Spie, servizi e cyber security: il manuale di Pagani per una sicurezza “popolare”

Il deputato ravennate firma un volume divulgativo su un tema di grande fascino e anche attualità, tra storia, aneddoti,xsfide presenti e future. Lunedì 9 settembre un incontro sul tema alla festa dell’Unità nazionale

Pagani

Alberto Pagani

Alberto Pagani, al secondo mandato alla Camera per il Pd, ex segretario provinciale del partito, è Docente a contratto di “Sociologia dell’organizzazione” presso l’Università degli Studi di Urbino e negli ultimi anni si è dedicato molto ai temi relativi a sicurezza e intelligence. Molto vicino politicamente a Marco Minniti, che non a caso firma la prefazione del suo volume, oggi è in libreria con questo suo Manuale di Intelligence e Servizi segreti (editore Rubettino). un volume importante perché accessibile anche ai non addetti ai lavori, ma preciso e accurato nel minimo dettaglio.

A una panoramica storica e letteraria del tema, fa seguire una fotografia molto incisiva del presente in cui a preoccuparci devono essere più che i novelli James Bond, hacker e pirati informatici.

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Ne parliamo con lui che sarà anche alla festa Nazionale dell’unità lunedì 9 settembre alle 20.30 per moderare l’incontro per la presentazione del libro di Spie? L’intelligenza nel sistema di sicurezza internazionale,  di Paolo Salvatori. Al momento non è confermata la presenza di Lorenzo Guerini, divenuto ministro alla Difesa nel nuovo governo Governo e forse impegnato nei giuramenti nelle Aule.

Perché scrivere un manuale così leggibile, ma anche così ricco e specialistico? Per chi l’ha pensato?

«Ho iniziato a scrivere un manuale vero e proprio, indirizzato a professionisti e studenti universitari, ma poi mi sono reso conto che i temi trattati potevano interessare anche ai “non addetti ai lavori”, a chi legge i romanzi o ama le spy story al cinema, e che vorrebbero farsi un’idea della realtà dei sistemi di sicurezza nazionale, della storia vera dello spionaggio, dei modelli organizzativi, della metodologia di ricerca e di analisi, delle sfide del presente, e soprattutto del futuro che ci aspetta. Così ho alleggerito il testo, ho scritto di cibernetica e scienza delle reti senza mettere una formula matematica ed ho aggiunto storie e curiosità. Insomma, ho cercato di scrivere un testo divulgativo senza banalizzare una materia che è di per sé piuttosto complessa».

Perché è importante che anche i non addetti ai lavori conoscano questi meccanismi?

«La conoscenza dell’intelligence in Italia è troppo limitata agli ambienti militari o delle forze di polizia, e quindi settoriale, a differenza di altri Paesi, come la Gran Bretagna o gli Usa, in cui si è consolidato un lavoro accademico e di ricerca notevole. Recentemente sono stati attivati anche nel nostro Paese corsi di laurea specialistica e master universitari, ma per progredire davvero dobbiamo diffondere la cultura della sicurezza a livello popolare, e non si può prescindere dalla conoscenza dei problemi reali e degli strumenti con i quali affrontarli. L’ignoranza della realtà addormenta la ragione, alimenta le paure e crea mostruosità politiche che fanno presa nell’opinione pubblica, come Salvini ci ha dimostrato».

Dagli 007 alla James Bond, oggi l’emergenza si è spostata sulla cosiddette cyber-security? Come sta l’Italia sotto questo profilo? Quali sono i rischi?

«Anche se gli strumenti tecnologici ora disponibili offrono risorse inimmaginabili nel passato, a mio parere anche oggi non si può prescindere dalla humint, cioè dalla ricerca formativa da fonti umane, con gli agenti sul campo e tutto ciò che la contraddistingue. Ciò che è cambiato di più non è la metodologia di intelligence, ma la minaccia che deve contrastare. Oggi la nostra vita quotidiana si svolge in un ambiente ibrido, nel quale la distinzione tra reale e virtuale, tra ciò che ci succede nel mondo fisico e ciò che ci accade nella rete, diventa sempre più labile e sfumata. Con l’avvento del 5G, dell’Intelligenza Artificiale, e soprattutto dell’Internet delle cose, ci stiamo affacciando a una realtà in cui tutti i dispositivi che utilizziamo nella nostra quotidianità sono perennemente connessi in rete e quindi vulnerabili ad attacchi. Per questo la cyber security diventa ogni giorno di più un’esigenza vitale per garantire la sicurezza nazionale».

Manuale Intelligence PiattoDal caso di Cambridge Analytica alle inchieste del Guardian, esiste il sospetto che sui social americani e inglesi abbiano agito campagne di “disinformazione” volte a orientare il voto per Trump e Brexit. In molti guardano alla Russia come fonte primaria e interessata… quanto si sa per certo su questo fronte?

«Non esiste il sospetto, c’è la certezza che vi sia stata una manipolazione dell’opinione pubblica esercitata attraverso un sofisticato utilizzo dei dati personali riservati che ciascuno di noi quotidianamente rilascia attraverso i social network, tecniche di analisi di questi dati, i cosiddetti Big Data, attraverso l’intelligenza artificiale, e tecniche di manipolazione psicologica mirata e personalizzata, utilizzando soprattutto le fake news diffuse attraverso i social. Non si tratta però di una novità, perché la manipolazione dell’opinione pubblica delle nazioni avversarie esiste da sempre, si chiama Information Warfare, cioè guerra delle informazioni, ed è combattuta attraverso PsyOp, operazioni di manipolazione psicologica sulla popolazione, come i militari sanno bene. Che la Russia sia molto attiva in questo campo non è un segreto, è sotto gli occhi di chiunque non voglia fingere di non vedere».

L’Italia è a rischio? Davvero la Russia potrebbe usare questi strumenti per arrivare all’obiettivo dichiarato di distruggere l’Europa?

«La Russia coltiva con lucidità ed efficacia il proprio progetto politico strategico, sta a noi imparare a difenderci. Le fabbriche dei troll sono a Mosca e Sanpietroburgo, ed operano in tutti i Paesi sfruttando ciò che la tecnologia ha reso possibile, come il caso di Cambridge Analytica ha reso evidente. Ma quella era solo la punta dell’iceberg, la parte che non emersa è molto più grande. La strategia di Putin è quella classica militare della quinta colonna, in versione contemporanea: fa leva sui partiti sovranisti e antisistema dell’Occidente e ne alimenta la propagnada per distruggere gli elementi di coesioni interni all’Unione Europea. L’antieuropeismo che si diffonde è figlio degli errori di una classe dirigente europea troppo burocratica e poco politica, ma è aiutato anche dai nemici dell’Europa, Russia in primis».

Non è un comodo alibi anche per spiegare perché in realtà tante persone vedano ormai l’Europa come un nemico e preferiscano una visione sovranista?

«Sono io il primo a dire che il principale nemico dell’Europa sono i politici europei senza coraggio, che hanno inchiodato il processo di unificazione alla croce dell’austerità economica. Ma non si può negare che il sovranismo nostrano faccia gli interessi delle potenze straniere ostili all’Europa. È la bizzarra contraddizione di un sovranismo farlocco che prende segretamente ordini, forse anche soldi, da Mosca, e opera contro l’interesse nazionale».

Teme che possa mettersi in moto un meccanismo di questo tipo anche per il governo Pd-5Stelle? L’elettorato 5stelle è abituato a un uso della rete piuttosto attivo, pensiamo alla piattaforma Rousseau. Lei si sente sicuro sotto questo punto di vista?

«Abbastanza sicuro. Penso che la piattaforma Rousseau sia una gigantesca presa in giro degli elettori del Movimento, ma non mi pare che questo possa compromettere la sicurezza nazionale. Se sta bene a loro, e se ci credono, che posso dire io? Sono invece convinto che in politica estera il M5S possa sbandare, come abbiamo visto in questi mesi, per la superficialità e l’impreparazione della sua classe dirigente, per ignoranza dei problemi geopolitici, ma credo che tutto sommato sia culturalmente ancorato al blocco occidentale e al Patto Atlantico, almeno nella maggior parte dei suoi esponenti. La votazione degli Europarlamentari M5S per la Commissione Europea ha evidenziato una posizione politica seria e opposta a quella leghista. Ci sono anche casi patologici come Di Battista, che quando interviene la fa spesso fuori dal vaso, ma spero che rimangano posizioni sempre più marginali ed isolate».

Ci consiglia un libro e un film sullo spionaggio che tutti dovrebbero vedere?

«Difficilissimo rispondere, posso sceglierne tre? Consiglierei certamente un romanzo storico di Ken Follet, La cruna dell’ago, e poi uno di 007, Goldfinger di Ian Flemming, e uno di John Le Carrè, La spia che venne dal freddo. Nel campo cinematografico la scelta è ancora più difficile. Consiglio un vecchio capolavoro del 1949, Il terzo uomo, di Carol Reed, con un memorabile Orson Welles, poi metterei I 3 giorni del Condor di Sydney Pollack, con Robert Redford, infine scelgo uno dei capolavori di Afred Hitchcok, Intrigo internazionale, con Cary Grant. Sono rimasti fuori tutti i film di 007, peccato, come i vari Mission Impossible ed i Jason Bourne, e tutti quelli più recenti, come Argo, Burn after reading, Snowden, il remake de la Talpa, bello quanto il vecchio… non lo so se ho scelto i migliori».

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