«Il commissariamento è una misura forzata non adeguata né efficace, rischia di produrre conseguenze negative sulla qualità dell’offerta formativa, nonché sulle condizioni di lavoro dei docenti, del personale amministrativo-tecnico-ausiliario (Ata) e dei dirigenti scolastici». È il commento congiunto espresso dalle sigle di categoria del mondo scolastico dei sindacati a seguito della decisione del Consiglio dei Ministri di procedere al commissariamento dell’Emilia-Romagna per la mancata approvazione del piano di ridimensionamento della rete scolastica per il prossimo anno. La decisione coinvolge anche Toscana, Umbria e Sardegna.
Flc-Cgil, Cisl-Scuola, Uil-Scuola Rua e Snals Confsal manifestano netta contrarietà verso quello che definiscono «un atto di imposizione» ed esprimono «forte e motivata preoccupazione per le prospettive delle istituzioni scolastiche della provincia di Ravenna».
Il ridimensionamento fa parte delle riforme previste dal Pnrr, definite dal precedente governo, con l’obiettivo di adeguare la rete scolastica alla popolazione studentesca su base regionale. Per il ministro Giuseppe Valditara si tratta di un provvedimento necessario per assicurare il rispetto degli impegni assunti dall’Italia con l’Ue nell’ambito del Pnrr e per garantire il regolare avvio del prossimo anno scolastico. Da anni, alcune regioni e sindacati sono impegnati in uno scontro duro con il governo a causa del timore che la riorganizzazione si traduca nella chiusura delle scuole. Il ministero ha, però, chiarito che l’intervento riguarda esclusivamente il piano amministrativo e non prevede la soppressione dei plessi. Nel concreto, il dimensionamento comporterà, ad esempio, la riduzione di presidenze e segreterie e l’accorpamento di classi. L’obiettivo dichiarato è quello di far fronte allo spopolamento scolastico.
«Qualsiasi intervento di riduzione o riorganizzazione della rete scolastica non può prescindere da un’analisi approfondita del territorio – sostengono i sindacati in una nota –. Per ottenere un confronto serio e strutturato, abbiamo scritto al dirigente dell’Ufficio scolastico territoriale di Ravenna richiedendo i dati ufficiali circa il numero di studenti in provincia e contemporaneamente inoltrato al prefetto della città la richiesta di un incontro urgente in merito alla questione».
Già all’inizio dell’attuale anno scolastico, le organizzazioni sindcali avevano espresso la propria contrarietà all’ipotesi di accorpamento di istituzioni scolastiche. «A distanza di mesi, tali valutazioni restano immutate e riteniamo necessario ribadire con forza le criticità di questa scelta».
Secondo i sindacati l’accorpamento di due o più istituzioni scolastiche può determinare la creazione di realtà eccessivamente complesse, con sedi troppo grandi e distanti tra loro, generando difficoltà organizzative e gestionali per studenti e lavoratori. «Inoltre, tali operazioni comportano spesso una riduzione dei posti di lavoro, in particolare per il personale Ata, con ricadute occupazionali significative. La progressiva riduzione delle autonomie scolastiche rischia, infine, di dar vita a vere e proprie “scuole-mostro”, con effetti negativi sulla didattica e sulla qualità complessiva del servizio educativo. Ribadiamo con convinzione che la scuola non può essere assimilata a un’azienda. Le decisioni basate esclusivamente su criteri economici e numerici non sono appropriate in ambito educativo e non tengono conto delle specificità dei territori e delle comunità che li abitano».



