Godblesscomputers e il tour con una band: «Dovevo riempire i momenti vuoti»

Tra i protagonisti della scena elettronica italiana, Lorenzo Nadalin presenta il suo nuovo album, dal «feeling molto suonato»

Lorenzo Nadalin, in arte Godblesscomputers  – di Lugo di Romagna, oggi di stanza a Bologna – è uno dei migliori mus

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icisti italiani in quell’area che sta tra l’hip hop e l’elettronica. Già dj del collettivo rap ravennate Il Lato Oscuro della Costa, oggi porta avanti la sua carriera solista con un progetto dal respiro europeo, caratterizzato da un suono caldo e personalissimo, ritmiche spezzate e avvolgenti. È uscito a inizio settembre Solchi, il suo nuovo album, ed è tempo di tour. Lo ritroveremo al Vidia di Cesena l’11 novemebre (altra data in regione è quella del 25 al Vibra di Modena), questa volta non più da solo alle macchine, ma con una band vera e propria sul palco.
Incominciamo dalla novità più rilevante: ora suoni assieme una band. Come mai questa scelta?
«L’idea mi è venuta principalmente per due motivi: il primo è che il nuovo disco ha un feeling molto “suonato”, con brani che secondo me si prestavano a essere riproposti dal vivo con dei musicisti. La seconda è che negli ultimi anni ho girato parecchio, spesso da solo o al massimo in due, e sinceramente sentivo il bisogno di condividere delle esperienze con altre persone. Suonare non è solo stare sul palco: passi anche molto tempo in viaggio e hai molti momenti vuoti. Sentivo il bisogno di riempirli».
Chi sono i tuoi compagni?
«Uno si chiama Federico Mazzolo, in arte Ioshi, ed è un batterista bravissimo che viene dal mondo del dub. È anche un ottimo dubmaster e produttore, nonché fondatore dei Mellow Mood. L’altro si chiama Giulio Abatangelo ed è un musicista con un background legato al Jazz, ma molto appassionato di elettronica e hip hop. Con me dal vivo suona chitarra e basso ma ha collaborato anche alla scrittura di Solchi suonando e arrangiando alcuni brani. Come band siamo assieme da poco, ma già mi trovo benissimo».
Per Solchi hai utilizzato la tua classica metodologia di lavoro o ti sei inventato qualcosa di nuovo in fase di scrittura?
«A livello di scrittura direi che non ci sono state troppe innovazioni, però per questo disco ho lavorato con molta più calma. Ad esempio molti brani sono riletture di bozze chiuse in pochissimo tempo, che ho lasciato decantare, per poi tornarci sopra uno o due anni dopo. Negli altri dischi invece ero più abituato ad incominciare un brano e chiuderlo subito, senza ritornarci. Inoltre c’è da dire che molti brani sono nati da jam in studio con gli altri musicisti. Qui a Bologna infatti ho realizzato il mio studiolo e ho uno spazio anche per suonare e registrare bassi e chitarre, e quindi è stato molto più semplice chiamare a raccolta persone con cui mettersi a improvvisare e vedere quello che saltava fuori, senza troppo pretese. È stato un buon modo per allontanarsi un po’ dal mio solito approccio da beatmaker».
A proposito di beatmaking hip hop – diciamo così –“classico”, è una cosa che ti interessa ancora o la consideri una parentesi chiusa?
«In realtà mi piacerebbe molto produrre qualche artista… Anzi, negli ultimi tempi in verità l’ho fatto: ho prodotto alcuni brani per Mecna e altri per Willie Peyote. Mi sono arrivate altre richieste in tal senso, ma per me è importante collaborare con persone che mi piacciono; molte cose invece non mi interessavano e non le ho fatte per quello. Sarei comunque ben contento di produrre beat o anche un disco intero, se mi chiamassero per un progetto interessante».
Tu suoni anche come dj e hai sempre avuto un ottimo gusto musicale. C’è qualche nuovo artista interessante che ti va di consigliare ai lettori di Ravennaedintorni.it?
«Guarda, io ho sempre ascoltato tantissima musica nuova, ma negli ultimi anni – e nell’ultimo in particolare – ho ritirato fuori soprattutto dischi che non ascoltavo da tanto tempo e che fan parte della mia adolescenza, per godermeli da un’altra prospettiva. Per quanto riguarda i nuovi dischi consiglio l’ultimo di Jordan Rakei – uscito sotto Ninja Tune – che è fantastico; e poi c’è questa ragazza inglese bravissima di nome IAMDDB che unisce rap e cantato in una sorta di nu-soul su ritmiche trap molto contemporaneo. Inoltre, per pura curiosità, ho ascoltato anche l’ultimo disco di Gué Pequeno e devo ammettere che nel suo genere – pur essendo molto distante da me – è bravo in quello che fa».

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