà mettere in atto in loro difesa e a sostegno del diritto a manifestare costituzionalmente garantito.

Moni Ovadia al Goldoni con “Cabaret Yiddish”

Domenica 21 dicembre alle 20.30 il Teatro Goldoni di Bagnacavallo ospita “Cabaret Yiddish”, spettacolo di e con Moni Ovadia in collaborazione con Corvino Produzioni, inserito nel calendario di “Bagnacavallo d’inverno”. “Cabaret Yiddish” è uno spettacolo che attraversa memorie, luoghi e sentimenti universali, parlando di sradicamento, identità, fragilità e resistenza culturale, ma anche della capacità della musica e della parola di restituire dignità e senso all’esperienza umana, anche nei suoi passaggi più dolorosi.

Lo spettacolo è un intenso viaggio nella lingua, nella musica e nella cultura yiddish, quell’universo composito nato dall’incontro tra tedesco, ebraico e lingue dell’Europa orientale, che ha dato voce per secoli alla condizione dell’ebreo errante e alla sua memoria collettiva. Attraverso racconti, aneddoti, citazioni, canti e brani musicali, Ovadia alterna ironia e poesia in una forma che richiama il cabaret tradizionale, ma che si fa anche racconto civile e culturale. Al centro dello spettacolo c’è la musica klezmer, definita dallo stesso Ovadia «il suono dell’esilio, la musica della dispersione», eseguita con violino, violoncello, clarinetto e fisarmonica, strumenti che rimandano alla tradizione musicale degli ebrei dell’Europa orientale a partire dal XVI secolo. Accanto a Moni Ovadia salgono sul palco Michele Gazich al violino, Giovanna Famulari al violoncello, Lorenzo Marcolina al clarinetto e Gian Pietro Marazza alla fisarmonica, con il suono curato da Mauro Pagiaro. I biglietti costano 18 euro e sono disponibili in prevendita su Vivaticket.

Arlena Buelli è la vincitrice del Premio D’Attorre: premiazione giovedì 18 dicembre alla Classense

Giovedì 18 dicembre alle 17 nella sala Muratori della biblioteca Classense si svolgerà la consegna del premio Pier Paolo D’Attorre. La vincitrice dell’edizione 2025 è Arlena Buelli, dell’Università degli Studi di Bologna, che ha partecipato con la tesi di dottorato “Print Culture as Political Networks: The Circulation of Anticolonial and Antiracist Periodicals in Africa and the African Diaspora, 1910s-1930s”. Il premio è dedicato alla memoria di Pier Paolo D’Attorre (1951-1997), docente di Storia contemporanea dell’Università di Bologna e sindaco di Ravenna negli anni 1993-1997, prematuramente scomparso nell’aprile del 1997. Negli anni il premio ha coinvolto molti neodottori di ricerca provenienti da diverse università italiane, con tesi su temi cari a D’Attorre quali: economia e amministrazione pubblica nell’Italia contemporanea, il rapporto pubblico-privato nella società di massa e le relazioni tra Europa e Stati Uniti.

Queste le motivazioni espresse dalla commissione scientifica, composta da Marica Tolomelli (Università degli Studi di Bologna), Valeria Deplano (Università degli Studi di Cagliari), Ferdinando Fasce (già docente dell’Università degli Studi di Genova), Anna Pellegrino (Università degli Studi di Bologna) e Silvio Pons (Scuola Normale Superiore di Pisa).: “Il lavoro di Arlena Buelli si distingue tra le tesi dottorali candidate per il premio D’Attorre per la maturità di trattazione e analisi di un tema tanto originale quanto complesso da indagare. Adottando un approccio transnazionale che tiene assieme il continente africano e la sua diaspora, e attraverso l’analisi della stampa periodica, Buelli si pone infatti l’obiettivo di ricostruire e studiare le reti politiche e culturali anticoloniali tra le due guerre mondiali. Tramite un ampio scavo archivistico e bibliografico, la ricerca non si limita a ricostruire i network di produzione culturale, ma anche la diffusione delle idee, la ricezione, la reazione censoria delle potenze imperiali. La tesi in oggetto si colloca all’intersezione di due filoni di ricerca che stanno conoscendo in questi anni uno sviluppo consistente, anche teorico: da una parte, la storiografia sulle reti culturali ed intellettuali transnazionali; dall’altra gli studi sull’imperialismo contemporaneo da una prospettiva globale, con particolare attenzione alla storia dei movimenti anticoloniali prima della decolonizzazione. Il lavoro contribuisce a entrambi gli ambiti di studio in maniera convincente, innovativa, e matura. Nel complesso dunque la tesi di dottorato di Buelli offre un importante contributo allo studio della storia dei movimenti nel contesto globale, ponendosi in linea con degli ambiti di ricerca coltivati da Pier Paolo D’Attorre”.

La cerimonia di premiazione è organizzata dal comitato promotore del premio D’Attorre, composto da Comune di Ravenna, Fondazione Casa di Oriani, famiglia D’Attorre e Fondazione Gramsci Emilia Romagna, con il sostegno della Federazione delle Cooperative della Provincia di Ravenna. La serata vedrà i saluti del sindaco di Ravenna Alessandro Barattoni, di Patrizia Ravagli per l’Istituzione Biblioteca Classense e di Lorenzo Cottignoli per la Federazione delle Cooperative della Provincia di Ravenna.

L’azienda ravennate Molino Spadoni rafforza l’export e debutta alla fiera internazionale di Riyad

La pizza piace sempre di più anche agli abitanti dei Paesi Arabi, dove sta diventando un vero e proprio fenomeno di costume. Molino Spadoni, azienda specializzata nella produzione di farine di alta qualità, coglie il trend presenziando per la prima volta, dal 15 al 17 dicembre, al 14° HORECA RIYADH 2025. Si tratta di una delle più importanti fiere annuali per il settore dell’ospitalità e del food service in Medio Oriente e, in particolare in Arabia Saudita.

Una presenza, quella di Riyadh, che conferma il crescente interesse dell’azienda ravennate verso le opportunità offerte dai mercati internazionali, che quest’anno svilupperanno circa il 33% del totale fatturato. «All’interno dell’area mediorientale, l’Arabia Saudita oggi è senza dubbio il mercato principale e quello in più rapido sviluppo, grazie alle nuove politiche di attrazione del turismo da parte della famiglia Reale – afferma l’amministratore delegato Leonardo Spadoni. Si tratta di realtà relativamente nuove per noi, anche se in Arabia Saudita abbiamo acquisito come cliente uno dei due principali attori nel canale horeca (hotel, restaurant, cafè) che supporteremo con attività di affiancamento alla sua forza vendita e demo tecniche per i suoi principali clienti, ovvero catene di hotel, ristoranti e pizzerie».

L’evento arabo propone workshop, show culinari e competizioni per baristi, attirando espositori e visitatori da tutto il mondo in cerca di nuove tendenze e opportunità di business. Molino Spadoni è presente allo stand del distributore Squiby Foods con il suo ambassador Gaetano Garofalo, secondo classificato per la categoria Pizza Napoletana STG all’ultimo Campionato Mondiale della Pizza, che realizzerà le sue iconiche creazioni, utilizzando l’originale farina per pizza alla napoletana tipo “0” Chella llà, la farina specifica ideata dall’azienda e approvata dall’Associazione Verace Pizza Napoletana. L’ultima nata di Molino Spadoni sarà naturalmente affiancata da altre referenze di punta, come le intramontabili PZ3, PZ4, per pizze tradizionali o croccanti, e altri prodotti indispensabili per i professionisti tra cui Madre Pizza, Staccapizza e Lievito di birra secco attivo.

Federcoop Romagna presenta i dati: utile di 100mila euro e 280mila euro di benefit ai lavoratori

La convention di Federcoop Romagna, svolta all’Almagià di Ravenna, è stata l’occasione per ripercorrere le cifre della crescita, dalla costituzione del 2017 a oggi: 114 occupati (+45%), di cui 88 donne, 6,5 milioni di euro di fatturato (+20%) e quattro sedi tra Ravenna, Forlì, Rimini e CesenaIl bilancio 2025 si chiuderà con un utile di circa 100mila euro, ristorno alle cooperative associate e premio di produzione pieno ai dipendenti. Nel 2025 i lavoratori hanno ricevuto circa 280mila euro di benefit, quasi 2.500 euro a testa, fra ticket, welfare, bonus di risultato e altri incentivi.

Tra gli obiettivi emersi dall’incontro ravennate, figura il rafforzamento del modello organizzativo, per affiancare in modo ancor più efficace le cooperative romagnole aderenti a Legacoop nel loro percorso di crescita e consolidamento. Questo significa anche favorire i percorsi di formazione dei dipendenti Federcoop e l’ulteriore innalzamento del loro livello professionale. «Sappiamo che se vogliamo rimanere leader di mercato, dobbiamo saperci proiettare sul medio e lungo periodo — dicono il presidente di Legacoop e Federcoop Romagna, Paolo Lucchi e la coordinatrice della direzione operativa di Federcoop, Ornella Rutigliano —. Questo significa implementare l’Intelligenza Artificiale nei servizi di supporto più tradizionali e avviare sperimentazioni di utilizzo dell’IA per le consulenze più avanzate, ma anche allargare il percorso di certificazione di genere a tutte le cooperative del mondo Legacoop nazionale, favorire la massima trasparenza e chiarezza dei bilanci delle cooperative associate e garantire percorsi di crescita professionale ai soci e dipendenti delle cooperative romagnole».

Casola Valsenio, Brisighella e Riolo Terme rischiano di non essere più riconosciuti come comuni montani

«Nel ravennate, realtà come Casola Valsenio, Brisighella e l’area collinare faentina (Riolo Terme, ndr) rischiano di vedere messo in discussione il loro riconoscimento come comuni montani, con conseguenze molto concrete: meno risorse per la manutenzione delle strade, minori fondi per la sicurezza del territorio, meno tutele per scuole, trasporti pubblici e servizi sanitari di prossimità». Sono queste le parole del consigliere regionale Niccolò Bosi, a seguito della decisione del governo di declassare 1.200 comuni d’Italia (su 4.000 totali), ridefinendo i nuovi parametri di un comune montano.

D’ora in poi per essere montano, un comune deve avere il 25% di superficie sopra i 600 metri e il 30% di superficie con almeno un 20% di pendenza. In alternativa, un secondo criterio stabilisce che si può ritenere comune montano anche un territorio con altimetria media superiore ai 500 metri. Infine un terzo parametro prevede un’altimetria media più bassa ma che consenta di considerare montani anche quei comuni che sono interamente circondati da territori che rispettano i primi due criteri. Saranno quindi “tagliati” oltre il 40% dei 121 comuni montani regionali, tra cui Casola Valsenio (195 metri sul livello del mare), Brisighella (115m) e Riolo Terme (80m).

«È da oltre settant’anni – dice Roberto Calderoli, il ministro per gli affari regionali e le autonomie, in occasione delle celebrazioni della Giornata internazionale della montagna a Cortina – che si aspettava un rinnovo complessivo e funzionale dei criteri, soprattutto considerando quelli in vigore fino a ieri. Ci abbiamo lavorato molto e siamo alle battute finali. In questo modo prevediamo di risolvere il paradosso tutto italiano per cui il 35% di territorio italiano è montano, ma oltre il 55% dei comuni risultava negli elenchi degli Affari regionali».

Il consigliere Niccolò Bosi vista la preoccupazione di molti sindaci e della conferenza stampa indetta dal Gruppo Pd, ha dichiarato: «Come Regione Emilia-Romagna abbiamo sempre difeso un’idea di montagna viva, abitata e presidio del territorio, investendo su servizi, infrastrutture e coesione sociale. Le famiglie, senza incentivi per i nidi, incentivi per la casa e tutela dei servizi pubblici, rischiano di decidere di non abitare più i territori montani, aumentando così lo spopolamento e la fragilità di quei comuni che invece dovrebbero essere un baluardo contro l’impoverimento territoriale e il dissesto idrogeologico. Non possiamo accettare che, con un colpo di penna, si sottraggano strumenti fondamentali a comunità che già fanno i conti con grandi fragilità. Questa norma traccia una linea chiara tra chi crede che l’appennino possa ancora essere una risorsa fatta di aziende che meritano una fiscalità di vantaggio e di cittadini che meritano servizi territoriali, e chi come il Governo crede che invece le aree interne e collinari debbano essere lasciate sole».

Nella giornata di oggi, martedì 16 dicembre, è stata presentata una risoluzione all’Assemblea Legislativa dal Gruppo Pd per chiedere alla Giunta Regionale di farsi portavoce in Conferenza delle Regioni della necessità di rivedere i criteri annunciati dal Governo. «Con questa risoluzione – ha dichiarato Daniele Valbonesi, consigliere regionale PD e primo firmatario – chiediamo al Governo di fermarsi e rivedere criteri che sono sbagliati nel metodo e nel merito. La montagna non è solo una questione di metri sul livello del mare: è fatta di comunità, di servizi da garantire, di lavoro, di presidio del territorio e di sicurezza idrogeologica. Tagliare i Comuni montani significa colpire tutto questo e mettere a rischio anni di politiche virtuose».

Esercitazione sul rigassificatore in mare: simulazione di un incendio con un infortunato da evacuare

Nel pomeriggio di oggi, 16 dicembre, si sta svolgendo un’esercitazione antincendio a bordo del rigassificatore in mare al largo di Punta Marina (detto anche Fsru) con l’evacuazione di un marittimo infortunato. La conclusione del test è prevista per le 17.

Due gli scenari che verranno simulati. L’ipotesi principale prevede che, durante operazioni di discarica di gas naturale liquefatto (Gnl) tra una metaniera e la Fsru, un aumento repentino di pressione provochi un’esplosione e l’innesco di un incendio, con un ferito a bordo e l’attivazione delle procedure previste dal piano di emergenza. Nella seconda ipotesi, invece, l’incendio avviene senza che ci siano navi attraccate al rigassificatore.

Si tratta di un’esercitazione di routine per mantenere lo standard di preparazione. L’operazione coinvolge la capitaneria di porto (che ha il coordinamento di tutta l’esercitazione), la guardia di finanza, i vigili del fuoco, l’Autorità portuale, i Piloti del porto, gli Ormeggiatori, i rimorchiatori della Sers, la Secomar per l’antinquinamento e il 118.

Allarme E-Work Faenza: a Ragusa arriva la quinta sconfitta consecutiva

Prosegue il momento negativo per le ragazze di coach Paolo Seletti: sono ora cinque le sconfitte consecutive. L’ultima è maturata in terra sicula, contro Ragusa per 67-54 in una partita fatta da difese aggressive, transizione e contropiede. Un’ulteriore tegola per Faenza è l’infortunio occorso dopo nemmeno tre minuti di gioco a Julia Bazan, che si è accasciata urlando a terra per via di una torsione del ginocchio sinistro.

Ragusa spinge e con di Fine, Stroscio e Johnson riesce a mettere in paniere un piccolo distacco chiudendo la prima frazione a +5, 16 a 11. Inizio della seconda frazione con la Passalacqua che parte a razzo; dall’angolo Moriconi insacca e conquista anche un libero supplementare poi, con la parentesi di Nori, sarà Stroscio a mettere dentro dall’arco grande. Quattro punti di Johnson e due di Di Fine, aumentano il vantaggio delle aquile iblee che arrivano al +15 (28-15 a metà frazione). Per la E-work sono le iniziative di Guzzoni, un cecchino da ogni parte del campo, a tenere a galla la squadra che riesce a mettere dentro un parziale di 7 a 0 e a portarsi al -8 al fischio di sirena del riposo grande. La Passalacqua conduce per 35-27. Le danze vengono riaperte da Cedolini dall’arco grande seguita da una scatenata Stroscio che chiuderà l’incontro con 27 punti e Ragusa prende il largo, stavolta senza che Faenza dia l’impressione di potere ribaltare il risultato. Tra il -10 e il -15 Guzzoni perde parte dei superpoteri – merito anche della difesa iblea -, che ne avevano segnato l’azione; Georgieva fa sentire la sua voce da sotto e si riparte per gli ultimi 10 minuti. Faenza non riesce a ricucire lo svantaggio e la partita termina con il punteggio di 67 a 54 per le siciliane.

 

Passalacqua Ragusa – E-Work Faenza 66-53
16-11; 35-27 (19-16); 52-42 (17-15); 67 -54 (15-12)

Passalacqua Ragusa: Mallo, Consolini ne , Cedolini 9, Mazza 3, Stroscio 27, Moriconi 3, Narviciute 4, Olodo, Di Fine 6, Johnson 15. All.Buzzanca

E Work Faenza: Brzonova 2 , Bazan, Ciuffoli , Nori 8, Georgieva 13, Milanovic ne, Zanetti 4, Cappellotto, Guzzoni 18, Onnela 9 . All. Seletti

Note. Tiri da due: Ragusa 18/43 (41%) Faenza 16/39 (41%); Tiri da tre: Ragusa 8/22 (36%), Faenza 5/18 (27%); Tiri liberi: Ragusa 7/8 (87%) Faenza 7/8 (87%);  Rimbalzi: Ragusa 40, Faenza 35: Palle perse, Ragusa 17, Faenza 21; Palle recuperate Ragusa 11, Faenza 11; Assist  Ragusa 20, Faenza 11.

Arbitri: Pierluigi Collura e Francesco Rosato di Roma

Ottime percentuale e vittoria per Faenza contro Ferrara. Serata buia per Ravenna che cade male in casa

18 punti in classifica per Tema Sinergie Faenza che, nella sedicesima giornata di campionato, fa valere il fattore campo imponendosi su una buona Ferrara per 89-81. I manfredi e gli estensi hanno regalato ai presenti una partita “tirata” per tutti i 40 minuti. Tra le mura amiche del Pala Costa male l’Orasì Ravenna, che rimedia una brutta figura contro Piombino (67-86) e si fa raggiungere in classifica a quota 10 dai livornesi.

La Tema Sinergie non ha buone percentuali offensive nel primo tempo, mentre in difesa è sempre attenta, ma alla prima difficoltà reagisce con grande lucidità. Ferrara si porta avanti 35-22 e Vettori (5 punti) e Fragonara (tripla) propiziano il break che riporta i faentini sotto 32-35. Nel secondo tempo aumentano anche le percentuali in attacco e i Raggisolaris trovano il sorpasso con due liberi di Romano (51-50) e l’allungo con Fragonara (58-53), venendo poi ripresi da Casagrande che firma il 58-58 del 30’. Poi la Tema Sinergie sfodera i suoi cecchini e inizia a segnare da tre punti, continuando a difendere molto bene, tanto che Marchini è l’unico a segnare per gli ospiti. Rinaldin spara da tre l’80-69 poi Fragonara dalla lunetta regala il massimo vantaggio: 86-74. Un vantaggio che i Raggisolaris gestiscono fino alla fine vincendo 89-81, mettendo il punto esclamativo ad un quarto dove hanno segnato ben 32 punti.

TEMA SINERGIE FAENZA: Camparevic ne, Tartaglia ne, Rinaldin 8, Stefanini 5, Mbacke 13, Vettori 14, Van Ounsem 13, Romano 9, Longo 2, Fragonara 21, Aromando ne, Fumagalli 4. All.: Pansa
ADAMANT FERRARA: Dioli ne, Bellini, Sackey 2, Renzi 16, Pellicano 2, Santiago 8, Tio 7, Solaroli 4, Marchini 23, Casagrande 15, Caiazza 4. All.: Benedeto

L’avvio di gara al Pala Costa ha subito buon ritmo: al primo canestro ospite di Menconi risponde Brigato, protagonista di un buon inizio personale che consente ai giallorossi di portarsi avanti sul 9-4 grazie anche a una tripla. Nella seconda parte del quarto, però, gli ospiti trovano continuità dall’arco con Giunta, che guida un parziale importante. Le triple di Piombino, unite a qualche palla persa di troppo, spingono gli ospiti sul 21-30 alla prima sirena. A complicare ulteriormente la situazione, l’uscita per infortunio di capitan Dron. Nel secondo periodo Ravenna rientra in campo con determinazione: Jakstas è incisivo in penetrazione e Brigato firma il -1 (29-30). Piombino con grande lucidità respinge il tentativo di rimonta giallorosso. Gli ospiti allungano nuovamente e chiudono il primo tempo avanti 33-47. Il terzo quarto si apre a ritmo alto, con Ravenna chiamata a inseguire e Piombino determinata a consolidare il vantaggio. Gli ospiti continuano a colpire dall’arco con Raivio e Ianuale, ampliando ulteriormente il margine. Nell’ultimo quarto Ravenna prova ad aumentare la produzione offensiva con le triple di Paiano e Paolin, ma Piombino controlla il ritmo della gara grazie alla solidità sotto canestro e alla gestione dei possessi. I giallorossi cercano di sfruttare il bonus avversario, ma il cronometro scorre e gli ospiti mantengono il controllo fino alla sirena finale. Il match termina 67-86.

OraSì Basket Ravenna: Dron 0, Jakstas 15, Cena 5, Brigato 22, Ghigo 3, Paiano 5, Morena 0, Paolin 4, Naoni 10, Feliciangeli 3, Catenelli (n.e), Venturini (n.e)

Solbat Golfo Piombino: Ianuale 16, Giunta 25, Buffo 3, Guaita 0, Carnevale 0, Ammannato 5, Raivio 17, Menconi 9, Fabiani 4, Forti 7, Ferraresi (n.e), Pipitone (n.e).

La settimana vedrà il turno infrasettimanale, con la Tema Sinergie che scenderà in campo mercoledì a Jesi e domenica 21 ancora al Pala Cattani con Caserta. Doppio match anche per Ravenna: giovedì 18 alle 20.30 contro Ferrara al Pala Costa e domenica 21 in trasferta a Fabriano.

Danneggiate tre auto in pieno centro, sopralluoghi anche della Scientifica

Tre auto sono state danneggiate nella notte tra il 15 e il 16 dicembre a Ravenna, nella centrale via di Roma. Ad accorgersene, i proprietari, al loro risveglio. Tra cui anche un turista che aveva trascorso la notte in un hotel in zona.

All’interno di una delle auto vandalizzate sarebbero state trovate anche tracce di sangue. Sul posto per le indagini anche la Polizia Scientifica. Potrebbero risultare decisive per le indagini anche le immagini registrate dalle telecamere di videosorveglianza della zona.

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