Con “Romeo et Juliette” di Gounod Paolo Olmi debutta a Ravenna

Il maestro ravennate per  la prima volta dirige in città – il 18 e 20 gennaio all’Alighieri – un’opera in forma scenica con il coro e orchestra del Teatro Nazionale Croato di Rijeka, capitale europea della cultura nel 2020

Paolo Olmi Direttore OrchestraLa storia d’amore più famosa del mondo. Così è stata definita la vicenda narrata da William Shakespeare ambientata a Verona. Romeo e Giulietta rientra a pieno titolo nel novero delle più importanti tragedie dello scrittore inglese tanto che la sua celebrità non ha conosciuto soste. In ambito musicale sono stati molti i compositori che si sono cimentati nella trasposizione sonora della storia tra i quali è doveroso ricordare Bellini, Bernstein, Čajkovskij, Prokof’ev e, non ultimo, Charles Gounod. Proprio l’opera del compositore francese sarà eseguita nell’inverno prossimo all’interno della stagione operistica del Teatro Alighieri di Ravenna sotto la direzione di un’importante bacchetta, ravennate d’adozione, quella del Maestro Paolo Olmi.

Maestro Olmi, per lei questo appuntamento segnerà il suo debutto come direttore operistico sul palco della sua città.
«Sì, davvero, è la prima volta che dirigo un’opera in forma scenica; ne avevo diretta già un’altra, però, in forma di concerto, l’Aida di Verdi, con una produzione che vide protagonisti, tra gli altri, i London Philharmonic & Choir. In quell’occasione portammo in giro l’opera a Londra, Parma, Forlì e proprio Ravenna. Negli ultimi anni ho avuto contatti con il direttore del teatro di Ravenna per salire sul podio dell’Alighieri. Ne abbiamo parlato a lungo per individuare il titolo più adeguato. Portare opere monumentali è assai complicato su un palco come quello di Ravenna, tuttavia vista la mia lunga esperienza sul repertorio francese, mi sarebbe piaciuto portare una parte della mia esperienza nella mia città».

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Quindi cos’è stato che l’ha spinta a scegliere Roméo et Juliette?
«Volevo una storia che fosse facile da raccontare. Pensavo ai bambini delle scuole, volevo che fosse possibile poter spiegare facilmente la trama e, nell’ambito delle opere francesi, quella che a mio parere rispondeva di più a questi requisiti era proprio questa perché la sceneggiatura dell’opera di Gounod ne fanno un vero e proprio capolavoro, facilmente sintetizzabile. Quando la diressi a Hong Kong mi colpirono i grandi manifesti sotto cui campeggiava la scritta “la più famosa storia d’amore del mondo”. Oltre la frase da cioccolatini, è vero, la conoscono proprio tutti!».

Chi saranno gli interpreti di questa rappresentazione ravennate?
«Ravenna non ha un’orchestra stabile, né un coro. A questo punto, guardandomi attorno, ho pensato di creare un legame con la prossima capitale europea della cultura (titolo sfuggito per il 2019 a Ravenna e assegnato a Matera, ndr) cioè la croata Rijeka: sarà, infatti, la prima manifestazione internazionale di Rijeka come capitale europea della cultura 2020 e sarà in collaborazione con la nostra città. Bisogna aggiungere che l’Orchestra e il Coro del Teatro Nazionale Croato Iva Zajc sono a nostra disposizione ad libitum per quel che riguarda le prove, permettendoci così di uscire dalla dinamica mordi e fuggi che imperversa nel teatro moderno».

Quali sono a suo avviso le particolarità di quest’opera?
«Ritengo che la partitura sia incredibilmente sfaccettata, sono state colte, infatti, particolarità paragonabili solo alla forza e sottigliezza del testo di Shakespeare. Vi sono quadri molto ben concatenati tra di loro e ognuno di essi ha una sua autonomia fortissima. C’è sempre il rischio che nelle scene chiuse non ci sia consequenzialità drammaturgica, cosa che ritengo ampiamente scongiurata in quest’opera. L’inizio, per esempio è affidato al coro a cappella che racconta la storia e lo fa con uno stile di musica antica come a sottolineare l’ambientazione della vicenda. Non va poi sottovalutata la centralità della celebrazione del matrimonio dove il prete usa le parole precise del rito cattolico».

Dato il fascino che ha l’opera, come mai non la vediamo in Italia?
«Purtroppo non gode di grande fortuna, ha avuto un po’ di spazio grazie a Krauss, ma ahimè non si rappresenta quasi mai. Forse anche per un motivo di verosimiglianza. Sono dell’idea che i protagonisti debbano essere abbastanza giovani in modo da non discostarsi troppo dall’età reale dei personaggi e, infatti, per questa produzione abbiamo cercato cantanti in tutta Europa e sono molto contento di ritrovare la bravissima Tiziana Tramonti che sarà la nutrice Gerturude».

Si percepisce dalle sue parole quanto coinvolgimento le provochi questo titolo. Quanto le piace quest’opera?
Non esagero, è sicuramente nei miei primi dieci titoli preferiti. La forza di questa partitura sta anche nell’incredibile dominio che Juliette ha nella vicenda, è lei la vera protagonista dell’opera, lasciando a Roméo solo la parte dell’omicidio di Tybalt.

Lei è molto attento alla ricezione della musica da parte dei giovani. Come sono i rapporti tra le nuove generazioni e il teatro d’opera?
«Non è facile. Certamente questo esercita il suo fascino, io ricordo che i grandi appassionati d’opera di un tempo raccontavano del loro primo incontro con il teatro mentre frequentavano le scuole dell’obbligo. Ora è più difficile, anche perché certe logiche operistiche sono difficilmente attualizzabili. È difficile appassionare i giovani, ma una volta conquistati sono innamorati devoti.

Un’ultima domanda, quali sono i suoi progetti futuri?
«In primis i progetti con la YMEO: quest’anno sarà diretta da due direttori giovanissimi, lo spagnolo Ruiz e l’italiano Parmeggiani e in seguito con me andrà, a Natale, in Terrasanta per eseguire il Gloria di Vivaldi. Quest’anno andremo anche in Egitto a eseguire lo Stabat Mater di Rossini e saremo là anche per dare un segnale sul caso Regeni. Ritornato in Italia dirigerò il Requiem di Mozart con il Munchen Bach Chor e la Passione secondo San Marco di Perosi. Proprio in questa occasione ci sarà anche il neonato coro regionale dell’Emilia-Romagna, formato da 120 persone, che ci accompagnerà nel 2020 a Londra per il Requiem di Verdi».

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