mercoledì
14 Gennaio 2026
la polemica

Rottura della condotta idrica a Ravenna, question time della Pigna: «Servivano misure alternative. Perché lasciare aperte le scuole?»

La lista di opposizione all'attacco di Hera e Comune

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La grave rottura della condotta idrica principale in viale Farini, che ha provocato l’interruzione dell’erogazione dell’acqua in ampie zone di Ravenna, «non può essere archiviata come un semplice inconveniente tecnico». Lo scrive la lista civica di opposizione La Pigna, presentando un question time in consiglio comunale, ricordando che la rete idrica è stata di proprietà (anche) del Comune di Ravenna (tramite Ravenna Holding) fino al 31 dicembre scorso (poi c’è stato il passaggio alla società pubblica Romagna Acque). «Di conseguenza – si legge nella nota inviata alla stampa -, le condizioni della rete, la sua manutenzione e la programmazione degli investimenti ricadono pienamente nelle responsabilità dell’Amministrazione comunale».

La Pigna chiede al sindaco chiarimenti su vari punti: «La comunicazione ufficiale arrivata a notte inoltrata (presumibilmente al momento del guasto) non è stata aggiornata per molte ore; non risultano attivate, né adeguatamente comunicate, misure alternative di approvvigionamento idrico, nemmeno per strutture sensibili; particolarmente opinabile e discutibile è stata inoltre la scelta di mantenere aperte le scuole, nonostante la mancanza della fornitura idrica. Senza acqua, infatti, non possono essere garantiti i servizi igienici essenziali, né le condizioni minime di pulizia, igiene e sicurezza, a tutela di studenti, insegnanti e personale scolastico. Una decisione che avrebbe richiesto maggiore prudenza, valutazioni sanitarie chiare e comunicazioni trasparenti, anziché essere lasciata all’incertezza di famiglie e dirigenti scolastici».

«Il servizio idrico – termina la nota – è gestito da Hera in regime di monopolio, e i cittadini Ravennati pagano bollette sempre più elevate proprio per assicurarsi un servizio continuo ed efficiente. Quando però una rottura mette in ginocchio la città, emerge con forza l’assenza di un piano strutturato di ammodernamento della rete, che appare vecchia, usurata ed esposta a guasti sempre più frequenti. Il Comune di Ravenna non può limitarsi a fare da spettatore o a scaricare le responsabilità sul gestore: finché la rete è stata di sua proprietà, aveva il dovere di programmare, investire e pretendere standard adeguati, soprattutto a fronte dei costi sostenuti dai cittadini».

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