Arriva anche a Ravenna la protesta dello sciopero internazionale dei porti, proclamato per il 6 febbraio dalle organizzazioni sindacali Enedep (Grecia), Lab (Paesi Baschi), Liman-Is (Turchia), Odt (Marocco) e Usb in Italia, con lo slogan “I portuali non lavorano per la guerra”.
Il 4 febbraio è in programma un’assemblea pubblica alla sala Ragazzini di Largo Firenze, a Ravenna, con la giornalista Linda Maggiori, testimonianze di portuali di Ravenna, Francesco Staccioli (Usb) e José Nivoi (Calp Genova).
Il 6 febbraio invece l’appuntamento è alle 15 di fronte alla sede dell’Autorità portuale, da dove partirà poi un corteo «contro l’economia di guerra e per la Palestina libera».
«L’Occidente – si legge in una nota di Potere al Popolo Ravenna, che aderisce alla protesta – sta mostrando la sua inclinazione sempre più forte alla guerra, dagli Stati Uniti all’Europa del riarmo: al prezzo di tagliare la spesa sociale, abbassare i salari e attaccare le classi popolari del nostro paese. Se gli scorsi mesi ci hanno insegnato che sono i lavoratori e le lavoratrici che, organizzandosi, possono paralizzare un paese e opporsi al nostro governo, oggi i portuali di tutto il Mediterraneo ci chiamano per appoggiare lo sciopero internazionale che vuole bloccare la circolazione di armi dalla Francia alla Tunisia, dall’Italia alla Turchia passando per la Grecia».
«È tempo di continuare la mobilitazione dei mesi passati e respingere la trasformazione militarista e guerrafondaia che Europa e Stati Uniti vogliono imporre – termina la nota di Pap -. Servono salari adeguati all’inflazione, spesa sociale e case popolari, sicurezza e investimenti per i nostri territori, non soldi per armi e guerra».



