domenica
15 Febbraio 2026
In Parlamento

Pagani: «Mettere la fiducia sull’Italicum è un errore ma voto sì»

Il deputato ravennate, vicino alla minoranza riformista Pd, spiegale ragioni della scelta: «Nel partito è in atto una scissione silenziosa»

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Sono giorni sofferti questi per il Pd tutto, mentre in Parlamento si vota la fiducia sulla legge elettorale detta Italicum e sul governo. La scelta del premier Renzi, infatti, di blindare il voto e legarlo alla fiducia non è piaciuta a parte della base soprattutto bersaniana o ex bersaniana. Tra chi pubblicamente ha criticato la scelta c’è anche il deputato ravennate Alberto Pagani, spesso vicino alle posizioni del capogruppo dimissionario Roberto Speranza, ma che assicura voterà la fiducia. Gli abbiamo parlato proprio durante il primo giorno di votazione effettiva, il 29 aprile.
Dunque, onorevole, vota la fiducia pur dissentendo dalla scelta di Renzi di porre la fiducia. Non è contraddittorio?
«Credo che la decisone di porre la fiducia sulla legge elettorale sia un errore ed un segno di debolezza del Governo. Non ce n’era bisogno, e la larga maggioranza che ha respinto, con voto segreto, le pregiudiziali di incostituzionalità aveva dimostrato l’affidabilità del gruppo parlamentare Pd. Non ho condiviso questa scelta, che crea inutilmente un precedente su una legge di rilievo costituzionale, ma questo non significa che debba conseguentemente togliere la fiducia al Governo».
Quindi sì a fiducia e Italicum…
«Sì, lo farò per tre ragioni: la prima è che credo che non ci sia in questo momento alcuna alternativa credibile al Governo Renzi. Poi credo che l’Italicum, con tutti i suoi difetti, sia migliorato moltissimo dalla prima versione, anche grazie alle nostre proposte, e sia  meglio del sistema proporzionale che è oggi in vigore. Se si votasse oggi, poiché non credo che  nessun partito prenderebbe più del 50% dei voti, saremmo condannati a un goveno di larghissime, e non solo di larghe, intese. Infine: la riforma elettorale e le riforme istituzionali erano impegni programmatici del Pd 2013. Non è il sistema a doppio turno di collegio che avrei preferito, ma è quello a cui siamo riusciti ad arrivare, garantisce bipolarismo, governabilità, e pluralismo, e non credo che metta in pericolo la democrazia. La democrazia è in pericolo quando la gente perde completamente la fiducia nella capacità della politica di produrre risultati, e credo che dovremmo preoccuparci anche di questo».
Va detto che su Facebook lei  stesso si è però dichiarato piuttosto diffidente rispetto ai proclami del suo segretario…
«Basta che non mi dica che devo stare sereno prendo per buono quello che dice, ma voglio anche andarlo a verificare. Oggi Renzi ha ribadito che “se lo riteniamo necessario ci sarà spazio al Senato per riequilibrare ancora la riforma costituzionale facendo attenzione ai necessari pesi e contrappesi: nessuna blindatura, nessuna forzatura”.  È quello che abbiamo chiesto, vorrei andare a vedere».
Questo basterà a sventare il rischio di scissione o secondo lei resta? E se si vericasse, lei da che parte starebbe?
«Purtroppo c’è già una scissione silenziosa in atto, perché molti militanti non rinnovano l’adesione al partito e si mettono in attesa. Per questa ragione credo che il segretario e presidente del Consiglio dovrebbe sentire di più la responsabilità di tenere unito il partitio, e far sentire a casa anche chi esprime opinioni diverse e in dissenso, se si esprimono in modo corretto e nelle sedi opportune. La mancanza di rispetto, l’atteggiamento sbrigativo che enfatizza il conflitto anzichè risolverlo, e l’arroganza esibita ai limiti del bullismo, non portano del bene per il Partito democratico».

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